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	<title>realtà Aumentata Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Singolarità poetica. Un visore, una cuffia e l&#8217;anima dell&#8217;uomo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/singolarita-poetica-praia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 01:03:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Un visore, una cuffia, una sedia per un solo spettatore che si ritroverà di colpo sospeso in un luogo evanescente. Benvenuti in Tracks Vr, performance poetica in realtà virtuale. Forse un giorno questo sarà il teatro, forse tutto questo è già possibile da tempo; infatti, non mancano gli esperimenti del genere. Nei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Un visore, una cuffia, una sedia per un solo spettatore che si ritroverà di colpo sospeso in un luogo evanescente. Benvenuti in<em> Tracks Vr, performance poetica in realtà virtuale</em>. Forse un giorno questo sarà il teatro, forse tutto questo è già possibile da tempo; infatti, non mancano gli esperimenti del genere. Nei giorni scorsi, presso la Libreria Victoria di Praia a Mare, abbiamo conosciuto Egidia Bruno e Vincenzo Vecchione. Loro sono originari di Latronico, ma da anni vivono a Milano.</p>
<p>Egidia è un’attrice, una performer con anni di esperienza; Vincenzo ama le sperimentazioni ed è il compositore dei testi e dei suoni di questo spettacolo virtuale che dura meno di dieci minuti. Un tempo breve, ma intenso, durante cui lo spettatore può godere di una totale immersione nella <em>singolarità</em>. Può piacere o meno, ma è un’esperienza che è anche difficile da raccontare a parole, forse perché ancora non esistono quelle adatte per descrivere esperienze del genere. Se proprio vogliamo azzardare qualcosa, potremmo dire che è come trovarsi in un sogno in cui ogni prospettiva e ogni distanza sono annullate.</p>
<p>Indossato il visore veniamo catapultati prima in un bosco, poi tra le stanze di una casa. Egidia appare davanti ai nostri occhi, sembra padrona delle sue azioni, ma come noi è spaesata e ci invita a trovare una strada, un punto che ci ridia il senso dell’orientamento. La vedremo muoversi contemporaneamente davanti a noi e alle nostre spalle. Tutto questo mentre la voce digitale di Cloudia decanta parole che richiedono attenzione, concentrazione, che dovrebbero tranquillizzarci, perché ciò che stiamo vivendo comunque c’è, accade.</p>
<p><em>Tracks Vr </em>è anche un modo per far capire che molte volte da un impedimento può nascere un’opportunità. Lo spettacolo è nato infatti durante il lungo periodo di Lockdown imposto dal Covid19. Con la chiusura dei teatri e la sospensione degli spettacoli <em>in presenza, </em>bisognava uscire dal vicolo cieco in cui gli artisti si sono di colpo trovati. In soccorso di Egidia e Vincenzo è venuta la tecnologia. Il duo lucano ha iniziato a sperimentare il tutto nel 2020 e ora comincia a varcare i confini nazionali.</p>
<p>Rimane sempre in primo piano un aspetto: l’importanza della creatività e del senso estetico dell’uomo, senza cui ogni sperimentazione si ridurrebbe alla vana ricerca dell’algoritmo migliore. Un computer non può sostituire l’uomo, un visore non può sostituire le sensazioni dell’uomo. La macchina può solo migliorare l’esperienza, ma a fare il tutto è sempre l’anima dello spettatore.</p>
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		<title>Dentro lo specchio nero. Nuove tecnologie per una realtà invecchiata</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dentro-lo-specchio-nero-nuove-tecnologie-per-una-realta-invecchiata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2022 01:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Allucinazione]]></category>
		<category><![CDATA[Black Mirror]]></category>
		<category><![CDATA[Controllo]]></category>
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		<category><![CDATA[Schermo]]></category>
		<category><![CDATA[Selfie]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Gennaro Lento La riflessione nacque qualche tempo fa, mentre assistevo ad uno spettacolo di alcuni artisti di strada ad una festa di paese. Ero incantato a guardare un uomo vestito da fachiro mentre sputava fuoco dalla bocca, forse irretito da immagini provenienti da qualche evento analogo avvenuto nel mio passato e impresso nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Gennaro Lento</strong></em></p>
<p>La riflessione nacque qualche tempo fa, mentre assistevo ad uno spettacolo di alcuni artisti di strada ad una festa di paese. Ero incantato a guardare un uomo vestito da fachiro mentre sputava fuoco dalla bocca, forse irretito da immagini provenienti da qualche evento analogo avvenuto nel mio passato e impresso nella memoria. Ricordo l’atmosfera sospesa e il brivido di eccitazione che mi teneva incollato a quella visione. Ad un certo punto, staccando per un attimo lo sguardo dal mangiafuoco, mi accorsi con una certa inquietudine di essere circondato da una fungaia di cellulari sollevati al cielo, intenti a riprendere la scena mentre i loro proprietari cercavano di sbirciare lo spettacolo tra un braccio alzato e l’altro.</p>
<p>Rimasi di sasso. Che senso aveva registrare il reale per rivederlo magari il giorno dopo, perdendosi l’evento nel momento stesso in cui avveniva? Era più importante imprimerlo nella memoria di plastica e metallo del device, piuttosto che in quella organica del proprio cervello?</p>
<p>Questa considerazione apre la via ad una domanda cruciale: <em>quanto è diventato necessario l’utilizzo delle nuove tecnologie nelle nostre vite e quanto crescerà ancora?</em></p>
<p>La questione è interessante nella stessa misura in cui inquieta, perché ci consente di aprire uno squarcio sulla superficie della nostra esistenza per osservare i meccanismi che la regolano dal di dentro. Soprattutto, ci permette di intravedere le colonne portanti del futuro e di come funzionerà la vita negli anni a venire.</p>
<p>Probabilmente molti di voi hanno visto Black Mirror, una serie in onda su Netflix che parla degli inquietanti legami tra uomo e tecnologia, mostrandoci un futuro distopico che minaccia di diventare reale nascosto dietro lo specchio oscuro di uno schermo spento, che riflette impietosamente noi stessi e l&#8217;evoluzione della società umana.</p>
<p>In uno degli episodi della terza stagione, Nosedive, si ipotizza l’esistenza di un social così evoluto da diventare un innesto corneale, dove ogni nostra azione viene continuamente esaminata da noi stessi e dagli altri in maniera positiva o negativa attraverso un apprezzamento da una a cinque stelle. La somma di tutti questi giudizi diventa una sorta di rating della nostra persona visibile a chiunque. In questo universo l’unico modo per avere successo è quello di piacere a tutti, operando una continua soppressione della propria personalità per cercare di essere popolari e simpatici, seguendo una Way of Life in cui l&#8217;apparenza è l&#8217;unica cosa che conta. Se qualcuno ce lo chiedesse, probabilmente la maggior parte di noi risponderebbe che questo tipo di socialità sarebbe uno stravolgimento assoluto del nostro modo di vivere, totalmente svincolato dalla realtà e immerso in una dimensione virtuale così pervasiva da portare all’alienazione e all’infelicità.</p>
<p>Ma siamo sicuri che sia così?</p>
<p>In realtà basterebbe fermarsi un attimo a guardare la realtà che ci circonda per accorgersi, in maniera assolutamente nitida, che già adesso le nostre vite sono quasi completamente affidate ai device, custodi di ogni tipo di informazione su di noi, dalle più importanti a quelle più banali. Una porzione notevole della nostra esistenza codificata in un fascio di impulsi elettrici. In pratica, una vera e propria scatola nera.</p>
<p>Un esperimento interessante è quello di fermarsi in un qualche luogo ad alta densità umana per osservare gli altri da un punto di vista neutro, capace di restituire una fotografia chiara e immediata dei comportamenti consolidati. Andate in un centro commerciale e piazzatevi in un angolo da dove poter scrutare il maggior numero di persone mentre passeggiano lungo le gallerie. Immediatamente vi accorgerete che la stragrande maggioranza degli individui, che siano da soli o in compagnia, ha una mano occupata da un cellulare e che molti di questi lo utilizzano mentre camminano, per scattare selfie, fare telefonate, scrivere messaggi o ascoltare musica dalle cuffiette.</p>
<p>Dopo qualche minuto vi renderete conto della disinvoltura con la quale queste persone utilizzano i loro device, come se fosse del tutto normale stare in mezzo ad una moltitudine di propri simili e restare per la maggior parte del tempo chiusi in una bolla personale senza sfiorarsi realmente mai.</p>
<p>È un’immagine potente. Ed è raccapricciante.</p>
<p>Dunque, c’è ancora qualcuno pronto a negare che praticamente quasi tutta la nostra socialità passa attraverso uno strumento tecnologico? C’è qualcuno pronto a giurare di non essere coinvolto in questa specie di allucinazione di massa? E, in definitiva, siamo proprio sicuri di non essere dentro un episodio di Black Mirror?</p>
<p>In fondo, anche adesso, da quale mezzo state leggendo queste parole?</p>
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