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	<title>Portogallo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il poeta è un fingitore: duecento citazioni scelte da Tabucchi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-poeta-e-un-fingitore-recensione-ciaccio-tabucchi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Aug 2025 22:01:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Pasquale Ciaccio. In copertina: &#8220;Il poeta è un fingitore&#8221; a cura di Antonio Tabucchi, edizione Feltrinelli Questo libro è stato curato da Antonio Tabucchi che di Pessoa è stato anche traduttore. Grande poeta e prosatore portoghese, nato a Lisbona (1888-1935), è certamente uno dei grandi del Novecento e già da anni la sua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Pasquale Ciaccio. In copertina: &#8220;Il poeta è un fingitore&#8221; a cura di Antonio Tabucchi, edizione Feltrinelli</strong></p>
<p>Questo libro è stato curato da Antonio Tabucchi che di Pessoa è stato anche traduttore. Grande poeta e prosatore portoghese, nato a Lisbona (1888-1935), è certamente uno dei grandi del Novecento e già da anni la sua opera è tradotta in tutto il mondo. In Italia abbiamo <strong>“Una sola moltitudine”</strong> e <strong>“Il Libro dell’Inquietudine”</strong> con prefazione di Tabucchi.</p>
<p>Del <strong>Libro dell’Inquietudine</strong> ne scriveremo in un’ altra occasione e nel caso in oggetto, si tratta di una sorta di antologia, di pensieri, di citazioni, di versi; insomma, un campionario dell’enorme opera del portoghese chiamata “baule” di cui ancor oggi è oggetto di studio, di ricerca. Tabucchi scrive di “essersi comportato come un predone” con l’intento di creare il “suo” libro di Pessoa” come una piccola guida per il lettore.</p>
<p>Questo straordinario autore che ha dissolto l’unità del soggetto o meglio della persona e neanche farlo apposta, il cognome in italiano significa persona, ha creato gli “eteronimi”, personaggi altri dotati di nome e cognome, di vita propria, differenti dall’ortonimo cioè dall’ autore. Il titolo di questa guida è il verso iniziale della raccolta e cioè: “ il poeta è un fingitore./ Finge così completamente/ che arriva a fingere che è dolore/ il dolore che davvero sente”.</p>
<p>Pessoa definì “finzione vera” la sua opera nel senso che il <strong>Libro</strong> ossia tutti i suoi scritti sono appunto finzione, letteratura come menzogna, simulazione. In quanto incapace di adattarsi alla vita “reale”, egli vive appunto nella finzione letteraria creando ad es gli eteronimi, altri personaggi. Riportiamo alcune citazioni che danno la cifra della grandezza dell’autore: “Fingere è conoscersi”; “la letteratura come tutta l’ arte, è la confessione che la vita non basta&#8221;; “la sincerità è un grande ostacolo che l’ artista deve vincere”; “La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia”; “Ognuno di noi è più d uno, è molti, è una prolissità di se stesso; “la vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente” .</p>
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		<title>Tango a Porto: Danise e la critica alla finzione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tango-a-porto-recensione-danise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 22:01:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Antunes]]></category>
		<category><![CDATA[Danise]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Tango a Porto&#8221; di Antonio Danise, Qed Edizioni, 2025 Sta tra queste pagine la critica alla finzione, la presa di coscienza che la realtà non può essere davvero raccontata per ciò che è, perché essa è sempre travisata, deformata dal soggetto che ne fa ciò che vuole. È la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Tango a Porto&#8221; di Antonio Danise, Qed Edizioni, 2025</strong></p>
<p>Sta tra queste pagine la critica alla finzione, la presa di coscienza che la realtà non può essere davvero raccontata per ciò che è, perché essa è sempre travisata, deformata dal soggetto che ne fa ciò che vuole.</p>
<p>È la tragedia dell&#8217;intenzionalità a parlare in <strong>&#8220;Tango a Porto&#8221;</strong>, un&#8217;opera viscerale con cui <strong>Antonio Danise</strong> ironizza la natura di questo artefatto di parole, di frasi, di concetti che non si attengono per niente alla mondanità. Persino la sospensione di ogni giudizio viene ridicolizzata, perché è una forzatura, anzi un esercizio di stile. Come fai a togliere del tutto le vibrazioni, i sentimenti, le sensazioni?</p>
<p>Danise imbastisce un dialogo tra sensi. Immagina un professore che si reca in <strong>Portogallo</strong>, a <strong>Porto</strong>, per tenere una conferenza sulla letteratura contemporanea del paese iberico. L&#8217;argomento del suo intervento sarà lo scrittore <strong>António Lobo Antunes</strong>, colui che ha usato il passato per raccontare il presente e per delineare in maniera impietosa la decadente natura umana. E proprio lui, che prima di essere scrittore è stato psichiatra, secondo me avrà avuto a che fare con <strong>Brentano</strong> e con l&#8217;intenzionalità: quel &#8220;qualcosa&#8221; che sta alla base dei nostri atti psichici, che veste l&#8217;oggetto del nostro &#8220;io&#8221;.</p>
<p>Durante questo viaggio, il protagonista incontra <strong>Sofia</strong>, una donna con cui intreccia una breve relazione e che, anche una volta finita, lui continuerà a frequentare per trarre ispirazione per il suo romanzo. In questo gioco di specchi, l&#8217;intera struttura si incrina. Lo scrittore non sa chi sia davvero <strong>Sofia</strong>. Di sicuro non diventa <strong>Musa</strong>, ma un&#8217;entità che guida i giudizi, le scelte stilistiche, le parole. È uno spirito che si intromette, che detta le regole del gioco. Per liberarsene, l&#8217;aspirante scrittore ha un solo modo: <strong>abbandonare la stesura del romanzo</strong>. Lo farà?</p>
<p>Al di là della trama, l&#8217;impalcatura metafisica che sorregge il tutto è estremamente visibile. <strong>&#8220;Tango a Porto&#8221;</strong> è certamente un&#8217;opera che non naviga per i generi consueti. Mettere in crisi il romanzo, dubitare che possa esserci un rapporto benevolo tra realtà e finzione, sono temi che da sempre affascinano perché aprono a un discorso ancora più ampio: lo spaesamento che soggioga l&#8217;uomo e che oggi è la misura attraverso cui si leggono tutte le cose.</p>
<p>Distrutta la rielaborazione di un pensiero edulcorato, che oltre a dare logica alla realtà smorza i conflitti interiori dell&#8217;individuo, si mette a repentaglio l&#8217;ultima boa di salvezza che l&#8217;uomo ha a disposizione. Con questa prova, <strong>Danise</strong> si pone tra coloro che giocano con la letteratura come certi domatori fanno con i leoni affamati.</p>
<p>Il rischio è che la finzione diventi per il protagonista del libro l&#8217;unica realtà accettata e conoscibile. In tale prospettiva <strong>&#8220;Tango a Porto&#8221;</strong> è un&#8217;opera alienata, che scuote le basi del nostro quieto vivere in un mondo che si mostra per ciò che è: uno spazio addomesticato dalla nostra percezione. Torniamo quindi a una domanda fondamentale che ancora oggi stuzzica la parte inquieta del nostro animo: <strong>esiste l&#8217;oggetto senza il soggetto?</strong></p>
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		<title>Sotto la pelle. David Machado e l&#8217;excursus di un trauma</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sotto-la-pelle-machado-voland-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 22:01:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Sotto la pelle&#8221; di David Machado, Voland, 2025 Un&#8217;aggressione dalla persona che diceva di amarla e la vita di Júlia cambia in maniera irreversibile, modificando la sua percezione del mondo e il modo di confrontarsi con gli altri. &#8220;Sotto la pelle&#8221; è un excursus sulla potenza del &#8220;trauma&#8221;, su [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Sotto la pelle&#8221; di David Machado, Voland, 2025</strong></p>
<p>Un&#8217;aggressione dalla persona che diceva di amarla e la vita di <strong>Júlia</strong> cambia in maniera irreversibile, modificando la sua percezione del mondo e il modo di confrontarsi con gli altri. <strong>&#8220;Sotto la pelle&#8221;</strong> è un excursus sulla potenza del <strong>&#8220;trauma&#8221;</strong>, su come la violazione della propria intimità possa distruggere la capacità di stare nel mondo.</p>
<p>Ambientato in <strong>Portogallo</strong>, in tre momenti dislocati <strong>tra il 1994 e il 2017</strong>, ossia da quando la protagonista è una adolescente fino a quando è ormai adulta e madre, il romanzo di <strong>David Machado</strong> è costellato da personaggi influenzati dal proprio dolore, da una sofferenza che è lì, nascosta, e che nessuno riesce a spazzare via.</p>
<p>Le conseguenze di un trauma possono essere molteplici, in <strong>Júlia </strong>hanno generato un forte <strong>&#8220;senso di protezione&#8221;</strong> verso <strong>Catarina</strong> e, più tardi, nei riguardi di suo figlio <strong>Manuel</strong>. Lo sviluppo della trama, ricca di colpi di scena, metterà in mostra quei meccanismi di difesa che la protagonista ha ormai fatto confluire nella stessa area in cui si addensano gli istinti. Ma ciò ha anche creato un altro pericoloso aspetto: <strong>una mania di controllo distruttiva</strong>.</p>
<p>La capacità di <strong>Machado</strong> è stata quella di costruire un filo conduttore tra storie diverse senza mettere in campo delle forzature. I narratori delle varie vicende, soprattutto nel secondo episodio in cui prevale la voce dell&#8217;enigmatico <strong>Salomão</strong>, sentono la necessità di raccontare a loro stessi ciò che li turba, creando però figure ideali sospese tra <strong>finzione e realtà</strong>. </p>
<p>In qualche modo ogni personaggio prova ad assolversi, ma non lo fa intenzionalmente, bensì seguendo quel bisogno di sopravvivenza che riduce il mondo a un habitat domestico, facilmente gestibile e modificabile.</p>
<p>Infatti, <strong>Júlia</strong> si sente libera solo nella sua stanza da letto, luogo in cui passa le sue giornate da adolescente spaventata e disarmata; <strong>Salomão</strong> è in cella mentre scrive le vicende che lo hanno portato all&#8217;incontro con <strong>Catarina</strong>, ormai diventata una ragazza bella e in fuga da sé stessa; <strong>Manuel</strong> è invece circoscritto all&#8217;area rurale in cui la madre lo ha costretto a vivere, isolandolo dalla società, dalla tecnologia e persino dai vicini di casa. In tutti e tre però c&#8217;è il momento della ribellione: anche questo elemento è <strong>&#8220;sotto la pelle&#8221;</strong> di ciascuno e innescherà, in vari modi, un percorso di redenzione.</p>
<p><strong>Machado</strong> instaura un costante confronto tra i personaggi e il loro<strong> &#8220;senso di colpa&#8221;. </strong>In alcuni momenti, proprio <strong>la voce dei rimorsi</strong> assume le sembianze di uno spirito guida. Insomma, siamo davanti a un romanzo improntato sulla dimostrazione delle cause e degli effetti delle azioni dei personaggi, in cui le parole dipingono delle istantanee di vita. Tutto ciò ci fa rivivere quel conflitto tra <strong>&#8220;colpa e assoluzione&#8221;</strong> che sempre affascina, perché pone al centro l&#8217;essere umano e la sua condizione.</p>
<p>In risalto viene posto <strong>&#8220;il rimosso&#8221;</strong>, che ormai si mostra con naturalezza, oserei dire felicemente come compagno delle nostre patologie. Non so quanto tutto questo sia stato voluto o quanto sia stato ricercato. Di sicuro, la naturalezza della prosa elimina tutti quegli elementi edonistici che riempiono fin troppo una certa <strong>&#8220;letteratura del disagio&#8221;</strong>.<br /><br /><br /><br /></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;odore dei cortili. Giuliano Brenna e l&#8217;innocenza ritrovata</title>
		<link>https://www.borderliber.it/odore-cortili-brenna-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 22:59:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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		<category><![CDATA[Salazar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;odore dei cortili&#8221; di Giuliano Brenna, Il ramo e la figlia edizioni, 2024 Mattia e il Capitano Green: un giovane e un uomo in cerca di redenzione e del loro posto nel mondo. Il tempo e la memoria: due elementi che tra loro possono stridere, perché l&#8217;uno distrugge e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;odore dei cortili&#8221; di Giuliano Brenna, Il ramo e la figlia edizioni, 2024</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mattia e il Capitano Green:</strong> un giovane e un uomo in cerca di redenzione e del loro posto nel mondo.<strong> Il tempo e la memoria:</strong> due elementi che tra loro possono stridere, perché l&#8217;uno distrugge e scorre inarrestabile, l&#8217;altra conserva e spesso ci perseguita.</p>
<p>Ambientato in <strong>Portogallo</strong>, a cavallo tra il declino e la caduta del regime di Salazar, <strong>&#8220;L&#8217;odore dei cortili&#8221;</strong> è un romanzo dal linguaggio delicato, che pone al centro quella difficile ricerca della propria identità che caratterizza tutti, a qualsiasi età.</p>
<p>L&#8217;uomo diviene come ogni ente. Lanciato nel tempo egli muta nello spirito e nella carne; può trovare riparo nella propria memoria, ma molte volte essa è crudele. La sua protezione ci fa <strong>&#8220;ritrovare il tempo che credevamo perduto&#8221;</strong>, ci permette anche di ritrattare e di riconciliarci con le azioni compiute, ma in entrambi i casi ci costringe a guardarci intimamente come mai vorremmo.</p>
<p><strong>Giuliano Brenna</strong>, autore del romanzo, non fa mistero del suo &#8220;amore&#8221; per <strong>Proust</strong> e per la sua mastodontica <strong>&#8220;Recherche&#8221;</strong>, che lo scrittore lombardo mette lì, tra le pagine, a guardia della sua storia. Questo atto di &#8220;fedeltà&#8221; non è l&#8217;ennesima ridondante allegoria su tematiche che ormai fanno parte del nostro patrimonio collettivo, ma è la sottile rielaborazione di un&#8217;affinità artistica.</p>
<p><strong>Brenna</strong> costruisce uno scenario complesso, che mette in evidenza come la <strong>Storia</strong> sia un mare che bagna tutti e che stritola le nostre identità. <strong>Mattia</strong> è un orfano che attraversa l&#8217;adolescenza con ingovernabili tormenti. Il capitano Green è invece un ex ufficiale della <strong>Pide</strong>, la polizia politica del regime portoghese, che ha simulato la sua morte per poter riconquistare sé stesso, la sua natura. Logicamente, <strong>Green</strong> non è il suo vero nome, tantomeno la sua vita è limpida.</p>
<p>Tra i due nasce un&#8217;attrazione che viene soddisfatta solo tramite il sesso violento, sadico e autolesionista. I motivi sono da ricercare in quel <strong>&#8220;tempo perduto&#8221;</strong> che conserva rimorsi, rimosso e ingabbiamenti inconsci. È un romanzo forte quello di Brenna; il linguaggio ricercato ha la capacità di raccontare con estrema precisione fatti e risvolti, assegnando al lettore il ruolo dell&#8217;ascoltatore che apprendendo la vicenda ha tutti gli strumenti per poter elaborare la propria opinione.</p>
<p><strong>Grenn e Mattia</strong> si influenzano a vicenda. L&#8217;ex ufficiale vede nel suo <strong>giovanotto</strong> ciò che era e anche la sua incapacità di reagire, di non saper rispondere a sé stesso; viceversa, Mattia scruta nell&#8217;ex ufficiale il &#8220;mostro&#8221; che potrebbe diventare se non si riconcilierà mai con il suo passato.</p>
<p>In poche parole, ognuno insegna qualcosa all&#8217;altro, anche se quel rapporto è violento e non ha nulla di amorevole. E lasciatemi terminare con un altro appunto: il protagonista del romanzo è proprio l&#8217;amore, descritto qui come forza capace di smascherare, come estrema potenza liberatrice, come <strong>&#8220;verità&#8221;</strong> che, per quanto oppugnabile, mostra con chiarezza essenza e indole dell&#8217;individuo.</p>
<p><strong>Brenna</strong> firma un&#8217;opera che conserva quello spirito novecentesco dedito all&#8217;indagine. La sua scrittura non si ferma alla dimostrazione dei fatti ma degli attimi, di quelle particelle che compongono l&#8217;esistenza di ciascuno e che sono infinite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/odore-cortili-brenna-recensione/">L&#8217;odore dei cortili. Giuliano Brenna e l&#8217;innocenza ritrovata</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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