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	<title>Prosa Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Alessia: una rinascita</title>
		<link>https://www.borderliber.it/alessia-una-rinascita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 09:19:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Belvedere Marittimo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Alessia: una rinascita&#8221; è una prosa di Adriana Sabato Il suono del mare accompagnava giornate lunghe da trascorrere ma ormai quasi del tutto tranquille. Coraggio, si diceva Alessia, il peggio è passato! Scese dal letto e mise i piedi in terra un poco gonfi per il caldo, ma ancora forti per sostenere il peso degli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Alessia: una rinascita&#8221; è una prosa di Adriana Sabato</strong></p>
<p>Il suono del mare accompagnava giornate lunghe da trascorrere ma ormai quasi del tutto tranquille. Coraggio, si diceva Alessia, il peggio è passato!</p>
<p>Scese dal letto e mise i piedi in terra un poco gonfi per il caldo, ma ancora forti per sostenere il peso degli affanni: intanto una ricciolina bruna bella, bella, bella inseguiva i suoi sogni, non del tutto realizzati ma in fase di evoluzione.</p>
<p>E il mare calmo calmo,la accompagnava nei pensieri, nei sogni, nelle speranze, le scaldava le spalle, le macchiava il viso, ma non voleva più regalare alcuna importanza a questa cosa fastidiosa.</p>
<p>Sono ancora qua, si diceva. Alla faccia di tutto il male che invade il mondo</p>
<p>Sperando sempre in un futuro migliore! Il silenzio come sempre le faceva compagnia: una compagnia discreta, pulita, strana ma sana. I suoi passi un tempo lenti, ora erano sono divenuti più veloci.</p>
<p>Il loro scalpiccìo in tutte le tonalità la divertiva: erano passi trascinati, pesanti o leggeri a seconda del suo stato d’animo, interrotto però dal fracasso delle auto che, a tutta velocità percorrevano strade strette strette con alla guida, a volte, strombazzanti villani che non comprendono mai di avere un&#8217;arma fra le mani.</p>
<p>Coraggio, si diceva Alessia, il peggio è passato! E, ascoltando il dolce crepitio della pioggia, incominciò a scrivere una lettera d’amore indirizzata a se stessa.</p>
<p>Cara Alessia, scrisse, sei ancora viva e hai ancora tanto da fare e anche se le forze spesso ti mancano, abbandona tutto e danza a ritmo di tutta la musica che conosci, canta, sorridi, abbraccia il mondo che si fa abbracciare. Nella valigia infila il vecchiume attorno a te e con un calcio gettalo nella discarica più vicina ché tanto gli altri umani qualsiasi cosa tu faccia, hanno sempre da mormorare. Mentre invece gli animali &#8211; più intelligenti -, svolgono il proprio ciclo naturale senza artifici e senza chiedersi perché o per cosa o per chi.</p>
<p>Sono ancora qua, si diceva. Alla faccia di tutto il male che invade il mondo e sperando sempre in un futuro migliore!</p>
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		<title>Un ruolo, forse tragicomico</title>
		<link>https://www.borderliber.it/un-ruolo-forse-tragicomico-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 20:02:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lettera]]></category>
		<category><![CDATA[Meta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un ruolo, forse tragicomico&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore  Ora immagino di nascere. L&#8217;uscita dall&#8217;utero materno, scivolando da un universo all&#8217;altro. Mi viene attribuito il ruolo di neonato. Comincia la scoperta del mondo, cavalcando il vento, sempre più denso, della vita. Giorno dopo giorno un nuovo ruolo, fino a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Un ruolo, forse tragicomico&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore </strong></p>
<p>Ora immagino di nascere. L&#8217;uscita dall&#8217;utero materno, scivolando da un universo all&#8217;altro. Mi viene attribuito il ruolo di neonato. Comincia la scoperta del mondo, cavalcando il vento, sempre più denso, della vita. Giorno dopo giorno un nuovo ruolo, fino a diventare senza senso, quando vecchio e annoiato andrò a guardare il tramonto, pensando al mio.</p>
<p>Ora chiudo gli occhi. Sparisce il mondo, abbraccio il nero. Cieco, mi sono attribuito un ruolo; cupo, mi sono dato al giorno. Di allegria mi sono travestito solo per non fare sentire in colpa gli altri per le loro risate. Volevo tornare a casa, trovare un giorno di pace. Ho sentito la guerra del mondo e mi sono armato anch&#8217;io. Ho sonno, nonostante io sia in un immenso girotondo, tra grida e schiamazzi.</p>
<p>Ora fuggo, come un tempo. Nei giorni del dolore a cui si sommano le ore spensierate. Gridando all&#8217;unisono la rabbia e la dolcezza, ritrovando ricordi sommersi, un ruolo da fuggitivo mi attribuisco per non pesare più sulle spalle del tempo. Infami tutti i sorrisi e irriconoscenti gli amori perduti. Mi sono rifugiato tra i rigurgiti dei miei sogni, alcuni di essi mi hanno spaventato più degli incubi.</p>
<p>E ora corro, mi inseguo, mi acciuffo e mi incateno. C&#8217;è un cumulo di rimorsi con cui giocare a mosca cieca. Mentre si finge di non essere tormentati, immolandosi come martiri su croci improvvisate dai benpensanti, un ruolo da indifferente mi attende sulla soglia di casa. Camminando tra le vie di un mondo ancora addormentato, cullato dai primi bagliori del giorno, io vedo le cose comparire come se fosse la prima volta. Sbocciano senza nessun rimpianto, ma non per me.</p>
<p>Nell&#8217;istinto di sopravvivenza annunciato da un&#8217;allusione, nel sentirsi deboli anche se bisogna dimostrare forza, io mi accorgo che non sono solo. Ecco, mi attribuisco il ruolo di accompagnato, quasi vedendomi maledetto, privato del fiato e spaventato dal troppo che resta anonimo e dal poco a cui è stato dato un nome.</p>
<p>Così vanno via le certezze: chiudendo gli occhi e sussurrando al cielo di sentirsi al sicuro, almeno per un altro giorno.</p>
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		<title>Non mi domandai se&#8230;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/non-mi-domandai-prosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 11:16:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Distanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non mi domandai se&#8230;&#8221; è una prosa di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore  Non mi domandai mai se fosse giusto o sbagliato cadere sonnambulo tra le tue braccia, imbambolato dal tepore della passione ritrovata. Era il giorno più lungo dell&#8217;anno, il solstizio di un&#8217;estate che si infrangeva contro il muro del tormento. Come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Non mi domandai se&#8230;&#8221; è una prosa di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore </strong></p>
<p>Non mi domandai mai se fosse giusto o sbagliato cadere sonnambulo tra le tue braccia, imbambolato dal tepore della passione ritrovata. Era il giorno più lungo dell&#8217;anno, il solstizio di un&#8217;estate che si infrangeva contro il muro del tormento. Come una poesia declamata nel deserto, tu eri nella tenebra e nell&#8217;aurora del mio giorno eterno.</p>
<p>Non mi domandai se quella che stavo vivendo fosse l&#8217;ultima estate per tante cose, perché non c&#8217;era un soffio vitale in me, bensì un’accondiscendenza mortale. Era una fatale discesa ricercata e sublimata, forse intenzionale, attraverso cui poter cercare riposo. E in quel ristoro doloroso, all&#8217;ombra della morte nel cuore, ho gioito e, nonostante tutto, non volevo essere salvato.</p>
<p>Agli occhi del cuore fustigati dai lampi, così come ai ricordi che se ne vanno liberi a ripescare il passato solo per convincerci di essere ancora vivi, giammai chiesi consolazione. Avrei voluto correre lungo una spiaggia infuocata e sprofondare negli abissi di un vulcano, pur di non cadere nel giogo della clemenza, che a volte inganna e libera dalle proprie mancanze solo per paura di un’onorevole ammissione di colpa.</p>
<p>Architettai la morte delle emozioni, la freddura della mente, il gelo di un&#8217;anima che era giusto rendere martire. Non mi domandai cosa sarebbe successo: era tempo di non esserci più. Non mi domandai del domani: era stato tutto compiuto. Forse.</p>
<p>Si dice che la salvezza sia a volte una condanna, così come l&#8217;amore, che altro non fa se non incatenarci alla Terra per dimostrarci che qualcosa ci trattiene qui, nella realtà, proprio per svelarci ciò a cui siamo chiamati. Anche quando pensiamo di eliminarci, in fin dei conti eseguiamo il disegno di un Demiurgo che ci ha lasciato poco margine di scelta.</p>
<p>Eppure, non mi domandai da dove venisti e dove mi avresti portato. Ho accolto un richiamo che ancora mi trattiene, nel buio, nella luce, nell’esserci di uno spazio che ora si allarga verso mondi possibili.</p>
<p>E sarà sera e sarà mattina, finché la distanza non verrà colmata.</p>
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		<title>Noi delusi e frammentati</title>
		<link>https://www.borderliber.it/noi-delusi-e-frammentati-prosa-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 20:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Noi delusi e frammentati&#8221; è una prosa di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore  Noi delusi e frammentati, in cerca di ozio e di scuotimento. La bella vita, sempre al sole, come in un Paradiso che sia rifugio dopo un&#8217;esistenza di tribolazioni. Noi delusi e frammentati. Iniziare un viaggio e chiedersi sempre dove si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Noi delusi e frammentati&#8221; è una prosa di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore </strong></p>
<p>Noi delusi e frammentati, in cerca di ozio e di scuotimento. La bella vita, sempre al sole, come in un Paradiso che sia rifugio dopo un&#8217;esistenza di tribolazioni.</p>
<p>Noi delusi e frammentati. Iniziare un viaggio e chiedersi sempre dove si sta andando. Quale destinazione, se non quella della serenità? Eppure non esiste luogo senza rabbia e dolore. Forse l&#8217;Eden è in noi, trapiantato nel seme dei padri, nell&#8217;utero della madre. Forse è prima della nascita.</p>
<p>Noi delusi e frammentati. La prosa cattiva, come una lagna vomitata davanti alla luna piena, è la nostra coscienza sibillina. Nel suo modo di sbranarci internamente ci lancia nel mondo senza carne e pelle. Mai ella si arrende. Ci vuole, ci pensa, ci ascolta, intanto succhia le ossa.</p>
<p>Noi frammentati e delusi. Il trionfo dei sensi, dalla mattina alla sera, è un’estasi per giovani irrisolti. Chiudiamo gli occhi, vorremmo sognare, ma il sonno è un buio incandescente. Un secondo racchiude ore e un cammino, senza aver mosso un muscolo. Al mattino si sbadiglia per la stanchezza.</p>
<p>Noi frammentati e delusi. La libertà è una truffa. Nessuno governa il mondo, neanche un Dio prestigiatore. La Terra-biglia, abbandonata nell&#8217;Universo, è finzione: un ammasso che collassa sotto lo sguardo di un ammaestratore di onde quantiche.</p>
<p>Io, deluso e frammentato, senza posa né grazia, vagando per il mondo, prometto di non fallire. Invoco Dio, le potenze celesti, gli astrologi-cherubini, gli scienziati-stregoni, per dare un senso a ciò che oggi capita, vedo, ascolto, gusto. Mi guardo intorno. È volontà, necessità, concetto, caso, schizofrenia. Niente è vero, tutto è di fronte a me. Oggi qui, domani non so. Vita e morte, sonno e veglia, ora non vedo chi arriverà con me e dopo di me.</p>
<p>Ora che amo, il mondo si è fermato.</p>
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		<title>La custodia dell&#8217;angelo di Alessandra Saugo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-custodia-dellangelo-saugo-recensione-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2025 22:01:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La custodia dell&#8217;angelo&#8221; di Alessandra Saugo, Wojtek edizioni, 2025 Poesie? Prose? No, semplicemente la parola che si frantuma con la realtà. La deflagrazione di ogni relazione si riempie di potere descrittivo, di necessità dell&#8217;espellere dal cuore e dall&#8217;anima il veleno. È questa anche la funzione dell&#8217;arte? Aprire un discorso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La custodia dell&#8217;angelo&#8221; di Alessandra Saugo, Wojtek edizioni, 2025</strong></p>
<p>Poesie? Prose? No, semplicemente la parola che si frantuma con la realtà. La deflagrazione di ogni relazione si riempie di potere descrittivo, di necessità dell&#8217;espellere dal cuore e dall&#8217;anima il veleno. È questa anche la funzione dell&#8217;arte?</p>
<p>Aprire un discorso in tal senso è difficile, richiederebbe tempo e spazio. Ciò che resta di <strong>&#8220;La custodia dell&#8217;angelo&#8221;</strong> è un grumo che il lettore accoglie, che pian piano prova a portare dentro di sé a piccoli pezzi. La scrittrice Alessandra Saugo, morta nel 2017, ha lasciato tante pagine e delle sue vicende nella fabbrica culturale italiota ancora se ne parla sul web.</p>
<p>Dopo le sue vicissitudini nel mondo dell&#8217;editoria, in questo libro postumo tutto si concentra <strong>sul suicidio della madre e sui tradimenti del marito.</strong> Lei, malata e con il fiato della morte sul collo, ribatte e replica a qualcosa di ingiusto. E più si sente questa denuncia dell&#8217;onta subita, più si fa spazio un&#8217;altra sensazione: <strong>quella voglia di acciuffare il perché di tutto questo</strong>.</p>
<p>Ecco che <strong>Saugo</strong> si dimena come <strong>Giobbe</strong>, ma non chiede di parlare con Dio, ma con i suoi carnefici, o presunti tali. E nonostante nei confronti della madre il tono sia dolce, quasi remissivo in alcuni punti, sottotraccia sentiamo il grido disperato di chi non può e non potrà mai accettare quella scelta.</p>
<p>I versi giocano con le sensazioni, mischiano le parole. La prosa viene lasciata senza punteggiatura, come se quel flusso di coscienza sia universale. Non ha bisogno di traduttori, non chiede analisi. Ogni parola è autentica e condivisibile, è terribilmente umana. Succede così che anche una recensione non possa fare altro che testimoniare, perché qui non ci sono &#8220;significati&#8221; da trovare in cielo, tra le nuvole o un improvvisato iperuranio.</p>
<p><strong>&#8220;La custodia dell&#8217;angelo&#8221;</strong> di Alessandra Saugo va oltre quello che potremmo definire auto fiction. Non è autobiografia, tantomeno estensione del proprio dolore; addirittura non chiede sostegni e non vuole aggiudicarsi il &#8220;primato&#8221; della sofferenza umana. Questo libro è una sorta di invocazione, se non un salmo scritto nella solitudine e poi abbandonato in un cassetto. Eppure, porta con sé la sospensione del giudizio e la ricercatezza di uno stile; entrambi questi elementi sono capaci di affascinare e di guadagnarsi un posto tra la letteratura.</p>
<p>Pensato così o meno non ha importanza. La caratteristica di questo libro è che parla a un dolore che ciascuno comprende. Ogni pagina è chiara, non ha bisogno di orpelli. Qui ogni cosa è in uno stato di sublimazione. L&#8217;ego quindi è stato oltrepassato.</p>
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