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	<title>Preghiera Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Stasera resto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/stasera-resto-poesia-bellomusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jun 2025 22:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bellomusto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Stasera resto&#8221; è una poesia di Doris Bellomusto. In copertina una foto dell&#8217;autrice Stasera resto a contare le occasioni perse i peccati inevitabili i biglietti non obliterati le mie mancate virtù. Resto stasera inchiodata alla conta dei giorni vissuti bruciando incenso sull&#8217;altare di un cuore innocente. Sono io il capro espiatorio, la strega sul rogo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Stasera resto&#8221; è una poesia di Doris Bellomusto. In copertina una foto dell&#8217;autrice</strong></p>
<p>Stasera resto<br />
a contare<br />
le occasioni perse<br />
i peccati inevitabili<br />
i biglietti non obliterati<br />
le mie mancate virtù.</p>
<p>Resto stasera<br />
inchiodata<br />
alla conta dei giorni<br />
vissuti bruciando incenso<br />
sull&#8217;altare di un cuore innocente.</p>
<p>Sono io il capro espiatorio,<br />
la strega sul rogo,<br />
l&#8217;inchiostro che macchia il foglio,<br />
la sentenza e la pena, l&#8217;espiazione,<br />
la croce,<br />
l&#8217;Ave Maria recitata sottovoce,<br />
sono io il velo ipocrita<br />
sul volto della vedova<br />
vengo da un mondo antico<br />
fatto di zucchero e caffè<br />
e Padre Nostro e sia lodato Gesù<br />
chiavi appese<br />
a porte sempre aperte.</p>
<p>Stasera sto<br />
luna arresa<br />
alla gravità<br />
e all&#8217;ombra.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Doris Bellomusto?</strong></h4>
<p>Si è laureata in lettere classiche presso l’Università della Calabria, insegna materie letterarie presso il “Liceo G. Pascoli” di Barga (LU), dove vive dal 2011. Non ha mai dimenticato né i suoi studi classici né le sue radici meridionali. Dalle sue inestinguibili nostalgie sono nate le raccolte di poesie Come le rondini al cielo (edizioni Tracce, Marzo 2020); Fra l’Olimpo e il Sud (Poetica edizioni, Luglio 2021); Nuda (Ladolfi editore, Giugno 2022). Per la casa editrice Le Pecore Nere ha scritto Ti abbraccio, Teheran e A corpo libero. Direttrice della collana “Foglie” per la stessa casa editrice è arrivata seconda al Premio Nabokov e al Premio Le Ragunanze.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta questa poesia, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/cercare-la-luna-bellomusto-poesia/">&#8220;Cercare la luna&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Vado via</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vado-via-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 22:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Gervasi]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Vado via&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore Gli uccelli pregano, volano da un ulivo all&#8217;altro. Sento una voce dal cielo, non la sento più. Un grillo salta, prega anche lui. Il mio credo vacilla, è fragile la mia misera preghiera. Mi accingo a entrare, rivedo il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Vado via&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Gli uccelli pregano,<br />
volano da un ulivo all&#8217;altro.<br />
Sento una voce dal cielo,<br />
non la sento più.<br />
Un grillo salta,<br />
prega anche lui.<br />
Il mio credo vacilla,<br />
è fragile la mia misera preghiera.<br />
Mi accingo a entrare,<br />
rivedo il ballo tarantolato dei Rom:<br />
il cielo tuona a colori.<br />
È la notte della disperata richiesta<br />
e io la vivo con loro.<br />
È giorno, mi avvio per entrare.<br />
Sono pronto alla preghiera?<br />
Un passo dopo l&#8217;altro:<br />
è serrato il portone centrale,<br />
è socchiusa la porta laterale.<br />
Entro,<br />
il silenzio è devastante.<br />
L&#8217;eco dei miei passi mi annuncia,<br />
disturba la quiete<br />
nel santuario degli anargiri medici.<br />
Umido il luogo dello spirito.<br />
San Benedetto benedice un&#8217;aquila:<br />
forse.<br />
La sua mano vicina alla lunga barba<br />
mi esorta alla riflessione.<br />
Guardo il cielo,<br />
un rumore mi turba.<br />
Il riflesso di una vetrata dona luce<br />
davanti e dietro a me.<br />
Non ho parole da dire,<br />
è il mio muto grido<br />
la mia unica preghiera.<br />
Una tenda bianca è aperta,<br />
qualcuno è entrato:<br />
il silenzio forse.<br />
Non voglio disturbare,<br />
vado via,<br />
ma penso di tornare e rimanere.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Giuseppe Gervasi?</strong></h4>
<p>Giuseppe Gervasi, poeta, scrittore e conduttore televisivo, è nato a Siderno (RC) il 6 marzo del 1977. Vive a Riace, un piccolo paese della città metropolitana di Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza, per qualche anno ha esercitato la professione forense. Ha ideato e condotto &#8220;La Terra del Sole&#8221; e &#8220;Gente di Calabria&#8221;, programmi televisivi di approfondimento culturale. Con Laruffa Editore ha pubblicato &#8220;I tuoi Passi Lenti… Verso l’Origine dell’Amore&#8221; (2015), &#8220;Un Nuovo Suono&#8221; (2017) e &#8220;Desiderio&#8221; (2018), un racconto per bambini che parla di utopie e sogni. Con Radici Future Produzioni ha pubblicato &#8220;Riace che Incontra il Mare&#8221; (2019), il suo primo romanzo, e &#8220;Dietro una Porta Ho Atteso il tuo Respiro&#8221; (2021). Ha partecipato con un contributo poetico alla pubblicazione di &#8220;Croce di Libia&#8221; (Ludo Edizioni, febbraio 2020). A febbraio del 2023 ha dato alle stampe la raccolta di poesie &#8220;Che non Sia l’Ultimo&#8221;, Pace Edizioni. Nel 2025 ha pubblicato &#8220;Ho Sognato la mia Terra&#8221; (Vintura Edizioni), una denuncia poetica che accompagna il lettore in un viaggio calabrese al limite tra la realtà e il sogno. Intensa la sua attività politica, sociale e culturale.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta questa poesia, </em><strong>clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/ascolto-gervasi-poesia-calabria/">&#8220;Ascolto&#8221;</a></strong></p>
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		<title>L&#8217;ultima ombra</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ultima-ombra-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Oct 2024 03:52:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Ombra]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiera]]></category>
		<category><![CDATA[Spiaggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Le gambe bucano il pavimento sabbioso: lunghe e nere. Le mani pregano il mare calmo al tramonto. È una preghiera pagana, rivolta al custode degli abissi. È una preghiera al crepuscolo verso il sole che non c&#8217;è più. È una preghiera rivolta alla luna a metà, che non c&#8217;è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Le gambe bucano<br />
il pavimento sabbioso:<br />
lunghe e nere.<br />
Le mani pregano<br />
il mare calmo al tramonto.<br />
È una preghiera pagana,<br />
rivolta al custode degli abissi.<br />
È una preghiera al crepuscolo<br />
verso il sole che non c&#8217;è più.<br />
È una preghiera<br />
rivolta alla luna a metà,<br />
che non c&#8217;è ancora<br />
ma ci sarà:<br />
fedele al suo destino.<br />
Esseri umani dubbiosi,<br />
salutano l&#8217;ultima ombra della sera.<br />
Allungata e piegata<br />
scompare nella notte:<br />
per dormire un po&#8217;,<br />
per riposare un po&#8217;,<br />
nell&#8217;attesa<br />
di un altro passo<br />
e della prima ombra del mattino.<br />
Ecco una falce di luce,<br />
che illumina il nero della notte:<br />
dimora delle stelle,<br />
culla per il sole,<br />
sonno sognante<br />
per incomprese creature.</p>
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		<title>La notte della Speranza e della Preghiera</title>
		<link>https://www.borderliber.it/speranza-preghiera-manzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 01:17:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiera]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un racconto, una testimonianza di Alberto Manzi. Tutto vero, quanto accaduto in una notte di aprile Nel silenzio del freddo corridoio, cerco invano una consolazione. Lo sguardo stanco, allo scoccare delle due del mattino, è fisso sui vetri bianchi di una porta oltre la quale ombre ricurve, su di un’altra ombra sdraiata, muovono le braccia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Un racconto, una testimonianza di Alberto Manzi. Tutto vero, quanto accaduto in una notte di aprile</strong></em></p>
<p>Nel silenzio del freddo corridoio, cerco invano una consolazione. Lo sguardo stanco, allo scoccare delle due del mattino, è fisso sui vetri bianchi di una porta oltre la quale ombre ricurve, su di un’altra ombra sdraiata, muovono le braccia e il corpo come se fossero immerse tra riti mistici, chiari solo a loro, su di un altare su cui, per mano della saccenteria, provano a salvare l&#8217;immolato.</p>
<p>La sedia è stanca. Mi alzo e mi accartoccio su me stesso; percorro il lungo corridoio tra urla, ormai mute, appiccicate sui muri dal tempo e da chi prima di me lo ha percorso. Non sono bastate, negli anni, le innumerevoli passate di bianco per cancellare da queste mura le grida soffocate, che ora sento mie in questa attesa di padre impotente, mentre i passi si fanno sempre più faticosi, perché schiacciati dal cuore pesante che fa ribalzare il suo battito, sordo ma potente, fino ai vetri coperti da spessi aloni che distorcono le luci della città.</p>
<p>C’è una saletta in fondo al corridoio. Le luci lì sono più tenui e a malapena rimbalzano sugli spigoli delle sedie in acciaio, attirandomi come quel luccichio di memorie estive in cui sono un bambino felice e spensierato che insegue le lucciole. Entro e il sordo battito del cuore piangente si fa più silente, scendendo un po&#8217; dalla gola, cosicché il mio respiro di padre angosciato diventi più tranquillo, mentre i miei occhi scorgono Lei, la Mamma del Cielo; contornata di fiori, coroncine e foglietti lasciati da chi, prima di me, ha percorso quel corridoio.</p>
<p>La Speranza della Preghiera mi prende con dolcezza, mi rassicura. Lei, la Madre Celeste, di colpo mi porta a pensare alla maggiore sofferenza di chi ha “dato alla luce”, ossia mia moglie, che da casa mi scrive, mi chiede notizie e come me non dorme. Un figlio che soffre nella carne ti pianta una grossa spina nel cuore.</p>
<p>Allora, i miei pensieri nella preghiera prendono per mano i pensieri di chi mi ha reso padre. Tutto ciò, davanti alla statua della Mamma, mi riporta in tempi celati nel cuore, nascosti lì, dietro alla porta delle sofferenze mai cancellate. Momenti di un padre e di una madre giovani che, all&#8217;epoca, erano impotenti davanti alla sofferenza della loro primogenita. Anche in quei giorni un unico sollievo: la Speranza nella Preghiera.</p>
<p>Riprendo i miei passi nel lungo corridoio. Rimbombano sordi assieme alla mia voce che, tremante, si affida alla Mamma. Come sollevato, mi fermo davanti alla porta dalla quale vedo ancora le ombre ricurve su quell’ombra distesa; e io lì, fermo, in piedi che chiedo di nuovo, per me e per la mia dolce moglie: &#8220;Mamma, quelle ombre sono ricurve su mio figlio&#8221;.</p>
<p>Sento allora in cuor mio, così come avvenne per nostra figlia, che anche mia moglie, la mamma della loro vita, sta facendo con me ogni passo di questo corridoio e, con me, ripone la sua speranza nella preghiera; con me veglia.</p>
<p>Sono ormai le cinque del mattino, le prime luci dell’alba trapassano i vetri opachi e umidi del corridoio che pian piano si anima per un altro giorno che vedrà persone e persone camminarci sopra, così come ho fatto io per tutta la notte. Al di là del vetro opaco, le ombre ricurve si ergono e prendono sembianze umane all’aprirsi della porta, spingono il letto del mio ragazzo che dorme abbattuto da intrugli vari; una mascherina verde si abbassa:</p>
<p>&#8211; Il Papà?<br />
&#8211; Sì, sono io.<br />
&#8211; Pare tutto bene, siamo riusciti a risolvere più dell’ottanta percento. Stia tranquillo. La saluto.</p>
<p>Poi sparisce piano piano. Anche lui, insieme agli altri medici, ha passato la notte con mio figlio. Faccio ancora due passi lì, nella saletta. Le luci dell’alba, ancora tenui, fanno risplendere la statua della “Madonna della Salute”, la Mamma che, con la mamma e con me, ha vegliato su nostro figlio Francesco, così come fece con nostra figlia Samantha&#8230; così come farà sempre nel nostro cammino in cui mai dimenticheremo: “Nella Notte, la speranza della Preghiera”.</p>
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		<title>Santa Teresa d&#8217;Avila e la sua divina liberazione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/liberazione-estasi-santa-teresa-avila/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 01:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alcantara]]></category>
		<category><![CDATA[Cioran]]></category>
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		<category><![CDATA[Santo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina &#8220;Storia della mia vita&#8221; di Teresa d&#8217;Avila, San Paolo edizioni, 2015 Santa Teresa d&#8217;Avila disprezzava il mondo ogni qualvolta il Signore la liberava dal suo abbraccio. Un giorno, sua Maestà la prese con sé e la fece camminare in quel luogo in cui si dimora solo dopo aver patito [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo di Martino Ciano. In copertina &#8220;Storia della mia vita&#8221; di Teresa d&#8217;Avila, San Paolo edizioni, 2015</h4>
<p>Santa Teresa d&#8217;Avila disprezzava il mondo ogni qualvolta il Signore la liberava dal suo abbraccio. Un giorno, sua Maestà la prese con sé e la fece camminare in quel luogo in cui si dimora solo dopo aver patito le limitazioni dei cinque sensi. <strong>In Paradiso si entra per violenta concessione, ma terribile è tornare in sé stessi, tra le mura della gabbia di carne e ossa su cui si abbatte ogni supplizio.</strong> Meglio morire una volta per tutte, perché il mondo distrugge e rende fiacchi. La vita è dono fino a un certo punto, per farne buon uso bisogna circondarsi di solitudine e di libertà. In troppi momenti, Teresa non fu né sola né libera. <strong>Ma dove possiamo trovare la pace visto che siamo obbligati a vivere?</strong> D&#8217;altronde solo il Signore ha il diritto di animare e fermare il battito del cuore. <strong>Teresa disse che tutto è già in noi, che bisogna lasciarsi inondare dall&#8217;acqua santa che sua Maestà versa sul nostro arido terreno. </strong>Solo allora, dopo essere annegati con gratitudine, si può considerare vano ogni piacere terreno, ogni istante passato sotto la luce del sole. Non abbiamo bisogno di conoscere altro.</p>
<h3>Santa Teresa d&#8217;Avila e la luce di Dio</h3>
<div dir="auto">
<p><strong>Nella Terra di Dio c&#8217;è una luce diversa da quella che vediamo qui.</strong> Nonostante essa sia insopportabile per i nostri occhi, la luce divina non acceca, ma purifica e nessun corpo riflettendola produce ombra. Questo è l&#8217;amore che lei vide e che le insegnò ad avere disprezzo per il mondo e per la sua sostanza. <strong>Sostanza divina o del demonio?</strong> Lei non seppe mai rispondere, ma era tormentata dall&#8217;idea che il diavolo la stesse ingannando. Dopotutto, il Demonio sa illudere, perché anche lui è stato un angelo, quindi ha memoria del Regno di Dio. Ecco quindi l&#8217;atroce dubbio che perseguitò Teresa per tutta la vita: <strong>provengono da Satana o da Nostro Signore le meraviglie che vedo e che attraverso?</strong> <strong>È il maligno che mi rapisce o l&#8217;amore di Colui che tutto può e crea?</strong></p>
<p>Iniziarono così i suoi patimenti. Lei cominciò a percuotersi la mente con mille paure; su un letto di spine poggiò la sua anima. <strong>Si abbandonava a una logorante orazione mentale che la faceva uscire dal proprio corpo.</strong> Dialogò con Dio, con suo Figlio, con la Vergine Maria e in qualche modo loro si manifestarono. Un giorno, un angelo scese dal cielo e con un dardo dorato le trafisse le viscere e il cuore. Godette alternando gioia e dolore. Ma neanche questo segno le bastò, perché lei avrebbe voluto raggiungere quella quiete che un giorno, per caso, vide posarsi sul volto di un&#8217;anziana suora. Lei infatti se ne stava sofferente in un letto, bloccata da una grave occlusione intestinale che in seguito l&#8217;avrebbe uccisa. E nonostante le feci le uscissero dalle piaghe, l&#8217;anziana suora lodava il Signore. <strong>Teresa la invidiò, voleva quella pazienza; sarebbe stata la strada per sopportare tutto</strong>. <strong>Dio parla attraverso la tortura; dona amore con carezze da aguzzino.</strong></p>
<h3>Dio è inconscio</h3>
<p><strong>Dio non è morto, ma è inconscio.</strong> Ciò non lo disse Teresa, ma Lacan secoli dopo di lei. Ed ecco che inconsciamente lei si confidava, si lasciava rapire dai suoi tormenti, dalla sua isteria. Lottava contro sé stessa e contro il Signore. Parlò con confessori e persone che avevano patito quanto lei per i dubbi che Dio instilla nelle menti dei suoi amanti. Teresa ne incontrò uno che per oltre vent&#8217;anni si era concesso solo un paio di ore di sonno al giorno; e anche quando dormiva faceva di tutto per tormentarsi, tant&#8217;è che sonnecchiava restando in piedi o inginocchiato o rannicchiandosi sul pavimento di una cella ampia quattro piedi. <strong>Il suo nome era Pietro d&#8217;Alcantara e fece ogni cosa per dominare i furori del corpo; per lui anche la fame andava sedata.</strong> Eppure, quel frate dalle nobili origini, che lasciò tutto per farsi massacrare dall&#8217;amore di Dio, morì anziano e lucido, e fu proprio lui a incitare Santa Teresa affinché continuasse con la riforma dell&#8217;ordine delle Carmelitane. Fu lui che la rassicurò sulle meraviglie e i tormenti che riceveva quotidianamente: <strong>essi erano volontà di Dio. </strong>Ma neanche Pietro la convinse del tutto, tant&#8217;è che scrisse il <strong>Libro della sua vita</strong>, affinché i suoi confessori si pronunciassero sulle sue <strong>grazie mistiche.</strong></p>
<p>Per lei tutto era vanità, ogni cosa del mondo era menzognera, ogni uomo aveva perso l&#8217;intimo rapporto con Dio, tutto ciò che stava sulla Terra era ambiguo. Lei che aveva camminato nella dimora del Signore, aspirava alla morte, alla pace del cuore e della coscienza. <strong>Ma la morte è un dono del Creatore, che in quel momento sa essere Giudice, carnefice e vittima della sua ingordigia &#8211; ma Teresa questo non lo dice; lo aggiungo io, ispirato dalla lettura della sua vita.</strong> Lei l&#8217;attendeva, la invocava tutti i giorni, e Dio le rispondeva con dolori e sofferenze, con pene che le rischiarivano il cuore, perché più si patisce, più si è purificati. Solo le lacrime e l&#8217;amore incondizionato sono benedetti dal Signore.</p>
<p>Dio la rapì per sempre il 15 ottobre 1582. Fu sposa di Gesù, al quale si concesse durante le sue estasi spirituali; con preghiere, privazioni, tormenti e sussurri d&#8217;amore lo corteggiò. <strong>Ora, lei riposa nella follia di Dio. </strong></p>
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