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	<title>Philip Dick Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Isolamento sociale: tutto il mondo per ciò che è</title>
		<link>https://www.borderliber.it/isolamento-urbano-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2023 01:25:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Isolamento sociale: tutto il mondo per ciò che è&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto di Mimma Labanca Dicevano che fuori casa tua c&#8217;erano il sole e l&#8217;afa. Era il momento migliore per andare al mare, tranne per te che avevi deciso di stare nella tua stanza, sdraiato sul letto. Tenevi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Isolamento sociale: tutto il mondo per ciò che è&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto di Mimma Labanca</strong></p>
<p>Dicevano che fuori casa tua c&#8217;erano il sole e l&#8217;afa. <strong>Era il momento migliore per andare al mare</strong>, tranne per te che avevi deciso di stare nella tua stanza, sdraiato sul letto. Tenevi le finestre chiuse, le tapparelle abbassate, la luce accesa e l&#8217;aria condizionata a palla.</p>
<p><strong>Da tanto non esisteva per te il tempo propizio.</strong> Esso diventò piatto e immobile da quando ti eri convinto di dover staccare la spina, perché eri stanco di lottare per essere felice. È uno strano fenomeno quello della <strong>dittatura della felicità</strong>, devi indebitarti per una bottiglia di vino pur di dimostrare quanto è meravigliosa la tua esistenza.</p>
<p>Trovavi gratificazione nei dolori allo stomaco che ti prendevano all&#8217;improvviso. <strong>Ti facevano sentire vivo, preoccupato, quindi diverso da tutti coloro che si erano omologati alla felicità, all&#8217;ottimismo</strong>. Il medico ti diagnosticò una gastrite nervosa. Tutto qui, nulla di grave. Come prima medicina avresti dovuto assumere la calma.</p>
<h3>Isolamento sociale in poetiche depressioni</h3>
<p>Ecco, da quando ti eri isolato avevi trovato la serenità. Niente più fitte allo stomaco. Ti dissero di non preoccuparti perché tutto sarebbe cambiato in meglio, persino il dolore si sarebbe evoluto. <strong>A un certo punto lui sparisce, non sai perché se ne va, ma succede e tu gioisci, poi però rimpiangi anche quel momento</strong>. Ti spiegarono che un amore perduto è salute ritrovata, tanto prima o poi ci si odia e ci si ammazza. Alcuni strangolano pure i figli che hanno messo al mondo, affinché non resti traccia del loro seme. Ma a te di quelle parole fregò poco. <strong>Avevi deciso di isolarti e così hai fatto.</strong></p>
<p>Mentre guardavi il soffitto, <strong>ti sei chiesto molte volte se davvero tu esistessi</strong>. Magari eri il parto immaginario di una mente superiore che ti stava sognando, un po&#8217; come quei personaggi che popolano i libri di <strong>Philip Dick.</strong> Ma imparasti presto a tue spese che non eri un essere immaginato o pensato, <strong>ma reale e indipendente</strong>. Te ne accorgevi quando ti veniva in mente il ricordo degli anni spensierati, in cui la tua felicità era <strong>un giro in bicicletta senza meta, o sedersi in riva al fiume, o rubare la frutta dagli alberi</strong>. Te ne accorgevi quando comprendevi che senza desideri si è nudi e assopiti, privi di difese e di volontà, perché cieco e indegno è il mondo per chi ha la sfortuna di vederlo per ciò che è.</p>
<p>Da quando ti sei isolato hai imparato <strong>che sei tutto il mondo per ciò che è.</strong></p>
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		<title>Io sono vivo, Voi siete morti di Emmanuel Carrère</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2017 10:46:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Emmanuel Carrère]]></category>
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura americana]]></category>
		<category><![CDATA[Philip Dick]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su Gli amanti dei libri. In copertina: &#8220;Io sono vivo, Voi siete morti&#8221; di Emmanuel Carrère, edizioni Adelphi Quando lessi per la prima volta Ubik di Philip K. Dick ho avuto una folgorazione. Solo Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche ebbe su di me lo stesso effetto. Avevo diciotto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata su <a href="http://www.gliamantideilibri.it/io-sono-vivo-voi-siete-morti-emmanuel-carrere/">Gli amanti dei libri</a>. In copertina: &#8220;Io sono vivo, Voi siete morti&#8221; di Emmanuel Carrère, edizioni Adelphi</strong></p>
<p>Quando lessi per la prima volta <strong>Ubik di Philip K. Dick</strong> ho avuto una folgorazione. Solo <strong>Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche</strong> ebbe su di me lo stesso effetto. Avevo diciotto anni, frequentavo l’ultimo anno di ragioneria, ma grazie alle parole del filosofo tedesco capii che né l’economia, né la partita doppia potevano riempire la mia anima.</p>
<p>Ho scoperto Dick a venticinque anni e le sensazioni sono state le stesse. Ogni pagina risvegliava in me qualcosa. Le sue domande erano anche le mie. Cos’è la realtà? Chi è Dio, un’entità che ci prende in giro o un padre buono che vuole preservarci da una terribile verità?</p>
<p>Prima di leggere <strong>Ubik</strong> mi ero imbattuto nel famoso <strong>Aleph di Luis Borges</strong>. Il racconto che più amai fu <strong>La scrittura del dio</strong>. Mi sentivo come quell’uomo in prigione che trasmigra in diverse realtà, tramutandosi in granelli di sabbia.</p>
<p><strong>La tua vita è così, un sogno che giace in un altro sogno,</strong> dice il dio di Borges al suo prigioniero. Dick però si spinge oltre, partorisce uno stile unico e non si accontenta di una lettura così cinica. Borges crea labirinti senza via di fuga, Dick invece è convinto che un’uscita ci sia sempre.</p>
<p><strong>Emmanuel Carrère</strong> ci racconta la vita dello scrittore americano anno dopo anno, giorno dopo giorno, passo dopo passo. Ci parla dei suoi complessi, delle sue paure e delle sue paranoie. Ce lo mostra come uomo, artista e profeta. Ma soprattutto ci fa comprendere che Dick usa la fantascienza come mezzo per ricercare Dio e per svelarne le contraddizioni.</p>
<p>Lo scrittore americano è passato per Lsd, per la follia, per l’estasi. Come Dostoevskij ha descritto l’animo umano, trasfigurandolo però in androidi, pazzi e drogati. Tutti i suoi personaggi scoprono che la realtà non è come appare. Solo loro riescono a vedere il vero volto della quotidianità, solo loro possono svelarlo agli altri. Ricevono questo compito dal fato o da un’entità aliena e quasi sempre riescono nell’impresa.</p>
<p>Anche Dick si sentiva un prescelto: doveva dire a tutti la verità. È riuscito a portare a termine il suo compito? Sì, secondo Carrère. Lo scrittore americano è morto nel 1982 e ormai è considerato un autore di culto. Le sue profezie riecheggiano in film che hanno fatto la storia del cinema fantascientifico. <strong>Atto di Forza, Minority Report, Blade Runner, The Matrix</strong>, giusto per citarne qualcuno.</p>
<p>I suoi libri sono capisaldi della letteratura. <strong>La trilogia di Valis, Ubik, La svastica sul sole, Un oscuro scrutare</strong>, solo per ricordare quelli che non dovrebbero mancare nella biblioteca di ogni appassionato lettore.</p>
<p><strong>Io sono vivo, voi siete morti </strong>di Carrère scruta fino in fondo l’opera di Philip Dick. Non lascia nulla al caso. Adelphi ripropone questo saggio che lo scrittore francese scrisse nel 1993 e che in maniera profetica annuncia la consacrazione dell’autore americano.</p>
<p>Dick è stato messo ai margini, per lui la fama arriverà solo a ridosso della morte. Il suo miracolo è stato quello di parlare della sua personale ricerca di Dio, usando il linguaggio della fantascienza. Per Dick, Dio è misericordioso, drogato, malvagio, distaccato, a volte impotente. Nella sua opera l’uomo è un soggetto astratto che vive assumendo forme diverse in realtà frammentate. A volte si distacca dal suo sé e crea simulacri: gli androidi che sanno confondersi tra agli uomini, provando le loro stesse emozioni.</p>
<p><strong>Ebbene, guardiamoci intorno. Oggi cos’è reale? Quante vite viviamo? Quante realtà esistono? Chi siamo e qual è il senso della nostra vita? Cosa succede quando l’uomo gioca con Dio? A tutte queste domande Dick ha provato a dare una risposta. Carrère ce ne parla magnificamente in &#8220;Io sono vivo, Voi siete morti&#8221;.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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