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	<title>Porto Seguro Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La Signorina Maria. Antonio Danise e le origini di un&#8217;ossessione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/maria-denise-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2024 03:42:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La Signorina Maria&#8221; di Antonio Danise, Porto Seguro, 2021 Un creatore di storie, anzi un assemblatore di racconti che si intrecciano l&#8217;uno con l&#8217;altro senza trovare mai una fine, una collocazione nel tempo. Non c&#8217;è un inizio o una conclusione, un po&#8217; come le ossessioni, la cui origine resta [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La Signorina Maria&#8221; di Antonio Danise, Porto Seguro, 2021</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un creatore di storie, anzi un assemblatore di racconti che si intrecciano l&#8217;uno con l&#8217;altro senza trovare mai una fine, una collocazione nel tempo. Non c&#8217;è un inizio o una conclusione, un po&#8217; come le ossessioni, la cui origine resta misteriosa tanto da farle sembrare innate, proprio perché si manifestano sempre e ovunque, in maniera inspiegabile. <br /><br />Questa è la storia dell&#8217;antiromanzo di <strong>Antonio Danise</strong>. <strong>&#8220;Anti&#8221;</strong>, perché non rispetta nessuna delle regole che il decalogo, creato da non si sa chi, innalza a insindacabili strumenti di valutazione per discernere &#8220;<em>arte vera da vero-altro</em>&#8220;. In <strong>&#8220;La Signorina Maria&#8221;</strong>, il protagonista, un cancelliere di un tribunale, è solo ossessionato dalla necessità di scrivere, da un bisogno impellente che lasci traccia di tutte queste <strong>storie giudiziarie</strong>.</p>
<p>Racconti veri, che recupera dai verbali delle udienze che egli stesso ha trascritto. E proprio tra questi appunti, che non sono solo burocratiche acrobazie attraverso le quali si cercano di aggirare gli ostacoli legislativi, spunta lei, <strong>la Signorina Maria</strong>, manifestazione della <strong>libido</strong> o forse della gelosia, visto che un accanito senso della giustizia è, per <strong>Freud</strong>, sublimazione della gelosia.<br /><br />E questa ossessione di carne e di ossa, di spirito e di sessualità inappagata è il <strong>&#8220;motore immobile&#8221;</strong> che genera una visione compulsiva, che l&#8217;autore, attraverso il suo personaggio, né frena né riesce a gestire. Lascia che tutto fluisca; impone che l&#8217;ossessione sia sempre lì. <strong>Anche se questo torrente di parole dovesse spazientire il lettore, il cancelliere non potrebbe arrestarlo.</strong> Lo confessa dalle prime pagine: lui deve andare fino in fondo, lui deve dare a questa storia una possibilità. Se si fermasse, questa forza che lo obbliga a scrivere potrebbe riversarsi contro qualcun altro o contro di lui.<br /><br />Potremmo quindi accostare questo romanzo a  ciò che <strong>Bernhard</strong> racconta in <strong>&#8220;La Fornace&#8221;</strong>. Anche nell&#8217;opera dell&#8217;autore austriaco, il protagonista è ossessionato dal bisogno di mettere su carta il proprio saggio. Il problema è che lui non riesce a scriverlo mentre, nel libro di Danise, il cancelliere non si lascia prendere in giro dal timore di comporre qualcosa di illogico, <strong>ma si abbandona alle parole.</strong><br /><br /><strong>&#8220;La signorina Maria&#8221;</strong> è pertanto la testimonianza di come la scrittura non abbia nulla di <strong>&#8220;sentimentale&#8221;</strong>, ma che sia solo un crudo atto di concepimento che viene quasi sempre sostenuto da forze celate nell&#8217;animo. Scrivere non è <strong>&#8220;portare a compimento&#8221;</strong>, bensì costante spoliazione. Anche se frutto della sublimazione, la scrittura parla di noi, è guidata dalla nostra irrazionalità, è la prova più ampia dell&#8217;esistenza di una radicale contraddizione che alberga nella nostra coscienza, ossia <strong>&#8220;essere e non essere nello stesso momento&#8221;</strong>.<br /><br />Danise mette in mostra tutto questo; addirittura, il suo protagonista chiede scusa al lettore se lo sta annoiando, e lo fa proprio nel momento in cui non ce ne sarebbe bisogno; così come preannuncia che è tempo di fare accadere qualcosa, quando invece il colpo di scena si è già manifestato. Così facendo, il dialogo con il lettore non è pacifico, ma disturbante come lo è la <strong>Signorina Maria</strong>, che appare e scompare, che distrugge e ricostruisce, che dà speranza e tormento, che non vuole lasciare in pace nessuno, neanche noi.<br /><br />A <strong>Danise</strong> i complimenti per un&#8217;opera coraggiosa, in cui a vincere è la scrittura nelle sue mille sfaccettature, ognuna con una voce diversa.</p>



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		<title>Il coglione. Come sentirsi &#8220;semplicemente&#8221; spaesati</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-coglione-romanzo-gallotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2023 01:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Il coglione&#8221; di Francesco Gallotti, Porto Seguro, 2022 Un modo originale per raccontare come il protagonista si sente, come si rapporta col mondo e con le persone, siano esse parte della sua famiglia, donne o amici. In questo modo conosciamo la vita del “Coglione” fatta di avvenimenti particolari e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Il coglione&#8221; di Francesco Gallotti, Porto Seguro, 2022</strong></p>
<p>Un modo originale per raccontare come il protagonista si sente, come si rapporta col mondo e con le persone, siano esse parte della sua famiglia, donne o amici. <strong>In questo modo conosciamo la vita del “Coglione” fatta di avvenimenti particolari e altri più banali, raccontati con uno stile semplice e ironico, a tratti un po’ volgare, di Francesco Gallotti.</strong> Forse un romanzo che vuole analizzare la situazione di immaturità e di incertezza che parecchi trentenni vivono al giorno d’oggi o che più semplicemente la vuole descrivere.</p>
<p>Gallotti ha descritto in modo semplice la “famosa” generazione dei giovani di oggi: <strong>insicuri e spaventati dall’idea di dover prendere decisioni importanti</strong>. Nello scrivere l’autore ha messo molto di sé: si tratta della storia di un ragazzo che riflette sui suoi dubbi, sulle donne, l’amore, la vita, la musica e su quello stato di apnea perenne che attanaglia questa generazione. Pur non essendo propriamente autobiografico, l’autore racconta a cuore aperto tutto il suo mondo, le sue riflessioni e le sue esperienze. I ricordi si invischiano poi con episodi spiritosi, a volte banali ma divertenti e raccontati bene, e a tutto questo fanno da sfondo le diverse vicende di un percorso maturativo fatto di scoperte e prese di coscienza che, in un modo o nell’altro, un po’ tutti ad una certa età hanno vissuto ma delle quali, tuttavia, spesso trovano imbarazzante parlare in toni così espliciti ed autoironici.</p>
<p>Sta proprio qui la forza di <strong>&#8220;Il Coglione&#8221;</strong> nella capacità di identificazione col lettore, la semplicità e la schiettezza. Si tratta di una lettura leggera e non impegnata, dove qualcuno potrà ritrovarsi nelle riflessioni proposte dal protagonista.</p>
<p>Gallotti ci accompagna in un esilarante viaggio attraverso l’universo giovanile, senza pudori o inibizioni. Seguendo il proprio corpo come unica bussola, parla di sesso, canne, musica e amicizia. <strong>Riuscendo a mettere a nudo quella parte di noi che teniamo nascosta, come la polvere, sotto il tappeto</strong>. Il protagonista ci rende partecipi delle sue giornat11e, facendoci conoscere tanti lati della sua vita, prime fra tutte le disavventure: le amicizie, i rapporti con i genitori, le storie dell’adolescenza e le prime esperienze con le ragazze. Senza dimenticare il resoconto di una tipica giornata no.</p>
<p>Un diario, una valvola di sfogo. Stati d’animo tipici di un adolescente, scritti da un quasi trentenne. Ma a chi non capita di avere un periodo no? Di non sentirsi all’altezza della situazione? Sogni, disillusioni, speranze e delusioni di tutti noi.</p>
<p>Un libro semplice, scorrevole, diretto e molto schietto. Insomma, il protagonista e l’autore non hanno di certo peli sulla lingua!</p>
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		<title>Francesco Gallotti: il Coglione che ha capito tutto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-coglione-francesco-gallotti-e-quelli-che-hanno-capito-fin-troppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 02:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il Coglione&#8221; di Francesco Gallotti, Porto Seguro, 2022 Magari ne incontri uno ogni tanto, ci scambi due chiacchiere e pensi anche che il mondo non è del tutto andato a male. Sto parlando di quelle persone che ancora la prendono con filosofia, nonostante le avversità; che sono disperate ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il Coglione&#8221; di Francesco Gallotti, Porto Seguro, 2022</strong></p>
<p>Magari ne incontri uno ogni tanto, ci scambi due chiacchiere e pensi anche che il mondo non è del tutto andato a male. Sto parlando di quelle persone che ancora la prendono con filosofia, nonostante le avversità; che sono disperate ma ironiche; che con sguardo ingenuo si addossano troppe responsabilità per come vanno le cose. Insomma, ogni tanto conosci un <em>coglione</em> e ti rendi conto che <em>coglioni </em>lo siamo tutti, chi più chi meno; dipende solo da come si reagisce agli accidenti della vita.</p>
<p>Partiamo dal fatto che il coglione è uno che si lamenta. La sua <em>era storica</em> gli fa schifo, ma lui se la fa piacere. Con spirito stoico, questo anti-eroe ha imparato a godere dei suoi tormenti. D&#8217;altronde ogni uomo ha sempre parlato male della propria epoca. Lamentarsi è una costante dell&#8217;essere umano. Faccio un esempio, nei giorni scorsi mi è passato tra le mani il libro di un autore del XVII secolo, anche lui per pagine e pagine non fa altro che lagnarsi di come le cose fossero ormai andate a <em>puttane</em>; di come anche i mecenati non fossero più illuminati, ma solo <em>ragazzini viziati</em>.</p>
<p>Il coglione è anche un tipo acculturato e amante della conoscenza. Quando siede in un bar di paese e parla dei suoi sogni e delle sue speranze appare come un individuo decadente e romantico. La società lo vede perlopiù come un perdigiorno, ma lo era anche Oscar Wilde e per un coglione questa similitudine è un vanto. Discute delle sue aspettative con gli amici, coglioni anche loro, con un sorriso amaro; eppure, in lui è forte la speranza che tutto cambierà, che tutto andrà secondo i suoi piani, anche se lui non muoverà un dito qualcuno edificherà il mondo intorno così lo ha immaginato. Mal che vada potrà lamentarsi. Ma attenzione, la sua non è inettitudine, bensì ha capito quali sono le regole del gioco all&#8217;interno del piccolo paese di provincia, soprattutto se questo paesello sta nella regione più disastrata d&#8217;Italia, ossia la Calabria. Coglioni calabresi ce ne sono tanti, solo che quest&#8217;ultimi, a differenza di quelli che troveremo tra le pagine di questo romanzo, sono stati capaci di sfruttare l&#8217;occasione magari ricevendo un posto da statale, a farsi eleggere alla carica di sindaco, a entrare nella sanità pubblica e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>L&#8217;appellativo di coglione, quindi, Francesco Gallotti lo rivolge prima di tutto a se stesso, perché ha deciso di rimanere e di provare a dare qualche spunto di riflessione. Ai coglioni piacerebbe occuparsi di attività culturali, ma non perché si credono intelligenti (l&#8217;autostima non fa parte di loro), ma solo perché la trovano più affine al loro modo lento e goffo di gestire la vita. Siccome sono cerebrali, i coglioni si fanno mille problemi anche se devono spostare un bicchiere da un punto A a un punto B. Non sono reattivi, pragmatici, impavidi; no, sono lentissimi. Hanno bisogno di sicurezza, di protezione e di comprensione.</p>
<p>Lui vive a Diamante. Lui si sente il capo-coglione, me lo ha detto quando ci siamo incontrati. Ho risposto che <em>anch&#8217;io sono un coglione e che a quarant&#8217;anni, per sembrare meno coglione, mi sono fatto crescere la barba. Grazie alla barba sono diventato un coglione arcigno</em>. Gli ho anche spiegato che secondo me, il suo romanzo è la descrizione perfetta del <em>moderno idiota</em>. Sempre secondo me, anche Dostoevskij, invece de <em>L&#8217;Idiota</em>, oggi avrebbe scritto <em>Il Coglione</em>.</p>
<p>Insomma, il romanzo di Francesco Gallotti dipinge perfettamente un fenomeno contemporaneo: <em>l&#8217;emarginazione del coglione, dell&#8217;uomo che guarda e passa, perché ha capito che non ne vale la pena</em>. Tanto, ogni coglione sa come poter vivere dei propri sogni, senza bisogno di realizzarli a tutti i costi e, forse, è proprio questo che dà tanto fastidio: <em>viversi il proprio tempo senza dover troppo pensare a come cambiare le cose. </em>Magari si muore prima a causa del tormento interiore, ma chissenefrega, finché c&#8217;è vita c&#8217;è speranza&#8230; con tutte le contraddizioni del caso. Giusto?</p>
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