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	<title>psicologia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Due milioni di baci per ridare sapore alla vita</title>
		<link>https://www.borderliber.it/due-milioni-di-baci-per-ridare-sapore-alla-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 21:19:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Due milioni di baci&#8221; di Alessandro Milan, DeA, 2019 C&#8217;è un celebre verso che definisce l&#8217;amare qualcuno come l&#8217;intraprendere un cammino infinito. Il lavoro editoriale di Alessandro Milan, Due milioni di baci, racchiude in sé proprio la grazia e la dedizione richieste quando si sceglie di prendersi cura di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Due milioni di baci&#8221; di Alessandro Milan, DeA, 2019</strong></p>
<p>C&#8217;è un celebre verso che definisce l&#8217;amare qualcuno come l&#8217;intraprendere un cammino infinito. Il lavoro editoriale di Alessandro Milan, <strong>Due milioni di baci</strong>, racchiude in sé proprio la grazia e la dedizione richieste quando si sceglie di prendersi cura di chi si ama.</p>
<p>A distanza di due anni dal debutto autobiografico con <strong>Mi vivi dentro</strong>, l&#8217;autore torna a mettersi a nudo. Se quella prima opera raccontava un&#8217;assenza, questo secondo romanzo guarda con decisione al domani.</p>
<p>È un&#8217;opera che parla di rinascita: un testo in cui emergono la determinazione di un genitore nel cogliere ogni momento della crescita dei propri ragazzi, il valore dell&#8217;amicizia vera e l&#8217;esigenza profonda di manifestare il proprio affetto alla figura materna.</p>
<p>Attraverso una narrazione che bilancia con garbo ironia e commozione, Milan guida il lettore in un processo di profonda ricostruzione personale.</p>
<p>L&#8217;illustrazione di copertina — che ritrae le ombre di un papà per mano ai suoi bambini sotto il volo di una farfalla, chiaro rimando visivo al libro precedente — suggerisce subito l&#8217;idea di un percorso in divenire. L&#8217;asse portante del libro è proprio il legame viscerale tra il protagonista e i suoi figli.</p>
<p>Questa complicità quotidiana si riflette persino nei titoli dei capitoli, tratti dai nomignoli affettuosi usati in casa, e in quel singolare &#8220;rituale dei baci&#8221; che trasforma ogni gesto d&#8217;affetto in una vera e propria conta numerica.</p>
<h3>Due milioni di baci: la misura dell&#8217;affetto</h3>
<p>Quante manifestazioni d&#8217;amore abbiamo offerto alle persone care nel corso del tempo?</p>
<p>Da questo interrogativo prende forma la riflessione dell&#8217;autore, nato dalla consapevolezza di aver diradato con gli anni i gesti d&#8217;affetto verso la propria madre:</p>
<p>Da quel giorno non avrei mai più accettato i suoi baci della buonanotte. Ero diventato grande, mio malgrado.</p>
<p>Nel timore di ripetere la stessa distanza con la nuova generazione, nasce il gioco del calcolo dei baci: una cifra che parte dalla nascita dei figli e si aggiorna costantemente.</p>
<p>Quel titolo, Due milioni di baci, è chiaramente un&#8217;iperbole poetica, una cifra simbolica destinata a essere superata sia nei numeri sia nell&#8217;intensità del sentimento. Il bacio diventa così lo strumento per restituire pienezza all&#8217;esistenza:</p>
<p>Ogni bacio dato, o mancato, per me sarebbe stato quel pizzico di sale in più o in meno che avrebbe fatto la differenza. Nella pasta, nella vita.</p>
<h3>Il valore della trasparenza</h3>
<p>In occasione di un dialogo con il pubblico a Pavia, Alessandro Milan ha sottolineato come la priorità nel suo ruolo educativo sia sempre stata la trasparenza.</p>
<p>Di fronte alla prematura scomparsa della moglie (nota ai lettori come Wondy), la scelta è stata quella di non filtrare la realtà, accompagnando i figli anche attraverso la sofferenza del lutto. Per quanto complesso possa essere affrontare un dolore precocemente, la trasparenza rimane l&#8217;unica strada verso una reale consapevolezza.</p>
<p>Troppo spesso si tende ad abbracciare solo gli aspetti piacevoli della vita, lasciando ai margini la sofferenza. L&#8217;insegnamento che emerge da queste pagine è invece l&#8217;accettazione integrale dell&#8217;esistenza: solo accogliendo il mondo nella sua totalità, con le sue gioie e le sue ferite, si conquista una sincera e profonda libertà.</p>
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		<title>Il tarlo della mente</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-tarlo-della-mente-racconto-prezioso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 10:04:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Prezioso]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il tarlo della mente&#8221; di Maria Caterina Prezioso. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Dicono di me discrete fandonie e ignobili virtù. Nessuno ha riconosciuto il mio profondo senso religioso. No, non sto scherzando o tentando la strada della satira. Sono il tarlo, il tarlo della mente, così mi hanno coniato e così mi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il tarlo della mente&#8221; di Maria Caterina Prezioso. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Dicono di me discrete fandonie e ignobili virtù. Nessuno ha riconosciuto il mio profondo senso religioso. No, non sto scherzando o tentando la strada della satira. Sono il tarlo, il tarlo della mente, così mi hanno coniato e così mi odiano nella loro indifferenza. Ho creato il primo foro nel legno della storia e il primo dubbio nella mente. Io l&#8217;ho visto, ho visto la croce e la paura di uomo.</p>
<p>Quando i colpi furibondi hanno scolpito nel legno e imbrattato con il suo sangue, ho capito. Ho capito che non avevo possibile via di fuga. Ho ritrovato in me il suo struggente dolore. Inerme, ero inerme di fronte alla sua irragionevole agonia e per la prima volta ho depositato delle uova in quel legno che era la mia casa, era la sua croce.</p>
<p>Per anni ho seminato dubbi e uova e ogni volta speravo di ritrovare quella voce e il senso di divino in un volto umano. Poi un giorno ho dormito divorando tutto il legno che riposava vicino. Per secoli la mia progenie ha divorato, scavando lunghi tunnel, creando grotte e lacerando esili zampe di gazzella, ma quel primordiale sentimento di pietà non aveva fine.</p>
<p>Mi disprezzavo, ero incapace di dare sollievo, riuscivo solo ad annegare nel loro tormento. Inerme sempre inerme. Ora dormo annichilito, da molti anni nella spalla di una scrivania anni sessanta. Quando l&#8217;hanno comprata costava lire quindici mila. Ho visto le sue mani aprire e cercare nei cassetti, ho visto le sue mani crescere, ho visto tutto e a volte sento ancora quel tocco leggero che le è rimasto.</p>
<p>Ma di quella donna un particolare mi ha sempre scosso, a volte sconcertato. Lo stesso sentimento lacerante, impotente di pietà. Per questo non l&#8217;ho mai lasciata, abbandonarla significava abbandonare in silenzio l&#8217;aula del giudizio.</p>
<p>Oggi, è successo, oggi. Ascoltava la musica di Dio e ha osservato il mio foro, allora sono uscito per trovare sollievo nelle sue carezze. Non mi aveva mai visto. Dammi quella pace che vado cercando, anche sia il tuo gesto mortale di disgusto, calce viva, murato vivo per poter urlare il mio disprezzo finalmente.</p>
<p>Lei mi guardava e rideva. Mentre percorrevo tutto il dorso esterno della spalla in cerca della sua punizione, ho sentito la musica. È stato allora. Ho riso anche io. Per la prima volta forte senza paura del mio pudore. Lei guardava, ascoltava, stabat mater dolorosa, ancora <em>quis est homo qui non fleret</em>. Ho piegato la testa per udire la fine arrivare. Forte tenace pietà senza riscatto.</p>
<p>&#8220;Per alcuni istanti ho sperato di riaverti, poi il sogno color indaco mi ha fatto intuire la necessità di un silenzio. Lontano rumori di fuoco. È struggente la mia assenza, la tua presenza ha il sapore languido di un diniego sordo&#8221;.</p>
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		<title>Dieci Minuti: superare la sofferenza dell&#8217;anima</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dieci-minuti-film-falzone-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2025 22:04:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina del film &#8220;Dieci Minuti&#8221; “Ti piace Tolstoj?&#8221; &#8220;Molto&#8221; &#8220;Lo sai che cos&#8217;era per lui la forza più grande dell&#8217;essere umano, la più stritolatrice, la più perentoria? &#8220;No&#8221; &#8220;La debolezza!&#8221; Quando Niccolò lascia la moglie Bianca, dopo 18 anni di matrimonio, lei cade dalle nuvole: non si era [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina del film &#8220;Dieci Minuti&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Ti piace Tolstoj?&#8221; </em><br />
<em>&#8220;Molto&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Lo sai che cos&#8217;era per lui la forza più grande dell&#8217;essere umano, la più stritolatrice, la più perentoria?</em><br />
<em>&#8220;No&#8221;</em><br />
<em>&#8220;La debolezza!&#8221;</em></p>
<p>Quando Niccolò lascia la moglie Bianca, dopo 18 anni di matrimonio, lei cade dalle nuvole: non si era accorta di nulla, né dell’infelicità del suo compagno di vita, né della sua relazione con un’altra donna. Da quel momento Bianca precipita in uno stato depressivo dal quale cerca di tirarla fuori una psicologa burbera, intenta a riportare la sua paziente ad un metro di realtà. Perché Bianca ha attraversato la vita, non solo il suo matrimonio, con eccessiva cautela verso se stessa, con la paura di confrontarsi con le cose che non si ritiene capace di tentare. Così la psicologa le propone un esercizio.</p>
<p>La terapia è molto semplice: dieci minuti al giorno in cui mettersi in gioco e uscire dalla propria comfort zone, facendo qualcosa di nuovo, pericoloso o stimolante. Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Eccola dunque presentarsi al funerale di uno sconosciuto, taccheggiare e persino concedersi un po’ di sesso occasionale. In questo percorso di esplorazione personale Bianca sarà affiancata da Jasmine, la sorella minore schietta e sfacciata dall’approccio alla vita opposto al suo.</p>
<p>Nella vita frenetica di tutti i giorni prendersi dieci minuti per fare qualcosa di nuovo è impossibile, quasi impensabile. È ormai inusuale potersi fermare per dedicarsi del tempo, una pratica di cui ci siamo dimenticati tra routine stancanti, veloci e sempre uguali. Uscire dalle abitudini significa abbandonare zone di comfort che noi stessi ci siamo creati, che ci fanno illudere di stare bene e che, in realtà, ci fanno svanire ogni giorno un pezzettino di più, finendo per perderci, a volte definitivamente.</p>
<p>In uno dei momenti più critici del suo disagio esistenziale Bianca si sente rivolgere una frase che le suona come una rivelazione. All’apparenza banale e un po’ scontata, la presa di coscienza che la solitudine non appartenga solo a lei, ma che sia qualcosa che accomuna l’intero genere umano. Una protagonista fragile, che prova la soluzione più estrema, un tentato suicidio, quando il peso di ciò che ha intorno la sta per schiacciare. È il senso di oppressione che <strong>Dieci minuti</strong> combatte. Che nelle parole brusche della psicoterapeuta sbatte senza mezzi termini in faccia alla sua paziente, spingendola a uscire dalla teca di vetro in cui si è auto-isolata, per liberarsi dalle manette di un’esistenza piatta.</p>
<p>Quella di Bianca è una storia piccola e qualunque, una storia certamente importante, fondamentale per lei, ma simile a milioni di altre storie essendone il dolore il tema centrale, forse il tema più universale di tutti. Ma il modo di raccontarlo che ritroviamo in <strong>Dieci Minuti</strong>, senza indulgere né sulla disperazione feroce della protagonista, che si racconta benissimo da sola tramite i suoi gesti, i suoi silenzi, i suoi movimenti rallentati, né in un’esagerata empatia pietistica è quello che, da spettatori esterni, ci aiuta ad entrare meglio in contatto con i suoi tormenti tutti individuali eppure comuni.</p>
<p>Nel caso di Bianca, in particolare, si tratta di recuperare lo sguardo e l’udito. Perché il problema fondamentale di Bianca, alla base anche della fine della sua storia d’amore con Nicolò, è che non si accorge di niente. Non vede. Non ascolta. O meglio, sente, ma non ascolta. Vede, ma non registra, non prende atto, chiusa com’è fra le quattro pareti buie della sua mente, una stanza senza porte da cui non riesce a uscire.</p>
<p>Bianca è una giornalista, scrive articoli, ma non ha mai avuto il coraggio di mettere per iscritto una propria storia. Non solo: oltre alla separazione, Bianca viene licenziata. Un periodo durissimo, che dà il preludio al film, ma le permette anche di ritrovare il senso del proprio lavoro, e della propria passione. Una delle critiche che riceve continuamente dall’ (ex) marito, e non solo da lui, è che non si rende conto di nulla.</p>
<p>Bianca vive nella sua testa, nei suoi mondi immaginari, nei romanzi che ha letto, nella vita che sogna di avere ma non ha il coraggio di vivere. Il cambio interiore, segnato da tanti avvenimenti, la porterà anche, forse a trovare l’ispirazione e il senso antico della propria passione, e a riscrivere col cuore, non parole vuote.<br />
Ed è da questa apertura che, finalmente, entra la luce che le indica la direzione da percorrere per salvarsi dalla sua buia palude.</p>
<p>Un passo alla volta, una piccola sfida alla volta, ricostruiranno in Bianca la fiducia in se stessa, rendendola cosciente che, se la verità fa paura, passarci in mezzo è l’unico modo per liberarsi dei fantasmi alimentati, spesso, dalla propria prigione mentale.</p>
<p>Un’opera che nella sua semplicità scava con intelligenza nella sofferenza di un’anima alle prese con la quota inevitabile di sofferenza di cui è fatta ogni vita, e con la sua ricerca della strada giusta per non lasciarsi annientare.</p>
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		<title>Autopsia di un dolore di Sarah Grisiglione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/autopsia-di-un-dolore-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 22:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Clelia Moscariello. In copertina: &#8220;Autopsia di un dolore&#8221; di Sarah Grisiglione, Algra editore, 2025  Autopsia del dolore è un&#8217;opera letteraria che oserei definire “disturbante” in quanto essa non può non scuotere e sconvolgere colui o colei che si approccia alla sua lettura. Il componimento narrativo possiede, al suo interno, la figura chiave di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Clelia Moscariello. In copertina: &#8220;Autopsia di un dolore&#8221; di Sarah Grisiglione, Algra editore, 2025 </strong></p>
<p><strong>Autopsia del dolore</strong> è un&#8217;opera letteraria che oserei definire “disturbante” in quanto essa non può non scuotere e sconvolgere colui o colei che si approccia alla sua lettura. Il componimento narrativo possiede, al suo interno, la figura chiave di Aurora, personaggio assai intricato, complesso e dalle tante sfaccettature. Aurora è una talentuosa e affascinante psicoterapeuta trentacinquenne, lei, con il suo fare ammaliante e aggraziato e la sua essenza, al tempo stesso estremamente sofisticata e raffinata eppure anche terribilmente e intimamente vulnerabile, non impiegherà molto a sedurre e intenerire chi legge la narrazione.</p>
<p>La vita di Aurora è stata, fin dal suo principio, giungendo ai tempi del racconto, attraversata e dilaniata da diversi e impegnativi dolori e lutti, a partire da quello vissuto a causa della morte di sua nonna materna, uccisa da un cancro, arrivando a quello, probabilmente ancora in via di elaborazione, del suicidio della sua amata ma anaffettiva madre, Clara.</p>
<p>Il fulcro della narrazione comincia a dipanarsi via via, in seguito alla sua ultima perdita, quella dolorosa almeno quanto le precedenti, del suo caro nonno, il famoso psichiatra, Giovanni, al quale sua nipote, Aurora, si era sempre sentita, senza ombra di dubbio, legata in modo molto profondo e indissolubile, quasi misterioso, il cui motivo verrà fuori in seguito.</p>
<p>Il nocciolo della questione per la psicologa Aurora emergerà e saprà svelarsi in modo progressivo sia a sé stessa, che al suo lettore ignaro, mediante l’utilizzo del duplice strumento del lavoro di terapista e della lettura del diario della sua figura materna. Ma sarà soprattutto il ritrovamento del diario della compianta Clara che permetterà alla giovane e promettente psicoterapeuta, Aurora, di sciogliere, a uno a uno, i nodi irrisolti che appartengono al suo trascorso personale ma anche al suo presente tormentato, e di venire così a conoscenza di una verità attinente al suo passato assai impegnativa e dura, ma comunque a lei necessaria.</p>
<p>Verità che verrà irrimediabilmente mostrata anche a chi legge la narrazione mediante lo stratagemma narrativo di diversi e molteplici flashback e ricordi. Aurora individuerà, infine, seppur con una comprensibile e considerevole fatica, il coraggio di provare e riuscire ad accogliere il proprio vissuto e di decidere di riunire le proprie energie per abbandonare il bagaglio dei propri traumi e dolori, in modo particolare, in base alle recenti rivelazioni impressionanti e scioccanti, nel corso di un percorso in andirivieni e talvolta in bilico tra le città di <strong>Milano e Catania</strong>, così come tra passato, presente e futuro.</p>
<p>Il lettore, incredulo e stupito, si troverà anche lui, ancora una volta, parimenti, a tifare, con tutte le sue forze, per il riscatto emotivo di una tanto fragile e delicata “creatura”, confidando nel suo affrancamento definitivo dalla prigione subdola della sofferenza interiore.</p>
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		<title>Psicanalisi della società contemporanea: l&#8217;amore secondo Fromm</title>
		<link>https://www.borderliber.it/psicanalisi-della-societa-contemporanea-fromm/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2025 22:01:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Francoforte]]></category>
		<category><![CDATA[Fromm]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Domenica Frontera. &#8220;Psicanalisi della società contemporanea&#8221; di Erich Fromm, Mondadori, 1987 In &#8220;Psicanalisi della società contemporanea&#8221;, scritto nel 1955, Erich Fromm cerca di dimostrare, andando oltre le prospettive materialistiche e deterministiche del XX secolo, che l&#8217;uomo non è soltanto costituito e diretto nel suo agire dagli istinti, ma è soprattutto animato dal suo fondamentale [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Domenica Frontera. &#8220;Psicanalisi della società contemporanea&#8221; di Erich Fromm, Mondadori, 1987</strong></p>
<p>In <strong>&#8220;Psicanalisi della società contemporanea&#8221;</strong>, scritto nel 1955, <strong>Erich Fromm</strong> cerca di dimostrare, andando oltre le prospettive materialistiche e deterministiche del XX secolo, che l&#8217;uomo non è soltanto costituito e diretto nel suo agire dagli istinti, ma è soprattutto animato dal suo fondamentale bisogno di essere in relazione con il prossimo.</p>
<p>Infatti anche se tutti i suoi bisogni fisiologici fossero soddisfatti, egli avrebbe sempre coscienza di essere un animale <strong>&#8220;gettato nella vita&#8221;</strong>, un <strong>&#8220;grido impotente nella notte&#8221;</strong> che esprime la ricerca di un aiuto, di una presenza; del senso ultimo del suo esistere.</p>
<p>Per lo<strong> psicanalista di Francoforte</strong> la necessità di unirsi ad altri esseri viventi e di esser loro collegato è &#8220;un bisogno imperativo, forte come gli stessi istinti, dal cui soddisfacimento dipende la salute psichica della persona.&#8221;</p>
<p>La relazionalità appare, dunque, come il fondamento della stessa natura dell&#8217;uomo e costituisce il bisogno presente in tutti i fenomeni che costituiscono l&#8217;intera gamma degli intimi rapporti umani, di tutte le passioni che sono chiamate amore, nel più largo senso della parola.</p>
<p>Questa relazione può essere cercata e raggiunta in diversi modi. Il primo è il modo della <strong>&#8220;Sottomissione&#8221;</strong>, cioè quell&#8217;atteggiamento che porta l&#8217;uomo a sottomettersi ad una persona ad un gruppo, ad una istituzione, a Dio. In questo tipo di relazione l&#8217;essere umano supera la sua solitudine diventando parte di qualcosa o di qualcuno più grande di lui e si assicura una identità in rapporto al potere cui è sottomesso.</p>
<p>Un&#8217;altra possibilità di vincere questo isolamento, questa sensazione di essere stato cacciato da un presunto paradiso, si può manifestare in quelle forme di relazioni caratterizzate dal <strong>&#8220;Dominio&#8221;</strong>. L&#8217;uomo può cercare di unirsi all&#8217;altro e al mondo &#8220;dominandolo&#8221;, facendo in modo che gli altri diventino una vera e propria parte di sé risolvendo così, per mezzo dell&#8217;autoritarismo e del possesso, la sua angoscia esistenziale.</p>
<p>L&#8217;elemento comune sia alla sottomissione sia al dominio è l&#8217;aspetto simbiotico di queste &#8220;unioni&#8221;. Esse distruggono quella identità personale e quel senso di comunione che si stava cercando di costruire perché invece di sviluppare l&#8217;integrità e la maturità <strong>&#8220;dell&#8217;esserci&#8221;</strong> lo rendono schiavo della sottomissione e del controllo su gli altri. Assistiamo quindi all&#8217;emergere della maschera della nevrosi, a quell&#8217;uno, nessuno e centomila di pirandelliana memoria.</p>
<p>Per Fromm una sola relazione può soddisfare il bisogno di unire se stessi al mondo e di conseguire nello stesso tempo un senso di dignità e di individualità: l&#8217;Amore.</p>
<p>L&#8217;amore è infatti unione con qualcuno o qualche cosa, al di fuori di se stessi, che consente di superare l&#8217;isolamento e di realizzare la propria identità. È un&#8217;esperienza di partecipazione, di comunione, che consente la massima realizzazione dell&#8217;attività interiore di ciascuno. &#8220;L&#8217;esperienza dell&#8217;amore elimina la necessità dell&#8217;illusione&#8221; ed evita il bisogno di maschere perché è esperienza di solidarietà e di incontro reale con il nostro prossimo.</p>
<p>Nell&#8217;atto amoroso non c&#8217;è motivo né di sottomettersi né di dominare perché non c&#8217;è bisogno di esaltare l&#8217;immagine dell&#8217;altra persona o di se stessi. L&#8217;Amore, per l&#8217;esponente della cosiddetta Scuola di Francoforte, è &#8220;percepito&#8221; e vissuto, nella società contemporanea, in modo estremamente narcisistico perché dipendente dall&#8217;attuale sistema economico troppo impersonale e competitivo.</p>
<p>Esso tende a ridurre a merce di scambio anche le emozioni, fino coprire con il suo ottuso &#8220;rumore di niente&#8221; il &#8220;grido di aiuto dell&#8217;uomo&#8221;; quella domanda di senso che attende di essere presa in considerazione e che non può essere elusa o narcotizzata dall&#8217;effimero possesso delle cose e dal culto del sé.</p>
<p>Secondo Erich Fromm, quindi, l&#8217;occidente vive una psicopatologia collettiva dominata da tratti narcisistici che impediscono una armoniosa crescita dell&#8217;umano e ci consegnano inevitabilmente ad una sola e distruttiva realtà: quella dei suoi processi mentali, delle sue sensazioni e dei suoi bisogni che ignorano completamente la vita come relazionalità concreta e reale.</p>
<p>Il mondo esterno non è più la natura ma la legge del mercato e<strong> &#8220;l&#8217;altro da me&#8221;</strong> non è mai <strong>&#8220;esperito&#8221;</strong> e conosciuto ma solo inteso come un oggetto utile o non utile al desiderio di un Ego sempre più insicuro, astratto e collettivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/psicanalisi-della-societa-contemporanea-fromm/">Psicanalisi della società contemporanea: l&#8217;amore secondo Fromm</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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