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	<title>Prometeo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Relazione di un docente precario di filosofia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/relazione-di-un-docente-precario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 01:14:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Relazione di un docente di filosofia&#8221; è un articolo di Antonio Fiscarelli. In copertina: &#8220;Die Dorfschule von 1848&#8221; di Albert Anker, Public domain, via Wikimedia Commons Che brutta la fine della scuola per un docente come me, precario, ma oltretutto non proprio giovane; non poter più contare sugli sguardi e sui gesti di quella cinquantina [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Relazione di un docente di filosofia&#8221; è un articolo di Antonio Fiscarelli. In copertina: &#8220;Die Dorfschule von 1848&#8221; di Albert Anker, Public domain, via Wikimedia Commons</strong></p>
<p>Che brutta la fine della scuola per un docente come me, precario, ma oltretutto non proprio giovane; <strong>non poter più contare sugli sguardi e sui gesti di quella cinquantina di adolescenti che ti hanno fatto sentire vivo per un intero anno</strong>, sguardi e gesti che ti dicono chiaramente come ti devi comportare ogni giorno, anche se a te può sembrare di essere tu a dover decidere cosa fare ogni giorno. Un&#8217;estate intera senza sentirsi in dovere di corrispondere alla loro formazione etico-intellettuale &#8211; <strong>Ohibò, quante etiche e sistemi di pensiero non dovremmo considerare!</strong> &#8211; senza sentirsi giudicati, adulati, ringraziati, anche premiati – con una battuta, uno sguardo, un gesto – coinvolti, emozionati, fotografati ogni giorno con i loro cinque sensi, oltre che con il loro smartphone.</p>
<p>Sì, avevamo bisogno di una boccata d&#8217;aria; certo, per i colleghi di ruolo dovrebbe essere più lunga, ma per i precari è sempre troppo lunga, stremante, addirittura angosciante, perché nemmeno sanno se possono restare nella tal scuola. Diciamolo con un inciso, una buona volta: <strong>noi docenti cosiddetti &#8220;precari&#8221; non vogliamo supplenze brevi, né ci piace lasciare la scuola dove abbiamo lavorato un intero anno scolastico per aspettare di rientrare in chissà quale altra scuola</strong>, se ci va bene, a fine settembre. Oggi, poi, con l&#8217;algoritmo, non possiamo essere certi nemmeno se saremo pescati democraticamente! Sì, abbiamo bisogno anche noi di un po&#8217; di mare; ma il punto è che, appena ci sdraiamo in riva al mare di una spiaggia qualunque, la sabbia o i ciottoli sotto le nostre natiche per noi si fanno più bollenti al solo pensiero di dover passare almeno tre mesi a sperare di ritornare dai propri studenti e al contempo a ripeterci che, comunque sia, per il continuo cambiamento di scuole, saremo sempre più attrezzati in esperienza per rispondere alle esigenze dei nuovi che incontreremo: <strong>sicuramente nella nuova scuola ci saranno degli amici della scuola che abbiamo lasciato</strong> e questo ci aiuterà a fare subito amicizia&#8230; – Sì, certo, ma nel frattempo brucia!</p>
<p>La verità, dal punto di vista soggettivo, a prescindere dal fatto che il singolo possa o no essere <strong>&#8220;misura di tutte le cose&#8221;</strong>, è che a me la scuola già manca, ancor prima di fare gli scrutini, già mi mancano quelle anime che per un anno mi hanno tenuto in movimento, all&#8217;erta, sull&#8217;orlo di più di un precipizio, sull&#8217;attenti al riguardo di ogni mia eventuale propensione a giudicare. Sì, forse, talvolta o anche spesso, possono risultare cattivi, maleducati, incapaci di rispetto reciproco, presuntuosi, competitivi più che cooperativi, anche falsi, governati dal doppio pensiero, forse da un triplo, da più etiche: <strong>ce ne sono di tutti i tipi, ogni storia individuale è un cosmo di contraddizioni</strong>. Ma se non fossero così, ah se non fossero così, che senso avrebbe la scuola? la cosiddetta “professione” insegnante? Se tutti fossero bravi, buoni, educati, adattati a standard superiori, avrebbe forse senso un sistema di istruzione?</p>
<p>La verità è che, per un anno intero è la scuola ad essere &#8220;misura di tutte le cose&#8221;. Tutti i relativismi di questo mondo confluiscono nella scuola, dove l&#8217;oggettività o l&#8217;universalità celebrata da non poche scuole di pensiero dall&#8217;antichità a oggi, non ha alcuna voce in capitolo se non come evidenza di un diffuso schiacciante pluralismo, <strong>eteroverso</strong>, indefinitamente <strong>disidentificante</strong>, di <strong>un&#8217;esistenzialità sociale</strong> priva di orpelli ideologici – se per ideologia non intendiamo anche la genuinità e la spontaneità residue (affrancate dalle condizioni socio-economiche politiche ed economiche) degli adolescenti in formazione. Lo Stato ci chiede di essere non solo docenti, ma anche educatori: <strong>ma chi dovremmo educare è educato in molti modi, è risultante dei vissuti quotidiani nei diversi contesti in cui cresce, non solo in famiglia</strong>; infatti, non possiamo nemmeno troppo giudicare i genitori, e per più di una ragione: sia perché non è in genere giusto giudicare, sia perché ogni genitore ha una sua storia, sia perché non siamo forse maturi per le più elevate soglie di tolleranza, di comprensione? Comunque sia, a conti fatti, resta che è sempre l&#8217;altro, con tutti i suoi retaggi culturali ed esistenziali, a educare noi, palesando, nei suoi modi di essere, di fare e pensare, sì i suoi limiti, ma anche i nostri.</p>
<p>Lo Stato ci chiede efficienza, peraltro in cambio di stipendi da fame, di aule pollaio, di spazi irrazionalmente gestiti e distribuiti, di strutturale penuria di mezzi per assolvere i fini, di innovazioni percepibili solo sulla carta straccia, di spese inutili o veri e propri sprechi, di vuoti approcci didattici, di evidenti fallimenti pedagogici&#8230; <strong>Sì è vero, dove c&#8217;è qualche scuola più ecologicamente corretta (mi pare non più del 4-5% delle scuole dell&#8217;intero stivale) si respira un altro clima; ma appunto come mai queste diseguaglianze territoriali eterne?</strong> Lo Stato ci chiede da sempre di chiudere gli occhi sulle tante disparità nelle scuole italiane, ma evidentemente con ciò ci sta effettivamente chiedendo di tollerare l&#8217;ipocrisia: ma non dobbiamo insegnare ai nostri giovani, il senso critico, l&#8217;etica della giustizia, tanto sul piano etico quanto su quello giuridico? Ma a cosa serviranno mai centinaia di ore di educazione civica, di bandi per le classi, di celebrazioni stagionali sui temi della legalità? Invece i nostri giovani, lucidi e diretti, ci chiedono forse soltanto di essere autentici: <strong>sì, certo, magari anche per poterci fregare meglio, per prendersi meglio gioco di noi, per giocare meglio con noi, per consolidare le nostre relazioni in modo spontaneo</strong>, per metterci alla prova, per vedere fino a che punto sappiamo reggere nel nostro ruolo di docenti, e quando invece è il momento di uscirne per abbracciare la vita (della reciprocità) nella sua interezza; magari, con la loro malizia intendono proprio aiutarci a capire che non sanno cosa farsene di docenti automi schiavi di direttive e burocrazia&#8230; Sì, la scuola, la classe, ogni classe è un idillio: lo è ogni singola persona, ogni studente, ogni docente, ogni lavoratore della scuola; lo Stato ci chiede di educare i giovani anche a ciò a cui forse non siamo educati nemmeno noi adulti, noi insegnanti: ci chiede di inoculare teoria teoria e teoria&#8230; e dove reclama la pratica, impone l&#8217;alternanza, che sarebbe una buona idea se il suo principio non fosse quello tipico di un&#8217;impresa capitalistica, lo sfruttamento, che ruba ore preziose all&#8217;istruzione (=educazione) autentica.</p>
<p><strong>E&#8217; stato troppo bello prendersi un paio di gavettoni nel cortile mezz&#8217;ora prima della chiusura ufficiale della scuola</strong>, nell&#8217;euforia collettiva (nella tensione dovuta anche al fatto di essere costretti a restare fino alla quinta ora). Vuol dire che ti vogliono bene, sanno che lo puoi accettare, che sei capace di tollerare, ti chiedono di stare alla loro altezza, di scendere letteralmente, come si dice spesso, dalla cattedra. Certo, l&#8217;impressione non è rara di vedere invertiti i ruoli, per cui sembrano che siano a loro a stare dietro una cattedra. Tutto ci sta nella dialettica odio-amore studenti/docenti, anzi dovremmo dire giovani/adulti. Bachelard, nella cornice della sua “psicanalisi del fuoco”, aveva definito “complesso di Prometeo” la struttura libidinosa edipica che caratterizza il rapporto fra vecchia e nuova generazione in termini di conoscenze, ovvero ciò che si usa ancora così drasticamente chiamare “trasmissione dei saperi”. Non ci siamo più volte ripetuti che non c&#8217;è rapporto d&#8217;insegnamento, di educazione, di formazione, e nemmeno di auto-formazione senza conflitto? <strong>Comunque sia, non può esserci crescita nella piattezza.</strong></p>
<p>Ma via. L&#8217;anno è passato e se i conflitti restano, c&#8217;è tempo per risolverli. Nel corridoi e e nel cortile esplode la spontaneità repressa per nove mesi: le danze i giochi i travestimenti le firme sulle magliette sulle braccia nude gli applausi e le urla incomprensibili la divisione in gruppi per organizzarsi nell&#8217;euforia finale, autonomamente, comunque nel rispetto delle regole, eccetto quella di fumare nei bagni o nell&#8217;angolo del cortile come ogni giorno&#8230; Poverini quei ritardatari con la media dal 4.25 al 5.95 che dovevano terminare qualche verifica, angosciati per eventuali rimandi a settembre se non bocciature; felice sembrava anche chi sa che non passerà l&#8217;anno&#8230;. Va bene così. L&#8217;importante è rivedersi, in terza o in quarta è lo stesso.</p>
<p><strong>Bello sentirsi salutare da tanti, sentirsi dire grazie, resti con noi&#8230;. è stata grande emozionante coinvolgente la felicità dei nostri studenti a fine anno&#8230;Una vera famiglia.</strong> Non ce n&#8217;è una migliore in vizi e virtù, in metamorfosi stagionali, in improvvisazione spontaneità innocenza e in contraddizioni aspirazioni desideri supposizioni tipiche dell&#8217;adolescenza. Non so se è davvero possibile amare se stessi più di quanto si possa amare loro che passano anni a sopportare dozzine di docenti con tutti i loro problemi e le loro esigenze. Siamo realistici: non è detto che li meritiamo davvero in tutto. Non è detto che meritiamo i loro sacrifici: forse non meritiamo nemmeno la libertà di giudicarli quando si prestano alla superficialità. Ma soprattutto, siamo comici nel dimenticare non raramente che essi sono il nostro specchio deformante, uno specchio che ci deforma in meglio, che ci fa più belli, mentre spesso non ci rendiamo conto di quali informi esseri possiamo rappresentare noi per loro: loro sì che hanno il diritto di giudicarci e non è detto che si prendano sempre la libertà o la briga di manifestare il loro giudizio, non è detto nemmeno che il loro giudizio sia davvero ciò che pensano: in fondo, non stanno forse maturando? e questo non significa che hanno ancora tutto il tempo per ripensare le proprie convinzioni, le proprie opinioni, se non addirittura i propri principi? se c&#8217;è una finalità sempre valida in pedagogia è l&#8217;aspirazione a favorire tutte le condizioni necessarie per la loro emancipazione da tutti i pregiudizi, gli stereotipi e i modelli interiorizzati dalla loro nascita: lavorare alla costruzione delle opportunità per ciascuno di loro di essere capaci di una critica costruttiva del presente &#8230; Non so se possiamo aspirare noi stessi ad essere modelli. Non credo&#8230; E<strong> non credo nemmeno che tutto il nostro programmare affannosamente sia davvero il programma giusto per loro.</strong> D&#8217;altra parte, ciascuno di loro non è forse un programma che si autoprogramma giornalmente? Siamo certi che abbiamo capito quali tasti pigiare per motivarli ai nostri marmorei punti di vista?</p>
<p><strong>Viva la scuola, la scuola viva che è dentro ciascuno, senza cui nessuna scuola pubblica sarebbe possibile.</strong></p>
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		<title>Postumanesimo e filosofia. Bonito ci illustra l&#8217;uomo nuovo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/postumanesimo-libro-claudio-bonito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Nov 2022 01:52:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Postumanesimo e filosofia&#8221; di Claudio Bonito, Mimesis, 2022 L&#8217;uomo nuovo è già un progetto avviato, inutile girarci troppo intorno. Ognuno di noi potrebbe andare in giro portando al collo un cartello su cui vi è scritto &#8220;Lavori in corso&#8221;. La vita eterna, la sconfitta della morte, la conquista del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Postumanesimo e filosofia&#8221; di Claudio Bonito, Mimesis, 2022</h3>
<p>L&#8217;uomo nuovo è già un progetto avviato, inutile girarci troppo intorno. Ognuno di noi potrebbe andare in giro portando al collo un cartello su cui vi è scritto &#8220;Lavori in corso&#8221;. La vita eterna, la sconfitta della morte, la conquista del cosmo; fino a qualche decennio fa questi argomenti erano materie di confronto per i folli o per gli amanti della fantascienza, oggi invece sono il pane quotidiano di molti scienziati e filosofi. Ma c&#8217;è di più, il fenomeno sembra inarrestabile. A dimostraci il tutto è questo libro: <strong>Postumanesimo e filosofia</strong>.</p>
<p>Come insegna la storia, questo processo non nasce oggi, ma ha radici antiche e questo che stiamo vivendo non è altro che l&#8217;ultimo stadio di quel pensiero rinascimentale che si sviluppò quasi cinquecento anni fa. L&#8217;uomo misura del mondo, l&#8217;uomo centro dell&#8217;Universo, l&#8217;uomo che punta a deificare sé stesso e che lavora per la realizzazione del Paradiso qui, sulla Terra. Il primo passo è l&#8217;eliminazione dei suoi limiti, ossia la vecchiaia, la morte, la caducità. Le armi a disposizione: <em>la scienza e la tecnologia</em>.</p>
<p>Ciò che prima ci sembrava irraggiungibile oggi non lo è, o meglio, lo è un po&#8217; meno. Nella<em> Silicon Valley</em>, sita negli Stati Uniti, si studiano tecniche per salvare la coscienza o la memoria in un hard disk, con la speranza di impiantare questa <em>massa di dati</em> in un altro corpo. Ci sono luoghi in cui i corpi vengono ibernati, con l&#8217;idea che prima o poi questi cadaveri potranno essere riportati in vita, quando la scienza avrà gli strumenti per farlo. Si fanno passi da gigante nella progettazione di protesi sempre più sofisticate, grazie alle quali verrà ridata la mobilità ai paralitici o la vista ai ciechi.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-5446 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/11/9788857585918_0_424_0_75.jpg?resize=406%2C406&#038;ssl=1" alt="" width="406" height="406" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/11/9788857585918_0_424_0_75.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/11/9788857585918_0_424_0_75.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w" sizes="(max-width: 406px) 100vw, 406px" data-recalc-dims="1" />Insomma, pian piano l&#8217;uomo si fa da sé, si ricostruisce e si reinventa. Che fine fanno Dio, l&#8217;etica, la morale in tutto questo bel discorso? Ci saranno uomini che potranno essere usati come fornitori di pezzi di ricambio?</p>
<p>Nel suo saggio <strong>Postumanesimo e filosofia</strong>, Claudio Bonito si pone proprio tali domande. La sua ricerca parte da lontano, da quelle teorie filosofiche che hanno dato forza a questo processo. Dall&#8217;Età dei Lumi in poi le idee si sono fatte sempre più chiare, per giungere poi al Novecento, con i primi esperimenti che hanno messo in mostra gioie e dolori della tecnica. Ne viene fuori un uomo sempre più dominato dalla sua <em>vergogna prometeica, </em>come scriveva il filosofo Günther Anders, plagiato da un senso di inferiorità che prova verso le macchine che egli stesso ha costruito, tanto da voler trasformare sé stesso in un artefatto perfettamente funzionante e per il quale sono stati pensati anche dei pezzi di ricambio. Il libro di Bonito fa luce su un altro importante aspetto: <em>il ripensamento dell&#8217;uomo</em>. Il postumanesimo, infatti, non va inteso come sostituzione dell&#8217;uomo, bensì come una nuova idea sulla sua natura e sul suo modo di rapportarsi con l&#8217;ambiente che lo circonda.</p>
<p>Nell&#8217;epoca del pensiero debole e del relativismo, l&#8217;umanità deve riconoscere il suo spaesamento. Ma affidarsi completamente alla tecnologia è la strada giusta? Bonito sottolinea anche che le ricerche sugli esoscheletri, che dovrebbero aiutare, se non potenziare, la mobilità degli esseri umani, provengono da sperimentazioni in campo militare. Logicamente, non c&#8217;è la volontà di demonizzare la scienza, ma alcune domande bisogna porsele. Le derive sono dietro l&#8217;angolo. A Hiroshima, il 6 giungo 1945, l&#8217;uomo ha dato prova del suo istinto autodistruttivo; <em>autodistruzione</em> che spesso va a braccetto con i deliri di onnipotenza dell&#8217;umanità.</p>
<p>Ma la storia non finisce qui e continueremo a parlarne, perché di libri interessanti su questo argomento ce ne sono davvero tanti.</p>
<hr />
<p>Se ti è piaciuto questo articolo <a href="https://www.borderliber.it/postumanesimo-zizek-e-la-morte-dellindividualita/">clicca e leggi anche &#8220;Hegel e il cervello postumano&#8221;</a></p>
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		<title>Benedizione di tutte le guerre (Terza parte)</title>
		<link>https://www.borderliber.it/benedizione-di-tutte-le-guerre-terza-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2022 02:28:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giudizio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. Questo testo prende spunto da un libro che avrebbe dovuto essere pubblicato… Né tu né io possiamo parlare di morte. La volontà di vita ci ha instupidito, ci ha ingabbiato, ci ha reso insonni. Noi siamo costretti a ridere, a divertirci, a scherzare sulla guerra. Sì fratello, noi dobbiamo dimenticare la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/benedizione-di-tutte-le-guerre-terza-parte/">Benedizione di tutte le guerre (Terza parte)</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano. Questo testo prende spunto da un libro che avrebbe dovuto essere pubblicato…</strong></em></p>
<p>Né tu né io possiamo parlare di morte. La volontà di vita ci ha instupidito, ci ha ingabbiato, ci ha reso insonni. Noi siamo costretti a ridere, a divertirci, a scherzare sulla guerra. Sì fratello, noi dobbiamo dimenticare la nostra fine, di diventare carne marcia, di diventare ossa, di essere inutili. La volontà di vita ci rende eterni e immanenti. Noi dobbiamo gridare al Mondo il nostro ego-dramma.</p>
<p>Solo il mio dolore esiste. Solo il mio pianto è vero. Solo il mio amore è puro. Solo io sono. Tu non sei nulla. Tu non vali. Tu non puoi esistere al di fuori della mia volontà. È per questo motivo che un uomo autoritario, alla guida di una potenza nucleare, può decidere di far esplodere la Terra. Oltre lui c’è il nulla. Ed è questa l’essenza della tecnica, ossia dare a ogni uomo la possibilità di essere <em>l’unico</em>.</p>
<p>Sia allora benedetta la guerra, perché essa è opera della nostra grandezza. E aggiungo anche, fratello caro, che per mezzo di nessuna ideologia voglio essere salvato, perché da una masturbazione neuronale sono prodotti i miei componimenti e tutto svanirà al raggiungimento del mio orgasmo, ossia un vomito salvifico che mi toglierà ogni forza e ogni volontà. E mentre la morte avanza e immagini di dolore arrivano dall&#8217;Ucraina, tu resta al mio fianco e spera che ci siano ancora uomini pronti a raccontarti la verità, perché anche una bugia può salvare, ma nulla redime quanto un&#8217;umiliante verità.</p>
<p>Peccato che io sia un bugiardo!</p>
<p>Eppure, se tu avessi la forza di accettare che nessuno può salvarsi da solo, tu odieresti questa modernità che ci vuole felicemente l&#8217;uno contro l&#8217;altro, felicemente competitivi, felicemente morbosi, felicemente distruttivi.</p>
<p>Intanto, consoliamoci con la tecnologia.</p>
<p>Uomini della Silicon Valley, dateci il nostro <em>avatar</em> quotidiano e lasciateci disquisire liberamente, ché solo sul vasto spazio virtuale noi possiamo essere contenti. Oh, amore che muove il sole e tutte le altre stelle del firmamento, parafrasando citazioni ci mostriamo folli e ingenuamente forti. Dateci una maschera di <em>megabyte</em> e di <em>pixel</em>, affinché le nostre sembianze appaiano graziose e vivaci. Nel <em>metaverso</em> non si muore, non si perisce, ma si risorge in ogni istante.</p>
<p><em>Username</em> e <em>Password</em>!</p>
<p>Sono queste le parole che ci aprono a nuovi mondi e a nuove sfide. Filtro-viso, filtro-occhi, filtro-antinvecchiamento, sempre giovani, sempre snelli, giammai usurati. Noi siamo eterni. Dio ci assista, Dio salvi ognuno di noi. Lunga vita a questa follia, ché ci piace giocare, ché ci piace filtrare, ché ci piace questo antistress. Imitiamoci a vicenda, emuliamoci e poi castriamoci. Uomini e donne, entriamo senza i nostri sessi in questo mondo virtuale, senza senso, senza sostanza, senza solitudine, senza salvezza. Comunichiamo nel nome della fratellanza e litighiamoci nel nome dell&#8217;omologazione. Tutti uguali, anche se diversi. Nessuno vale più di un altro, anche se è il totale dei <em>Mi Piace</em> ricevuti che fa la differenza. Ci sono gli <em>Opinion Leader</em> e i pigiatori di <em>Pollici all&#8217;Insù</em>, ma tutti siamo accomunati dallo stesso destino, ossia preservare dagli hacker <em>Username</em> e <em>Password</em>.</p>
<p>Intanto, mentre Putin riunisce i suoi oligarchi, mentre i bambini continuano a morire, mentre gli uomini combattono e mentre il sangue benedetto dei popoli alleati fornisce le sue giustificazioni, tu e io, fratello in carne e spirito, restiamo fuori dallo scacchiere internazionale. Né decidiamo né partecipiamo alla Storia, noi subiamo solo una delle tante storie che ci stanno raccontando. La nostra ribellione è pigiare tasti, pigiare link delle testate giornalistiche, affidarci alle fonti ufficiali e a quelle della controinformazione. Siamo disposti ad ascoltare anche le ragioni dei complottisti. Loro si rifugiano sui canali creati su <em>Telegram</em> o nel <em>Deep Web</em> e fanno sì che ogni elemento in loro possesso smascheri le menzogne dei regimi.</p>
<p>Anche tu e io viviamo in un regime, secondo loro.<br />
Anche tu e io siamo schiavi, secondo loro.<br />
Anche tu e io non abbiamo senso critico, secondo loro.<br />
Anche le nostre verità sono menzogne, secondo loro.<br />
Anche loro mentono, secondo noi.<br />
Anche loro sono folli, secondo noi.<br />
Anche loro hanno paura, secondo noi.</p>
<p>Tutti dovremmo ribellarci?</p>
<p>Ma il mondo non ammette la rivolta. Anzi, siamo proprio noi essere umani che non amiamo la rivolta se non in casi particolari, scelti con cura. Come dimostrato da La Boëtie, a noi piace la servitù volontaria. Ci pieghiamo ai potenti per necessità, con spirito di collaborazione, con mezzi propri e altrui virtù. E guarda, fratello mio, la Storia smaschera la nostra intima natura. Nasciamo collaborazionisti e poi <em>crepiamo</em> soli. Siamo mezzi importanti per i fini degli altri, poi, quando siamo arrugginiti qualcuno ci farà riposare in una Rsa. La medicina ci terrà in vita.</p>
<p>Oh venerande età della modernità, quante bellezze ci mostrate. Volti decrepiti in stanzoni solitari, vecchi rincoglioniti che si inseguono come bambini, bocche sdentate che baciano ancora, cuori infranti che rimpiangono gli anni della gioventù, sessualità geriatrica in primo piano sulle testate giornalistiche generaliste, preghiere nuove per nuovi orizzonti, resurrezioni da enfisemi polmonari, felicità rettale post-evacuazioni forzate, giovanotti che abbracciano mummie in carrozzina, volontari pro-vita che consolano membra morenti.</p>
<p>Quanta ipocrisia, fratello mio, nel buonismo dei vitalisti, di coloro che non vogliono sentire la parola <em>morte</em>. Tu non puoi immaginare quanti vecchi e quanti giovani, in questo momento, si punterebbero una pistola alla tempia e si darebbero la morte. E tu non immagini quanta voglia di andarsene dal mondo sta in alcuni bambini, che di fronte alla negazione della loro felicità si sentono scoppiare il petto o si pisciano sotto dalla paura. Tu non puoi immaginare, fratello mio, quanta inutile sofferenza viene provocata in nome della <em>vita-a-tutti-i-costi</em>, mentre basterebbe una semplice eutanasia della volontà, una resa incondizionata, per rendere speciale ogni giorno che si passa sulla Terra. Tu non immagini, fratello caro, quanta vita senza dignità viene protetta e curata, mentre ciò che andrebbe preservato alberga nella totale indifferenza.</p>
<p>Fratello mio, tu sai che tutto è relativo?</p>
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		<title>Benedizione di tutte le guerre (Seconda parte)</title>
		<link>https://www.borderliber.it/benedizione-di-tutte-le-guerre-seconda-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2022 02:21:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
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		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. Questo testo prende spunto da un libro che avrebbe dovuto essere pubblicato&#8230; Lasciamo andare tutti, noi. Da questa Terra vanno via i martiri e gli aguzzini. Il più grande dei conquistatori non ha goduto che momentaneamente dei suoi bottini e dopo aver chiuso i suoi occhi ha lasciato tutto in mano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano. Questo testo prende spunto da un libro che avrebbe dovuto essere pubblicato&#8230;</strong></em></p>
<p>Lasciamo andare tutti, noi. Da questa Terra vanno via i martiri e gli aguzzini. Il più grande dei conquistatori non ha goduto che momentaneamente dei suoi bottini e dopo aver chiuso i suoi occhi ha lasciato tutto in mano alla rabbia dei successori.</p>
<p>Oh Divina distruzione che stai nei nostri cuori, ti prego, accogli la nostra supplica e rendici liberi dal corpo. Lasciaci in balia delle forze atomiche che ci legano all&#8217;Universo. Lascia che siano loro a rimescolare il nostro destino ancora una volta, magari per sempre. Lasciaci assumere un&#8217;altra forma. Lasciaci preda di un altro corpo. Lasciaci reincarnare affinché noi possiamo diventare un ennesimo errore. Non è solo la carne che marcisce, ma anche l&#8217;anima si fa decrepita e si decompone, e poi diventa un’altra sostanza, e poi divora sempre se stessa per amore del divenire.</p>
<p>Ma non è il divenire la peggiore delle immanenze?</p>
<p>Fratello lettore, vuoi sapere una cosa? Io non so toglierti nessun dubbio. Posso solo dialogare con te e con te posso perdermi in questa divagazione. Mi isolo nella mia stanza, tra i miei libri, tra la volontà di morte e quella di suicidarmi, ma vince la vita. La vita prevale sempre. È la storia della nostra specie che ci conferma questa cosa. E allora lasciami continuare, ti prego, leggimi ancora un po’. Il mio obiettivo è andare oltre ogni limite. Noi siamo oltre i limiti, siamo <em>postmoderni</em>, ma per me <em>post</em> non sta per <em>oltre</em>, ma è come un’isola pedonale nel mezzo di una strada a scorrimento veloce, un luogo nel quale ci si ferma per attendere il momento giusto per rimettersi in carreggiata. E noi siamo fermi. Non ci muoviamo.</p>
<p>Corriamo, ma non sappiamo quale sia la meta.<br />
Viviamo, ma non sappiamo per chi e per cosa.<br />
Soffriamo, ma non sappiamo per chi e per cosa.<br />
Vogliamo essere, ma non sappiamo chi.</p>
<p>Hai capito? È come se fossimo fermi!</p>
<p>Indossiamo ogni giorno abiti diversi, assumiamo sembianze diverse, ma non ci soddisfa nulla. Ci affidiamo a Jung e a Freud. Leggiamo articoli sulla psicologia di massa, su quella individuale e sappiamo tutto sul <em>narcisismo</em>, eppure non ci chiediamo se ognuno di noi abbia delle responsabilità. Io ammiro sempre coloro che si proclamano <em>Innocenti</em>.</p>
<p>Oh fratello caro, la ricerca dell’innocenza ci spinge a compiere azioni inenarrabili. Pensa a quanti filosofi si sono aggregati al nazismo per non perdere il loro prestigio. Pensa che anche uno come Heidegger ci è cascato. Pensa che Hitler ha trovato dell’antisemitismo persino in Kant. Sì, proprio lui, quello che parlava di <em>buona volontà</em>. E tu, fratello caro, ti scandalizzi per l’incoerenza degli altri, per quella tua o per quella mia?</p>
<p>Ti confido un segreto, anche se non dovrei: non puoi immaginare quante incongruenze troverai tra queste righe e quante stronzate stanno scritte nelle opere dei maggiori filosofi o intellettuali della storia del pensiero. Quante banalità la storia ci ha consegnato e nulla abbiamo imparato. Sì, fratello, esploda il Mondo e benedetta sia la guerra. Scorra a fiumi il sangue, scorra la disperazione, sia cancellata ogni bellezza, sia la bruttura la nostra casa, siano la merda e il piscio a riempiere i nostri giardini, perché queste sono le opere di noi uomini.</p>
<p>Ora però sarò un tecnocrate.</p>
<p>La tecnica è tutto per noi. È la nuova religione. A Dio abbiamo sostituito la tecnologia, il pensiero attivo. Ci piace manipolare. Ognuno di noi è un manipolatore di cellule, di pensieri, di parole, di sogni, di realtà. Siamo tutti <em>multitasking</em>, <em>multiuso</em>, <em>multideformabili</em>. L’uomo che vuole starsene per i fatti suoi e che si accontenta delle cose che Madre Natura gli ha dato è un anormale, un disabile. L’uomo naturale è considerato un malinconico, un tradizionalista, un conservatore. E mentre la tecnica avanza, mentre ci costringiamo a essere felici, la morte è con noi e noi siamo la morte.</p>
<p>Ma dimmi fratello, oggi chi accetta di morire?</p>
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		<title>Burnout. La società della cenere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/burnout-la-societa-della-cenere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2022 01:51:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cenere]]></category>
		<category><![CDATA[Crono]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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		<category><![CDATA[Incendio]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Prometeo]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Burnout. La società della cenere&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto rielaborata dall&#8217;autore Corriamo verso l’opinione sfrontata. Più la spari grossa, più possibilità hai di vincere un posto in prima fila nel grande teatro dei social network. Attenzione, però, sul palcoscenico non puoi salire, quello è il luogo dei burattinai di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/burnout-la-societa-della-cenere/">Burnout. La società della cenere</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Burnout. La società della cenere&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Corriamo verso l’opinione sfrontata. <em>Più la spari grossa, più possibilità hai di vincere un posto in prima fila nel grande teatro dei social network. Attenzione, però, sul palcoscenico non puoi salire, quello è il luogo dei burattinai di professione</em>.</p>
<p>Siamo il popolo di mezzo, composto da bambini che amano il gioco delle possibilità con le sue regole cangianti. Chi ne sta fuori ne è escluso per sempre, ma anche chi decide di provarci resta escluso dalle decisioni importanti. Mentre i prezzi delle merci aumentano, mentre la guerra diventa cibernetica, noi ingurgitiamo schegge di informazione che ci bucano le interiora e attendiamo che tutto cambi così, all’improvviso, grazie all’intervento della Provvidenza.</p>
<p>Cos’è la Provvidenza nella società della cenere e del burnout? Un nuovo pezzo di legno da ardere con le nostre vane speranze.</p>
<p>Un suicidio di massa è già iniziato da tempo. I sintomi sono sfiducia, indifferenza, rabbia sociale verso avvenimenti privi di consistenza, moralismo, giustizialismo, necrofilia, sessismo, sfrenata eccitazione verso ogni oggetto che non possiamo realmente avere, amore per la lagna, solitudine.</p>
<p>Siamo individui prettamente estetici che provano a vivere la loro esistenza come un’opera d’arte. Ma quest’opera d’arte non contempla il dialogo, il confronto, la presenza dell’altro, bensì la compravendita dell’individuo. Si fa gruppo o squadra solo nel momento in cui si incontrano soggetti che accettano le nostre idee, che mai si oppongono alle nostre scelte. Ogni individuo si fa idolo e, come ogni idolo, pretende solo seguaci.</p>
<p><em>Tutto è permesso, nulla è vero al di fuori di me. </em>La società della cenere è composta da soli <em>padroncini</em> con pretese di eternità. Nessuno si piega alle ferite del tempo, ma il sangue di Crono ancora continua a scorrere e le sue mandibole continuano a masticare i suoi figli… noi tutti.</p>
<p>Prometeo ormai impera e spaccia il suo fuoco per libertà assoluta. Ovunque ha appiccato incendi. Noi bruciamo e ridiamo tra le fiamme. Noi bruciamo e piangiamo tra le fiamme. Soffriamo, ma non imputiamo alle scottature l’origine del nostro dolore. Libertà assoluta è sinonimo di schiavitù e, infatti, siamo schiavi dell’anarchico estetismo che ci coinvolge emotivamente e corporalmente. Nei giorni dell’ira ci sentiamo vivi, nei giorni della riflessione ci sentiamo morti, e come cadaveri ci aggiriamo per le strade, ma mai ammettiamo che ci manca qualcosa: <em>appartenerci</em>.</p>
<p>Una persona mi chiese se fosse giusto isolarsi, fare come i mistici che si allontanavano da tutto e tutti. No, ho risposto, perché non c’è individuo che possa vivere isolato dal resto del mondo e dagli altri della sua specie. Tutto diventerebbe astratto. Eppure, anche in mezzo a mille persone, molti si sentono soli, avulsi, spezzati, privati di ogni sentimento.</p>
<p>Intanto, brucia ancora il fuoco della Tecnica, il nostro Prometeo senza più spirito, il nostro Archetipo senza più mito. Ci si consuma velocemente, si invecchia velocemente anche se gli artifizi cosmetici ci rendono più appetibili, ci si dichiara impotenti di fronte a troppe situazioni anche se siamo sempre pronti all’azione.</p>
<p>Bruciamo, ma non sappiamo di bruciare.<br />
Burn, Burnout!</p>
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