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	<title>Patria Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Addio al mare dell&#8217;esilio. Lucia Donadio e la &#8220;necessità delle radici&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mare-addio-romanzo-donadio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2023 02:08:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Addio al mare dell&#8217;esilio&#8221; di Lucia Donadio, Rubbettino, 2023 &#8220;A fare l&#8217;America&#8221; ci hanno provato in tanti, ma non è sempre andata bene, anzi forse è sempre stata una tragedia quella partenza che sapeva di fuga, dietro cui si celava la necessità di trovare condizioni migliori di vita. D&#8217;altronde [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Addio al mare dell&#8217;esilio&#8221; di Lucia Donadio, Rubbettino, 2023</strong></p>
<p>&#8220;A fare l&#8217;America&#8221; ci hanno provato in tanti, ma non è sempre andata bene, anzi forse è sempre stata una tragedia quella partenza che sapeva di fuga, dietro cui si celava la necessità di trovare condizioni migliori di vita. D&#8217;altronde anche oggi è così. <strong>Tutto cambia agli occhi di colui che &#8220;va via&#8221; dalla propria patria, sia essa grande come un orto o come un impero.</strong> Lo sanno bene i calabresi che hanno preso il mare per andare nel Nuovo Continente. Qualcuno si è realizzato, qualcun altro si è lasciato ingannare dalle opportunità, per tutti la sensazione è sempre stata una, ossia &#8220;sentirsi esiliati&#8221;.</p>
<p><strong>Lucia Donadio</strong> dà vita a un libro intenso, forte di quella esperienza che, se anche non diretta, si impregna nel Dna. Anche lei, di origini calabresi, ma oggi cittadina della Colombia, sa cosa vuol dire guardare casa propria stando dall&#8217;altra parte del mare. <strong>Lei anche conosce l&#8217;esilio e quella sensazione di non essere né dell&#8217;una né dell&#8217;altra riva dell&#8217;oceano.</strong> È vero, dobbiamo avere uno spirito cosmopolita, ma dev&#8217;essere una scelta e non una costrizione, deve sbocciare in noi come una rosa profumata e non per necessità.</p>
<p>Questa però non è la sua esperienza, non è un&#8217;autobiografia pura, ma un romanzo che inizia dalla <strong>Calabria, da Morano Calabro, piccolo comune del cosentino.</strong> La storia comincia nella prima metà del <strong>Novecento</strong> e si compie negli intrecci familiari che il tempo spezza e riannoda. Nel tempo si danza, si inventano coreografie di ogni genere, c&#8217;è il racconto di chi da povero e spaesato diventa ricco, ma nessuno si integra alla perfezione. Non c&#8217;è il lieto fine, lieto è solo il delicato linguaggio di<strong> &#8220;Addio al mare dell&#8217;esilio&#8221;</strong> che arriva al cuore di un problema fondamentale:<strong> le radici nessuno può reciderle, il nostro luogo di nascita ci forma, il resto è solo una accettazione.</strong></p>
<p>Il mare è un ostacolo; l&#8217;oceano è vigile custode della scelta compiuta. <strong>Salpare per rifarsi una vita, tornare per un attimo per sentirsi senza casa, anche se ormai sono diventate due.</strong> Nulla di pessimistico, ma solo una lettura schietta di un fenomeno che ormai è solo statistica. Sono solide le citazioni che Donadio mette tra le pagine, ossia <strong>Márquez, Borges, Perec</strong>, tutti autori che ispirano la sua scrittura e il modo in cui modella le emozioni. Siamo di fronte a una <strong>&#8220;saga familiare&#8221;</strong> che in maniera labirintica, come piaceva a Borges, mette in mostra un conflitto insanabile, quello della ricerca di sé stessi tra eventi scaccianti.</p>
<p>Nessuna emozione trova sbocco in una via d&#8217;uscita. <strong>È inspiegabile l&#8217;angoscia che guida questi personaggi, è rapace la voglia di tornare all&#8217;origine.</strong> Ma il problema è questo: dov&#8217;è l&#8217;origine? Se si tornasse a casa il risentimento rimosso, che ha spinto a partire, tornerebbe a galla; se non si tornasse, almeno per una volta, ci si abituerebbe a dimenticare <strong>quell&#8217;Io che da lì proviene.</strong></p>
<p>È qui tutto il mistero e tra le sue trame <strong>Donadio</strong> racconta anche la sua esperienza. Lo fa involontariamente, senza risolvere il conflitto alcuno, ma solo ammirando il mare e quell&#8217;esilio che sa ispirare anche una timida riconciliazione con gli addii sussurrati.</p>
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		<title>Rivoluzioni ammosciate e patriotizzate</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ammosciate-rivoluzioni-elezeviro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2022 02:04:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Rivoluzioni ammosciate e patriotizzate&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore Nel qualunquismo del perfetto populismo, soggiogato dall&#8217;attrazione fatale per il dubbio sull&#8217;italianità, assisto al film della nazione anzitempo svenduta che va a caccia del suo Made in Italy. Ricerco tra le ricette di mia nonna la Sovranità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Rivoluzioni ammosciate e patriotizzate&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Nel qualunquismo del perfetto populismo, soggiogato dall&#8217;attrazione fatale per il dubbio sull&#8217;italianità, assisto al film della nazione anzitempo svenduta che va a caccia del suo Made in Italy. Ricerco tra le ricette di mia nonna la Sovranità alimentare, nonché i ricordi della <em>cucina povera</em> che ottime vitamine e proteine ha rilasciato e continua a rilasciare nel mio corpo. Ma con maggiore interesse mi concentro sul Merito, questa parola istituzionalizzata e burocraticamente ammessa sulle insegne del Dicastero dell&#8217;Istruzione, che non ha mai protetto la Cultura, ma ha sempre abbassato gli occhi davanti alle interferenze, sovvenzionando cervellotiche austerità del pensiero.</p>
<p>Mi piace la <em>neo patria dei patrioti patriotizzati</em>, coloro i quali si immischiano in situazioni incoerenti. Si pensi a chi oggi parla di Natalità in regioni in cui nascere è un peccato, in cui non esiste ombra di Sanità né mentale né corporale. La Calabria ad esempio è un caso <em>africano</em> nel mezzo della neo-patria. Quante contraddizioni in poche parole, mentre nuove gerarchie già si vedono all&#8217;orizzonte; sono composte da uomini che oggi parlano di democrazia. Ognuno dice ciò che vuole, ormai. Anch&#8217;io posso sottoscrivere con ilarità qualunquistica il mio <em>memento audere semper. </em>Infatti, sono audace nella caducità.</p>
<h3>Rivoluzioni cantate, voci ammosciate</h3>
<p>Chissà se i nazionalisti hanno mai letto Satta e il suo <em>De Profundis,</em> soprattutto quella parte in cui lo scrittore sardo racconta di un borghese che si addormenta tranquillo sentendo parlare della Campagna di Russia, in cui tanti italiani stavano morendo. Ma gli stenti, si sa, sono di chi li vive, chi non è toccato si sente salvo e qualsiasi cosa gli va bene. Eppure, oggi provo simpatia per questo sentimento patriota, anche per questa meraviglia destata dalla femminilità ritrovata nell&#8217;Italia per cui la <em>donna </em>è sempre rimasta <em>femmina da marcare e depredare</em>.</p>
<p>Il gioco è questo, si vuole inserire un po&#8217; di ideologia all&#8217;interno di un quadro moscio, in cui ogni linea è stata tracciata seguendo rigide logiche extranazionali. Poi però quando i signori del Capitale e delle Lobby, a cui destra e sinistra hanno dato ragione con il capo basso negli anni scorsi, diranno <em>Amici cari, lo spettacolo è finito</em>, cosa faranno loro? Spunterà un nuovo Purgatorio politico, in cui ognuno sconterà i propri peccati veniali, fatti di parole identitarie, patriottiche, nostalgiche?</p>
<p>Io me li immagino questi<em> patriotizzati</em> che nei loro salotti ancora ricordano <em>il</em> <em>volo su Vienna di D&#8217;Annunzio, o l&#8217;impresa di Fiume e la sua Repubblica ardita e sociale, o l&#8217;Abissinia sconquassata, o lo spezzare le reni alla Grecia</em>, e magari anche una lacrimuccia cade dai loro occhi in quei momenti. La stessa cosa avviene dalle parti dei <em>sinistranti</em>, che si sollazzano con la <em>Rivoluzione d&#8217;Ottobre</em>, o con il <em>marxismo</em> che non hanno mai letto a fondo. Ma perché piangere, che tanto loro si sono seduti e l&#8217;unico pensiero sono le bollette di luce e gas.</p>
<p>Terminato il tempo delle ideologie, in favore dello spostamento democratico verso la pratica <em>provare per credere</em>, ci affidiamo come le pie donne s&#8217;affidano al Signore. <em>Tentar non nuoce, anche con Dio.</em></p>
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		<title>Il signore delle formiche. &#8220;Quel presente che non è figlio di nessuno&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-signore-delle-formiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2022 02:55:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Antonio Maria Porretti Hanno due stomaci le formiche. Uno individuale, l’atro che viene utilizzato come dispensa comune a favore dei propri consimili rimasti senza più scorte di cibo. Forse era per questo spirito di solidarietà, soccorso e assistenza, che Aldo Braibanti le amava tanto, mutuando dal loro comportamento quel desiderio di offrire a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Antonio Maria Porretti</strong></em></p>
<p>Hanno due stomaci le formiche. Uno individuale, l’atro che viene utilizzato come dispensa comune a favore dei propri consimili rimasti senza più scorte di cibo. Forse era per questo spirito di solidarietà, soccorso e assistenza, che Aldo Braibanti le amava tanto, mutuando dal loro comportamento quel desiderio di offrire a giovani menti delle risorse in grado di ampliarne prospettive e orizzonti.</p>
<p>Per sottrarle all’ottusità, l’ipocrisia e il bigottismo ancora tanto riveriti e ossequiati nei tardi anni 60, nonostante i cantieri della contestazione fossero già in piena attività. Poeta, filosofo, intellettuale scomodo perfino per quella Gauche in cui credeva e si riconosceva, figlio della resistenza partigiana, appassionato mirmecologo, tuttavia, il “Signore delle Formiche” dava scandalo per una non ostentata ma neppure taciuta omosessualità. Parola tabù da scansare, evitare, abiurare, espiantare nel nome e nella carne di chi lo era , togliendolo dalla circolazione. Per designare quelli come lui si ricorreva a sostitutivi quali <em>pederasta, invertito/pervertito, </em>o secondo il suo dialetto emiliano, <em>culatùn</em>.</p>
<p>Perfino il processo istruito a suo carico, conclusosi con una condanna a nove anni di reclusione, recava come dicitura l’accusa per plagio. Ossia, per un atto di manipolazione, dominio e annullamento operato e perpetrato ai danni di volontà presumibilmente più deboli e incapaci di sottrarsi al suo giogo. Così stavano e andavano le cose allora ; ma si potrebbe limitarle e circoscriverle solo ad allora?</p>
<p>Perché questo film di Gianni Amelio presentato in concorso durante l’ultima edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia, non si propone soltanto di riabilitare – sia pure fuori tempo massimo – la figura di Braibanti, ma di suonare anche come sirena d’allarme contro certe arretratezze di ritorno così in gran ri-spolvero e con la vocazione, nemmeno troppo celata, di reinsediare al potere la triade D. P. F. = Dio – Patria – Famiglia, su cui un certo Ventennio ha edificato tutta la sua mitologia antropologica, stabilendone gli unici parametri di riferimento, validi per decretare il valore e la dignità di una persona.</p>
<p>Da sempre il suo cinema si caratterizza per una forte impronta d’impegno civile; più volte nelle aule di un tribunale ha ambientato le sue storie. E nel riproporre questa, l’intento non è affatto quello di creare empatia o compenetrazione da parte del pubblico, piuttosto di scuoterlo e stropicciarlo quel tanto che basti a indurlo a riflettere sulle direzioni che il nostro presente potrebbe imboccare, inoltrandosi nell’uso sintattico di un futuro coniugato al passato : chiaro no?</p>
<p>Tale disegno registico viene sostenuto al meglio da tutto il cast degli attori coinvolti. A partire da Luigi Lo Cascio, che offre un’interpretazione di Braibanti svolta e condotta sul registro di un’adamantina asciuttezza, che nulla concede ad amplificazioni mimiche o di toni, restituendone la forza di uomo consapevole di quel che gli sarebbe accaduto.</p>
<p>Le musiche verdiane inserite nella colonna sonora &#8211; tratte da <em>AIDA </em>e da <em>OBERTO CONTE DI SAN BONIFACIO </em>&#8211; assolvono magnificamente a questo compito. A ribellarsi invece è il giornalista interpretato da Elio Germano, che su incarico dell’<em>Unità</em> deve seguire il suo “caso”. Il vero e grande sconfitto è lui, quando il partito decide più opportuno e conveniente distanziarsi da una materia ritenuta ormai troppo imbarazzante e rischiosa. Lui insieme alla cugina Emma – Sara Marrocco – che un’apparizione del volto in primo piano di Emma Bonino verso la metà del film, fa pensare che si tratti proprio di lei, rivedendosi da giovane attraverso gli occhi della sua memoria. Per inciso, il suo nome compare fra gli sceneggiatori. Non vi sono vincitori, in questa vicenda perdono tutti.</p>
<p>Chi anni di vita, chi ideali, chi la propria famiglia o quel che ne resta. Nemmeno la madre di Ettore, a cui dà volto e espressività sobria un’intensa Anna Caterina Antonacci, che pur rapendo il figlio dalle braccia di quell’amorale destinato all’inferno, per rinchiuderlo in un manicomio e sottoporlo a un trattamento di elettroshock, affinché guarisca da quella insana malattia, neppure lei potrà ritenersi premiata dalla sua azione correttiva, di ripristino di una condotta di vita nei solchi di una impeccabile onorabilità sociale. E tanto meno il fratello maggiore di Ettore, figura estremamente ambigua nell’adombrare quasi un sentimento di rivalità e gelosia nei confronti di una relazione forse fortemente desiderata e con altrettanta forza repressa. Ma se in questo episodio di un conflitto che oppone da sempre bene di natura a perbenismo, si volesse trovare a ogni costo qualcuno da considerare vincente, per quanto paradossale possa apparire, credo che lo si possa rintracciare nella figura di Ettore.</p>
<p>L’anima persa e traviata da ricondurre lungo i sentieri della rettitudine, il capro espiatorio da sacrificare nel nome di un santificato conformismo, per poi ribattezzarlo e riammetterlo nella  società del decoro. Il suo percorso di resistenza alla perdita e alla sconfitta, la sua silenziosa ribellione a chi vorrebbe davvero manipolarlo, la costruzione lenta e costante di una sua fortezza interiore, si alternano e avvicendano nel ricalcargli addosso l’effige di un eroismo diversamente espresso. Ad abbinare, dosare e miscelare la palette di queste tinte e sfumature, un potentissimo e abbacinante Leonardo Maltese alla sua prima apparizione sullo schermo – è bene rimarcarlo – ma dotato di una naturalezza da lasciare increduli. Il lungo piano sequenza con cui la cinepresa riprende e si sofferma sul suo volto durante l’interrogatorio prima del verdetto,  credo che rimarrà una delle testimonianze più crude sulle devastazioni che menti grette e asserragliate nelle roccaforti delle proprie fobie possono produrre su individui della loro stessa specie. Non così le formiche , appunto.</p>
<p>Per concludere, vale dunque ricordare questa poesia di Bertold Brecht :</p>
<p><em>Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,<br />
</em><em>e fui contento perché rubacchiavano.<br />
</em><em>Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto<br />
</em><em>Perché mi stavano antipatici.<br />
</em><em>Poi vennero a prendere gli omosessuali<br />
</em><em>E fui sollevato perché mi erano fastidiosi.<br />
</em><em>Poi vennero a prendere i comunisti,<br />
</em><em>e io non dissi nulla perché non ero comunista.<br />
</em><em>Un giorno vennero a prendere me,<br />
</em><em>e non c’era rimasto più nessuno a protestare.</em></p>
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