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	<title>Proust Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La gelosia di Charlus di Marcel Proust</title>
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		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 22:01:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina &#8220;La gelosia di Charlus&#8221; a cura di Mariolina Bertini, Nuova editrice Berti È così complesso Palamède de Charlus, personaggio che Proust fa spiccare nel corso della sua Recherche, attraverso cui fa parlare anche l&#8217;omosessualità. È difficile descriverne i tratti senza cadere nel già detto, nelle analisi che già sono [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina &#8220;La gelosia di Charlus&#8221; a cura di Mariolina Bertini, Nuova editrice Berti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È così complesso Palamède de Charlus, personaggio che Proust fa spiccare nel corso della sua Recherche, attraverso cui fa parlare anche l&#8217;omosessualità. È difficile descriverne i tratti senza cadere nel già detto, nelle analisi che già sono state proposte da autori come Bataille o Girard, che lo hanno visto come simbolo del potere, dell&#8217;erotismo e dell&#8217;ossessione.<br /><br />Negli scritti raccolti in La gelosia di Charlus, curati da Mariolina Bertini, possiamo osservare come Proust abbia lavorato su questo personaggio, come abbia occultato vicissitudini personali e, soprattutto, cosa sia emerso nella stesura finale – quella che ancora oggi leggiamo – e cosa invece sia rimasto fuori.<br /><br />Ci troviamo, dunque, di fronte a un lavoro di ricerca e di approfondimento che dimostra quanto sia ancora attuale il romanzo che ha plasmato lo stile contemporaneo. L’argomento principale sembra proprio essere “la malattia dell’omosessualità”, una definizione che oggi fa rabbrividire, ma che dalla fine del XIX secolo fino a buona parte del XX è stata la lettura più “accreditata”. Proust la esamina scrivendo pagine memorabili, che ancora oggi restituiscono, dal punto di vista emotivo, “quell’essere nel tempo e nello spazio”.<br /><br />Così Charlus appare come colui che nasconde, forse anche a sé stesso, dietro una virilità che ribalta ogni categoria di senso. Uomo colto e raffinato, ma anche fustigato da quella necessità di vivere all’ombra, di non poter essere pienamente sé stesso, pur avendo potere e nulla da temere. Ed è proprio lui a fornire un’immagine particolare della società francese, in particolar modo di quella alta.<br /><br />C’è poi il discorso sull’arte, su ciò che si stava trasformando nell’epoca dell’esasperante positivismo. Tra queste pagine si guarda, talvolta con ingenua malinconia, a ciò che era stato prima di quella “tecnica imperante” che non ha risparmiato nulla. Non si tratta del solito discorso sul “bello e sul brutto”, ma di qualcosa di più profondo: una sensazione di alienazione che oggi è conclamata.<br /><br />Perciò Charlus osserva e ascolta con attenzione le idee del giovane che vuole dedicare la propria vita alla scrittura, pur deridendone la ricerca dell’assoluto. Un assoluto che appare sempre più lontano e occultato.</p>
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		<title>Le piace Proust?: Cesarini dalla parte di Françoise Sagan</title>
		<link>https://www.borderliber.it/le-piace-proust-cesarini-dalla-parte-di-francoise-sagan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2025 22:01:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Le piace Proust?&#8221; di Isabella Cesarini, 96 Rue de-La-Fontaine Edizioni, 2025 Amava dire che la letteratura, come capitò a Proust, le aveva insegnato l&#8217;umiltà, ossia &#8220;osare pur sapendo di non sapere&#8221;. Si definì donna del vizio, perché l&#8217;alcol, il sesso e le auto sportive erano per lei brividi necessari. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Le piace Proust?&#8221; di Isabella Cesarini, 96 Rue de-La-Fontaine Edizioni, 2025</strong></p>
<p>Amava dire che la letteratura, come capitò a Proust, le aveva insegnato l&#8217;umiltà, ossia &#8220;osare pur sapendo di non sapere&#8221;. Si definì donna del vizio, perché l&#8217;alcol, il sesso e le auto sportive erano per lei brividi necessari. Quando scoprì che Céline era astemio ci rimase male, ma forse proprio quel particolare lo rendeva così speciale. Infine, poco prima di morire, nel 2004, disse che la Francia era stata verso di lei ingrata.</p>
<p>Questo ci racconta Isabella Cesarini, autrice di <strong>&#8220;Le piace Proust?&#8221;</strong>, libro che attingendo da documenti e altre fonti autorevoli ricompone la vita di <strong>Françoise Sagan</strong>, scrittrice e drammaturga francese che in molti hanno dimenticato. Balzò agli onori della cronaca per il suo best seller, <strong>Bonjour Tristesse</strong>, apparso nel 1954, tradotto e messo addirittura all&#8217;indice dal <strong>Vaticano</strong>.</p>
<p>Oggi, la sua figura, soprattutto in Francia, ricomincia a riecheggiare ma l&#8217;opera di Cesarini non è un saggio, bensì un romanzo dalle tinte proustiane che tramite il recupero delle memorie dell&#8217;autrice crea una sorta di biografia ricca di aneddoti. Una ricostruzione fedele, in cui viene tirata fuori l&#8217;anima della scrittrice francese. Il risultato è un libro suggestivo, che interroga il lettore su molteplici aspetti, ossia dallo stato dell&#8217;arte alla sua emancipazione, fino a giungere alla deriva spettacolarizzante di cui subiamo fascino e sintomi.</p>
<p>Proust rivive in queste pagine. Françoise lo cita sempre. È il suo faro. D&#8217;altronde, il suo <strong>&#8220;cognome d&#8217;arte&#8221;</strong> è un omaggio alla principessa Sagan, che appare nella <strong>Recherche</strong>. Una figura evanescente, che sparisce velocemente, ma che lascia una traccia indelebile. E lei, il cui vero cognome era Quoirez, si sentì così: fuori dal mondo dei grandi, lontana da coloro che sgomitavano per una briciola di potere, incurante verso ogni richiamo di vana immortalità.</p>
<p><strong>&#8220;Le piace Proust?&#8221;</strong> è quindi un romanzo in cui rivive anche lui, lo scrittore francese schivo, silenzioso, appartato, che proprio nella solitudine edificò la sua immortalità. In lui però non c&#8217;era niente di calcolato, nessuna agenzia pubblicitaria alle spalle, nessun schema comportamentale imbastito per l&#8217;occorrenza. Erano altri tempi? Certamente, erano gli anni <strong>dell&#8217;arte per l&#8217;arte</strong>, del fare per tirare su il proprio bastione contro il mondo.</p>
<p>Sagan visse la mondanità, ma non era solo affamata di esperienza, anzi si sentì sempre nel mezzo di un apprendistato. Lei parla per l&#8217;appunto di<strong> &#8220;umiltà dello scrittore&#8221;</strong>, che è cosa diversa dalla modestia che stronca la fiamma. Saltare il fosso, sapendo di non sapere; attraversare il mondo rendendone testimonianza, consapevoli che sarà sempre e solo una parte della verità percepibile.</p>
<p>Forte di questo adagio che Platone mise in bocca al suo Socrate, ecco che ciascuno di noi diventa un &#8220;essente&#8221; che eccede e sbaglia con l&#8217;ingenuo proposito del comprendere. Ci riusciremo? <strong>&#8220;Le piace Proust?&#8221;</strong> assembla così la sua Sagan. Isabella Cesarini non fa passi azzardati, ma segue la logica delle emozioni.</p>
<p>Dopo anni di oblio, nonostante <strong>Bonjour Tristesse</strong> avesse venduto 30 milioni di copie, Sagan è stata ripubblicata in Francia nel 2019 e la sua fama ricomincia a risplendere. Lei difese sempre la sua opera dall&#8217;infame etichetta di &#8220;letteratura rosa&#8221;. In Italia venne apprezzata dal critico letterario <strong>Carlo Bo</strong>.</p>
<p>Ma al di là della biografia, va preso atto che il lavoro di Isabella Cesarini non è stato semplice. <strong>&#8220;Le piace Proust?&#8221;</strong> è un viaggio che permette non solo di conoscere una grande autrice a chi, come me, l&#8217;ha ignorata; ma dà anche la possibilità di confrontarsi con alcuni fenomeni storici di cui ancora si dibatte e che non hanno concluso di influenzare la nostra epoca.</p>
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		<title>Marcel Ritrovato. Giuliano Gramigna e il Novecento dimenticato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/marcel-ritrovato-gramigna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 02:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Giusi Sciortino. In copertina: &#8220;Marcel Ritrovato&#8221; di Giuliano Gramigna, Il Ramo e la Foglia edizioni, 2023 È uscito per Il Ramo e la Foglia Edizioni una nuova edizione di “Marcel Ritrovato”, con nota critica di Ezio Sinigaglia, terzo romanzo di Giuliano Gramigna pubblicato per la prima volta nel 1969. Gramigna, scrittore dalla penna [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Giusi Sciortino. In copertina: &#8220;Marcel Ritrovato&#8221; di Giuliano Gramigna, Il Ramo e la Foglia edizioni, 2023</strong></em></p>
<p>È uscito per <strong>Il Ramo e la Foglia Edizioni</strong> una nuova edizione di <strong>“Marcel Ritrovato”</strong>, con nota critica di <strong>Ezio Sinigaglia</strong>, terzo romanzo di <strong>Giuliano Gramigna</strong> pubblicato per la prima volta nel 1969. Gramigna, scrittore dalla penna raffinata e acuto critico letterario, è oggi ingiustamente relegato all’oblio. Basti leggere questo romanzo per rendersi conto dell’interesse della sua scrittura. Il ruvido e introverso personaggio <strong>Bruno</strong> e le descrizioni della <strong>Milano</strong> degli anni Sessanta, con &#8220;una nota agra&#8221;, mi hanno richiamato alla mente proprio <strong>&#8220;La vita agra&#8221;</strong> di Bianciardi, uscito solo qualche anno prima.</p>
<p>Forse non è una coincidenza che l’aggettivo<strong> &#8220;agro&#8221;</strong> ricorra più volte nel libro. Il paesaggio milanese ritratto è quello di figli di papà, ricchi industriali, <strong>bauscia</strong> e giovani in cerca di fortuna, una società permeata dal mito del<strong> self-made man</strong> del <strong>boom economico</strong> e da un certo conformismo borghese. In effetti, il romanzo può sicuramente essere definito borghese, <strong>borghesia intrisa di una sorta di senso di colpa che provoca rabbia in Bruno</strong>, il quale s’interroga retoricamente:<strong> &#8220;Le virtù borghesi sono proprio virtù cristiane?&#8221;</strong>.</p>
<p>Bruno, lettore appassionato e scrittore in erba, evidenzia un chiaro elemento autobiografico; pure il riferimento a <strong>Proust</strong> è evidente sin dal titolo. <strong>“La Recherche”</strong> per Bruno è <strong>&#8220;ideale stampo interpretativo&#8221;</strong> non solo in letteratura. Lo stile è molto raffinato, non arcaico, c’è ricerca e autorialità. L’attenzione ai dettagli, lo sforzo di cogliere una sensazione che riporta a un altro tempo; il tempo, appunto, la memoria e gli oggetti che evocano ricordi e sensazioni resi tramite elaborati e raffinati costrutti ipotattici sono molto proustiani.</p>
<p>Un<strong> Proust</strong> molto italiano però. La memoria e poi il vizio o difetto proustiani sono elementi uniti da Gramigna con mirabile arte di sintesi: <strong>“È spesso da un vizio della memoria che vengono fuori i ricuperi del passato, anche questo me l’aveva insegnato Proust”</strong>. La seconda parte del romanzo ambientata a<strong> Parigi</strong> alla ricerca di <strong>Monsieur Marcel Galimberti</strong>, sembra più influenzata da <strong>Joyce</strong> che da <strong>Proust,</strong> con la virata da un tipo di scrittura psicologica (o psicologista) verso una più grottesca.</p>
<p>Anche il narratore mostra una mutevolezza interessante, passando da un punto di vista interno a uno esterno, gestito con maestria. Bruno, lo scrittore non professionista che con una punta d’amarezza dice<strong> “Verrò ricordato come l’uomo che arriva sempre vicino a ciò che desidera, senza ottenerlo”</strong>, è chiaramente un alter ego dell’autore.</p>
<p>In effetti, Gramigna, purtroppo, sembra essere oggi ingiustamente dimenticato, nonostante la qualità della sua scrittura e delle sue opere. A proposito, la storia letteraria è piena di profezie auto-avveranti, come quella di <strong>Pasolini</strong> che in diverse sue opere presagisce la sua tragica morte con fatale precisione, o di Bianciardi che, similmente a un personaggio de<strong> “La Vita Agra”</strong>, muore solo e malato a <strong>Milano</strong>, per non parlare di <strong>Italo Svevo</strong> che termina <strong>“La coscienza di Zeno”</strong> con l’esplosione di una bomba mai vista, micidiale, prima ancora che si parlasse di atomica. Ma si sa, la scrittura non è un atto di magnanimità verso chi scrive, e nemmeno verso la storia e i personaggi, lo è nei confronti dei lettori.</p>
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		<title>La noia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/noia-leggerw/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2017 16:25:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La noia&#8221; è un racconto di Martino Ciano già pubblicato su Zona di Disagio. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore Mi sono sdraiato sul letto. Felice. Sguardo attento, astuto, di chi vuole ingannare il tempo. Catturo una manciata di minuti dallo stormo che mi svolazza davanti agli occhi. Li conto uno a uno. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La noia&#8221; è un racconto di Martino Ciano già pubblicato su </strong><strong><a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2016/05/26/i-peccati-della-noia/">Zona di Disagio</a>. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Mi sono sdraiato sul letto. Felice. Sguardo attento, astuto, di chi vuole ingannare il tempo. Catturo una manciata di minuti dallo stormo che mi svolazza davanti agli occhi. Li conto uno a uno. Sono pochi per me e saranno pochi anche per voi. Giusto un attimo. Un istante è un adesso che non lascia traccia, una precoce eiaculazione, un sussulto di razionalità nella mente di un folle.</p>
<p>C’è un libro sul mio comodino, come sempre. È la fonte di salvezza per ogni pensatore che crede di poter salvare il mondo, poi si scopre barbaro e <em>tamarro</em>&#8230; un uomo, insomma. Metto da parte il libro. Non ho più voglia di leggere, ma di ordire tranelli contro il mondo libero, contro quello imprigionato tra le pareti della mia stanza. In un modo o nell’altro, anch’io sarò una vittima delle mie elucubrazioni.</p>
<p><strong>C’è un ragno sulla parete della mia stanza.</strong><br />
<strong>C’è una tela di pensieri appiccicata al soffitto.</strong></p>
<p>Nulla o nessuno, però, è rimasto impigliato tra le sue trame, chissà come mai. Eppure, il tempo scorre e cattura tutto, si fa beffa di un giorno come di mille anni. Neanche Dio è immune dal suo incedere. Lasciando le sue creature in balia del degrado ha accettato di morire un po’ anche lui, di non essere del tutto eterno.</p>
<p><strong>Sarà per questo motivo che tanto nella vita di un Dio, quanto in quella di un uomo, ci sono molteplici resurrezioni?</strong></p>
<p>Il tempo è così buono e così cattivo, un Leviatano e una Furia.</p>
<p>Ora mi alzo dal mio letto e sento che tutti gli attimi si sono amalgamati in una retta, il labirinto perfetto, diceva Borges. Non so perché, ma mi sento in caduta libera, come se mi fossi lanciato da un punto qualsiasi dello spazio aereo.</p>
<p>Voi sapete cosa succede quando un uomo si sente spaesato, confuso, inghiottito da un vacuo senso di colpa che somiglia un po’ alla noia. La noia.</p>
<p><strong>Sublime per Leopardi, viziosa e perniciosa per Dio.</strong><br />
<strong>La noia ha partorito le mie inutili righe.</strong><br />
<strong>Sodoma e Gomorra di Proust era il libro sul mio comodino. </strong></p>
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