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	<title>Ponzi Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Arthropoda 31: Ponzi e l&#8217;entomologia politica</title>
		<link>https://www.borderliber.it/arthropoda-31-ponzi-romanzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 19:17:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Entomologia]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Arthropoda 31&#8221; di Marco Ponzi, Officine Pindariche, 2026 E se i nostri politici, secondo l&#8217;insindacabile legge del karma, si reincarnassero dopo la morte in insetti? A immaginare tutto questo è stato Marco Ponzi, che ha scritto un romanzo satirico di grande impatto. Nessuna parte politica viene favorita, tutto viene [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Arthropoda 31&#8221; di Marco Ponzi, Officine Pindariche, 2026</strong></p>
<p>E se i nostri politici, secondo l&#8217;insindacabile legge del karma, si reincarnassero dopo la morte in insetti? A immaginare tutto questo è stato <strong>Marco Ponzi</strong>, che ha scritto un romanzo satirico di grande impatto.</p>
<p>Nessuna parte politica viene favorita, tutto viene coinvolto in un suggestivo teatro dell&#8217;assurdo, che poi tanto assurdo non è, viste le vicende del recente passato che vengono inserite sottilmente in questo mondo di mezzo.</p>
<p>L&#8217;insetto più in vista, tanto da poterlo definire il protagonista, è la mantide religiosa <strong>Mario D</strong>, individuabile nel nostro <strong>Mario Draghi</strong>. Con questa allusione, per nulla velata, <strong>Ponzi</strong> ci fa capire subito su cosa vuole porre l&#8217;accento.</p>
<p>«<strong>Arthropoda 31</strong>» si apre a molte interpretazioni, non gira intorno a un&#8217;unica chiave di lettura, non assolve nessun schieramento. Più che un romanzo è una cronaca edulcorata di fronte alla quale, a bocce ferme, lontani da quegli anni che ci videro prima protagonisti della <strong>Pandemia</strong> e poi del ritorno della guerra in <strong>Europa</strong>, ricominciamo a mettere in fila le nostre domande.</p>
<p>Chi di noi non si è chiesto cosa si nascondeva dietro tali sciagure? Più di una volta, chi di noi non ha fatto strani pensieri? Ma c&#8217;è dell&#8217;altro: <strong>ancora oggi conviviamo con quegli spettri</strong>. Ciò che doveva andare bene si è trasformato in qualcosa di molto vicino a quanto riportato in «<strong>Arthropoda 31</strong>».</p>
<p>Tutti noi oggi siamo diventati insetti. Viviamo in un ambiente in cui vige la regola del più forte. La sopravvivenza è una questione di forza. <strong>Ponzi</strong> mette tutto sul piano dell&#8217;eterno ritorno, come se fosse la natura stessa, che ingloba tra le sue file anche la morte, a diventare giudice.</p>
<p>Ma sia ben chiaro, questo non è un romanzo moraleggiante, tanto meno che pretende di raccontare fantasiosi piani di controllo. «<strong>Arthropoda 31</strong>» è un gioco e l&#8217;autore dimostra di essersi divertito molto durante la stesura.</p>
<p>In queste pagine troverete anche qualcosa che anticipa i nostri tempi, aprendoci gli occhi su un altro importante problema: la questione della mancata rappresentanza.</p>
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		<title>Se la luna mi porta fortuna di Achille Campanile</title>
		<link>https://www.borderliber.it/se-la-luna-mi-porta-fortuna-campanile-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Aug 2025 22:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Allegoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Umorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Marco Ponzi. In copertina: “Se la luna mi porta fortuna” di Achille Campanile, edizioni Bur, prima uscita 1927 Non so se io sia l’unico a cui capiti questa cosa, sicuramente no, ma tutte le volte che accade me lo domando. Mi spiego: i generi letterari sono tanti e aumentano sempre di più mescolandosi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Marco Ponzi. In copertina: “Se la luna mi porta fortuna” di Achille Campanile, edizioni Bur, prima uscita 1927</strong></p>
<p>Non so se io sia l’unico a cui capiti questa cosa, sicuramente no, ma tutte le volte che accade me lo domando. Mi spiego: i generi letterari sono tanti e aumentano sempre di più mescolandosi tra loro per intercettare, possibilmente, i gusti di un pubblico nuovo o semplicemente curioso. Data l’omologazione imperante, il proposito di chi pubblica libri pare opportuno, o meglio, opportunistico.</p>
<p>Vanno forte i gialli, i thriller e, ultimamente, i romance. Un tempo, era stata la volta dei young adult o delle saghe familiari o di vampiri, passando per le storie di gatti, di biblioteche maledette, di storia egizia e nazisti. Non dimentichiamoci i fantasy con draghi e maghetti in auge qualche era letteraria fa. Tutta roba adatta anche al cinema.</p>
<p>Insomma, ci sono le mode e pare che le case editrici si mettano d’accordo per essere sicure di vendere ognuna la propria parte di carta. Uno dei generi che, però, non vedo mai andare forte, è quello umoristico. Sarà che sui vampiri non c’è nulla da scherzare? Nemmeno i gatti amano la celia, da quel che mi risulta. Ma tant’è.<br />
Strano, mi dico: se il lettore ha voglia di leggerezza, come mai non sceglie l’umorismo? A memoria, ma potrei sbagliarmi, non ricordo di casi eclatanti di libri umoristici in vetta alle classifiche (per quanto queste siano poco credibili). Vero è che ci sono quelli di giornalisti pieni di nei che non scherzano affatto (o scherzano davvero, dipende dai punti di vista), bisogna pur riconoscerlo…</p>
<p>Mi domando anche se il desiderio di leggerezza, alla fine, non si tramuti in letture che con l’umorismo hanno poco a che fare e questo allora spiega perché troviamo le saghe familiari, i romance e tutto quanto citato in cima alle classifiche. A questo punto, ci sarebbe da domandarsi cosa sia l’umorismo e quale tipo possa piacere al lettore di oggi che è diverso da quello di ieri.</p>
<p>Eppure se una cosa fa ridere dovrebbe continuare a fare ridere, continuo a osservare. Faccio questo preambolo perché quel che mi capita è di avere delle aspettative alte solo quando mi approccio a un testo umoristico. Con gli altri libri mi posso aspettare di rimanere deluso e lo accetto ma con i testi umoristici la cosa è diversa. Non accetto di rimanere deluso, vai a sapere perché.</p>
<p>A volte è accaduto anche che io abbia riso di gusto leggendo un testo drammatico ma in quel caso era colpa degli strafalcioni a ripetizione che l’incauta autrice aveva disseminato per le oltre cinquecento pagine del libro. Aveva scritto un libro umoristico senza saperlo. Comunque, sarà che sbaglio io, ma mi aspetto sempre di ridere a crepapelle quando ho per le mani un libro umoristico e forse mi sarà successo solo una volta o due.</p>
<p>Sono arrivato quindi alla conclusione che, come molte cose, l’umorismo sia una questione soggettiva, anche quando alcuni testi si portano dietro un’aurea di oggettività e, si dice, piacciano a tutti.</p>
<p>Ho voluto leggere, a riprova di quanto detto, un testo di Achille Campanile, celebre umorista novecentesco famoso soprattutto per “Agosto moglie mia non ti conosco” ma, dato che non mi fidavo delle aspettative, ho optato per <strong>“Se la luna mi porta fortuna”</strong>, un libro di quasi un secolo fa.</p>
<p>Si raccontano, in questo volume, le storie surreali di diversi personaggi e, mai come in questo caso, la “sospensione dell’incredulità” si mescola alla vita reale.<br />
Troveremo personaggi che, a seguito di svariati duelli persi, si ritrovano della dimensione di una lenticchia e che vantano di essere dei tombeurs de femmes, altri che vanno in paranoia per una bombetta (non l’esplosivo, il cappello), altri ancora che rispondono in modo strampalato a diverse questioni, chi noleggia bambini per tenere occupati i posti in treno, chi fa l’eco di mestiere e chi mangia di professione in cambio di uno stipendio da fame, e così via.</p>
<p>Uno dei pretesti usato in <strong>“Se la luna mi porta fortuna”</strong>, per fare in modo che tutto questo accada, è un viaggio in treno che diventa occasione di incontro per questi personaggi. Ognuno di loro racconta la sua storia nell’inconsapevolezza di far parte di un racconto surreale e ritenendo, di conseguenza, perfettamente normale e accettabile ciò che dichiara.</p>
<p>Ogni tanto, l’autore buca la quinta e si rivolge al lettore ricordandogli che si tratta di un libro. Questa cosa potrebbe fare ridere: l’autore impiccione che si immischia negli affari dei suoi personaggi. Nel complesso, si potrebbe definire un libro pieno di sketch spiritosi ma sono un po’ slegati perché il surrealismo è tale da non permettere di seguire un filo conduttore nitido. Oserei dire che, ogni tanto, il lettore venga distratto dalle battute.</p>
<p>È un po’ come quando si ride tanto al punto da non riuscire a fermarsi e, nel frattempo, altri fanno battute spiritose che però non possono godere del risultato della risata perché questa viene soffocata dalla precedente. È un caso di tempi comici non rispettati.</p>
<p>Alla fine, non si sa più di cosa ridere e l’autore, che è un umorista, avendolo capito, chiude la questione con un finale malinconico. Anche questo dovrebbe fare ridere.</p>
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		<title>Rumore Bianco. DeLillo e la paura della paura di morire</title>
		<link>https://www.borderliber.it/rumore-bianco-delillo-recensione-ponzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 23:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[America]]></category>
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		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Marco Ponzi. In copertina una foto dell&#8217;autore di &#8220;Rumore bianco&#8221; di Don DeLillo, edizione 1985 Si può parlare di un libro che non si è sicuri di aver compreso del tutto? Leggendo “Rumore bianco”, romanzo del 1985 di Don DeLillo, mi sono domandato a ogni pagina dove mi volesse condurre l’autore. DeLillo usa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Marco Ponzi. In copertina una foto dell&#8217;autore di &#8220;Rumore bianco&#8221; di Don DeLillo, edizione 1985</strong></p>
<p>Si può parlare di un libro che non si è sicuri di aver compreso del tutto? Leggendo <strong>“Rumore bianco”</strong>, romanzo del 1985 di Don DeLillo, mi sono domandato a ogni pagina dove mi volesse condurre l’autore.</p>
<p>DeLillo usa numerosi appigli per indurre il lettore a porsi domande: lo incuriosisce con questioni scientifiche, culturali, filosofiche, commerciali, storiche; qualsiasi cosa è utile a tenerlo incollato alla pagina, con la speranza che il mistero si riveli.</p>
<p>Non si tratta nemmeno di un mistero, a dire il vero. Si tratta di una realtà trasfigurata in una storia che definirei banale ma che, come molte banalità, mostra il bene e il male della vita… e della morte. Perché, a detta di molti, questo è un libro sulla paura di morire.</p>
<p>Credo invece che non sia solo questo. O meglio, a me pare un libro sulla <strong>paura della paura di morire</strong>. Non è tanto la morte che spaventa, ma la paura di avere paura. Ma nel racconto si prospetta una soluzione: una pastiglia che anestetizza questo terrore, un farmaco segreto di cui non si conosce la vera efficacia.</p>
<p>Da un certo punto in avanti, l’autore insiste su questo concetto e lo fa attraverso il “parlato”. È un libro in cui i personaggi parlano della morte ma non è un libro in cui si racconta di una <strong>morte</strong> così imminente. La morte viene ridotta a <strong>“dialogo”</strong> ma non c’è qualcuno che parli con essa, perché è lontana, è solo un pensiero di un pensiero; si capisce che non è reale.</p>
<p>Ho avuto la percezione che questo terrore raccontato sia stato descritto in modo distaccato per somigliare alla società americana, in cui proprio il distacco serve per non farsi sorprendere da morti procurate da stragisti appena usciti dal supermercato con un fucile.</p>
<p><strong>&#8220;Rumore Bianco&#8221;</strong> mi è sembrato più che altro una lunga riflessione sulla contemporaneità americana, del tutto attuale perché pregna di azioni e pensieri mortiferi insiti nel modo di pensare, e di come quella società sia propedeutica alla morte.</p>
<p>Lo percepisco come un atto di accusa verso l’America che si regge su inganni e ipocrisie, tutti volti a rassicurare chi è già destinato a morire, dato che la legge prevede la possibilità di poter procurare la morte, basti pensare a come sia stato semplice sganciare due bombe atomiche, o comprare un’arma senza particolari permessi fino a morire in carcere per mano di un boia.</p>
<p>A noi pare bizzarro che in questo libro si parli di <strong>una morte a portata di mano ogni giorno</strong>, come fosse normale assistere a fatti di sangue e, visto che è così normale, non è nemmeno il caso che questo possa turbare l’ordine fatto di calme apparenti e buoni sentimenti. È lo specchio dell’ipocrisia di oggi, di quella società in cui non si possono pronunciare certe parole, men che meno esprimere pensieri “eretici” per la maggioranza che non è pronta ad ascoltarli.</p>
<p>L’autore ci restituisce l’immagine di una società inconsapevole, proprio come quella in cui siamo immersi oggi, una società che accetta la morte se è altrui e si scandalizza per la propria come se non fosse la cosa più naturale del mondo.</p>
<p>Il finale è anch’esso una lunga riflessione che, attraverso degli esempi, ci comunica che alla morte si può anche scampare, nonostante si faccia di tutto per procurarsela. Mi ero già imbattuto in romanzi <strong>post-moderni</strong> e non li avevo considerati all’altezza della definizione, se fosse mai possibile chiarire cosa sia esattamente il post-moderno.</p>
<p>Questo libro, invece, non chiarisce cosa sia il post-moderno ma ne fornisce una visione più vivida, ovvero la capacità dell’autore di raccontare una storia apparentemente sconclusionata attraverso la confusione mentale dei personaggi e dello stesso lettore che tante volte si trova a leggere senza capire, non solo in questo romanzo.</p>
<p>Ecco, il pregio di questo libro è anche quello di obbligare il lettore a uno sforzo di attenzione, che gli faccia domandare: <strong>sono davvero io che non capisco?</strong> Più che di narrativa potrebbe trattarsi di un testo didattico, ma forse è talmente post-moderno che nemmeno l’autore lo sa.</p>
<p>Emergono, in <strong>&#8220;Rumore Bianco&#8221;</strong>, lo spaesamento e l’inconcludenza dell’uomo moderno che crede di poter dominare tutto, di sapere tutto per poi rendersi conto di non saper rispondere alle domande più elementari, domande che non pongono più problemi dell’attuale ma del già saputo e ovviamente dimenticato.</p>
<p>È un libro di paradossi, gli stessi paradossi di cui il protagonista, un professore di studi hitleriani, non si capacita. E suona paradossale, per certi versi, che proprio lui, un esperto di morte in quanto professore di studi hitleriani, subisca l’angoscia di ciò che conosce. Perché, di solito, quel che spaventa è ciò che non si conosce e spesso, per conoscere, bisogna andare oltre le qualifiche e la vera conoscenza non sta (solo) nell’istruzione ma nella capacità di capire il mondo.</p>
<p>E questa è la cosa più difficile, perché chi lo governa fa di tutto per mischiare le carte e, come un prestigiatore, mette in atto trucchi così inspiegabili che allo spettatore non resta che accettarli.</p>
<p>Benvenuti nella post-modernità, che oramai è attualità.</p>
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