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	<title>Modernismo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Maschio Alfa dal cuore timido</title>
		<link>https://www.borderliber.it/maschio-alfa-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 03:39:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Maschio Alfa dal cuore timido&#8221; è un racconto di Martino Ciano. La foto è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore Ti esplode il cervello; come un fuoco d&#8217;artificio si dissolve in scie colorate. Occhiali da sole per sguardi timorosi ombreggiano la visione. Suda la vista, oggi come ogni anno; arriva l&#8217;anticiclone e il solleone annuncia la [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Maschio Alfa dal cuore timido&#8221; è un racconto di Martino Ciano. La foto è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti esplode il cervello; come un fuoco d&#8217;artificio si dissolve in scie colorate. Occhiali da sole per sguardi timorosi ombreggiano la visione. Suda la vista, oggi come ogni anno; arriva l&#8217;anticiclone e il solleone annuncia la stagione delle <strong>gatte morte e dei muscoli allenati</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Maschi e pupe, cerbiatte contro scimpanzé. Tu cammini e boccheggi, una bottiglietta d&#8217;acqua gronda desiderio; a torso nudo ti senti a disagio, <strong>il tuo corpo da spaventapasseri non è addestrato alle prove estreme</strong>, ai selfie incantatori. Hai reminiscenze dei tuoi giorni da figo solo se pensi a quando ti chiudevi nel bagno con te stesso poi, davanti allo specchio, il latente rachitismo ti si svelava nella sua forma radiosa. Se pensi a quei momenti, ancora le budella ti diventano calde e tu vuoi scivolare in un cesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La spoliazione estiva delle femmine è un atto di rivolta contro la ragion pratica.</strong> Pensi a questa frase e ti si apre un mondo sul desiderio. La virgola che sta in mezzo alle tue cosce sente la necessità di intervenire; ti chiede di agire, di sollevarsi dal torpore in cui la mente la ingabbia. Il cervello acconsente, la tua volontà anche, ma resti solo e, soprattutto, ancora cammini, e hai un problema con quella <strong>voglia di sesso</strong> che si alimenta solo di natiche svestite, costumi da bagno che evidenziano labbra pubiche ingrossate, spalancate, rilassate, forse non vogliose, ma pur sempre accoglienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma come puoi immaginare tutto questo?</strong> L&#8217;estate scorsa provasti a conquistare una donna di mezza età; aveva due occhi da madre alla ricerca del figlio disperso tra le macerie di un terremoto; <strong>aveva voglia, secondo te</strong>. L&#8217;estate è un elogio della follia in chiave pop: la spensieratezza è forza; credere nei doveri coniugali o di coppia è ignoranza. Allora ti sei avvicinato, le hai detto <strong>&#8220;Ti senti sola?&#8221;</strong>, lei ha riso e ti ha scacciato; ti ha risposto che avresti potuto rivolgere questa domanda a te stesso di notte, in riva al mare, durante una passeggiata romantica con i tuoi testicoli. Tu sei rimasto lì, ti sei sentito un po&#8217; baccalà e un po&#8217; psicologo. <strong>&#8220;Va, ca sennò maritumu te vatte&#8221;</strong>, ti ha detto. Eppure ti era sembrata nubile&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti ha preso in giro, la disperata che sembrava pronta e impacchettata per te. L&#8217;estate è una grande presa per il culo. Oggi come ieri, come negli anni passati, cammini come un timido <strong>maschio alfa</strong> in cerca di avventure che ti salvino dall&#8217;oppressione del tuo latente rachitismo. Sei e non sei, al tramonto e all&#8217;alba, un superstite dopo il crollo di un teatro dell&#8217;assurdo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti fermi davanti a un lido; il <strong>Deejay</strong> ingrana la musica, la <strong>botta techno</strong> si eleva al cielo, il sole sparisce dietro una nuvola bianca, l&#8217;afa è un impermeabile per l&#8217;anima. Scoreggi, rutti; sei libero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La festa abbia inizio e augurati che duri per sempre.</p>
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		<title>Mimose pudìche e rami d’ulivo. Sebastiano Impalà e la &#8220;rivoluzione dei poeti&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mimose-pudiche-sebastiano-impala/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2022 01:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Messina]]></category>
		<category><![CDATA[Modernismo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Primavera]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Rumore]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Stagione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Gianni Vittorio. &#8220;Mimose pudiche e rami d&#8217;ulivo&#8221; è la raccolta poetica di Sebastiano Impalà. Un inno ai profumi di Calabria e alla rivolta contro la modernità Il poeta Impalà torna a scrivere versi di rara intensità con il suo nuovo libro intitolato Mimose pudìche e rami d’ulivo (VJ edizioni). Le sue liriche ci [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Gianni Vittorio. &#8220;Mimose pudiche e rami d&#8217;ulivo&#8221; è la raccolta poetica di Sebastiano Impalà. Un inno ai profumi di Calabria e alla rivolta contro la modernità</strong></em></p>
<p>Il poeta Impalà torna a scrivere versi di rara intensità con il suo nuovo libro intitolato Mimose pudìche e rami d’ulivo (VJ edizioni).</p>
<p>Le sue liriche ci parlano di sentimenti e tradizioni popolari, come in <em>Eclissi totale</em>, in cui si respira il profumo dei frutti siculi o si narra di balli gitani (<em>…cercando una notte speciale fra balli di vecchi gitani e gonne di donne sicane</em>).</p>
<p>E ancora si sentono i respiri di due innamorati (<em>Il dono più bello</em>), mentre il cacciatore di ricordi è una riflessione sull’inconscio dell’uomo. Il suo continuo peregrinare lo fa cantore di terre contigue tra le sponde dello Stretto, come nella dolce poesia <em>Non mi abituo</em>, un omaggio alla primavera in terra calabra, nelle cui parole sembra quasi di sentire il rumore del vento e di vedere i colori dei tramonti.</p>
<p>La raccolta spazia nei temi e nei sentimenti, come la stessa vita che viviamo ogni giorno, in cui si alternano momenti di felicità, dolori ed emozioni contrastanti, come la storia di un amore spezzato (<em>L’archivio delle parole</em>).</p>
<p>Non mancano spunti di riflessione sulla funzione del poeta nella società odierna. Sebastiano, partendo dal contesto in cui viviamo, permeato di caos, frenesia e velocità (<em>andiamo veloci in questo mondo senza produrre nulla, neanche un sentimento primordiale</em>), si fa promotore del cambiamento. Forse è arrivato il momento di una nuova rivoluzione culturale?</p>
<p><em>E’ giunta l’ora di gridare all’universo / </em><em>La voglia collettiva di cambiare / </em><em>Mentre un fiammifero si accende / </em><em>Negli occhi dei poeti immacolati &#8211; </em>La rivoluzione dei poeti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>TecnoCrazia, il veleno mite del progresso</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tecnocrazia-il-veleno-mite-del-progresso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2017 06:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Albert Speer]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[Modernismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ratto delle Sabine]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo a cura di Martino Ciano &#8211; già pubblicato su Zona di Disagio. In foto Albert Speer, Bundesarchiv, Bild 146II-277 / Binder / CC-BY-SA 3.0, via Wikipedia Dissero di Albert Speer, ministro del Terzo Reich nonché architetto di Hitler, che avesse amato le macchine più delle persone. Ma nelle sue memorie, scritte mentre era in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo a cura di Martino Ciano &#8211; già pubblicato su </strong></em><a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2017/10/16/tecnocrazia-il-veleno-mite-del-progresso/"><em><strong>Zona di Disagio</strong></em></a><em><strong>. In foto Albert Speer, </strong></em><span>Bundesarchiv, Bild 146II-277 / Binder / CC-BY-SA 3.0</span>, via Wikipedia</p>
<p>Dissero di Albert Speer, ministro del Terzo Reich nonché architetto di Hitler, che avesse amato le macchine più delle persone. Ma nelle sue memorie, scritte mentre era in carcere, concluse dicendo <strong><em>che la Tecnica aveva lasciato in lui forti dubbi. </em></strong>Una amara conclusione, che questo nazista pentito lascia tra le nostre mani come un ordigno inesploso.</p>
<p><strong>Il Novecento è stato il secolo dell’uomo nuovo.</strong> Tutti i regimi hanno cercato di plasmare l’umanità. Non hanno provato a farlo solo spiritualmente, ma soprattutto tecnicamente. <strong>La tecnica è il </strong><strong><em>logos</em></strong><strong> del progresso. Il progresso impone una visione ottimistica della vita; ma c’è un aspetto fondamentale, che non può essere messo da parte: </strong><em><strong>il progresso non ammette dubbi</strong></em><strong>.</strong> Ogni perché deve avere una risposta.</p>
<p>Il progresso crea la <strong><em>nozione</em></strong>, ossia, un dogma transitorio di fronte al quale la ragione deve fermarsi. <strong>Vero è che due più due fa sempre quattro, ma è anche vero che quattro è solo un freddo risultato e non è la soluzione dell’intero problema.</strong> In poche parole, se io riduco tutto a un dato, sarò stato bravo a sintetizzare, ma il resto mi sfuggirà e mi rimarrà ignoto.</p>
<p>Fatto sta che la tecnica riduce tutto al dato; la tecnocrazia impone un ragionamento per dati. Non è un caso che tutte le decisioni che interessano la sfera pubblica e privata siano ormai frutto di <strong><em>un’attenta analisi</em></strong><strong> </strong><strong><em>statistica</em></strong><strong>.</strong></p>
<p>In tutto questo, la verità non è più atemporale, ma è momentanea. Infatti, la tecnica si alimenta attraverso la ricerca; una ricerca, però, che né salva né distrugge. Pensate all’energia atomica, può aiutare o annientare l’umanità. Pensate alla moderna genetica che può essere usata tanto per fare del bene, quanto per dar vita a nuove e fantasiose forme di umanità. <strong>La tecnica mette in conto tutto. L’umanità pende dalle sue labbra.</strong></p>
<p>Ma non è la tecnica a spaventarmi, quanto l’uso che se ne fa. <strong>Guido Rossi, nel suo</strong><strong><em> Il ratto delle sabine</em></strong><strong>, scrive </strong><em><strong>mentire è potere. </strong></em><strong>Romolo concepì Roma e le sue leggi proprio grazie alla capacità di divinizzare la brutalità attraverso l’arte della menzogna.</strong> Ecco, oggi la tecnica fa la stessa cosa, rendendo gli uomini schiavi di convinzioni ridotte all’osso, o meglio, “binarie”.</p>
<p><strong>Se per Heidegger l’uomo è un </strong><em><strong>essere-per-la-morte</strong></em><strong> gettato nella precarietà, ecco che la verità diventa un evento unico e irripetibile.</strong> Ciò significa che non esistono verità assolute ed eterne, ma solo legate a una visione temporanea del tutto. E sebbene io sia d’accordo con questo concetto, riconosco però che anche il progresso rilascia solo verità transitorie. <strong>Infatti, il suo è un </strong><em><strong>andare-avanti</strong></em><strong> irreversibile, come il tempo.</strong></p>
<p>A conti fatti, cosa c’è di speciale in tutto questo?<br />
Il progresso migliora davvero le condizioni di vita dell’umanità?</p>
<p>Certamente, quando Speer iniziò a nutrire dubbi verso la tecnica, ritornò anche ad essere uomo. <strong>L’umanità in fondo è dubbio e vacillante conoscenza.</strong> Infatti, la conoscenza non ci chiede di ridurre tutto in dati o in nozioni, ma ci innalza e allarga i nostri orizzonti. <strong>In questo caso, la tecnica dà all’uomo nuove fondamenta e non solo gabbie dorate.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/tecnocrazia-il-veleno-mite-del-progresso/">TecnoCrazia, il veleno mite del progresso</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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