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	<title>Resistenza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il Colibrì. Sandro Veronesi e il senso della resistenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jun 2022 02:44:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[borghesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Il Colibrì&#8221; di Sandro Veronesi, La nave di Teseo Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz&#8217;aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare. La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Il Colibrì&#8221; di Sandro Veronesi, La nave di Teseo</strong></p>
<p>Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz&#8217;aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare. La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli, come volare all&#8217;indietro.</p>
<p>Una storia come tante. Ordinaria all&#8217;esterno, straordinaria vista dall&#8217;interno. È la storia di Marco Carrera.</p>
<p>Marco è il colibrì che riesce a resistere a qualunque urto, tiro mancino, crudeltà che la vita gli ha imposto. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d&#8217;acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali. Perché c’è sempre un motivo per non lasciarsi andare, per non mollare.</p>
<p>Marco appartiene alla ricca borghesia italiana di provincia, figlio di una <em>architetto</em> e di un ingegnere che sono rimasti insieme per il bene della famiglia, ma che in realtà si sono amati per un tempo brevissimo. Cresciuto a Firenze, Marco deve affrontare la depressione della sorella maggiore che arriva fino all’inevitabile tragedia, l’impossibilità voluta dal destino (o forse anche da qualcun altro) di vivere concretamente la storia d’amore con la donna della sua vita, molti altri dolori e lutti, alcuni dei quali gravissimi, che l’esistenza gli propone regolarmente. Il nostro protagonista affronta tutto in modo molto dignitoso, cercando di non farsi sopraffare dalle tragedie ed opponendo al dolore sempre una sua solida resilienza.</p>
<p>Un libro originale per quanto riguarda l’impianto, nessun capitolo è uguale all’altro. Ci sono mail, messaggini, elenchi, racconti e ricordi. Non sappiamo mai dove saremo una volta terminato un capitolo.</p>
<p>Intorno a Marco Carrera, Veronesi costruisce un mondo intero, una galleria di personaggi indimenticabili, un&#8217;architettura romanzesca perfetta come i meccanismi di un orologio, che si muove tra i primi anni &#8217;70 e il nostro futuro prossimo nel quale, proprio grazie allo sforzo del colibrì, splenderà l&#8217;Uomo Nuovo.</p>
<p>Marco ha un grande amore che si chiama Luisa, un amore mai consumato, un’ossessione che lo accompagna per tutta la vita: tanti gli addii tra di loro, tanti gli incontri e quella promessa: non andranno mai oltre.</p>
<p>Il colibrì è un romanzo sul dolore e sulla forza struggente della vita, anche tutto l’amore che è stato sparso per il mondo, tutto il tempo che è stato sperperato e tutto il dolore che è stato provato: era forza, tutto, era potenza, era destino, e puntava lì.</p>
<p><em>I lupi non uccidono i cervi sfortunati, Duccio &#8211; dice- uccidono quelli deboli. Questa consapevolezza è l’unico modo per non soccombere alla “dittatura del dolore.</em></p>
<p>Un romanzo che parla di amore, di dolore, ma soprattutto di forza.</p>
<p>Magistrale la penna di Veronesi che rende originali certe situazioni che potrebbero risultare banali, scontate e ti tiene incollato alla pagina fino alla fine del romanzo. Un sacco di citazioni importanti, musicali, cinematografiche e letterarie.</p>
<p>Un romanzo quindi che ci regala una storia malinconica che invita alla riflessione, al porsi domande e interrogativi legati alla sfera personale, al nostro modo di vivere la famiglia, l’amore, gli affetti che ci circondano, le responsabilità che a volte ci soffocano e altre volte ci danno la forza per andare avanti. Un romanzo che ci mette di fronte ad alcuni aspetti della nostra intimità, della nostra sfera personale, ma allo stesso tempo rimane leggero, delicato e lieve.</p>
<p>Marco è un eroe dei nostri giorni, sopporta strenuamente i colpi bassi della vita e lo fa perché proprio come ognuno di noi, non ha una scelta. La separazione, i problemi della figlia Adele, la malattia dei genitori: ha trattenuto un piccolo mondo fragile che senza di lui si sarebbe dissolto, una vita che ha sempre continuato a stare ferma per anni mentre quelle degli altri andavano avanti, per essere improvvisamente sbalzata da un evento eccezionale in un altrove nuovo e sconosciuto.</p>
<p>Ecco pertanto una luce in fondo al tunnel, Miraijin, l’ uomo nuovo, creatura fantascientifica, un po’ Manga, onnicomprensiva, bellissima, una carta assorbente con poteri extrasensoriali, a dissolvere il catastrofismo imperante indirizzando la vita ad un futuro di speranza, radioso, profondamente umano, ribaltando e contravvenendo le innumerevoli storie e spezzoni di storie narrate, e ponendo il lettore di fronte ad un oggettivo dubbio: quale il senso?</p>
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		<title>Prima che il gallo canti. Pavese e la guerra infinita</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cesare-pavese-prima-che-il-gallo-canti-einaudi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 04:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Il Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[La casa in collina]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano &#8211; già pubblicata su Zona di Disagio La tragedia, la sconfitta, la solitudine dell’uomo davanti alla vita. Prima che il gallo canti non è solo un libro, ma la cronaca di un’anima, il diario di una silenziosa migrazione. Racchiude due racconti, Il carcere del 1938 e La casa in collina del 1948. Due novelle scritte a distanza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Recensione di Martino Ciano &#8211; già pubblicata su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2016/12/15/cesare-pavese-prima-che-il-gallo-canti/">Zona di Disagio</a></strong></h4>
<p>La tragedia, la sconfitta, la solitudine dell’uomo davanti alla vita. <strong><em>Prima che il gallo canti</em> non è solo un libro, ma la cronaca di un’anima, il diario di una silenziosa migrazione.</strong> Racchiude due racconti, <strong><em>Il carcere</em></strong> del 1938 e <strong><em>La casa in collina</em></strong> del 1948. Due novelle scritte a distanza di anni, ma unite dallo stesso filo conduttore: la memoria.</p>
<p><strong>Cos’è la memoria?</strong> È il luogo in cui si imprimono le passioni, le sconfitte e le vittorie di ogni uomo. È la stanza dove il passato viene richiuso, serrato, e lì sbraita, urla, chiede d’essere liberato. Si può fingere di non sentire quei richiami, ma nessuno può eliminarne la presenza. Comunque vada, la memoria muore con noi.</p>
<p><strong><em>Solo i morti hanno visto la fine della guerra.</em></strong></p>
<p>Chi ama la letteratura non dovrebbe fare a meno di questo libro, ma soprattutto non dovrebbe lasciarsi guidare dai pregiudizi su Pavese. <strong>È stato uno scrittore, un poeta, uno dei pochi liberi pensatori del novecento.</strong> Difficile leggerlo senza cadere nella sciatta idea che egli sia stato un pessimista. Sembra incredibile, invece, valutarlo come un esistenzialista che ha descritto, attraverso l’inquietudine, quel bisogno di pace che l’uomo cerca facendosi muto testimone del quotidiano <strong><em>non senso</em>.</strong></p>
<p>Eccoci allora davanti a Stefano e Corrado, gli attori principali di questi due racconti racchiusi in <strong>&#8220;Prima che il gallo canti&#8221;</strong></p>
<p>Stefano, protagonista de <em>Il carcere</em>, è un confinato. Vive anonimamente in questo paese dove sconta la sua pena. Non ci vengono però spiegati i motivi, anzi, sembra quasi un personaggio kafkiano, finito lì per puro caso e incapace di comprendere la logica del mondo in cui si muove. <strong>Pavese si ispira alla sua personale esperienza. Nel 1935, infatti, lo scrittore venne confinato a Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria.</strong> Su di lui pendeva l’accusa di antifascismo. Ma ciò che scrive non ha i contorni dell’autobiografia, anzi, l’autore non accennerà mai né al contesto politico, né alle condizioni sociali, né alla propria esperienza.</p>
<p><strong>Il carcere che ci viene raccontato è una condizione dell’anima. È luogo di gioie e di dolori, di ricerca, di riappropriazione dell’io, di contemplazione da una vetta privilegiata chiamata solitudine.</strong> La prigione in cui si trova Stefano ha muri invisibili e coincidono con i confini del borgo, ma uno solo intimorisce il protagonista: il mare. La grande e invalicabile parete che dà l’illusione della libertà. Ma è nella contemplazione della natura che il protagonista riscopre quel non senso quotidiano della vita. L’uomo passa e lascia tracce che la pioggia del tempo cancella. Di lui rimangono solo fugaci emozioni, vissute in un <em>qui </em>che rimane ancorato solo nella memoria.</p>
<p><em> </em><strong><em>Bestie e uomini hanno la stessa sorte. </em>Citazione in cui riecheggia Qohelet.</strong></p>
<p>Diverso invece il percorso di Corrado, protagonista de <em>La casa in collina</em>. <strong>Questa novella è una lucida testimonianza della guerra civile che si scatena all’indomani dell’otto settembre 1943.</strong> Ma anche in questo caso, il protagonista è solo spettatore e giammai parte attiva. A far da cornice alla storia, Torino, da cui Corrado fugge per far ritorno a Santo Stefano Belbo. Il borgo tra le colline, rifugio dalle tragedie che la guerra porta con sé.</p>
<p>Anche in questo caso, però, il protagonista assume le sembianze di un personaggio kafkiano. È spettatore di una guerra illogica, ma di cui si sente corresponsabile.</p>
<p><strong>Corresponsabile perché come tutti ha gridato <em>Viva il Duce</em>. Corresponsabile perché anche se contrario al regime non lo ha mai combattuto.</strong></p>
<p>C’è solo una differenza tra <em>Il carcere</em> e <em>La casa in collina</em>. Se nel primo caso siamo davanti a un condannato al confino, nel secondo è il protagonista che si mette in marcia verso il <em>suo </em>carcere. Tornare nel proprio paese, tornare nella casa dove è nato, vuol dire, per lui, tornare nella prigione primordiale in cui la solitudine è ancora una volta l’unico punto di vista dal quale contemplare l’uomo.</p>
<p>La morte e la distruzione incontrate da Corrado lungo il tragitto Torino-Santo Stefano Belbo, lo fanno sentire un indegno sopravvissuto. <strong><em>Al posto del morto potremmo esserci noi, non ci sarebbe differenza e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede conto.</em></strong></p>
<p>Ma non è solo quello un teatro di guerra, ma la vita intera. Il senso della battaglia però è ignoto. <strong><em>Ora che ho visto cos’è guerra, cos’è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: – Dei caduti cosa facciamo? Perché sono morti? – Io non saprei rispondere. Non adesso, almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero.</em></strong></p>
<p><em> </em>Così <strong>&#8220;Prima che il gallo canti&#8221;</strong>, appare come una pietra miliare che i posteri non devono e non possono dimenticare.</p>
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