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	<title>Progetto Cultura Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Oltre le spoglie distese di Davide Toffoli</title>
		<link>https://www.borderliber.it/oltre-le-spoglie-distese-toffoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jun 2025 22:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Armeni]]></category>
		<category><![CDATA[Genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poetare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: &#8220;Oltre le spoglie distese&#8221; di Davide Toffoli, edizioni Progetto Cultura Cominciamo dall’inizio, dal significato della parola genocidio, utilizzata per la prima volta da Raphael Lemkin (giurista polacco di religione ebraica) per designare lo sterminio degli Armeni consumato dall’Impero Ottomano tra il 1915 e 1916. Fu solo dopo lo sterminio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: &#8220;Oltre le spoglie distese&#8221; di Davide Toffoli, edizioni Progetto Cultura</strong></p>
<p>Cominciamo dall’inizio, dal significato della parola <strong>genocidio</strong>, utilizzata per la prima volta da Raphael Lemkin (giurista polacco di religione ebraica) per designare lo sterminio degli Armeni consumato dall’Impero Ottomano tra il 1915 e 1916. Fu solo dopo lo sterminio posto in essere dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale e l’istituzione del tribunale internazionale per punire tali condotte, che la parola iniziò ad essere utilizzata nel linguaggio giuridico per indicare un crimine specifico. La parola <strong>genocidio</strong> deriva dalla parola greca γένος (ghénos, &#8220;razza&#8221;, &#8220;stirpe&#8221;) e da quella del latino caedo (&#8220;uccidere&#8221;).</p>
<p>La persecuzione nei confronti della popolazione armena e di quella cristiana rappresentò una costante nella storia dell’Impero Ottomano, sfociando poi nel <strong>genocidio</strong> armeno. Il 24 aprile è la ricorrenza della tragedia umana della popolazione armena, che nella loro lingua è stata denominata Medz Yeghern, ovvero “Il Grande Male”. Le persecuzioni e le uccisioni ebbero inizio proprio nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915, quando furono eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. L’operazione continuò poi nei giorni successivi con numerose deportazioni verso l’interno dell’Anatolia.</p>
<p>Dopo questo incipit iniziale, veniamo al libro di Davide Toffoli, <strong>&#8220;Oltre le spoglie distese. Sui sentieri del Grande Male”</strong> (edizioni Progetto Cultura). Toffoli già nella dedica iniziale fa capire, a mio parere, il suo intento, dedicando il libro: <em>a tutti i braccianti/a tutti gli inseguiti/a tutti i perseguitati/a tutti quelli che resistono/in esilio sulla propria terra</em>.</p>
<p>L’inizio del libro è epico:</p>
<p><em>“Oltre le spoglie distese…Sognando…”</em></p>
<p>e il tono epico ci accompagna in tutto il testo di Toffoli, che utilizza l’endecasillabo oltre all’impianto formale dalla “Leggenda Dantesca” di Eghishe Charents, probabilmente il più grande poeta armeno che proprio in quest’opera narra questo evento.</p>
<p>In <strong>“Oltre le spoglie distese”</strong>, Toffoli cancella l’io narrativo, introduce un noi collettivo e ci fa rivivere passo dopo passo, giorno dopo giorno, il senso della tragedia e della precarietà al limite dell’inevitabile. Inserisce con sapienza, senza abusarne, i versi della <strong>Leggenda Dantesca</strong> attraverso il corsivo:</p>
<p>Oltre le spoglie… Sognando…<br />
Camminavamo rattristati e stanchi<br />
sulle tracce della strada distrutta…</p>
<p>La luna, grossa come un disco vivo,<br />
ad addentrarci gli sguardi rapidi,<br />
l’incastro liquido dei nostri corpi<br />
sfatti dall’acqua e raschiati di sale. […]</p>
<hr />
<p>Ma qua, nel buio, trovammo anche amore…<br />
Stremati, con gli occhi aperti e affamati<br />
seminascosti da una grigia tenda<br />
nel silenzio c’indossammo a vicenda.</p>
<hr />
<p>Nella nota di lettura, Antonio Raffaele ci parla di una “preghiera laica, un esodo verso una terra non promessa e che proprio per questo non arriva”.</p>
<p>Personalmente leggere e vivere questo libro così “disarmante” sulla straziante vicenda umana degli armeni, mi fa pensare ad una Crucis che termina con la messa in croce di un intero popolo, senza nessuna resurrezione del terzo giorno, senza nessun dopo, perché non può esserci dopo quando tutto è perduto.</p>
<p>Parlo di Crucis e messa in Croce del popolo armeno con la stessa devozione di Davide Turoldo (forse il più grande poeta del novecento) quando afferma che la vera fede è quella del Venerdì Santo, quando l’unica cosa che resta è la “speranza oltre lo sperabile”, l’affidarsi ciecamente ad un credo. È facile credere nel giorno di Pasqua quando il “tutto è compiuto” ritorna ad essere tangibile mostrando le sue piaghe.</p>
<p>In quest’opera, in questo viaggio apocalittico, il <em>noi</em> è carne e ombra, sangue che scorre come nelle nostre stesse vene al ritmo incalzante di questo piccolo gioiello in versi che <strong>Davide Toffoli</strong> ci dona. E come ci ricorda l’autore nel Congedo:</p>
<p>Oltre le spoglie distese… Cantando…</p>
<p>Così ce ne andremo, ormai rassegnati,<br />
ostinandoci a cadere ostentando<br />
una lingua che è già strappo e ferita.</p>
<p>[…]</p>
<p>Ammutoliti, saremo leggenda…</p>
<p>[…]</p>
<p>Soli e feriti, saremo leggenda…</p>
<p>[…]</p>
<p>Saremo anarchici e apocalittici.<br />
Tra le tue pietre, saremo leggenda…</p>
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		<title>&#8220;Diario di una stalker mancata&#8221;. Francesca Innocenzi e le debolezze dell&#8217;amore rifiutato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/diario-stalker-innocenzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 02:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Ironia]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuto]]></category>
		<category><![CDATA[Stalker]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Filomena Gagliardi. In copertina: &#8220;Diario di una stalker mancata&#8221;. di Francesca Innocenzi, Progetto Cultura, 2022 Torna di nuovo alla scrittura Francesca Innocenzi, autrice versatile in quanto ha dato prova delle proprie competenze sia nella poesia, sia nella narrazione, sia nella saggistica. Stavolta, Innocenzi si dedica ad un genere tanto intimo quanto antico, come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Filomena Gagliardi. In copertina: &#8220;Diario di una stalker mancata&#8221;. di Francesca Innocenzi, Progetto Cultura, 2022</strong></em></p>
<p>Torna di nuovo alla scrittura <strong>Francesca Innocenzi</strong>, autrice versatile in quanto ha dato prova delle proprie competenze sia nella poesia, sia nella narrazione, sia nella saggistica. Stavolta, Innocenzi si dedica ad un genere tanto intimo quanto antico, come quello del diario epistolare.</p>
<p>L’autrice precisa che il suo non è un testo autobiografico: successivamente la voce narrante, femminile, si abbandona ad una scrittura in prima persona, che si rivolge ad un destinatario particolare, ovvero proprio colui che era stato l’oggetto del suo <strong>“stalkeraggio messaggistico”</strong> . Si tratta di un collega di cui la protagonista si è innamorata: lui purtroppo è sposato. E tuttavia, nonostante ciò, la donna scrive subito, tra le prime righe: “<strong>La prima volta che ci siamo incontrati, tre anni fa, nel corridoio della nostra scuola, ho pensato che eri bellissimo, l’uomo più bello che avessi mai visto”.</strong></p>
<p>Con queste parole il ricordo torna alla fase dell’idealizzazione di questo “collega bello, bravo, gentile, vagamente misterioso”. La capitolazione della vittima, però, è avvenuta durante una riunione: “Non sapevo nemmeno che, oltre ad insegnare arte, facessi lo scenografo e il pittore. Non conoscevo nulla della tua vita personale. Poi ad una riunione, un pomeriggio ー era febbraio ー ti sei avvicinato e mi hai chiesto sommessamente se potevi sederti accanto a me […] A fine riunione […] mi hai salutato chiamandomi per nome. Un saluto nuovo, eppure familiare, per me che ho sempre avuto difficoltà a chiamare le persone per nome, per me che ho sempre avuto difficoltà a chiamare le persone per nome, per me che ho sempre avvertito l’estremo bisogno di sentirmi chiamare per nome”.</p>
<p>Le piccole forme di gentilezza possono essere una calamita per chi non è abituato a ricevere attenzioni: unite al fascino di chi ce le somministra, possono essere micidiali. Tali sono per la nostra protagonista che ricorda nel suo diario i momenti di questo amore impossibile, che ha avuto un’esistenza solo nella sua mente, nelle sue proiezioni, nonostante la cortesia reale di questa persona.</p>
<p>La donna non riesce a non provare risentimento verso di lui, nonostante lo ami: <strong>Odi et amo</strong>, ce lo ha insegnato anche <strong>Catullo</strong>. La voce narrante incarna le debolezze di ogni donna che soffre perché si innamora di un uomo sbagliato, in quanto non disponibile. Purtroppo può capitare a chiunque, e questo fa vivere l’inferno a chi ama: “Ho compreso una regola basilare: non innamorarsi di una persona impegnata. Banale ma vero, e se tutti se ne convincessero dall’inizio, tante sofferenze verrebbero risparmiate”.</p>
<p>Questa è però una delle tante consapevolezze a cui la protagonista approda quasi alla fine della sua scrittura, insieme a tante altre che acquisisce in itinere: <strong>la scrittura si rivela terapeutica</strong> in quanto le permette di prendere consapevolezza di sé attraverso lo scavo interiore nel passato. All’inizio sembrava invece un rimedio poco efficace o almeno solo in parte: “Sto portando avanti questo strano diario così, giorno dopo giorno, con gli stessi effetti di una cura palliativa: il male resta, il dolore non svanisce, però, almeno riesco a non cercarti. Così quantomeno mi limito a stalkerare un foglio vergine, e me stessa”.</p>
<p>Più avanti, invece, la cura della scrittura diventa più efficace e propositiva. Vengono rievocate le precedenti storie d’amore, tutte difettose, tutte tali da riflettere il dolore della donna, il suo disagio derivante da lontano: “<strong>Qualcuno deve avermi insegnato che soffrire aiuta a farsi amare.</strong> È così che quella bambina ostinata allontana chi ama”.</p>
<p>La scrittura è attraversata da vari toni: non mancano l’ironia e il sarcasmo verso il destinatario, che vogliono mascherare un distacco emotivo non sempre reale e soprattutto lento ad avverarsi:&#8221; Sento che in me sta finendo qualcosa, che forse non ti amo più”.</p>
<p>Del resto lo<strong> stalkeraggio</strong> della protagonista era qualcosa irrisorio con il senno del poi: “Una stalker innamorata e respinta non si limita ad una ventina di messaggi sconsolati in due giorni. Uno stalker di talento insulta, minaccia, sta’ attento stronzo che ti spacco la faccia a te e a quella puttana di tua moglie. Una stalker di successo ti perseguita giorno e notte [&#8230;]. Io non sono così talentuosa vedi? Innamorata e delusa, una ventina di messaggi in due o tre giorni. Come stalker, avrei da fare un po’ di strada”</p>
<p>Ironia, sarcasmo, simpatia si respirano tra queste pagine: <strong>lo stalkeraggio, se c’è, è solo una risposta al rifiuto.</strong> Non tutti sono capaci di elaborarlo sanamente; non tutti hanno ricevuto in famiglia una sana educazione sentimentale; molti genitori, forse, non sono in grado di calibrare in modo equilibrato l’affetto.</p>
<p>Senza voler concludere in chiave deterministica, mi sento però di dire che l&#8217;ambiente ricevuto in casa non è un fattore secondario nell’evoluzione sentimentale delle persone. Dovrebbero saperlo i genitori; lo si dovrebbe insegnare a scuola, altrimenti chi è sensibile è perduto. <strong>Determinismo</strong> del resto non c’è in quanto <strong>l<em>’io</em> narrante</strong> conclude il suo libello elencando tutte le cose che ha imparato, quasi alla <strong>Renzo dei Promessi Sposi</strong>.</p>
<p>Ringraziamo Francesca per questo <strong>Diario, </strong>che mi ha commosso. Talora mi sono ritrovata nelle mie fragilità e mi sono solo parzialmente perdonata per gli errori che anche io ho commesso in passato.</p>
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