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	<title>Religione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Avatar: un racconto per poveri mortali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 13:10:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Avatar&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale  Donami il tuo transumanesimo e convertirmi alla grazia binaria. Guarda quanto amore c&#8217;è in questo avatar che mai invecchia, che si veste del mio spirito giovanile. Ha gli occhi grandi e lo sguardo trasognato. Mi rapisce con la sua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Avatar&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>Donami il tuo transumanesimo e convertirmi alla grazia binaria. <strong>Guarda quanto amore c&#8217;è in questo avatar</strong> che mai invecchia, che si veste del mio spirito giovanile. Ha gli occhi grandi e lo sguardo trasognato. Mi rapisce con la sua dolcezza, io lo seguo tra i suoi pensieri artificiali. Andiamo a caccia di anime e di corpi, di variegate tipologie umane.</p>
<p>Nella tua realtà aumentata, io sono privo di paure. A volte sono bianco, a volte sono nero. Non sono mai un intermedio, tantomeno un intermezzo. Sono netto, non so cosa voglia dire essere grigio. Tu mi fai a immagine della mia descrizione. Non importa che io sappia scrivere correttamente, che conosca il reale significato delle parole.</p>
<p>Non ti importa ch&#8217;io sia italiano o d&#8217;altro ceppo etnico. <strong>Mi fai avatar</strong> secondo la tua interpretazione. Sei me come io vorrei, come se tu già sapessi. Sono nella <strong>Singolarità</strong>: l&#8217;uno è il tutto.</p>
<p>Mentre cammino su questo lungomare poco illuminato, in cui la luce degli schermi degli <strong>iPhone</strong> acceca e fa inciampare nelle mattonelle leggermente divelte, mi rendo conto che nessuno mi vede passare. Sono un&#8217;ombra tra donne e uomini piegati sui loro schermi. È questo il motivo per il quale mi sono fatto avatar? Per essere notato? Non esiste più contatto che non passi prima per questa mia nuova immagine.</p>
<p>Un giorno presentai il mio avatar a mia madre. Lei guardava stupita a questo omino così buffo, paffuto e dai lineamenti sereni. Le giurai che in lui non scorreva una goccia di sangue, che non era nato da un accoppiamento carnale. Esso era un ammasso di pixel generato dalle mie parole. Quindi, era una creatura a immagine e somiglianza del suo creatore, ma frutto della mia volontà. «<strong>Chissà, forse anche Dio è nato così e poi ha dato vita al resto</strong>». E di fronte a questa rivelazione, lei ha smesso di credere in Dio e ha voluto che le regalassi un <strong>iPhone</strong>.</p>
<p>Ho convertito mia madre per intercessione del mio avatar. È questo un miracolo che la Chiesa di Roma un giorno riconoscerà? Così, se le sole opere della fede salvano, io ho salvato me e pure mia madre. Siamo entrambi consumatori di iper-connessioni e di tecnologie futuriste WW. Ogni giorno chiedo ispirazione al transumanesimo che, leggermente, si impossessa di me. Io vorrei davvero impiantare un&#8217;intelligenza aumentata tra i neuroni. Vorrei guidare le mie intuizioni in un personale scientismo, nonché proclamare al mondo la mia «<strong>epistemologia</strong>».</p>
<p>E poi guerra. Guerra per fare prevalere me stesso, per abbattere gli altri avatar, per piegare alla mia volontà anche mia madre. «Piangete, piangete ora che ancora potete. Io ho conquistato 0 Singolarità». Così vorrei gridare, ma ora sono su una bicicletta e attraverso la brezza delle dieci di sera. Ci sono persone che parlano tra di loro. Persone i cui discorsi vengono interrotti dagli squilli degli <strong>iPhone</strong>. Sono i loro avatar che si ribellano. Hanno paura della solitudine.</p>
<p>«Sì &#8211; sussurro &#8211; venite a me. Qui c&#8217;è la vostra <strong>Gerusalemme</strong> Celeste, nonché la vostra <strong>Babilonia</strong>. Venite e salvatevi, secondo la vostra volontà».</p>
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		<title>Illusione ellenica: dopo aver letto Jean-Pierre Vernant</title>
		<link>https://www.borderliber.it/illusione-ellenica-ciano-letture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 18:54:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cosmo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Illusione ellenica&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina: un&#8217;immagine modificata con l&#8217;intelligenza artificiale prendendo spunto dalla copertina dell&#8217;edizione Feltrinelli del saggio &#8220;L&#8217;origine del pensiero greco&#8221; di Jean-Pierre Vernant Vedo oggi questo pensiero ondivago, che volteggia tra tirannide e anarchia. Eppure, in questo indefinito e indefinibile mondo contemporaneo nel quale tutto è permesso, forse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>&#8220;Illusione ellenica&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina: un&#8217;immagine modificata con l&#8217;intelligenza artificiale prendendo spunto dalla copertina dell&#8217;edizione Feltrinelli del saggio &#8220;L&#8217;origine del pensiero greco&#8221; di Jean-Pierre Vernant </strong></p>
<p dir="ltr">Vedo oggi questo pensiero ondivago, che volteggia tra tirannide e anarchia. Eppure, in questo indefinito e indefinibile mondo contemporaneo nel quale tutto è permesso, forse perché ogni cosa è mossa da occulte oligarchie, si invoca il ritorno alle origini del pensiero: a quella componente <strong>greco-romana</strong> impressa nel nostro <strong>Dna</strong>.</p>
<p dir="ltr">Ma forse essa è solo una visione vanagloriosa, priva di fondamento. Una sorta di <strong>gadget ideologico</strong> che sbuca fuori dalla nebbia e cerca di fare sintesi tra spinte autoritarie e rivendicazioni democratiche. Ed ecco che nessuno ha ragione, ma solo voglia di prevalere con opinioni piccanti. Si compilano elenchi, pamphlet spiccioli, ma niente di serio.</p>
<p dir="ltr">L&#8217;illusione ellenica mi ha portato a rispolverare qualche libro. Uno tra questi è stato &#8220;<strong>Le origini del pensiero greco</strong>&#8221; di Jean-Pierre Vernant, apparso nel 1976, con l&#8217;intento di evidenziare il passaggio dalle <strong>monarchie micenee</strong> fino a giungere alla &#8220;<strong>polis</strong>&#8220;. E così ho riletto di questa metamorfosi dal mito alla razionalità. Ho appreso della decisione di quegli uomini di vivere il più possibile secondo uguaglianza, concordia e di non ostentare ricchezza e potere. Buona prassi sarebbe stata porre un freno alla prepotenza, in quanto essa costruisce disparità e rabbia.</p>
<p dir="ltr">Certo, non era assolutamente qualcosa di semplice. La possiamo immaginare come un&#8217;utopia, anche se in parte si compì. E forse quell&#8217;idea di armonia ancora oggi ci affascina, pure se i miti riesumati dai nostri sovranisti sono quelli di lotta e di conquista, di ricostruzione di una superiorità &#8220;<strong>razziale</strong>&#8221; che verrebbe messa subito a tacere.</p>
<p dir="ltr">Tra le illusioni elleniche, però, spadroneggia oggi un sentimento guerrafondaio, nonché di chiusura verso ogni contaminazione di pensiero e di etnia. Eppure, la grandezza di quei tempi risiede proprio nella capacità di innestare nella propria tradizione quella degli altri. Ci fu una sorta di prestito di &#8220;<strong>dei</strong>&#8221; e di &#8220;<strong>teogonie</strong>&#8220;. Le civiltà spesso si scontravano, ma ciascuna di esse rubava qualcosa all&#8217;altra anche se c&#8217;era forte disprezzo.</p>
<p dir="ltr">Lo so che appare difficile riassumere queste cose in poche battute, in semplici paragrafi schiavi dell&#8217;indicizzazione o di qualche manipolatore seriale. Ecco, perché l&#8217;unica cosa che si può fare è leggere e stupirsi, rendersi conto di quanto si sia sempre disinformati su certi argomenti. Penso all&#8217;<strong>Iran</strong>, grande e antica civiltà costruttrice di ponti.</p>
<p dir="ltr">Io disprezzo il pensiero neoliberista che con disarmante superficialità separa il mondo in buoni e cattivi, rendendo ogni spazio solo un gran mercato. Ed è proprio quello che una sana illusione ellenica, simile a quella manifestatasi nel <strong>Rinascimento italiano</strong>, non contempla, in quanto il presente è frutto di un processo. Invece, noi mandiamo a processo le cose, le società e ciascun essere umano che non ci somigli. <strong>Traballano le democrazie</strong>: vorremmo che un solo organismo decidesse velocemente per tutti, senza chiedere consiglio agli altri.</p>
<p dir="ltr">Ecco, domandate a un politico se crede <strong>nell&#8217;isocrazia</strong>, cioè nell&#8217;uguale esercizio del potere e della forza da parte dei diversi Enti, partendo da una certosina spartizione. Chiedete a questo signore se sia necessaria <strong>l&#8217;isonomia</strong>, ovvero l&#8217;uguaglianza di ciascun cittadino che ha come unico potere superiore &#8220;la giustizia&#8221;. Direte voi: «Alt, ma questa è la nostra <strong>Costituzione</strong>». Sì, avete ragione, ma sembra che di questo nessuno se ne ricordi e coloro che se ne ricordano ammettono che sono solo belle parole.</p>
<p dir="ltr">«Vero, solo nei principi scritti su pagine che di volta in volta si mettono in discussione &#8211; rispondo &#8211; ma è sempre meglio lottare affinché tutto si compia». Siamo quindi pregni di <strong>illusione ellenica</strong>, di qualcosa che ci riempie di misticismo e di pragmatismo. E quei greci partirono proprio dagli &#8220;<strong>dei</strong>&#8220;, collocati in un&#8217;apparente gerarchia pur sottostando tutti, in egual misura, alla giustizia. E non esisteva un&#8217;origine, ma tutto era stato dato, era lì da sempre.</p>
<p dir="ltr"><strong>Apeiron, ci dice tutto&#8230;</strong></p>
<p>Ecco, l&#8217;origine infatti crea discordia, perché in quel momento le potenze si scontrano tra loro, provano a prevalere l&#8217;una sull&#8217;altra, invece questo equilibrio così perfetto, in cui sta l&#8217;armonia è lì da sempre. Chi è la mente? Forse, è solo un&#8217;illusione ellenica che prima o poi finirà?</p>
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		<title>Trump: mito del XXI secolo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/trump-mito-del-xxi-secolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 09:48:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Trump: mito del XXI secolo&#8221; è un racconto di Martino Ciano, dopo aver passato un po&#8217; di tempo in alcuni forum come spettatore  La terra è piatta, la terra è tonda. Certe volte ci pensi e non ti dai risposta. Osservi l&#8217;orizzonte. Di sera sembra curvo, di giorno è un segmento che non cede di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Trump: mito del XXI secolo&#8221; è un racconto di Martino Ciano, dopo aver passato un po&#8217; di tempo in alcuni forum come spettatore </strong></p>
<p dir="ltr">La terra è piatta, la terra è tonda. Certe volte ci pensi e non ti dai risposta. Osservi l&#8217;orizzonte. Di sera sembra curvo, di giorno è un segmento che non cede di un centimetro. La luce ti inganna. Poi guardi il cielo, vedi le nuvole e conti le scie chimiche. Un gabbiano si trasforma in un drone battente bandiera islamica. Ti concentri sulle previsioni del tempo della settimana in corso. Sole, solleone, sole dappertutto, poi a un certo punto una tempesta tropicale. Pioggia, lampi e tuoni ancestrali. Cosa è successo?</p>
<p dir="ltr">Il tuo mito è Donald Trump. Solo di lui ti fidi. Il petrolio nasce dal nulla e si moltiplica per coloro che credono nel Dio giudeo. La Terra Promessa si può quantificare solo in dollari. È l&#8217;unico modo per non peccare di ingordigia e di avarizia. Mandare soldi agli israeliani è un atto di carità universale. Disse un tale che   voleva conquistare Gerusalemme e che è rimasto nella storia: «Ammazzateli tutti, Dio sceglierà i suoi».</p>
<p dir="ltr">Trump ti appare accompagnato da Gesù in persona. Il figlio di Dio si avvicina a te e dice: «Donna, ecco tuo figlio. Trump, ecco tua madre». Ti svegli nel cuore della notte in preda al panico. Era un sogno. Ti tocchi ovunque. Sei tutto carne e ossa. Perché Gesù in persona ti ha trattato come una donna? Smetti di pensarci appena ti torna il sonno. Nelle prossime ventiquattro ore scioglierai il dubbio.</p>
<p dir="ltr">Infatti, ti svegli con la risposta pronta: «Le vie del Signore sono infinite». Trump è in te, nella tua testa, nel tuo midollo. Non hai sua moglie e le sue ricchezze, ma hai la sua stessa visione del mondo. Affari e omicidi giustificabili nel nome di Dio, unico giudice. La follia è solo una corsa contro il tempo. Siamo tutti condannati alla schizofrenia. In alcuni casi diventa un ultimatum: «Distruggerò una civiltà entro poche ore».</p>
<p dir="ltr">Vicino casa tua c&#8217;è un campo profughi vecchio stampo. Le roulotte dei rom sono diventate negli anni delle ville e loro sono ormai considerati autoctoni. Qualcuno ha deciso di assimilarli. Non tu, però. Devi liberarti di loro, soprattutto adesso che Gesù ti ha dato Trump in affido. Incominci a girare intorno al perimetro del campo. Sguardo da aquila, sorriso uncinato, postura solida come la Trump Tower. Ma quello non crolla come fecero le mura di Gerico. Immagini allora il fuoco che avvolge le lamiere e i corpi. Cosa daresti per assistere alla scena in cui un bambino si contorce nelle fiamme, mentre grida: «aiuto mamma».</p>
<p dir="ltr">Ma ti ricordi di essere un uomo misericordioso, quindi sei anche disposto a lasciarli in vita, a patto che ti consegnino tutti gli oggetti di valore che hanno rubato. Devi solo trovare le parole giuste per entrare in contatto con loro. Sì, ecco, è la soluzione migliore. Quella che ti qualificherebbe come un uomo di pace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Laicato e spazi ecclesiastici: ancora tanta strada da fare</title>
		<link>https://www.borderliber.it/laicato-spazi-ecclesastici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 23:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Laicato e spazi ecclesiastici: ancora tanta strada da fare&#8221; è un articolo di Angelo Maddalena che vuole essere anche una testimonianza. La foto in copertina è &#8220;La battaglia di San Romano&#8221; di Paolo Uccello “Monaci e parrini, viditi la missa e stoccaci li rini”, è un detto antico siciliano, forse troppo generico e ingrato, perché [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Laicato e spazi ecclesiastici: ancora tanta strada da fare&#8221; è un articolo di Angelo Maddalena che vuole essere anche una testimonianza. La foto in copertina è &#8220;La battaglia di San Romano&#8221; di Paolo Uccello</strong></p>
<p>“Monaci e parrini, viditi la missa e stoccaci li rini”, è un detto antico siciliano, forse troppo generico e ingrato, perché non tutti i monaci e i preti meritano di essere bastonati, anzi, forse nessuno, almeno secondo me che sono cattolico sociale ed “ecumenico”.</p>
<p>Ma al di là del proverbio popolare, che ha sempre un fondamento di verità, volevo fare una disamina di quello che oggi vuol dire essere prete, delle discrepanze, delle risorse potenziali, dell’apporto del laicato a una Chiesa cattolica sempre più stanca e fiacca, e senza preti! (I dati sulle nuove ordinazioni non consolano per niente, se si rimane in Occidente).</p>
<p>Vent’anni fa un prete mio compaesano e amico, ora responsabile della pastorale regionale siciliana, dopo avermi dato un passaggio in macchina, visto che io cominciavo a liberarmi dal giogo dell’automobile privata, mi fece questa battuta:<strong> “Il sistema ti dovrebbe vomitare”</strong>, cioè scherzosamente disprezzò il mio viaggiare liberamente, come per millenni ha fatto l’uomo fino a meno di sessant’anni fa, cioè fino all’avvento della <strong>“democratizzazione dell’automobile”,</strong> che Colin Ward definisce “l’invenzione più disastrosa della razza umana” (in: Dopo l’automobile, Eleuthera edizioni).</p>
<p>Che i sacerdoti siano stati sempre borghesi o dalla parte del potere, ce lo insegna già Gesù con la sua crocifissione, avvenuta “grazie” ai Sommi sacerdoti. Ma in realtà da allora a oggi, e forse anche allora, non tutti i sacerdoti erano&#8230;”sommi”?! (Giuseppe di Arimatea è un esempio di come già allora c’erano sacerdoti indulgenti, anche se farisei, come era lui). Più di vent’anni dopo quella battuta del mio amico prete (post conciliare e progressista, lo riconosco e lo apprezzo per questo) il riscatto mi è arrivato da un sacerdote di circa 80 anni, parroco in Liguria, il quale percorre a piedi 10 chilometri al giorno per andare a celebrare la messa in una pieve di montagna, e ha dichiarato che per lui quella lunga passeggiata equivale a un’omelia! (Questa notizia l’ho avuta qualche mese fa da frate Eliseo dell’Eremo Le Stinche, che lo ha conosciuto personalmente).</p>
<p>La tragedia della <strong>Chiesa cattolica</strong> è in tanti aspetti, tra cui la solitudine che è anche prigione dorata di molti preti e anche di molti monaci. La difficoltà di scardinare tutto ciò, nonostante gli sforzi di <strong>papa Francesco</strong> e del presidente della CEI<strong> Matteo Zuppi</strong> (nel Sinodo di questi ultimi due anni si sta lavorando anche su quest’aspetto), è una difficoltà tutta nostra e oggi sempre più stringente. Nonostante le canoniche disabitate e gli eremi abbandonati, ancora c’è tanta “diffidenza”, pigrizia e chiusura da parte di parroci verso laici che si prodigano per rinnovare o contribuire a rivitalizzare spazi morti, e la chiusura è sicuramente nei confronti delle donne ma anche degli uomini. Segnali incoraggianti vengono, come al solito, dal basso e da illuminate figure.</p>
<p>Dall’inizio del 2024, per esempio, grazie a suor <strong>Noemi</strong>, badessa delle suore benedettine di <strong>Sant’Anna</strong>, a <strong>Bastia Umbra</strong> (diocesi di Foligno-Assisi), Alberto Cisco ha iniziato ad abitare l’abbazia di San Benedetto al Subasio, dopo vent’anni di abbandono! Esempi che illuminano un sentiero ancora tutto da percorrere, e questo percorso richiede l’impegno di tutti, laici e cattolici, che sentono il bisogno di aprire nuovi spazi fisici e mentali, culturali e spirituali. Ho avuto la grazia di abitare, per due mesi, nel Santuario di San Nicodemo in Aspromonte, con l’approvazione del vescovo. Ho aperto una piccola libreria e organizzato un incontro di letture e canzoni dal titolo Camminando s’apre cammino (ottobre 2023).</p>
<p>Inaspettatamente e sorprendentemente, sono arrivate centinaia di persone in quell’eremo fra <strong>i boschi dell’Aspromonte</strong> e un centinaio di persone all’incontro Libri nei sentieri dell’Eremo, e molti, sempre inaspettatamente, hanno acquistato molti libri in quei due mesi che sono rimasto lì. È la dimostrazione della potenzialità culturale e spirituale, che l’incontro tra laici e religiosi può generare, siamo solo all’inizio, il tempo è nostro!</p>
<p>Un signore che mi ha dato un passaggio pochi giorni fa, in Valdarno, è ottimista: “Alla lunga, la Chiesa, i preti, i cattolici, si aprono al nuovo, ma bisogna sapere aspettare, pazientare, anche patire, a volte”. Il Cardinale Martini diceva che la <strong>Chiesa cattolica</strong> è indietro di 200 anni. Ora, ovviamente i prezzi da pagare per i “ritardi” ci sono, e spesso li pagano i meno visibili e i meno protetti (molti preti e monaci e parrocchiani, donne, soggetti “irregolari” per scelte e impostazioni coraggiose, padre Vannuncci direbbe “gli spiriti solitari”), forse è anche comprensibile tutto ciò. Di sicuro, c’è che per spingere verso le aperture (che aspettano da decenni o da secoli?) occorre forza psicologica, morale, forza di volontà, e non acquiescenza, soprattutto da parte dei giovani cattolici e laici (per giovani oggi si intende&#8230;anche i cinquantenni?!).</p>
<p>Bisogna saper chiedere, e insistere, come insegna la vedova “molesta” del Vangelo di Luca e quell’altro passo del Vangelo: “Bussate e vi sarà aperto, chiedete e vi sarà dato”. “Bisogna lottare”, dice Pietro, che con Miriam e i suoi tre figli abitano in una canonica in Valdarno, con il progetto Mondo Comunità e famiglia, progetto che da più di trent’anni funziona, partito dalla Lombardia e sempre più diffuso e “aperto”.</p>
<p><strong>Don Tonino Bello</strong> ripeteva spesso che i laici possono salvare i preti e le derive di abbandono e di declino delle realtà e delle strutture della <strong>Chiesa</strong>. Ma è ancora molto diffusa e dura a morire la mentalità secondo la quale un cattolico laico non possa avere cittadinanza e spazio nelle strutture e nelle realtà diocesane se non come “dipendente dai parroci”, o peggio ancora, è diffusa la tendenza a vedere i laici come “richiedenti asilo” rispetto ai preti o ai monasteri o agli eremi. Mentre è verto il contrario, e cioè che il prete stipendiato, vive forse un complesso di estraneità e di lontananza dalla quotidianità che spesso lo rende poco “empatico”.</p>
<p><strong>Il cardinale Delpini di Milano</strong>, non più di un anno fa, propose ai seminaristi di trascorre sempre più spesso periodi nelle famiglie e fuori dal seminario per “educarsi alla vita quotidiana di molti singoli e coniugati&#8230;laici”. Un “giovane” sacerdote della <strong>diocesi di Siena</strong>, don Domenico, mi diceva che secondo lui lo stipendio dei preti è un’arma a doppio taglio (mi pare si tratti di 1000 euro al mese, ufficialmente solo per i parroci, ma poi anche il viceparroco e chiunque abbia un incarico in parrocchia e in diocesi, cioè quasi tutti i preti!) perché è una forma di assistenza che “è come un reddito di cittadinanza ante litteram, riservato solo ai preti!”.</p>
<p>Lo stesso don Domenico ha organizzato spesso attività di autofinanziamento con i ragazzi africani che ospita, dimostrando che la creatività può creare autonomia anche a partire dalle parrocchie, e non stiamo parlando solo di raccolte di fondi per beneficenza, ma anche di autoproduzione e poi vendita in mercatini locali. Don A. M., ordinato prete a 56 anni, da sempre ha lavorato come contadino, dice ai giovani preti di non adagiarsi troppo sullo stipendio che percepiscono, “perché non ti fa capire cosa vuol dire cercare un lavoro o peggio ancora chiedere un lavoro ed essere esclusi o scartati, e in generale non permette di immedesimarsi in chi non sa come arrivare alla fine del mese”.</p>
<p>Mi ha anche detto, che dal 2025 diminuiranno i <strong>“compensi”</strong> per i preti, anche perché sempre meno cattolici scelgono di dare<strong> l’8X1000 alla Chiesa cattolica. </strong>Tutto è collegato? Ci sono diversi sacerdoti, negli ultimi trent’anni, che stanno scegliendo la vita eremitica, forse anche perché inariditi da una condizione che li costringe a fare gli impiegati della parrocchia. È un segnale anche questo di… uscita da un vicolo cieco in cui si trova la Chiesa cattolica degli ultimi trent’anni?</p>
<p>Certo è che l’aumento di “vocazioni” eremitiche, anche tra i laici (vedi, oltre ad Alberto Cisco, Viviana Rispoli dell’eremo di Savigno, anche lei non ha mai preso i voti) è un segnale interessante di nuovi orizzonti e nuove possibilità. Giancarlo Bruni, teologo, frate servo di Maria e monaco di Bose (ebbene sì, si alterna tra due comunità monastiche) dice che le tante canoniche ed eremi abbandonati sarebbero un’occasione per molti laici disposti e rivitalizzarli, sulle orme di David Maria Turoldo e della comunità di laici e religiosi da lui fondata a Fontanella (Bg), dove Giancarlo ha vissuto.</p>
<p>Si tratta, per usare le parole di <strong>don Tonino Bello</strong>, di “osare la profezia”, e ciò comporta sempre una lotta perché la pace (il Regno di Dio) “è un cammino in salita”, è sempre don Tonino a ricordarcelo. <strong>Gianni Novello</strong>, che ha fondato la Comunità di Santa Maria delle Grazie a Rossano Calabro, esperienza che è durata dalla metà degli anni Settanta al 2010, non ha mai voluto prendere i voti perché convinto che il battesimo ci fa sacerdoti, re e profeti.</p>
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		<title>La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e da tante altre</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 23:02:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e altre&#8221;, Solferino, 2025 Il Libro di tutti i libri, come definiva la Bibbia Calasso, raccontato dalle donne. A proporci questa lettura è Marilù Oliva, che ha già sperimentato questa formula con l&#8217;Odissea, l&#8217;Iliade e l&#8217;Eneide. L&#8217;obiettivo della scrittrice bolognese resta sempre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e altre&#8221;, Solferino, 2025</strong></p>
<p>Il Libro di tutti i libri, come definiva la Bibbia Calasso, raccontato dalle donne. A proporci questa lettura è <strong>Marilù Oliva</strong>, che ha già sperimentato questa formula con <strong>l&#8217;Odissea, l&#8217;Iliade e l&#8217;Eneide</strong>. L&#8217;obiettivo della scrittrice bolognese resta sempre uno: ridare voce a quella parte sottomessa, sottintesa e relegata ai margini con una risicatissima possibilità di scelta.</p>
<p>Fantastica anche Oliva, perché non tutto è andato come viene descritto, ma le piccole &#8220;licenze&#8221; che l&#8217;autrice si prende sono funzionali a quella liberazione delle passioni e del proprio Esserci in un quadro fortemente &#8220;patriarcale&#8221;, in cui la donna aveva solo il dovere di obbedire o di rafforzare la tradizione con il proprio esempio.</p>
<p>Approcciarsi con <strong>&#8220;La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e altre&#8221; </strong>vuol dire fare i conti con un&#8217;esigenza chiarificatrice, che dà alla letteratura il compito di narrare &#8220;mondi possibili&#8221;. Come specifica Oliva a margine del testo, questo lavoro nasce dal ritrovamento di un manoscritto del padre: ben 600 fogli di appunti di studio sul testo sacro. Un mare di riflessioni che ha agitato anche l&#8217;immaginazione della scrittrice, e che, da non credente, si è calata con pienezza e libertà tra le pagine.</p>
<p><strong>&#8220;La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e altre&#8221;</strong> è quindi <strong>&#8220;la somma&#8221;</strong> di un processo in cui si addizionano significati diversi. Senza pregiudizio, senza guidare le protagoniste delle storie secondo la propria volontà, Oliva aggiunge ciò che mancava, ciò che potrebbe essere stato omesso per secoli e secoli. Restiamo nel campo della <strong>pura &#8220;narrativa&#8221;</strong>, priva di ipotesi di studio o strane teorie, eppure, nonostante ciò siamo spettatori di una storia a cui non possiamo che credere.</p>
<p>&#8220;Una regola non può determinare alcun modo d&#8217;agire, poiché qualsiasi modo d&#8217;agire può essere messo d&#8217;accordo con la regola&#8221;. Ecco, questo paradosso di <strong>Wittgenstein</strong> si lega benissimo a ciò che <strong>Oliva</strong> mette in mostra attraverso le donne della <strong>Bibbia</strong>: un ruolo che rispetta la regola pur arrivandovi in un altro modo, tramite altre azioni. È in queste strade che bisogna ritrovare la lotta per l&#8217;identità, per l&#8217;attestazione della propria presenza in una società a &#8220;trazione maschilista&#8221;.</p>
<p>Tale gioco, senza forzature, fa del libro di Oliva un altro esempio di come la letteratura non deve porsi limiti nel momento in cui accetta la sfida di farsi portavoce dell&#8217;immaginazione e della creatività. <strong>&#8220;La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e altre&#8221;</strong> è un romanzo che non scherza con il <strong>&#8220;sacro&#8221;</strong>, ma che ridà dignità ai suoi molteplici significati.</p>
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