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	<title>Ponte Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Calabria e Ponte sullo Stretto: una questione di genialità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 18:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La visita di Salvini, la Calabria e il Ponte sullo Stretto e la Realpolitik locale. Ne parla Martino Ciano Tu lo sai che Matteo Salvini è venuto in Calabria per inaugurare un chilometro e mezzo di strada? È successo il 5 maggio 2026, a Vazzano, nel vibonese. Praticamente, il ministro ai Trasporti del Governo Meloni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La visita di Salvini, la Calabria e il Ponte sullo Stretto e la Realpolitik locale. Ne parla Martino Ciano</strong></p>
<p>Tu lo sai che <strong>Matteo Salvini</strong> è venuto in <strong>Calabria</strong> per inaugurare un chilometro e mezzo di strada? È successo il 5 maggio 2026, a <strong>Vazzano</strong>, nel vibonese. Praticamente, il ministro ai Trasporti del Governo Meloni ha tagliato il nastro al primo dei cinque lotti di un&#8217;opera chiamata Trasversale delle Serre, con cui si dovrebbe rendere agevole la viabilità di una vasta area interna. Tutto bello, no?</p>
<p>Ma certo, di male non ci sarebbe nulla se non si cacciassero fuori le solite storie sul <strong>Ponte sullo Stretto</strong>, mentre la <strong>Calabria</strong> ancora fa i conti con il maltempo dell&#8217;inverno 2026. Eppure, ancora continuano a cascarci in questa propaganda strategica. Il capo della Lega infatti spera di posare la prima pietra della mastodontica opera.</p>
<p>Ecco, ci sono storie che meritano di essere raccontate non perché siano davvero interessanti, ma perché sono così ridicole nei loro &#8220;<strong>tratti somatici</strong>&#8221; che qualcuno deve pur imprimerle nella memoria collettiva. La novità è che pure questa volta non si toccano i veri problemi infrastrutturali calabresi.</p>
<p>Chissà se <strong>Salvini</strong> ha mai provato ad andare, in macchina o in treno, dalla costa <strong>tirrenica</strong> a quella <strong>ionica</strong>. Chissà se il buon Ministro si è mai trovato su una strada montana in pieno inverno, quando la sera basta un temporale e un po&#8217; di nebbia per morire di crepacuore. Attenzione, non parliamo di quelle mulattiere sperdute che portano in qualche frazione collinare, ma di quelle che collegano quei borghi che il Governo regionale vorrebbe ripopolare.</p>
<p>Si, sono bellissimi i borghi calabresi, soprattutto in estate. Stai fresco, mangi bene, ti rilassi e con la pancia piena ti addormenti cullato dal venticello serale. Anche a luglio ci vuole una copertina leggera sulle gambe. Pensa un po&#8217;, oltre a riempirsi la trippa c&#8217;è anche tanta storia, perché la <strong>Calabria</strong> è soprattutto Storia, quella con la &#8220;S&#8221; maiuscola. Ma l&#8217;incanto finisce a settembre. Da quel momento in poi sembra di stare in <strong>Transylvania</strong>, in una sorta di <strong>Purgatorio</strong> terreno nel quale sconti la presunzione di volere una vita fuori dal mondo. L&#8217;oasi pacifica si trasforma in un ambiente ostile.</p>
<p>Ti rendi conto, allora, che non ci sono strade percorribili; che gli asfalti sono pieni di buche; che mancano guard-rail, strisce bianche, catarifrangenti che ti aiutino a dirigenti nella nebbia. E non ne parliamo se arriva il cattivo tempo. Ogni giorno si vedranno piccoli smottamenti, pietre che intasano le corsie, alberi pericolanti che rischiano di spezzarsi.</p>
<p>Cosa fa il temerario automobilista? Avvisa gli uffici comunali, poi quelli provinciali, ma la risposta è sempre una: «Interverremo appena avremo soldi». E così passa un altro inverno e speri che tutto vada bene. E se passi indenne la cattiva stagione fai anche una preghiera di ringraziamento, metti a riposo l&#8217;ansia durante la <strong>Primavera</strong>, <strong>l&#8217;Estate</strong> e buona parte <strong>dell&#8217;Autunno</strong>, e poi ci ripensi.</p>
<p><strong>Salvini</strong> caro, questa è la <strong>Calabria</strong>, ma tu vuoi costruire il <strong>Ponte sullo Stretto</strong> come se questa regione fosse una striscia di terra di qualche chilometro quadro facilmente attraversabile. Hai mai letto qualche libro dei nostri scrittori? Fallo. Essi descrivono in quale arretratezza è stata lasciata codesta <strong>Patria di disgraziati</strong>. E guarda che è colpa anche di quelli di sinistra. In questo siete stati lungimiranti allo stesso modo.</p>
<p>Aspetta, aspetta. Dalla cabina di regia mi dicono che ci sono dei fondi regionali per la viabilità montana. Sono cifre con cui puoi al massimo mettere qualche protezione e fare un po&#8217; di asfalto &#8220;a prezzi bassi e fissi&#8221;. Se facessimo bene i calcoli, però, per rimettere in sesto le aree interne della Calabria ci vorrebbero investimenti da <strong>Piano Marshall.</strong></p>
<p>Ma conviene? Certo che no. Perché investire in una regione che si spopola di anno in anno; che va in contro alla desertificazione; che presto sarà solo meta per pellegrinaggi estremi. Ecco, questa è <strong>Realpolitik</strong>. Nessuno ne parla, ma Salvini la conosce bene questa sfaccettatura. E anche certi sindaci calabresi che lo imitano ne sanno qualcosa.</p>
<p>Pertanto, sono proprio i calabresi che gli vanno appresso come zecche che mi preoccupano.</p>
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		<title>È finito il maltempo? Non ci resta che l&#8217;allucinazione del Ponte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 16:28:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;È finito il maltempo?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Dei morti in mare, degli uragani, dei cicloni, della distruzione e di un territorio che cade a pezzi parlano solo i diretti interessati. Ogni cosa passa, si frantuma in scaglie di ironica preoccupazione. Corre veloce la tragedia, notizia dopo notizia si infrange. Poi finisce beatamente nel silenzio e nello sconforto. Tutto si riduce a uno slogan che accompagna un sospiro di sollievo: «È finito il maltempo».</p>
<p>Cadaveri restituiti dalle onde: chi ne parla? Conosci la Calabria del Ponte sullo Stretto? Ecco quella interessa e attira, come se nessuno vedesse che c&#8217;è arretratezza in questo progresso. In mezzo c&#8217;è il nulla. Ci sono strade cui manca l&#8217;asfalto, binari su cui corrono ancora treni a gasolio, paesi in cui l&#8217;erosione costiera sta togliendo il sostentamento. Ma a chi importa? È politica, è rumore, è chiasso ed è persino opinione. Ci sono i barbari del pensiero che ti gridano contro le loro ragioni. Hanno dalla loro parte il potere di parole che seguono il meccanismo del &#8220;qui-ora&#8221;. Null&#8217;altro interessa, importa dire «è colpa di questo e di quello. La colpa è di tutti, tranne che la nostra. Perché noi che commentiamo non abbiamo responsabilità. Noi sopportiamo».</p>
<p>Sì, è finito il maltempo. Il maltempo lo abbiamo subito. La Calabria è in ginocchio da est a ovest, da cima a fondo. C&#8217;è il Ponte sullo Stretto che ci aspetta con il sorriso sulle labbra. Ci chiama: «Muratori e carpentieri, fate sentire il vostro grido di battaglia. Avanti tutta, venite a edificare. Armate le ruspe, le betoniere e le gru. Il cemento sia un alleato». Ora possiamo pensare come se tutto fosse un&#8217;allucinazione. La politica regionale scalcia per il consenso. Ci sono selfie di consiglieri tra le macerie, tra la gente disperata, vicini alle onde, nei pressi del cataclisma ritoccato con qualche filtro.</p>
<p>È finito il maltempo ora: è stato solo un evento eccezionale. L&#8217;anno prossimo di questi tempi farà caldo, magari mangeremo già frutti estivi. L&#8217;eccezione meteorologica non va tenuta in considerazione, non bisogna costruire su di essa un caso eclatante, solo un po&#8217; di baldoria e di entusiasmo. Bisogna colpire gli astanti nei loro punti deboli. Il terrore provocato da una parete rocciosa che crolla; la maledizione di una pietra che ruzzola; la nebbia che provoca incidenti; gli smottamenti che portano via le case; i fiumi che esondano e dilapidano i sacrifici delle popolazioni; cadaveri restituiti dal mare in burrasca. È un&#8217;immagine vincente quella della morte che si deposita sulle spiagge. La vita non importa. Il cronista serve la morte.</p>
<p>Però ora è finito il maltempo: l&#8217;ira di Dio si è placata. Ogni peccatore è stato sanato e benedetto, ciascuno risplende di luce propria. Possiamo gioire, perché non ci saranno più disastri annunciati o già delineati. Ogni colpa verrà distribuita equamente. C&#8217;è un Ponte sullo Stretto che ci attende, che ci renderà migliori, che ci unirà a un&#8217;isola, che non ci farà sentire più soli. Quante difficoltà abbiamo superato noi calabresi. Ora anche il maltempo è finito.</p>
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		<title>Ponte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-ponte-racconto-de-palma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 21:58:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[De Palma]]></category>
		<category><![CDATA[Everest]]></category>
		<category><![CDATA[Giano Bifronte]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ponte&#8221; è un racconto di Luciana De Palma. In copertina un quadro di Katsushika Hokusai Nell’attimo in cui passavo sul ponte mi appariva chiaro quanto fossero distanti i due mondi che collegava: da una parte la città, dall’altra la campagna. Più trascorrevano gli anni, più aumentava la sensazione del divario tra gli umori che provavo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ponte&#8221; è un racconto di Luciana De Palma. In copertina un quadro di Katsushika Hokusai</strong></p>
<p>Nell’attimo in cui passavo sul ponte mi appariva chiaro quanto fossero distanti i due mondi che collegava: da una parte la città, dall’altra la campagna. Più trascorrevano gli anni, più aumentava la sensazione del divario tra gli umori che provavo a seconda che percorressi il ponte verso la città o verso la campagna.</p>
<p>Da bambina andare in un senso o nell’altro significava procedere verso la libertà dalla scuola oppure dritta verso le sue fauci; a maggio la famiglia si trasferiva in campagna ed io ero felicissima perché voleva dire che la fine della scuola era prossima, mentre a ottobre, dovendo ritornare nell’appartamento cittadino, incombeva sul mio respiro il peso atroce della visione di me con il grembiulino, la cartella e i compiti da svolgere ogni santo pomeriggio.</p>
<p>Nel terrapieno ai lati del ponte affondano le radici di altissime acacie, le cui chiome, assecondando i cicli dell’anno, mi hanno sempre aiutato ad arginare le mie esondazioni temporali: passando attraverso la loro ombra, più o meno fitta a seconda che fosse inverno o estate, ho sempre avuto l’impressione di destreggiarmi con maggiore facilità tra le stagioni che, benché si ripetano senza troppe variazioni, in realtà contengono molti più cambiamenti di quanti uno è disposto ad accettare.</p>
<p>E il ponte, insieme a quegli alberi, è lì, imperterrito, indifferente alle macchine, alle moto, alle biciclette e ai pedoni che ogni giorno lo calpestano.</p>
<p>Se ne sta composto nella sua semplice struttura, sospeso su una strada regionale a scorrimento veloce, immerso nella più totale assenza di aspettative e speranze: qualunque cosa accada, lui non si opporrà. Nessuno scricchiolio, nessun lamento per esprimere rimostranze.</p>
<p>E, se mai gli uomini che abitano nel paese in cui è stato costruito decidano di buttarlo giù per sostituirlo con uno più moderno, lui non nutrirà rancore. In fondo, è ben consapevole che la sua identità si limita alla funzione di collegamento e che nessun libro di storia o di geografia lo menzionerà mai. Dubito che verrà a conoscenza di quanto per me sia sempre stato molto più che una via di comunicazione tra opposte porzioni di mondo.</p>
<p>Attraversarlo vuol dire andare incontro alla libertà, alla felicità e all’immensità degli orizzonti oppure verso la prigionia degli obblighi, all’infelicità di giorni scanditi da doveri e necessità, alla limitatezza del cielo costretto tra palazzi e strade.</p>
<p>Qualche volta ho provato il desiderio di fermarmi sul tratto orizzontale per affacciarmi sul vuoto dal parapetto di metallo; avrei guardato da vicino gli alberi piantati in sequenza perfetta a destra e a sinistra lungo i tratti obliqui, confessando con quanta disperazione mi aggrappavo alle loro fronde quando avrei voluto fare a meno di tutto e di tutti, tranne che della loro luminosa leggerezza.</p>
<p>Sono trascorsi molti anni, andando continuamente da una parte e dall’altra di questo ponte; gioie e dolori si sono alternati come le stagioni che segnano il passo nelle sfumature delle foglie e nei miei giorni.</p>
<p>Sono stata bambina che esulta nell’attraversarlo in primavera, poi adolescente che tace la sofferenza di una morte improvvisa che ha tolto ponte un po’ del suo valore di zona franca, infine donna con tutta la lunga serie di responsabilità a cui far fronte anche quando la mente è altrove.</p>
<p>Molte volte ho invidiato il ponte perché tutto ciò che doveva fare era restarsene lì, il più fermo e immobile possibile, vincendo le divergenze con terremoti e altre calamità.</p>
<p>Stare nel mezzo, non appartenere a nulla fuorché a sé stessi: questo avrei voluto anche per me. Come quando si è in aereo o in treno e lo spazio tra il paese di partenza e quello di arrivo è privo di tempo e quindi prodigiosamente eterno. So bene che il ponte mi ignora e continuerà a farlo anche quando non ci sarò più; migliaia di persone fanno lo stesso con lui, io sono una dei tanti di cui poter ignorare il nome, le vicissitudini, le sofferenze, le soddisfazioni.</p>
<p>Resterà solidamente ancorato ai materiali di cui è fatto, mentre la mia sostanza diventerà polvere e poi si dispererà al primo confronto con l’immensità vuota dell’universo. Questa differenza tra noi me lo rende ancora più caro poiché senza alcuno sforzo mi restituisce una verità che chiede di essere accettata così com’è. Intanto eccomi per l’ennesima volta sul punto di percorrerlo. Mi precede una lunga fila di auto: alle mie spalle la campagna, le colline, i campi aperti, le greggi sparse, i mandorli contorti e i piccoli trulli abbandonati, davanti a me i primi palazzi, un benzinaio, la sagoma di un supermercato.</p>
<p>Le macchine avanzano; da un paio di esse partono strombazzamenti di impazienza. Oggi, e senza alcun motivo preciso, non mi curo del traffico che mi farà di certo ritardare; ne approfitto per isolarmi nei miei pensieri e catapultarmi in un miscuglio di passato e presente.</p>
<p>Se il tempo è un’invenzione umana e non esiste alcuna consistenza che ne faccia una realtà scientificamente provata, allora voglio farne a meno anch’io, superando la concezione di un progresso lineare in cui i giorni seguono le notti e gli anni si avvicendano con la precisione millimetrica dei passi dei trapezisti su una corda sospesa a venti metri da terra.</p>
<p>Ingranata la prima, non farò altro che conquistare meccanicamente l’asfalto, centimetro dopo centimetro, mentre nella mente si affastellano senza ordine memorie di me e della mia vita. Il ponte potrebbe testimoniare i miei cambiamenti, anche spirituali, poiché non una volta è successo di attraversarlo con umore identico all’andata e al ritorno.</p>
<p>A metà tra ciò che ineluttabilmente è e ciò che vorrei fosse, resto come nel più straordinario degli equilibri momentanei: quando sono in cima al ponte, rallento più di quanto servirebbe, alternando occhiate nello specchietto retrovisore a quelle oltre il parabrezza.</p>
<p>Mi sono tramutata in Giano, dio bifronte.</p>
<p>Sono nella terra di nessuno, sull’apice di un ponte di cui a nessuno, in fondo, importa molto a meno che per riparazioni urgenti debba essere chiuso, costringendo tutti a frustranti deviazioni.</p>
<p>Qui su, benché non sia la cima dell’Everest, accade di sentirmi parte di un infinito senza nome, senza tempo, sena ostacoli.</p>
<p>Nella mediana dell’anima c’è sempre un ponte che unisce strade di cui nessuno sa da dove partono né dove conducono.</p>
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		<title>In linea d&#8217;aria di Rocco Giudice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 22:09:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;in linea d&#8217;aria&#8221; di Rocco Giudice, Qed Edizioni, 2025 In linea d&#8217;aria fa intendere una distanza che si può colmare solo usando le vie del cielo, viaggiando con la testa fra le nuvole, ricercando nell&#8217;etere parole che siano leggere, prive dei pesi terreni. In linea d&#8217;aria due luoghi, due [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;in linea d&#8217;aria&#8221; di Rocco Giudice, Qed Edizioni, 2025</strong></p>
<p><strong>In linea d&#8217;aria</strong> fa intendere una distanza che si può colmare solo usando le vie del cielo, viaggiando con la testa fra le nuvole, ricercando nell&#8217;etere parole che siano leggere, prive dei pesi terreni. <strong>In linea d&#8217;aria</strong> due luoghi, due città, due persone, si guardano senza ostacoli o barriere.</p>
<p>Parto da questa metafora per raccontare la raccolta di <strong>Rocco Giudice, poeta della distanza e dell&#8217;assenza. </strong>Sceglie anche lui la via semplice, lineare, difficile però da attuare fino in fondo, perché bisognerebbe essere puro pensiero, svestirsi del corpo e di ogni struttura e sovrastruttura sociale.</p>
<p>La poesia di <strong>Giudice</strong> è così: una freccia che centra l&#8217;obiettivo superando le impurità che separano il presente dal passato, i morti dai vivi, i ricordi dai rimpianti, le gioie dei bei tempi dal dolore dell&#8217;oggi.</p>
<p>La parola si fa ponte che l&#8217;autore attraversa solo per essere spettatore di un qualcosa di immodificabile, ma che può solo essere raccontato con <em>il senno di poi</em>. E in questo slancio che avviene lungo la <strong>&#8220;linea d&#8217;aria&#8221; </strong>che si riformula la coscienza, aggiungendo a essa la consapevolezza del più doloroso dei limiti che l&#8217;uomo ha: <strong>dover </strong><strong>essere molte volte spettatore di sé stesso</strong>.</p>
<p>Scrivere vuol dire andare oltre perché la vita, il mondo, la quotidianità non bastano. Ciò che rende genuino lo stile è la caduta di ogni freno inibitore, perché spogliarsi e restare nudi è un atto di coraggio. Mostrare la propria vulnerabilità, nonostante essa caratterizzi tutti gli uomini, non è semplice. Giudice lo fa, trovando casa in quel luogo misterioso in cui i ricordi si legano alle aspirazioni, i traumi hanno ormai punte arrotondate e la vita sembra fluire senza scossoni <strong>in un&#8217;accettazione che dovrebbe dimostrare saggezza.</strong></p>
<p>Ma può morire il bambino che è in noi? L&#8217;eros che ci ha tirato nella mischia? La volontà di potenza che sfida la paura della morte? No, nessuno può perdere queste caratteristiche, neanche nell&#8217;estrema caducità. Aver fatto esperienza anche per una sola volta della gioia e del dolore ci condanna. <em>&#8220;Dopo la prima morte non ce n&#8217;è un&#8217;altra&#8221;</em> scriveva <strong>Dylan Thomas</strong>.</p>
<p><strong>&#8220;In linea d&#8217;aria&#8221;</strong> è una raccolta che ci porta lungo le strade del cielo, percorrendo rotte che ciascuno di noi può tracciare in libertà, senza preoccuparsi di inciampare, di cadere, di trovarsi davanti a qualcosa di insormontabile. È una poesia atipica quella di <strong>Giudice</strong>, che si dibatte tra mondi possibili, a cui appare limitata anche una sola rotta, in cui si disvela il dramma dell&#8217;uomo che ogni giorno fa i conti con ciò &#8220;che resta e ciò che va via&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/in-linea-daria-di-rocco-giudice/">In linea d&#8217;aria di Rocco Giudice</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Ponte sullo Stretto: le voci delle persone di Messina</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ponte-sullo-stretto-messina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2023 01:57:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ponte sullo Stretto: le voci delle persone di Messina&#8221; è un articolo di Angelo Maddalena, nonché cronaca di una manifestazione. La foto in copertina è stata scattata dall&#8217;autore Arrivo a Messina lunedì 5 giugno 2023. Sono di passaggio, riparto l’indomani. Giacomo, che mi ospita, mi invita a ripartire in tarda mattinata, o almeno dopo le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ponte sullo Stretto: le voci delle persone di Messina&#8221; è un articolo di Angelo Maddalena, nonché cronaca di una manifestazione. La foto in copertina è stata scattata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Arrivo a Messina lunedì 5 giugno 2023. Sono di passaggio, riparto l’indomani. Giacomo, che mi ospita, mi invita a ripartire in tarda mattinata, o almeno dopo le 10,00: <strong>“Alle 8,30 c’è Salvini</strong> che incontra i due presidenti della Regione interessati al Ponte sullo Stretto, però rimangono sulla nave, che hanno paura di scendere”, fa Giacomo sornione.</p>
<p>Dopo aver pubblicato il libro <strong>A piedi è un altro mondo (euno edizioni, 2015)</strong>, pensavo che fosse chiusa la questione del Ponte, e invece ritorna periodicamente: proprio dopo l’uscita del libro ci erano tornati <strong>Renzi e Alfano, adesso ci riprova Salvini</strong>. Dico a Giacomo che è uno spauracchio, ma lui che abita a <strong>Messina</strong>, si dice preoccupato: “Secondo me c’è il rischio concreto, perché ci sono interessi delle cosche calabresi che potrebbero appoggiare Salvini”, mi aveva detto qualche mese fa.</p>
<p>Voci vaghe, ma ci sono notizie di qualche anno fa su trafficanti di droga legati alla &#8216;ndrangheta che avrebbero esplicitamente fatto sapere di aver votato <strong>Lega</strong> alle elezioni del 2018. Adesso aggiunge un’altra preoccupazione: “Mi sembra che sono sempre meno gli abitanti di Messina a esprimere perplessità sull’utilità del Ponte sullo stretto”. E aggiunge che secondo lui dipende anche dalle conseguenze psicologiche del dopo pandemia. <strong>Simona, amministratrice di una tipografia di Messina, dice che non è una questione di essere favorevoli o contrari, ma ragionevoli:</strong> “Per arrivare da Messina al centro della Sicilia io ci metto tre o quattro ore, per non parlare di altri posti più lontani, come Agrigento o Trapani, questo perché ci sono strade interne da anni in rifacimento o in costruzione, quella sarebbe la priorità”.</p>
<p>Michela, imprenditrice, va più nel dettaglio: “Un inganno a diversi livelli, soprattutto logistico e locale: il ponte non arriverà a Messina, dovremo fare almeno 15 chilometri per salire sul ponte, così nel lato calabro, non gioverà sicuramente a chi attraversa ogni giorno lo Stretto, che dovrà continuare a prendere il traghetto”. E poi, mi ricorda sempre Michela, <strong>per prendere un aereo, da Messina, devi andare a Catania, mentre ci sarebbe l’aeroporto di Reggio Calabria da potenziare</strong>, e sarebbe più comodo per chi abita a Messina, per esempio fino a qualche tempo fa c’era una navetta da Messina all’aeroporto di Reggio, adesso non so se c’è ancora”.</p>
<p>La mattina siamo stati con Giacomo al presidio, c’erano un centinaio di persone davanti i tornelli, oltre i quali c’è la <strong>Nave della Caronte</strong>, dove si è svolto l’incontro tra Salvini e i due presidenti della Regione, il tutto organizzato dalla <strong>Cisl</strong>, per questo uno dei militanti che tiene il microfono in mano indica la Cisl come complice di <strong>“questa scenetta propagandistica”.</strong> Faccio una foto a una signora che espone un cartello con scritto <strong>“14,6 miliardi di euro di Tasse per tutti”</strong>. Poi un’altra con il cartello con scritto <strong>“75 torrenti da mettere in sicurezza”</strong>.</p>
<p>Mi dicono che fanno parte di un<strong> Comitato No Ponte Capo Peloro</strong>, che è la località dove dovrebbe essere costruito il Pilone del lato siciliano del Ponte. “Abbiamo stampato 10 cartelli con i dati”, mi dice Francesca, la signora del cartello con i dati su miliardi e tasse per tutti. 14 miliardi sono i soldi previsti per la realizzazione del Ponte, invece, mi dice Francesca, “Salvini ha bloccato 500 milioni per le navi green, cioè quelle elettriche che dovevano sostituire quelle a carbone altamente inquinanti”.</p>
<p>Un’altra signora tiene fra le mani il cartello con scritto “10 anni! <strong>Viadotto Ritiro incompiuto</strong>”. Mi spiegano che si tratta di un viadotto in costruzione che passerebbe sopra il quartiere Ritiro, da dieci anni in costruzione, “e loro vorrebbero finire in nove anni il Ponte!?”, conclude Francesca con una espressione dubbiosa. E poi aggiunge, ricordandomi del prossimo appuntamento ufficiale del <strong>Movimento No Ponte</strong>: “E ne faremo altri di questi cartelloni, per la manifestazione del 17 giugno 2023 a <strong>Torre Faro</strong>”. Proprio come tanti anni fa, forse è diminuito il numero dei partecipanti, ma è sempre un’occasione per sentire le voci di chi abita i territori che subiscono decisioni prese dall’alto.</p>
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