<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Pomodoro Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/pomodoro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/pomodoro/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Tue, 01 Apr 2025 09:01:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>La gratitudine in una &#8220;cucchiara di legno&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cucchiare-gratitudine-palombi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 04:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cucchiara]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[Gratitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Nascita]]></category>
		<category><![CDATA[Palombi]]></category>
		<category><![CDATA[Pomodoro]]></category>
		<category><![CDATA[Quotidianità]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Semplicità]]></category>
		<category><![CDATA[Sugo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=10703</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;La gratitudine in una &#8220;cucchiara di legno&#8221; è un articolo di Silvia Palombi. La foto in copertina è dell&#8217;autrice Siamo ipoudenti, ipovedenti, non ci accorgiamo &#8211; ma faremmo bene a farci caso &#8211; che la vita ci ripaga di tutto quello che con le nostre azioni passate ci siamo andati procurando passo dopo passo. Lo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/cucchiare-gratitudine-palombi/">La gratitudine in una &#8220;cucchiara di legno&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La gratitudine in una &#8220;cucchiara di legno&#8221; è un articolo di Silvia Palombi. La foto in copertina è dell&#8217;autrice</strong></p>
<p>Siamo ipoudenti, ipovedenti, non ci accorgiamo &#8211; ma faremmo bene a farci caso &#8211; che la vita ci ripaga di tutto quello che con le nostre azioni passate ci siamo andati procurando passo dopo passo. Lo fa nel bene e nel male, immancabilmente.</p>
<p>Ma partiamo dal principio, dalla salsa di pomodoro che ho fatto oggi coi pomodorini arancioni e quattro, solo quattro, pomodori rossi tondi sodi, maturi. <strong>La fagottata di pomodori misti</strong> mi è stata venduta per un euro dalla donna che ogni settimana allestisce un banchetto della produzione della cooperativa slovena della quale fa parte <strong>(vivo a Trieste, da lei faccio regolarmente la spesa)</strong> perché mezzi tocchi, cioè con macchie nere. Una volta a casa, dopo averli lavati, mi sono messa di santa pazienza a pulirli e a tagliarli, poi li ho messi sul fuoco, girando il tutto ogni tanto con una delle tante cucchiare di legno che ho.</p>
<p>È necessaria una premessa per tutto quel che leggerete da qui in poi: <strong>mia madre, nata a San Felice Circeo il 21 aprile del 1920, ha cambiato pianeta a metà settembre del 1992</strong>, con uno strazio tagliente e inenarrabile; gran parte di quel che è stato trattenuto dal setaccio del dolore, di una quantità incalcolabile di cose, ossia oggetti, stoffe, tovaglie e tovaglioli (sufficienti per farci più copriletto per un orfanotrofio) lo uso quotidianamente, e non c’è volta, non una singola volta che non pensi a mamma e alla famigliona che avevamo dietro, davanti, sotto e sopra, intorno insomma, a protezione e insegnamento di quanto conta e serve, al di là e al di sopra delle divergenze, delle acrimonie, delle rivalità e incomprensioni.</p>
<p>Ma non è un ricordo ossessionante né una zavorra, è una cosa lieve che mi fa compagnia, quasi a dirmi, nella resistenza delle <strong>cucchiare</strong> che dopo anni di sughi, salmì, stufati e quant’altro, ancora assolvono al compito per il quale sono state tirate fuori da un ramo&#8230; siamo con te, stai tranquilla. E quando ci penso, se ci penso come si deve, mi sale la gratitudine.</p>
<p>Per fare una <strong>cucchiara</strong> di legno ci vuole almeno un ramo, che deve aver fatto parte di un albero; l’albero per nascere e crescere ha avuto bisogno di qualcuno che lo ha seminato, fiducioso che germogliasse, annaffiato quando aveva le prime due foglioline (<strong>figlioline</strong> si potrebbe dire) e accudito fino a quando il germoglio è diventato un ramoscello e le foglioline si sono replicate due a due. Poi c’è stato bisogno di qualcuno che cercasse e trovasse il posto giusto dove mettere a dimora il giovane virgulto e lo seguisse nell’infanzia e nell’adolescenza difendendolo da attacchi di parassiti, muffe e quant’altro; successivamente qualcuno se ne è dovuto prendere cura fino alla fioritura e poi alla trasformazione dei fiori in frutti.</p>
<p>Per tornare al sugo, quindi ai pomodori, pensiamo con gratitudine a chi i pomodori ha seminato, e per seminare ha prima dissodato, vangato, fatto i solchi, annaffiato il giusto, né troppo né poco, li ha curati, legando i rami fioriti ai sostegni, ha cimato i fiori di troppo, chi li ha raccolti e messi in cassette che ha impilato e caricato su un camion che li ha trasportati fino al punto in cui, grazie a qualcuno che ha montato il bancone, il telo protettivo e lì sotto ha sistemato il tutto, abbiamo potuto scegliere i pomodori da portarci a casa.</p>
<p>Per tornare alle <strong>cucchiare di legno</strong> di quand’ero piccola, che continuo a usare con amore e riconoscenza, oggi girando il sugo rosso chiaro ho sentito come un’ondata di gratitudine, per mamma che non rovinava le cose che usava, insegnandomi a dare il giro a scarpe, mutande, magliette e qualsiasi capo di abbigliamento così da mantenerlo in buona salute il più a lungo possibile, e al suo gusto innato che mi tiene al riparo da errori marchiani.</p>
<p><strong>La gratitudine</strong>, quando è così lontana dal generatore e destinatario della medesima, si trasforma, obtorto collo e con malinconia, in gioia. Dunque ecco che oggi, ma non solo oggi, per me fare la passata di pomodoro ha comportato gioia, una gioia impossibile da ricondurre a una forma, imbrigliare in una formula, una gioia soffusa, lieve e ben distribuita, che mi sta facendo sorridere anche adesso che cerco le parole per portarla fuori da me, renderla decifrabile e condividerla; una gioia allo stato nascente non ancora definita, che preannuncia il roseo dell’aurora.</p>
<p>Una gioia che sta tra la notte e il giorno pieno come l’alba.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/cucchiare-gratitudine-palombi/">La gratitudine in una &#8220;cucchiara di legno&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">10703</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
