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	<title>prevaricazione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La dimensione del desiderio. Eros e fantasia salverebbero l&#8217;uomo?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/desiderio-dimensione-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2024 00:54:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La dimensione del desiderio&#8221; di Marco Di Napoli, ArgoLibro editore, 2023 Letteralmente imbrigliati nella macchina della &#8220;prestazione funzionale&#8221;, ci sentiamo sospinti dalla necessità di essere un &#8220;progetto da realizzare&#8221;. Toppare gli obiettivi che ci siamo prefissi ci condanna alla morte civile, in alcuni casi al suicidio. Solo questo siamo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La dimensione del desiderio&#8221; di Marco Di Napoli, ArgoLibro editore, 2023</strong></em></p>
<p dir="ltr">Letteralmente imbrigliati nella macchina della <strong>&#8220;prestazione funzionale&#8221;</strong>, ci sentiamo sospinti dalla necessità di essere un <strong>&#8220;progetto da realizzare&#8221;. </strong>Toppare gli obiettivi che ci siamo prefissi ci condanna alla morte civile, in alcuni casi al suicidio.</p>
<p dir="ltr">Solo questo siamo nel mondo a una dimensione, in cui la nostra ombra coincide con la nostra anima, mentre il corpo è <strong>oggetto funzionale</strong> al sistema di godimento immediato. Tutto ciò che ci ruota intorno è a nostra disposizione. Abbiamo la possibilità di scegliere autonomamente, ma sentiamo di essere guidati verso una direzione.</p>
<p dir="ltr">Ci crediamo liberi, ma stiamo solo sfogliando un catalogo che si aggiorna in continuazione davanti ai nostri occhi. Ogni novità è partorita dal sistema nel quale viviamo. <strong>Tale organismo pensa per noi, desidera per noi, ci ingabbia su un palcoscenico e ci fa recitare una parte.</strong> Qui siamo tutti protagonisti, quindi, come galli in un solo pollaio, ognuno lotta per mantenere salda la propria supremazia.</p>
<h3 dir="ltr">Metodi di prevaricazione</h3>
<p dir="ltr">Ci sono tanti modi per prevaricare l&#8217;altro, il sistema mette a disposizione diversi mezzi. A seconda delle nostre aspirazioni ci possiamo impossessare delle armi giuste per scendere in campo.</p>
<p dir="ltr">Insomma, l&#8217;altro non è simbolo di un incontro, ma decreta l&#8217;inizio di una sfida in cui il <strong>fair play</strong> non è contemplato. Pian piano, ci rendiamo conto che siamo diventati come la merce che aduliamo; anche noi siamo &#8220;cose&#8221; soggette alle leggi del mercato. Sono tali persino le nostre azioni e le nostre parole; <strong>lo sono le arti e le opere dell&#8217;ingegno.</strong> Noi siamo spettatori della reificazione.</p>
<p dir="ltr">Ecco, il saggio di <strong>Marco Di Napoli</strong> ci racconta tutto questo attraverso le parole di <strong>Herbert Marcuse</strong>, quel filosofo che sta tornando tanto di moda, seppur alcune sue teorie avrebbero bisogno di un aggiornamento. Anche Di Napoli ammette che si possa cadere nell&#8217;anacronismo, ma il seme lasciatoci da Marcuse è indissolubile, genuino, vero. Si può ripiantare per anni e anni, si possono applicare degli innesti alla sua pianta, ma l&#8217;essenza del discorso non è soggetta a corruzione alcuna.</p>
<h3 dir="ltr">C&#8217;è un modo per salvarsi?</h3>
<p dir="ltr">Forse no, il processo è irreversibile e anche Marcuse aveva smesso di sperarci. Se proprio volessimo ritornare alla nostra umanità imperfetta, visto che ormai si sta cercando di crearne una incapace di sbagliare e di sognare, <strong>andrebbero riaccesi l&#8217;Eros e la fantasia.</strong></p>
<p dir="ltr">Per Marcuse, l&#8217;<strong>Eros</strong> non è legato solo alla sessualità, tanto meno è immediato appagamento. <strong>Eros</strong> è il nostro bisogno di cadere nell&#8217;abisso, di perderci nella metafisica, nella materia sognante, nel gioco, nella ricerca di nuovi significati e anche nella rassegnazione di non poter spiegare tutto. <strong>Eros</strong> è la nostra creatività sganciata dall&#8217;ordinarietà, è il tormento e lo stupore che abbatte l&#8217;univocità imposta dei significati, che si fa beffa del principio di non contraddizione, che si libera della razionalità e della ragione. <strong>Eros</strong> è l&#8217;uomo nelle sue tante sfaccettature, quindi è anche l&#8217;incredulità del singolo di scoprirsi dominato dai propri demoni. <strong>Di qui l&#8217;evoluzione secondo pro e contro, secondo guerra e pace, secondo lo svelamento della contraddizione creatrice e della nevrosi dialogante.</strong></p>
<p dir="ltr">Insomma, l&#8217;<strong>Eros</strong> è tutto ciò che non fa dell&#8217;uomo solo un essere che eroga prestazioni e che dev&#8217;essere funzionale al sistema. Questi principi ce li ha svelati Marcuse, che a sua volta li ha ricevuti in dono dopo anni di studio. Oggi, Marco Di Napoli ce li riconsegna in una nuova forma, potremmo dire in un&#8217;edizione aggiornata, che dovrebbe ravvivare in tanti il <strong>&#8220;desiderio di leggerla&#8221;</strong>.</p>
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		<title>La vita nascosta. Donnarumma tra &#8220;amore&#8221; e &#8220;sopravvivenza&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vita-nascosta-romanzo-donnarumma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2023 02:44:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Il Ramo e La Foglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Serena Penni. In copertina: &#8220;La vita nascosta&#8221; di Raffaele Donnarumma, Il ramo e la foglia edizioni, 2022 La vita nascosta, di Raffaele Donnarumma, è un romanzo che parla d’amore, di solitudine e di sogni infranti, ma anche di sopravvivenza, di senso di autoconservazione e di cambiamento. La vicenda è narrata in prima persona [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Serena Penni. In copertina: &#8220;La vita nascosta&#8221; di Raffaele Donnarumma, Il ramo e la foglia edizioni, 2022</strong></p>
<p><strong>La vita nascosta</strong>, di Raffaele Donnarumma, è un romanzo che parla d’amore, di solitudine e di sogni infranti, ma anche di sopravvivenza, di senso di autoconservazione e di cambiamento.</p>
<p><strong>La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista</strong>, R., il quale, giunto alla soglia dei cinquant’anni, si trova a dover tirare le fila della propria biografia. Per quanto riguarda il piano lavorativo, R. può dirsi discretamente pacificato con l’ambiente accademico di cui fa parte, del quale ha imparato ad accettare le dinamiche talvolta capziose, i meccanismi intricati che tengono sì conto del merito, ma non solo; sul piano della vita affettiva, invece, le cose stanno diversamente.</p>
<p><strong>R., infatti, un giorno come un altro, nel corso di una conversazione come un’altra</strong>, sente proferire dal suo interlocutore le parole destabilizzanti e lapidarie dell’abbandono. A pronunciarle è S., il compagno ufficiale di R., un artista perennemente insoddisfatto della propria opera, sempre in cerca dell’immagine che sfugge, ma anche dell’approvazione altrui, che se non arriva subito fa male.</p>
<p><strong>R. non gli era fedele</strong>, perché nella sua vita esisteva anche G., ma questi recitava il ruolo dell’amante e non può avere senso nell’esistenza di R. se non come “l’altro”. R. si trova improvvisamente solo. Ed ecco che di fronte a lui si apre un panorama nuovo. Perché mentre era occupato a fare altro – costruire una relazione stabile, una carriera lavorativa – il mondo gay è cambiato, introducendo modalità relazionali e comportamentali che, se da una parte hanno liberato “il soggetto omosessuale” dal fardello della presunta colpevolezza, dal bisogno di nascondersi, di mimare un’eterosessualità di facciata, dall’altra hanno reso più spietata e crudele la lotta per l’affermazione di sé.</p>
<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-6907" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/04/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte.jpg?resize=511%2C766&#038;ssl=1" alt="La vita nascosta" width="511" height="766" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/04/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/04/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte.jpg?resize=1025%2C1536&amp;ssl=1 1025w" sizes="(max-width: 511px) 100vw, 511px" data-recalc-dims="1" />Prima di tutto, ha preso piede la palestra, luogo dove ci si allena nella speranza di raggiungere l’ideale di perfezione proposto dai fotomodelli le cui immagini sono riprodotte ovunque.</strong> La palestra si porta dietro il culto della prestanza fisica, ma anche gli attrezzi su cui mettersi alla prova, gli asciugamani madidi di sudore, le docce dove oltre a lavarsi ci si osserva e ci si valuta a vicenda, scrutando riflessa in mille occhi la propria insicurezza, la propria paura di non piacere, di non essere all’altezza. Le barrette proteiche, gli ormoni per la crescita. La tavola, di contro, non si configura più come luogo di convivialità per eccellenza, dato che l’alimentazione deve sottostare a rigide regole di qualità e quantità.</p>
<p><strong>La fiera delle vanità</strong> ha anche un’altra faccia, meno fisica e più mentale; più subdola in quanto – antiteticamente rispetto alla palestra, che esalta l’apparenza, l’esteriorità – maschera la stessa identità degli utenti. Si tratta della rete, dei numerosi siti di incontri spuntati come funghi negli ultimi dieci anni, ad uso e consumo di qualsiasi preferenza in ambito sessuale. Qui, ognuno può fingersi chi più gli piace, può inventare sé stesso indulgendo al proprio narcisismo. In rete, la menzogna, prima di tutto sull’età, è la prassi. Per questo, bisogna essere scaltri nel decriptare messaggi volutamente ambigui, abili nel farsi capire senza rivelarsi.</p>
<p><strong>Quello a cui R. si affaccia è un mondo di giovani</strong>; un mondo in cui chi è giovane lo ostenta, chi non lo è più, tenta di apparire tale attraverso il culto ossessivo della propria immagine oppure, più semplicemente, finge di esserlo, con l’inganno. Il web, del resto, permette anche di spingersi oltre perché, come presto scopre R., esistono applicazioni specifiche in grado di dirci chi, nelle vicinanze, sia disponibile a fare sesso con noi. Il corpo, idealizzato e coltivato come un tempio, diviene la principale merce di scambio in una pratica che appare liberatoria poiché svincola la sessualità da una serie di sovrastrutture, ma anche limitante perché confina la possibilità di conoscenza dell’altro entro limiti ben prestabiliti.</p>
<p><strong>Questo mondo, che sembra accogliere in sé tutte le molteplici sfaccettature dalla fatuità</strong>, si offre ad R., proprio quando la giovinezza – quella giovinezza che tutti noi, a un certo momento, abbiamo creduto sarebbe durata per sempre – gli scivola via dalle mani. R., dopo uno spaesamento iniziale, impara a difendersi; accetta le modalità, i riti e gli inganni della nuova realtà nella quale si trova ad essere, suo malgrado, catapultato. Un giorno, però, R. si imbatte in L. e il gioco finisce di essere tale. L., giovane e affascinante studioso di non troppo belle speranze, ostenta una disinvoltura in ambito di abitudini sessuali dalla quale R. è spaventato, ma che tuttavia non basta a dissuaderlo dall’intraprendere con lui una relazione fatta di attese, di scambi fugaci e di continui ripensamenti. L’autoconsapevolezza di R. – che si definisce masochista – non gli impedisce di soffrire per la gelosia e i continui abbandoni subìti. Ma L. oltre che carnefice è anche vittima; anzi, forse si può dire che il suo comportamento scostante è, se non del tutto, in buona parte motivato dalla sua sofferenza, dal male subdolo e insidioso che lo corrode nel profondo. Una malattia dell’anima, che atterrisce R., il quale ha persino paura di dire “psichiatra”, e preferisce il più aleatorio “medico”. Un tarlo che logora e distrugge non solo L. ma anche chi gli sta attorno, perché rende L. crudele e del tutto privo di empatia.</p>
<p><strong>R. riesce infine a mettersi in salvo, riportando però, da questa relazione, un bagaglio di delusione e di malinconia che forse neppure il tempo cancellerà del tutto.</strong> L. si rivela infine foriero di un’estraneità al confronto della quale persino S., l’ex storico, appare una figura rassicurante. Sullo sfondo c’è Anna, l’amica del cuore, la confidente privilegiata di R. Anna è una sorta di super io che, se all’inizio invita R. alla leggerezza, successivamente lo mette in guardia dalle insidie di L. L’eterosessualità di Anna viene talvolta identificata da R. come una via facile verso la serenità, ma la donna gli lascia intravedere una realtà intrisa a sua volta di mancanze, di paure e di fragilità. Una realtà in cui non basta essere un uomo e una donna per avere un figlio; dove ci sono visite dal pediatra dall’esito incerto, difficoltà economiche e ancora tanto altro, che R. non riesce a percepire fintantoché è irretito nella voragine autodistruttiva innescata da L.</p>
<p><strong>La vita nascosta</strong> è un romanzo capace di scandagliare acutamente l’animo umano, mettendone a nudo le fragilità e gli autoinganni, ma anche i punti di forza e le vie di fuga che un individuo sano è in grado di trovare, in modo tale da poter arrivare alla conclusione che il tempo non è passato invano; che non si è arrivati a quarantasette anni senza aver fatto tesoro delle esperienze vissute. Donnarumma riesce a coinvolgere il lettore grazie alla verosimiglianza del suo personaggio, con il quale è facile identificarsi poiché ci viene mostrato nei suoi lati più umani e autentici, e per questo talvolta anche contraddittori, come contraddittoria è assai spesso la vita. I personaggi, tranne qualche eccezione, sono indicati con la sola iniziale del loro nome: Ciò li sprofonda nella vita reale (non posso rivelare il nome per intero – sembra dire l’autore – altrimenti queste figure sarebbero identificabili) ma nel contempo li erge ad archetipi, a figure ancestrali, a possibilità dell’agire umano.</p>
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		<title>Volemose bene, ma solo cinque minuti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/volemose-bene-social/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2022 01:57:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio Odore acre di critiche social, mentre la morte è l’unica cosa certa della quotidianità. Così è la verità, nient’altro che un’arma di prevaricazione. Pensiero forte che si abbatte sul debole. E mentre qualcuno dice no, proclamandosi saggio nel mezzo del coro di sì, si affilano le armi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano già pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2022/09/26/volemose-bene-ma-solo-cinque-minuti-tra-critica-violenza-e-verita/">Zona di Disagio</a></strong></em></p>
<p>Odore acre di critiche social, mentre la morte è l’unica cosa certa della quotidianità. Così è la verità, nient’altro che un’arma di prevaricazione. Pensiero forte che si abbatte sul debole. E mentre qualcuno dice <em>no</em>, proclamandosi saggio nel mezzo del coro di <em>sì</em>, si affilano le armi per la prossima battaglia. C’è poi chi fugge da tutto questo, ché dello scontro tra forza e debolezza ne ha le scatole piene, e commenta: <em>dietro un ottimo polemista c’è sempre un perdigiorno</em>… e sia anche questo messo agli atti!</p>
<p>E chi vorrebbe mai per spirito di fratellanza o di buonismo elevare l’ignoranza o la mediocrità come prova di emancipazione delle masse, ché scrittura, poesia, critica letteraria sembrano ormai essere un gioco al quale tutti possono partecipare, uscendone anche vincitori; ma soffiando il vento della rabbia, talune volte anche con infausto effetto, giacché la denigrazione sa di ampollosa e sterile masturbazione mentale, si decade nella propria insoddisfazione o, spesso e volentieri, in un malcelato dolore che sa di drammatico egocentrismo; un po’ come quei narcisisti detti <em>passivi</em>, che vengono accarezzati, coccolati da tutti, perché riescono a sfruttare le loro sventure, le loro pregevoli sofferenze, alimentando quel sentimento massificato del <em>volemose bene, ma solo cinque minuti</em>… e sia anche questo messo agli atti!</p>
<p>Così mi chiedo, chi decide cosa sia eternamente degno o indegno? Qual è il criterio secondo cui la convenienza e lo sfruttamento dell’attimo diventano passionevoli <em>leccaculismi </em>di circostanza, che cadono o, peggio ancora, che vengono rinfacciati quando l’altro, colui che per molte volte è passato per tonto, fa spallucce davanti al mito della saggezza postmoderna sempre rispondente all’imperativo categorico <em>volemose bene, ma solo cinque minuti</em>? Allora sì che si scopre quel malcelato potere di prevaricazione della verità, così come tutto il resto… e sia anche questo messo agli atti!</p>
<p>Ci sono meccanismi contorti più forti dei torti subiti, che alimentano un agghiacciante gioco di parole che è solo un pugno di mosche. Siamo nell’epoca della cultura-imprenditoriale, che è esportazione di idee in oggetti volatili che attestano l’inautenticità di tanti discorsi. Quel <em>si </em>impersonale che espropria tutte le prese di posizione che, invece, dovrebbero essere la parte viva d’ogni esperienza, ossia <em>la responsabilità del dire, del fare, dell’essere</em>, che ormai resta in troppi resoconti, in troppi aforismi, in troppi versi, in troppe righe, ma in pochi fatti.</p>
<p>E allora mettiamo anche agli atti che quest’epoca di insulsa verità prevaricatrice ci ha tolto ogni felicità, perché di fronte alla violenza verbale, quando non sfocia in altri atti, dire <em>no</em> è una delle poche ragionevoli opportunità che abbiamo. Nell’epoca dell’intellettualismo <em>fai-da-te</em> in cui ognuno inaugura la propria scuola di pensiero, l’unica salvezza è lo studio continuo e perpetuo, inteso come gioco.</p>
<p>Quel gioco di cui già parlava Huizinga nel suo <em>L’autunno del Medioevo</em>, in cui proprio il disinteressato manierismo dei ricchi e dei potenti diede vita al rinnovato amore per il <em>bello</em>, per la ricerca e per lo studio. Così come la <em>globalizzazione</em> è stata dichiarata morta, forse siamo anche davanti al tramonto della cultura imprenditoriale, guidata da quel <em>volemose bene</em> che giudica, elogia e porta alla ribalta fenomeni che contribuiscono solo a quel <em>self made</em> spacciato per intellettualismo d’avanguardia, ma dietro cui si cela il volto di una cultura che accresce solo l’egocentrismo e dà false speranze a generazioni di uomini che hanno perso il senso del giocoso del sapere.</p>
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