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	<title>Nascondere Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Emma: tra le righe di un libro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/emma-tra-le-righe-di-un-libro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 07:28:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Emma]]></category>
		<category><![CDATA[Lamonica]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Emma: tra le righe di un libro&#8221; è un racconto di Wanda Lamonica. In copertina una foto dell&#8217;autrice &#8220;Hai letto il libro che ti ho dato?&#8221;     &#8220;Certo, perché me lo chiedi?&#8221; &#8220;Così&#8221;, risponde Emma, scrollando le spalle. Osserva una formica gigante infilarsi in una crepa minuscola incisa nella terra secca. &#8220;Vuoi che ti faccia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Emma: tra le righe di un libro&#8221; è un racconto di Wanda Lamonica. In copertina una foto dell&#8217;autrice</strong></p>
<p>&#8220;Hai letto il libro che ti ho dato?&#8221;     &#8220;Certo, perché me lo chiedi?&#8221;<br />
&#8220;Così&#8221;, risponde Emma, scrollando le spalle. Osserva una formica gigante infilarsi in una crepa minuscola incisa nella terra secca.</p>
<p>&#8220;Vuoi che ti faccia un riassunto?&#8221;, le chiede in tono sprezzante Carlo, alzandosi dal muretto su cui si era seduto. Si scuote i jeans all&#8217;altezza delle natiche per togliere via un po&#8217; di polvere. Afferra il casco, modello Capitan America , pronto per sgommare via con il suo scooter blu, mezzo scassato.</p>
<p>&#8220;Sempre a dubitare, stai&#8221;, rimprovera Emma picchiettandosi un dito su una tempia.</p>
<p>Sbuffa, prima di infilare le chiavi nel blocchetto, fare tanto rumore, troppo fumo. Infine, sparisce. Perché Carlo è bravissimo a sparire. Come lo sono stati Alex e Matteo, prima di lui. Come lo sono state le amiche del cuore, Lara e Sandra. Che le avevano voluto così bene da allontanarla, nello stesso momento, con un unico messaggio sul telefono: &#8220;Sei pesante, Emmy. Ti vogliamo bene ma non è più vita, con te.&#8221;</p>
<p>Emma rimane da sola, anche oggi. A guardare il paesaggio srotolarsi magicamente al di sotto del muro del belvedere come un arazzo pregiatissimo.</p>
<p>Eccola. La chiesa dove le suore ripetevano a pappardella lunghe preghiere in latino e obbligavano le bambine a mangiare frattaglie di pollo affogate nel brodo, il martedì sera.</p>
<p>Eccola. La piccola piazza del mercato, dove spesso Suor Clemenza le comprava le caramelle di liquirizia a forma di topolino. Eccole. I filari di viti che in autunno pennellavano di malinconia la Valle Lieta, con i loro colori dorati. Era di nuovo invisibile, Emma. Con quel suo modo sempre sgangherato e disperato di chiedere attenzione.</p>
<p>Per dire al mondo Io ci sono, senti cosa dico, guarda cosa faccio.<br />
Del resto, sua madre l&#8217;aveva abbandonata al convento quando aveva solo tre anni.<br />
Un ciondolo con un cuore.<br />
Un ciondolo.<br />
Con un cuore.<br />
E basta.<br />
Questo le aveva lasciato sua madre.</p>
<p>Ed Emma si era sempre chiesta quale messaggio indecifrabile contenesse quell&#8217;oggetto. Perchè il cuore? Perchè un ciondolo? Perchè un convento? Ma, soprattutto, perchè? Era di certo colpa sua se ancora non l&#8217;aveva trovata, sua madre. Emma l&#8217;imbranata, Emma l&#8217;imbranata.</p>
<p>Da lì, forse, la mania di lasciare tracce di sé ovunque. In una tristissima caccia al tesoro dove il tesoro era Emma e il suo mondo disastrato. Un biglietto del tram sul tavolo per dire Vado via, l&#8217;adesivo delle fate appiccicato sulla bocca per dire Oggi non parlo. La riga nera sotto gli occhi per sottolineare la sua anima incompresa.</p>
<p>Carlo le diceva &#8220;Ti amo&#8221; almeno tre volte al giorno, certo.</p>
<p>&#8220;Sono tutto orecchi&#8221;, la rassicurava, spesso. Ma per certe cose bisogna ascoltare col cuore, l&#8217;udito c&#8217;entra poco. Emma voleva amare ed essere amata. Dopotutto, non le sembrava una cosa così difficile. Persino Miao e Milù si amavano nel cortile del convento, miagolando felici. Eppure nessuno sembrava riuscire a realizzare quel suo desiderio semplice. Nessuno riusciva mai a toccare quel cuore così delicato, così tormentato, così pieno di assenze e mancanze senza aggiungere altre sofferenze.</p>
<p>&#8220;Tu stai fuori di testa&#8221;, le aveva detto una volta Matteo lasciandola davanti alla scuola, solo perché Emma gli aveva chiesto di presentarla come fidanzatina ai suoi genitori.</p>
<p>Fame. Fame d&#8217;amore. Quella che a volte lei reprimeva, digiunando. O che saziava troppo, fino a vomitare. Per esserci pochissimo, nel mondo. O per sbranarselo, finché poteva, per il solo gusto di rigettarlo subito dopo nel water.</p>
<p>E nel libro dato a Carlo, a pagina 125, eccolo, il pensiero scritto a matita, con parole piccole piccole, a fine pagina. &#8220;Solo se leggi qui, mi hai amata davvero. Sto qui. Tra le righe. A volte troppo piccola, scivolo giù. A volte, immensa, rimango sospesa.O incastrata. Fai tu. Ma se mi cerchi soltanto ora, è già tardi. Per te non ci sono più.&#8221;</p>
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		<title>Mi raccontò la sua dipendenza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/assenza-consenso-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2024 00:37:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Gioco]]></category>
		<category><![CDATA[Nascondere]]></category>
		<category><![CDATA[Nascondino]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
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		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Mi raccontò la sua dipendenza&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore con l&#8217;Intelligenza Artificiale La droga me l&#8217;ha raccontata a modo suo, come l&#8217;aveva vissuta, vagando con gli occhi e gettandoli tra i ricordi come un bimbo che gusta le caramelle con lo sguardo. Aveva la gioia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Mi raccontò la sua dipendenza&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore con l&#8217;Intelligenza Artificiale</strong></p>
<p>La droga me l&#8217;ha raccontata a modo suo, come l&#8217;aveva vissuta, vagando con gli occhi e gettandoli tra i ricordi come un bimbo che gusta le caramelle con lo sguardo. Aveva la gioia tra i denti: battevano e stridevano. Si grattava le braccia fino a consumarsi la pelle, e sudava e piangeva e rideva e cantava. Chi canta ha una ragione per non morire, persino per sperare, addirittura per farsi rosa tra i rovi. <strong>Diceva che per bucarsi ci voleva coraggio, fottersi una vena per amarsi un po&#8217; di più, altro che cortesia che ti fai, a mala pena te ne accorgi del tuo narcisismo patologico.</strong> Sfregava la testa contro il muro, come la capocchia di un fiammifero che non si accende; voleva darsi fuoco in ogni parte, liquefarsi le ossa. <strong>Morire in astinenza?</strong> In fondo è figura retorica pure il dolore, puoi dirne in diversi modi ma non sai perché a uno basta piangere mentre per un altro ci vogliono spilli e aghi. Mi raccontò dell&#8217;amico che scomparve il giorno del suo compleanno. Avvenne nell&#8217;anno della caduta delle <strong>Torri Gemelle</strong>. Lasciò un biglietto con su scritto &#8220;questo è il migliore dei miei mercoledì&#8221;; quel giorno infatti era un mercoledì e altri per lui non ce ne furono.</p>
<h3>Mi raccontò anche&#8230;</h3>
<p>Sognare un bambino che ti grida contro <strong>&#8220;sono arrabbiato con te&#8221;</strong>, mentre ti porge una corona di alloro con foglie nere che si agitano come serpi. Vedi, mi chiama la fanciullezza; vorrei riprendermi la bontà, l&#8217;ingenuità, la spensieratezza che si dissolve durante la crescita. <strong>Ora è un tramontar-tradendomi, un macellare le membra e un infilzarsi il cuore.</strong> Canta una civetta alle undici di sera, si mischia il rigurgito del mare a una risata, io passo una sola volta come un giorno d&#8217;adolescenza. Un amico mi avrebbe detto qualcosa, anche di circostanza, magari sfacciatamente buonista, ma pur sempre delle parole avrebbe proferito; magari me le avrebbe sputate in un orecchio. <strong>Qui ora c&#8217;è solo un ronzio, sembra un rantolo di fine agonia.</strong> Credimi non ci vuole nulla a parlare di morte, invece io voglio vivere e voglio rifare l&#8217;amore con la vita.</p>
<h3>Mi è rimasta un&#8217;illusione anni Novanta</h3>
<p>Era possibile un mondo migliore simile a quello dell&#8217;oratorio di una chiesa. Ma eravamo bambini cresciuti male; viziati, troppo legati al seno delle nostre madri avvizzite e alla virilità dei padri ormai imbronciati con la vita. È scorso troppo latte nelle nostre bocche e troppo ne è uscito durante erezioni noiose. Credimi, tutte le gonne erano per noi capanne, ogni buco era qualcosa in cui iniettare gioia, fin quando non ci sono più bastati né i sogni, né i desideri, né le possibilità. <strong>Un fiume ci ha portato via. Non siamo annegati, siamo svenuti e ancora dobbiamo cacciare l&#8217;acqua dai polmoni. Ecco, aiutami a respirare. </strong></p>
<h3>Conclusioni necessarie</h3>
<p>Questo era un mio amico; questa era la sua voce. Ha lottato per non sentirsi stupido e per non farsi dire che in fondo lo era. Voleva stupirmi ancora un po&#8217; con un racconto isterico, voleva che gli dicessi quanto fosse capace a ricordare vita, morte e miracoli di ogni evento. &#8220;Io passo come un giorno d&#8217;adolescenza&#8221;, questa frase la ricordo ancora e la conservo tra le memorie del cuore. <strong>Fino a sedici anni abbiamo giocato a nascondino vicino ai sottopassi della superstrada, poi lui non ha trovato più nessuno. &#8220;Tana libera tutti&#8221;, ma lui non si è mai più liberato.</strong></p>
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		<title>Un incontro velato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/un-incontro-velato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 06:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adriana]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato Ho incontrato una ragazza sulla metro. Era vestita di nero, no, era mascherata, no era nascosta, no era velata&#8230;sembrava una suora! Sembrava e non lo era. Era un corpo nascosto sotto al niqab. L&#8217;ho scoperto poi: prima non sapevo. Il niqab è un vestito nero che cela il mio corpo e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>Ho incontrato una ragazza sulla metro. Era vestita di nero, no, era mascherata, no era nascosta, no era velata&#8230;sembrava una suora! Sembrava e non lo era. Era un corpo nascosto sotto al <em>niqab</em>. L&#8217;ho scoperto poi: prima non sapevo. Il <em>niqab</em> è un vestito nero che cela il mio corpo e tutto il mio essere donna. Orrore: gli occhi, due fessure, due spiragli, fenditure appena accennate. Donna? No, essere indefinito. Non si capisce se sei donna o ragazza o anziana. Non si vede un seno, non si vede il culo, non si vedono le cosce. Manco i capelli, si vedono. Che dico, manco le mani, cioè, non tutt&#8217;e due! La mano sinistra è coperta dal guanto nero e la destra lasciata libera, (strana parola, sembra quasi una bestemmia&#8230;) di manovrare i tasti del cellulare. Che stridore! Da una parte la tecnologia e dall&#8217;altra l&#8217;arretratezza, il medioevo, la schiavitù nella sua forma più odiosa.</p>
<p>Mi viene voglia di avvicinarmi e strappare via quel brutto drappo nero che la ricopre ssstrappp &#8230; via, via in un un attimo tutte le sciocchezze che riempiono la testa e confondono e costringono e con cui io, donna, vengo etichettata e segnata. Io sono donna, nullità totale e copro, un corpo che Iddio mi ha donato e che in nome suo debbo offendere, odiare e rifiutare. Ma quale Dio, io non sono religiosa e nemmeno praticante perché Dio non vuole che io mi copra. Nasco nuda come l&#8217;uomo e poi mi debbo coprire perché l&#8217;uomo non accetta nulla di me. Nemmeno il nutrimento che lo tiene in vita quando lo concepisco e lo tengo nel ventre. Ché solo per questo dovrebbe onorarmi. E invece mi umilia. Mi odia e mi dà pure fuoco se non obbedisco ai suoi comandi.</p>
<p>Io sono donna e me ne vanto. Sono donna e riesco a procreare. Sono donna e ne vado fiera. Ho le tette e ho le cosce e qui e in questo istante ho i jeans stretti stretti. E ho il seno ben evidenziato dalla maglietta che mi si stringe addosso: è così che avverto meno l&#8217;umido di certe giornate troppo piovose e tanto uggiose. Sono donna e quando faccio l&#8217;amore, godo esattamente come l&#8217;uomo, però a dirlo mi devo vergognare perché se lo dice un uomo è un &#8220;macho&#8221; e se lo dichiara una donna è &#8220;una di quelle&#8221;. Ma a me non importa proprio nulla e mi vesto come voglio e non ho gli occhi come strette fenditure, incorniciate in un pezzo di stoffa che sembra cucito addosso alla mia carne come avessero infibulato anche il mio viso.</p>
<p>E più ci penso e più non riesco a capire. Forse sarò tonta però so solo che oggi sento un freddo che mi congela l&#8217;anima, anche se, dopo la pioggia, è già riapparso il sole&#8230;</p>
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		<title>Io non sono una donna del Sud</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nonsonodonna-del-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2022 01:01:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Balconi]]></category>
		<category><![CDATA[Camminare]]></category>
		<category><![CDATA[Ippolita Luzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Nascondere]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Vedere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Ippolita Luzzo Io non sono una donna del sud Non ho mai fatto la salsa di pomodoro Le melanzane ripiene, la conserva di peperoni. Non ho mai  insaccato una salsiccia, non l’ho mai bucherellata Mi fa senso il sanguinaccio, non lo mangerei mai Non pranzo  dalla suocera, però l’ho tanto amata Non vado a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Di Ippolita Luzzo</strong></em></p>
<p style="font-weight: 400;">Io non sono una donna del sud<br />
Non ho mai fatto la salsa di pomodoro<br />
Le melanzane ripiene, la conserva di peperoni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non ho mai  insaccato una salsiccia, non l’ho mai bucherellata<br />
Mi fa senso il sanguinaccio, non lo mangerei mai<br />
Non pranzo  dalla suocera, però l’ho tanto amata<br />
Non vado a matrimoni, battesimi  e prime comunioni<br />
Non vado neppure ai funerali.<br />
Come potrei salutare quelle persone</p>
<p style="font-weight: 400;">Affrante<br />
messe lì,<br />
in fila indiana</p>
<p style="font-weight: 400;">Non conosco il parentado, non ricordo  i vari gradi<br />
Mi sfuggono gli intrecci, proprio quelli più succosi<br />
Mi distraggo e poi apro le finestre, tiro giù le tende<br />
Su balconi spalancati.<br />
Non spedisco barattoli a mio figlio, non stiro le camicie<br />
E poi non mi nascondo non dico- ho un impegno-<br />
E non ho mai gente a casa, a volte solo amiche</p>
<p style="font-weight: 400;">Non ho mai abitato qui,<br />
non ho mai vissuto qui, ma ora che lo vedo,<br />
ne sono tanto fiera.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il sud  lo porto nel sangue, nel suo colore, nel suo calore<br />
Nella  storia, nel presente,<br />
nel mio viso da bambina</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel dolore delle mamme,<br />
delle donne</p>
<p style="font-weight: 400;">Sempre attente, sempre pronte<br />
Sempre vigili e custodi<br />
di una cura sempre eterna</p>
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