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	<title>Poliziesco Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Ludovica. Noir atipico. Nona parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-nona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 03:12:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Salvatore Conaci Non erano neanche le venti, quando rincasando sono passato bellamente davanti al caffè che affaccia al mare. L’ho superato velocemente, a testa bassa, facendomi spazio tra la folla di ragazzi davanti all’ingresso, ma da lì a cento metri mi sono accorto che nel silenzio della sera i miei passi non erano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>Non erano neanche le venti, quando rincasando sono passato bellamente davanti al caffè che affaccia al mare. L’ho superato velocemente, a testa bassa, facendomi spazio tra la folla di ragazzi davanti all’ingresso, ma da lì a cento metri mi sono accorto che nel silenzio della sera i miei passi non erano gli unici. Mi sono acceso una sigaretta senza smettere di camminare, ma poi qualcuno mi ha chiamato. «Fermati, testa di cazzo!»</p>
<p>Mi sono voltato e l’ho visto, lo stronzetto figlio di papà. Se ne stava tra due energumeni. Aveva l’aria corrucciata di un bamboccio a cui avessero tolto un giocattolo. «Tu sei grosso, ma questi sono più grossi di te», mi ha urlato. E gli energumeni sono partiti. Sembravano tori, e mi guardavano con disprezzo, come se mi fossi scopato le loro madri.</p>
<p>«Posso fare qualcosa per voi?», ho chiesto loro.<br />
«Sì, avvicinati, dobbiamo parlare», ha risposto il più sveglio.</p>
<p>E io mi sono avvicinato. Senza smettere di fumare ho chiesto loro se fossero maggiorenni. Si sono guardati in faccia, perplessi. «Sì», hanno risposto insieme, «perché?»</p>
<p>«Perché certi discorsi sono solo per adulti.»</p>
<p>Non ho dato loro il tempo di capire; era un lusso che non potevo permettermi. Mentre spegnevo a sorpresa la sigaretta sulla palpebra di uno, ho colpito l’altro con un destro sul naso: il secondo è caduto subito, è quello che accade se mi lasci il tempo di colpire, fanculo; il primo si stava staccando la brace dalla palpebra, quando gli è arrivato il mio gancio sulla mandibola. Le mie nocche facevano male, ma avevo sentito le ossa di quei due deficienti sgretolarsi a entrambi i colpi. Non mi è dispiaciuto neanche un po’. Ho calpestato loro le mani, superandoli per raggiungere lo stronzetto.</p>
<p>Stava per farsela addosso. Gli tremavano le gambe; non scappava solo perché davanti al locale si era creato un capannello di curiosi, ed evidentemente credeva di avere una reputazione da difendere. «Sei pallido. Hai l’influenza?»</p>
<p>«Toccami e ti denuncio», ha sbraitato.</p>
<p>Ho fatto un gesto teatrale per tirare fuori il mio distintivo. Ha creduto che stessi per tirargli un cazzotto, e si è coperto il volto. Si è ripreso solo dopo aver visto la patacca col numero di qualifica. Faceva pena. «Vieni con me da tuo padre o gli telefono e lo faccio arrivare qui davanti a tutta quella gente? In alternativa posso fare una telefonata in questura. Decidi tu.»</p>
<p>«Conosci mio padre?»</p>
<p>«Non sai un cazzo, ragazzo. Hai proprio la faccia di chi non sa un cazzo. Te lo chiedo per l’ultima volta: andiamo insieme da tuo padre?»</p>
<p>Mi ha scortato fino a casa sua senza fiatare. Suo padre ci ha visti insieme nel videocitofono ed è sceso in giardino in preda al panico. Indossava una vestaglia blu di seta con le iniziali sul taschino. Che disagio.</p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-racconto/">Prima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-atipico-seconda-parte/">Seconda parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/">Terza parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-quarta-parte/">Quarta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-parte-cinque/">Quinta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-sesta-parte/">Sesta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-sette/">Settima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-ottava/">Ottava parte di Ludovica</a></p>
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		<title>Ludovica. Noir atipico. Settima parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-sette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2024 01:09:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovica]]></category>
		<category><![CDATA[Noir]]></category>
		<category><![CDATA[Poliziesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Salvatore Conaci Sono rientrato a casa con una serenità nuova. Credevo che Ludovica fosse un errore? Sì. Mi sentivo in colpa, per quell’errore? Non più. Non più di tanto. Uno sbaglio può essere estatico, porca troia. E cazzo, se Ludovica era estatica. La sua voce, lo sguardo intelligente, il suo modo di accarezzare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>Sono rientrato a casa con una serenità nuova. Credevo che Ludovica fosse un errore? Sì. Mi sentivo in colpa, per quell’errore? Non più. Non più di tanto. Uno sbaglio può essere estatico, porca troia. E cazzo, se Ludovica era estatica.</p>
<p>La sua voce, lo sguardo intelligente, il suo modo di accarezzare il volto di un uomo assai più grande di lei, la sua passione per la letteratura. Sono sceso dall’auto che quasi fischiettavo, quando qualcosa, sul lunotto posteriore, mi ha stonato alla vista. Un foglio ben ripiegato, incastrato tra tergicristalli e vetro. Ho potuto sentire le mie gambe ghiacciarsi, maledizione. Era più di una minaccia. Era una dichiarazione di guerra.</p>
<p>Beccati nella pineta!<br />
Fate Schifo!</p>
<p>Scrittura spigolosa, elettrica, ampia, a inchiostro rosso. Era stato scritto con rabbia. Chiunque fosse stato, però, cascava male. Non puoi fare lo stronzo, con l’auto di un ispettore privato. Smartphone, due tocchi, ho aperto l’applicazione delle dashcam installate sulla vettura. Ci ho messo cinque minuti a riavvolgere la registrazione e risalire al colpevole. Sono rimasto esterrefatto.</p>
<p>Lo stronzo era il figlio del mio cliente: il ragazzo che pedinavo da giorni. Era stato abile ad avvicinarsi all’auto senza farsi vedere né sentire, ma non si era neanche degnato di camuffarsi il viso. Era spavaldo, o solo un imbecille? In ogni caso, il suo messaggio toccava un fottutissimo nervo scoperto. Dovevo essere cauto.</p>
<p>Così ho deciso di confrontarmi con Ludovica. Le ho inoltrato la foto del biglietto e un frame del filmato, con la faccia dello stronzetto ben visibile. Mi ha telefonato subito. «Dobbiamo vederci», ha detto, «tra mezz’ora al parco del lungomare. Fa’ attenzione se lo incontri, è aggressivo e ha amicizie strane.»</p>
<p>E al parco del lungomare sono andato. A piedi, ché avevo nervosismo da scaricare. Lei è spuntata subito dopo. Tremava, era pallida. Quel miserabile figlio di puttana le faceva paura.</p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-racconto/">Prima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-atipico-seconda-parte/">Seconda parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/">Terza parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-quarta-parte/">Quarta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-parte-cinque/">Quinta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-sesta-parte/">Sesta parte di Ludovica</a></p>
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		<title>Ludovica. Noir atipico. Quarta parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-quarta-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 01:12:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Salvatore Conaci In serata sono andato al locale che affaccia al mare. Neanche l’ombra, di lei. Neanche l’ombra del giovane figlio di papà. Ho vuotato un paio di boccali di birra, e sono rientrato. Mi ci è voluto mezzo pacchetto di sigarette prima di prendere sonno, ma poi l’alba è arrivata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>In serata sono andato al locale che affaccia al mare. Neanche l’ombra, di lei. Neanche l’ombra del giovane figlio di papà. Ho vuotato un paio di boccali di birra, e sono rientrato. Mi ci è voluto mezzo pacchetto di sigarette prima di prendere sonno, ma poi l’alba è arrivata in un baleno, e così il pranzo lasciato a metà, e sigarette su sigarette fino al pomeriggio. Avevo un merdosissimo corso sulla sicurezza da tenere in un liceo.</p>
<p>Ho guidato fino alla scuola senza la minima idea di cosa fare, di cosa spiegare ai ragazzi per evitare una figura da stronzo incompetente. Il paparino mi aspettava nel cortile.</p>
<p>«Dica quattro cretinate sull’importanza delle regole, della sicurezza, del vivere rettamente; prenda le presenze dei ragazzi e tra una settimana riconosca due crediti extra a tutti. Ciò che davvero è importante è che capisca se mio figlio è coinvolto in qualche dinamica poco chiara qui a scuola. Entri, vada, gli studenti l’attendono già in aula magna», ha detto, quasi d’un fiato.</p>
<p>Ed è sparito dopo avermi stretto la mano con l’atteggiamento di un politico. Sono entrato. Ho percorso un corridoio tappezzato di foto di eventi, in cui quasi s’inciampava nelle bacheche dei premi. Quanta imbarazzante autoreferenzialità. Perché mi trovavo lì? Perché non ero là fuori a cercare Ludovica? E io che credevo di aver accettato un incarico facile.</p>
<p>Quell’incarico mi stava bucando lo stomaco a sorpresa, sentivo. Mi aveva cambiato la vita, ne ero certo. Sulla soglia dell’aula magna ho stretto la mano a un docente che avrebbe voluto essere ovunque, in quel momento, tranne che a una lezione sulla sicurezza urbana. L’ho sentito mio fratello: fosse dipeso da me, entrambi avremmo mandato quei ragazzi a fanculo, e ce ne saremmo andati per sempre, a inseguire le cose che desideravamo davvero.</p>
<p>Ludovica. Ho percorso a testa bassa il corridoio tra le poltrone colme di adolescenti starnazzanti. E quando sono arrivato alla cattedra, e ho finalmente guardato il mio pubblico, ho rischiato un mancamento, miseria ladra. Se ne stava là in prima fila. Come se fosse normale. Come se fosse giusto. Seduta, con un blocco e una penna tra le mani, aspettava l’inizio della lezione. Insieme coi suoi compagni. Cristo, avrei sanguinato di meno se in quel momento mi avessero accoltellato. Eravamo occhi negli occhi, lì davanti a tutti. Ghiacciati. «Dio santo», mi sono lasciato sfuggire.</p>
<p>Tutti hanno iniziato a chiacchierare. Li sentivo. Sibilavano come serpi, mentre Ludovica e io non riuscivamo a levarci gli occhi di dosso. Siamo rimasti a fissarci per un istante di troppo, ma come potevamo crederci? Come potevamo accettare di esserci trovati in quel posto, con quei ruoli? Ci serviva. Ci serviva, quel tempo per comprendere che la vita gioca con regole che non sono le nostre. «Professore, può anche sedersi, se vuole», ha sghignazzato una ragazza, da qualche parte. Professore. Non ero un professore, non mi sentivo un professore. Ero solo un uomo preso a schiaffi dagli eventi. Avevo appena perso Ludovica.</p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-racconto/">Prima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-atipico-seconda-parte/">Seconda parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/">Terza parte di Ludovica</a></p>
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		<title>Ludovica. Noir atipico. Terza parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2024 01:05:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Detectiv]]></category>
		<category><![CDATA[Hard Boiler]]></category>
		<category><![CDATA[Investigazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Salvatore Conaci L’ho seguita, dannazione. L’ho seguita giù per la scaletta, e ci siamo ritrovati sugli scogli schiaffeggiati dal mare arrabbiato. Il buio era denso, si poteva toccare. Intorno a noi, nessuno. Di spazio ce n’era, ma ci respiravamo addosso. Il suo odore. Cristo, il suo odore. Un istante appena, ed [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>L’ho seguita, dannazione. L’ho seguita giù per la scaletta, e ci siamo ritrovati sugli scogli schiaffeggiati dal mare arrabbiato. Il buio era denso, si poteva toccare. Intorno a noi, nessuno. Di spazio ce n’era, ma ci respiravamo addosso. Il suo odore. Cristo, il suo odore. Un istante appena, ed eravamo di nuovo avvinghiati. Mi ha messo le mani sul torace.</p>
<p>Ci ha messo poco a trovare la pistola nell’ascellare di cuoio. «Ecco perché indossi la giacca, nonostante il caldo», ha sussurrato, fingendo una calma che non aveva. Ma avrebbe voluto chiedermi perché fossi armato, e che intenzioni avessi. Lo sentivo, il desiderio che lentamente lasciava il posto alla paura. L’ho stretta a me. «Sono un ispettore privato. Ero in servizio, in quel locale, fino a quando non ci siamo parlati.»</p>
<p>Lei si è lasciata stringere. I baci hanno ripreso a moltiplicarsi. «Te la do io una cosa su cui investigare…», mi ha alitato sul collo, «cosa porto sotto il vestito?»</p>
<p>E io ho investigato, dannazione. E più investigavo, più il mondo intorno spariva per me e per lei. Mi ha slacciato i jeans, le ho tirato su il vestito, e tutto quello che è successo dopo sono cazzi nostri, perdio. Alla fine si è ricomposta velocemente. Avrei voluto parlarle, chiederle finalmente qualcosa di lei, ma ha controllato lo smartphone con agitazione e ha detto ch’era tardi. È corsa su per la scaletta prima che potessi tirarla a me per l’ultimo bacio.</p>
<p>«Come ti chiami?», le ho chiesto. Ma la verità è che stavo implorando. Ero già stregato, cazzo. Irrimediabilmente stregato.</p>
<p>Si è fermata a metà scala. «Ludovica. Tu?»</p>
<p>«Patrizio. E devo rivederti.»<br />
«Se è destino, riuscirai a ritrovarmi», ha sorriso. Poi è sparita nella notte, lasciandomi sugli scogli come un rifiuto da picnic.</p>
<p>Sono tornato a casa che sapevo di lei. Mi annusavo le braccia, i vestiti, le mani. Non sentivo che lei. Non pensavo che a lei. Ludovica. Ho ripetuto il suo nome al soffitto della mia camera buia non so quante volte. Ludovica. Tenevo gli occhi aperti, e la desideravo; li chiudevo, e la vedevo. Che botta, porca troia. Non avevo più provato una cosa simile da quando Vera se n’era andata.</p>
<p>Era stato tutto così immediato e inatteso, che ora la botta mi aveva steso. Ero al tappeto. Con un arbitro che mi guardava dall’alto urlandomi un conteggio che era il nome di lei. Lu–, e provavo a rialzarmi; do–, e tornavo a ruzzolare senza dignità; vi–, e provavo a tirarmi su afferrando le corde; ca!, e mi arrendevo miseramente, schiena atterra.</p>
<p>Ho visto arrivare l’alba centimetro dopo centimetro lungo i muri della camera. Mi sono trascinato in cucina appena gli uccelli, là fuori, hanno iniziato il loro solito casino mattutino. Sigaretta, doccia, smartphone. Tre chiamate appena perse dal mio cliente, il paparino preoccupato. Che rompicoglioni, porca di quella troia. L’ho richiamato subito, e subito ha risposto.</p>
<p>«Ho avuto una grande idea», mi ha detto. Grande. «Sarebbe libero, diciamo… da domani e per una settimana?»</p>
<p>Non faccio in tempo a rispondere.</p>
<p>«Bene, perché si dà il caso che io sia il rappresentante dei genitori nella scuola di mio figlio, e là sono in cerca di un’attività formativa per i crediti extra dei ragazzi dell’ultimo triennio. Io potrei suggerirla come docente di un corso… ma che ne so… sulla sicurezza urbana. Così potrebbe controllare il ragazzo anche a scuola. Le pagherò il doppio della tariffa. Tutto, pur di capire cosa sta accadendo a mio figlio.»<br />
«Io non credo di avere la pazienza per inse…»<br />
«Senta, deve darmi una risposta al più presto. Il corso dovrebbe iniziare domani.»<br />
«Sto provando a dirle che io…»<br />
«Bene, bene, bene. Sono felice che abbia accettato. Domani pomeriggio, alle sedici. Il liceo è poco distante dallo stadio, non può sbagliare.»</p>
<p>E ha riattaccato, maledizione. Ho guardato fuori dalla finestra. Il carosello quotidiano, giù in strada, era appena cominciato. E lei cosa stava facendo? Dov’era? Impazziva come impazzivo io? Ludovica. L’avevo vista. Era quello il problema. Perché da una come lei ti salvi solo se non la vedi.</p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-racconto/">Prima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-atipico-seconda-parte/">Seconda parte di Ludovica</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/">Ludovica. Noir atipico. Terza parte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Uno studio in rosso: una trama misteriosa ed avvincente</title>
		<link>https://www.borderliber.it/uno-studio-rosso-doyle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 May 2023 02:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Doyle]]></category>
		<category><![CDATA[fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Feltrinelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Adriana Sabato. In copertina: &#8220;Uno studio in rosso&#8221; di Arthur Conan Doyle, edizione Feltrinelli Trovo il libro in soffitta fra vecchi testi scolastici e romanzi di ogni genere. Soffio via la polvere e riscopro un grande autore: Arthur Conan Doyle, lo scrittore inglese creatore del famoso Sherlock Holmes considerato tra i fondatori del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Adriana Sabato. In copertina: &#8220;Uno studio in rosso&#8221; di Arthur Conan Doyle, edizione Feltrinelli</strong></em></p>
<p>Trovo il libro in soffitta fra vecchi testi scolastici e romanzi di ogni genere. <strong>Soffio via la polvere e riscopro un grande autore: Arthur Conan Doyle</strong>, lo scrittore inglese creatore del famoso <strong>Sherlock Holmes</strong> considerato tra i fondatori del genere giallo e fantastico. Il genere del racconto giallo e le trame un tantino misteriose mi hanno sempre attratto trascinando la mia fantasia in realtà non del tutto immaginarie, con quella giusta dose di suspence che non procura ansie immotivate. E la mente spazia superando sovraccarichi alle volte eccessivi: <strong>meglio non depauperare le risorse naturali.</strong></p>
<p>Il libro si divide in due parti che raccontano due storie diverse, ma collegate tra loro. Si narra inizialmente l’incontro tra <strong>Sherlock Holmes e Watson</strong>, il primo dotato di una mente molto acuta e il secondo un ex militare dell’esercito britannico. Entrambi sono in cerca di un alloggio e decidono di andare a vivere insieme. Intanto gli agenti di <strong>Scotland Yard</strong> presentano a <strong>Holmes</strong> un nuovo caso di assassinio, in cui il corpo fu ritrovato in una casa abbandonata. Analizzando il caso, grazie anche alla presenza del nuovo amico Watson, <strong>Holmes riesce a trovare quasi subito la risoluzione del crimine</strong>, aiutato anche da piccoli dettagli che gli agenti si lasciano sfuggire.</p>
<p>Uno studio in rosso è un libro adatto a chi ama trame intriganti e misteriose, ma allo stesso tempo possiede anche il fascino di un buon racconto giallo. È molto coinvolgente soprattutto grazie alle deduzioni, ai ragionamenti e alla logica di <strong>Sherlock Holmes</strong>, che rendono partecipe il lettore al racconto e lo spingono a indagare insieme a lui: <strong>tali deduzioni e modi di ragionare all’inizio sembrano infondati</strong>, ma successivamente si rivelano perfette in ogni singolo particolare.</p>
<p>Inoltre ciò che rende interessante la lettura è l’utilizzo della suspence che lo rende più emozionante ed anche l’uso di <strong>flashback</strong> e <strong>descrizioni scientifiche</strong> fatte nei minimi dettagli.</p>
<p>Di seguito, un passaggio dalle pagine finali del libro in cui il colpevole, scoperto e assicurato alla giustizia, ha reso piena confessione. <strong>Watson, non ancora soddisfatto, vuole conoscere da Holmes il modo in cui lo smascheramento è stato possibile.</strong> Ecco come Holmes ricostruisce il proprio ragionamento: Le ho già spiegato che le circostanze fuori dal comune, di solito, rappresentano una guida anziché un ostacolo. Nel risolvere un problema di questo genere l’essenziale è saper ragionare a ritroso. Questa è una tattica utile e saggia, ma pochi se ne servono, forse perché, nella vita di ogni giorno, è più pratico fare seguire al ragionamento la direzione del tempo.</p>
<p>La lettura è molto scorrevole e il romanzo è veramente avvincente. <strong>Consigliata vivamente la lettura agli appassionati del genere giallo e poliziesco.</strong></p>
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