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	<title>Psiche Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Un inguaribile nichilista</title>
		<link>https://www.borderliber.it/un-inguaribile-nichilista-borderliber-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 08:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un inguaribile nichilista&#8221; è un racconto di Martino Ciano. L&#8217;immagine di copertina è stata creata con l&#8217;intelligenza artificiale Un inguaribile nichilista aveva aperto la finestra e in quel gesto trovò una buona occasione per spiccare il volo. In quel pensiero racchiudeva il suo entusiasmo per il panorama: il sole che stava sorgendo mentre nel cielo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Un inguaribile nichilista&#8221; è un racconto di Martino Ciano. L&#8217;immagine di copertina è stata creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Un inguaribile nichilista aveva aperto la finestra e in quel gesto trovò una buona occasione per spiccare il volo. In quel pensiero racchiudeva il suo entusiasmo per il panorama: il sole che stava sorgendo mentre nel cielo un paio di nuvole scivolavano come pinguini sul ghiaccio. In strada uno spazzino giovane e mingherlino bestemmiava per il freddo. Il ragazzo con la tuta blu a strisce gialle-catarifrangenti posava la scopa e si aggiustava il berretto di lana. Sembrava quello dell&#8217;urlo di Munch, sembrava uno che voleva ammazzare il primo che gli capitasse davanti.</p>
<p dir="ltr">Un inguaribile nichilista aveva abbandonato l&#8217;idea di buttarsi di sotto. Dopotutto si era appena svegliato, aveva dormito bene, senza interruzioni, voleva comunque godersi quell&#8217;ennesimo giorno, ascoltare le notizie quotidiane, le tribune politiche, ingozzarsi la mente di domande, trovare risposte di poco conto ma comunque concilianti. Lui a differenza dello spazzino non voleva ammazzare nessuno, forse neanche sé stesso. Ci aveva pensato solo un attimo. Ma era stato un capriccio della mente, quindi non era colpa sua. I pensieri a volte nascono e muoiono per loro stessi.</p>
<p dir="ltr">Uscì di casa, andò nel cortile. Lo spazzino era lontano, fischiettava in un&#8217;altra strada. Il tono sembrava allegro, forse si era riscaldato. L&#8217;inguaribile nichilista invece guardò la finestra da cui si era affacciato qualche minuto prima. Era posta tutt&#8217;al più a circa quattro metri dal suolo, quindi se si fosse lanciato da lì non sarebbe incappato nella morte, ma in qualche frattura multipla, magari anche in un trauma cranico con incalcolabili conseguenze. Quindi si mise a cantare anche lui e subito fu circondato dai suoi otto gatti che, miagolando, gli facevano capire di avere fame. E lui li sfamò.</p>
<p dir="ltr">Fatto questo se ne andò davanti alla televisione a bere un caffè che aveva avuto la forza di prepararsi. Le bombe erano cadute, donne e bambini erano morti, uomini innocenti erano rimasti sotto le macerie, la disoccupazione era scesa solo per gli over cinquanta, quel giorno l&#8217;oroscopo gli consigliava prudenza negli affari, soprattutto in quelli di cuore. Fece uno starnuto, mentre la voce della giornalista annunciava che era un giorno di festa nazionale, un giorno che aveva a che fare con la liberazione da qualcosa. Però niente liberava lui dall&#8217;apatia.</p>
<p dir="ltr">Un inguaribile nichilista non aveva che un sogno, aprire un pacco di biscotti seguendo perfettamente la linea tratteggiata. Se ci fosse riuscito, sarebbe stato orgoglioso di sé. Ci riuscì senza impegnarsi troppo e questo lo rattristò, non pensava di essere diventato geniale, era stato solo un colpo di fortuna. Era sempre quella finestra aperta appena svegliatosi il suo pensiero fisso, anzi ricreativo. Morire per rinascere: ecco la sfida.</p>
<p dir="ltr">Un inguaribile nichilista si sedette in poltrona e si accese una sigaretta. Aveva già sentito troppi inni alla vita. Doveva trovare una scusa per distruggere la serafica armonia di quel giorno. Intanto le nuvole coprivano il sole, un tuono annunciava la pioggia. Il meteo era mutato all&#8217;improvviso, le previsioni non ci avevano azzeccato. Forse, era un messaggio per lui.</p>
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		<title>Ter(r)apeutica. Luca Chendi e la rielaborazione del senso</title>
		<link>https://www.borderliber.it/terrapeutica-luca-chendi-e-la-rielaborazione-del-senso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 00:05:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina &#8220;Ter(r)apeutica&#8221; di Luca Chendi, Lieto Colle, 2023 Rielaborare persino ciò che si pensava di aver cancellato, portarlo su un terreno solido sul quale osservarlo, confrontarlo con ciò che si è diventati, con occhi nuovi e sensazioni emancipate. La poesia di Luca Chendi è un processo; pesca da &#8220;ciò che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina &#8220;Ter(r)apeutica&#8221; di Luca Chendi, Lieto Colle, 2023</strong></p>
<p>Rielaborare persino ciò che si pensava di aver cancellato, portarlo su un terreno solido sul quale osservarlo, confrontarlo con ciò che si è diventati, con occhi nuovi e sensazioni emancipate. <strong>La poesia di Luca Chendi è un processo; pesca da &#8220;ciò che è stato&#8221; per poi riutilizzare ogni elemento.</strong></p>
<p>Non è solo lo scorrere del tempo che muta le nostre impressioni su qualcosa, ma anche <strong>ciò che a primo acchito è rimasto irrisolto, sospeso</strong>. D&#8217;altronde, niente e nessuno possono toglierci ciò che abbiamo vissuto; al massimo <strong>dimentichiamo per distrazione o per proteggerci</strong>, ma è solo un momento. Le lacrime per le cose sono sempre vive.</p>
<p><em>Ora però, se penso le tracce, il percorso/dell&#8217;inverno su di me, si accende una luce/tu che resti più a lungo del luogo/come se la nascita fosse il salto/in lungo di molte stagioni.</em></p>
<p>I versi di Luca Chendi sono quieti, figli della meditazione, della riflessione. <strong>Contengono interpretazioni, richiamano il passato</strong> e ne fanno presenza ed essenza vivente del <strong>qui-ora</strong>. È la forza dell&#8217;analisi che ha riabilitato non solo &#8220;i fatti&#8221;, che nessuno potrà mai cancellare, ma anche tutte &#8220;le emozioni&#8221;. Sono proprio le emozioni che parlano per mezzo del poeta. Sono le prime impressioni che invadono lo spazio infinito nel quale lo sguardo di questo osservatore immobile, <strong>punto fisso nel caos</strong>, non può fare altro che perdersi.</p>
<p>Terapia non è qui inteso come &#8220;processo curativo&#8221;, ma come <strong>&#8220;coraggio di affrontare nuovamente il passato&#8221;</strong>. Si spezza così il connubio tra la vita e la morte. Entrambe non possono essere considerate eventi, ma fatti ordinari del tutto naturali. Tutto si svolge qui, sulla Terra, la quale rappresenta l&#8217;unico luogo che possiamo conoscere e abitare; il resto potrebbe essere solo un &#8220;eccesso di speranza&#8221;.</p>
<p><em>Non vedrò così le ombre assenti/gli odori, gli aromi del frutteto/nessun dolore se non dolore cieco/è notte tra gli occhi il mio sollievo.</em></p>
<p><strong>In Ter(r)apeutica, </strong>Chendi disegna tra queste pagine un&#8217;immagine nuova della malinconia. <strong>Nonostante la giovane età, sa raccontare in versi quel passaggio in cui la ferita si cicatrizza e si accetta</strong>, si guarda con serenità, come necessario segno della vita.</p>
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		<title>Il grido di Pan. Matteo Nucci e le radici della psiche</title>
		<link>https://www.borderliber.it/grido-pan-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 01:26:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Riccardo Mondo. In copertina &#8220;Il grido di Pan&#8221; di Matteo Nucci, Einaudi, 2023 Il lungo viaggio simbolico, che Il grido di Pan di Matteo Nucci ci offre alla consapevole paura del morire che conduce alla rinuncia del vivere, è di grande nutrimento ed è un grande dono per un autore che ha dedicato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Riccardo Mondo. In copertina &#8220;Il grido di Pan&#8221; di Matteo Nucci, Einaudi, 2023</strong></p>
<p>Il lungo viaggio simbolico, che <strong>Il</strong> g<strong>rido di Pan di Matteo Nucci </strong>ci offre alla consapevole paura del morire che conduce alla rinuncia del vivere, è di grande nutrimento ed è un grande dono per un autore che ha dedicato diversi volumi al mondo greco, come <strong>Le lacrime degli eroi</strong> (2013), <strong>L’abisso di Eros</strong> ( 2018 ) <strong>Achille e Odisseo</strong> (2020).</p>
<p>Tutti noi guardiamo alla<strong> Grecia</strong>, cercandovi la gloria del passato, la perfezione, la bellezza formale, la lucidità dello spirito. Nella sua mitologia e nella sua filosofia andiamo alla ricerca delle nostre origini, perché è lì che la nostra cultura ebbe inizio. <strong>Ma noi ci rivolgiamo alla Grecia per ricercarvi soprattutto una comprensione psicologica delle nostre vite oggi, qui, nella nostra ora.</strong></p>
<p>Nessun’altra mitologia può vantare un grado di complessità e sistematicità tanto elevata quanto quella greca. <strong>La Grecia fornisce un modello policentrico che è il frutto del suo politeismo riccamente elaborato.</strong> Questa varietà fantastica offre multiformi fantasie atte a riflettere le molte possibilità. Questa Grecia fantastica e mitica, è una Grecia interiore della mente che è soltanto indirettamente connessa con la geografia e con la storia effettive.</p>
<p>E allora, dice bene <strong>Matteo Nucci quando ricorda che la sfida per la sapienza non è antica ma è attuale, fuori da ogni tempo</strong>; l’origine della sapienza non ha mai avuto fine. E ragiona bene l’autore quando ricorda come noi, o molti di noi, ci dibattiamo tra l’idiozia di chi non vuole vedere oltre il proprio naso, presi dalle proprie coazioni, e l’inconoscibile sapienza degli dei. <strong>Possibile quindi ritrovare una strada di mezzo per chi nella controra ricerchi scintille sapienziali.</strong></p>
<p>A quest’ultimi, la Grecia dei grandi filosofi e mitologi permane come un paesaggio interiore, come una metafora del regno immaginale che ospita gli archetipi sotto forma di dei. <strong>Allora leggendo il grido di Pan, la nostra fantasia arretra nel mitico, nel non fattuale e non storico e così può re-immaginare quelle che sono le sue difficili situazioni fattuali e storiche da un più vantaggioso punto di vista.</strong></p>
<p>Sono d’accordo con Matteo Nucci, il grido di Pan, è attuale per le nostre vite, è fecondo e vitale e ci riguarda tutti. Io, da psicoanalista, ho ritrovato in questa lettura molto di ciò che conosco e sperimento nella mia pratica clinica, negli incontri giornalieri con i miei pazienti. <strong>Ricorda Jung che gli antichi dei nei tempi moderni si manifestano nelle malattie, e tra questi, Pan, il dio capro, è la presenza più costante negli spazi terapeutici.</strong></p>
<p>Il dio Pan si manifesta nel sintomo più comune e attuale tra i disturbi psicologici: <strong>l’attacco di panico che punisce i nostri inutili quanto eccessivi tentativi di controllo del vivere.</strong> La nostra stessa società, costruita per consumare illimitatamente, per negare la morte, è in preda ad un profondo attacco di panico. Le disordinate, confuse, isteriche e soprattutto repressive reazioni collettive ad ogni evento che sfugge al nostro controllo ne sono conseguenza, <strong>per questo la lettura di ogni libro che riporti alla sapienza greca diviene una vera e propria via terapeutica.</strong></p>
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		<title>La Terapia. &#8220;La follia, l&#8217;identità e la schizofrenia&#8221;. La serie di Fitzek</title>
		<link>https://www.borderliber.it/terapia-serie-televisiva-falzone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 01:06:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina de &#8220;La Terapia&#8221; Cosa succede nella mente dell’uomo quando arriva il momento in cui impazzisce? Quali sono i meccanismi che rendono la mente umana pazza? E perché si arriva a questo punto? Viktor Larenz è un ricco e brillante psichiatra di Berlino. La sua vita però va [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina de &#8220;La Terapia&#8221;</strong></em></p>
<p>Cosa succede nella mente dell’uomo quando arriva il momento in cui impazzisce? Quali sono i meccanismi che rendono la mente umana pazza? E perché si arriva a questo punto?</p>
<p><strong>Viktor Larenz</strong> è un ricco e brillante psichiatra di <strong>Berlino</strong>. La sua vita però va improvvisamente in frantumi quando la figlia dodicenne <strong>Josy</strong>, affetta da una malattia sconosciuta, scompare senza lasciare traccia durante una visita nello studio del dottore che la ha in cura. Nessun testimone, nessun indizio, nessun cadavere.</p>
<p><strong>Viktor</strong> la cerca ovunque senza mai rassegnarsi, sacrificando la carriera e il matrimonio. Due anni dopo, mentre si trova bloccato su un’isola a causa di una tempesta, l’uomo riceve la visita di un’enigmatica e inquietante scrittrice di libri per l’infanzia, <strong>Anna Spiegel</strong>. La donna vuole assolutamente entrare in terapia con lui perché, in qualche modo, è perseguitata dai suoi personaggi, i quali hanno la capacità di diventare reali.</p>
<p>Uno di essi, in particolare, somiglia in modo impressionante a Josy: <strong>si tratta di Charlotte, la protagonista del suo ultimo romanzo, che ha gli stessi sintomi della piccola e deve sfuggire a un’identica minaccia.</strong> Ma chi è davvero Anna Spiegel? Le sue allucinazioni sono il semplice frutto di una mente schizofrenica o nascondono indizi che potranno aiutare Viktor a risolvere il mistero della scomparsa della sua bambina?</p>
<p>La mente umana è imperscrutabile; l’accesso ai suoi infiniti e tortuosi meandri richiede spirito di sacrificio, continuo studio e sperimentazione, con l’auspicio che si possano aprire determinate porte. <strong>La trama di questa serie, thriller psicologico adattamento del giallo omonimo di Sebastian Fitzek</strong>, eccezionale a mio parere,<strong> si basa, appunto, sulla complessità della nostra interiorità.</strong> Molto labile il confine tra ciò che definiamo <strong>“normale”</strong> e quello che può rivelarsi un baratro che sconfina in altri mondi definiti “irreali”.</p>
<p>La speranza può diventare una malattia per la mente; ma se la mente è già malata, la speranza può esserne una terapia, una cura seppur momentanea e non definitiva. <strong>La Terapia</strong> è una serie affascinante che mette a nudo la fragilità della psiche umana e i suoi drammatici risvolti. Speranze, illusioni e malattie mentali si mischiano in un vortice angosciante e pericoloso, e <strong>per Viktor diventa sempre più difficile riuscire a distinguerle e venire a capo del mistero che lo ossessiona da anni.</strong></p>
<p>Il confine tra sanità e follia, tra realtà e allucinazioni, <strong>in cui non si capisce chi immagina chi, cosa è vero e cosa no</strong>, è un territorio ampiamente esplorato in numerose opere letterarie e cinematografiche, ma Fitzek riesce ad imbastire una trama originale, capace di catturare il lettore e portarlo con sé nell’abisso che il protagonista è costretto ad affrontare, in un crescendo di orrore e rivelazioni terrificanti.</p>
<p>Separato dal mondo, su di un’isola, preda della furia degli elementi e con il solo contatto sporadico e nient’affatto rassicurante di qualche paesano e di Anna, <strong>Viktor si ritrova in un incubo la cui unica via d’uscita lo farà piombare, forse, in un inferno ancora peggiore.</strong></p>
<p>Inquietante ed amaro. Un abisso di punti interrogativi e psicosi. Un susseguirsi di colpi di scena, di certezze che si trasformano in dubbi, di personaggi che nascondono qualcosa. Il tutto viaggiando in bilico tra realtà e illusioni. Giocando molto sui disturbi mentali dei personaggi ma senza eccedere, in modo da non trascendere nell’assurdo ma di sfiorarlo per camuffare la realtà. <strong>Tutto diventa il contrario di tutto e nel momento in cui sembra che si sia giunti alla conclusione, ecco che si fanno passi indietro e il castello che si era appena costruito cade irrimediabilmente</strong>, sostituito da un altro ancora più complesso e strutturato.</p>
<p>Tra un indizio, un chiarimento e una nuova teoria, il mistero della scomparsa della piccola <strong>Josy</strong> sembra avvicinarsi sempre più alla soluzione. <strong>Ma le cose sono davvero come sembrano?</strong> Mentre le congetture si susseguono senza sosta e nuovi elementi scalzano le precedenti certezze, si giunge a una conclusione sorprendente e del tutto inaspettata e lo<strong> shock</strong> è assolutamente improvviso e inevitabile.</p>
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		<title>Demoniaca sazietà</title>
		<link>https://www.borderliber.it/demoniaca-sazieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 01:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Brivido]]></category>
		<category><![CDATA[Fame]]></category>
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		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Albino Console e Mariasole Orrico. La vignetta è di Kirill Scalirò Il pacco di biscotti al cioccolato, ormai vuoto e accartocciato su sé stesso, giaceva a terra. Maia, stravolta e con gli occhi spenti, fissava la ceramica bianca, in attesa di trovare le forze per perdere ancora una volta. Voleva liberarsi del senso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Albino Console e Mariasole Orrico. La vignetta è di Kirill Scalirò</strong></em></p>
<p>Il pacco di biscotti al cioccolato, ormai vuoto e accartocciato su sé stesso, giaceva a terra. Maia, stravolta e con gli occhi spenti, fissava la ceramica bianca, in attesa di trovare le forze per perdere ancora una volta. Voleva liberarsi del senso di colpa, per sentirsi vuota anche lei, proprio come quel pacco di biscotti al cioccolato, finalmente libera.</p>
<p>Erano le dieci di sera, la fine di una giornata orrenda come sempre, pensante come gli ultimi anni. Pesante come lei.</p>
<p>Anche questa volta aveva perso, ma non aveva ottenuto la sconfitta che desiderava. Lei voleva perdere riuscendo finalmente a vomitare, i biscotti, come quel senso di angoscia che la attanagliava ogni volta che non riusciva a trattenersi e mangiava, fino a stare male. Ma la sua sconfitta più grande era quella di non riuscire a vincere nemmeno in questo.</p>
<p>Nemmeno quando la vittoria sarebbe stata, in verità, una perdita. Avrebbe dato qualsiasi cosa per essere magra, per assomigliare un po’ di più alle sue compagne di classe, le stesse che tanto odiava e che ogni giorno si prendevano gioco di lei, trattandola come se fosse un mostro.</p>
<p>Come se il suo enorme corpo fosse composto di sola cattiveria. Lo spesso strato di lardo che la circondava, le impediva di vivere, di correre, di avere amici. Impediva alle parole che aveva voglia di urlare di venir fuori, come se il grasso potesse bloccare anche la sua voce, le sue emozioni. Crolla sul letto, che si piega sotto il suo peso.</p>
<p>È una serata calda, più di quanto sia normale nella seconda metà di giugno. Maia non riesce a prendere sonno, continua a rigirarsi nel letto, tormentata dal pensiero delle continue prese in giro dei suoi compagni di scuola, almeno la scuola è finita e per due mesi non dovrà vederli, forse questo le darà un po’ di pace.</p>
<p>Poi pensa al mare, alla vergogna che prova ogni anno nel mostrarsi in costume. Il caldo diventa sempre più insopportabile, così decide di alzarsi, per bere dell’acqua fresca. Arrivata davanti al frigorifero, lo apre, ma quello che vede al suo interno la sorprende: una gigantesca torta al cioccolato. Nessuno può averla preparata, i suoi genitori sono fuori per lavoro.</p>
<p>“So che vuoi mangiarla” gracida una voce demoniaca alle sue spalle. Maia si volta lentamente, terrorizzata. Un gigantesco quanto immondo essere dai grandi occhi rossi, le sorride, maligno. Lei vorrebbe scappare, ma non può farlo, le gambe sembrano non rispondere ai comandi.</p>
<p>“Voglio fare un patto con te” continua la bestia. “Mangia quella torta, mangiarla tutta. Non devi lasciarne neanche una briciola. Se lo farai, io ti darò quello che desideri. Tu ricambierai il favore dando a me quello che desidero. La tua vendetta sarà più dolce di questa torta”.</p>
<p>Il caldo è insopportabile. Maia si risveglia nel suo letto, terrorizzata e madida di sudore. Si alza velocemente, in modo più agile di quanto non abbia mai fatto. Accende la luce. Quello che vede nel grande specchio a muro della sua stanza, la lascia attonita. Senza parole. Poggia le mani sul suo ventre piatto, poi le guarda, sono completamente sporche di cioccolata, così come la sua faccia. Improvvisamente, sente un fortissimo crampo allo stomaco.</p>
<p>Ha fame.</p>
<p>Una fame nera e mai provata prima, nemmeno durante i suoi periodi più bui. Una fame che deve sedare immediatamente, altrimenti, teme, le farà perdere il senno. Quello che sembrava solo un terrificante incubo, era invece reale, quanto la sua immagine allo specchio. Aveva stretto un patto con un demone. Un demone che già pretendeva di essere pagato. Un demone che pretendeva ora, che lei si cibasse di carne umana. Dopo tanti anni di umiliazioni, Maia non aveva nessun dubbio su quella che doveva essere la sua prima vittima, non provava nemmeno pena per lei. Elena, la sua biondissima compagna di classe, era bella, bellissima. Magra quanto affabile. La sua effimera bellezza era paragonabile solo alla sua cattiveria.</p>
<p>Quante volete aveva desiderato di sparire o addirittura di essere morta, pur di non doverla rivedere mai più. Elena avrebbe capito finalmente tutto il male che le aveva fatto. Avrebbe scoperto la sofferenza. Maia sapeva perfettamente dove trovarla, quella sera lei e tutti gli altri ragazzi della scuola, almeno quelli più “popolari” avrebbero partecipato ad un party, per festeggiare l’inizio dell’estate.</p>
<p>Lì la sua rivale avrebbe trovato la morte.</p>
<p>Erano da poco passate le ventitré, quando Maia fece il suo ingresso nella grande villa sul mare della sua compagna di classe, perché Elena, oltre ad essere bella e perfida, era anche vergognosamente ricca, anche troppo per il piccolo paese dove abitavano.</p>
<p>Lo scenario era perfetto, fiabesco, niente di quella calda notte lasciava presagire l’inferno che di lì a poco si sarebbe scatenato. La villa era decorata con addobbi floreali, i colori dominanti erano il bianco ed il rosa. La musica suonava forte, molti erano già ubriachi o fatti di chi sa che altro. Quando Maia fece il suo ingresso nella stanza, il tempo sembrò fermarsi, tutti guardavano lei.</p>
<p>Per un attimo si sentì a disagio, quasi come accedeva ogni volta che varcava la soglia della scuola, ma questa volta la guardavano per un motivo diverso: lei era fantastica. Gonfia, ma questa volta non per i chili di troppo ma per il peso del suo ego e della sua rabbia, iniziò a guardarsi intorno, in attesa di vedere la sua nemica.</p>
<p>Non ci mise tanto a trovarla, era sempre la solita, al centro dell’attenzione e priva di ogni senso del pudore, si stava scatenando in un ballo libidinoso e vergognoso. Anche Maia si mise a ballare, in pochi istanti, tutti gli occhi che fino a poco prima erano puntati su Elena, erano su di lei.</p>
<p>“Non ti ho mai vista da queste parti” la voce di Elena era sicura, decisa, ma Maia si rendeva perfettamente conto che la sua rivale stava ribollendo di rabbia.<br />
“Sono nuova, mi hanno detto che a questa festa avrei trovato gli amici giusti, che qui ci sarebbero state tutte le persone che contano. A chi devo chiedere per trovare qualcosa di buono da bere?” rispose lei.<br />
“Ti faccio strada, così avremo modo di parlare da sole, potrò spiegarti come funzionano le cose da queste parti” con queste parole, Elena si incamminò verso l&#8217;ingresso.</p>
<p>Mentre la seguiva, Maia pensò che fosse davvero facile prendersi gioco di lei e scoprì una nuova caratteristica della sua più grande nemica: bella, quanto perfida, quanto stupida.</p>
<p>Elena, dopo aver preso due bicchieri di vodka, la condusse in uno studio. Enormi tende coprivano le grandi vetrate che davano sul giardino, una libreria immensa, faceva da perimetro a due delle parenti della stanza scarlatta.</p>
<p>“Che grande spreco” pensò, “probabilmente Elena non aveva letto nemmeno uno di quei libri”.</p>
<p>I rumori della festa, da quella stanza, assomigliavano ad un lontano brusio, le ricordarono le voci dei suoi genitori, che sentiva provenire dalla cucina quando da bambina cercava di prendere sonno nel suo letto, facendola sentire al sicuro.</p>
<p>“Ti hanno detto la verità, a questa festa sono state inviate tutte le persone che contano” le parole di Elena la distolsero dai suoi pensieri.<br />
“Io posso fare in modo che la tua permanenza nella mia casa e fra i miei amici sia meravigliosa, ma ci sono delle regole da rispettare.<br />
Non provare mai più a metterti in mostra come hai fatto poco fa altrimenti ci saranno delle conseguenze…” continuò a parlare, ma a quel punto Maia non sentiva più, la rabbia era troppa.</p>
<p>La sua fame era troppa.</p>
<p>Avrebbe voluto gustarsi quel momento, far in modo che avesse una sorta di morale. Auspicato un compensamento cosmico, proprio come alcune volte avviene nei film horror.  Una vittima che diventa finalmente carnefice del mostro e lo uccide urlandogli contro i suoi peccati. Ma non è questo quello che accade, in un solo balzo le fu al collo. La sua bocca si aprì, deformandosi in modo disumano, i suoi denti diventarono enormi ed affilatissime lame.</p>
<p>Pochi secondi dopo, un sapore forte e ferroso le invase la bocca. Maia, fu presa da una frenesia indescrivibile e poté sentire gli ultimi battiti del cuore della sua vittima, mentre guardava la vita abbandonare i suoi occhi. Ed anche se solo per un secondo, Elena, la aveva riconosciuta. Fu così, che per la prima volta nella sua vita, Maia si sentì finalmente sazia.</p>
<p>Quando tornò nel giardino, nulla era cambiato, tutti ballavano, tutti continuavano a divertirsi. Nessuno immaginava l’orrore che si era consumato a pochi passi dal loro buffet. Si sentiva ubriaca, anche senza aver bevuto di gioia, di potere, di vendetta. Se quello era il prezzo da pagare, lei era disponibile a farlo. Si sarebbe gustata ogni boccone della sua nuova e straordinaria vita.</p>
<p>Ma non questa sera, ora era tempo di festeggiare. In onore di sé stessa ed in onore della sua vendetta, ma soprattutto in onore del suo demone, a cui con gioia scelse di consacrarsi. Lei li guardava ballare, ignari e vergognosamente inconsapevoli, bulli e drogati, meretrici e snob, così pieni di loro stessi da pensare di essere loro i veri cattivi. Convinti di essere al sicuro nel loro branco di perdenti.</p>
<p>“Continuate pure a ballare” pensò, “Divertitevi più che potete.”<br />
“A partire da domani conoscerete la vera cattiveria. Generata si dà un demone, ma figlia di ogni vostro insulto. Ballate, perché a partire da domani, vi insegnerò cos&#8217;è la sofferenza.”</p>
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