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	<title>Recensioni Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;esercizio involontario del sogno di Nicola Argenti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lesercizio-involontario-del-sogno-di-nicola-argenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 10:45:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Les Flâneurs Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Articolo di Leonardo Floriani. In copertina: &#8220;L&#8217;esercizio involontario del sogno&#8221; di Nicola Argenti, Les Flâneurs Edizioni, 2025 C&#8217;è un momento, nelle prime pagine di questo romanzo, in cui il tempo sta quasi per fermarsi davvero. Iperione, il Titano della luce primordiale, scende sulla Terra a quindici minuti dal sopraggiungere della fine del mondo e, [&#8230;]</p>
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<p><strong>Articolo di Leonardo Floriani. In copertina: &#8220;L&#8217;esercizio involontario del sogno&#8221; di Nicola Argenti, Les Flâneurs Edizioni, 2025</strong></p>
<p>C&#8217;è un momento, nelle prime pagine di questo romanzo, in cui il tempo sta quasi per fermarsi davvero. Iperione, il Titano della luce primordiale, scende sulla Terra a quindici minuti dal sopraggiungere della fine del mondo e, il suo solo contatto con il suolo, imbavaglia ogni atomo, ogni corpuscolo, ogni molecola.</p>
<p>Il Bernardi rimane quasi immobile con il braccio teso verso casa, Padre Pasquali con un piede a mezz&#8217;aria, la Torre di Tokyo intrappolata in una caduta che ha il respiro lungo delle maree. Il mondo resta quasi paralizzato in una posa grottesca e solenne allo stesso tempo, come un&#8217;espressione storta che troppo si trattiene sul viso.</p>
<p>Il volto ritroverà la sua compostezza, il mondo finirà – già lo sappiamo – dovremo aspettare soli quindici minuti, eppure anche il lettore, da questo punto in poi – questa soglia – sarà costretto a solfeggiare sulle pagine quasi alla stessa lentezza che gli impone il ritmo dettato dai passi di Iperione. La giusta lentezza del sogno, in fondo. I patti sono chiari fin da subito, il lettore deve partecipare allo sforzo, ne deve divenire complice e, infine, parte integrante.</p>
<p>L&#8217;avvio è folgorante e Nicola Argenti non fa nulla per nascondere l’ambizione del suo lavoro:<strong> “L&#8217;esercizio involontario del sogno”</strong> è un&#8217;allegoria costruita con la precisione di un orologiaio (dato che abbiamo parlato di tempo) e l&#8217;audacia di un acrobata sulla fune, impegnato ad attraversare lo strapiombo con il viso regalato ai planetes che movimentano il cielo. Come l&#8217;incipit ci avverte che il tempo è quasi fermo, lo spettacolo che andrà in scena è quasi mitologia, è quasi filosofia, è quasi commedia – e Iperione, allo stesso modo, è quasi un uomo.</p>
<p>Il testo è strutturato in dodici capitoli, un vero e proprio percorso iniziatico, ciascuno dei quali conduce il lettore fino a un diverso pertugio dell’immaginifico, accompagnato da Iperione, il Titano che ha visto nascere il tempo, ma che pure s&#8217;accosta all’umano nel modo più insignificante possibile e, cercando di comprenderlo finalmente immergendosi, al contempo se ne infetta. Assaggiare il riso basmati, sentire i capelli spettinati dal vento, oppure un fastidio irrilevante, una scheggia di legno o la vista disturbata da diafani filamenti – gesti minimi, segni transitori, che nella meticolosa architettura eretta dall’autore, acquistano il peso di autentiche rivelazioni cosmiche.</p>
<p>Dodici passi che danno accesso ad altrettante stanze, zodiaco sincretico e surreale popolato da personaggi che vivono in bilico sulla punta della penna, asterismi di un cielo rovesciato, simboli per la cui genesi si riesce a percepire il gran lavoro al quale Nicola Argenti si è costretto, amalgamando con pazienza tradizioni distanti nello spazio e nel tempo.</p>
<p>La scelta del mito come struttura portante non è un vezzo esornativo. Argenti sembra aver meditato a lungo sulla funzione antropologica del racconto mitico, quella capacità peculiare di sedurre emotivamente e intellettualmente il lettore, che poi non molte trame contemporanee riescono a replicare con la stessa potenza archetipica. Il risultato è un testo stratificato, che si offre simultaneamente come favola, come operetta morale e come speculazione filosofica – senza che nessuno dei tre livelli prevarichi o soffochi gli altri. Chi legge per il puro piacere narrativo troverà un bestiario, vivace e surreale, popolato da figure diversissime e a loro modo sempre memorabili – su tutte Vasistas, il Governatore delle fissazioni e delle ansie, nato da un malinteso settecentesco davanti a una finestra: una creatura mitica generata non dall&#8217;Olimpo, ma da un equivoco franco-tedesco. Chi invece cerca riflessioni esistenziali avrà solo l&#8217;imbarazzo della scelta, una tavolozza pressoché illimitata da cui attingere.</p>
<p>Sul piano stilistico, Argenti pratica una lingua sorvegliata e personale, capace di oscillare senza stridori tra il registro alto dell&#8217;epica e quello basso del quotidiano. Periodi ampi, ipotattici, che mimano il respiro lento dell&#8217;eternità, alternandosi a battute secche, quasi beckettiane, nei dialoghi tra Iperione e i suoi interlocutori. Il Titano sbuffa, ironizza, si mostra imperscrutabile con la stessa naturalezza con cui un vecchio professore risponde a domande che ha già ascoltato troppe volte. Questo tono – ironico, ma mai nichilista, distante, ma mai freddo – è forse la conquista più difficile del libro e la più riuscita. Certi dettagli lessicali rivelano una cura quasi artigianale, la perizia di una merlettaia che, seduta su una sedia di paglia, sotto il cielo splendente di un qualche antico borgo di montagna, è capace di intrecciare un ricamo che sta bene sul comò della nonna, come sull&#8217;eburnea epidermide del Titano Iperione, con la forza sintetica e miracolosa di un&#8217;invenzione poetica.</p>
<p>L’atmosfera è l&#8217;altra grande risorsa del romanzo. Densa e riconoscibile fin dalle prime righe, non cede mai, nemmeno quando la narrazione attraversa latitudini e epoche lontanissime tra loro – un manicomio degno del Piranesi, il silenzio perfetto di una casa giapponese, oppure il frastuono polveroso di un cantiere quasi caduto dagli occhi di Ettore Scola. Ogni scenario porta con sé una luce propria, una qualità dell&#8217;aria che Argenti sembra saper calibrare con esattezza quasi pittorica. È un&#8217;atmosfera che riempie i polmoni – e il fatto che resista invariata per l&#8217;intera estensione del testo non è cosa da dare per scontata.</p>
<p>Sotto il vasto caleidoscopio di spunti e suggestioni che l&#8217;opera ci propone, in filigrana, <strong>&#8220;L&#8217;esercizio involontario del sogno&#8221;</strong> porta i segni di una riflessione sulla memoria: la nostra, soggetta al pericolo costante della dissoluzione e quella del Titano Iperione, smarrita negli eoni, come d’altronde, quasi per contrappasso, egli stesso è stato dimenticato, relegato ai margini del mito, celato alle spalle dei più noti fratelli e sorelle. Il romanzo di Nicola Argenti, nel panorama della narrativa italiana recente, ha il merito raro di prendere sul serio sia il lettore sia la letteratura: sa che raccontare non è spiegare, che il mito non è illustrazione di un concetto, ma la sua incarnazione, e che un cappello stretto – come ricorda il barbiere di Pushkar nell&#8217;ultimo capitolo – resterà sempre stretto, anche se a volte vale la pena di provare a cambiarlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lexycon: il nuovo e intrigante album degli XYQuartet</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lexycon-ragozzino-recensione-xyquartet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Apr 2025 22:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Nusica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Leonardo Ragozzino. In copertina una foto degli XYQuartet, autori di &#8220;Lexycon&#8221;, Nusica, 2025 I don’t know where jazz is going. Maybe it’s going to hell. You can’t make anything go anywhere. It just happens. Thelonious Monk Nell’ascolto di &#8220;Lexycon&#8221;, l’ultimo lavoro dell’XYQuartet, si è pervasi subito da una speciale aura di autorevolezza e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Leonardo Ragozzino. In copertina una foto degli XYQuartet, autori di &#8220;Lexycon&#8221;, Nusica, 2025</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>I don’t know where jazz is going. Maybe it’s going to hell. You can’t make anything go anywhere. It just happens.</em><br />
<em>Thelonious Monk</em></p>
<p>Nell’ascolto di <strong>&#8220;Lexycon&#8221;, l’ultimo lavoro dell’XYQuartet</strong>, si è pervasi subito da una speciale aura di autorevolezza e forza intrinseca dell’impianto musicale che impregna tutta l’opera e la rende riferimento identificativo delle produzioni “aperte” dell’intraprendente etichetta Nusica. Fuori dalle classificazioni, dagli steccati dei generi musicali e stilemi compositivi omologanti. Si avverte distintamente la sedimentazione compositiva dei 14 anni di attività di questo laboratorio jazzistico eterodosso, che ha consentito la maturazione di una particolare cifra stilistica andatasi via via ridefinendo e modellando, giungendo a questo felice esito di grande equilibrio compositivo e performativo.</p>
<p>Ogni brano di <strong>&#8220;Lexycon&#8221;</strong> è parte di una narrazione mobile, cangiante, dove tutto è frutto di un processo dinamico che non si cristallizza, ma si apre a nuove soluzioni disseminate di suggestioni d’avanguardia. <strong>Nicola Fazzini al Sax Alto, Alessandro Fedrigo al Basso elettrico, Saverio Tasca al vibrafono e Luca Colussi alla batteria</strong> ci conducono in un viaggio di 49 minuti suddiviso in undici tappe/pezzi, in cui già i titoli indicano l’attitudine alla sperimentazione, non solo musicale ma linguistica in senso lato, perché è della vitalità e <strong><em>trasformatività</em></strong> del linguaggio che parla anche questo disco. Ovvero di come ogni lingua individuale si modifichi in modo spontaneo, sottoposta a incontri, scontri, cambiamenti.</p>
<p>Tutto ciò si è concretizzato nell’invenzione di una neolingua con cui facciamo conoscenza sin dal primo esplosivo pezzo, <strong>“Elgotar Bengotar”</strong> (che rappresenta una forma benaugurale di saluto e risposta), che è stato anche il track di lancio che ha anticipato l’uscita dell’album in cui troviamo tante caratteristiche di tutta l’opera, ovvero il fraseggio serrato tra gli strumenti, una perizia tecnica scintillante che non scade mai in sterile virtuosismo, la presenza garbata e di estremo fascino del vibrafono, che ricorda la creatività e l’equilibrio del grande ECM Gary Burton. Interessante seguire le evoluzioni di questo brano in cui si rinvengono due sezioni caratterizzate da sperimentazioni su serie di intervalli ed esatoni.</p>
<p>I giochi creativi sottendono il susseguirsi di tutte le tracce tra cui mi piace ricordare <strong>“Improverso”,</strong> che ha una cadenza quasi rituale e ipnotica, una sorta di round dance di matrice afro. E <strong>“Ooni Aanden”</strong>, con l’utilizzo di vocalizzi e espressioni in neo lingua che ricordano le prime sperimentazioni sulla voce del grande minimalista americano Steve Reich.</p>
<p>Altro elemento coinvolgente è l’aderenza di questa produzione alla mission di ricerca dell’etichetta, alla sua matrice osmotica che intende promuovere non solo gruppi musicali ma dare le ali a un progetto culturale più ambizioso, fatto di curiosità, contaminazioni anche in ottica formativa ed educante. Andando nella pagina web del disco, ho trovato con piacere la possibilità di scaricarsi liberamente <strong>i file PDF</strong> delle partiture di alcuni brani, proprio a riconferma dell’interesse a far emergere nella musica contemporanea la sua natura antropologica di apertura comunicativa e scambio rispetto a quella elitaria. Di questi tempi ossigeno puro.</p>
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		<title>Il figlio maschio. Giuseppina Torregrossa e l&#8217;ironia della &#8220;cultura&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-figlio-maschio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2022 01:20:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[editore]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Ironia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Sebastiano Impalà. In copertina: &#8220;Il figlio maschio&#8221; di Giuseppina Torregrossa, edizioni Rizzoli La trama di &#8220;Il figlio maschio&#8221; è veramente straordinaria. La storia si snocciola nell’arco di un secolo e vede come protagonista assoluta una famiglia siciliana dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri. L’amore per la cultura, il desiderio di migliorare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Sebastiano Impalà. In copertina: &#8220;Il figlio maschio&#8221; di Giuseppina Torregrossa, edizioni Rizzoli</strong></p>
<p>La trama di <strong>&#8220;Il figlio maschio&#8221;</strong> è veramente straordinaria.</p>
<p>La storia si snocciola nell’arco di un secolo e vede come protagonista assoluta una famiglia siciliana dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri. L’amore per la cultura, il desiderio di migliorare la propria condizione sociale, spingono la matriarca di tale famiglia, Concetta Russo, ad investire in cultura su almeno uno dei suoi figli maschi. Lo sprona agli studi, in pieno contrasto col marito, per farne di lui un libraio o meglio, un editore. Ciò avviene, non con pochi sforzi, attraverso disagi e disavventure che generano una dinastia di librai ed editori che faranno la storia della cultura siciliana.</p>
<p>Una regione che ha visto nascere i vari Sellerio e Flaccovio, che appaiono nel libro insieme al grande Leonardo Sciascia.</p>
<p>La Torregrossa, sagace e perspicace più che mai, dipinge ancora una volta un quadro letterario con assoluta ironia e, contrariamente al titolo, eleva magnificamente le sue protagoniste allo stato di protagoniste assolute. Con amore, intelligenza ed assoluta dedizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La nube della non conoscenza. Una traduzione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-nube-della-non-conoscenza-una-traduzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2022 04:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio. In copertina: &#8220;La nube della non conoscenza&#8221;, Scrittore anonimo, edizione Adelphi L’umiltà non richiede l’annullamento del proprio io, ma un atto di coraggio attraverso il quale ci si riconosce per ciò che si è. L’abbandono della razionalità e della conoscenza non è una discesa nell’ignoranza, ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-nube-della-non-conoscenza-una-traduzione/">La nube della non conoscenza. Una traduzione</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Articolo di Martino Ciano già pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2019/01/10/la-non-conoscenza-una-contemplazione/">Zona di Disagio</a>. In copertina: &#8220;La nube della non conoscenza&#8221;, Scrittore anonimo, edizione Adelphi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’umiltà non richiede l’annullamento del proprio <em>io</em>, ma un atto di coraggio attraverso il quale ci si riconosce per ciò che si è. L’abbandono della razionalità e della conoscenza non è una discesa nell’ignoranza, ma la consapevolezza di abbandonarsi a una ricerca superiore attraverso cui si ascende a quella nube dove Dio e uomo sono faccia a faccia. La strada maestra verso la contemplazione è tracciata. Il resto è intuizione. Ma se anche in questa nube, in cui si è entrati con tanta difficoltà, l’attrazione verso la Terra non dovesse cessare, allora tutto sarà stato vano e se ne ricaverà solo un gran dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo le parti dei libri che ho amato, le riassumo e le interpreto; mi scuso se qualche errore dovesse essere riscontrato dal lettore che, incuriosito dall’incipit di questo articolo, volesse gettarsi nella lettura de <em>La nube della non conoscenza</em>, pubblicato da Adelphi. Scritto nel XIV secolo da un anonimo <em>religioso </em>inglese, come regalo per un novizio, questo libro resta uno dei più importanti in materia. Per fortuna, per leggerlo non bisogna essere <em>novizi</em>, tantomeno praticanti o teologi. Basta la curiosità, grazie alla quale non si incappa mai nelle trame dell’autocensura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ragionamento è lineare: l’avvicinamento a un’entità <em>extraumana</em>, spiritualmente superiore, non può avvenire attraverso la ragione o, per meglio dire, mediante la razionalità. La realtà è costruzione dei sensi edulcorata dalle sensazioni, le quali sono le parole del <em>sentire-in-sé</em>. Se un’oggettività esiste, questa non è scrutabile dall’uomo, il quale cercherà sempre di plasmare la realtà che lo circonda secondo le proprie emozioni. Parafrasando il filosofo Ludwig Feuerbach, <em>ogni individuo è Dio per sé, in quanto Dio è l’intimo rivelato dell’uomo.</em> Questa creazione inconsapevole, ma allo stesso tempo alienante, non lascia spazio ad alternative. Viceversa, quando le alternative si palesano come fulmini a ciel sereno, esse sono frutto dell’intuizione. L’intuizione è un suggerimento divino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la cosa più vicina a Dio è l’arte in ogni sua forma, la contemplazione è l’ingresso nella stanza del dialogo: una nube posta tra Terra e Cielo, che non è rifugio ma fucina. <em>La nube della non conoscenza </em>è così un trattato che rivela l’essenza umana; nulla a che vedere con la pedante dottrina, anche se il libro è rivolto a un novizio, perché rimane sempre fuori da quello schema teologico e burocratizzante che nulla ha a che spartire con la ricerca di Dio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così la contemplazione è la relazione intima tra uomo e divinità; relazione distaccata dalla Terra e dalla ragione, gioco di poeti e di folli, alchimia di fatalità e di consapevolezza. E sebbene sia l’amore la prima qualità che si guadagna nel momento in cui si perdono razionalità e conoscenza, è pur vero che per <em>amore </em>non si intende un banale sentimento di superlativo affetto, ma la consapevolezza di non dover escludere nessuna possibilità, in quanto ciò che circonda l’uomo è un dono della follia di Dio, la quale crea, agita e scompone con lo sguardo dell’eternità.</p>
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		<title>Cos&#8217;è la letteratura? Solo un mite commento</title>
		<link>https://www.borderliber.it/quella-strana-cosa-chiamata-letteratura-solo-un-mite-commento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 05:46:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Borges]]></category>
		<category><![CDATA[commenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Cos&#8217;è la letteratura?&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su Zona di Disagio Sono morte le correnti letterarie. Se ne sono andati per sempre i ricercatori di parole, i vagabondi con i loro pensieri rivoluzionari, gli utopisti e coloro che redigevano manifesti incendiari. Qui sono rimasti solo gli attacchini, condannati a leccare il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Cos&#8217;è la letteratura?&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2016/11/08/quella-strana-cosa-chiamata-letteratura/">Zona di Disagio</a></strong></p>
<p>Sono morte le correnti letterarie. Se ne sono andati per sempre i ricercatori di parole, i vagabondi con i loro pensieri rivoluzionari, gli utopisti e coloro che redigevano manifesti incendiari. <strong>Qui sono rimasti solo gli attacchini, condannati a leccare il culo ai profeti di sventura del XXI secolo, per pubblicare le proprie scemenze.</strong> Da tempo mi rifiuto di leggere libri corredati da promettenti fascette.</p>
<p><em>500 mila copie vendute in due settimane.</em></p>
<p><em>A tua sorella, forse! </em>Mormoro, percorrendo a passo svelto i reparti dell’unica libreria presente nel mio piccolo borgo calabrese, dove chi legge è una mosca bianca. Dalle mie parti la carta imbrattata di inchiostro spaventa più della lupara, anche di quella bianca. <strong>Ma tutto il mondo è paese, me lo ricordano i tanti amici, veri amanti dei libri, che bazzicano come me Facebook.</strong></p>
<p>La letteratura è morta. Il lettore accanito piange su un cadavere in decomposizione.</p>
<p><strong>Lo scrittore contemporaneo è ormai una rockstar, la sua immagine vale più del suo libro.</strong> Il suo atteggiamento dev’essere maleducato, poco culturale. Deve scrivere il necessario in maniera compulsiva, tanto l’editing glielo fanno prima ancora che il romanzo sia finito.</p>
<p>Si è perso l’amore per la letteratura e per la poesia, ormai, le parole sono uno sfogo di rabbia repressa. Non ci si interroga più sull’ambiente che ci circonda, anzi, con piacere qualcuno ammette che questo è proprio un bel posto in cui vivere.</p>
<p>Leggo dai quaranta ai cinquanta libri all’anno. Anche se mi ritiro distrutto dal lavoro, ho bisogno di sfogliare un libro. I migliori sono quelli del secolo scorso. Si sente la passione, l’amore per la parola, il sacrificio per un ideale alto, nobile, spirituale. <strong>La maggior parte di queste opere è stata scritta da mani che hanno potuto spezzare poco pane, è stata pensata da intellettuali che puzzavano di fame; ma diamine signori, trovatemi uno scrittore così, oggi, e vi solleverò il mondo con un piede.</strong> Avevano le scarpe bucate, ma avevano grandi ideali, si aiutavano l’uno con l’altro. Le divergenze erano frutto di scontri ideologici.</p>
<p>Vedute diverse? Ideologia? Oggi esiste ancora tutto questo? Cos&#8217;è ormai la letteratura?</p>
<p><strong>La tecnologia avrebbe dovuto renderci più vicini, invece, ha creato divisioni e invidie. Leggo di diatribe basate sulle vendite, sull’io scrivo meglio di te, sull’io sono bravo tu fai schifo.</strong> Molti scribacchini, raggiunta la vetta della classifica delle vendite di Amazon, Ibs e altro, si fregiano del loro titolo di intoccabili. E non fa niente se anche nei loro libri appaiono errori come: <em>se sarebbe</em>, <em>c’è n’è</em>, <em>un’altro</em>; bisogna considerarli stilisticamente accettabili. Poi, nel mezzo del cammin di questa strada oscura, ci sono gli esordienti maleducati ed egocentrici che ti chiedono la <em>recen…zione</em>. <strong>Te la chiedono con odio, con la foga di un tossico in preda ad una crisi di astinenza. In alcuni casi ti suggeriscono come devi presentare al pubblico il loro capolavoro.</strong></p>
<p>Una sera, un baldo giovane mi scrisse: <em>il mio libro è originalissimo. Io leggo giusto qualche libro recente, pochissimi classici, proprio perché non voglio copiare, ma scrivere roba inedita.</em></p>
<p><strong>Secondo questa teoria, Borges, che sui libri si è bruciato letteralmente gli occhi, era privo di talento.</strong></p>
<p>Logicamente, io sono un pivellino aspirante scrittore, aspirante critico, aspirante cretino, aspirante giornalista, aspirante demente, che ha visto davvero poco; infatti, più si sale, più abbonda la mediocrità. <strong>Ma a pagarne le spese è la letteratura, quella parola che ormai non significa nulla.</strong> E noi maniaci ricercatori del bello, della parola che ci tolga il fiato, invochiamo il ritorno delle correnti, delle grandi idee, delle utopie.</p>
<p>Siamo proprio dei fottuti conservatori. Ma ancora non abbiamo risposto alla domanda: cos&#8217;è la letteratura?</p>
<p>Infatti, in una stanzetta ho costruito volume dopo volume la mia libreria. Seicento opere, riposte in quattro scaffali acquistati all’Ikea. Sono sicuro che ne riempirò un quinto, poi un sesto e così via. <strong>Ecco, anche questo vuol dire essere conservatori: <em>leggere sperando che si torni a parlare di letteratura</em>.</strong></p>
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