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	<title>Nascondino Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Mi raccontò la sua dipendenza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/assenza-consenso-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2024 00:37:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Mi raccontò la sua dipendenza&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore con l&#8217;Intelligenza Artificiale La droga me l&#8217;ha raccontata a modo suo, come l&#8217;aveva vissuta, vagando con gli occhi e gettandoli tra i ricordi come un bimbo che gusta le caramelle con lo sguardo. Aveva la gioia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Mi raccontò la sua dipendenza&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore con l&#8217;Intelligenza Artificiale</strong></p>
<p>La droga me l&#8217;ha raccontata a modo suo, come l&#8217;aveva vissuta, vagando con gli occhi e gettandoli tra i ricordi come un bimbo che gusta le caramelle con lo sguardo. Aveva la gioia tra i denti: battevano e stridevano. Si grattava le braccia fino a consumarsi la pelle, e sudava e piangeva e rideva e cantava. Chi canta ha una ragione per non morire, persino per sperare, addirittura per farsi rosa tra i rovi. <strong>Diceva che per bucarsi ci voleva coraggio, fottersi una vena per amarsi un po&#8217; di più, altro che cortesia che ti fai, a mala pena te ne accorgi del tuo narcisismo patologico.</strong> Sfregava la testa contro il muro, come la capocchia di un fiammifero che non si accende; voleva darsi fuoco in ogni parte, liquefarsi le ossa. <strong>Morire in astinenza?</strong> In fondo è figura retorica pure il dolore, puoi dirne in diversi modi ma non sai perché a uno basta piangere mentre per un altro ci vogliono spilli e aghi. Mi raccontò dell&#8217;amico che scomparve il giorno del suo compleanno. Avvenne nell&#8217;anno della caduta delle <strong>Torri Gemelle</strong>. Lasciò un biglietto con su scritto &#8220;questo è il migliore dei miei mercoledì&#8221;; quel giorno infatti era un mercoledì e altri per lui non ce ne furono.</p>
<h3>Mi raccontò anche&#8230;</h3>
<p>Sognare un bambino che ti grida contro <strong>&#8220;sono arrabbiato con te&#8221;</strong>, mentre ti porge una corona di alloro con foglie nere che si agitano come serpi. Vedi, mi chiama la fanciullezza; vorrei riprendermi la bontà, l&#8217;ingenuità, la spensieratezza che si dissolve durante la crescita. <strong>Ora è un tramontar-tradendomi, un macellare le membra e un infilzarsi il cuore.</strong> Canta una civetta alle undici di sera, si mischia il rigurgito del mare a una risata, io passo una sola volta come un giorno d&#8217;adolescenza. Un amico mi avrebbe detto qualcosa, anche di circostanza, magari sfacciatamente buonista, ma pur sempre delle parole avrebbe proferito; magari me le avrebbe sputate in un orecchio. <strong>Qui ora c&#8217;è solo un ronzio, sembra un rantolo di fine agonia.</strong> Credimi non ci vuole nulla a parlare di morte, invece io voglio vivere e voglio rifare l&#8217;amore con la vita.</p>
<h3>Mi è rimasta un&#8217;illusione anni Novanta</h3>
<p>Era possibile un mondo migliore simile a quello dell&#8217;oratorio di una chiesa. Ma eravamo bambini cresciuti male; viziati, troppo legati al seno delle nostre madri avvizzite e alla virilità dei padri ormai imbronciati con la vita. È scorso troppo latte nelle nostre bocche e troppo ne è uscito durante erezioni noiose. Credimi, tutte le gonne erano per noi capanne, ogni buco era qualcosa in cui iniettare gioia, fin quando non ci sono più bastati né i sogni, né i desideri, né le possibilità. <strong>Un fiume ci ha portato via. Non siamo annegati, siamo svenuti e ancora dobbiamo cacciare l&#8217;acqua dai polmoni. Ecco, aiutami a respirare. </strong></p>
<h3>Conclusioni necessarie</h3>
<p>Questo era un mio amico; questa era la sua voce. Ha lottato per non sentirsi stupido e per non farsi dire che in fondo lo era. Voleva stupirmi ancora un po&#8217; con un racconto isterico, voleva che gli dicessi quanto fosse capace a ricordare vita, morte e miracoli di ogni evento. &#8220;Io passo come un giorno d&#8217;adolescenza&#8221;, questa frase la ricordo ancora e la conservo tra le memorie del cuore. <strong>Fino a sedici anni abbiamo giocato a nascondino vicino ai sottopassi della superstrada, poi lui non ha trovato più nessuno. &#8220;Tana libera tutti&#8221;, ma lui non si è mai più liberato.</strong></p>
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