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	<title>Pistola Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Profezia davanti alla luna</title>
		<link>https://www.borderliber.it/profezia-chiaro-luna-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jun 2023 01:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Profezia davanti alla luna&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore Tra le mani tiene l&#8217;opera sua. Disobbediente per diletto, pur di morire solo come un cane che zoppo e smagrito dall&#8217;abbandono corre lungo il ciglio della strada, lui non vuole abbandonarla. È sua e resta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Profezia davanti alla luna&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Tra le mani tiene l&#8217;opera sua. Disobbediente per diletto, pur di morire solo come un cane che zoppo e smagrito dall&#8217;abbandono corre lungo il ciglio della strada, lui non vuole abbandonarla. È sua e resta come testimonianza.<strong> Ostinato e impaurito, con le tasche piene di sogni falliti.</strong> È la descrizione che fa di sé, ora che quasi metà della vita se n&#8217;è andata ed è terminato il tempo propizio che rinnova in lui lo stupore.</p>
<p><strong>Meraviglia, tu che siedi alla destra di un padre silente</strong> che abbandona i piedi nudi nell&#8217;acqua del mare, sta la luna in mezzo al cielo, pare la lacrima di un dinosauro. Eppure, non porta sollievo questo pianto; si è estinta la serenità. Dona alla giustizia questa pace notturna. Non è ancora scoccata la mezzanotte, tanto meno un colpo di pistola che scandisca attimi di fragilità e di piacere.</p>
<p>Hai messo in guardia i ricordi: <strong>bussate, ma non vi aprirò; chiedete, ma non vi risponderò.</strong> Ecco, questo è il segreto per abituarsi alla rinuncia. È la terra arsa che si innalza verso il cielo velato. Ora che inizia l&#8217;estate, tu senti il profumo del silenzio. Ora che nessuno respira al tuo fianco, ora che nessuna mano ha voglia di accarezzarti, il vuoto ti abbraccia.</p>
<p>È tempo di svegliarsi, prima che si considerino mantenute le promesse dei tuoi avi. <strong>Si compie ogni giorno il destino, ogni attimo è il Giudizio Universale. Questa è la mia profezia pronunciata davanti agli sciocchi.</strong></p>
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		<title>Vera. Quarta parte di un racconto poliziesco</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vera-racconto-conaci-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2022 01:28:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Girifalco]]></category>
		<category><![CDATA[Hard Disk]]></category>
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		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Salvatore Conaci Richiudo gli occhi e il tempo vola. Il sole invade la camera. Mi sveglio a suon di sberle di luce. Ieri sera avevo di meglio da fare, che chiudere le tapparelle. Sorrido e mi volto verso l’altro lato del letto. Vera, però, non c’è. Lenzuola fredde, non vedo i suoi vestiti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>Richiudo gli occhi e il tempo vola. Il sole invade la camera. Mi sveglio a suon di sberle di luce. Ieri sera avevo di meglio da fare, che chiudere le tapparelle. Sorrido e mi volto verso l’altro lato del letto. Vera, però, non c’è. Lenzuola fredde, non vedo i suoi vestiti nella stanza. Busso alla porta del bagno, alla fine apro. Niente. Non ho il suo numero: non c’è stato il tempo neanche per quello. La pistola è al suo posto. Sospiro. Mai più abbassare la guardia. Mi vesto in fretta. Potrebbero esserci mille motivi validi per una sua fuga improvvisa, ma ora il ricordo di stanotte mi torna in testa con lo stesso senso di angoscia di qualche ora fa, e inizio a convincermi che non sia stato solo un incubo.</p>
<p>Che stanotte qualcosa di strano sia davvero accaduto in questa stanza. Attaccato alla porta trovo infatti un biglietto: <em>Parto, non cercarmi</em>. La scrittura è maschile, l’ingenuità pure: quando una donna vuole sparire, non lascia tracce. Sto cercando almeno due persone. Alla reception mi accoglie un cartello: <em>Avviso: videosorveglianza al momento fuori uso</em>. Cazzo! Siamo nel bel mezzo del nulla, nel cuore di una montagna dai segreti impenetrabili. Salgo in auto e arrivo a velocità folle nell’unico posto provvisto di telecamere nei paraggi: una stazione di servizio due chilometri a sud. Chi vuole andarsene deve passarci per forza, perché da qui in poi c’è solo un lungo viaggio nel nulla. Non ho altro modo. Se sono passati da qui, le telecamere li hanno beccati. Voglio solo che ovunque vada, con chiunque sia, Vera stia bene. E attualmente non posso esserne certo.</p>
<p>È calata una nebbia fitta, quando scendo dalla macchina. Dense folate di umidità volteggiano in aria come spiriti. Un latrato in lontananza mi fa rizzare i peli della nuca. Poi, il silenzio totale. Al bancone, nessuno. Esco e vado sul retro. Scosto la porta di una baracca, e chiedo permesso a un uomo che mi dà le spalle, seduto davanti a degli schermi. È fatta, devo solo convincerlo a farmi visionare i filmati. E io so essere convincente, dannazione. Mi avvicino, ma il tizio non può aiutarmi: è rigido, gli occhi spalancati, un grosso coltello infilato in bocca fino al manico. Sotto la scrivania, il vano dell’hard disk è danneggiato. Qualcuno se l’è portato via. Così non va. Avviso la polizia dal fisso della cassa, voce in falsetto e accento settentrionale. Un po’ di fango sulla targa e sciarpa al naso, e riparto. Da qui, se hai appena fatto fuori un uomo e rubato l’hard disk delle sue videocamere, l’unico posto che vuoi raggiungere è l’aeroporto. Un piccolo aeroporto, coi voli contati.</p>
<p>&nbsp;</p>
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