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	<title>Nostalgia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La ruvida dolcezza della mia terra</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-ruvida-dolcezza-bellomusto-prosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 22:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La ruvida dolcezza della mia terra&#8221; è una prosa di Doris Bellomusto. In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autrice Panni stesi, un Super Santos, case abitate da ricordi. Poi ci sono le cose che non si vedono: le vite possibili, le amicizie che nutrono, le chiacchiere, i passi lenti, gli occhi attenti, il cuore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La ruvida dolcezza della mia terra&#8221; è una prosa di Doris Bellomusto. In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>Panni stesi, un Super Santos, case abitate da ricordi. Poi ci sono le cose che non si vedono: le vite possibili, le amicizie che nutrono, le chiacchiere, i passi lenti, gli occhi attenti, il cuore distratto, le voci che amo.</p>
<p>Esercito pazienza verso tutte le cose incompiute, rotte, perdute.</p>
<p>Esprimo un desiderio per ogni tuffo in mare. Imparo, a poco a poco e con fatica, ad accogliere le contraddizioni, i contrasti, le ombre. Accumulo un po&#8217; di ruggine sul cuore, respiro, mi nutro di ciò che resta. Ho sempre gli occhi pieni, il cuore in apnea, la pelle attraversata da brividi d&#8217;amore. Ho chiesto a mio figlio che impressione ha di questa terra e mi ha detto che gli piace perché è randagia come i gatti nel giardino della nonna, non poteva dare una risposta più esatta.</p>
<p>Non ci sono annunci di felicità nuove. Si ode la cicala, l&#8217;acqua cheta di una fontana, un vento caldo che non smuove niente. Si sente un cinguettio, l&#8217;io che rimbomba, rimbalza, avanza.</p>
<p>A passo incerto, incauto, indecente, inciampa nei desideri, l&#8217;improvvisato acrobata.<br />
Ha sete, l&#8217;egoista, beve<br />
vino e non si inebria. Cade nel lento ozio<br />
di un tempo pigro. Giù,<br />
guarda il cielo dal basso,<br />
spariglia il gioco. Nascosto sotto pelle c&#8217;è l&#8217;asso da giocare.</p>
<p>È il sale che manca al pane altrui, la rima facile, l&#8217;amore difficile.</p>
<hr />
<h4>Chi è Doris Bellomusto?</h4>
<p>Si è laureata in lettere classiche presso l’Università della Calabria, insegna materie letterarie presso il “Liceo G. Pascoli” di Barga (LU), dove vive dal 2011. Non ha mai dimenticato né i suoi studi classici né le sue radici meridionali. Dalle sue inestinguibili nostalgie sono nate le raccolte di poesie Come le rondini al cielo (edizioni Tracce, Marzo 2020); Fra l’Olimpo e il Sud (Poetica edizioni, Luglio 2021); Nuda (Ladolfi editore, Giugno 2022). Per la casa editrice Le Pecore Nere ha scritto Ti abbraccio, Teheran e A corpo libero. Direttrice della collana “Foglie” per la stessa casa editrice è arrivata seconda al Premio Nabokov e al Premio Le Ragunanze.</p>
<hr />
<p><em>Sa ti è piaciuta &#8220;La ruvida dolcezza della mia terra&#8221;, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/per-chi-torna-in-calabria-bellomusto-prosa/">&#8220;Per chi torna in Calabria&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Ottobre. Ricordi?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dulcetti-racconto-padre-ottobre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2023 02:02:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuele]]></category>
		<category><![CDATA[Leo]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
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		<category><![CDATA[Ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[Praia a Mare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Napoleone Dulcetti. Tratto da “Ora Momento, un progetto per mio padre&#8221; Ci risiamo, l&#8217;attesa ha sempre la stessa intensità. Come se fosse la prima volta, aspetto che il telefono squilli. Emanuele, il mio terzo figlio. Stasera la temperatura è di nuovo mite, l&#8217;aria settembrina sembra essere momentaneamente sparita. Chiamo qualcuno ma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Napoleone Dulcetti. Tratto da “Ora Momento, un progetto per mio padre&#8221;</strong></em></p>
<p>Ci risiamo, l&#8217;attesa ha sempre la stessa intensità. Come se fosse la prima volta, aspetto che il telefono squilli. Emanuele, il mio terzo figlio.</p>
<p>Stasera la temperatura è di nuovo mite, l&#8217;aria settembrina sembra essere momentaneamente sparita. Chiamo qualcuno ma so che sono tutti via, Leo è in Lombardia, Nicola è in Campania, Manu è sulle navi chissà dove, eppure aspetto quella telefonata come 27 anni fa. Raiuno è al suo volume abituale, non vedo altro, non ascolto altro, è un canale che mi tiene compagnia, come la foto di mamma, mamma America, non la perdo mai di vista, so che è qui, accanto a me, anche se le nostre voci sono strozzate da una diga di tristezza e nostalgia.</p>
<p>Eccola mamma, è seduta sul lungo tavolo della cucina, Leo ha appena aperto la seconda Coppa del Nonno e lei ha un vestito floreale celestino, l&#8217;aria stanca ma compiaciuta. Squilla il telefono. &#8220;Ecco Emanuele!&#8221;, dice mamma ad alta voce ancor prima del terzo drink. Alzo la cornetta, è proprio così.</p>
<p>Leo lascia il gelato a metà e corre verso di me e dice: &#8220;Nato papà?&#8221;.</p>
<p>Mi avvicino alla finestra. Questo vetro è ormai il mio cannocchiale sul mondo. Dalla collina guardo verso ovest, il tramonto è un&#8217;alba magnifica. Il sole illumina il futuro. Scruto le acque blu, cerco una nave sperando sia quella di Manu che torna a casa.</p>
<p>Mi getto sulla poltrona e scorro sul cellulare foto antiche. Trovo quella della mia Ford color verde scuro metallizzato. Sento il diesel arrivare al motore. Si sale per i tornanti verso l&#8217;ospedale di Praia a Mare. Leo e Nicola sono con me, si tengono la mano, muti e felici del nuovo arrivo. Mimma è seduta su una panchina fuori la camera, si tiene il ventre, sta bene ma è stanca, è l&#8217;ultima gravidanza.</p>
<p>Emanuele è bellissimo, ha gli occhi dello stesso colore del mare, quel blu sul quale cerco ogni sera una nave della marina militare. Eravamo una famiglia bellissima, ora siamo una famiglia al completo.</p>
<p>Qualcuno bussa alla porta, rimetto in ordine la foto di mamma e papà sulla mensola, vado ad aprire. C&#8217;è un militare alla porta, ha gli occhi del mare. &#8220;Tornato papì&#8221;.</p>
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		<title>Una pietra in mano</title>
		<link>https://www.borderliber.it/pietra-in-mano-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Apr 2023 02:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Borgo]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Mano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Una pietra in mano. Pianto leggero, ricordo penetrante. È la mia casa, persa nel tempo. Casa moderna, indifferente al mio sguardo. Una coppia strana, in bilico, il cuore manca. La signora con voce leggera: “Posso mostrarle una cosa?”. Le rispondo: “Certo”. Si alza e mi porge in mano una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Una pietra in mano.<br />
Pianto leggero,<br />
ricordo penetrante.</p>
<p>È la mia casa,<br />
persa nel tempo.</p>
<p>Casa moderna,<br />
indifferente al mio sguardo.</p>
<p>Una coppia strana,<br />
in bilico, il cuore manca.</p>
<p>La signora con voce leggera:<br />
“Posso mostrarle una cosa?”.</p>
<p>Le rispondo:<br />
“Certo”.</p>
<p>Si alza<br />
e mi porge in mano una pietra.</p>
<p>Un calore mi invade.</p>
<p>È una pietra di casa sua,<br />
è la reliquia della sua infanzia.</p>
<p>Poche parole,<br />
scende una lacrima<br />
e tutto si accende.</p>
<p>Il cuore è tornato.</p>
<p>Per un attimo tutto cambia,<br />
nel ricordo della fanciullezza vissuta<br />
e rinchiusa in un corpo lento e felice:<br />
pronto a riprendere il suo viaggio.</p>
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		<title>Che non sia l&#8217;ultimo. Giuseppe Gervasi e la poesia come cura</title>
		<link>https://www.borderliber.it/che-non-sia-lultimo-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 01:50:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[Pace edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[Silloge]]></category>
		<category><![CDATA[Umanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina &#8220;Che non sia l&#8217;ultimo&#8221; di Giuseppe Gervasi, Pace edizioni, 2023 Ci sono lacrime, visibili solo allo specchio. Ci sono lacrime che tutti vedono, che ridono nel teatro della vita. Comincio questa riflessione con alcuni versi estrapolati mentre, vagando tra le pagine del libro, cercavo un incipit. Leggere è importante, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina &#8220;Che non sia l&#8217;ultimo&#8221; di Giuseppe Gervasi, Pace edizioni, 2023</strong></em></p>
<p><em>Ci sono lacrime,</em><br />
<em>visibili solo allo specchio.</em><br />
<em>Ci sono lacrime che tutti vedono,</em><br />
<em>che ridono nel teatro della vita.</em></p>
<p>Comincio questa riflessione con alcuni versi estrapolati mentre, vagando tra le pagine del libro, cercavo un incipit. Leggere è importante, interpretare lo è ancora di più. In questa trasmigrazione del pensiero, dietro cui si cela un abbandono all&#8217;ascolto delle emozioni suscitate dalla lettura, ritrovo una certa simpatia per la nostalgia. Ecco, Giuseppe Gervasi compie il suo viaggio nei ricordi, lo pone in versi e traccia un itinerario che non è solo suo, ma per tutti.</p>
<p>Non è una generosa concessione, ma un disinteressato invito a entrare in questi componimenti, che non chiedono solo di essere letti, ma di essere attraversati con passo lento e con spirito meditativo. <em>La vita è fatta di scelte in solitudine</em>, scrive Gervasi e anche la poesia è una scelta, un mostrare le proprie piaghe e le proprie cicatrici. Ma anche in questo caso, svelare sé stessi non è un esercizio narcisistico, ma una dichiarazione di umanità, un <strong>darsi con sincerità</strong> capace di strappare le maschere che indossiamo per non soffrire.</p>
<p><em>Tendiamo a raggiungere la perfezione,</em><br />
<em>mai raggiunta, neanche sfiorata.</em><br />
<em>Tendiamo a creare l&#8217;assoluto,</em><br />
<em>anzi il nulla.</em></p>
<p>Così Gervasi sintetizza il gioco di forza che portiamo avanti con la vita; come se non ci fidassimo della semplicità che ci circonda, della naturalezza che ci ammanta, del poco che si gusta con gioia. Non è un invito alla povertà o alla decrescita felice quello che ci propone il poeta calabrese, ma è una constatazione. In questi versi, infatti, la caduta non è sconfitta, ma ritorno alla Terra, alla sostanza di cui è composta l&#8217;umanità&#8230; anche quando gioca con la tecnica.</p>
<p><em>Che non sia l&#8217;ultimo</em> diventa così un ritorno alla fanciullezza, quando ogni cosa destava stupore e meraviglia. Ma anche in questo caso, resta sempre viva l&#8217;eco di una voce malinconica, un certo disagio davanti al fatto che si è consapevoli di essere ormai diventati adulti, di essere stati del tutto corrotti o, per meglio dire, conformati a un sistema che sappiamo non appartenerci.</p>
<p>Come rispondere a questo dolce veleno che ci viene iniettato e che ci rende schiavi delle illusioni? Forse così:</p>
<p><em>Ogni giorno è il primo giorno,</em><br />
<em>la prima luna,</em><br />
<em>il primo sole.</em></p>
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		<title>Giovinezza. Una lirica sul &#8220;domani&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/giovinezza-di-sebastano-impala/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2023 01:31:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[domani]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Gioventù]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia di Sebastiano Impalà. Foto di Martino Ciano Vivo di affranti sogni nell&#8217;ipogeo della mia incredulità, fra spazi orizzontali ed inutili parole. L&#8217;universo è qui, accanto a me nelle fessure solitarie della notte, negli occhi spalancati di un bambino, fra le braccia robuste di mio padre e la voce maliziosa del peccato. La giovinezza è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia di Sebastiano Impalà. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Vivo di affranti sogni<br />
nell&#8217;ipogeo della mia incredulità,<br />
fra spazi orizzontali ed inutili parole.</p>
<p>L&#8217;universo è qui, accanto a me<br />
nelle fessure solitarie della notte,<br />
negli occhi spalancati di un bambino,<br />
fra le braccia robuste di mio padre<br />
e la voce maliziosa del peccato.</p>
<p>La giovinezza è un frutto<br />
da mangiare acerbo,<br />
nettare pregiato da succhiare<br />
nei pomeriggi caldi dell&#8217;estate,<br />
correndo a piedi nudi sulla sabbia,<br />
col fiato corto<br />
e lo sguardo proiettato nel domani.</p>
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