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	<title>opinione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Suprematista, io? Opinioni bandite dal politicamente corretto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/suprematista-io-opinioni-bandite-dal-politicamente-corretto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 12:09:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rocco Giudice è un nostro appassionato lettore che vuole dire la sua sull&#8217;abuso di certe parole come &#8220;suprematista&#8221;. Quando il politically correct bandisce le opinioni In alcune aree del Nord dell&#8217;Italia, all&#8217;inizio del terzo millennio, gli immigrati costituivano il 10 percento circa dei residenti. Oggi, nelle stesse zone, fra prime, seconde e terze generazioni, gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rocco Giudice è un nostro appassionato lettore che vuole dire la sua sull&#8217;abuso di certe parole come &#8220;suprematista&#8221;. Quando il politically correct bandisce le opinioni</strong></p>
<p dir="ltr">In alcune aree del Nord dell&#8217;Italia, all&#8217;inizio del terzo millennio, gli immigrati costituivano il 10 percento circa dei residenti. Oggi, nelle stesse zone, fra prime, seconde e terze generazioni, gli immigrati sono più del 30 percento della popolazione. Se il trend è questo, fra 25 anni è facile immaginare che i &#8220;vecchi italiani&#8221; saranno una minoranze fra le altre.</p>
<p dir="ltr">La demografia ha conseguenze politiche, sociali, giuridiche, culturali inevitabili. Dato tutto questo, chi nota che è così viene accusato, sic et simpliciter &#8211; accusa formulata senza onere di prova e senza contraddittorio &#8211; di essere un &#8220;suprematista&#8221;: cioè? Almeno, chiamateli survivalisti di un popolo in via di estinzione e cancellazione sul piano storico.</p>
<p dir="ltr">Mai si è vista una civiltà avviarsi all&#8217;uscita dalla storia con i propri piedi e sparire dalla nazione in cui era insediata da secoli, perlomeno. Un sui-genocidio indolore e assistito senza tante scuse: tutti i mali del mondo sono responsabilità degli occidentali, bianchi &#8211; da &#8220;smantellare&#8221;, ci è stato detto senza che la cosa suscitasse tante repliche &#8211; e di tradizione, se non religione professata, cristiana. Via, sciò, fuori dall&#8217;Europa, un po&#8217; per volta, con una forma di pulizia etnica incruenta.</p>
<p dir="ltr">Recentemente, un rapporto della polizia inglese ha accertato che molte migliaia &#8211; 250.000, si stima &#8211; bambine e ragazzine dai 4 ai 15 anni sono state per anni trattate come schiave sessuali, nonché violentate, seviziate, ricattate e definite puttane, troie bianche fra gli sghignazzi non di uno, due o venti aguzzini, ma da una rete attiva per anni di indo-pakistani che contava almeno 5 mila &#8220;affiliati&#8221;. Le vittime e le rispettive famiglie venivano minacciate  dal non denunciare l&#8217;accaduto.</p>
<p dir="ltr">Anche quando questi dati &#8211; fatti, non paranoie: chi lo nega per ragioni &#8220;ideologiche&#8221; è paranoico e complice &#8211; è avvenuto nel silenzio dei media, nella inazione della polizia e della magistratura inglese: che hanno consigliato, scoraggiato, dissuaso le vittime del denunciare e dal parlarne alla stampa, parlando di &#8220;maschi&#8221; senza nulla dire dell&#8217;estrazione etnica e culturale dei carnefici, molti dei quali ufficialmente inglesi perché parlano, fosse pure come seconda o terza, la lingua del Re e pagano le tasse &#8211; non è detto &#8211; al governo di Sua Maestà.</p>
<p dir="ltr">Chiaro che non siamo di fronte a un episodio di cronaca nera e a crimini, frequenti, magari, ma isolati. Questa è l&#8217;espressione di una cultura che, al di là di casi tanto atroci &#8211; le condanne post hoc fioccheranno, da imam e correligionari o connazionali d&#8217;origine: sarebbero state più credibili le denunce per tempo -, potrà cambiare o no le leggi di un Paese europeo quando gli immigrati avranno raggiunto una massa critica sufficiente.</p>
<p dir="ltr">Rilevare questo farebbe di me un suprematista? Il mainstream istituzionale, politico, mediatico e intellettuale con licenza di uccidere la verità dei fatti ha sentenziato il &#8220;sì&#8221;. I panegirici e pannicelli caldi alla libertà di opinione e di dibattiti, i commossi omaggi alla miss Mondo delle Costituzioni, al sacrosanto diritto di cronaca e di critica, l&#8217;entusiasmo per &#8220;i nostri valori occidentali&#8221; sono gli specchietti per le allodole e gli usignoli del regime multipartitico a Pensiero Unico.</p>
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		<title>Disprezzare per oltrepassare</title>
		<link>https://www.borderliber.it/disprezzare-ciano-articolo-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 15:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Disprezzo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Parere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Disprezzare per oltrepassare&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore Sapere o non sapere non importa a nessuno. Così dettami l’antico dilemma e fammi essere ciò che non sarò mai: immagine e somiglianza d’altri. Tra la nebbia, accasciato nel mio pensiero ermetico, mentre guido lungo una discesa, su una strada che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Disprezzare per oltrepassare&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore </strong></p>
<p dir="ltr">Sapere o non sapere non importa a nessuno. Così dettami l’antico dilemma e fammi essere ciò che non sarò mai: immagine e somiglianza d’altri.</p>
<p dir="ltr">Tra la nebbia, accasciato nel mio pensiero ermetico, mentre guido lungo una discesa, su una strada che una striscia d’erba ampia due palmi separa da un burrone, mi sento realizzato. Come se quello che sta avvenendo non fosse un pericolo, ma il naturale percorso di una vita finalmente scelta.</p>
<p>Non è selvaggia la calata della mia utilitaria: è misurata dal mio braccio e dai miei piedi. Impugnando lo sterzo e pigiando con parsimonia acceleratore e freno, la dirigo laddove volevo sentirmi libero, sollevato, lontano da impegni quotidiani di poco conto. Raccontare d’altri e dei loro affari, sentirmi intruso in un’esistenza non mia. L’esercizio di stile di una cronaca che è solo propaganda. Ho preferito il mestiere del pieno silenzio, dello specifico parlare: essere me stesso in privato e non voler più essere oggetto pubblico d&#8217;opinione.</p>
<p dir="ltr">Mi trovo così nella vita vera: cavarmela tra l’incuria di una strada abbandonata, dove si incontrano pietre e strettoie; dove le intemperie atmosferiche si avvertono come minacce. Comprendi di essere ospite e che non tutto il mondo ti appartiene. Anzi, sulla maggior parte di esso bisogna tacere. Eccomi qui per lavorare e per evocare la necessità del sacrificio, dell’esserci e del pensare attivamente, senza svilirsi o sbattersi dietro una scrivania infame solo per raccogliere chiacchiere e stronzate di politicanti: architettate bugie per strutturati idioti. Era questa la voce da dare in pasto al popolo?</p>
<p dir="ltr">Disprezzare è un esercizio di stile: un cinico modello che risponde a una logica sopraffina. L’esperienza aiuta a disprezzare; il coraggio di cambiare è utile per disprezzare. Disprezzare vuol dire sacrificare sull’altare della consapevolezza i propri fallimenti. Disprezzare è anche una promessa che si fa a sé stessi: mai più tornare indietro.</p>
<p dir="ltr">Ecco: io finalmente disprezzo, dopo avere peregrinato disperato. Allora viene a me l’antico ottimismo, un senso di allegria, quello spirito di avventura che ha fatto della mia infanzia un’epoca entusiasmante. Riviene a me lo stupore della scoperta: oltrepassare il confine delle proprie paure e scoprire che non ho mai avuto paura per davvero.</p>
<p dir="ltr">Allora, disprezzare è il mio animo che canta. C’è un gallo da sacrificare al dio della salute ritrovata?</p>
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		<title>Giuseppe Perrone: tra i detriti del mondo, la poesia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/giuseppe-perrone-recensione-de-palma-qed/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 22:01:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Macerie]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Perrone]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Luciana De Palma. In copertina: &#8220;Macerie e acqua santa&#8221; di Giuseppe Perrone, Qed Edizioni, 2025 Le poesie di Giuseppe Perrone raccolte in Macerie e acqua santa (Qed ed.) sono feroci quanto rapide incursioni dentro una massa coriacea, che resterebbe chiusa in sé stessa, se lo sguardo del poeta non vi affondasse e la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Luciana De Palma. In copertina: &#8220;Macerie e acqua santa&#8221; di Giuseppe Perrone, Qed Edizioni, 2025</strong></p>
<p>Le poesie di<strong> Giuseppe Perrone</strong> raccolte in <strong>Macerie e acqua santa</strong> (Qed ed.) sono feroci quanto rapide incursioni dentro una massa coriacea, che resterebbe chiusa in sé stessa, se lo sguardo del poeta non vi affondasse e la sua stretta non ne portasse in superficie l’essenza febbrile e ribollente.</p>
<p>Cogliendo con esattezza millimetrica la dolorosa verità delle cose, la parola del poeta crea uno spazio mai concepito poiché è solo quando se ne pronuncia il nome che la sostanza a cui è legato si fa viva e pulsante generatrice di nuove immensità.</p>
<p>I versi di Giuseppe Perrone possiedono la plasticità di un universo che respira, che si muove, che muta direzione e forma, che si assottiglia e di nuovo si rigonfia per rendere in modo autentico l’inafferrabilità di un’esistenza di cui essi sanno testimoniare tanto la bellezza quanto la barbarie.</p>
<p>Queste poesie sono domande chiare e dirette, anche quando non ci sono punti interrogativi a rendere esplicito il dubbio, la perplessità, il tormento in esse sottese. Leggendo, la punta acuminata di questa scrittura penetra in una realtà che preferisce occultare, sviare, confondere piuttosto che lasciarsi attraversare dal più lieve raggio di sole.</p>
<p>Cresce la consapevolezza che il nulla produce nulla, se i gesti, le parole, le intenzioni sono abbandonate al caso o, peggio, al caos. Con perseveranza e lucidità ogni singola poesia, ogni singolo verso procede verso gli inferi, afferrando nel buio brandelli di un’unità ormai dissolta e incapace di restituire l’armonia ad un’umanità anch’essa frammentata.</p>
<p>La responsabilità di dire, di cercare, di mettere nero su bianco è grande e il poeta Perrone qui se l’assume tutta, senza voltarsi né rifiutare di affacciarsi lì dove le ombre danzano con macabri passi di morte.</p>
<p><em>“Dal giorno perduto/alla croce della notte/Il breve passo/Voragine del nulla/Un sospiro colma/il vuoto”.</em></p>
<p>Non ci sono elisioni in una sequenza di parole che si incatenano alla mente, trascinando il corpo in una vertigine di coscienza e sofferenza dovuta al fatto che non si può agire diversamente da quanto impone il dovere kantiano: vedere, sentire, toccare la brutalità della vita.</p>
<p>Il ritmo di queste poesie è sincopato: l’andare a capo spesso e in modo inaspettato fa sì che si percepisca di pancia quanto la superficie dei giorni sia solo apparentemente levigata e priva di imperfezioni; l’occhio del poeta ha rilevato una miriade di carenze e anomalie in cui, come dentro trappole, finiscono le anime cieche.</p>
<p><em>“Più tardi, non so quando/Vedrò l’impossibile/Più tardi/vedrò il divenire dell’esperienza/Ora, l’occhio è cieco/Più tardi/vedrò la giunzione dell’illusione e realtà/Ora,/il corpo è materia/il vuoto è soluzione/il labirinto è risposta//Più tardi, forse di notte/La mia luce”.</em></p>
<p>Evitando la sterile mitizzazione di una scrittura che, fingendo di riconoscere i suoi limiti, intende solo esaltare sé stessa, in queste pagine si riconosce tutta la volontà di riconsegnare alla poesia la sua funzione di denuncia e rivelazione.</p>
<p>Come macigni cadono i versi dentro il silenzio privato della sua portata meditativa: pare quasi di udire i tonfi continui e ripetuti di una verità che implora di essere ascoltata e riconosciuta.</p>
<p><em>“Il quasi è nutrimento/Non è dato sapere se/viviamo o moriamo/Nessuno è il nome/Niente il comandamento/Tra cielo alto e profondo mare/il limbo dell’attesa/di fiore o spiga/L’attimo di felicità,/il non sapere/cos’è/cosa sarà”.</em></p>
<p>Resta vigile il poeta, con i sensi e la ragione, non si fa sorprendere dalle tentazioni di pacificarsi con le illusioni e le speranze, con le menzogne consolatrici e le abbaglianti lusinghe della vanità: cogliere l’arrivo della notte, prestando attenzione ai minimi cambiamenti di luce, significa resistere alla disfatta dello spirito persino quando tutto intorno è catastrofe e violenza.</p>
<p><em>“Mente e cuore/Se è rosa c’è la spina/In mezzo l’angusto passaggio/Toccare il palpito”.</em></p>
<p>Quanta sana follia, quante apnee dello spirito, quante sconfitte sono necessarie prima di accettare che solo dopo aver superato un passaggio angusto, privo d’aria e di luce, sarà possibile vivere un palpito, l’unico forse, di vera esistenza?</p>
<p>Implode la luce che non trova orizzonte su cui sbocciare e spandersi: la poesia è un insieme di specchi disposti ad arte affinché ogni più debole bagliore accresca in intensità e frequenza.</p>
<p>Nella prefazione così scrive Nicola Vacca: <em>“Il poeta è nudo davanti alla realtà. Con uno sguardo disincantato guarda in faccia lo sgomento e prende coscienza, avendo sempre gli occhi aperti sulle macerie. […] Sa di essere testimone disincantato del suo tempo, guarda in faccia la bestia della realtà e con parole crude e forti racconta, attraversando sempre, lo schianto che ci coinvolge, che ci travolge”.</em></p>
<p>Andando incontro alla distruzione di ogni etica e di ogni senso della comunità, non resta che afferrare un pugno di poesie, stringerle tra le dita e credere di avere ancora qualcosa di solido a cui aggrapparsi, mentre infuria la tempesta e i tamburi di guerra coprono il respiro della vita.</p>
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		<title>Passato, ancora inganni?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/inganni-passato-memoria-presente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2025 22:01:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Descrizione]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Passato, ancora inganni?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore  Crudeltà e dolcezza dell&#8217;indifferenza: una pacca sulla spalla per dire &#8220;andrà tutto bene&#8221;, il silenzio assordante per &#8220;scartare qualcosa o qualcuno di cui non si ha più bisogno&#8221;. È andata così, senza sapere né come né quando, come se una pentola [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>&#8220;Passato, ancora inganni?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore </b></p>
<p>Crudeltà e dolcezza dell&#8217;indifferenza: una pacca sulla spalla per dire <strong>&#8220;andrà tutto bene&#8221;</strong>, il silenzio assordante per<strong> &#8220;scartare qualcosa o qualcuno di cui non si ha più bisogno&#8221;</strong>. È andata così, senza sapere né come né quando, come se una pentola a pressione fosse scoppiata nel fegato.</p>
<p>Certi momenti li descrivi a distanza di tempo, anche se mai potranno essere analizzati e compresi. Quello umano è un materiale facilmente infiammabile, puoi fare attenzione e puoi maneggiarlo con cura, ma alla fine ti ferisci con esso. D&#8217;altronde di quella sostanza fa parte ognuno di noi, quindi sappiamo come funziona.</p>
<p>Lo sguardo retroverso, come l&#8217;utero di una donna, cerca ragioni su ragioni senza venirne a capo. Uscire dal labirinto è una sfida allettante, ma <strong>dal passato non torna nulla</strong> e spesso nessuno ha la possibilità di ricucirlo per ciò che è stato davvero. Qualcosa si omette e altro si perde per strada, tanti particolari non ci interessano più, però potrebbero essere gli indizi migliori con cui risolvere ogni enigma.</p>
<p><strong>Il passato è bello se dura poco</strong>, come per gli scherzi. Fa bene rievocarlo tra gli amici per riportare alla luce quelle cose divertenti e senza senso che abbiamo svolto con serietà fino a un certo punto. In quei momenti retrospettivi, ridendo di noi, scopriremo quanto eravamo convinti di un amore, di una battaglia, di un ideale, della bellezza dell&#8217;esistente, di un compagno o di una compagna.</p>
<p><strong>Il passato fugge</strong>, come la vita. Si allontana sempre di più e si nasconde. Si traveste, si trucca, ci tenta e ci fotte. Ne ha le possibilità ogni qualvolta ci sforziamo di ricostruire gli eventi secondo una certa logica, ogni qualvolta abbiamo necessità di riflettere affinché non vengano compiuti gli stessi errori da cui nulla abbiamo imparato.</p>
<p><strong>Il passato ci suggerisce</strong> che qualcosa siamo stati, che forse ci siamo evoluti, che forse siamo morti senza accorgercene. Il mondo appare annebbiato dal passato e declama il futuro solo per sfuggire alle sue grinfie. Non c&#8217;è <strong>&#8220;ora&#8221;</strong> che sia rispettato per ciò che è, ossia <strong>&#8220;nuda vita&#8221;</strong>.</p>
<p>Il vitalismo ingannato dal passato, ecco il padre che divora i suoi figli in una dimensione senza tempo. Nei ricordi che ancora feriscono, che pur ci danno gioia, sta il baratro nel quale ci soffochiamo. Eppure banchettiamo allegramente, con la testa tra le nuvole, con la mente in una miniera senza oro, nel ricordo che ci rende oggi ciò che non avremmo mai voluto essere: <strong>migliori, ma solo per noi stessi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Arcana. Il Tempio&#8230; con lo sguardo a Oriente</title>
		<link>https://www.borderliber.it/arcana-tempio-massoneria-console/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 02:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arcana]]></category>
		<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Albino Console La Libera Muratoria si avvale di un gran numero di simboli a cui daremo il giusto spazio in futuro. Il più grande contenitore di questi è certamente il Tempio. La sola compenetrazione di ciò che troviamo al suo interno dovrebbe dare, all’uomo introspettivo, un’idea più chiara e certamente più realistica del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Albino Console</strong></em></p>
<p>La Libera Muratoria si avvale di un gran numero di simboli a cui daremo il giusto spazio in futuro. <strong>Il più grande contenitore di questi è certamente il Tempio.</strong></p>
<p>La sola compenetrazione di ciò che troviamo al suo interno dovrebbe dare, all’uomo introspettivo, un’idea più chiara e certamente più realistica del creato, che sia esso visibile all’occhio o al solo cuore. Due colonne in rame, cave e di stile dorico una e ionico l’altra, trovano posto all’entrata; <strong>esse sono Boaz e Yakin.</strong></p>
<p>Nel <strong>Tempio di Salomone</strong>, queste misuravano 12 cubiti di altezza per 8 di larghezza, mentre sui rispettivi capitelli troviamo tutt’oggi una raffigurazione del pianeta terra da una parte e tre melograni dall’altra. Le colonne si trovano ad <strong>Est,</strong> proprio di fronte vedremo il cosiddetto <strong>Oriente</strong>, dove il <strong>Maestro Venerabile</strong> conduce i <strong>Lavori ritualmente. </strong>Con lui, siederanno ad Oriente eventuali ospiti, come <strong>Gran Consiglieri</strong> o <strong>Ispettori,</strong> che vigilano sulla precisione dei lavori.</p>
<p>Lateralmente troveremo seduti apprendisti, compagni d’arte e Maestri distribuiti tra le cosiddette colonne <strong>del Sud e del Nord,</strong> in base al proprio grado ed eventualmente ruolo.</p>
<p>Ai lati delle colonne trovano spazio due scranni che ospitano i due sorveglianti che, <strong>sono garanti della rettitudine dei Fratelli durante i lavori</strong>. Alle spalle dei Fratelli, seduti tra le colonne, possiamo notare i <strong>dodici segni zodiacali</strong> sovrastati da una lunga corda, intrecciata con i nodi d’amore, che circonda l’intero perimetro del Tempio.</p>
<p><strong>Oratore, segretario e copritore interno</strong> completano, assieme a sorveglianti e Maestro Venerabile, la struttura dei dignitari di Loggia. Ad un occhio attento, queste sei figure, se osservate dal di sopra, creano una forma ben precisa, <strong>due triangoli che trovano intersezione al loro centro</strong>, il che riporta alla mente il simbolo denominato <strong>sigillo di Salomone.</strong></p>
<p><strong>Venere, Ercole ed Atena</strong> adornano i rispettivi scranni di secondo sorvegliante, primo sorvegliante e Maestro Venerabile, che risultano anche gli unici dignitari di Loggia in possesso di un martello denominato <strong>Maglietto</strong>.</p>
<p>Al centro del Tempio, tendente all’Oriente, trova collocazione il cuore pulsante dei lavori, la cosiddetta <strong>Ara</strong> sulla quale troviamo <strong>la bibbia o libro sacro</strong> che, in base al tipo di lavoro da svolgere, verrà aperta su pagine diverse, <strong>così come la squadra ed il compasso che vi si poggiano sopra</strong>.</p>
<p>Tutti i simboli che abbiamo solo accennato hanno un significato ben preciso, che allo stesso tempo trovano una personalissima interpretazione, figlia del vissuto e del modo soggettivo di vedere di ogni <strong>Fratello e Sorella</strong>.</p>
<p>Tutte le interpretazioni sono giuste, pur rimanendo, per loro natura, certamente altro. Il<strong> Libero Muratore</strong> non è in accordo né in disaccordo con il pensiero altrui, ma è suo dovere accettarlo, come viene accettato il proprio. Nel <strong>Tempio</strong> ci si allena alla tolleranza, motivo per cui sentirete dire spesso che la <strong>Libera Muratoria è una palestra di vita.</strong></p>
<p><em><strong>*In foto, Albino Console, Rispettabilissimo Maestro Venerabile della Rispettabile Loggia Lux Solis della Gran Loggia D’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori</strong></em></p>
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