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	<title>Personaggi Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Le cose di prima. Giuseppe Aloe tra separazione e divenire</title>
		<link>https://www.borderliber.it/aloe-cose-prima-rubbettino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 02:09:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Le cose di prima&#8221; di Giuseppe Aloe, Rubbettino, 2023 Le cose di prima sono state vittime del divenire. Mai lo stesso tempo, mai la stessa forma, perché sempre tutto muta; persino i ricordi che crediamo indelebili e solo nostri si trasformano. E cosa di prima è la storia raccontata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Le cose di prima&#8221; di Giuseppe Aloe, Rubbettino, 2023</strong></p>
<p dir="ltr">Le cose di prima sono state vittime del divenire. Mai lo stesso tempo, mai la stessa forma, perché sempre tutto muta; persino i ricordi che crediamo indelebili e solo nostri si trasformano. <strong>E cosa di prima è la storia raccontata da un adulto che vuole parlare degli anni della sua adolescenza</strong>, ma ormai è grande e le parole che userà per imprimere su carta i suoi ricordi sono quelle di oggi, quelle di prima infatti sarebbero state sicuramente diverse e avrebbero avuto anche un altro significato.</p>
<p dir="ltr"><strong>Allora l&#8217;uomo che oggi è diventato fa una scelta: si baserà solo sui fatti.</strong> Secondo lui, quelli non cambiano mai. Purtroppo, non è così; di sicuro è cambiato lo spirito con cui vengono rivissuti. Potrebbero essere diventati banali, quindi, per essere riaccettati, necessiteranno di una nuova lettura, quindi andranno un po&#8217; edulcorati.</p>
<p dir="ltr">Quest&#8217;uomo ci prova a riunire i pezzi e viene fuori qualcosa di assurdo, <strong>ossia una adolescenza dominata dalla rabbia, dalla violenza alimentata dalla relazione extraconiugale di sua madre con un altro uomo.</strong> Una storia che i due consumano davanti a lui, davanti al padre-marito, sotto lo stesso tetto. E questo smuove leciti interrogativi nel ragazzino, primo fra tutti: <strong>perché al padre sembra andare bene?</strong></p>
<p dir="ltr">Nel mezzo succedono cose spiacevoli. Questo ragazzino sente i due amanti mentre scopano, mentre ridono, mentre inventano giochi erotici, <strong>manco avessero letto un libro di De Sade.</strong> E nella mente dell&#8217;adolescente si formano traumi, idee strane, ma anche lui non ha davvero il coraggio di prendere la questione di petto. Solo una volta chiederà alla madre perché sta facendo tutto questo. Lei risponderà che lo fa per ritornare a vivere, <strong>perché il padre e lui l&#8217;hanno ammazzata dentro.</strong></p>
<p dir="ltr">Ecco allora che il punto di vista cambia, ma non la rabbia che il ragazzino cova dentro, soprattutto quando è spettatore degli atteggiamenti violenti che i due amanti hanno verso il padre, <strong>il quale osserva come se dovesse espiare qualcosa.</strong> Anche lui, però, subisce delle violenze da quell&#8217;uomo che si è introdotto in casa loro e che si è impossessato della madre.</p>
<p dir="ltr">Et voilà, tutto si trasforma in violenza verbale, fisica, concettuale. <strong>Ognuno trama vendetta, ma una forza mantiene lo status quo.</strong> Sembra una allegoria sul <strong>Katechon,</strong> che tiene a bada <strong>l&#8217;Apocalisse</strong>, perché ancora il male non si è del tutto compiuto, perché <strong>Satana</strong> non deve ancora manifestarsi, perché ancora Cristo non deve venire a giudicare i vivi e i morti, <strong>ma anche perché l&#8217;Apocalisse è il momento in cui senza pietà saranno separati i buoni dai malvagi</strong> e, siccome non siamo tutti totalmente buoni, ognuno di noi teme di ricevere una punizione o, peggio ancora, il fuoco eterno.</p>
<p dir="ltr"><strong>Giuseppe Aloe</strong> ci racconta questo e altro. Il suo romanzo gioca tra finzione e realtà, tra menzogna e verità; <strong>è quindi pura letteratura perché ne incarna l&#8217;essenza in ogni sua pagina.</strong> È un romanzo ricco di simboli, che chiede al lettore di giocare con libere associazioni mentali per costruire una storia nella storia che renda ogni lettore anche autore.</p>
<p dir="ltr">Per esempio, mentre l&#8217;ormai adulto, ex adolescente, scrive il suo romanzo, si interfaccia con la sua <strong>mantide religiosa</strong> che, come si sa, decapita l&#8217;esemplare maschio che l&#8217;ha fecondata e lo fa proprio mentre questo è unito a lei. Questa mantide sparisce nel momento in cui arriva la donna che poi sarà la compagna di questo <strong>uomo-ancora-adolescente</strong> che ha necessità di raccontare, <strong>forse una menzogna, forse solo la verità.</strong></p>
<p dir="ltr">E così, l&#8217;ormai ex adolescente viene accecato sulla strada di Damasco. <strong>Ritroverà la vista?</strong></p>
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		<title>Max Scuderi: &#8220;Sono nato di domenica&#8221; è una metafora di vita</title>
		<link>https://www.borderliber.it/intervista-max-scuderi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jun 2023 01:29:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Max Scuderi: &#8216;Sono nato di domenica&#8217; è una metafora di vita&#8221; è un&#8217;intervista realizzata da Clelia Moscariello Massimiliano Scuderi, anche se preferisce farsi chiamare Max, è nato il 7 giugno 1970 ad Augusta, nella splendida cornice dell’isola siciliana, dove vive fino a sette anni fa. Max vive dal 2015 in provincia di Venezia dove insegna [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Max Scuderi: &#8216;Sono nato di domenica&#8217; è una metafora di vita&#8221; è un&#8217;intervista realizzata da Clelia Moscariello</strong></p>
<p>Massimiliano Scuderi, anche se preferisce farsi chiamare Max, è nato il 7 giugno 1970 ad Augusta, nella splendida cornice dell’isola siciliana, dove vive fino a sette anni fa. Max vive dal 2015 in provincia di Venezia dove insegna in una scuola primaria, all’interno dello splendido e suggestivo litorale veneziano. Dal 1999 è sposato con Elvira e ha due splendidi figli: Francesco di 22 anni e Giolinda di 13 anni. Oltre ad essere un insegnante, Max ha sempre coltivato la passione per il calcio, oltre che per l’ideazione e conduzione di svariati format televisivi. Infatti, da qualche anno conduce la trasmissione “Happy Show”, insieme al suo amico e collega, nonché concittadino, il prof. Giorgio Càsole. Ma Max Scuderi è anche uno scrittore, ha esordito infatti, come autore, lo scorso giugno, con il suo libro-debutto, <strong>“Sono nato di domenica. La mia vita sempre Happy”</strong>, pubblicato dalla casa editrice <strong>Dialoghi</strong>. Insomma, è difficile inquadrare e fotografare perfettamente un personaggio come Max Scuderi, perché, quest’ultimo, in concreto, non soltanto sa essere estremamente poliedrico, ma non si ferma proprio mai!</p>
<p><strong>1) Ciao Massimo, parlaci di te, di chi sei e di cosa ami fare, insomma, presentati pure ai nostri lettori…</strong></p>
<p>«Salve a tutti e grazie Clelia per l’opportunità che mi dai con questa intervista. Mi chiamo Massimiliano Scuderi, per gli amici Massimo e in arte Max. Sono nato ad Augusta in Sicilia, e il giorno 7 compirò 53 anni. Ho vissuto ad Augusta quasi tutta la mia vita, con una splendida infanzia e adolescenza e anche il resto, da adulto fino a sette anni e mezzo fa. Dalla fine del 2015 vivo ed insegno in una scuola primaria in Veneto, in provincia di Venezia, nel bellissimo litorale veneziano. Sono sposato dal 1999 con Elvira e ho due splendidi figli: Francesco di 22 anni e Giolinda di 13. Amo il mio lavoro con i bambini a scuola, ma la mia passione sono il calcio e lo spettacolo».</p>
<p><strong>2) Ti sei dedicato durante la tua vita a diverse attività lavorative, sei conduttore Web, radiofonico, televisivo e direttore artistico di programmi e format di successo. Inoltre, oggi sei anche un insegnante e uno scrittore. Quale, tra queste attività svolte, senti più affine a te e ritieni ti rispecchi di più?</strong></p>
<p>«Credo che insegnare sia bellissimo e anche se ho realizzato tardi questa opportunità lavorativa, credo che io sia maggiormente portato alla creazione di format sul Web, organizzare eventi di spettacolo, artistici in generale e da più di un anno mi sono sperimentato con successo anche in quelli letterari. Adoro anche presentare il mio primo e finora unico libro per poter trasmettere alle persone le mie passioni appunto, ma anche la mia vita “sempre happy” come il sottotitolo del mio libro, nella quale ho realizzato tanti piccoli sogni e tanti ancora ne vorrei realizzare».</p>
<p><strong>3) Di cosa tratta “Sono nato di domenica” e cosa ti ha ispirato a scriverlo?</strong></p>
<p>«Mi hanno ispirato dapprima i miei piccoli alunni veneti, a cui, per volere loro, raccontavo e racconto tuttora da tre anni le mie avventure e disavventure di<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-7172" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/06/Sono_Domenica_Libro.jpg?resize=489%2C687&#038;ssl=1" alt="Max Scuderi, libro" width="489" height="687" data-recalc-dims="1" /> quando avevo la loro età, e, cioè, nei meravigliosi anni 70 in Sicilia. Per loro, ascoltare quegli aneddoti è come ascoltare una favola e, così, mi sono deciso, durante l’ennesima ondata Covid-19 nel dicembre del 2021, di mettere su carta questi aneddoti, di lì è nato il mio libro “Sono nato di domenica” che rappresenta una metafora della mia vita. Ringrazio la casa editrice Dialoghi per aver creduto sin da subito ad un autore sconosciuto, debuttante, come me e, per di più, che si è presentato da loro con un’autobiografia, evidentemente è stato a loro chiaro che volessi trasmettere qualcosa ai miei lettori».</p>
<p><strong>4) Perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Sono nato di domenica”?</strong></p>
<p>«Perché chiunque lo abbia letto (sono stati fortunatamente in tanti) ha sempre affermato di essere tornato indietro nei ricordi di un tempo, di un’epoca che purtroppo non c’è più e che noi bambini e ragazzi di allora, abbiamo avuto la fortuna di vivere. Nel mio libro si ride anche data la mia indole ironica, si riflette paragonando le due epoche che hanno tra loro 40 anni di differenza, si piange e ci si commuove con le poesie e alcuni momenti anche dolorosi della mia vita. La seconda parte, quella artistica personale, è poi descritta in terza persona come fosse un insieme di articoli giornalistici, ed alcuni lo sono davvero, dai quali ho estrapolato alcuni articoli sui miei tanti programmi Web e live che ho ideato. Approfitto anche di questa occasione per ringraziare l’amico, professore, giornalista e storico Giorgio Càsole che mi segue in tutto ciò che faccio ed è il mio grande “muso” ispiratore».</p>
<p><strong>5) Chi ti auguri invece che lo possa leggere?</strong></p>
<p>«Il target che può leggere il mio libro è vario. Chiaramente pensavo interessasse solo ai miei coetanei che hanno vissuto appieno quei tempi e alle persone più grandi di me che hanno avuto molta tecnologia e molte innovazioni in meno. Invece, devo dire che mi ha sorpreso il fatto che piace tanto anche ai bambini e i miei alunni ne sono una dimostrazione e testimonianza. Da rimarcare che il mio libro è stato scelto quest’anno come progetto narrativo per l’anno scolastico 2022-23 anche dai ragazzi della scuola media Salvatore Todaro di Augusta, e che, quindi, è stato comprato dall’intera scolaresca e dalle docenti che hanno poi preparato i ragazzi alla lettura, ai lavori con oggetto il libro e all’incontro con me che si è tenuto a scuola lo scorso 26 aprile e che è stato uno dei giorni più belli ed emozionanti della mia vita, perché quella era la scuola media dove ho studiato io e dove ha insegnato mia madre, che ormai non c’è più, per 30 anni a tante generazioni di studenti augustani».</p>
<p><strong>6) Tra i tuoi prossimi progetti rientrano anche altri libri?</strong></p>
<p>«Sì, il mio secondo libro, che poi doveva essere il primo, l’ho scritto più di 30 anni fa ed appunto doveva uscire l’anno scorso al compimento dei 30 anni. Si tratta di un diario del tutto ironico (che rispecchia la mia vera indole) ed è ambientato in un campo militare dell’Esercito che svolsi nel 1992 in Sicilia durante il mio servizio militare. Questo diario è ricco di divertenti aneddoti e simpatici retroscena, realmente accaduti, ma che ho voluto un condire ulteriormente con passaggi e situazioni a volte ingigantite dalla mia fantasia, eppure, ripeto, i fatti descritti in questo diario sono veramente accaduti. Il libro si chiamerà (lo dico a te per la prima volta in pubblico): “Diario di un campo militare-vizi e virtù dell’Esercito Italiano”».</p>
<p><strong>7) Il sogno di Max Scuderi?</strong></p>
<p>«Il mio vero sogno è quello di condurre un programma tutto mio in televisione, anche se per un anno ho fatto questa esperienza con “Happy tv” mediante la gestione di un canale tv in chiaro nel 2015 dove registravo dei programmi dal vivo ad Augusta, preceduti sempre dall’annuncio iniziale della madrina, amica e ormai anche collega di rubrica tv, Mariagiovanna Elmi. Ho tante idee per format divertenti e questo è il mio grande sogno, tuttavia, credo di non aver avuto mai la giusta opportunità. Come scrittore, d’altro canto, sto realizzando già tutti i miei sogni, perché in meno di un anno (il libro è stato pubblicato il 30 giugno scorso) l’ho presentato nella mia città più volte, nella mia scuola, poi ad Acireale, Bologna, Pompei e Milano lo scorso marzo. In precedenza, tante opportunità del genere le avrei solo sognate. Qui, in Veneto, diverse volte dove vivo o insegno, ho fatto ulteriori presentazioni e il prossimo impegno è la mia partecipazione nel mese di luglio ad un’importantissima rassegna denominata “Libri in spiaggia” che si trova a Venezia al lido del Grand Hotel Deis Bans, in cui, ogni giovedì, per tutta l’estate, sarà presente un autore, io qui sarò presente fino al giorno 6 luglio, quasi come un “intruso”, tra tanti importanti scrittori veneti e, non solo veneti. Successivamente, il 4 agosto ad Agrigento al Kaos presso la casa natale di Pirandello, nella città scelta come capitale della cultura 2025 avrà luogo una altra presentazione di “Sono nato di domenica”. Quindi, te lo dico da scrittore: “più sogni realizzati di così!”»</p>
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		<title>Non è casa mia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/non-e-casa-mia-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 01:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Wanda Lamonica. In copertina una foto di Giuliana Moscovini “Non è il mio posto, questo, signora. Non è il mio solito parco. Elisa non mi porta mai qui. Mio nipote forse non lo sapeva. È lui che mi ha accompagnata. Chiamatelo. Sì. Chiamatelo. Che lui ha un ufficio. E un telefono che suona [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Wanda Lamonica. In copertina una foto di Giuliana Moscovini</strong></em></p>
<p>“Non è il mio posto, questo, signora. Non è il mio solito parco. Elisa non mi porta mai qui. Mio nipote forse non lo sapeva. È lui che mi ha accompagnata. Chiamatelo. Sì. Chiamatelo. Che lui ha un ufficio. E un telefono che suona sempre”.</p>
<p>Lea è agitata. Vorrebbe scappare ma le sue vecchie gambe non sono d&#8217;accordo.</p>
<p>“Si sieda qui, Lea. Fa fresco, non trova? Mettiamo questo bellissimo scialle?” chiede la donna-azzurra poggiando sulle spalle dell&#8217;anziana signora uno scialle di lana morbida.<br />
“Non voglio sedermi. Non ho nemmeno il mio cuscino. Ha ben 18 mattonelle quadrate fatte all&#8217;uncinetto, il mio cuscino, sa?”.</p>
<p>Lea si guarda attorno, confusa. Ha un sussulto ogni volta che qualcosa di sconosciuto la turba profondamente. Le trema il mento. Il suo bastone da passeggio, ora, è soltanto un punteruolo con cui poter bucare un mondo cattivo.</p>
<p>“E poi la mia panchina ha un segno inciso con una chiave. Me l&#8217;ha fatto Pinuccio mio. Un cuore, sa? Intagliato con la chiave del portone della nostra prima casa”.</p>
<p>Sorride, inclina la testa. Bacia la medaglietta che porta sul petto, con la piccolissima fotografia dell’uomo che ha amato per 54 anni. La lucida con il pollice.</p>
<p>“E poi qui non ci sono i miei bambini. Ci sono solo vecchietti come me. Al mio parco, invece, c’è Paolino che mi porta la palla, Amelia che alle 10 in punto mangia la frutta frullata, seduta nel passeggino. (Sta imparando a usare il cucchiaino da sola, sa? ). E devo preparare le molliche di pane per Rodolfo, altrimenti i piccioni non ci vanno mai da lui. Eh.”</p>
<p>Un lampo di gioia illumina per un attimo il suo sguardo. “Guardi, mi lasci pure fuori da quel cancello. Mi appoggio al muretto e aspetto Elisa. Verrà. Elisuccia verrà”.</p>
<p>Lea vuole raggiungere il cancello. Costruisce ogni singolo passo appoggiandosi saldamente al suo bastone di legno. Mastica a vuoto per digerire meglio lo sforzo. La donna-azzurra la sostiene meglio che può.</p>
<p>“Lea, entriamo. Aspettiamo dentro. C’è una signora che vuole conoscerla”.</p>
<p>Lea è visibilmente stanca. Sfinita, si lascia guidare dalla donna-azzurra. Insieme raggiungono una camera al primo piano di un grande edificio giallo. C’è l’ascensore.</p>
<p>“Elisa ha paura dell’ascensore, sa? E io per mia figlia salivo e scendevo le scale pur di non lasciarla mai sola, sa? Adesso non posso più seguirla. Le gambe non ce la fanno. Lo devo prendere per forza l’ascensore. Ma appena le porte si aprono, io l’aspetto al piano di casa nostra e le canto Gioia mia, per tenerle compagnia finché lei sale su. Una mamma le fa queste cose, sa?”</p>
<p>La donna-azzurra e Lea raggiungono la stanza numero 23. Due letti, un tavolo, tre sedie, un armadio di metallo, un’orchidea finta.</p>
<p>“Adele, ecco Lea”, annuncia la donna-azzurra. Adele è una vecchina minuta, seduta davanti alla finestra. Guarda lontano. Poi si gira verso le due donne. Sorride. Le mancano due denti. E soprattutto l’allegria.</p>
<p>“Siediti, Lea “, dice indicando la sedia vuota. Lea si siede, sospira. Comincia anche lei a guardare lontano abbracciata stretta stretta al suo bastone.</p>
<p>“Posso stare davvero poco qui”, si giustifica Lea.<br />
“Mia figlia Elisa verrà a prendermi tra non molto. Questo non è il mio letto, non è casa mia. Non è il mio parco. Non è la mia vita”.</p>
<p>Un tintinnio di posate annuncia la cena.</p>
<p>“È quella nuova?”, chiede la collaboratrice Rosa all’uomo-azzurro, alle prese con le scodelline di purè.<br />
“Già. È Lea”, risponde l’uomo-azzurro Francesco. “Aspetta sua figlia Elisa. Non sa ancora che non c’è più. E che il nipote non ha tempo per lei”.<br />
“Vado io da Lea”, dice Rosa, prendendo un vassoio con il cibo caldo e una mela cotta.<br />
“Che c’ho ancora il vizio dell’umanità, Francè”.</p>
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		<title>Una donna senza Nº 5 è una donna senza avvenire. In libreria il bestseller su Coco Chanel e il suo iconico profumo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2022 02:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone Una formula segreta con di più di settanta diversi ingredienti, un mix incantatore e misterioso. Intessuto di note persistenti, che scatenano emozioni istintive. Custode di un segreto mai svelato fino in fondo, sensuale e anche un po’ impertinente come colei che gli ha dato il nome. Così è Chanel N°5. La [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/una-donna-senza-no-5-e-una-donna-senza-avvenire-in-libreria-il-bestseller-su-coco-chanel-e-il-suo-profumo/">Una donna senza Nº 5 è una donna senza avvenire. In libreria il bestseller su Coco Chanel e il suo iconico profumo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Letizia Falzone</strong></em></p>
<p>Una formula segreta con di più di settanta diversi ingredienti, un mix incantatore e misterioso. Intessuto di note persistenti, che scatenano emozioni istintive. Custode di un segreto mai svelato fino in fondo, sensuale e anche un po’ impertinente come colei che gli ha dato il nome. Così è Chanel N°5.</p>
<p>La vera storia della stilista più rivoluzionaria del ventesimo secolo e l’intrigo legato al profumo più celebre, più venduto, più iconico di sempre sono gli ingredienti di La Regina Nº 5, il romanzo di Pamela Binnings Ewen che, dopo aver conquistato le classifiche Usa e la vetta su Amazon, esce ora in Italia per Libreria Pienogiorno.</p>
<p>È il 19 agosto 1883 quando Jeanne DeVolle dà alla luce, in un ospizio a Saumur, Gabrielle Bonheur Chanel.</p>
<p>Un&#8217;infanzia sfortunata, la sua: la prematura morte della madre, l&#8217;abbandono da parte del padre, gli anni in affidamento alle suore del Sacro Cuore, a Aubazine. Circondata da donne vestite solo di abiti austeri, rigorosamente bianchi e neri, e dall&#8217;architettura rigorosa dell&#8217;abbazia, è proprio qui che Gabrielle inizia a diventare Chanel: l&#8217;antitesi dei colori opposti e la severità delle linee saranno, un domani, la caratteristica distintiva della sua moda.</p>
<p>Gabrielle a diciotto anni lascia l’orfanotrofio e va in una scuola di apprendimento delle arti domestiche di Notre Dame. A Parigi, però, inizia anche a lavorare come prostituta, oltre che come cantante in un caffè concerto: da qui forse deriva il suo nome d’arte Coco. La sua carriera nel mondo della moda comincia nel 1904, quando incontra Etienne de Balsan, che finanzierà poi la sua attività. Inizia a produrre cappellini: è da qui che Coco Chanel comincia a creare la sua clientela.</p>
<p>Il 1921 è l’anno del suo profumo Chanel n° 5, che ancora oggi è un must! Secondo le indicazioni di Coco doveva incarnare un concetto di femminilità senza tempo, unica e affascinante. Il N°5 non fu innovativo soltanto per la struttura della fragranza, ma per la novità del nome e l’essenzialità del flacone. Chanel trovava ridicoli i nomi altisonanti dei profumi dell’epoca, tanto che decise di chiamare la sua fragranza con un numero, perché corrispondeva alla quinta proposta olfattiva che le era stata fatta. Indimenticabile poi, la famosa affermazione di Marylin che, sollecitata a confessare come e con quale abbigliamento andasse a letto, confessò: “Con due sole gocce di Chanel N.5”, proiettando in questo modo, ulteriormente, il nome della stilista e del suo profumo nella storia del costume. Il flacone poi, assolutamente all’avanguardia, è divenuto famoso per la sua struttura essenziale e il tappo tagliato come uno smeraldo. Questo “profilo” ebbe un tale successo che, dal 1959, il flacone è esposto al Museo di Arte Moderna di New York.</p>
<p>Poco più tardi, crea un capo destinato a fare la storia: il democratico e semplicissimo tubino nero, &#8220;le petite robe noir&#8221;, capace di rendere ogni donna uguale alle altre, seppur con immenso stile. Una moda democratica, la sua, che grazie alla proposta dei medesimi modelli in cui sono i tessuti e i dettagli a fare da variante è sempre fedele al suo credo &#8220;la moda passa, lo stile resta&#8221;.</p>
<p>Oltre a tutto ciò, arrivano anche i gioielli e la nascita della Chanel 2.55, ovvero la borsa più copiata al mondo dal giorno in cui è stata creata. Ma a Coco, questo, non dispiaceva affatto perché, come lei stessa diceva: &#8220;essere plagiati è il più grande complimento che si possa ricevere: succede solo ai grandi.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/una-donna-senza-no-5-e-una-donna-senza-avvenire-in-libreria-il-bestseller-su-coco-chanel-e-il-suo-profumo/">Una donna senza Nº 5 è una donna senza avvenire. In libreria il bestseller su Coco Chanel e il suo iconico profumo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Raskòl&#8217;nikov. Il delitto e il castigo della giustizia</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 04:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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		<category><![CDATA[Castigo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Raskòl&#8217;nikov. Il delitto e il castigo della giustizia&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato per Eretici Ha ucciso una strozzina. Ha versato il sangue di un essere umano, ma il sangue scorre a fiumi nel Mondo, eppure ci sono uomini ai quali tutto viene perdonato; anzi, alcuni vengono chiamati benefattori nonostante le loro azioni turpi. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/raskolnikov-il-delitto-e-il-castigo-della-giustizia/">Raskòl&#8217;nikov. Il delitto e il castigo della giustizia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Raskòl&#8217;nikov. Il delitto e il castigo della giustizia&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato per <a href="https://www.eretici.org/raskolnikov/">Eretici</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha ucciso una strozzina. Ha versato il sangue di un essere umano, ma il sangue scorre a fiumi nel Mondo, eppure ci sono uomini ai quali tutto viene perdonato; anzi, alcuni vengono chiamati <em>benefattori</em> nonostante le loro azioni turpi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa la verità pronunciata più volte dal protagonista di <em>Delitto e Castigo</em>, quando confessa il suo crimine alla sorella. Cosa sia giusto e cosa sia sbagliato Raskòl&#8217;nikov non lo sa. Prima e dopo aver commesso il suo omicidio è stato divorato dal rimorso, poi, pian piano tutto si è addormentato in lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi è la vittima e chi è il carnefice? Il giovane ex studente non sa rispondere neanche a questo. Ha ucciso per lui, questo lo riconosce, per dimostrare la sua potenza. In un articolo scritto per una rivista e che i suoi amici giudicano fuorviante, Raskòl&#8217;nikov sostiene che ci sono &#8220;uomini superiori che hanno il diritto di uccidere in nome della forza delle loro idee, semplicemente perché quelle idee cambieranno in meglio l&#8217;umanità. Nessuno quindi deve opporsi&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altra sconvolgente verità che lascia basiti, ma di fronte alla quale nessuno riesce a controbattere se non con una morale spicciola, conveniente, politicamente corretta diremmo oggi. Ed ecco Raskòl&#8217;nikov, uomo che sta al di là del bene e del male; giovane nichilista che sente su di lui il peso della libertà. Perché la libertà è una materia difficile da trattare. Ha a che fare con il diritto/dovere di scelta e con la conseguente assunzione della responsabilità. Ma la responsabilità è qualcosa che bisogna caricarsi interamente sulle spalle, non si può dividere con qualcun altro. Essa è tanto un peso quanto un dono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora cos&#8217;è quel rimorso che percuote Raskòl&#8217;nikov? Cos&#8217;è quella voce interna che lo porta ad alternare momenti di euforia a momenti catatonici? E i suoi atti di carità non sono forse il tentativo di condividere o di zittire le proprie responsabilità?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha ucciso una strozzina, ma mentre portava a termine il suo crimine si è trovata lì un’altra persona e ha dovuto ammazzare anche lei. Che sia nato da questo intoppo il rimorso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, simile a Raskòl&#8217;nikov, è Svidrigajlov. È un donnaiolo, un frivolo e un villano. Convive con il senso di colpa scaturito dall&#8217;avvelenamento della moglie. Riconosce di essere un immorale ed un edonista, ma lo accetta. Per lui, vivono bene solo coloro che se ne fregano degli altri e che pensano alle loro pance. Prova a prendersi le responsabilità delle sue azioni, ma non ci riesce. Ammette che la sua natura è corrotta e malata. Non può guarire. Per questo si ammazza in maniera frivola, da vigliacco, restando così coerente alla sua essenza. Eppure, Svidrigajlov confessa che la morte gli fa paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma in tutto ciò la giustizia cos&#8217;è? Un castigo che prima di tutto ognuno si infligge, riconoscendo quell&#8217;incolmabile distanza che c&#8217;è tra l&#8217;individuo e la società, tra ciò che siamo intimamente e ciò che siamo tra gli altri. In questo luogo agisce la libertà. In questo spazio scoppiano i nostri conflitti, quelli che per Freud si chiamano nevrosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cos’altro c’è da aggiungere? Raskòl&#8217;nikov trova la sua via di fuga. Confessa, perché ha paura della morte. Non ricorrerà al suicidio. Ci ha pensato, ma vuole esistere, vuole restare in vita. Eppure, a lui di vivere tanto per vivere non è mai importato, almeno fin quando non scoprirà che anche lui sa amare e può essere amato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La bellezza salverà il mondo? È banale? Non proprio, perché Dostoevskij non mette un punto al suo capolavoro, ma un punto interrogativo, e lascia che ognuno tragga liberamente le proprie conclusioni. Sono passati 160 anni dall’uscita di <em>Delitto e</em> <em>Castigo</em> e leggendolo oggi, comprendiamo che ancora nessuna risposta ci soddisfa pienamente. Abbiamo una naturale propensione al rimorso, anche quando premeditiamo le azioni peggiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda però è un’altra. Cosa ignoriamo e cosa ci sfugge quando mettiamo in pratica il male?</p>
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