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	<title>Qoelet Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Ignoranza, ci stupisci ancora un po&#8217;?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lo-stupore-dellignoranza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 00:45:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano C&#8217;è una ignoranza che presume e una che costantemente stupisce. La prima è tipica di chi, con convinzione, partendo da poche conoscenze, limitandosi a un colpo d&#8217;occhio al quale si affida ciecamente, esprime il suo insindacabile giudizio; la seconda è quella che lascia sbalorditi di fronte a ciò che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Articolo e foto di Martino Ciano</strong></h4>
<p>C&#8217;è una ignoranza che presume e una che costantemente stupisce. <strong>La prima</strong> è tipica di chi, con convinzione, partendo da poche conoscenze, limitandosi a un colpo d&#8217;occhio al quale si affida ciecamente, esprime il suo insindacabile giudizio;<strong> la seconda</strong> è quella che lascia sbalorditi di fronte a ciò che non si sa, che è nuovo e inedito; questo shock stupefacente spinge alla ricerca pur sapendo, preventivamente, che la <strong>totalità</strong> resterà un mistero.</p>
<p><strong>L&#8217;ignoranza che presume</strong> è quella che fa dire al solitario discepolo che la pratica &#8220;mi basta quanto so, anzi oltre ciò che so null&#8217;altro esiste&#8221;; l&#8217;ignoranza che stupisce invece non è né buona né cattiva, né etica né si pone problemi di carattere estetico. <strong>L&#8217;ignoranza che stupisce</strong> è quella di <strong>Platone</strong> che, attraverso il suo alter ego <strong>Socrate</strong>, sospira &#8220;so di non sapere&#8221;, ma questo non è un inno all&#8217;umiltà, che si trasformerebbe anche in una fiera <strong>non-volontà di conoscere</strong>, bensì è la consapevolezza &#8220;che di una cosa non sapremo tutto, ma solo quanto basta per incastrarla in una sequela di fenomeni quotidiani; e se anche dovessimo conoscere per intero qualcosa non è detto che sia proprio così in altri contesti&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;ignoranza che stupisce</strong> è quella di <strong>Qoelet</strong>, che nel suo libro ripete come un mantra che <strong>&#8220;tutto è vanità&#8221;</strong>, che ogni cosa è<strong> &#8220;fumo che mangia fumo&#8221;</strong>. Qualsiasi azione compiuta, qualsiasi cosa nasca o perisca sotto la supervisione dell&#8217;occhio divino, alla fine è un niente, ossia qualcosa che accade. Ecco, un <strong>niente</strong>, non il <strong>nulla</strong>, perché &#8220;nulla&#8221; non esiste; &#8220;nulla&#8221; non è neanche pensabile. Si può immaginare &#8220;Dio&#8221;, ma il &#8220;nulla&#8221; non può essere immaginato; anche uno spazio bianco infinito è qualcosa, così come lo è se fosse nero o trasparente.</p>
<p><strong>L&#8217;ignoranza che stupisce</strong> mette in conto l&#8217;esistenza dell&#8217;inganno, ossia che ciò che i nostri sensi percepiscono sia solo un mascheramento di quella cosa, un comodo travestimento frutto di una costruzione premeditata o di una interpretazione utile per quel momento. Il <strong>&#8220;qui-ora&#8221;</strong> è un&#8217;ancora di salvezza, ma è anche una foglia in balia dei sette venti.</p>
<p>Quando attraverso un luogo, qualsiasi esso sia, penso a chi passò di lì prima di me. Un minuto prima o un secolo prima, non importa; vorrei sapere quali furono i suoi pensieri? Come immaginò il futuro? Il suo smarrimento è oggi anche il mio? Non lo saprò mai, ma pormi queste domande mi stupisce e mi fa sentire distante da ogni manipolazione messa in atto dal mio <strong>Io-imperante</strong>. In quel momento sono un ignorante stupito. La domanda contiene la risposta, la risposta non è risolutiva; il tutto è un problema irrisolvibile e nessuno lo risolverà mai. <strong>È questo il &#8220;fumo che divora fumo&#8221;.</strong></p>
<p>Stupefatto, mi accascio sul letto. Ho sonno; il sonno è a suo modo una verità.</p>
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		<title>Il senso della vita, la fede e &#8220;La confessione&#8221; di Tolstoj</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tolstoj-fede-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 01:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Albert Camus]]></category>
		<category><![CDATA[contraddizione]]></category>
		<category><![CDATA[Dio Confessione]]></category>
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		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Sisifo]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Termodinamica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Il senso della vita è oscuro, il più delle volte, parlarne è una vana speculazione. La scienza dà spiegazione dei fenomeni, ma alle domande più importanti non sa rispondere. Uno in particolare è il quesito dei quesiti: qual è il nostro ruolo sulla faccia della Terra? Camus nel suo Il mito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo di Martino Ciano</h4>
<p>Il senso della vita è oscuro, il più delle volte, parlarne è una vana speculazione. La scienza dà spiegazione dei fenomeni, ma alle domande più importanti non sa rispondere. Uno in particolare è il quesito dei quesiti: <em>qual è il nostro ruolo sulla faccia della Terra?</em></p>
<p>Camus nel suo <em>Il mito di Sisifo </em>fu ancora più diretto e critico verso la filosofia: <em>nessuno ha indagato intorno al suicidio. La vita ha un senso?</em> E la scienza anche se ha compreso in parte l’origine dell’esistenza, non ha saputo svelare il <em>perché</em> del tutto e, con molta probabilità, mai ci riuscirà. Allora, perché vivere? Ognuno tragga le proprie conclusioni, ma lo faccia senza giudicare le scelte degli altri.</p>
<p><strong><em>1879-1882</em></strong>. Tolstoj scrive la sua confessione. Anche lui è quasi giunto al suicidio, anche lui non riesce più a dare un senso alla sua vita. Ricco, agiato, uomo di successo… nulla gli manca. Eppure, nella sua anima si affaccia questa terribile domanda: <em>che senso ha la vita? </em>Studia, legge, prende appunti, saccheggia le opere dei filosofi, i testi religiosi, si affida al <em>Qoelet</em> che già aveva detto tutto… <em>vanità delle vanità, nulla di nuovo… un giorno viene e un altro va via, passano le generazioni, ma nulla resta dell’uomo, né la gloria né il disonore.</em> Pertanto, Tolstoj quasi si convince che l’uomo deve solo vivere per il proprio momentaneo godimento, visto che tutto passa e niente resta tra le sue mani. Ma questa è quasi una visione epicurea e di certo non è una risposta soddisfacente.</p>
<p>Qual è dunque la risposta? In lui compare l’idea che solo Dio salva, che la fede è l’unica certezza, ma poi si guarda intorno e nota che non può fidarsi neanche di queste affermazioni, perché nel suo ambiente agiato vede solo <em>credenti di facciata</em>, ipocriti e <em>burocrati della religione</em>. I peggiori fra tutti sono i teologi, coloro che riempiono di vuote speculazioni la fede. Dio è sapiente, non è un erudito. Dio è al di là del giudizio, dell&#8217;etica e della morale. Morale, etica e norma sono limiti che l&#8217;uomo pone per far funzionare la sua malandata società. Dio è altro. Anche la Chiesa conserva in sé questi germi, perché predica l&#8217;amore ma benedice la guerra, perché propaganda la povertà ma pasce nel lusso. <em>Dove sei Signore davanti all’ingiustizia? </em>Un tizio di nome Giobbe si pose le stesse domande quando l&#8217;ira insensata del Signore si abbatté su di lui. Quale fu la risposta dell&#8217;Onnipotente? <em>Dov&#8217;eri tu quando io ponevo le fondamenta del Mondo?</em> E Giobbe si zittì.</p>
<p>Nonostante tutto, il buon Lev continua a pregare, a digiunare, a cercare Dio che forse è lì, dietro l’angolo, ma ancora non esce allo scoperto. Poi Lev decide di scendere tra i poveri, tra i contadini, i mendicanti, le prostitute, i diseredati, i condannati e gli uomini socialmente maledetti. Inizia ad ascoltare le loro storie e interroga loro sulla fede. <em>Che rapporto avete con Dio? </em>Ed essi rispondono <em>di pazienza e di attesa, di amore e di reciproco aiuto, di dialogo sincero che ci spinge verso la volontà di vita. La vita è sempre un bene prezioso, da custodire. La vita non va disprezzata. Tutto viene da Dio e lui opera sempre bene, anche quando noi vediamo il male.</em></p>
<p>Si convince Tolstoj? Non del tutto, ma quanto meno allontana da sé molti aspetti negativi, tante domande trovano risposta, giacché sull’uomo pende un mistero senza soluzione e un irrisolvibile dilemma sul suo <em>senso</em>. E ciò cambia totalmente la sua visione. Ma Tolstoj ammette anche di non aver scoperto nulla di nuovo, perché queste domande l’umanità se le è poste fin dal primo momento e non è giunta a nessuna risposta definitiva&#8230; se non attraverso la fede.</p>
<p>Allora, a cosa serve leggere la <em>Confessione</em> di Tolstoj? Inutile porsi questa domanda. Voi studiatela e forse vi commuoverete, perché non esiste al Mondo uomo che non vada alla ricerca di Dio. Anche un ateo-materialista si affida all&#8217;immutabile, perché se è vero che tutto scorre, è anche vero che tutto potrebbe essere un&#8217;illusione, un gioco della mente, una tecnica di sopravvivenza.</p>
<p><strong><em>5 settembre 1906</em></strong><strong>.</strong> Ludwig Eduard Boltzmann è in vacanza con la sua famiglia a Trieste. Ha una vita tranquilla, ricca di soddisfazioni. Il mondo lo acclama per le sue scoperte nel campo della <em>termodinamica</em>, in particolar modo per quel <em>secondo principio</em> che introduce in tanti campi, anche nell&#8217;arte, il termine <em>entropia</em>. Attraverso un processo irreversibile nel tempo, ogni corpo cede calore al successivo, fin quando tutto è destinato a raffreddarsi e a immergersi nel caos. In un sistema isolato e ordinato tutto tende minuto dopo minuto a un grado maggiore di disordine. Sembra quindi che nulla intorno a noi sia mosso dalla ragione, ma solo dalla confusione. Dio anche è un pazzo scatenato che muove la sua opera così come gli gira in testa.</p>
<p><em>Ma che senso ha tutto questo?</em> Boltzmann ama matematizzare. Boltzmann ama l&#8217;ordine e anche il disordine ha una sua logica. Boltzmann ha bisogno di mettere ordine nella sua vita e nella sua inquietudine. Troverà la risposta? Il 5 settembre 1906 si impiccherà&#8230; senza nessun apparente motivo.</p>
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