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	<title>Mori Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Chiaroscuro. Manuela Mori e l&#8217;amare senza ricordi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/chiaroscuro-mori-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2025 23:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: &#8220;Chiaroscuro&#8221; di Manuela Mori, Edizioni Ets, 2024 In questo viaggio unico e irripetibile che è la vita, c’è chi pensa o crede di vederne soltanto il chiaro (la luce), ma da quella luce viene accecato; c’è chi pensa o crede di vederne solo lo scuro (il buio) e da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: &#8220;Chiaroscuro&#8221; di Manuela Mori, Edizioni Ets, 2024</strong></p>
<p>In questo viaggio unico e irripetibile che è la vita, c’è chi pensa o crede di vederne soltanto il chiaro (la luce), ma da quella luce viene accecato; c’è chi pensa o crede di vederne solo lo scuro (il buio) e da quel buio viene sbranato. Infine c’è chi dalla vita ha compreso che non c’è uno senza l’altro e che la nostra esistenza si dipana dentro un <strong>“Chiaroscuro”</strong>.</p>
<p><strong>&#8220;Chiaroscuro&#8221;</strong> è anche il terzo libro di <strong>Manuela Mori</strong> ed è proprio in questo camminare sul leggero filo dell&#8217;equilibrista, tra passato e presente, che basta poco per &#8220;sbandare&#8221;. Una semplice svista, tutto qui. La Mori però conosce i <strong>&#8220;ferri del mestiere&#8221;,</strong> il suo poetare è di una onestà disarmante; è un dolce connubio tra musicalità e parola.</p>
<p><em>&#8220;In questo scollinare di luce/fra barbagli di foglie mature,/l&#8217;estate se ne va senza clamore.&#8221;</em> oppure <em>&#8220;Tornasse il mondo elementare,/quando bastava dire azzurro/per figurarsi il mare,/e giallo, il sole, e rosso il cuore.&#8221;</em></p>
<p><strong>Manuela Mori</strong>, laureata in Lettere, toscana di nascita, lombarda d&#8217;adozione, vive la sua vita tra Cecina e Milano (tra la sabbia toscana e i navigli milanesi, che si ritrovano e si danno la staffetta nei suoi versi). Oltre ad essere un&#8217;accurata e accanita lettrice, ama la poesia sopra ogni cosa.</p>
<p>I suoi riferimenti (o meglio i suoi &#8220;maestri&#8221; i punti cardinali di riferimento) sono i poeti che hanno rappresentato e rappresentano il meglio della poesia italiana degli anni Settanta. La schiera dei giovani poeti che scrivevano sulla rivista <strong>&#8220;Prato pagano&#8221;</strong> di <strong>Gabriella Sica, </strong>quindi parliamo di Beppe Salvia, Pietro Tripodo, Gino Scartaghiande, e poi Francesco Scarabicchi per l’uso sapiente della parola e della metrica.</p>
<p>Guarda caso proprio a Beppe, a Francesco e a Gino sono dedicati dei componimenti.</p>
<hr />
<p><strong>A Beppe Salvia</strong></p>
<p>Quanti proseliti, quante innocenti vittime<br />
dietro i riti del metro e del vivere.<br />
Io non ho che questa piccola vita<br />
in questo verso storto, e del metro<br />
non so che la fatica,<br />
la mia colta conquista.<br />
Dell’ardere in queste incudini<br />
m’accontento, io manifesto<br />
il contraddetto, i segni incerti,<br />
lo scarto e l’urto con l’evento,<br />
e mai, vorrei, l’artificio<br />
di piani lessici e gloriosi<br />
compianti dietro a un vetro.</p>
<hr />
<p>Come dicevo all&#8217;inizio di questa breve nota, Manuela in <strong>&#8220;Chiaroscuro&#8221;</strong> entra ed esce con lampi di luce e d&#8217;ombra. Me la immagino con in mano una candela alla ricerca e con l’intento di focalizzare oggetti e frammenti di vita, chiedendosi e chiedendoci:</p>
<p><em>&#8220;Dove saranno finite le risa di mia madre./Quelle rare risate trattenute/come di chi tema di troppo essere felice,/cifra di una vita che del bene sa tutta la fatica.&#8221; oppure &#8220;Dite ai miei morti che non sono sola./Mi fanno compagnia i loro oggetti,/muti custodi delle presenze perse&#8221;.</em></p>
<hr />
<p><strong>Generazioni</strong></p>
<p>Non siamo stati in guerra, da bambini<br />
non abbiamo avuto fame.<br />
le nostre sono state penurie non carnali<br />
che proteggiamo ancora<br />
fra i meandri tortuosi del cervello.<br />
Si dimentica il coltello.<br />
Si protegge la ferita, senza alcun senso.</p>
<hr />
<p>Chiudo la nota con quest&#8217;ultima poesia che mi ha parlato e toccato, non dimenticando di ringraziare <strong>Manuela Mori,</strong> persona d&#8217;una sensibilità e d’una gentilezza estreme, oltre che fine poetessa.</p>
<p>Di quel che passa intorno e vive dentro,<br />
ciò che resta nel mio libro non è tutto.<br />
Gli spazi bianchi sono il tempo fermo,<br />
che non ha colori, sono i vuoti disumani<br />
nei sentimenti.<br />
Non è tutto e non tutto è vero.<br />
Appresi l’arte di vergare il sogno.<br />
Ciò che cesella la mia parola<br />
è anche immaginario.<br />
O forse esiste in questa un’altra vita<br />
già vissuta che sempre torna indietro.</p>
<p>In un tempo tutt&#8217;altro che sospeso, ma in un presente vivo, non siamo niente se non siamo capaci di volgere il nostro sguardo su ciò che è stato in <strong>&#8220;Chiaroscuro&#8221;</strong>, solo così potremo aprire i nostri occhi verso il futuro.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuto questo articolo </em><strong><a href="https://www.borderliber.it/farragine-guida-recensione/">clicca qui e leggi anche &#8220;La Farragine&#8221;</a></strong></p>
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