<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Parco Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/parco/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/parco/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Mon, 27 Mar 2023 15:23:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Non è casa mia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/non-e-casa-mia-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 01:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Disguido]]></category>
		<category><![CDATA[Emma]]></category>
		<category><![CDATA[Francè]]></category>
		<category><![CDATA[Parco]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Tristezza]]></category>
		<category><![CDATA[Umanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6658</guid>

					<description><![CDATA[<p>Racconto di Wanda Lamonica. In copertina una foto di Giuliana Moscovini “Non è il mio posto, questo, signora. Non è il mio solito parco. Elisa non mi porta mai qui. Mio nipote forse non lo sapeva. È lui che mi ha accompagnata. Chiamatelo. Sì. Chiamatelo. Che lui ha un ufficio. E un telefono che suona [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/non-e-casa-mia-racconto/">Non è casa mia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Wanda Lamonica. In copertina una foto di Giuliana Moscovini</strong></em></p>
<p>“Non è il mio posto, questo, signora. Non è il mio solito parco. Elisa non mi porta mai qui. Mio nipote forse non lo sapeva. È lui che mi ha accompagnata. Chiamatelo. Sì. Chiamatelo. Che lui ha un ufficio. E un telefono che suona sempre”.</p>
<p>Lea è agitata. Vorrebbe scappare ma le sue vecchie gambe non sono d&#8217;accordo.</p>
<p>“Si sieda qui, Lea. Fa fresco, non trova? Mettiamo questo bellissimo scialle?” chiede la donna-azzurra poggiando sulle spalle dell&#8217;anziana signora uno scialle di lana morbida.<br />
“Non voglio sedermi. Non ho nemmeno il mio cuscino. Ha ben 18 mattonelle quadrate fatte all&#8217;uncinetto, il mio cuscino, sa?”.</p>
<p>Lea si guarda attorno, confusa. Ha un sussulto ogni volta che qualcosa di sconosciuto la turba profondamente. Le trema il mento. Il suo bastone da passeggio, ora, è soltanto un punteruolo con cui poter bucare un mondo cattivo.</p>
<p>“E poi la mia panchina ha un segno inciso con una chiave. Me l&#8217;ha fatto Pinuccio mio. Un cuore, sa? Intagliato con la chiave del portone della nostra prima casa”.</p>
<p>Sorride, inclina la testa. Bacia la medaglietta che porta sul petto, con la piccolissima fotografia dell’uomo che ha amato per 54 anni. La lucida con il pollice.</p>
<p>“E poi qui non ci sono i miei bambini. Ci sono solo vecchietti come me. Al mio parco, invece, c’è Paolino che mi porta la palla, Amelia che alle 10 in punto mangia la frutta frullata, seduta nel passeggino. (Sta imparando a usare il cucchiaino da sola, sa? ). E devo preparare le molliche di pane per Rodolfo, altrimenti i piccioni non ci vanno mai da lui. Eh.”</p>
<p>Un lampo di gioia illumina per un attimo il suo sguardo. “Guardi, mi lasci pure fuori da quel cancello. Mi appoggio al muretto e aspetto Elisa. Verrà. Elisuccia verrà”.</p>
<p>Lea vuole raggiungere il cancello. Costruisce ogni singolo passo appoggiandosi saldamente al suo bastone di legno. Mastica a vuoto per digerire meglio lo sforzo. La donna-azzurra la sostiene meglio che può.</p>
<p>“Lea, entriamo. Aspettiamo dentro. C’è una signora che vuole conoscerla”.</p>
<p>Lea è visibilmente stanca. Sfinita, si lascia guidare dalla donna-azzurra. Insieme raggiungono una camera al primo piano di un grande edificio giallo. C’è l’ascensore.</p>
<p>“Elisa ha paura dell’ascensore, sa? E io per mia figlia salivo e scendevo le scale pur di non lasciarla mai sola, sa? Adesso non posso più seguirla. Le gambe non ce la fanno. Lo devo prendere per forza l’ascensore. Ma appena le porte si aprono, io l’aspetto al piano di casa nostra e le canto Gioia mia, per tenerle compagnia finché lei sale su. Una mamma le fa queste cose, sa?”</p>
<p>La donna-azzurra e Lea raggiungono la stanza numero 23. Due letti, un tavolo, tre sedie, un armadio di metallo, un’orchidea finta.</p>
<p>“Adele, ecco Lea”, annuncia la donna-azzurra. Adele è una vecchina minuta, seduta davanti alla finestra. Guarda lontano. Poi si gira verso le due donne. Sorride. Le mancano due denti. E soprattutto l’allegria.</p>
<p>“Siediti, Lea “, dice indicando la sedia vuota. Lea si siede, sospira. Comincia anche lei a guardare lontano abbracciata stretta stretta al suo bastone.</p>
<p>“Posso stare davvero poco qui”, si giustifica Lea.<br />
“Mia figlia Elisa verrà a prendermi tra non molto. Questo non è il mio letto, non è casa mia. Non è il mio parco. Non è la mia vita”.</p>
<p>Un tintinnio di posate annuncia la cena.</p>
<p>“È quella nuova?”, chiede la collaboratrice Rosa all’uomo-azzurro, alle prese con le scodelline di purè.<br />
“Già. È Lea”, risponde l’uomo-azzurro Francesco. “Aspetta sua figlia Elisa. Non sa ancora che non c’è più. E che il nipote non ha tempo per lei”.<br />
“Vado io da Lea”, dice Rosa, prendendo un vassoio con il cibo caldo e una mela cotta.<br />
“Che c’ho ancora il vizio dell’umanità, Francè”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/non-e-casa-mia-racconto/">Non è casa mia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6658</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Itinerari romani. Aventino: il Giardino degli Aranci</title>
		<link>https://www.borderliber.it/itinerari-romani-aventino-il-giardino-degli-aranci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jul 2022 01:16:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arancio]]></category>
		<category><![CDATA[Belvedere]]></category>
		<category><![CDATA[Città]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[immagine]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerario]]></category>
		<category><![CDATA[Parco]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Vista]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=4311</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Valentina Ciurleo Quante volte capita di pensare a un posto come qualcosa di intimo e personale, da condividere con pochi; distogliere il pensiero con procedure specifiche che abbiano perlopiù fonti naturalistiche. Nel luogo risiede l’attimo e da esso emergono numerose sensazioni. Per chi in vacanza si reca nella capitale italiana, ossia Roma e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/itinerari-romani-aventino-il-giardino-degli-aranci/">Itinerari romani. Aventino: il Giardino degli Aranci</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Valentina Ciurleo</strong></em></p>
<p>Quante volte capita di pensare a un posto come qualcosa di intimo e personale, da condividere con pochi; distogliere il pensiero con procedure specifiche che abbiano perlopiù fonti naturalistiche. Nel luogo risiede l’attimo e da esso emergono numerose sensazioni.</p>
<p>Per chi in vacanza si reca nella capitale italiana, ossia Roma e comincia a parlare di piante d’arancio, viene subito in mente un posto suggestivo dove poter gustare un panorama mozzafiato: <em>il giardino degli aranci</em>. Mura medievali della fortezza cingono il piccolo giardino rettangolare, molto frequentato perché dal belvedere affacciato sul fiume si gode una splendida vista di Roma che va dall&#8217;ansa del Tevere alla Basilica di San Pietro.</p>
<p>Il Giardino degli Aranci, un tempo, era l&#8217;orto dei frati Domenicani. In realtà l&#8217;albero magico, di cui parla la leggenda, è quello piantato nel giardino del chiostro della chiesa di Santa Sabina, visibile solamente attraverso un&#8217;apertura nel muro di recinzione che lo protegge. Si narra che l’albero nacque spontaneamente dai resti della prima pianta di arance amare portata dalla Spagna nel 1200, da San Domenico di Guzman, fondatore dell&#8217;ordine dei Domenicani. Il giardino è molto frequentato sia dai romani che dai turisti che amano renderlo un posto speciale e ritrarlo come in un quadro. Le curiosità, però, non finiscono qui, questo parco oltre ad essere noto per il fatto che è pieno di aranci, per la bellissima vista della capitale, è anche famoso per la presenza di una fontana con la nicchia a forma di conchiglia che raffigura il Dio Oceano romano. Essa era una vasca termale costruita nel 1593 d.C.</p>
<p>Parco Savello, più noto come Giardino degli Aranci è un luogo molto bello per stare in pace e al fresco in una giornata estiva; ognuno siede nel pezzo, nella prima panchina libera e lo sguardo cammina, con gli occhi che incroci, con la calma e la fretta del tempo. Il gusto di una passeggiata, sembra l’impostazione perfetta per descrivere accuratamente: <em>una violinista suona in un angolo del parco e pochi colombi smuovono la ghiaia del terreno. L’aria è padrona di una semplicità da vivere che rinnova sempre</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/itinerari-romani-aventino-il-giardino-degli-aranci/">Itinerari romani. Aventino: il Giardino degli Aranci</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4311</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
