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	<title>nichilismo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Un inguaribile nichilista</title>
		<link>https://www.borderliber.it/un-inguaribile-nichilista-borderliber-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 08:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un inguaribile nichilista&#8221; è un racconto di Martino Ciano. L&#8217;immagine di copertina è stata creata con l&#8217;intelligenza artificiale Un inguaribile nichilista aveva aperto la finestra e in quel gesto trovò una buona occasione per spiccare il volo. In quel pensiero racchiudeva il suo entusiasmo per il panorama: il sole che stava sorgendo mentre nel cielo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Un inguaribile nichilista&#8221; è un racconto di Martino Ciano. L&#8217;immagine di copertina è stata creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Un inguaribile nichilista aveva aperto la finestra e in quel gesto trovò una buona occasione per spiccare il volo. In quel pensiero racchiudeva il suo entusiasmo per il panorama: il sole che stava sorgendo mentre nel cielo un paio di nuvole scivolavano come pinguini sul ghiaccio. In strada uno spazzino giovane e mingherlino bestemmiava per il freddo. Il ragazzo con la tuta blu a strisce gialle-catarifrangenti posava la scopa e si aggiustava il berretto di lana. Sembrava quello dell&#8217;urlo di Munch, sembrava uno che voleva ammazzare il primo che gli capitasse davanti.</p>
<p dir="ltr">Un inguaribile nichilista aveva abbandonato l&#8217;idea di buttarsi di sotto. Dopotutto si era appena svegliato, aveva dormito bene, senza interruzioni, voleva comunque godersi quell&#8217;ennesimo giorno, ascoltare le notizie quotidiane, le tribune politiche, ingozzarsi la mente di domande, trovare risposte di poco conto ma comunque concilianti. Lui a differenza dello spazzino non voleva ammazzare nessuno, forse neanche sé stesso. Ci aveva pensato solo un attimo. Ma era stato un capriccio della mente, quindi non era colpa sua. I pensieri a volte nascono e muoiono per loro stessi.</p>
<p dir="ltr">Uscì di casa, andò nel cortile. Lo spazzino era lontano, fischiettava in un&#8217;altra strada. Il tono sembrava allegro, forse si era riscaldato. L&#8217;inguaribile nichilista invece guardò la finestra da cui si era affacciato qualche minuto prima. Era posta tutt&#8217;al più a circa quattro metri dal suolo, quindi se si fosse lanciato da lì non sarebbe incappato nella morte, ma in qualche frattura multipla, magari anche in un trauma cranico con incalcolabili conseguenze. Quindi si mise a cantare anche lui e subito fu circondato dai suoi otto gatti che, miagolando, gli facevano capire di avere fame. E lui li sfamò.</p>
<p dir="ltr">Fatto questo se ne andò davanti alla televisione a bere un caffè che aveva avuto la forza di prepararsi. Le bombe erano cadute, donne e bambini erano morti, uomini innocenti erano rimasti sotto le macerie, la disoccupazione era scesa solo per gli over cinquanta, quel giorno l&#8217;oroscopo gli consigliava prudenza negli affari, soprattutto in quelli di cuore. Fece uno starnuto, mentre la voce della giornalista annunciava che era un giorno di festa nazionale, un giorno che aveva a che fare con la liberazione da qualcosa. Però niente liberava lui dall&#8217;apatia.</p>
<p dir="ltr">Un inguaribile nichilista non aveva che un sogno, aprire un pacco di biscotti seguendo perfettamente la linea tratteggiata. Se ci fosse riuscito, sarebbe stato orgoglioso di sé. Ci riuscì senza impegnarsi troppo e questo lo rattristò, non pensava di essere diventato geniale, era stato solo un colpo di fortuna. Era sempre quella finestra aperta appena svegliatosi il suo pensiero fisso, anzi ricreativo. Morire per rinascere: ecco la sfida.</p>
<p dir="ltr">Un inguaribile nichilista si sedette in poltrona e si accese una sigaretta. Aveva già sentito troppi inni alla vita. Doveva trovare una scusa per distruggere la serafica armonia di quel giorno. Intanto le nuvole coprivano il sole, un tuono annunciava la pioggia. Il meteo era mutato all&#8217;improvviso, le previsioni non ci avevano azzeccato. Forse, era un messaggio per lui.</p>
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		<title>La nuova Repubblica</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-nuova-repubblica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 22:01:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La nuova Repubblica&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Scrivo seduto sulla comoda sedia del mio bagno dopo una lunga pausa di riflessione, lasciando che le gambe diventino fredde, insensibili, legnose. Mi cadrà la penna, mi cadrà la mano, cadrò io. La nuova Repubblica sarà revisionista: la ricerca [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La nuova Repubblica&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Scrivo seduto sulla comoda sedia del mio bagno dopo una lunga pausa di riflessione, lasciando che le gambe diventino fredde, insensibili, legnose. Mi cadrà la penna, mi cadrà la mano, cadrò io.</p>
<div dir="auto"><strong>La nuova Repubblica sarà revisionista:</strong> la ricerca del nulla tra le nuove ideologie che tutto ingoiano, che ogni cosa provano a spiegare, che nessuno più approfondisce ma solo ripete e ripete come se fossero preghiere. <strong>Torniamo ai salotti. </strong>Recitare il <strong>Rosario</strong> con tono solenne unendo le parole con devozione, incrociando il politicamente corretto come se le frasi fossero ricamate all&#8217;uncinetto. La tisana sul tavolo; con gesti gentili, prendere tra le mani la tazza fumante, sorseggiare l&#8217;intruglio come il <strong>Galateo</strong> comanda, fare attenzione a non affogarsi. Ignorare le voci della donna e dell&#8217;uomo che non sanno come unire il pranzo con la cena; sospirare con parsimonia il menefreghismo della morte mostrata da mille immagini riprodotte in serie; mordere una mela senza associare il rumore prodotto dai denti che affondano nella polpa con il crepitio delle ossa del cranio che vengono perforate da un proiettile vagante. Ecco la guerra, ma non è la nostra. È lontana, ringraziamo Dio. Noi l&#8217;abbiamo solo provocata. Amen.
</div>
<div dir="auto">
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<div dir="auto"><strong>La nuova Repubblica organizzerà la moderna Crociata dei pezzenti.</strong> Si prega di cercare la strada per <strong>Gerusalemme</strong> intuitivamente, senza usare <strong>Google Maps</strong>. Sarà emanata l&#8217;abolizione dei Selfie sensuali, dei Selfie sessuali, dei Selfie disperati, dei Selfie prodotti dall&#8217;intelligenza artificiale. Al fanatismo si daranno nuovi e allettanti soprannomi. Prima che ciò avvenga: frustrarsi, flagellarsi e riconoscersi peccatori; non desiderare la donna o l&#8217;uomo altrui; essere conformi alla logica &#8220;dell&#8217;occhio per occhio, dente per dente&#8221;; parlare di pace con tono ipocrita, come se si stesse raccontando una barzelletta a dei bambini &#8220;diversamente abili&#8221;.
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<div dir="auto">
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<div dir="auto"><strong>La nuova Repubblica esigerà la difesa delle aree sensibili:</strong> il cimitero, ad esempio, casa comune di tutti, dimora in cui ciascuno avrà la sua stanza personale. Si chiede anche di essere ottimisti come i mendicanti in un giorno di pioggia e gelo. Si invita la gente ad annunciare l&#8217;abolizione della proprietà privata per mettere alla prova le comuni difese immunitarie. Si bandirà ogni forma di bestemmia; anche quelle pronunciate da Dio, tra queste l&#8217;uomo. Ci si adopererà per un nuovo linguaggio, affinché questo venga &#8220;generato, non creato&#8221;. In tal modo sarà uguale, anzi simile, a quello del supremo Creatore. Per questo motivo va innalzato a interesse sovranazionale un certo Fascismo progressista, in cui la volontà di potenza coincide con il libero arbitro a comando.
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<div dir="auto">
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<div dir="auto"><strong>La nuova Repubblica sarà una purga per i subumani</strong>; un&#8217;associazione a delinquere promossa da cafoni e mercenari, da saltimbanchi e temerari leccaculo. Ciascuno manderà a morte il proprio vicino di casa; ognuno a modo suo sarà uguale all&#8217;altro secondo le regole della rinnovata invidia sociale. L&#8217;individuo si moltiplicherà solo per replicare sé stesso e la sua necessità di vivere al di là della morte. Invitiamo tutti ad ammirare gli account social dei defunti: qualcuno parla per loro. Essi non smettono mai di compiere gli anni. &#8220;Buon compleanno signor Morto o signora Morta, oggi riposati, festeggia e goditi il tuo genetliaco!&#8221;.
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<div dir="auto">
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<div dir="auto"><strong>La nuova Repubblica incentiverà il diritto alla felicità</strong>, in tale principio verrà inserita anche la libertà di morire e di uccidere. A ogni nascituro, oltre a una quota di debito pubblico, sarà assegnata una pistola con matricola abrasa; a ogni disoccupato, sfruttato, lavoratore in nero, assistito e sfamato dallo Stato saranno somministrati corsi di <strong>&#8220;menefreghismo sociale&#8221;</strong>. Saranno banditi l&#8217;accanimento alla vita, la lotta per la sopravvivenza, la ricerca del senso ultimo della propria esistenza. Sarà una collettiva lotta per eleggere il nuovo capo e per trovare gli allineamenti migliori. Chi non ce la farà potrà &#8220;defilarsi spiritualmente o fisicamente&#8221;. Lo Stato non potrà essere accusato di istigazione al suicidio. La vita va sempre difesa e tutelata, anche quando è impossibile.
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<div dir="auto">
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<div dir="auto"><strong>La nuova Repubblica sarà Una e Indivisibile.</strong> <strong>Okay, ho finito la mia seduta deliberativa:</strong> azionare lo sciacquone, non lasciare traccia di escrementi sulla porcellana, spruzzare il deodorante al mango e alla pesca per occultare ogni odore umano, aprire la porta, ritornare alla vita liberi, allegri e ringraziando il proprio metabolismo. Anche oggi godiamo di ottima salute.</div>
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		<title>La montagna incantata. Mann e la catastrofe occidentale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/montagna-incantata-mann/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Aug 2024 03:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Nicola Vacca. In copertina: &#8220;La montagna incantata&#8221; di Thomas Mann, Corbaccio edizioni Thomas Mann cominciò a scrivere &#8220;La montagna incantata&#8221; all’inizio del 1913, dopo aver trascorso alcune settimane in compagnia della moglie, ricoverata per un’infezione ai polmoni in un sanatorio situato sulle Alpi Svizzere. Su quelle montagne nacque il libro che fu pubblicato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Nicola Vacca. In copertina: &#8220;La montagna incantata&#8221; di Thomas Mann, Corbaccio edizioni</strong></p>
<p>Thomas Mann cominciò a scrivere &#8220;<strong>La montagna incantata&#8221;</strong> all’inizio del 1913, dopo aver trascorso alcune settimane in compagnia della moglie, ricoverata per un’infezione ai polmoni in un sanatorio situato sulle Alpi Svizzere. Su quelle montagne nacque il libro che fu pubblicato nel 1924.</p>
<p><strong>La montagna incantata</strong>, a cento anni dalla sua pubblicazione, è uno dei pochi romanzi europei che hanno segnato il <strong>Novecento</strong>. È un fedele ritratto della civiltà occidentale e della sua decadenza; tra le sue pagine si incontra l’agonia del Novecento.</p>
<p>Il sanatorio è il simbolo di un disfacimento e nel suo microcosmo si può leggere il panorama di tutte le correnti di pensiero dell’epoca. <strong>Giorgio Montefoschi</strong> scrive che &#8220;La montagna incantata è un romanzo bellissimo, nel quale tutto è profondamente simbolico e vero&#8221;.</p>
<p>La montagna è un simbolo, la pianura è un simbolo, il sanatorio è un simbolo; è simbolico tutto. È un simbolo anche <strong>Castorp,</strong> che in mezzo a tante tragiche forze contrastanti trova il proprio equilibrio. Il capolavoro di <strong>Mann</strong> è un libro che ha molte facce: è la mimesi emblematica della decadenza della borghesia, l’analisi della crisi del sistema europeo e della sua confusione ideologica.</p>
<p>Ma è anche un romanzo che diventa un laboratorio spirituale: il tragico mondo del sanatorio diventa per <strong>Castorp-Mann</strong> il luogo in cui discutere sui temi culturali ed etici del primo Novecento: la malattia, l’amore, la condizione umana, la contrapposizione vita-morte, ma soprattutto <strong>Mann</strong> entra nel cuore del pensiero nichilista.</p>
<p><strong>La montagna incantata</strong> è un affresco della civiltà europea alla vigilia della prima guerra mondiale, ma questo grande capolavoro della letteratura del Novecento arriva ai nostri giorni e al nichilismo drammatico dei contemporanei disastri, anche bellici.</p>
<p>Avere cento anni e non dimostrarli. Questa è la forza del libro-simbolo di <strong>Thomas Mann</strong>, che, soprattutto con <strong>La montagna incantata, </strong>ha superato brillantemente la prova del suo tempo.</p>
<p>Nel sanatorio va in scena il declino di un’epoca e seguendo il viaggio interiore <strong>Castorp</strong> ci imbattiamo nelle considerazioni di un <strong>impolitico</strong> che sa cogliere perfettamente tutto ciò che si avvertiva nell’aria all’inizio del secolo, ossia quella deflagrazione della coscienza dell’Europa, da cui nacquero i drammi del totalitarismo.</p>
<p><strong>Castorp</strong>, alla fine, tornerà alla pianura per perdersi nel tragico massacro della grande guerra. <strong>Mann</strong> ci lascia a futura memoria uno dei libri più importanti della nostra cultura, perché è riuscito ad andare al cuore della catastrofe europea, in cui l’idea dell’uomo passa attraverso la profonda conoscenza della morte e della malattia.</p>
<p><strong>La montagna incantata</strong> è un viaggio al centro del mistero dell’uomo, un romanzo molto europeo che è capace di leggere e interpretare le attuali derive nichiliste, anche perché questo libro ha oltrepassato, nello spazio e nel tempo, le iniziali intenzioni dell’autore, <strong>diventando tragicamente nostro.</strong></p>
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		<title>Tirannide, libertà e la fuga nel bosco di Jünger</title>
		<link>https://www.borderliber.it/saggio-junger-adelphi-bosco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 11:11:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il trattato del ribelle&#8221; di Ernst Jünger, Adelphi, edizione del 1990. Questo articolo è già stato pubblicato su Gli amanti dei libri In fondo tirannide e libertà non possono essere considerate separatamente, anche se dal punto di vista temporale l’una succede all’altra. È giusto dire che la tirannide rimuove [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il trattato del ribelle&#8221; di Ernst Jünger, Adelphi, edizione del 1990. Questo articolo è già stato pubblicato su <a href="https://www.gliamantideilibri.it/trattato-del-ribelle-ernst-junger/">Gli amanti dei libri</a></h4>
<p><em>In fondo tirannide e libertà non possono essere considerate separatamente, anche se dal punto di vista temporale l’una succede all’altra. È giusto dire che la tirannide rimuove e annienta la libertà – anche se non si deve dimenticare che la tirannide è possibile soltanto se la libertà è stata addomesticata e ormai ridotta a vuoto concetto.</em></p>
<p>Ci invita alla libertà, ad entrare nel bosco, ad essere veri ribelli rifiutando tutto ciò che è moderno. Non ci chiede di diventare vigliacchi o anonimi, accettando quello che accade. No, Ernst Jünger ci suggerisce di darci alla macchia, di riscoprire noi stessi nel bosco, luogo in cui possiamo ritrovare la nostra essenza sovratemporale.</p>
<p>L’autore tedesco scrive questo breve saggio nel lontano 1951. Lo fa come se di fronte a lui avesse una sfera di cristallo che gli mostra nitidamente l’evoluzione dei tempi. Parte dalle elezioni, da quel dire sì o no attraverso una scheda. In entrambi i casi siamo in trappola.</p>
<p>Il nostro &#8220;sì&#8221; darà forza all’oligarchia dominante; il nostro &#8220;no&#8221; la legittimerà ancora di più, perché la democrazia si nutre soprattutto del dissenso e proprio la presenza del dissidente giustifica la creazione dei meccanismi di difesa dello Stato.</p>
<p><em>Cos’è quindi la democrazia?</em> Statistica, numeri attraverso cui l’oligarchia dominante compie delle scelte tese a difendere e ad organizzare il sistema. La concessione di qualsiasi diritto o di nuove libertà è solo una lieve scossa di defibrillatore ad un cuore che deve battere il meno possibile.</p>
<p>Per tanto, la terza via è il bosco. Un cercare se stessi lontano dai Titani, in particolar modo da quel tempo terreno che divora i suoi figli. Ernst Jünger rispolvera la figura del Waldgänger, che nell’antica Islanda indicava il rinnegato che si nascondeva nella foresta per vivere liberamente e in solitudine.</p>
<p>Nonostante tutto lo scrittore tedesco mette in guardia dai pericoli che bisogna affrontare. Il bosco non è il paradiso, ma il luogo della paura, della prova e della morte. Eppure, proprio <em>la paura, la morte e la prova</em> sono argomenti che l’uomo moderno non vuole più trattare. Ma se queste cose non esistessero o terminassero di avere effetto sulla vita delle persone, rimarrebbe solo un’esistenza di istinti, simile a quella degli animali.</p>
<p><em>L’umana grandezza va conquistata lottando. Essa trionfa quando respinge nel cuore dell’uomo l’assalto dell’abiezione. Qui è racchiusa la sostanza della storia. Nell’incontro dell’uomo con se stesso, o meglio con la propria divina potenza. Chi vuole insegnare la storia deve saperlo. Socrate chiamava il suo demone questo luogo segreto da dove una voce, che era già al di là delle parole, lo consigliava e lo guidava. Potremmo chiamarlo anche il bosco.<br />
</em><br />
Queste sono le idee che Ernst Jünger lascia ai posteri. A distanza di sessantasei anni dalla pubblicazione, questo libro resta attuale. Siamo in presenza di un pamphlet anarchico di cui ci si innamora facilmente.</p>
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		<title>Cronaca verosimile: &#8220;Il giorno in cui ho deciso di non essere padre&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cronaca-essere-padre-border/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 02:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano. Questa conversazione è realmente avvenuta&#8230; Non siamo esseri fatti per la morte, ma per la vita. Questa constatazione mi gettò nello sconforto quando sentii il primo vagito del figlio nato a un mio caro amico. Un figlio è l&#8217;unico modo che abbiamo per sconfiggere la morte, per renderci immortali, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/cronaca-essere-padre-border/">Cronaca verosimile: &#8220;Il giorno in cui ho deciso di non essere padre&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Martino Ciano. Questa conversazione è realmente avvenuta&#8230;</strong></em></p>
<p><strong>Non siamo esseri fatti per la morte, ma per la vita.</strong> Questa constatazione mi gettò nello sconforto quando sentii il primo vagito del figlio nato a un mio caro amico. Un figlio è l&#8217;unico modo che abbiamo per sconfiggere la morte, per renderci immortali, ché poi sempre di quello abbiamo paura: <strong>di tornare al nulla, non della morte in sé.</strong> Ancora oggi, nonostante siano passati anni da quel giorno, ricordo bene quella arrogante felicità che prese anche me, sollevandomi dalla panca sulla quale avevamo atteso che il parto finisse. Mi fece spiccare il volo per tutta la corsia dell&#8217;ospedale, ma in fin dei conti non era mio figlio, <strong>quindi mi domandai perché esultavo.</strong> Forse, <strong>la volontà di vita</strong> mi aveva drogato, annebbiato, circuito?</p>
<p>Quando tornai in me, in possesso delle mie facoltà, mi accucciai nell&#8217;abituale solitudine per la quale ero conosciuto. Compresi che non era quello il mio posto. <strong>Scacciai da me la volontà di vita.</strong> Avevo da sempre accettato l&#8217;ineluttabile verità della morte, quella a cui tutti siamo soggetti, dalla quale sfuggiamo in ogni istante. Procreare è un istinto di sopravvivenza, una necessità di riproduzione carnale con cui si continua a dichiarare guerra alla morte. La morte però vince sempre, porta via il corpo e mette a tacere le sensazioni.</p>
<p><strong>Nel corso degli anni,</strong> quando ho avuto il coraggio di fare questo discorso, <strong>sono stato additato come un egoista</strong> o, peggio ancora, come un essere contro natura. Mi sono difeso dicendo che in fin dei conti la natura se ne frega della nostra etica. Procreare è solo una funzione come le altre, una possibilità, un&#8217;opzione che ci è stata data. <strong>La natura ci ha dato solo gli strumenti per farlo, ma non ci impone nulla</strong>; possiamo usare il nostro corpo come vogliamo. Le rivendicazioni di eternità e di immortalità sono invece manie umane, queste sì che sono contro natura, ma sorrette da un&#8217;incrollabile fede. Ma come diceva qualcuno, <strong>la fede è credere in ciò che è impossibile.</strong> La fede infatti è il modo in cui malediciamo la natura e anche l&#8217;arma che usiamo per superarne i limiti.</p>
<p>Sì è vero, anch&#8217;io credo nell&#8217;impossibile; anch&#8217;io ho fede in qualcosa. <strong>Persino questa sfacciata coerenza è contro natura e prima o poi finirà.</strong> Ma quando ho avvertito la falsità delle pretese della volontà di vita, l&#8217;improprio richiamo dell&#8217;idea che un figlio riscatterà la mia morte, non ho potuto fare a meno di fermarmi. Morire è il modo migliore per proclamarsi uomini con i propri limiti. Forse non c&#8217;è onestà più grande del riconoscere un limite, il proprio.</p>
<p>Nonostante tutto, guardo con ammirazione chi ha deciso di gettare altri esseri viventi nella mischia quotidiana. Forse in questa continuità generazionale avverrà il miglioramento del Dna o degli istinti di base; <strong>o forse, si nasconde in essa una costante procreazione di solitudine, il deliquio della caducità, la volontà di sperare, la necessità di essere leggeri.</strong></p>
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