<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>psicologia Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/psicologia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/psicologia/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 Jul 2025 21:55:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.2</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Dieci Minuti: superare la sofferenza dell&#8217;anima</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dieci-minuti-film-falzone-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2025 22:04:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dieci]]></category>
		<category><![CDATA[Falzone]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Innamorati]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Minuti]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14656</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina del film &#8220;Dieci Minuti&#8221; “Ti piace Tolstoj?&#8221; &#8220;Molto&#8221; &#8220;Lo sai che cos&#8217;era per lui la forza più grande dell&#8217;essere umano, la più stritolatrice, la più perentoria? &#8220;No&#8221; &#8220;La debolezza!&#8221; Quando Niccolò lascia la moglie Bianca, dopo 18 anni di matrimonio, lei cade dalle nuvole: non si era [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/dieci-minuti-film-falzone-recensione/">Dieci Minuti: superare la sofferenza dell&#8217;anima</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina del film &#8220;Dieci Minuti&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Ti piace Tolstoj?&#8221; </em><br />
<em>&#8220;Molto&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Lo sai che cos&#8217;era per lui la forza più grande dell&#8217;essere umano, la più stritolatrice, la più perentoria?</em><br />
<em>&#8220;No&#8221;</em><br />
<em>&#8220;La debolezza!&#8221;</em></p>
<p>Quando Niccolò lascia la moglie Bianca, dopo 18 anni di matrimonio, lei cade dalle nuvole: non si era accorta di nulla, né dell’infelicità del suo compagno di vita, né della sua relazione con un’altra donna. Da quel momento Bianca precipita in uno stato depressivo dal quale cerca di tirarla fuori una psicologa burbera, intenta a riportare la sua paziente ad un metro di realtà. Perché Bianca ha attraversato la vita, non solo il suo matrimonio, con eccessiva cautela verso se stessa, con la paura di confrontarsi con le cose che non si ritiene capace di tentare. Così la psicologa le propone un esercizio.</p>
<p>La terapia è molto semplice: dieci minuti al giorno in cui mettersi in gioco e uscire dalla propria comfort zone, facendo qualcosa di nuovo, pericoloso o stimolante. Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Eccola dunque presentarsi al funerale di uno sconosciuto, taccheggiare e persino concedersi un po’ di sesso occasionale. In questo percorso di esplorazione personale Bianca sarà affiancata da Jasmine, la sorella minore schietta e sfacciata dall’approccio alla vita opposto al suo.</p>
<p>Nella vita frenetica di tutti i giorni prendersi dieci minuti per fare qualcosa di nuovo è impossibile, quasi impensabile. È ormai inusuale potersi fermare per dedicarsi del tempo, una pratica di cui ci siamo dimenticati tra routine stancanti, veloci e sempre uguali. Uscire dalle abitudini significa abbandonare zone di comfort che noi stessi ci siamo creati, che ci fanno illudere di stare bene e che, in realtà, ci fanno svanire ogni giorno un pezzettino di più, finendo per perderci, a volte definitivamente.</p>
<p>In uno dei momenti più critici del suo disagio esistenziale Bianca si sente rivolgere una frase che le suona come una rivelazione. All’apparenza banale e un po’ scontata, la presa di coscienza che la solitudine non appartenga solo a lei, ma che sia qualcosa che accomuna l’intero genere umano. Una protagonista fragile, che prova la soluzione più estrema, un tentato suicidio, quando il peso di ciò che ha intorno la sta per schiacciare. È il senso di oppressione che <strong>Dieci minuti</strong> combatte. Che nelle parole brusche della psicoterapeuta sbatte senza mezzi termini in faccia alla sua paziente, spingendola a uscire dalla teca di vetro in cui si è auto-isolata, per liberarsi dalle manette di un’esistenza piatta.</p>
<p>Quella di Bianca è una storia piccola e qualunque, una storia certamente importante, fondamentale per lei, ma simile a milioni di altre storie essendone il dolore il tema centrale, forse il tema più universale di tutti. Ma il modo di raccontarlo che ritroviamo in <strong>Dieci Minuti</strong>, senza indulgere né sulla disperazione feroce della protagonista, che si racconta benissimo da sola tramite i suoi gesti, i suoi silenzi, i suoi movimenti rallentati, né in un’esagerata empatia pietistica è quello che, da spettatori esterni, ci aiuta ad entrare meglio in contatto con i suoi tormenti tutti individuali eppure comuni.</p>
<p>Nel caso di Bianca, in particolare, si tratta di recuperare lo sguardo e l’udito. Perché il problema fondamentale di Bianca, alla base anche della fine della sua storia d’amore con Nicolò, è che non si accorge di niente. Non vede. Non ascolta. O meglio, sente, ma non ascolta. Vede, ma non registra, non prende atto, chiusa com’è fra le quattro pareti buie della sua mente, una stanza senza porte da cui non riesce a uscire.</p>
<p>Bianca è una giornalista, scrive articoli, ma non ha mai avuto il coraggio di mettere per iscritto una propria storia. Non solo: oltre alla separazione, Bianca viene licenziata. Un periodo durissimo, che dà il preludio al film, ma le permette anche di ritrovare il senso del proprio lavoro, e della propria passione. Una delle critiche che riceve continuamente dall’ (ex) marito, e non solo da lui, è che non si rende conto di nulla.</p>
<p>Bianca vive nella sua testa, nei suoi mondi immaginari, nei romanzi che ha letto, nella vita che sogna di avere ma non ha il coraggio di vivere. Il cambio interiore, segnato da tanti avvenimenti, la porterà anche, forse a trovare l’ispirazione e il senso antico della propria passione, e a riscrivere col cuore, non parole vuote.<br />
Ed è da questa apertura che, finalmente, entra la luce che le indica la direzione da percorrere per salvarsi dalla sua buia palude.</p>
<p>Un passo alla volta, una piccola sfida alla volta, ricostruiranno in Bianca la fiducia in se stessa, rendendola cosciente che, se la verità fa paura, passarci in mezzo è l’unico modo per liberarsi dei fantasmi alimentati, spesso, dalla propria prigione mentale.</p>
<p>Un’opera che nella sua semplicità scava con intelligenza nella sofferenza di un’anima alle prese con la quota inevitabile di sofferenza di cui è fatta ogni vita, e con la sua ricerca della strada giusta per non lasciarsi annientare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/dieci-minuti-film-falzone-recensione/">Dieci Minuti: superare la sofferenza dell&#8217;anima</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14656</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Autopsia di un dolore di Sarah Grisiglione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/autopsia-di-un-dolore-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 22:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Autopsia]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14274</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Clelia Moscariello. In copertina: &#8220;Autopsia di un dolore&#8221; di Sarah Grisiglione, Algra editore, 2025  Autopsia del dolore è un&#8217;opera letteraria che oserei definire “disturbante” in quanto essa non può non scuotere e sconvolgere colui o colei che si approccia alla sua lettura. Il componimento narrativo possiede, al suo interno, la figura chiave di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/autopsia-di-un-dolore-recensione/">Autopsia di un dolore di Sarah Grisiglione</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Clelia Moscariello. In copertina: &#8220;Autopsia di un dolore&#8221; di Sarah Grisiglione, Algra editore, 2025 </strong></p>
<p><strong>Autopsia del dolore</strong> è un&#8217;opera letteraria che oserei definire “disturbante” in quanto essa non può non scuotere e sconvolgere colui o colei che si approccia alla sua lettura. Il componimento narrativo possiede, al suo interno, la figura chiave di Aurora, personaggio assai intricato, complesso e dalle tante sfaccettature. Aurora è una talentuosa e affascinante psicoterapeuta trentacinquenne, lei, con il suo fare ammaliante e aggraziato e la sua essenza, al tempo stesso estremamente sofisticata e raffinata eppure anche terribilmente e intimamente vulnerabile, non impiegherà molto a sedurre e intenerire chi legge la narrazione.</p>
<p>La vita di Aurora è stata, fin dal suo principio, giungendo ai tempi del racconto, attraversata e dilaniata da diversi e impegnativi dolori e lutti, a partire da quello vissuto a causa della morte di sua nonna materna, uccisa da un cancro, arrivando a quello, probabilmente ancora in via di elaborazione, del suicidio della sua amata ma anaffettiva madre, Clara.</p>
<p>Il fulcro della narrazione comincia a dipanarsi via via, in seguito alla sua ultima perdita, quella dolorosa almeno quanto le precedenti, del suo caro nonno, il famoso psichiatra, Giovanni, al quale sua nipote, Aurora, si era sempre sentita, senza ombra di dubbio, legata in modo molto profondo e indissolubile, quasi misterioso, il cui motivo verrà fuori in seguito.</p>
<p>Il nocciolo della questione per la psicologa Aurora emergerà e saprà svelarsi in modo progressivo sia a sé stessa, che al suo lettore ignaro, mediante l’utilizzo del duplice strumento del lavoro di terapista e della lettura del diario della sua figura materna. Ma sarà soprattutto il ritrovamento del diario della compianta Clara che permetterà alla giovane e promettente psicoterapeuta, Aurora, di sciogliere, a uno a uno, i nodi irrisolti che appartengono al suo trascorso personale ma anche al suo presente tormentato, e di venire così a conoscenza di una verità attinente al suo passato assai impegnativa e dura, ma comunque a lei necessaria.</p>
<p>Verità che verrà irrimediabilmente mostrata anche a chi legge la narrazione mediante lo stratagemma narrativo di diversi e molteplici flashback e ricordi. Aurora individuerà, infine, seppur con una comprensibile e considerevole fatica, il coraggio di provare e riuscire ad accogliere il proprio vissuto e di decidere di riunire le proprie energie per abbandonare il bagaglio dei propri traumi e dolori, in modo particolare, in base alle recenti rivelazioni impressionanti e scioccanti, nel corso di un percorso in andirivieni e talvolta in bilico tra le città di <strong>Milano e Catania</strong>, così come tra passato, presente e futuro.</p>
<p>Il lettore, incredulo e stupito, si troverà anche lui, ancora una volta, parimenti, a tifare, con tutte le sue forze, per il riscatto emotivo di una tanto fragile e delicata “creatura”, confidando nel suo affrancamento definitivo dalla prigione subdola della sofferenza interiore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/autopsia-di-un-dolore-recensione/">Autopsia di un dolore di Sarah Grisiglione</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14274</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Psicanalisi della società contemporanea: l&#8217;amore secondo Fromm</title>
		<link>https://www.borderliber.it/psicanalisi-della-societa-contemporanea-fromm/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2025 22:01:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Francoforte]]></category>
		<category><![CDATA[Fromm]]></category>
		<category><![CDATA[Frontera]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Psicanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14119</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Domenica Frontera. &#8220;Psicanalisi della società contemporanea&#8221; di Erich Fromm, Mondadori, 1987 In &#8220;Psicanalisi della società contemporanea&#8221;, scritto nel 1955, Erich Fromm cerca di dimostrare, andando oltre le prospettive materialistiche e deterministiche del XX secolo, che l&#8217;uomo non è soltanto costituito e diretto nel suo agire dagli istinti, ma è soprattutto animato dal suo fondamentale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/psicanalisi-della-societa-contemporanea-fromm/">Psicanalisi della società contemporanea: l&#8217;amore secondo Fromm</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Domenica Frontera. &#8220;Psicanalisi della società contemporanea&#8221; di Erich Fromm, Mondadori, 1987</strong></p>
<p>In <strong>&#8220;Psicanalisi della società contemporanea&#8221;</strong>, scritto nel 1955, <strong>Erich Fromm</strong> cerca di dimostrare, andando oltre le prospettive materialistiche e deterministiche del XX secolo, che l&#8217;uomo non è soltanto costituito e diretto nel suo agire dagli istinti, ma è soprattutto animato dal suo fondamentale bisogno di essere in relazione con il prossimo.</p>
<p>Infatti anche se tutti i suoi bisogni fisiologici fossero soddisfatti, egli avrebbe sempre coscienza di essere un animale <strong>&#8220;gettato nella vita&#8221;</strong>, un <strong>&#8220;grido impotente nella notte&#8221;</strong> che esprime la ricerca di un aiuto, di una presenza; del senso ultimo del suo esistere.</p>
<p>Per lo<strong> psicanalista di Francoforte</strong> la necessità di unirsi ad altri esseri viventi e di esser loro collegato è &#8220;un bisogno imperativo, forte come gli stessi istinti, dal cui soddisfacimento dipende la salute psichica della persona.&#8221;</p>
<p>La relazionalità appare, dunque, come il fondamento della stessa natura dell&#8217;uomo e costituisce il bisogno presente in tutti i fenomeni che costituiscono l&#8217;intera gamma degli intimi rapporti umani, di tutte le passioni che sono chiamate amore, nel più largo senso della parola.</p>
<p>Questa relazione può essere cercata e raggiunta in diversi modi. Il primo è il modo della <strong>&#8220;Sottomissione&#8221;</strong>, cioè quell&#8217;atteggiamento che porta l&#8217;uomo a sottomettersi ad una persona ad un gruppo, ad una istituzione, a Dio. In questo tipo di relazione l&#8217;essere umano supera la sua solitudine diventando parte di qualcosa o di qualcuno più grande di lui e si assicura una identità in rapporto al potere cui è sottomesso.</p>
<p>Un&#8217;altra possibilità di vincere questo isolamento, questa sensazione di essere stato cacciato da un presunto paradiso, si può manifestare in quelle forme di relazioni caratterizzate dal <strong>&#8220;Dominio&#8221;</strong>. L&#8217;uomo può cercare di unirsi all&#8217;altro e al mondo &#8220;dominandolo&#8221;, facendo in modo che gli altri diventino una vera e propria parte di sé risolvendo così, per mezzo dell&#8217;autoritarismo e del possesso, la sua angoscia esistenziale.</p>
<p>L&#8217;elemento comune sia alla sottomissione sia al dominio è l&#8217;aspetto simbiotico di queste &#8220;unioni&#8221;. Esse distruggono quella identità personale e quel senso di comunione che si stava cercando di costruire perché invece di sviluppare l&#8217;integrità e la maturità <strong>&#8220;dell&#8217;esserci&#8221;</strong> lo rendono schiavo della sottomissione e del controllo su gli altri. Assistiamo quindi all&#8217;emergere della maschera della nevrosi, a quell&#8217;uno, nessuno e centomila di pirandelliana memoria.</p>
<p>Per Fromm una sola relazione può soddisfare il bisogno di unire se stessi al mondo e di conseguire nello stesso tempo un senso di dignità e di individualità: l&#8217;Amore.</p>
<p>L&#8217;amore è infatti unione con qualcuno o qualche cosa, al di fuori di se stessi, che consente di superare l&#8217;isolamento e di realizzare la propria identità. È un&#8217;esperienza di partecipazione, di comunione, che consente la massima realizzazione dell&#8217;attività interiore di ciascuno. &#8220;L&#8217;esperienza dell&#8217;amore elimina la necessità dell&#8217;illusione&#8221; ed evita il bisogno di maschere perché è esperienza di solidarietà e di incontro reale con il nostro prossimo.</p>
<p>Nell&#8217;atto amoroso non c&#8217;è motivo né di sottomettersi né di dominare perché non c&#8217;è bisogno di esaltare l&#8217;immagine dell&#8217;altra persona o di se stessi. L&#8217;Amore, per l&#8217;esponente della cosiddetta Scuola di Francoforte, è &#8220;percepito&#8221; e vissuto, nella società contemporanea, in modo estremamente narcisistico perché dipendente dall&#8217;attuale sistema economico troppo impersonale e competitivo.</p>
<p>Esso tende a ridurre a merce di scambio anche le emozioni, fino coprire con il suo ottuso &#8220;rumore di niente&#8221; il &#8220;grido di aiuto dell&#8217;uomo&#8221;; quella domanda di senso che attende di essere presa in considerazione e che non può essere elusa o narcotizzata dall&#8217;effimero possesso delle cose e dal culto del sé.</p>
<p>Secondo Erich Fromm, quindi, l&#8217;occidente vive una psicopatologia collettiva dominata da tratti narcisistici che impediscono una armoniosa crescita dell&#8217;umano e ci consegnano inevitabilmente ad una sola e distruttiva realtà: quella dei suoi processi mentali, delle sue sensazioni e dei suoi bisogni che ignorano completamente la vita come relazionalità concreta e reale.</p>
<p>Il mondo esterno non è più la natura ma la legge del mercato e<strong> &#8220;l&#8217;altro da me&#8221;</strong> non è mai <strong>&#8220;esperito&#8221;</strong> e conosciuto ma solo inteso come un oggetto utile o non utile al desiderio di un Ego sempre più insicuro, astratto e collettivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/psicanalisi-della-societa-contemporanea-fromm/">Psicanalisi della società contemporanea: l&#8217;amore secondo Fromm</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14119</post-id>	</item>
		<item>
		<title>It ends with us. Siamo noi a dire basta</title>
		<link>https://www.borderliber.it/it-ends-dire-basta-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2025 23:02:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Lily]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Scelta]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=11606</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina del film “Bloom”: “sbocciare”; “Lily”: “giglio”; insieme: Lily Bloom. Un destino impresso nello spazio di un nome e di un cognome, quello della protagonista di “It ends with us – Siamo noi a dire basta”. Quel legame unico, istintivo, verso i fiori, verso la loro cura, l’attenzione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/it-ends-dire-basta-film/">It ends with us. Siamo noi a dire basta</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina del film</h4>
<p>“Bloom”: “sbocciare”; “Lily”: “giglio”; insieme: Lily Bloom. Un destino impresso nello spazio di un nome e di un cognome, quello della protagonista di <strong>“It ends with us – Siamo noi a dire basta”</strong>. Quel legame unico, istintivo, verso i fiori, verso la loro cura, l’attenzione nel renderli una tavolozza di colori che catturano l’occhio, riempiendolo di mille sensazioni, la giovane sembra non esserselo scelto; era predestinata a cucirselo addosso.</p>
<p>Al centro di questo film, tratto dall’omonimo romanzo di <strong>Colleen Hoover</strong>, c’è dunque Lily.</p>
<p>Il mondo della giovane prende vita in un attimo di morte: dopo il funerale del padre, la ragazza decide finalmente di trasferirsi a <strong>Boston</strong> per aprire il proprio negozio di fiori. Con le chiavi ancora in mano, e gli spazi da pulire, Lily incontra <strong>Ryle Kincaid</strong>, neurochirurgo bello e tenebroso, che si rivelerà essere il fratello della sua assistente fioraia, Allysa.</p>
<p>Ma Ryle non è un tipo da relazione stabile; a lui piacciono le avventure, cosa che spinge <strong>Lily</strong> a resistere alle sue lusinghe, frenata anche dai fantasmi traumatici di un passato che ritorna: <strong>il padre picchiava la moglie, e ha fatto lo stesso con il primo amore della figlia, Atlas.</strong> Quando finalmente Lily cede alle attenzioni di Ryle, sarà proprio l’incontro con Atlas nel suo ristorante a scatenare il lato oscuro e violento dell’uomo, con cui Lily dovrà fare i conti.</p>
<p>Il film racconta il percorso di consapevolezza di una donna maltrattata, la difficoltà di ammettere a sé stessa di trovarsi in quella situazione e l’importanza del sostegno delle persone care per aprire gli occhi. Il tema della violenza è affrontato con profondità, senza colpevolizzazioni nei confronti di <strong>Lily</strong>, senza assoluzioni nei confronti di <strong>Ryle</strong>.</p>
<p>La parabola narrativa è costruita in maniera molto intelligente partendo dal classico melodramma romantico, leggero e provocante fino ad un crescendo, disseminato da piccoli dettagli, che porta al dramma dell’abuso.</p>
<p>Lily diventa presto vittima e lo scopriamo attraverso diversi campanelli d’allarme. Gli incidenti domestici si fanno via via più gravi ed inequivocabilmente violenti, ma Lily sembra sempre voler giustificare il suo carnefice. Il film, in questo senso, è molto accurato nell’elaborazione del problema della violenza; per tante donne vittime di abusi, non si sa mai quanto possa peggiorare la situazione, finché non diventa davvero grave.</p>
<p>È grazie ad Atlas che <strong>It ends with us</strong> ci ricorda anche cosa vuol dire avere premure, attenzioni e senso di protezione verso la persona amata. È esattamente nella forbice valoriale tra <strong>Ryle e Atlas</strong> e il dislivello caratteriale che ne consegue, che si trova custodito il cuore narrativo del film.</p>
<p>Nella differenza che c’è tra un amore sbagliato e uno giusto, tra uno che abbatte l’anima e uno che la fa rifiorire. Nel mezzo c’è Lily; formidabile, mutevole, indomabile e straordinaria, e con lei il valore di una scelta che può davvero cambiare la vita di ognuno. <strong>It Ends with Us – Siamo noi a dire basta</strong>, è un film doloroso e romantico, un <strong>film-manifesto</strong> sulla violenza di genere ma anche su cosa vuol dire saper amare.</p>
<p>Negli ultimi anni le storie sterili e quelle ricche di stereotipi sono sempre più messe da parte a favore di una narrazione che in qualche modo sembra voler essere utile. Utile alle donne maltrattate, ai genitori, ai figli, a chi ha un’amica o una sorella vittima.</p>
<p>Alle ragazze, così che sappiano distinguere una relazione tossica da una sana. Ma anche e soprattutto ai ragazzi, esempi di una mascolinità diversa e non prevaricatrice,<strong> proprio come Atlas.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/it-ends-dire-basta-film/">It ends with us. Siamo noi a dire basta</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">11606</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Aforismi della pittura cieca</title>
		<link>https://www.borderliber.it/aforismi-cieco-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 03:03:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cecità]]></category>
		<category><![CDATA[Gesto]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Ombra]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Polifonie]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=10705</guid>

					<description><![CDATA[<p>Racconto di Giuseppe Bella. In copertina: &#8220;Polifonie&#8221; di Turi Sottile, anno 2001. Foto fornita dall&#8217;autore del racconto Scorticare la realtà &#8211; questo il mio sogno. Dalle cose visibili grattar via l’epidermide, per osservarne i muscoli messi a nudo, quei fasci poderosi, e i reticoli sovrapposti di arterie e vene. Percepire la voce sommessa degli oggetti, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/aforismi-cieco-racconto/">Aforismi della pittura cieca</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Giuseppe Bella. In copertina: &#8220;Polifonie&#8221; di Turi Sottile, anno 2001. Foto fornita dall&#8217;autore del racconto</strong></em></p>
<p>Scorticare la realtà &#8211; questo il mio sogno. Dalle cose visibili grattar via l’epidermide, per osservarne i muscoli messi a nudo, quei fasci poderosi, e i reticoli sovrapposti di arterie e vene. Percepire la voce sommessa degli oggetti, scorgendo non già sulla retina le loro immagini dileguanti, ma nel circolo del sangue.</p>
<p>Infrangere, infine, l’illusione delle forme, confidando nel caos delle energie ineducabili. Per anni ho perseguito questo sogno, con esiti incerti, finché nei miei occhi non cominciò a rabbuiare. Sulle prime si trattò, per paradosso, di un lume più marcato, tanto che gli oggetti si offrivano allo sguardo con una brillantezza allucinata: presto però questo fulgore, più che precisare sfocava ogni contorno, e il mio sguardo si riempiva di una nebbia in cui sagome fluttuavano &#8211; forme dall’identità malcerta.</p>
<p>L’oscurità.</p>
<p>Scomparvero i colori, non mi era più possibile vederli ma, da allora, cominciai ad averne una cognizione più viscerale. L’immaginazione è una docile serva. Se a esempio penso al rosso, non è che visualizzi l’entità di quel colore in una sua particolare gradazione o intensità o sfumatura; ma quel rosso, io lo sento; ne percepisco il fiato sulla pelle, le sue onde increspano il mio sangue.</p>
<p>È istantaneo il passaggio alla pittura.</p>
<p>Non dispongo della vista: ma l’istinto mi guida, l’esperienza soccorre quando l’afflato manca. L’odore non mi tradisce: per bizzarro che ciò sia, ogni diverso colore produce nel mio olfatto un effetto suo proprio, qualcosa di sottile, appena un fremito nelle narici, l’olezzo di un fantasma cromatico, quale io percepisco annidato in fondo al caratteri-stico sentore degli acrilici.</p>
<p>Il tatto è la mia ancella; di un determinato colore, nessuna caratteristica tangibile sfugge alla sensibilità dei polpastrelli. La mia pittura nasce dal mio corpo. Vedo con i visceri, ragiono con la pelle. I colori sono fasci di energie travolgenti, di cui è segretamente innervato l’intero mondo. Attingo questa verità attraverso l’intelligenza del mio sangue.</p>
<p>Talvolta una vampa di calore mi investe in volto, preannunciando l’urto di un fascio giallo. Se invece mi coglie il freddo, e tremo da capo a piedi, e anche il mio sangue si fa di ghiaccio, ecco che il nero effonde intorno a me il suo fiato d’abisso. Il bianco è una musica che invade il mio ventre. La mia mente è sconfinata, ha l’esatta estensione dell’universo.</p>
<p>Ho esplorato gli spazi illimitati che si distendono nel cosmo tra galassie incandescenti. Non esiste un solo punto nell’universo che sia cavo e tenebroso; gli sterminati spazi interstellari vibrano di corpuscoli, lampeggiano di infinite luci. Le radiazioni cosmiche, come io le concepisco, sono sciabolate di bianco, di rosso, di nero, di azzurro; i protoni sono colori caldi.</p>
<p>La mia pittura riflette la frenesia delle sfere celesti. A volte, al mio udito giunge l’eco dell’agonia degli astri. Il mio cuore è trafitto dall’angoscia emanata dalle stelle; esse tremano, e piangono, e strepitano precipitando nel maelström di un buco oscuro. Taluni giorni percepisco solo stridore e lotta.</p>
<p>Comunque, quando dipingo, la morte è di spalle.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/aforismi-cieco-racconto/">Aforismi della pittura cieca</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">10705</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
