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	<title>Nome Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Due poesie inedite di Mauro De Candia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/poesie-mauro-de-candia-inedite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jul 2023 02:49:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cielo]]></category>
		<category><![CDATA[De Candia]]></category>
		<category><![CDATA[Erotismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nome]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Profumo]]></category>
		<category><![CDATA[Signora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesie e foto di Mauro De Candia Perform perfume Di te ricordo il balbettio vivace delle mani, l&#8217;utilizzo rettilineo della chimica sociale e i tuoi avambracci di neve. Di te ricordo l&#8217;incesto di giostre olfattive, la performance lubrificante del profumo. Nel Kabukichō l&#8217;umanità mastica i nomi con le dita, e con le dita orla le [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesie e foto di Mauro De Candia</strong></em></p>
<p><strong>Perform perfume</strong></p>
<p>Di te ricordo<br />
il balbettio vivace delle mani,<br />
l&#8217;utilizzo rettilineo della chimica sociale<br />
e i tuoi avambracci di neve.</p>
<p>Di te ricordo<br />
l&#8217;incesto di giostre olfattive,<br />
la performance lubrificante del profumo.</p>
<p>Nel Kabukichō l&#8217;umanità<br />
mastica i nomi con le dita,<br />
e con le dita<br />
orla le labbra di meduse oscene:<br />
esplodiamo nei taxi notturni,<br />
dondoliamo sui bordi delle fiamme ossidriche,<br />
voliamo nelle vasche disidratate<br />
e poi fuggiamo come iene scarnificate,<br />
con la coda attorcigliata<br />
al Vecchio Piccolo Mondo,<br />
il muso glabro ad azzannare il Vuoto.</p>
<p>Grondiamo di punti<br />
e pause brevi,<br />
non parole.</p>
<p>Di te ricordo il profumo<br />
di alloro e kajal sulla lingua,<br />
e la parola, impastoiata in un suffisso,<br />
che dalla tagliola restò amputata:<br />
&#8220;-ness&#8221;.</p>
<p>Poi la performance, terminata,<br />
trapassò in un viso:<br />
&#8220;Happy-&#8221; (sistole),<br />
&#8220;Sad-&#8221; (diastole).</p>
<p>E incastonare le parole in una,<br />
in dieci o in centomila?</p>
<p>Non c&#8217;è certezza:<br />
solo l&#8217;odore resta<br />
sui fianchi ciechi<br />
di corpi abbandonati<br />
in trasparenza.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p><strong>La Signora della pioggia</strong></p>
<p>La Signora della pioggia<br />
posò la mano diafana e metabolica<br />
dalle sterminate dita istantanee<br />
sui lividi azzurri delle finestre irsute,<br />
pennuta o floreale con le unghie, a rovistare<br />
nelle case spiando Buddha lussuriosi<br />
e oziosi cherubini, ticchettando a sputi d&#8217;acqua,<br />
e snocciolava a tuffi, in glassa zuccherina,<br />
moltiplicata in coro, molestie ai comodini:</p>
<p>«Vorresti anche tu un nome?<br />
Vorresti anche tu un nome?<br />
Un falso-falso nome<br />
Un falso-falso nome?».</p>
<p>E si fece mareggiata felpata di fate,<br />
bussando cavernosa col bastone del sogno<br />
nello sterminato sterno dei villaggi contemporanei,<br />
e scavò trincee nelle fughe trafugate<br />
dalle rughe serpentine della carne scannata,<br />
e divorò il rettile nero di lacci<br />
che ha un nido secolare nelle tue stesse scarpe supine<br />
rimaste ad ubriacarsi ai davanzali del cielogrigio.</p>
<p>La Signora sbottonava le case,<br />
liberava dall&#8217;ossigeno manichini tribali,<br />
disangolava le ginocchia del bestiame umano,<br />
ingrossava l&#8217;urlo, scoppiava:<br />
la forma poetica dell&#8217;oggetto è ovunque,<br />
osando l&#8217;artificio invisibile.</p>
<p>Nelle città sotterranee del Fuoco,<br />
nel futuro indicibile,<br />
si rifugiava la prosa.</p>
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		<title>Il mio colore</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-mio-colore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 02:36:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Fucsia]]></category>
		<category><![CDATA[Mamma]]></category>
		<category><![CDATA[Nome]]></category>
		<category><![CDATA[Papà]]></category>
		<category><![CDATA[Ragazza]]></category>
		<category><![CDATA[Scelta]]></category>
		<category><![CDATA[Torta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Wanda Lamonica Quando sono nata, mamma e papà hanno subito litigato per il mio nome. Allora nonna Delia mi ha preso in braccio e mi ha cantato la mia prima ninna nanna, coprendo le loro voci astiose con la sua melodia fatata. A lei non serviva un nome, per amarmi. E quando i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Wanda Lamonica</strong></em></p>
<p>Quando sono nata, mamma e papà hanno subito litigato per il mio nome. Allora nonna Delia mi ha preso in braccio e mi ha cantato la mia prima ninna nanna, coprendo le loro voci astiose con la sua melodia fatata. A lei non serviva un nome, per amarmi. E quando i miei genitori hanno deciso di chiamarmi Alba, lei ha continuato a chiamarmi Lulù.</p>
<p>Mamma è molto bella, è un&#8217;attrice di teatro. Nove mesi, dentro di lei, sono stati piuttosto complicati. A volte piangeva a singhiozzi, a volte rideva come se un rastrello di piume le scivolasse, a rallentatore, sui fianchi. A volte urlava e si disperava. E solo dopo capivo che stava recitando. Ma oggi mi chiedo se anche le notti in cui piangeva in bagno, in accappatoio e senza un copione in mano, stesse davvero provando una parte.</p>
<p>Ho i suoi stessi capelli biondi e la sua <em>erre</em> moscia. Ho l&#8217;armadio pieno di vestiti fucsia perché il fucsia è il suo colore preferito. Io non so ancora quale sia il mio colore preferito. Oggi compio 11 anni e anche la torta è  fucsia. La detesto.</p>
<p>Nonna Delia mi ha regalato un diario. Ho deciso che ci voglio scrivere solo cose belle che non facciano stare in pensiero la mamma (tante bugie, insomma). Mi dispiacerebbe saperla triste per colpa mia. Però ho già un quaderno dove, invece, annoto tutti i miei segreti. Parlo di quando sono malinconica, di quando mi confido con Pezzapezza, la mia bambola di stoffa, dei momenti in cui mi alleno di nascosto in bagno, davanti allo specchio, con decine di scioglilingua, per tentare di togliermi una volta per sempre l&#8217;<em>erre</em> moscia. La detesto.</p>
<p>Papà fa l&#8217;architetto. Realizza disegni monotoni e tristi. È un uomo molto paziente e allegro. Quando mi racconta la sua giornata, prima di darmi il bacio della buonanotte, mi fa ridere così tanto che la mamma, dal salotto, ci dice di smetterla di fare i pagliacci.</p>
<p>Poi lui la raggiunge in camera da letto e da lì, li sento litigare per qualsiasi cosa. Mamma sa impostare bene la voce, prendere le giuste pause. Avrebbe successo anche mentre bisticcia, volendo. Peccato che il pubblico, qui,  sia sempre e solo io e che lo spettacolo sia puntualmente penoso. Il mio papà risponde sempre con discorsi brevi, stentati. Forse è stanco. Forse le parole ci mettono un po&#8217;, a ricostruirsi, dopo che  mamma gliele smonta regolarmente tutte.</p>
<p>Quando papà esce dalla camera, è un bambino sconfitto. Ma non come quando perde con me alle gare di solletico o a Sasso/carta/forbice. Esce con gli stessi occhi umidi di quando taglia gli anelli di cipolle da aggiungere ai panini unti e goduriosi che ci prepariamo le sere in cui la mamma non c&#8217;è. Oggi è il mio compleanno. Mamma e papà si sorridono tanto e si aiutano anche troppo, mentre sistemano i palloncini in giardino, per la mia festa, in un&#8217;armonia quasi surreale. Gli invitati li ha scelti la mamma. Alcuni bambini nemmeno li conosco. La festa è carina, tutto sommato. Ma quando mi si avvicina <em>Stella-la-iella</em>, la figlia antipatica del Dottore, la gioia mi finisce di colpo.</p>
<p>&#8220;Con chi andrai a stare, quando i tuoi genitori si separeranno?&#8221;<br />
&#8221; Come ti salta in mente?&#8221; , le chiedo allibita.<br />
&#8221; Me l&#8217;ha detto mio padre. Svegliati, ranocchia&#8221;.</p>
<p>Sento gelo nello stomaco ma non piango. Mi chiederanno di scegliere con chi andare a stare? A chi dei due voglio più bene? Io non so nemmeno qual è il mio colore preferito. Non so di certo come si divide un cuore. Sono confusa. Deve essere la verità, questa, perché mi sta facendo tanto male. Raggiungo nonna Delia, correndo. È seduta, ha il viso spento. Mi abbraccia, ha gli occhi dolci. Lei sa. Da sempre, lei sa.<br />
Mi siedo sulle sue gambe. Mi culla.</p>
<p>&#8220;Nonna, nonna Delia, mettiti a cantare&#8221;.</p>
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