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	<title>nero Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Tempo sospeso</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tempo-sospeso-articolo-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 10:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tempo sospeso&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Dedicò al tempo sospeso la sua vita, quasi non volesse concedere a sé stesso tregua alcuna. Certe volte né dormiva né mangiava, preferiva abbandonarsi ai ricordi tristi e felici con una sigaretta tra le labbra e con lo sguardo acquoso. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tempo sospeso&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Dedicò al tempo sospeso la sua vita, quasi non volesse concedere a sé stesso tregua alcuna. Certe volte né dormiva né mangiava, preferiva abbandonarsi ai ricordi tristi e felici con una sigaretta tra le labbra e con lo sguardo acquoso. Avrebbe persino aperto la finestra del salotto, avrebbe spiccato il volo per lasciarsi sfracellare al suolo e provare sulla propria pelle la morte e poi risvegliarsi.</p>
<p dir="ltr">Narrava alla sua memoria una storia immaginata, mai vissuta, creata con pezzi di quotidianità intravista da dietro una finestra.  Gli procurava terrore la pioggia. Mai il tuono né il lampo, solo gli scrosci cadenti dal cielo lo mettevano in ansia. Pensava di annegare, di soccombere sotto l&#8217;acqua. Considerare la morte come rifugio gli faceva bene, gli dava un po&#8217; di adrenalina.</p>
<p dir="ltr">Quando pensava all&#8217;amore, il tempo sospeso si faceva vivido, non più finzione. Si cristallizzava davanti ai suoi occhi. Lui ansimava, comparivano le brutte storie, i personaggi delle sue disavventure, le compagne perse lungo il tragitto, quelle tradite e quelle che ancora malediva per il solo fatto di aver incrociato il suo sguardo. Si sentiva stanco, privato, impotente. Se ne stava lì, per ore, nell&#8217;amor che nulla ha amato ma che non si accontentava di essere perdonato.</p>
<p dir="ltr">Scrisse un giorno: &#8220;Muoio ogni tanto, d&#8217;amore e per inganno. Mi rendo docile e indifferente, mi stringo le mani intorno al collo, tentenno, non perdo il respiro. Nei prati inviolati, tra la melma, i pozzi abbandonati, aridi e spalancati, si nasconde il tempo sospeso. Monumento, la mia memoria che non si schioda da un tronco di noce. Mi coglie la malinconia, impreparato, lame di coltelli tra i papaveri, rollio di erba per i miei dolori&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Non parve a lui né una poesia né una dichiarazione, solo parole senza nessun rigore. Si lasciava andare alla noia, annusava la sua decomposizione. La pelle screpolata sulle mani e un sapore agrodolce nella bocca.  Così, come se penzolasse da una una corda, avvertiva il tempo sospeso. La morte nell&#8217;atto di nascere: la madre a gambe spalancate, la sua testa che sbuca dalla vagina dilatata, il pianto che sopraggiunge al primo respiro, il distacco che prende il sopravvento&#8230; poi sarà, giorno dopo giorno, un susseguirsi di vita e morte.</p>
<p dir="ltr">E di questi misteri, nel tempo sospeso, lui si infarciva fino a esplodere. L&#8217;evento naturale di una catastrofe che la sua mente costruiva mentre lui restava lì, disteso sul letto, con le braccia spalancate, lo sguardo fisso sul soffitto. Metteva fine al tempo sospeso sorridendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Alessio Miglietta tra nero e deforme</title>
		<link>https://www.borderliber.it/alessio-miglietta-poeta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2024 03:06:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ensemble]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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		<category><![CDATA[Poema Nero]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo tre poesie di Alessio Miglietta tratte dalle sue raccolte &#8220;Poema nero&#8221; e &#8220;L&#8217;immagine deforme&#8221;. Per saperne di più potete anche seguire il suo blog  * Mi chiedo quanto tempo abbia sognato perdendomi nel blu come un bambino, perdendomi nel cielo più stellato. Solo un distacco, immobile e vicino. Ma adesso so che posso respirare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/alessio-miglietta-poeta/">Alessio Miglietta tra nero e deforme</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pubblichiamo tre poesie di Alessio Miglietta tratte dalle sue raccolte &#8220;Poema nero&#8221; e &#8220;L&#8217;immagine deforme&#8221;. Per saperne di più potete anche <a href="https://cielidivalium.blogspot.com/">seguire il suo blog </a></strong></p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Mi chiedo quanto tempo abbia sognato<br />
perdendomi nel blu come un bambino,<br />
perdendomi nel cielo più stellato.<br />
Solo un distacco, immobile e vicino.<br />
Ma adesso so che posso respirare<br />
e offrire la mia bocca a un buon vino.<br />
Immerso nei pensieri tengo il conto<br />
di tutte le promesse mantenute,<br />
e poi, lucidamente, le raffronto<br />
con cose mai sognate e mai potute.<br />
E ora, forse, posso realizzare<br />
di essere migliore. Idee argute.<br />
Quest’è la porta che divide mondi<br />
alla scoperta di sé stessi, un viaggio<br />
che mira agli universi più profondi<br />
verso l’identità, verso il coraggio<br />
e il proprio scopo lungo un’esistenza.<br />
Accanto c’è un canale di passaggio:<br />
percorso che attraversa varie scene,<br />
ognuna delle quali rappresenta<br />
le sfide da affrontare, dure o amene,<br />
abbraccio che protegge e che spaventa.<br />
Appena oltre, un muro d’apparenza<br />
e di disuguaglianza per chi ostenta.<br />
Qui troveremo una città perduta:<br />
un labirinto di strade tortuose,<br />
macerie di una mente trattenuta<br />
da bui palazzi cinta, e alcune rose<br />
cresciute indifferenti tra le rocce,<br />
forse disorientate, mai confuse.</p>
<p>Le vibrazioni al suolo fan tremare<br />
gli arcobaleni disegnati d’oro<br />
e pure le lezioni da imparare.<br />
Motivazioni, evoluzioni in coro<br />
creano equilibri con il contagocce<br />
nascosti quasi fossero un tesoro.<br />
E proseguendo lungo una discesa<br />
dove si muove ognuno con fatica,<br />
un deserto di ghiaccio: una distesa<br />
in cui cercar riparo o faccia amica,<br />
dal freddo intenso, da paura e angosce<br />
algenti come l’idea più pudìca.<br />
Moti di crescita spirituale<br />
che portano a rinascita emotiva.<br />
Battuta dalla pioggia torrenziale<br />
conoscerà ragioni alla deriva<br />
che la ragione stessa non conosce,<br />
spontanea e fresca come acqua sorgiva.<br />
Infine una foresta fitta dove<br />
il buio eterno e denso si fa sorte,<br />
in cui si estende uno sguardo che piove<br />
tra alberi dalle forme contorte<br />
e un sole ormai incapace di filtrare.<br />
C’è un unico conforto, ossia la morte.</p>
<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-10797 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/10/Poema_Nero.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1" alt="Poema Nero, Alessio Miglietta" width="800" height="600" data-recalc-dims="1" /></strong></p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Osservo questo viso scavato<br />
Ombre profonde cadono come pioggia di novembre</p>
<p>Con rispetto e meraviglia, come fossi un altro<br />
Penso ai giorni felici, le risate, l’amore<br />
Ora svaniti, come foglie al vento sgretolate</p>
<p>Tento di difendermi da questo disastro<br />
Da questa nausea che non è solo fisica<br />
Ma quasi una guida astrale</p>
<p>Nel labirinto di specchi, le personalità si confondono<br />
Vecchie strade si allungano in curve impossibili</p>
<p>E mi portano all’uomo che oggi rinnego</p>
<p><strong>*<br />
</strong>In un riflesso sfocato dai vapori della doccia<br />
Mi perdo nel vuoto che c’è intorno a me</p>
<p>Nel mistero di un aspetto rubato a uno scheletro</p>
<p>Il passato è un fiume che corre, senza riva né foce<br />
Dov’è che mi sono perso, in questa distruzione?</p>
<p>Non vedo la luce, non sento chiamare il mio nome<br />
Nel silenzio di fuoco, mi perdo nell’uomo</p>
<p>Specchio che mi hai tradito<br />
Restituiscimi un’ultima volta<br />
Il me di dieci anni fa</p>
<p>Nella notte in frantumi, cerco ancora il mio volto</p>
<p>Tra nere poesie e un’eterna domanda</p>
<p>Quando hai deciso di ucciderti in questo modo?</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-10796 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/10/Immagine_Deforme.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1" alt="L'immagine deforme, Alessio Miglietta" width="800" height="600" data-recalc-dims="1" /></p>
<h3>Chi è Alessio Miglietta?</h3>
<p>Alessio Miglietta è nato a Roma nel 1984. La sua produzione letteraria spazia dalla poesia alla narrativa contemporanea, passando anche per il poema e<br />
l’haiku. L’esordio avviene nel 2011/2012 con l’antologia <strong>&#8220;Cieli di Valium&#8221;</strong>, seguita dal romanzo introspettivo <strong>&#8220;Grunge (1984)&#8221;</strong> nell’arco dell’anno successivo; nel biennio 2022/2023 pubblica la raccolta di poesie sperimentali <strong>&#8220;Requiem di vite e amori&#8221;</strong>, e la silloge <strong>&#8220;Frammenti: Collezione di Haiku</strong>&#8220;. Ottiene poi i seguenti riconoscimenti: vittoria al Premio <strong>&#8220;Letteratura Italiana Contemporanea 2023&#8221;</strong>; menzione speciale di merito al Premio Letterario Internazionale<strong> &#8220;L’Alloro di Dante 2023&#8221;</strong>, al Concorso Letterario Nazionale <strong>&#8220;Argentario e Premio </strong><strong>Caravaggio 2023&#8243;</strong>. Tutti questi risultati arrivano grazie a <strong>&#8220;Poema Nero&#8221;</strong>, dato alle stampe alla fine del 2023. Con la silloge <strong>&#8220;Requiem di vite e amori&#8221;</strong> ottiene la menzione d’onore al Premio Letterario Nazionale <strong>&#8220;Città </strong><strong>Etrusca 2023&#8243;</strong>, e il premio speciale della giuria al Premio Letterario Internazionale<strong> &#8220;Città di Latina 2023&#8221;</strong>. Nel 2024 pubblica, per Edizioni Ensemble, la silloge <strong>&#8220;L&#8217;immagine deforme&#8221;</strong>. Storicamente contro il mainstream, il marchio di fabbrica è la ricerca di qualità e sperimentazione, e un mix perfetto di innovazione e tradizione, idee visionarie e autenticità.</p>
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		<title>L&#8217;elefante di Amantea contestava la Calabria. Ve lo giuro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fuga-elefante-amantea-ss18/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2023 02:31:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Abusivismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Saverio Di Giorno. Foto tratta dal video virale circolato sul web. I fatti sono accaduti ad Amantea, in provincia di Cosenza, sulla Ss18, venerdì 28 luglio 2023 L’ho visto anche io l’altro giorno. E meno male che l’hanno visto in tanti, altrimenti avrei pensato che fosse un miraggio dato dal caldo. Intendo, l’elefante [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/fuga-elefante-amantea-ss18/">L&#8217;elefante di Amantea contestava la Calabria. Ve lo giuro</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Saverio Di Giorno. Foto tratta dal video virale circolato sul web. I fatti sono accaduti ad Amantea, in provincia di Cosenza, sulla Ss18, venerdì 28 luglio 2023</strong></em></p>
<p>L’ho visto anche io l’altro giorno. E meno male che l’hanno visto in tanti, altrimenti avrei pensato che fosse un miraggio dato dal caldo. Intendo, <strong>l’elefante che passeggiava come un vecchio stanco per la strada di Amantea</strong>. La sua immagine ridisegnava i bordi della superstrada: <strong>eccola l’immagine della libertà.</strong></p>
<p>Uso proprio questa parola, onestamente poco pratica. Poco maneggevole. Scivola, sbrodola da tutti i lati quando provi a tenerla in mano, però è difficile trovarne una più adatta. E non parlo certo di libertà per la romantica storia che vuole questi animali del circo rompere le loro catene e incamminarsi magari verso i loro campi elisi africani. Sarebbe ben poca cosa questa libertà stordita, drogata, che barcolla incerta e senza direzione per una strada caldissima. Q<strong>uesta è la libertà dei tanti trentenni che affondano in Calabria e non trovano altro modo di uscire se non entrando nei buchi delle vene.</strong> Quell’elefante era l’immagine della libertà, perché era un’immagine sbagliata.</p>
<p><strong>Quello non era certamente il suo posto.</strong> Eppure, vederlo poggiato sull’asfalto, come apparso dal nulla, ridisegnava il paesaggio dietro. In qualche modo, per trovargli una ragion d’essere occorre riorganizzare tutto il resto. <strong>È come quando si accostano due realtà stridenti.</strong> Il primo film di <strong>Star Wars</strong> è del 1977, quando, in Italia, <strong>Andreotti era al suo 3° esecutivo e Leone presidente della Repubblica.</strong> L’Australia è grande quanto tutta l’Europa e Napoli e New York stanno sullo stesso parallelo, però una città ha grattacieli e neve e l’altra un golfo soleggiato e 3000 anni di storia. Ancora, <strong>Gerusalemme è a 3 ore di volo da Roma, la stessa che per Oslo. Dietro l’angolo.</strong> A Oslo danno il Nobel per la pace, in Palestina si combatte per la pace. Entrambe alla stessa distanza. Alla stessa distanza che il treno impiega per salire da Scalea a Napoli. Quando ci si trova a soppesare queste cose deve ripensare i suoi concetti di lontananza, di centralità. Di tempo e di spazio. Di normalità, soprattutto. Perché se avviene che a tre ore di distanza uno stato segreghi l’altro e, contemporaneamente, nell’altra direzione tutti i diritti civili ed economici sono riconosciuti, uno deve chiedersi anche cosa ci sia di normale nel proprio luogo. <strong>Ecco, quell’elefante che passeggia là è tutto questo.</strong></p>
<p>Un’epifania, un’apparizione. Sarebbe stato uguale che vederci un grattacielo di 300 piani oppure una statua di un Buddha. <strong>Perché se è vero (ed era vero!) che là c’era un elefante, allora per un attimo la mente deve ricredersi sul resto:</strong> se lì c’è un elefante allora cosa c’è di sbagliato? Quel parco abusivo a picco sul mare? Dopotutto, è quello forse l’elemento estraneo: <strong>tolto quello, l’elefante, le steppe e gli uomini neri in bicicletta di ritorno dallo schiavismo delle aziende calabresi con le loro buste di plastica hanno un’armonia.</strong> Oppure, è lo sfondo che stride: la vallata del promontorio sfregiata da appalti rubati, cartelloni pubblicitari messi là da aziende borderline e immondizia mai raccolta. O quelle sbagliate sono invece le auto dove siedono grondanti di sudore automobilisti di ritorno dal cantiere? Viene quasi voglia di fermare la macchina, scendere e correre fino in fondo allo sfondo di questa immagine e sperare di bucare il telo dove ci sono disegnati alberghi, case e cantieri infiniti: <strong>strappare tutta la scenografia di cartapesta e scoprire che quello autentico è l’elefante.</strong> E invece poi basta rifletterci e si capisce che entrambi sono veri: però mi aggrappo stretto all’idea che quello autentico è solo uno ed è l’elefante. <strong>Il resto è circo appunto con i suoi ruoli.</strong></p>
<p>Fine del delirio. Però quell’elefante lì, da solo, era l’immagine più bella della contestazione. Perché non era pensata, non era organizzata. Contestava e ribaltava tutto, ma non con le parole, non con i pensieri. Tutto quello che è pensato: <strong>sia essa una manifestazione, un sit-in, un sindacato, una denuncia, un libro è necessario (quando lo è), ma diventa un’altra forma, un’altra gabbia.</strong> Risponde ad altre regole e diventa potere che si contrappone a potere. Lui invece non denunciava, non manifestava, non contestava: <strong>era lui la denuncia, la manifestazione, la contestazione: semplicemente perché era diverso</strong>. Era altro. Non era l’alternativa, ma l’alterità. Non poteva che fare cosa diversa dal contestare. La sua stessa presenza bastava e metteva in discussione il resto.</p>
<p>È difficile essere altro da quello che si è. <strong>Si può smettere essere calabresi?</strong> No, si è per forza calabresi, e cioè o arroganti criminali o onesti schiavi. È difficile almeno quanto assomigliare ad un elefante. La forma di libertà forse più avvicinabile è quella bagnata e sporca del cane randagio. Strisciante lungo i muri, scacciato ed in eterno movimento. Eternamente altrove, eternamente straniero, eternamente sconfitto.</p>
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		<title>Quale morale da imitare</title>
		<link>https://www.borderliber.it/quale-morale-da-imitare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 01:49:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo Albino Console Perché tu, tu devi avere una morale dicevano. Mi guardai attorno cercando di comprendere quale fosse la morale da imitare. Una farfalla si protegge, è fragile ed elegante, vive così poco. Non taccarla, le rovini le ali, un bruco va scacciato, o meglio schiacciato, è disgustoso. Ad uno scoiattolo dobbiamo dare un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo Albino Console</strong></em></p>
<p>Perché tu, tu devi avere una morale dicevano. Mi guardai attorno cercando di comprendere quale fosse la morale da imitare. Una farfalla si protegge, è fragile ed elegante, vive così poco. Non taccarla, le rovini le ali, un bruco va scacciato, o meglio schiacciato, è disgustoso.</p>
<p>Ad uno scoiattolo dobbiamo dare un po’ di pane o perché no, una ghianda, per i topi una tagliola o meglio del veleno. Ed io, sul quadrilungo della vita, dovrei saltare di piastrella bianca in piastrella bianca, evitando quella nera, perché bianco è buono, nero non può che essere cattivo… ma la realtà è che la morale, ha un canone estetico, che nulla ha a che vedere con la bontà, nulla ha a che vedere con la cattiveria, ed io ho solo un dovere, rimanere giusto, a prescindere dal colore della piastrella che calpesto.</p>
<p>Ma lo so, dispiacere è il mio piacere, e di piastrella nera in piastrella nera, mi do in pasto ai benpensanti, gli do un metro di valutazione che ne rigonfi l’ego, e se questo li rende felici, io ne sono l’artefice… e la cosa rende felice me, l’amorale dal pavimento nero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/quale-morale-da-imitare/">Quale morale da imitare</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Mille battute di lavoro sottopagato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mille-battute-di-lavoro-sottopagato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 02:35:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Vuoi lavorare, giovanotto? Inizia e poi vediamo&#8230; Settecento euro al mese, anche se sei assunto per tre ore e trenta, per quattro giorni alla settimana; anche se lavori effettivamente per dieci ore al giorno, per sei giorni alla settimana; anche se poi mi dovrai garantire qualche presenza durante i giorni festivi, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/mille-battute-di-lavoro-sottopagato/">Mille battute di lavoro sottopagato</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Vuoi lavorare, giovanotto? Inizia e poi vediamo&#8230;<br />
Settecento euro al mese, anche se sei assunto per tre ore e trenta, per quattro giorni alla settimana; anche se lavori effettivamente per dieci ore al giorno, per sei giorni alla settimana; anche se poi mi dovrai garantire qualche presenza durante i giorni festivi, ché qui si tira la carretta tutti insieme… siamo come una famiglia, poi che qualcuno mangi di più dell’altro è cosa nota… e mica te la vorrai prendere per questo? Non essere il solito egoista!</p>
<p>La gavetta te la sarai pure fatta altrove, ma qui è tutta un’altra cosa.<br />
Vedi c’è un aspetto che non devi dimenticare, <em>se non ci fossi io, tu dove cazzo andresti a piangere</em>? Dovevi fare il dipendente statale se volevi credere alla storiella che oltre al lavoro, nella vita, esiste qualcos’altro.</p>
<p>Che poi il sabato sera non ti basta per riposarti, per bere, per scopare, per sniffarti cocaina che sa di calce, per fare il <em>movente</em> nella <em>movida</em> notturna, insieme a quattro morti di fame come te, in cui uno è più cornuto dell&#8217;altro?</p>
<p>Che poi ci sono posti in cui si <em>campa </em>bene anche con poco. Ci sono amici miei che lavorano in città grandi. Hanno tutti i diritti, persino la tredicesima, ma vivono male, si alzano alle sei del mattino e si ritirano alle sette di sera.</p>
<p>Tu hai altro&#8230; ad esempio, la speranza che qualcosa possa cambiare.<br />
Avanti, vagabondo&#8230; inizia a lavorare!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/mille-battute-di-lavoro-sottopagato/">Mille battute di lavoro sottopagato</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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