<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Minimum Fax Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/minimum-fax/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/minimum-fax/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Wed, 07 May 2025 22:34:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Il padre morto. Barthelme e la persecuzione di un archetipo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-padre-morto-barthelme-romanzo-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 22:34:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Barthelme]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[leggere]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Minimum Fax]]></category>
		<category><![CDATA[Patriarcato]]></category>
		<category><![CDATA[Psichedelia]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14063</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il Padre Morto&#8221; di Donald Barthelme, Minimum Fax, 2025 Chi è il Padre Morto? Un sovrano che sta più di là che di qua, che proprio non vuole lasciare il comando o una sorta di entità spirituale che guida le menti? O peggio ancora è un archetipo che perisce [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-padre-morto-barthelme-romanzo-recensione/">Il padre morto. Barthelme e la persecuzione di un archetipo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il Padre Morto&#8221; di Donald Barthelme, Minimum Fax, 2025</strong></p>
<p>Chi è il Padre Morto? Un sovrano che sta più di là che di qua, che proprio non vuole lasciare il comando o una sorta di entità spirituale che guida le menti? O peggio ancora è un archetipo che perisce e risorge in continuazione tra le spoglie del nostro inconscio?</p>
<p>Dare una risposta è difficile, di sicuro leggendo questo romanzo di <strong>Donald Barthelme</strong>, apparso per la prima volta in Italia nel 1975, avremo materiale a sufficienza per riflettere sull&#8217;argomento, ma anche per farci grandi risate. Dopotutto, <strong>&#8220;Il Padre Morto&#8221;</strong> è un&#8217;allegoria postmoderna sul patriarca, su come sia difficile riuscire ad abbattere gli stereotipi.</p>
<p>In uno scenario da fiaba, ci imbatteremo nel lungo viaggio che i figli compiranno insieme al <strong>Padre Morto</strong>, cadavere parlante che non accetta di dover fare i conti con la propria sepoltura. Verrà gettato in un fossa e sarà dimenticato? Certo che <strong>&#8220;no&#8221;</strong>, ed è quello che l&#8217;autore ci farà capire fin dall&#8217;inizio, quando ci presenterà questo corpo sospeso tra vita e morte capace ancora di parlare, di avanzare pretese, di dare ordini, addirittura di arrabbiarsi se i suoi diktat non vengono tenuti in considerazione.</p>
<p>È un romanzo forte e di rottura questo di <strong>Barthelme</strong>, pieno di doppi sensi e di metafore che a volte ci faranno pure incavolare, stuzzicando il nostro lato puritano o volutamente rimosso. La realtà però è che <strong>&#8220;Il Padre Morto&#8221;</strong> è sempre lì e da lui nessuno si salva, neanche quei figli che stanno andando a scaricarlo in una buca. La sua autorevolezza infatti è persuasiva e soprattutto sa camuffarsi con l&#8217;ordine naturale delle cose, che poi è solo la logica che adottiamo per sopravvivere.</p>
<p>Infatti, certi dialoghi psichedelici e &#8220;senza senso&#8221; dovrebbero servire a questo, ossia a rompere definitivamente <strong>le catene che ci legano al Padre Morto;</strong> ma niente, lui resiste. Ha regolato le cose in profondità: la giustizia, la creazione, la sessualità, il linguaggio, la vita quotidiana. Per sbarazzarsi di lui bisognerebbe imparare a scrivere delle cose del mondo in maniera diversa, quindi bisognerebbe soprattutto imparare a pensare in un altro modo.</p>
<p>Sperimentale e ricco di rimandi, nonostante sia stato pubblicato in un&#8217;epoca di profondi mutamenti e di rivoluzioni, <strong>&#8220;Il Padre Morto&#8221;</strong> impressiona per la sua attualità, proprio perché quelle gerarchie e quelle categorie di pensiero non sono mai state né ammazzate né seppellite; sanno ancora affascinare, sanno riempire spazi lasciati vuoti dall&#8217;emancipazione telecomandata. Per questi motivi, <strong>Barthelme sostiene che il &#8220;parricidio fine a sé stesso sia inutile&#8221;</strong>.</p>
<p>Il suo è un romanzo senza orpelli, che mette insieme le schegge impazzite della nostra cultura, che crea un mosaico apparentemente privo di ogni logica, ma pur sempre interpretabile da ciascuno di noi in maniera diversa. Ed è questa la forza della letteratura postmoderna: decontestualizzare, interpretare, rimodellare ogni simbolo o segno, anche il più antico, per renderlo consono alle nostre esigenze. Il rischio però è che ci si dimentichi dell&#8217;origine e della storia di ogni Ente o Istituzione.</p>
<p>Un trabocchetto, sicuramente, perché è proprio in <strong>questo vuoto di memoria</strong> che sta mezzo vivo e mezzo morto<strong> il Padre</strong> di ogni ordine e di ogni catastrofe. Insomma, con la semplicità di un bambino e la follia di un eretico, <strong>Barthelme</strong> ha cesellato un&#8217;opera sul nostro inconscio così &#8220;realistica&#8221; da risultare per tutti e per sempre attuale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-padre-morto-barthelme-romanzo-recensione/">Il padre morto. Barthelme e la persecuzione di un archetipo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14063</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Un brav’uomo è difficile da trovare di Flannery O’Connor</title>
		<link>https://www.borderliber.it/oconnor-minimum-fax-racconti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2024 23:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Grottesco]]></category>
		<category><![CDATA[Humor Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura americana]]></category>
		<category><![CDATA[Minimum Fax]]></category>
		<category><![CDATA[O'Connor]]></category>
		<category><![CDATA[Pregiudizio]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=11276</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Giusi Sciortino. In copertina: “Un brav’uomo è difficile da trovare” di Flannery O’Connor, traduzione di  Gaja Cenciarelli, Minimum Fax, 2021 “Un brav’uomo è difficile da trovare” (Minimum Fax, 2021) è una raccolta di racconti di Flannery O’Connor pubblicata nel 1955 che combina umorismo nero, senso del grottesco e una profonda introspezione su grazia, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/oconnor-minimum-fax-racconti/">Un brav’uomo è difficile da trovare di Flannery O’Connor</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Giusi Sciortino. In copertina: “Un brav’uomo è difficile da trovare” di Flannery O’Connor, traduzione di  Gaja Cenciarelli, Minimum Fax, 2021</strong></p>
<p><strong>“Un brav’uomo è difficile da trovare”</strong> (Minimum Fax, 2021) è una raccolta di racconti di <strong>Flannery O’Connor</strong> pubblicata nel 1955 che combina umorismo nero, senso del grottesco e una profonda introspezione su grazia, ferocia, moralità/immoralità e fede per esplorare la complessità della condizione umana.</p>
<p>L’universo letterario di O’Connor cattura l’essenza idiosincratica del<strong> Sud rurale</strong> attraverso le situazioni drammatiche che personaggi complessi si trovano ad affrontare vivendo sulla propria pelle un senso del tragico stemperato da un’ironia tagliente. I racconti spesso culminano in finali sorprendenti e, a volte, brutali che costringono il lettore a riflettere sulle proprie convinzioni e pregiudizi e a confrontarsi con le oscure realtà della natura umana, sulla possibilità o, viceversa, impossibilità della redenzione, checché ne dicano gli insegnamenti più confortanti della religione.</p>
<p>Uno dei punti di forza di <strong>“Un brav’uomo è difficile da trovare”</strong> è la capacità di <strong>O’Connor</strong> di ritrarre personaggi imperfetti e profondamente umani, ciascuno alle prese con le proprie lotte morali e spirituali, che riescono a scardinare cliché, preconcetti e ipocrisie. Si tratta di storie intrise di simbolismo religioso e questioni esistenziali che offrono una lettura tanto provocatoria quanto avvincente.</p>
<p><strong>Non ci sono tempi totalmente sacri:</strong> la natura umana è complessa, talvolta duplice, e bene e male si fondono, persino in quella fase dell’esistenza umana così idealizzata come l’infanzia, vuoi nella bambina che scopre la propria cattiveria, vuoi nell’ingenuità del ragazzino che non è mai stato in città e non ha ancora visto persone di colore.</p>
<p>Nel racconto d’apertura, che dà il titolo alla raccolta, i tentativi della nonna di appellarsi alla presunta bontà del <strong>Balordo</strong> (un criminale appena evaso dal carcere) rimangono inascoltati, e i suoi accenni alla carità cristiana suonano paradossali; il Balordo, pur non negando l’esistenza di <strong>Gesù</strong>, non ammette redenzione nei suoi comportamenti, rivelando emblematicamente <strong>«non c’è nessun piacere all’infuori della crudeltà»</strong> per poi cambiare idea dicendo <strong>«nella vita non esiste il piacere»</strong>. Ammissione di colpa o ineluttabilità dell’imperfezione umana? I racconti di O’Connor sono impreziositi da suggestive descrizioni sia urbane che naturalistiche, come il fiume, elemento naturale prima ancora che simbolo sacro.</p>
<p>La religione però non pare salvare, nemmeno nel battesimo del ragazzo affascinato dall’idea di essere “lavato” dal peccato, che diviene invece incolpevole vittima sacrificale. Per colmo d’ironia, il bambino è omonimo dell’oscuro e singolare predicatore che lo battezza. In <strong>“La vita che salvi potrebbe essere la tua”</strong>, il brav’uomo difficile da trovare del racconto iniziale si ripropone in chiave sentimentale: il vagabondo <strong>Shiftlet</strong>, dopo aver dichiarato di avere <strong>«un’intelligenza morale»</strong>, si contraddice ingannando la ragazza che sposa in cambio di un’auto. Shiftlet enuncia diverse verità apodittiche, perlomeno per lui, come ad esempio che il vero male del mondo è il menefreghismo della gente, come il suo, per esempio.</p>
<p>I personaggi di O’Connor, pur conoscendo la morale, la traviano, la ignorano deliberatamente per scelta consapevole o natura malvagia. I ribaltamenti in questo narrare sono continui, dolorosi e allo stesso tempo amaramente ironici e beffardi, ma non si tratta di cinismo, piuttosto di pietas per le bassezze umane che vengono perpetrate in barba a morale, educazione e religione.</p>
<p>In un mondo dove l’ingiustizia è all’ordine del giorno, spesso l’unica possibilità di salvezza consiste nel lottare con le unghie e con i denti pur di preservare un minimo di dignità, in ossequio alla regola generale <strong>“mors tua vita mea”.</strong> Una lettura importante e una scrittrice fondamentale della letteratura americana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/oconnor-minimum-fax-racconti/">Un brav’uomo è difficile da trovare di Flannery O’Connor</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">11276</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Piattaforme digitali e produzione culturale: altro che democrazia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/piattaforme-digitali-cultura-libro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Feb 2023 01:41:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[digitalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Mainstream]]></category>
		<category><![CDATA[Minimum Fax]]></category>
		<category><![CDATA[Neo Capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nicchia]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione]]></category>
		<category><![CDATA[saggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6246</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Piattaforme digitali e produzione culturale&#8221; edito da Minimum Fax, 2022 Avrebbero dovuto dare forza al merito, alla libertà di espressione, all&#8217;autenticità e al riconoscimento delle proprie capacità; invece, ci hanno omologato, plasmato e addirittura influenzato nelle scelte e nelle nostre tendenze. Tale processo è avvenuto a tutti i livelli, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/piattaforme-digitali-cultura-libro/">Piattaforme digitali e produzione culturale: altro che democrazia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Piattaforme digitali e produzione culturale&#8221; edito da Minimum Fax, 2022</strong></p>



<p>Avrebbero dovuto dare forza al merito, alla libertà di espressione, all&#8217;autenticità e al riconoscimento delle proprie capacità; invece, ci hanno omologato, plasmato e addirittura influenzato nelle scelte e nelle nostre tendenze. <strong>Tale processo è avvenuto a tutti i livelli, ma a soffrirne di più è stata indubbiamente la produzione culturale</strong>. Benvenuti quindi nel mondo delle piattaforme digitali, quelle che usiamo tutti i giorni passivamente o attivamente, quelle che ci imbrigliano in dati, statistiche, consensi, manie di protagonismo e desideri di celebrità.</p>
<p><strong>Attraverso questo saggio, Thomas Poell, David B. Nieborg e Brook Erin Duff ci svelano qualcosa in più, se non tutto, di un fenomeno di cui abbiamo sempre sospettato</strong>. Insomma, altro che democratizzazione o sogni di facile fama ed emancipazione; la realtà è che si entra facilmente in logiche monopolistiche, schiavi di interessi economici che sono tenuti in mano da pochissimi gruppi. Lobby che possono cambiare le regole del gioco da un momento all&#8217;altro, senza preavviso, influenzando fortemente i &#8220;produttori di cultura&#8221;.</p>
<p><strong>Cambiano gli algoritmi e mutano le tendenze.</strong> Chi decide cosa sia degno o indegno di ricevere le nostre attenzioni, visto e considerato che proprio gli artisti, affidatisi completamente alla rete per la diffusione delle loro opere, devono inseguire i nuovi standard e, soprattutto, adeguarsi il più velocemente possibile? Ma non sono solo gli artisti a essere colpiti dal fenomeno, bensì anche i &#8220;giornalisti&#8221;. Tutto è a portata di click, ogni cosa può generare un pubblico, ma il problema è capire <strong>come e quando si genererà</strong>; e, anche nel momento in cui tutto si incastra alla perfezione, la difficoltà maggiore sarà quella di mantenere quel livello nel mezzo di regole che potrebbero essere stravolte da un momento all&#8217;altro.</p>
<p>Gli esempi che troveremo nel libro sono davvero tanti. I tre autori hanno effettuato uno studio dettagliato, mettendo in mostra le storture di un sistema che risponde alle regole del neo-capitalismo con la sua iperproduzione, con orari di lavoro spropositati, con la manipolazione del tempo libero in attività lavorativa, con la diminuzione del potere contrattuale degli &#8220;operai del settore&#8221;, con la falsa democratizzazione. Proprio a questo ultimo aspetto, ossia <strong>la falsa democratizzazione</strong>, vengono concesse molte pagine, in quanto se è vero che all&#8217;inizio del nuovo millennio <strong>internet </strong>era stato visto come luogo di liberazione, oggi il vero volto di certe logiche si è rivelato. </p>
<p>Certamente, anche le piattaforme digitali, parliamo di <strong>Google, Amazon, Facebook con tutte le loro app che accolgono contenuti culturali</strong>, in un primo momento si erano dimostrate &#8220;aperte&#8221;, accogliendo chiunque. Poi, una volta consolidatesi, l&#8217;idillio è finito ed è stata avviata una vera e propria &#8220;epurazione&#8221; di contenuti e di contributi, con tanto di discriminazioni.  Detto ciò, quelli che riescono a imporre il proprio potere sui social, a vivere di click, di inserzioni, di condivisioni, sono pochi e hanno dovuto perdere molto della loro autonomia e autenticità. </p>
<p><strong>Il quadro che ne viene fuori? </strong>Uno scenario in cui la grande rivoluzione che si era prospettata agli albori di internet viene fatta a pezzi, in cui gli algoritmi che governano le piattaforme appaiono fin troppo umani, anche nei loro pregiudizi; in cui la liberalizzazione dei costumi viene concessa fino a un certo punto, in favore di logiche commerciali; in cui le minoranze restano tali e vengono confinate, salvo qualche eccezione che viene poi sfruttata all&#8217;occorrenza per dare il via a una moda.</p>
<p>Insomma, in tutto questo grande spettacolo cosa resta della produzione culturale? La risposta è purtroppo semplice: <strong>un prodotto che si consuma voracemente.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/piattaforme-digitali-cultura-libro/">Piattaforme digitali e produzione culturale: altro che democrazia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6246</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La figlia dell&#8217;ottimista. Eudora Welty e il &#8220;prima&#8221; e &#8220;dopo&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-figlia-dellottimista-romanzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 01:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fazi]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Minimum Fax]]></category>
		<category><![CDATA[Pulitzer]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=5693</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Antonio Maria Porretti Passato e Presente: eterni antagonisti di un conflitto che apre squarci e faglie tra un &#8220;Prima&#8221; e un &#8220;Dopo&#8221;; tra ciò che scompare e ciò che rimane. E a pagare è sempre la vita. In La figlia dell&#8217;ottimista di Eudora Welty, romanzo insignito del Premio Pulitzer nel 1973, il tempo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-figlia-dellottimista-romanzo/">La figlia dell&#8217;ottimista. Eudora Welty e il &#8220;prima&#8221; e &#8220;dopo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Antonio Maria Porretti</strong></em></p>
<p>Passato e Presente: eterni antagonisti di un conflitto che apre squarci e faglie tra un &#8220;Prima&#8221; e un &#8220;Dopo&#8221;; tra ciò che scompare e ciò che rimane. E a pagare è sempre la vita.</p>
<p>In <em>La figlia dell&#8217;ottimista</em> di Eudora Welty, romanzo insignito del Premio Pulitzer nel 1973, il tempo si articola e scandisce in quattro movimenti di una sonata dell&#8217;assenza, dove la memoria della protagonista dovrà rimodularsi attraverso una nuova partitura dei suoi affetti. Giunta da Chicago a New Orleans per assistere il padre nel corso di un intervento alla cataratta, Laurel Hand Mckelva &#8211; detta Polly &#8211; ha modo di incontrare la sua seconda moglie: Wanda Fay. Una donna originaria del Texas, molto più giovane, e che incarna l&#8217;antitesi più completa e perfetta dei valori nei quali lei è invece cresciuta. Wanda è una corifea di una certa mentalità tipicamente a stelle e strisce, che riconosce solo nella concretezza dell&#8217;ottenimento, nel qui e ora, l&#8217;unica modalità di concepire la vita. Al contrario di Laurel che invece vive in una sua dimensione di clausura fra i propri ricordi, facendone oggetto di culto.</p>
<p>Ma la memoria non è di per sé stessa incubatrice a salvaguardia della verità. E la morte improvvisa del giudice Clinton Mckelva, ricondurrà la figlia dell&#8217;ottimista proprio in quella casa a Mont Salus, nel Mississippi, dove verificare e prendere coscienza di quanta idealizzazione sia composto il suo passato; quante manipolazioni si siano aggiunte e accumulate al suo patrimonio di sentimenti. Dopo il funerale e fra quelle mura che la vedranno ospite per l&#8217;ultima volta, di nuovo a contatto di quella piccola comunità che vive congelata nell&#8217;ossequio più reverente verso le proprie tradizioni, Laurel dovrà trovare una nuova forma di dialogo con la sua storia.</p>
<p>Un dialogo che ella cerca di riannodare innanzitutto con Becky, la madre, morta anni prima portandosi dietro un bagaglio di confessioni mai rivelate. Il ritrovamento delle sue lettere indirizzate al marito durante i periodi in cui vivevano separati, per il lavoro di lui, per le vacanze in Virginia di lei nella sua casa di famiglia, smozzicano verità che verranno confermate tra puntini di sospensione e repentini silenzi, anche dalle vicine di casa, anche dal chiacchiericcio serpeggiante durante la veglia funebre. In pratica, tutti, Becky compresa, erano al corrente della presenza di un&#8217;altra donna nella vita dell&#8217;Ottimista. Beneficiario di una omertà che mantenesse intatta l&#8217;onorabilità di tutta Mont Salus. E allora, quella solidarietà, quel sostegno reciproco di cui Laurel è stata per molti anni testimone, cos&#8217;erano? Una forma di ottimismo per soddisfare e non contraddire i termini di un buon nome?  E la sua scelta di andarsene a Chicago per lavorare come disegnatrice di tessuti, era una difesa per allontanarsi da una precarietà illusoria che avvertiva, ma a cui non sapeva che nome dare? Nelle tensioni che le percorrono e scuotono il cuore, Laurel dovrà scoprire, comprendere, lucidarsi e poi allontanarsi, per ritornare ad abitare la sua memoria con una nuova luce di pacificazione.<br aria-hidden="true" /><br aria-hidden="true" />Temi e modi di questo romanzo sono tipici di quella Southern Literature che ha in Faulkner il suo massimo officiante e che Eudora Welty indaga in questo suo romanzo, così come nel resto della sua produzione narrativa, cercando nella parola semi di un Eden dove l&#8217;evanescenza diventi terra reale.</p>
<p>Pubblicato per la prima volta in Italia da Fazi editore nel 2005 , tradotto da Isabella Zani, &#8220;La figlia dell&#8217;ottimista&#8221; è stato ristampato da Minimum Fax, nella nuova versione tradotta da Simona Fefè.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-figlia-dellottimista-romanzo/">La figlia dell&#8217;ottimista. Eudora Welty e il &#8220;prima&#8221; e &#8220;dopo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5693</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Le tracce fantasma. Cosentino e &#8220;la bellezza che forse salverà&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/le-tracce-fantasma-cosentino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 02:25:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Minimum Fax]]></category>
		<category><![CDATA[Praia a Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=5270</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Le tracce fantasma&#8221; di Nicola H. Cosentino, Minimum Fax, 2022 Valerio Scordia, trentotto anni, critico musicale, ex chitarrista. Segni particolari, un&#8217;instancabile apatia che trasforma in déjà-vu tutto ciò che lo circonda. Risponde con ironia alla sua tristezza; forse è depresso, ma non lo ammette. Le frustrazioni generate da ciò [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/le-tracce-fantasma-cosentino/">Le tracce fantasma. Cosentino e &#8220;la bellezza che forse salverà&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Le tracce fantasma&#8221; di Nicola H. Cosentino, Minimum Fax, 2022</strong></p>
<p>Valerio Scordia, trentotto anni, critico musicale, ex chitarrista. Segni particolari, un&#8217;instancabile apatia che trasforma in <em>déjà-vu</em> tutto ciò che lo circonda. Risponde con ironia alla sua tristezza; forse è depresso, ma non lo ammette. Le frustrazioni generate da ciò che <em>avrebbe voluto essere</em> e dalla consapevolezza di <em>ciò che mai sarà, </em>ne fanno un disilluso cronico incazzato. La sua rabbia però è brace sotto la cenere, perché in fondo, ma proprio nel profondo, lui tiene alle apparenze più di quanto immagini. C&#8217;è anche un altro particolare da tenere in considerazione e che lo butta ancora più giù, il fatto che Giacomo Irrea, componente del suo ex gruppo musicale, sia riuscito a diventare famoso. Anche in questo caso, per Valerio questa forza che lo logora dentro non è <em>invidia </em>o qualcosa che pungola in continuazione l&#8217;idea di genio incompreso che ha di sé; no, per lui è solo una delle tante ingiustizie in un Universo che giusto non è mai stato.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-5276 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/10/9788833894058.jpg?resize=417%2C417&#038;ssl=1" alt="" width="417" height="417" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/10/9788833894058.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/10/9788833894058.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w" sizes="(max-width: 417px) 100vw, 417px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Ma Valerio è anche un ragazzo che pensa ai suoi amori passati, a quelli vissuti e immaginati, a quelli consumati a metà o del tutto distrutti con le proprie mani. Due ragazze girano nelle sue visioni ossessive, ossia Mirella e Anna. A queste poi si affianca un altro problema, suo nipote Alfredo, il quale ha la colpa di voler partecipare a un talent show. Ciò genera una sorta di lotta contro sé stesso, nella quale una parte gli suggerisce di aiutarlo, mentre l&#8217;altra ordisce una succulenta stroncatura.</p>
<p>Insomma, è un uomo che proprio non vuole crescere questo Valerio, figlio del mondo di fine millennio; tirato su con promesse di eterna felicità, con la tranquillità di un benessere che sarebbe stato raggiunto senza troppi sforzi e con la consapevolezza di essere nato nella parte fortunata del Mondo. <em>Tutto semplice, tutto realizzabile, a patto che tu abbia un sogno. </em>Valerio di sogni ne ha avuti tanti, ma nessuno di questi si è realizzato. Forse è anche colpa sua?</p>
<p><em>Le tracce fantasma </em>è un romanzo che ironizza sugli scherzi del destino, ma che affonda in quel generale senso di precarietà e spaesamento che oggi avvertono quei <em>diversamente giovani</em> che appartengono alla fascia di età che va dai trenta e ai quarant&#8217;anni. Una generazione tradita da quell&#8217;eccessiva fiducia nella modernità inculcata con dosi massicce di <em>happy hour, slogan, pubblicità progresso e trend di massa </em>che hanno regalato gioiose illusioni, spensierati disastri e, poi, feroci disillusioni.</p>
<p>Valerio si sposta tra Milano e Roma, due città-simbolo che appaiono come <em>non luoghi</em>, in cui sono rintracciabili i segni di una società liquida, immersa nella quotidiana lotta tra &#8220;essere o avere&#8221;, &#8220;apparire o dissentire&#8221;. Una guerra combattuta con azioni schizofreniche, confusionarie, che fanno scoprire ai protagonisti del romanzo solo un&#8217;atroce verità: <em>nessun individuo può esistere oltre la società. In qualsiasi modo essa plasma l&#8217;individuo e anche le diverse forme di ribellione alle quali ogni tanto egli si aggrap</em>pa. Persino l&#8217;arte, in ogni sua forma, non è un&#8217;arma di evasione, ma di violenta penetrazione nelle contraddizioni della contemporaneità. Lo stile leggero, arioso, ironico, adottato da Cosentino mette in mostra proprio la caducità di una generazione solo all&#8217;apparenza di <em>sana e robusta costituzione</em>, abituata all&#8217;ottimismo sbarazzino e per cui anche la tragedia finirà con una risata, come in una <em>Candid Camera</em>.</p>
<p>In questo senso, <em>Le tracce fantasma </em>è un romanzo che può essere interpretato come una metafora sull&#8217;odierna <em>società dello spettacolo</em>. Una sorta di messaggio onnipresente, difficile da cogliere, amalgamato tra una serie di canzonette, ma che fa da tappeto a una colonna sonora di gaia distrazione e di forzoso ottimismo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/le-tracce-fantasma-cosentino/">Le tracce fantasma. Cosentino e &#8220;la bellezza che forse salverà&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5270</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
