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	<title>Realismo isterico Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La scopa del sistema. Wallace e l&#8217;isterica ironia del mondo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/scopa-sistema-wallace-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 23:01:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La scopa del sistema&#8221; di David Forest Wallace, Einaudi, edizione 2012 Incominciamo a leggere e capiamo fin dalle prime righe che la logica delle cose non segue le strade ordinarie. Di solito siamo abituati a folgoranti incipit che provano a calarci in quello che è il tema del libro, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La scopa del sistema&#8221; di David Forest Wallace, Einaudi, edizione 2012</strong></p>
<p>Incominciamo a leggere e capiamo fin dalle prime righe che la logica delle cose non segue le strade ordinarie. Di solito siamo abituati a folgoranti <strong>incipit</strong> che provano a calarci in quello che è il tema del libro, qui invece si parte dalla constatazione <strong>&#8220;che ragazze belle hanno di solito dei piedi brutti&#8221;</strong>. E va bene, andiamo avanti, in fin dei conti la cosa è interessante.</p>
<p>Proseguendo, incappiamo in qualcosa di tragicomico: una scena che ricalca la vita degli studenti di un <strong>College american</strong>o, con i ragazzi che inseguono le pollastrelle e le pollastrelle che non vedono l&#8217;ora di farsi acchiappare dai maschi.</p>
<p>Tutto mi ha riportato a quei film demenziali anni Ottanta di stampo <strong>yankee</strong> che venivano mandati in onda in seconda serata, quando la prima serata iniziava alle ore 20.30. Vi ricordate <strong>&#8220;Porky&#8217;s&#8221;</strong> che ci faceva sbellicare dalle risate per le sue trovate assurde? Continuando nella lettura, però, sbuca il personaggio della bisnonna della protagonista del romanzo, <strong>Lenore</strong>, che è fuggita dalla casa di riposo in cui passava i suoi giorni da novantenne rattrappita. La nipote si mette alla ricerca e inizia a ricordare del legame che ci sarebbe stato tra l&#8217;anziana e il filosofo <strong>Wittgenstein</strong>.</p>
<p>Logicamente non finisce qui, però la smetto io altrimenti rendo questo articolo una sinossi.</p>
<p><strong>&#8220;La scopa del sistema&#8221;</strong>, primo romanzo di <strong>David Forest Wallace, </strong>pubblicato nel 1987, non ha bisogno delle mie parole per essere incensato o demolito, ma necessita di voi, perché senza lettori anche un&#8217;opera già consegnata alla storia della letteratura resta un bel simulacro a cui rifarsi solo per partito preso. Certo, non tutti troveranno questo libro entusiasmante, perché di opere così prima bisogna acciuffare il senso, poi bisogna comprenderne il <strong>clima</strong> e, infine, bisogna fare il possibile per seguire il tessuto logico ordito dallo scrittore.</p>
<p><strong>Troppo difficile?</strong> No, soprattutto se siete fuori da certe strategie commerciali contemporanee che classificano i libri come <strong>&#8220;oggetti utili per il tempo libero&#8221;</strong>. <strong>&#8220;La scopa del sistema&#8221;</strong> ci fa capire invece che leggere è un divertimento da prendere con serietà e, principalmente, non ci consegna certezze, ma ci getta ancora di più nel mezzo della confusione. Infatti, <strong>un&#8217;opera come questa</strong> sventra le convenzioni, i pregiudizi e le comfort zone.</p>
<p><strong>Okay, ma cos&#8217;è &#8220;La scopa del sistema&#8221;?</strong> Nient&#8217;altro che un romanzo dal linguaggio isterico, in cui ogni situazione viene esasperata e ogni personaggio viene disossato, o per meglio dire &#8220;<strong>de-sacralizzato&#8221;</strong>, quindi strappato dalla sua unicità, dalla sua posizione di essere al di fuori dell&#8217;ordine costituito. Questo esercizio butta nel panico il lettore che vuole <strong>&#8220;buoni&#8221;</strong> e <strong>&#8220;cattivi&#8221;</strong>, <strong>&#8220;simpatici&#8221;</strong> e <strong>&#8220;antipatici&#8221;</strong>, <strong>&#8220;eroi&#8221;</strong> e <strong>&#8220;antieroi&#8221;</strong>. Qui troviamo un mondo senza vere e proprie individualità, ma costellato da frammenti di comportamenti che si appiccicano addosso a qualcuno con lo scopo di amalgamarlo al resto. Detto in soldoni:<strong> è il sistema che va spazzato via</strong>.</p>
<h3>La scopa del sistema: un simpatico rebus</h3>
<p>A inizio articolo ho tirato in ballo <strong>Wittgenstein</strong>. Ecco, partiamo da lui, d&#8217;altronde le sue tesi sono la base dell&#8217;intero romanzo. Il suo sistema filosofico, prima di aver deciso di demolirlo, è racchiuso in due proposizioni: <strong>&#8220;il mondo è tutto ciò che accade&#8221;</strong> e <strong>&#8220;su ciò di cui non si può parlare si deve tacere&#8221;</strong>.</p>
<p>Ora, a ciascuno di noi capita qualcosa; inoltre, già la nostra presenza sulla faccia della Terra fa di ognuno <strong>&#8220;il demiurgo&#8221;</strong> di qualche accadimento che influisce sulla sfera privata e pubblica. Insomma, anche noi partecipiamo ai fatti quotidiani che rendono vivo il mondo. Ciononostante, <strong>se ci limitiamo a ragionare per fenomeni</strong>, di poche cose riusciamo a dire tutto, di altre solo dei frammenti dell&#8217;insieme, della maggior parte invece non riusciamo a comprendere granché; se poi vogliamo soffermarci sulla <strong>&#8220;cosa in sé&#8221;</strong>, allora in nessun modo riusciamo a svelare il <strong>&#8220;perché assoluto&#8221;</strong>.</p>
<p>Tutto ciò rientra nella sfera dei limiti del linguaggio e della chiarezza espressiva. Vero è che per buona parte della sua vita Ludwig sostenne che la filosofia dovesse chiarire e non girare intorno ai problemi, complicandoli ulteriormente. Alla fine, però, anche lui si è infognato: le domande hanno vinto, le risposte sono diventate vaghe.</p>
<p>Il risultato quindi è questo: <strong>tutto ci è dato, persino le reazioni</strong>. Pertanto, <strong>&#8220;La scopa del sistema&#8221;</strong> è un ironico balletto che si muove tra uomini e donne esasperati dalla quotidianità, che provano a liberarsi dei propri demoni attraverso psicoterapeuti che sono più inguaiati di coloro che curano e che &#8220;se ne vanno a zonzo con il cervello&#8221; per cercare di comprendere da un&#8217;altra prospettiva loro stessi. Ma alla fine, tutto può starci, anche <strong>&#8220;un&#8217;eccitante fuoriuscita di sangue dal naso&#8221;</strong>, perché ogni evento che accade non ha bisogno della nostra <strong>logica-incastonatrice</strong>. </p>
<p><strong>Bel guazzabuglio?</strong> Non solo bello, ma intricato e irrisolvibile. Perciò <strong>Wallace</strong> usa l&#8217;ironia, la demenzialità, servendoci un mix di <strong>Bukowski</strong> e <strong>Hölderlin</strong> nel meglio delle loro sbronze, e non solo. Ecco perché <strong>&#8220;La scopa del sistema&#8221;</strong> è una dura critica al modernismo e alla psicologia, in quanto confondono di più l&#8217;umanità.</p>
<p>Ecco anche perché a guardia di <strong>Cleveland</strong>, città in cui è ambientato il romanzo, qualcuno ha fatto costruire un deserto <strong>(logicamente, questo è un elemento di pura fantasia messo lì dall&#8217;autore)</strong>. Il deserto infatti è il simbolo dell&#8217;origine, dello stato precognitivo dell&#8217;uomo, nel libro invece è elevato a luogo sacro e misterioso che dovrebbe rievocare nel visitatore il suo stato primigenio.</p>
<p>Questo per dire che c&#8217;è tanto da apprendere leggendo <strong>&#8220;La scopa del sistema&#8221;</strong>, romanzo che esalta la parola e che è frutto della più artistica interpretazione del pensiero di <strong>Wittgenstein</strong>.</p>
<h3>Post scriptum</h3>
<p>Ho scritto questa riflessione durante una pedalata in <strong>cyclette</strong> durata 57 minuti e mantenendo una media di <strong>105 Rpm</strong>. Questo isterismo del pensiero è stato quindi provocato dall&#8217;attrezzo; le parole sono le mie, ma sono frutto di associazioni, anzi di dissociazioni provocate da un certo benessere psicofisico. <br /><br /><br /></p>

<p>&nbsp;</p>

<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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