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	<title>Persuasione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Perelman e la Teoria della persuasione razionale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/persuasione-perelman/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 03:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Giusi Sciortino. In copertina: &#8220;Chaim Perelman. Retorica, etica, politica” di Stefano Cazzato, Giuliano Ladolfi Editore, 2024 &#8220;Chaim Perelman. Retorica, etica, politica” (Giuliano Ladolfi Editore, 2024) è l’ultima opera di Stefano Cazzato, saggista e docente di filosofia di cui ho già apprezzato un interessante saggio su Platone. Il libro offre un’analisi approfondita dell’opera filosofica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Giusi Sciortino. In copertina: &#8220;Chaim Perelman. Retorica, etica, politica” di Stefano Cazzato, Giuliano Ladolfi Editore, 2024</strong></p>
<p><strong>&#8220;Chaim Perelman. Retorica, etica, politica”</strong> (Giuliano Ladolfi Editore, 2024) è l’ultima opera di Stefano Cazzato, saggista e docente di filosofia di cui ho già apprezzato un interessante saggio su Platone. Il libro offre un’analisi approfondita dell’opera filosofica di <strong>Chaim Perelman</strong>, filosofo belga di origini ebraiche noto sia per aver salvato migliaia di persone dalla deportazione durante la Seconda guerra mondiale, sia per il suo contributo alla retorica e alla persuasione razionale, sviluppato negli anni &#8217;50. Cazzato celebra il pensiero di questo poliedrico studioso a quarant’anni dalla sua morte.</p>
<p>Perelman, che ha partecipato al dibattito sull’identità di <strong>Israele</strong> favorendone un’evoluzione laica, ha avuto un impatto significativo in vari campi, tra cui sociologia, linguistica, critica letteraria, psicologia e diritto. Con la sua opera, ha inoltre influenzato la concezione della giustizia e sottolineato il ruolo della controversia e del dibattito nella determinazione di valori e decisioni.</p>
<p><strong>La teoria retorica di Perelman si basa sull’idea che la persuasione non sia semplicemente una questione di logica formale</strong>, ma coinvolga elementi di retorica e psicologia. Questo pone l’attenzione su come le argomentazioni possano influenzare opinioni e comportamenti e sottolinea il fatto che la validità di un’argomentazione non possa essere separata dal suo effetto persuasivo e dall’accettazione da parte dell’audience.</p>
<p>Anche in letteratura, i testi hanno la capacità di influenzare e manipolare le percezioni e le reazioni del lettore, mostrando dinamiche di potere simili a quelle presenti in altri campi. Allo stesso modo, nella semiologia, i segni e i simboli sono utilizzati non solo per comunicare significati, ma anche per persuadere e influenzare il pubblico. In ambito scientifico, la teoria della persuasione razionale esamina come le teorie e le scoperte scientifiche vengano presentate e accettate: <strong>non è sufficiente che un argomento scientifico sia logico; deve anche essere persuasivo e accettabile per la comunità scientifica e il pubblico.</strong></p>
<p>I principi morali, in particolare, devono essere discussi e giustificati attraverso argomentazioni che rispondano alle preoccupazioni e ai valori della società. Le norme e i valori sociali vengono negoziati e modificati attraverso il discorso e l’argomentazione, piuttosto che attraverso la pura deduzione logica. Nel campo del diritto, la teoria della persuasione razionale di Perelman ha influenzato il modo in cui viene concepita la giustizia.</p>
<p><strong>Norberto Bobbio</strong> ha apprezzato la capacità di Perelman di offrire un modello di giustizia non rigidamente definito, ma che può essere corretto e adattato in base alle circostanze. Questo approccio è particolarmente rilevante nella concezione della giustizia come equità, dove i principi di giustizia devono essere applicati e interpretati con flessibilità, tenendo conto di particolari situazioni e di esigenze di carità e comprensione. <strong>Meritorio lo sforzo di Cazzato di divulgare il pensiero di un filosofo ancora poco conosciuto in Italia</strong> ma che ha esercitato un’influenza trasversale nel pensiero del Novecento.</p>
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		<title>Per sempre</title>
		<link>https://www.borderliber.it/per-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 02:27:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Wanda Lamonica Non è più il mio posto, questo. Casa eri tu. Adesso è soltanto qualcosa con un tetto, qualcosa con me dentro. Persino i nostri flaconi di profumo si osservano da lontano. Sistemati su due mensole diverse dello stesso bagno. Su di noi, non si incontreranno più. Almeno hanno smesso di vantarsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Wanda Lamonica</strong></em></p>
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<div id="p1">
<div>Non è più il mio posto, questo. Casa eri tu. Adesso è soltanto qualcosa con un tetto, qualcosa con me dentro.</div>
<div>
Persino i nostri flaconi di profumo si osservano da lontano. Sistemati su due mensole diverse dello stesso bagno. Su di noi, non si incontreranno più.</div>
<div>Almeno hanno smesso di vantarsi con tutte le altre boccette, di essere stati loro, per primi, a farci innamorare.</div>
<div>
Ti ricordi? Il porto, le luci bianche sciolte sul mare, la pizza tagliata a spicchi, il mio rossetto sul tuo bicchiere.</div>
<div>Manchi. Come manca il sole nel disegno di un bambino triste. Come manca il cielo ad un gabbiano che non può più volare. Come manca l&#8217;aria dopo una salita. Come manca una risposta ad una lettera baciata e mille volte spedita.</div>
<div>Mi piacerebbe vedermi con i tuoi occhi. Dovrei cercarmi tanto, lo so, per quanto sono diventata minuscola. Mi vedrei patetica, con le ginocchia sotto il mento e i fazzolettini di carta accanto. Mi vedrei sciatta, con la tuta da ginnastica e una matita infilata tra i capelli color tabacco.</div>
<div>
E se per amore si mette da parte l’orgoglio, io adesso ne ho un’inutile scorta.</div>
<div>E se per amore io vi chiederò ancora permesso , non apritemi mai più. Perché mi starei illudendo un’altra volta.</div>
<div>E se per amore si sbaglia tanto, rimedierò sbagliando un pochino meglio.</div>
<div>E non esiste abbraccio perfetto, in una fine, per perdonarsi senza dolore.</div>
<div>
Non esiste più spazio adatto, per stare insieme, con una angoscia nuova addosso, e riuscire a non soffocarci dentro.</div>
<div>L’amore è una clessidra con granelli di incanto. L’amore è un vento che non sa tornare indietro. L’amore è un <em>bla bla bla</em> che parte in quarta e, se fa silenzio, sbanda.</div>
<div>
L’amore nutre, affama, ristora, stanca. Dicono che niente sia per sempre, se non la morte.</div>
<div>Ma io ho ricamato di eterno ogni emozione per te. E tu starai lì. Nel cuore, a tormentarmi.</div>
<div>Nel cervello, a punzecchiarmi i pensieri. Nello stomaco, a far nascere farfalle che dovrò far volare. Nella gola, a fermarmi le parole. Starai lì, ad occupare un qualunque posto, ma per sempre. A farmi bene, a farmi male. A non farmi più nulla, ma a riuscire, comunque, a farlo bene.</div>
</div>
</div>
<div id="pc2">
<div id="p2">
<div>
E nelle mie poesie, io sarò lì, a renderti immortale.</div>
</div>
</div>
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		<title>Carlo Michelstaedter: una riflessione di Stefano Cazzato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ricordi-michelstaedteriani-stefano-cazzato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2022 01:55:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aristotele]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Michelstaedter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La filosofia ti cambia. Ne è convinto Stefano Cazzato in questo articolo dedicato a &#8220;Carlo Michelstaedter&#8221;. In copertina una foto tratta da Wikipedia Qualche nota a margine, per lo più di carattere personale e nostalgico, al bell’articolo che Martino Ciano ha scritto di recente su Carlo Michelstaedter Siamo a Pisa, è il lontanissimo 1982 e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ricordi-michelstaedteriani-stefano-cazzato/">Carlo Michelstaedter: una riflessione di Stefano Cazzato</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La filosofia ti cambia. Ne è convinto Stefano Cazzato in questo articolo dedicato a &#8220;Carlo Michelstaedter&#8221;. In copertina una foto tratta da Wikipedia</strong></p>
<p>Qualche nota a margine, per lo più di carattere personale e nostalgico, al bell’articolo che <a href="https://www.borderliber.it/la-persuasione-e-la-rettorica-michelstaedter-e-lassoluto-irraggiungibile/">Martino Ciano ha scritto di recente su </a>Carlo Michelstaedter</p>
<p>Siamo a Pisa, è il lontanissimo 1982 e tornando a casa, dopo una lezione, attraverso Borgo Stretto, prima di entrare nella piazza dei Cavalieri e poi in quella dei Miracoli, mi metto a frugare, come faccio sempre, tra i libri esposti alla rinfusa di una storica libreria, sono sempre quelli che mi attirano di più, così ho scoperto Cioran prima che tutti dicessero <em>Cioran Cioran</em>, così ho scoperto Clement Rosset che ancora oggi in Italia è un illustre sconosciuto o George Perec.</p>
<p>Così scopro un libro insolito, inattuale, di un pensatore dal nome impronunciabile (Michelstaedter), che guarda ai Greci come nessuno vi ha guardato, che parla di alcuni uomini, i persuasi, che hanno trovato in sé il senso della vita, che hanno cercato nella propria interiorità un rifugio per sfuggire al vociare chiassoso dei malvagi.</p>
<p>Anche se scrive forsennatamente di tutto, saggi, poesie, lettere, recensioni, frammenti, non ha grande fiducia nelle parole e nel linguaggio; questo tipo che ha un nome che non sembra italiano non crede nella società, nella politica, nell&#8217;educazione che gli appare spesso come una forma di manipolazione. Ricorda lo Schopenhauer di Nietzsche e Nietzsche stesso. Cita Leopardi, Platone, Ibsen. Non sopporta Aristotele.</p>
<p>E rilegge a partire dalla sua carne molto sensibile e dai suoi nervi molto tesi (e anche dalle sue radici ebraiche) la storia e la genesi dell&#8217;Occidente nel segno di una decadenza: <em>tutto è diventato menzogna, tutto copertura retorica della tragica e unica verità della vita espressa con la celebre metafora del peso, un peso tende verso il basso e quando lo raggiunge non è più peso. Ma c’è anche lo sfondo storico da cui emerge lo spleen individuale</em>. Sono i tempi di Papini, della Voce, di quel disagio lì, del disincanto intellettuale verso la comunella dei borghesi.</p>
<p>Ne sono colpito, affascinato, perché sono un ragazzo timido e solitario e malinconico, e anche perché il pensatore che ha scritto quel libro è uno strambo studente di filosofia ai ferri corti con la vita, col sapere accademico e con l&#8217;idealismo di Hegel, con la scienza, con le certezze. Ama la vita che costantemente lo delude.</p>
<p>In quel tempo mi piace tutto di lui (persino lo strappo suicida con cui chiude con il mondo all’età di soli 23 anni), in poco tempo mi invento una tesi, la scrivo di getto in un&#8217;estate, fregandomene un po&#8217; delle fonti, dell&#8217;acribia dei filologi.  Le note? Solo quelle necessarie, sento a pelle l&#8217;autore o credo almeno, mi laureo. Ottengo un ottimo punteggio anche se l’illustre Gargani dice che la mia tesi è tendenzialmente reazionaria. Quasi quasi mi identifico con Michelstaedter ma fino a un certo punto, non scherziamo! Lui è un fuori posto nel mondo io, nel migliore dei casi, un fuori sede. Qualche anno dopo pubblico un libro &#8220;Esercizi di realismo&#8221; che, visto da qui, è un debito nei suoi confronti o una citazione o un commento o una divagazione atmosferica e impressionistica o qualcosa di simile. Insomma l&#8217;opera prima (prima sicuro, opera non so) di un giovane leccese che si sentiva vecchio dentro, vecchio e nordico. La storia di uno sradicamento, di una cacciata dal paradiso.</p>
<p>Di quel filosofo, del goriziano Carlo Michelstaedter, anche se resta dentro di me un&#8217;aurea e una certa inquietudine, poi ho ripensato e rinnegato molto, smaltiti gli ardori e le ingenuità della giovinezza. Com’è giusto fare. Soprattutto l&#8217;ho riletto con più distacco, filtrato, digerito meglio. E con questo distacco ne ho scritto in tempi più recenti. Ma allora fu innamoramento vero, affinità elettiva, in quel punto di Borgo, dove sono tornato, un po&#8217; più persuaso del solito ma non del tutto, dopo oltre 20 anni. All&#8217;epoca ne avevo 23. Oggi ne ho 58.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ricordi-michelstaedteriani-stefano-cazzato/">Carlo Michelstaedter: una riflessione di Stefano Cazzato</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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