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	<title>Provincia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La mula e gli altri: Conforti e le faccende semiserie di provincia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-mula-e-gli-altri-conforti-racconti-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 22:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La mula e gli altri&#8221; di Alessandro Conforti, Il ramo e la foglia, 2024 Le storie di provincia, quelle della tradizione, le leggende popolari che si evolvono in base ai tempi, le rielaborazioni. La materia dei racconti di Alessandro Conforti è proprio questa e ancora attrae, nonostante abbia cavalcato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La mula e gli altri&#8221; di Alessandro Conforti, Il ramo e la foglia, 2024</strong></p>
<p>Le storie di provincia, quelle della tradizione, le leggende popolari che si evolvono in base ai tempi, le rielaborazioni. La materia dei racconti di <strong>Alessandro Conforti</strong> è proprio questa e ancora attrae, nonostante abbia cavalcato l&#8217;onda dei secoli e altre penne abbiano attinto da questo ricco patrimonio.</p>
<p><strong>&#8220;La mula e gli altri&#8221;</strong>, le faccende semiserie che vivono ai margini della quotidianità, sono testimoni della continua necessità del pensiero di aggrapparsi all&#8217;ordine straordinario delle cose, a quella dimensione in cui il mito, ma anche l&#8217;oralità, ci salva da un ordinario piatto, ciclico, che sopprime la nostra vitalità.</p>
<p>Animali parlanti, ma anche assurdi aneddoti, ci spingono a fare i conti con un&#8217;umanità ormai apatica, in costante attesa della novità. <strong>Cosa attira di Conforti?</strong> Sicuramente lo stile, la leggerezza con cui narra e mischia le epoche, facendoci penetrare in un regno inconscio ma che sentiamo subito nostro.</p>
<p>È la storia con i suoi misteri, con i suoi &#8220;perché&#8221; condannati a rimanere per l&#8217;eternità senza risposta. Cerchiamo ma non troviamo, eppure non ci arrestiamo. In <strong>&#8220;La Mula e gli altri&#8221;</strong> ciò che è irrazionale è reale, perché senza il racconto, senza questo costrutto logico che ci tramandiamo e promuoviamo, la nostra società sarebbe un &#8220;qui-ora&#8221;.</p>
<p>Forse già siamo semplici &#8220;qui- ora&#8221;, ce lo dicono certi animali che evadono dal loro status di esseri decerebrati che abbiamo sparpagliato nei vari anelli della catena alimentare. Allora ci trasformiamo anche noi, con semplicità, in bambini che ascoltano una fiaba, forse inquietante, ma sempre capace di scuoterci e di non farci addormentare senza pensieri.</p>
<p><strong>&#8220;La mula e gli altri&#8221;</strong> non si propone né come raccolta pedagogica né come portatrice di messaggi. Nulla ci viene indicato, piuttosto ci viene riportato alla luce qualcosa che costantemente rimuoviamo, che fa parte del nostro folklore, delle nostre nostalgie.</p>
<p>Sono racconti brevi, sono scritture che possono riempire l&#8217;immaginario, sono schegge di fantasia che raggruppano in esse la vita delle persone comuni, di coloro che non si sentono coinvolti nella storia; invece è proprio in queste zone di confine, distanti da quel centro che non è mai permanente, che la vita si irradia, difendendosi con semplicità dalle sofisticazioni del linguaggio, degli stili, della comunicazione.</p>
<p>Applicando questa lettura, i racconti di <strong>Alessandro Conforti</strong> diventano qualcosa di più: novelle che si rincorrono nella nostra mente, che portano con loro il piacere di leggere e di riscoprire ciò che non se n&#8217;è mai davvero andato da noi.</p>
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		<title>Enogastronomia in fuga: nient&#8217;altro che una purga</title>
		<link>https://www.borderliber.it/enogastronomia-fuga-commento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 23:02:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[fuga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano Enogastronomia in fuga: le frontiere della Calabria sono state oltrepassate. Mezzi pesanti, leggeri e veloci hanno deportato i figli delle generazioni boomer. Quelle della &#8220;Generazione Z&#8221; invece si moltiplicheranno altrove e hanno già iniziato a perdere l&#8217;accento della terra natia, pur portando nei loro appartamenti cittadini i prodotti della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo e foto di Martino Ciano</h4>
<p>Enogastronomia in fuga: <strong>le frontiere della Calabria sono state oltrepassate.</strong> Mezzi pesanti, leggeri e veloci hanno deportato i figli delle generazioni boomer. Quelle della <strong>&#8220;Generazione Z&#8221;</strong> invece si moltiplicheranno altrove e hanno già iniziato a perdere l&#8217;accento della terra natia, pur portando nei loro appartamenti cittadini i prodotti della tradizione.</p>
<p>L&#8217;enogastronomia diventa il ponte tra il vecchio e il nuovo, tra la rabbia e la promessa di un non ritorno. È gratificante sapere che <strong>soppressate e &#8216;nduja</strong> saranno gustate in compagnia dei forestieri: anche questa è promozione che svilupperà un giorno il turismo di ritorno; al momento, la possiamo chiamare <strong>&#8220;rinculo da destagionalizzazione forzata&#8221;. </strong></p>
<p>Chi rimane invece sta sempre nella parte più bassa della parabola e continua a discendere senza dire una parola:<strong> emigrare è un fenomeno naturale, come la neve ai poli</strong>.</p>
<p>Intanto, le nuove ere politiche indigene, spinte in un primo momento da un sentimento &#8220;incendiario&#8221; che ha fatto riecheggiare il più violento <strong>Futurismo</strong>, si sono &#8220;ammorbidite&#8221;, facendo rimpiangere i tronfi protagonisti dell&#8217;era patriarcale. I tabù tornano di moda: il nuovo ha fallito, torniamo ai cattivi maestri, abbracciamo la distruzione allegra di un tempo.</p>
<p>Un mio amico tornato per un breve periodo di ferie nota che nel panorama politico girano sempre i nomi delle antiche casate: la classe dirigente è incapace di procreare nuovi eleggibili. Gli rispondo che il concepimento è una cosa seria, qui da troppo tempo si pratica <strong>l&#8217;onanismo</strong> e lo spreco di sperma ha attirato la punizione di Dio: <strong>la pena è l&#8217;immobilismo</strong>.</p>
<p>Come dice qualcun altro, qualcosa bisognerà fare per non morire di vecchiaia. Inoltre, nessuno ci pensa al fatto che prima o poi bisognerà tirare le cuoia e che andarsene con onore vale più di una vita allungata dalle medicine. Ma l&#8217;accanimento terapeutico è l&#8217;unica strada maestra e lungo di essa si fanno proseliti: <strong>vecchio è bello</strong>, sottolineano certi rivoluzionari pentiti e chi siamo noi per dargli torto.</p>
<p>Mentre i ripensamenti guaiscono e i rimorsi di coscienza sbraitano, senti sussurrare da alcuni capi popolo l&#8217;ardua sentenza: <strong>eravamo il futuro, ora siamo nient&#8217;altro che una purga.</strong></p>
<hr>
<p><em>Se ti è piaciuto questo articolo </em><a href="https://www.borderliber.it/a-tutte-le-parte…i-puo-non-essere/">clicca e leggi anche l&#8217;articolo di Martino Ciano: &#8220;A tutte le partenze, ma ciò che è mai può non essere&#8221;</a></p>
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		<title>Scemo del paese. Gagliazzo, eroe gaio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/scemo-di-paese-ciano-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2024 01:11:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Scemo del paese. Gagliazzo, eroe gaio&#8221; è un racconto di Martino Ciano. La foto in copertina è dell&#8217;autore  Gagliazzo invoca la guerra per noia, per dire qualcosa, per sembrare che stia nel mondo. Invece è davanti al bar, con le mani in tasca, una sigaretta in bocca e lo sguardo ciondolante che si concentra un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Scemo del paese. Gagliazzo, eroe gaio&#8221; è un racconto di Martino Ciano. La foto in copertina è dell&#8217;autore </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gagliazzo invoca la guerra per noia, per dire qualcosa, per sembrare che stia nel mondo. Invece è davanti al bar, con le mani in tasca, una sigaretta in bocca e lo sguardo ciondolante che si concentra un po&#8217; sull&#8217;<strong>ancheggiare di una donna</strong> e un po&#8217; su <strong>un vecchio che contempla un solitario</strong> che vuole terminare con successo, come fosse un&#8217;opera d&#8217;arte. <br /><br />Intorno a lui, altri come lui; sé stesso moltiplicato. C&#8217;è pure lo <strong>scemo del quartiere</strong>, uno che una volta entrò in casa di un estraneo per rubare dell&#8217;oro, ma non seppe più come uscirne; disse ai <strong>Carabinieri</strong> che gli era preso un attacco di panico. Nel bar, un tizio secco e con la barba lunga bestemmia contro una <strong>slot machine</strong>; ha perso troppi soldi e dice che ora &#8220;la moglie gli romperà il cazzo&#8221;.<br /><br /><strong>Gagliazzo</strong> continua a invocare la guerra, è convinto che prima o poi scoppierà. I missili contro l&#8217;<strong>Ucraina</strong> e quelli contro <strong>Gaza</strong> hanno per lui lo stesso valore; infatti, non sa dove si trovano con esattezza <strong>Gaza o l&#8217;Ucraina</strong>. Se mai un giorno dovesse venirgli voglia di andarci, userà il navigatore. <strong>Gagliazzo</strong> passa il tempo a parlare di ciò che non sa. Prima era <strong>&#8220;no Vax&#8221;</strong>, prima ancora fu <strong>&#8220;no Tav&#8221;</strong>; mai una volta che sia stato contro sé stesso. Si è sempre dichiarato un uomo informato: le sue fonti sono i gruppi di <strong>Telegram</strong>.<br /><br /><strong>Gagliazzo</strong> è meridionalista, dice che ancora la guerra contro i briganti non è finita. Secondo lui, stanno usando i vaccini <strong>anticovid</strong> per selezionare la razza. Intanto, ha votato <strong>Lega</strong>; crede nell&#8217;uomo del <strong>Ponte dello Stretto</strong>, addirittura guarda i suoi video su <strong>Facebook</strong>. È sicuro del fatto che il mix <strong>meridionalismo-leghismo</strong> risolverà un sacco di problemi. Come non lo sa, ma è convinto che accadrà. Il tempo gli darà ragione.<br /><br /><strong>Gagliazzo</strong> rutta, trattenendo parte del ruggito in bocca. È educato e la signora ancheggiante è entrata nel bar. È una tipa dalle &#8220;minne toste e dal culo tondo&#8221;. Lui ha un pezzo di terreno in cui coltiva ortaggi e ce la porterebbe volentieri, solo per vedere cosa succede ai suoi istinti mentre lei si piega per raccogliere dei pomodori o una margherita. <br /><br /><strong>Solo vedere, attenzione!</strong> Ché lui è sposato da diciassette anni, ha una figlia di diciassette anni e guai se uno parlasse di lei così. Infatti, lui sta solo pensando queste cose, non le ha pronunciate. Ci sta che la mente corra anche quando la lingua sta a freno.<br /><br />Gagliazzo si fa una grattata di palle. Il bar è il suo mondo, un mondo di cui si sente &#8220;re&#8221;. Fa niente che <strong>l&#8217;intelligenza artificiale</strong> stia conquistando l&#8217;umanità o che si sia sull&#8217;orlo della fine dei tempi; lui immagina solo cosa accade oltre i confini del suo paese; anzi, ricostruisce tutto grazie a &#8220;<strong>gruppi social gestiti da uomini d&#8217;onore&#8221;</strong>. Nonostante tutto, vive come i suoi avi: con spirito di conservazione delle gerarchie e dei ruoli.<br /><br />Gagliazzo lascia il bar, deve andare a casa a pranzare. Tornerà nel pomeriggio, dopo la pennichella quotidiana alla quale mai rinuncerà. <strong>Ne avrà di cose da raccontare&#8230; lo scemo del paese</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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		<title>Visioni provinciali. Elogio del &#8220;tutto sommato&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/elogio-del-tutto-sommato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 01:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano Dopotutto il giorno finisce e con esso anche le lamentele. Un uomo al bar, mentre prende il caffè in orario di aperitivo, si illumina di immenso dicendo che &#8220;tutto sommato è andata bene anche oggi&#8221;. Si assopisce così quel senso di nausea che la mattina pervade la bocca dello [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Dopotutto il giorno finisce e con esso anche le lamentele. Un uomo al bar, mentre prende il caffè in orario di aperitivo, si illumina di immenso dicendo che <strong>&#8220;tutto sommato è andata bene anche oggi&#8221;</strong>. Si assopisce così quel senso di nausea che la mattina pervade la bocca dello stomaco. <strong>&#8220;Forse domani sarà un giorno migliore. Non ci resta che attendere&#8221;.</strong></p>
<p>Nessuno sa se a un altro sia andata bene la giornata. D&#8217;altronde, non ci si crede alla favola del giorno perfetto, senza intoppi, ma sono noiosi anche i resoconti, tanto al mattino seguente ci sarà qualcosa per cui lamentarsi. <strong>&#8220;Tutto sommato è andata bene&#8221;</strong>, lo dice di nuovo l&#8217;uomo che ha appena bevuto il caffè, che ha appena posato la tazzina con mano tremante, che ha gli occhi acquosi, che è appena uscito dal bar per accendersi una sigaretta. E fuma, e si guarda intorno come se simultaneamente tutto fosse suo e nulla gli appartenesse.</p>
<p><strong>Tira su con il naso. Fa anche un simpatico rumore con la gola</strong>, fa un paio di passi, prima si allontana dall&#8217;ingresso, poi torna indietro, si ferma davanti alla porta e butta fuori una boccata di fumo. Si dice che vivere sia semplice, <strong>tutto sommato</strong> le cose avvengano per grazia e per necessità. Che sia andata bene o sia andata male è un caso. Se la volontà suprema ancora ci mantiene in vita, tenendo a bada la sua furia, allora anche questo è un caso. E se ogni giorno è un &#8220;tutto sommato&#8221;, arriva il momento in cui si tirano delle somme prendendo in considerazione periodi più lunghi. Ciò avviene senza aver fatto una analisi, seguendo solo l&#8217;ispirazione del momento. <strong>Il risultato? Se ne esce a pezzi, d&#8217;altronde la matematica non conosce la pietà.</strong></p>
<p>Si prende il buono, si lascia il marcio per strada, possibilmente fuori dalla porta di casa. Di apparenza e circostanza è fatto il buonismo che si applica in particolar modo su sé stessi. Ne sanno qualcosa i<strong> Signori della Guerra</strong> di ogni tempo che ogni sera si sono addormentati o si addormentano contando serenamente i morti. Intanto, fuori dal bar l&#8217;uomo continua a fumare, a non dire una parola, a sorridere al cielo, a guardare le auto che passano lungo la strada.</p>
<p><strong>&#8220;Tutto sommato è andata bene anche oggi&#8221;</strong>, il resto è una fantasiosa ricostruzione di fatti realmente accaduti, così come sono accaduti un tempo e così come accadranno ancora&#8230; e i conti li lasciamo ai sensi di colpa, loro sono più bravi di noi.</p>
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		<title>La sveglia svegliò chi già era sveglio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-sveglia-gervasi-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2023 01:44:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Ambulanza]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Trinità dei Monti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Giuseppe Gervasi Le macchine sfrecciavano, le sirene delle ambulanze infilzavano i miei timpani, gli aerei atterravano e decollavano. L’aeroporto internazionale di Fiumicino Leonardo da Vinci distava poco più di mezz’ora di macchina dalla Tuscolana. Sentivo parlare a bassa voce, qualcuno tornava a casa dal lavoro notturno. Poche parole: il rumore dell’acqua [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Le macchine sfrecciavano, le sirene delle ambulanze infilzavano i miei timpani, gli aerei atterravano e decollavano. L’aeroporto internazionale di Fiumicino Leonardo da Vinci distava poco più di mezz’ora di macchina dalla Tuscolana.</p>
<p>Sentivo parlare a bassa voce, qualcuno tornava a casa dal lavoro notturno. Poche parole: il rumore dell’acqua sotto la doccia e poi niente più. Mi trovavo in un appartamento romano e non riuscivo a prendere sonno. Vivere di notte una città come Roma è magico: uno spazio per solitari, artisti, ricchi e poveri seduti in tavoli diversi. Cercatori di vita, lavoratori o semplicemente persone, che non sanno più dormire e vanno alla ricerca di un sogno più che di un sonno rigenerante.</p>
<p>La notte: per alcuni passa in fretta e per altri non passa mai. Pensavo alle luci che regalavano ombre alle meraviglie della Capitale e ricordavo un viaggio in pullman di molti anni prima, che mi regalò l’immagine notturna dei monumenti romani.</p>
<p>Ritornai il mattino dopo per capire se ciò che avevo visto di notte esisteva: rividi Piazza di Spagna e la scalinata di Trinità dei Monti dialogare con la gente e gustarsi un raggio di sole tra le nuvole. Ancora oggi, ripensando a quel momento, stento a credere alla realtà di ciò che avevo potuto ammirare. Ho sempre pensato a un sogno e compreso come i ricordi belli, a distanza di molto tempo, indossano una maschera, vivendo in bilico tra la notte e il giorno.</p>
<p>Rumori nuovi per chi abitava in un piccolo paese dell’entroterra calabrese, dove la pace della notte poteva infrangersi solo in qualche occasione: un tuono improvviso, un cane che abbaiava di continuo, dei gatti che si azzuffavano, i pellegrini giunti a piedi dalle montagne che cercavano di riposare in una tenda da campeggio e che puntualmente cadeva.</p>
<p>Il tonfo dei ferri ci faceva sobbalzare in una notte di fine settembre, ma il riposo perduto si tollerava pensando al sacrificio di quelle persone, che scendevano a piedi dalle montagne delle Serre per chiedere una grazia a Cosma e Damiano, medici anargiri diventati santi.</p>
<p>La sveglia fece il suo dovere e “svegliò” chi già era sveglio…</p>
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