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	<title>Palermo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Fragili come uova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 22:01:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Haiku]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Fragili come uova&#8221; è il titolo che abbiamo dato a questi brevi componimenti di Ugo Mauthe. In copertina una foto di Gianluca Mantoani All’ombra della pelle all’ombra della pelle negli interstizi delle fibre nella trama delle ossa c’è un mondo che noi non è l’illusione analitica ascolta ciò che vuole sentirsi dire quel mondo le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Fragili come uova&#8221; è il titolo che abbiamo dato a questi brevi componimenti di Ugo Mauthe. In copertina una foto di Gianluca Mantoani</strong></p>
<p><strong>All’ombra della pelle</strong></p>
<p>all’ombra della pelle<br />
negli interstizi delle fibre<br />
nella trama delle ossa<br />
c’è un mondo che noi non è</p>
<p>l’illusione analitica ascolta<br />
ciò che vuole sentirsi dire<br />
quel mondo le parla<br />
senza nemmeno guardarla</p>
<hr />
<p><strong>Avanti c&#8217;è posto</strong></p>
<p>avanti c&#8217;è posto gridano<br />
da là davanti e avanti si va<br />
verso l&#8217;inesauribile posto</p>
<hr />
<p><strong>Fragili come uova</strong></p>
<p>fragili come uova<br />
non altrettanto perfetti<br />
il prezzo dell’uovo di colombo<br />
è una scomposta frattura<br />
tra momenti di vita</p>
<hr />
<p><strong>Guarda che luna</strong></p>
<p>a guardare a lungo l&#8217;intonaco<br />
appaiono mari e vallate<br />
che in un cerchio mentale<br />
diventano la tua luna<br />
personalizzata e personale<br />
e tu che ne sei il pastore<br />
puoi cantarne senza errare</p>
<hr />
<p><strong>Un haiku</strong></p>
<p>i rami nudi<br />
toccano le nuvole –<br />
voliamo bassi</p>
<hr />
<h4>Chi è Ugo Mauthe?</h4>
<p>Ugo Mauthe (Palermo, 1953) ha un lungo passato professionale in pubblicità, come copywriter, direttore creativo e docente di comunicazione. Alla scrittura pubblicitaria ha sempre affiancato quella d’espressione. Nel 2024 ha pubblicato la silloge L&#8217;equilibrio del niente (Puntoacapo Editrice). L&#8217;anno precedente sono uscite le poesie di Involontario narciso (Il Convivio Editore). Entrambe le raccolte si sono distinte in vari concorsi letterari. Nel 2020, con Ensemble, i racconti di Vento Lupo e altre nove improbabili storie, Premio Officina Ensemble. Sempre con Ensemble, nel 2019, la raccolta di poesie Il silenzio non tace, Premio Conrieri, Premio Il Meleto di Guido Gozzano, Premio Astrolabio, Premio Giovanni Pascoli &#8211; L’Ora di Barga e finalista o segnalata in altri concorsi. In precedenza erano usciti Minuziosa sopravvivenza (Il Convivio Editore, 2018), silloge poetica che ha ottenuto diversi riconoscimenti, e il romanzo Qunellis (Giovane Holden Edizioni, 2018), una favola nera post apocalittica e post umana. Ama scrivere per i più piccoli: nel 2017 ha vinto Racconti nella Rete con il racconto per bambini Sem fa cucù, inserito nell&#8217;antologia del concorso pubblicata da Nottetempo, che ha come protagonista Sem, un semaforo magico che aiuta bambini e animaletti. Sem ritorna in Sem strapazza i bullazzi e Sem e la grande nevicata (Tomolo-Edigiò Edizioni, 2020-2023), illustrati dall’art director Elena Spada. Suoi racconti, fiabe, haiku e poesie sono stati finalisti o premiati in numerosi concorsi letterari e diversi suoi testi sono presenti in antologie, lit-blog e web magazine. Si considera un privilegiato perché ogni giorno realizza il suo sogno: vivere scrivendo.</p>
<hr />
<p><strong>Link di riferimento</strong></p>
<p><a href="http://www.ugomautheparolescritte.it">www.ugomautheparolescritte.it</a><br />
<a href="https://www.wikipoesia.it/wiki/Ugo_Mauthe">https://www.wikipoesia.it/wiki/Ugo_Mauthe</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Francesco Faraci parla del suo &#8220;Brancaccio: le viscere di Palermo&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/brancaccio-palermo-intervista-faraci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Dec 2024 23:04:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Brancaccio]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e intervista di Miriana Kuntz. Le foto presenti nell&#8217;articolo sono state fornite dall&#8217;ufficio stampa Scrittore e fotografo, Francesco Faraci, racconta nel suo libro “Brancaccio, le viscere di Palermo” la realtà cruda di un quartiere afflitto dalla criminalità organizzata. Un quartiere martoriato dalla mafia, questo il tema principale del nuovo libro di Francesco Faraci. Brancaccio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo e intervista di Miriana Kuntz. Le foto presenti nell&#8217;articolo sono state fornite dall&#8217;ufficio stampa</h4>
<p>Scrittore e fotografo, Francesco Faraci, racconta nel suo libro <strong>“Brancaccio, le viscere di Palermo”</strong> la realtà cruda di un quartiere afflitto dalla criminalità organizzata. Un quartiere martoriato dalla mafia, questo il tema principale del nuovo libro di Francesco Faraci. Brancaccio è un quartiere a nord di Palermo dove la violenza e la criminalità la fanno da padrone. Uno spaccato sociale piuttosto forte quello raccontato dall’autore, una realtà dove la povertà e il degrado si mescolano insieme con una voglia di riscatto abbagliante. Il libro è edito da <strong>Zolfo editore.</strong></p>
<h4>Scopriamo insieme nel dettaglio la trama del libro</h4>
<p>Brancaccio è un quartiere a nord di Palermo. Il feudo dei fratelli Graviano, le strade di Don Pino Puglisi. La ferocia della mafia e la grazia del martirio. Un luogo di frontiera, i cui abitanti spesso sono costretti a crescere prima del resto del mondo, a indurirsi di fronte alla vita. Un labirinto di cortili e vicoli che sommati misurano la distanza di appena un chilometro, specchio di una città spesso incomprensibile, com’è Palermo. Il libro racconta la storia di S., un uomo nato e cresciuto nelle viscere del quartiere. Per anni la sua vita è un continuo viavai dal carcere. Poi arriva Don Pino Puglisi. E con lui, la possibilità di un altrove, un’alternativa alla criminalità organizzata. Il 15 settembre del 1993, sotto casa, il parroco di Brancaccio viene barbaramente ucciso dalla mafia. Insieme a lui crollano i sogni delle ragazze e dei ragazzi del quartiere. La rabbia e lo sdegno si acuiscono, come, tuttavia, l’impossibilità di alzare la voce. Per questo S. ricade vertiginosamente nella vita di prima, fatta di dubbia moralità e straniamento. Solo dopo aver toccato il fondo, S. darà inizio al suo personalissimo percorso di redenzione. &#8220;Brancaccio&#8221; è una storia di violenza e d’amore. Di buio e di luce. Una storia di sogni infranti, di cadute ma anche di insperata voglia di riscatto. Prefazione di Nello Trocchia.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-11320 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/12/foto_libro_faraci.jpg?resize=800%2C400&#038;ssl=1" alt="Brancaccio le viscere di Palermo" width="800" height="400" data-recalc-dims="1" /></p>
<h4>L’intervista a Francesco Faraci</h4>
<h4>Quando e come è nata l’idea per il romanzo “Brancaccio”?</h4>
<p>L’idea del romanzo è nata in maniera naturale dopo aver intessuto relazioni forti con gli abitanti del quartiere. In generale, quando qualcosa inizia a scavare dentro, scrivere è una reazione spontanea. Ognuna delle persone di cui ho scritto si è raccontata spontaneamente, ha voluto regalarmi un frammento della propria storia. Questo romanzo è stato un grande regalo.</p>
<h4>Nel suo libro, Brancaccio appare come un luogo dove diventare cattivi è quasi un obbligo. Quali sono invece i lati positivi di questo quartiere di Palermo?</h4>
<p>Brancaccio, al netto delle storture, è un quartiere infinitamente umano. Vero. È quel luogo in cui ritrovo una realtà che altrove, ormai, è difficile trovare. Lì, le persone, le ragazze e i ragazzi, sono costretti dall’ambiente a crescere prima degli altri, ma in un modo tutto loro mantengono una specie di purezza. Ci sono poche sovrastrutture, ancora meno filtri e questo lo rende speciale.</p>
<h4>S., protagonista del suo romanzo, è una persona vera. Com’è stato ascoltare dalla sua bocca una storia pregna di verità e sangue? Quali sono stati i suoi primi pensieri in merito? Quale invece l’ultimo nelle pagine finali del suo romanzo?</h4>
<p>Sono stati momenti emotivamente molto forti. Mentre raccontava sentivo il suo travaglio. Mentre parlava piangeva, a volte si alzava usciva fuori e poi rientrava. Altre volte si bloccava, non riusciva ad andare avanti, tormentava le sue mani. Cercavo di immaginare la sua interiorità, quanto sforzo gli costasse e quanta voglia avesse di affrontare quello sforzo per liberarsi dai suoi demoni, per scacciarli. Ero sopraffatto da quella forza e cercavo di empatizzare il più possibile con i suoi tormenti. Tentavo di immedesimarmi e il mio unico pensiero era di accogliere il più possibile. Questo è avvenuto per tutto il tempo in cui siamo stati attorno ad un tavolo uno di fronte all’altro, dall’inizio alla fine.</p>
<h4>Dalla sua bio si evince che oltre alla scrittura è anche un appassionato fotografo. Come concilia le due passioni? Come possono mescolarsi insieme in maniera efficace?</h4>
<p>Nasco come fotografo. E forse questo si evince anche dal mio modo di scrivere, “per immagini” per l’appunto. È la prima volta che mischio le due cose. Le fotografie e le parole rispondo a tempi e ritmi diversi. Le prime sono istinto puro, velocità, attimi. Le parole invece decantano, si strutturano lentamente, prendono forma nella stasi. Però possono mescolarsi, a patto che le une non descrivano le altre e viceversa.</p>
<h4>La tua passione da fotoreporter che posti ti ha spinto a visitare? Qual è il ricordo più bello dei tuoi viaggi? Gli stessi viaggi ti hanno spinto a scrivere storie nuove?</h4>
<p>Il mio lavoro da fotografo si concentra, per la maggior parte, nel Sud Italia. Negli anni però mi ha portato molto in giro, nei paesi dell’Est ad esempio, o in Libia e in Tunisia. All’inizio della guerra in Ucraina sono stato in Polonia, sul confine. Ho vissuto venti giorni a stretto contatto con i profughi che arrivavano nelle stazioni e quella, fra le tante, è stata un’esperienza che mi ha cambiato e che quindi ha cambiato anche l’approccio al mio lavoro, rendendolo ancora più umano. I viaggi, quelli veri, aprono le porte al nuovo.</p>
<h4>A chi è indirizzato il tuo romanzo? Cosa speri di suscitare nei tuoi lettori?</h4>
<p>Chiunque scriva vorrebbe che le proprie parole arrivassero a più gente possibile. Questo non sempre accade ovviamente, ma nello specifico Brancaccio non è indirizzato a qualcuno in particolare, almeno non ho mai pensato ad un target specifico. Le storie sono di chi le legge ad un certo punto, di chi vuole affondarci la testa e il cuore. È bello che ognuno le faccia proprie e, senza una guida, dia la propria interpretazione.</p>
<h4>Chi è Francesco Faraci?</h4>
<p>Francesco Faraci è nato a Palermo nel 1983. Scrittore e fotografo, nel 2016 ha pubblicato Malacarne (Edizioni Crowdbooks), nel 2017 il romanzo Nella pelle sbagliata (Edizioni Leima), nel 2019 Jova Beach Party – cronache da una nuova era (Rizzoli). Ancora, ha pubblicato Atlante Umano Siciliano (Emuse Books) nel 2020 e Anima nomade – Da Pasolini alla fotografia povera (Mimesis Edizioni) nel 2022. Ha collaborato con importanti testate italiane e internazionali, tra le quali The Guardian, Time Magazine, Il Venerdì di Repubblica, Internazionale.</p>
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		<title>I Leoni di Sicilia: una famiglia che da Bagnara conquista Palermo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/leoni-sicilia-falzone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 22:02:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: La locandina sella serie Tv tratta dal libro &#8220;I leoni di Sicilia&#8221; di Stefania Auci, Nord, 2019 “Ogni rivoluzione ha un prezzo, ricordalo”. 1799, Bagnara Calabra: un terremoto che quasi uccide la sua famiglia convince Paolo Florio che è giunto il momento di trasferirsi, con la moglie Giuseppina, il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: La locandina sella serie Tv tratta dal libro &#8220;I leoni di Sicilia&#8221; di Stefania Auci, Nord, 2019</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Ogni rivoluzione ha un prezzo, ricordalo”.</em></p>
<p>1799, Bagnara Calabra: un terremoto che quasi uccide la sua famiglia convince<strong> Paolo Florio</strong> che è giunto il momento di trasferirsi, con la moglie Giuseppina, il figlioletto Vincenzo e il fratello Ignazio a Palermo, per rilevare una drogheria che Barbaro, cognato di Paolo e Ignazio, ha preso nella città siciliana. Giuseppina non è felice del trasferimento, ma non ha scelta e i<strong> Florio</strong> vanno a Palermo. Qui li attende una <strong>“putia”</strong> (bottega) in pessimo stato, come la casa dove vanno a vivere, ma nonostante le prime difficoltà, li rende con il tempo i commercianti più ricchi di Palermo. Sarà però soprattutto Vincenzo, il figlio di Paolo, a far diventare l’attività di famiglia un vero e proprio impero: <strong>dalle spezie arriva al tonno, al sale, al marsala, allo zolfo</strong>.</p>
<p>Ma la storia dei Florio è anche un’epopea che racconta di amore e famiglia. Giuseppina, divisa tra l’amore per suo marito Paolo e i sentimenti inespressi per Ignazio, inizialmente disapprova la relazione tra il figlio e <strong>Giulia Portalupi,</strong> una giovane milanese che irrompe nella vita di Vincenzo come un turbine e diventa il suo porto sicuro, la roccia inattaccabile. Giulia, forte e intelligente, è una donna che sfida le rigide convenzioni sociali dell’epoca.</p>
<p>Ma, nonostante la ricchezza, Vincenzo verrà sempre guardato dall’alto in basso dai nobili a causa della sua mancanza di un titolo. Per questa ossessione Vincenzo si troverà a sacrificare prima sé stesso e poi i suoi figli.</p>
<p>Dopo aver dato alla luce le figlie illegittime <strong>Angela e Giuseppina</strong>, Vincenzo, insieme a Giulia, dà alla luce il futuro erede di <strong>Casa Florio</strong>, Ignazio, che condivide lo stesso nome dello zio. Il giovane Ignazio sposa<strong> Giovanna D’Ondes</strong>, una donna dura e fragile come il cristallo, ma piena di passione e desiderosa d’amore. Giovanna diventa la chiave che permette a Ignazio e alla famiglia Florio di inserirsi nella cerchia dell’aristocrazia palermitana e siciliana.</p>
<p>Lo scritto di <strong>Stefania Auci</strong>, pubblicato nel 2019, <strong>&#8220;I Leoni di Sicilia&#8221; </strong>ha avuto un grandissimo successo. Inevitabile quindi che diventasse materiale per una serie.</p>
<p>Se c’è una cosa che è indubbiamente apprezzabile in <strong>I Leoni di Sicilia</strong> è la potenza visiva di questa serie. Merito di una terra bella come poche al mondo, certo, ma merito anche della regia e della fotografia, in cui in alcune scene è evidente l’ispirazione e l’aspirazione del <strong>Gattopardo di Visconti</strong>.</p>
<p>Grazie alla storia di Paolo, Vincenzo e Ignazio Florio, realmente esistiti, questa volta siamo dalla parte dei non nobili, di quelli che, nonostante la sorte avesse già scelto per loro una vita a testa bassa, decidono invece di alzarla, prendendo in mano il proprio destino. E lo stesso fanno le donne che li accompagnano, con in più l’aggravante di essere, appunto, donne, in un momento storico in cui la moglie era proprietà del marito.</p>
<p>Giuseppina Saffiotti, Giulia Portalupi e Giovanna d’Ondes, non sono solo bellezza e sorrisi a trentadue denti, ma portatrici di una rabbia e un senso di rivalsa che trasmetteranno ai loro figli. Parlando direttamente alle donne contemporanee.</p>
<p><strong>Giulia Portalupi</strong> è un personaggio che cambia la storia senza passare alla storia. Una donna ribelle, rivoluzionaria, in contrasto con la società ottusa, bigotta e patriarcale dell’epoca. Lei si ribella dando scandalo, perché semplicemente si sceglie l’uomo che ama, sceglie di uscire dalla sua famiglia, sceglie di leggere, di avere la sua istruzione, di istruire le sue figlie e di poterle rendere libere. E quindi è un personaggio meraviglioso <strong>perché noi donne oggi camminiamo sulle spalle di persone come Giulia Portalupi, un personaggio realmente esistito.</strong></p>
<p>I <strong>Florio</strong> sono uomini dotati di una natura straordinaria: imprenditori visionari, mecenati e filantropi, con interessi in vari settori economici, capaci d’intuizione eccezionali e di una caparbietà ammirevole. Il loro spirito ci ricorda l’Ulisse con il suo sconfinato desiderio di non fermarsi, andando sempre oltre ogni limite conosciuto. Anche i Florio non si accontentano: <strong>spostano sempre un po’ più in alto l’asticella, conquistando traguardi che gli altri non hanno neanche avuto modo di scorgere.</strong> Non si limitano a guardare al futuro ma sono capaci di crearlo con una lungimiranza che rasenta la preveggenza. Proprio per questo si sentono spesso soli, in cerca di qualcuno cui affidarsi. Perché anche l’eccezionalità ha bisogno dell’amore.</p>
<p><strong>&#8220;I Leoni di Sicilia&#8221;</strong> è una storia positiva, di crescita, di cercare di superare i propri limiti. Una storia di gente che ci prova, che viene da una situazione di povertà ed emigra per andare a cercare fortuna e cerca il riscatto. E questa è una situazione presente nel mondo e in qualche modo ci riguarda tutti. Personaggi che già vivono nel futuro e che sognano un futuro migliore.</p>
<p>Oggi, il nome <strong>Florio</strong> è ancora ricordato con rispetto e ammirazione in Sicilia per l’enorme contributo che la famiglia ha dato alla cultura, all’industria e al prestigio dell’isola durante il loro periodo di massimo splendore. La loro eredità è ancorata nella storia e nell’identità della Sicilia.</p>
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		<title>Letizia Battaglia. Dialogo con Nicoletta Taricani</title>
		<link>https://www.borderliber.it/intervista-tariciani-battaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2024 03:29:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un dialogo di Laura Catini con Nicoletta Taricani, che ha appena pubblicato per l&#8217;etichetta musicale nusica.org l&#8217;album &#8220;Memorie&#8221;, dedicato alla figura di Letizia Battaglia. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice dell&#8217;articolo. LC. C’è un “fattore” che si pone all’alba della vita di Letizia Battaglia che, nel conoscere la sua vita e tenacia, ha scavato sensibilmente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Un dialogo di Laura Catini con Nicoletta Taricani, che ha appena pubblicato per l&#8217;etichetta musicale nusica.org l&#8217;album &#8220;Memorie&#8221;, dedicato alla figura di Letizia Battaglia. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice dell&#8217;articolo.</h3>
<p>LC. <strong>C’è un “fattore” che si pone all’alba della vita di Letizia Battaglia che, nel conoscere la sua vita e tenacia, ha scavato sensibilmente nella mia psiche per un’analogia di vissuto. Si insediava in me qualcosa di afferente al suo lavoro che andava ben oltre il già noto e che attirava, con fermezza, il mio sguardo. Quando si decide di visitare un lavoro, come quello di Letizia Battaglia, nella propria vita, non può e non deve essere mai una scelta banale. Quando Ginevra mi ha contattata, ho compreso che il tuo potesse essere un omaggio, un operare di senso e peso specifico di radice siciliana.</strong></p>
<p>Con questo progetto voglio prima di tutto ringraziare Letizia Battaglia per il suo lavoro, ritraendola attraverso la mia musica. Poi, arriva l’omaggio alle sue opere e la condivisione di una parte della sua carriera. Infine essendo anche io siciliana, non è mancato quell’orgoglio in più che mi ha spinta a “fotografarla” con la musica.</p>
<p>LC. <strong>La macchina fotografica è narrazione fortissima che attraversa i luoghi e gli animi più difficili, e si installa tra le pagine di giornale come L’Ora, che non lasciano le notizie invisibili. Lei è la prima, insostituibile, fotoreporter che, da quel momento, segna un’attitudine nel fare fotografico, mai vista in precedenza.</strong></p>
<p>Agli inizi la fotografia è stata una necessità, il mezzo per arrivare a fine mese e poi si è trasformata nella voce che raccontava ciò che accadeva a Palermo e non solo. La sua attitudine nel fare fotografico è stata rivoluzionaria, ma sicuramente lei non ci ha pensato più di tanto, perché faceva parte della sua indole fotografare con rispetto, facendosi “notare” dal protagonista, quasi come se chiedesse il permesso. Molte delle persone da lei ritratte le coglieva nel momento dell’arresto e quindi in manette, e lei a maggior ragione prima di premere il bottoncino della macchina fotografica, si mostrava alla persona. Ci sono anche fotografie che non è riuscita a scattare per una ragione di stima e affettiva troppo grandi nei confronti della vittima e queste immagini se le è portate dentro fino all’ultimo giorno della sua vita, come un lutto non elaborato.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-9829 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=800%2C800&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="800" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>LC. <strong>Una vita impegnata non fugge ma attiva sempre un ritorno nei luoghi, in cui avverte l’esigenza del praticare un’azione civile, del moltiplicare il lavoro, la dose della propria propensione. Quelle crepe sanguinanti dovevano essere l’origine da cui partire per estrinsecare una verità vera del circostante, esente dai lustrini sfavillanti di un contemporaneo fine a sé stesso. Quella verità, così fermata, era inquietante fascinazione nei volti che trattenevano una bellezza dimenticata, imputridita, schernita da un’Italia che </strong><strong>provava paura, disattenzione, menefreghismo egocentrico e metteva in atto tutti quegli atteggiamenti insensati che legavano, in un unico fascio e nel dimenticatoio, quell’entusiastica possibilità di vita. Tuttavia, la donna &#8211; che viveva in Letizia Battaglia &#8211; ha tenacemente continuato a porre il suo obiettivo proprio in quelle zone del vivere.</strong></p>
<p>Letizia Battaglia infatti ha girato il mondo e sicuramente al punto più alto della sua carriera avrebbe potuto schioccare le dita per ottenere qualsiasi cosa. Lei però è sempre ritornata a Palermo per cercare di cambiare la mentalità e di svegliare le menti di coloro che ancora oggi sono soggiogati dal duro gioco della mafia. Lei scendeva in piazza, parlava ai giovani, ha dedicato tanto e tanto tempo agli emarginati, ha lavorato in politica sperando di riuscire ad avere la chiave di accesso al cambiamento subito e invece questa esperienza è quella che probabilmente l’ha delusa più di tutte. Quello che ha realizzato lo ha fatto con le sue mani e la sua grande forza di volontà.</p>
<p>LC. <strong>Pier Paolo Pasolini e Letizia Battaglia. Un incontro che ha segnato la vita dell’uno e dell’altro. Una città come Milano, perno dei cambiamenti.</strong></p>
<p>Era l’11 dicembre del 1972 e Letizia si trovava al Circolo Turati di Milano, gremito di gente che aspettava di incontrare Pier Paolo Pasolini, chiamato a rispondere ai violenti attacchi al suo film <strong>I racconti di Canterbury</strong>. In un’intervista su Repubblica (2011) rivive così quel momento: “Mi trovai a fotografare con un’incoscienza “tecnica” che alla fine fu un bene, perché credo che questi ritratti di Pasolini, per quanto alcuni siano anche sfocati, siano aderenti al personaggio, lo rappresentino con verità. Quel giorno era sconvolto dagli attacchi ricevuti per il suo film. Il dibattito fu durissimo”. Ecco per me questa è la dimostrazione della sua attitudine alla fotografia. Qui emerge la sua umiltà, la sua delicatezza, la sua comprensione e la sua sensibilità. L’elenco potrebbe continuare.</p>
<p>LC. <strong>Manicomio e follia hanno frequentemente coinvolto i grandi. La fotografia di Letizia Battaglia non è mai scissa dalle lacerazioni del sociale.</strong></p>
<p>L’impegno sociale e la fotografia erano sullo stesso binario nella fotografia di Letizia. Nelle pause pranzo dal giornale “L’Ora” scappava all’ospedale psichiatrico Real Casa dei Matti di Palermo (per cui ho scritto un brano) e dedicava il suo tempo ai dimenticati, agli emarginati della città, a chi è stato recluso lì perché donna e rimasta incinta vent’anni prima a causa di violenza sessuale da parte di un prete. Insomma, lei poteva fare la sua pausa pranzo davanti al Teatro Massimo o rientrare a casa a farsi una “pennichella” e invece no. Questo suo lato generoso ed estremamente sensibile mi affascina parecchio. Io stessa cerco nel mio piccolo di dedicarmi a chi viene emarginato, con i piccoli gesti ma anche dedicando progetti di musica. Non riesco a stare ferma e se ho una pausa, ho bisogno di nutrirmi e aggiornarmi continuamente per far sì che il mio aiuto, poi, possa essere utile. La cultura mi ha davvero salvata e Letizia Battaglia si è aggiunta a questa salvezza.</p>
<p>LC. <strong>Fotografia come individuazione e commozione del sé. Il suo rapporto con il corpo della donna. Il sogno al di là di qualsiasi difficoltà.</strong></p>
<p>La figura femminile è stato un altro grande capitolo della fotografia di Letizia Battaglia. Invito a guardare con attenzione ogni singolo scatto e a trovare il fascino che lei in primis provava verso la donna in tutte le sue sfaccettature, forme, stato sociale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/intervista-tariciani-battaglia/">Letizia Battaglia. Dialogo con Nicoletta Taricani</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Lo specchio armeno. Codazzi e &#8220;l&#8217;eternità delle emozioni&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2023 01:52:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arkadia]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<category><![CDATA[spirito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Lo specchio armeno&#8221; di Paolo Codazzi, Arkadia Editore, 2023 Disperdiamo emozioni lungo i tragitti che percorriamo; qualcuno forse avrà modo di riviverle. Non importa che esse siano state belle o brutte, intense o meno intense; nulla svanisce per sempre. D&#8217;altronde. anche questo è un aspetto dell&#8217;eternità. Lo specchio armeno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Lo specchio armeno&#8221; di Paolo Codazzi, Arkadia Editore, 2023</strong></p>
<p>Disperdiamo emozioni lungo i tragitti che percorriamo; qualcuno forse avrà modo di riviverle. Non importa che esse siano state belle o brutte, intense o meno intense; nulla svanisce per sempre. D&#8217;altronde. anche questo è un aspetto dell&#8217;eternità. <strong>Lo specchio armeno di Paolo Codazzi</strong> ci lascia questo messaggio, dopo averci consegnato <strong>profonde riflessioni sulla Storia, sul nostro modo di pensare e sulle interpretazioni che diamo al passato.</strong></p>
<p>Con uno stile ricercato, nel quale la parola è ponte tra <strong>Cielo e Terra</strong>, capace di innescare una narrazione che si distribuisce su più piani temporali, <strong>lo scrittore fiorentino riempie di memoria ogni luogo e ogni anfratto che appare tra queste pagine.</strong></p>
<p>La trama lineare lascia spazio a uno sviluppo del tema complesso, in cui ogni confine tra narrativa e saggistica viene superato. L&#8217;obiettivo è infatti creare le condizioni tramite cui il lettore possa venire a contatto con <strong>un ambiente vivo, mutevole, ma allo stesso tempo determinato dagli eventi passati</strong> che lo hanno attraversato.</p>
<p><strong>Cosimo è un pittore</strong>, un copista per l&#8217;esattezza. Per lui questo non è solo un lavoro, ma è anche un&#8217;attività creativa; infatti, in ogni opera che ricompone inserisce qualcosa di suo. È un modo per fare risaltare quel principio di <strong>inarrestabile trasformazione</strong> che rende unico anche ciò che sembra identico. Dopotutto, nulla può essere riprodotto fedelmente. <strong>L&#8217;uomo è le sue emozioni, così come è la sua epoca.</strong></p>
<p>Per il suo nuovo lavoro, <strong>Cosimo si reca in Sicilia per studiare l&#8217;opera che dovrà copiare</strong>, ma la storia che avvolge il tutto è intrisa di Inquisizione, di stregoneria, di amore e di lutto. Tutte cose che hanno a che fare, a cinquecento anni di distanza, anche con le sue vicissitudini personali.</p>
<p>C&#8217;è un evento in particolare che lo scuote e lo fa piombare in un lungo <strong>déjà-vu</strong>, ossia la morte della sua fidanzata, <strong>Laura</strong>, che avviene un mese prima della celebrazione del matrimonio. Man mano che Cosimo si imbatterà in questa storia, quel trauma mai superato, in cui sopravvive il lutto, contribuirà ad aprire veri e propri varchi temporali</p>
<p>Sia ben chiaro, <strong>questo non è né un romanzo storico né un fantasy,</strong> tantomeno ci sono elementi gotici. Siamo di fronte al dramma di un uomo che fa i conti con la <strong>Storia</strong> e con coincidenze che si sviluppano intorno a temi attualissimi. Codazzi ha il merito di allineare tutto con semplicità ed efficacia, senza ricorrere a stratagemmi. È la <strong>Storia</strong> che riesce a fare il resto, ossia il <strong>&#8220;già scritto&#8221;</strong> e il <strong>&#8220;già accaduto&#8221;</strong> che vengono riproposti in altre salse. D&#8217;altronde, la nostra vita appare a volte come una ripetizione che prova a essere sconvolta dalla ricerca di una novità.</p>
<p>Fatto sta che le emozioni sono sempre quelle. L&#8217;amore, la sofferenza, la gioia producono sempre gli stessi effetti, iniettando in noi solo una passeggera sensazione di <strong>&#8220;mai sperimentato&#8221;</strong> e di egoistico <strong>&#8220;primato&#8221;</strong>. E forse, per dirla alla Cosimo, anche la sua storia è la riproduzione di una vicenda ben più clamorosa e nota, che un <strong>pittore-demiurgo</strong> sta provando a ricopiare aggiungendo qualche elemento di novità.</p>
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