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	<title>Mente Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Luce fuori scena</title>
		<link>https://www.borderliber.it/luce-scena-poesie-giudice-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Aug 2025 22:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Luce fuori scena&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste poesie di Rocco Giudice. In copertina una foto creata con l&#8217;intelligenza artificiale PROLOGO Non splende, sonnecchia anche la luce che in sé si rispecchia, fuori campo una voce prova le battute, imitando se stessa su un tono più lieve e a diversa distanza. Un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Luce fuori scena&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste poesie di Rocco Giudice. In copertina una foto creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p><strong>PROLOGO</strong></p>
<p>Non splende, sonnecchia anche la luce<br />
che in sé si rispecchia, fuori campo una voce<br />
prova le battute, imitando se stessa<br />
su un tono più lieve e a diversa distanza.<br />
Un transito più arduo d’una ressa<br />
tra sfondo e primo piano appiattisce la stanza.</p>
<p>Desto o forse, sognato<br />
nella foto di Jerry Bauer in cui ammicca<br />
sornione all’imbeccata<br />
dell’ultimo arrivato.<br />
Il mondo intero se ne sta in disparte, spicca<br />
fuori d’ogni circostanza, d’una posa lambiccata.</p>
<p>Nel pallore educato,<br />
nella patina azzurra del grigio,<br />
non sfugge alle sanzioni del clima<br />
né perde ossequio, distinzione e prestigio<br />
finché, durando sino alla fine del mandato,<br />
si ripeta il prodigio.</p>
<p>La vita si tiene stretta<br />
a poche cose – le dita vezzeggiate<br />
da stilo o sigaretta,<br />
protesa la stanghetta<br />
degli occhiali a difesa d’una troppo diretta<br />
ricognizione delle proprie emozioni.</p>
<p>Rimarcando il distacco<br />
fissa la penombra confusa.<br />
Era stanco e beato il poeta.<br />
Il compito più duro,<br />
arrivare alla gloria ciondolando<br />
su una sedia a dondolo blu scuro.</p>
<p>***</p>
<p><strong>VIAGGIO AL TERMINE DELL’ORIENTE</strong></p>
<p>Più volatili dei nomi, le cose, fragili<br />
ma vere, i grattacieli come le camelie.<br />
Solo che i grattacieli dicono una cosa<br />
e le camelie, un’altra ancora<br />
– prova che tutto quanto è un’illusione.<br />
I templi non sono luoghi d’adorazione,<br />
ma essi stessi divinità d’uno speciale culto<br />
architettonico. Non dovevo venire in Giappone.</p>
<p>Al nostro scalpiccio di forestieri<br />
con sommessi tremori rispondevano<br />
gli dèi più antichi della terra. La cosa<br />
più simile a un loto, la cresta di lamiera<br />
d’una torre. Una storia reincarnata<br />
in una rosa – ci crederai, se ascolti<br />
il suo profumo. Gong della luna nuova.<br />
Un cervo d’oro bramiva nella metropolitana.<br />
E volti, nella nebbia fluttuanti come alghe.</p>
<p>Il silenzio rivela le finalità pratiche del cosmo<br />
– kana : tanto quanto una parola scuote<br />
il vuoto, da cui non rimase indenne – kamo:<br />
(non la trovo: né lo sento) ogni suono emana<br />
energia termo-dinamica – ya. La coscienza, l’io<br />
esile diaframma, una corrente monsonica,<br />
un fenomeno atmosferico – un velo steso<br />
sulla nudità di un mondo senza volto – il tuo.</p>
<p>Nulla di nemmeno troppo vano per saperlo.<br />
Per restare incantati dal muschio e dal mare,<br />
da quel che un’attenzione prolungata uccide<br />
– tutto è così perfetto prima di sparire – nemesi<br />
di una saggezza la cui profondità misura il nulla.<br />
Sfidando l’evidenza cartesiana, visione o svista<br />
il dubbio vale almeno la metà. Sia pure sogno<br />
nel sogno che diventi tu, lunga vita alla realtà.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>AUBADE</strong></p>
<p>Al mattino, spasima l’aria, torpore<br />
che non attenua la presa, sulla pineta;<br />
il vento sfiora appena l’erba, la nebbia<br />
trasforma anche la luce in sabbia:<br />
cose vili per iridi consunte, alluse<br />
forme perdono il segno: l’onda<br />
cerca un rifugio tra le dune frollose.<br />
Vuoto è tutto ciò che ci circonda.</p>
<p>Accerchiati dai nostri doppi e metà,<br />
l’anima nutrita di perdono<br />
e d’inchiostro simpatico,<br />
l’ossatura, un quartetto d’archi<br />
leggibile come uno spartito<br />
– Mozart radioso all’apice del volo –,<br />
assolo, coro, filastrocca e cantilena,<br />
tutto l’ardore che scalderà il ricordo.</p>
<p>Siamo stati insieme? Non troppo,<br />
se il tempo abbiamo misurato.<br />
Un ricordo in esilio dal passato,<br />
indegno del futuro – la scialba bruma<br />
estiva trascina luci alla deriva<br />
sul mare per miglia e miglia d’arido blu.<br />
Tu. Un pianoforte tutto di tasti d’avorio.<br />
Quel che siamo è musica – che manca.</p>
<p>“Pensavo a un finale diverso&#8230;”<br />
Il dubbio è se sia questo<br />
quando scrivevo o mentre leggi<br />
queste linee spezzate – ti guardo<br />
da questa pagina, più certa<br />
sei delle parole che ho di fronte<br />
e della finestra che cerca il sole<br />
di un’estate che già non è più qui.</p>
<p>Quel che resta è poesia – plagiata<br />
nella scrittura, la voce, tornita<br />
in un tono violoncelloso e un cuore<br />
che di tutti i cuori è sposo. Ricorda.<br />
Trasuda ombre dall’alto delle palme:<br />
più che mai devoti a fatui incanti,<br />
su uno sfondo siffatto vaneggianti,<br />
ci dissolviamo in un effetto flou</p>
<p>– amore mio che non sei mai tu.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>FUORI SCENA/FUORI ONDA</strong></p>
<p>L’opera conclusa ci abbandona.<br />
Spento il brusìo, spariti gli amici<br />
più cari, scende l’oblio prima del tempo<br />
di dirsi con ogni cosa amata ‘addio’.<br />
Riconciliati nello stesso margine inizio<br />
e fine, si dissocia dall’esito l’anelito –<br />
l’etica è nello stile, vecchia bufala. Nessuno<br />
sa dietro quale vuoto il senso s’è occultato.</p>
<p>Non finiranno i sogni su cui regolare<br />
le mie veglie: o un riscuotersi del dramma<br />
nel mentre d’un breve intermezzo<br />
– immagine che resiste alla visione,<br />
quello che l’incanto non svilisce –<br />
il riflesso d’acciaio sul marmo o un soffio<br />
nell’etere e il sussulto dell’onda,<br />
pegno a un canto devoto e officinale.</p>
<p>Quiete campestre. Rose di maggio<br />
nell’atrio spandono frescura. Fuori<br />
il ronzio di un’ape e il fruscio dell’erba<br />
– o il rumore che fa il nome di una stella<br />
come il barbaglio intermittente che manda<br />
da lassù. E dalla radio, arpe, flauti e viole<br />
nell’aria trasparente dove, steso a asciugare,<br />
il reggiseno di lei veleggia catturando il sole.</p>
<p><strong>Tratte da Omaggio a mr. Berryman, Res in Artibus, 1999.</strong></p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>MIMESI DI NARCISO – FINE DEL MITO</strong></p>
<p>Solo di vista conosci la realtà,<br />
amica intima della malinconia.<br />
Cosa fa felice la favola<br />
– l’infelicità ne sa di favole.<br />
L’apparenza non ne usurpa nessuna.</p>
<p>A un’ombra che sogna d’esser uomo<br />
dando all’uomo la colpa che non è così,<br />
tocca spiegare la fortuna di non esser te.</p>
<p>Germina la luce ch’è qui calcificata<br />
come non sa fare la tua carne<br />
che per questo soltanto senti tua</p>
<p>ma come se ti fosse stata caricata<br />
o venisse strappata via rubandole<br />
il calore… D’un tratto, un alito<br />
è bastato e più di esso lieve, la tua<br />
immagine è sbiadita, più incredulo<br />
vederne come perderne l’effetto<br />
di quanto lei s’è illusa d’esser sogno<br />
per scampare all’oblio, ultima Musa.</p>
<p>Narciso dà il suo volto all’acqua<br />
– che non si ferma, contemplando<br />
quel che la corrente cancella come fosse<br />
solo sua questa maledizione. Medusa,<br />
la sua carne alla pietra. Se questa è<br />
la sua legge, nulla sa delle emozioni<br />
con cui dovrà convivere per chi solo<br />
inseguiva questo desiderio – sparire<br />
subito o essere per sempre – a nutrire<br />
di speranza o di rancore il gesto<br />
che porterà con sé, fantasma di un presente<br />
morto prima che finisse l’ieri<br />
e nessuna fortuna a un futuro<br />
di cui nessuno potrà contare i giorni,<br />
pagando l’intangibilità del mito<br />
col delirio beato in cui senti<br />
la luce farsi porosa anch’essa.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>GOLCONDA</strong></p>
<p>Un nastro, come un cartiglio degenere,<br />
attorno al gambo del fiore sul cuscino.<br />
Nel tempo di un sorriso, il fiore invecchia<br />
fra le mani. La stanza da cui tutti aspettano<br />
di uscire di nascosto ha una finestra aperta</p>
<p>su un giardino: e quando nel giardino cade<br />
una foglia lanciando il suo grido d’allarme<br />
tutti si guardano l’un l’altro, quasi fossero<br />
statue di sale cui rinfacciare la nudità<br />
invece che il moto. L’albero non fa ombra.</p>
<p>(Che pianta è, in cui prende corpo<br />
il tentativo vano di sgusciar da sé<br />
divincolandosi dall’apparenza<br />
che ha assunto per afferrare il vuoto<br />
cui non sfuggirà e dargli una forma<br />
in cui anch’esso sia trafitto e vinto.)</p>
<p>Imperdonabili, tutti provano per la luna<br />
la stessa invidia da cui sorse l’eclisse:<br />
i mari tirati all’asciutto del suo cuore<br />
le vie della seta in palmo di mano<br />
il delirio cui deve la sua grazia<br />
tutte le rose morte sulle labbra<br />
con la voce che risuona in chi<br />
tace col silenzio di chi non c’è.</p>
<p>Qualcuno sembra vivere solo perché<br />
prima d’adesso è stato; un altro si sa<br />
intruso e peggio che morto com’è,<br />
dimenticato; chi ignora il prossimo<br />
gli fa da personaggio o da controfigura.</p>
<p>Tu non ci sei: e io, solo per questo io<br />
smetterei di esistere – ufficialmente<br />
esonerato dall’essere felice, non so<br />
se valga ancora la pena essere me.</p>
<p>Alcuni ridono, ma come per fare contenta<br />
l’allegria essendo capaci di farne a meno:<br />
tutti dicono cose risapute come nessuno<br />
mai le avesse dette: ognuno nega quel che finge<br />
o sa – non ci sarà una pioggia di diamanti,<br />
solo, al posto di essi, di chi ne traffica, perché<br />
stavolta non potrà rubarli: e quanto è triste<br />
anche la morte del cavallo negli scacchi.</p>
<p><strong>Tratte da In Linea D’Aria, Qed edizioni, 2025</strong></p>
<hr />
<blockquote>
<h4><strong>Chi è Rocco Giudice?</strong></h4>
</blockquote>
<p>Rocco Giudice è nato a Palagonia, in provincia di Catania, nel 1957. Ha pubblicato le raccolte di racconti Sotto il trono del pavone (Pellicanolibri, Catania, 1994), Il gong della luna nuova (Res in Artibus, Catania, 2000), Tetralogia minima (Res in Artibus, 2001) Gli ultimi numeri della serie vincente (Newl’ink, Acireale, 2012), La festa dell’ultimo anno (Carthago, Catania, 2016). Ha pubblicato le poesie di Omaggio a mr. Berryman (Res in Artibus, 1999), biografia in versi del poeta americano John Berryman; Versi apocrifi (Newl’ink, 2013), Atlante degli addii (Newl’ink, 2017), Salva in memoria (Res in artibus, 2022), Paesaggio con chimere (Gruppo editoriale Bonanno, Acireale-Roma, 2023), La nuova fiera (Res In Artibus, 2024), In linea d’aria (Qed edizioni, 2025). È autore dei saggi Tre versioni della Natività. Botticelli, Baldung Grien, Caravaggio (Newl’ink, 2020) e Dialogo tra nuvole di immagini e parole. Antonello, Baudelaire, Courbet, Moreau (Newl’ink 2021). È stato co-fondatore e caporedattore della rivista internazionale di Lettere e Arti Colophon (1996-2002). Successivamente, ha collaborato con articoli, racconti e poesie alle riviste Nextl’ink (2008-2011) e Newl’ink (2012-2016). Vive a Catania.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Terapia. &#8220;La follia, l&#8217;identità e la schizofrenia&#8221;. La serie di Fitzek</title>
		<link>https://www.borderliber.it/terapia-serie-televisiva-falzone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 01:06:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina de &#8220;La Terapia&#8221; Cosa succede nella mente dell’uomo quando arriva il momento in cui impazzisce? Quali sono i meccanismi che rendono la mente umana pazza? E perché si arriva a questo punto? Viktor Larenz è un ricco e brillante psichiatra di Berlino. La sua vita però va [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina de &#8220;La Terapia&#8221;</strong></em></p>
<p>Cosa succede nella mente dell’uomo quando arriva il momento in cui impazzisce? Quali sono i meccanismi che rendono la mente umana pazza? E perché si arriva a questo punto?</p>
<p><strong>Viktor Larenz</strong> è un ricco e brillante psichiatra di <strong>Berlino</strong>. La sua vita però va improvvisamente in frantumi quando la figlia dodicenne <strong>Josy</strong>, affetta da una malattia sconosciuta, scompare senza lasciare traccia durante una visita nello studio del dottore che la ha in cura. Nessun testimone, nessun indizio, nessun cadavere.</p>
<p><strong>Viktor</strong> la cerca ovunque senza mai rassegnarsi, sacrificando la carriera e il matrimonio. Due anni dopo, mentre si trova bloccato su un’isola a causa di una tempesta, l’uomo riceve la visita di un’enigmatica e inquietante scrittrice di libri per l’infanzia, <strong>Anna Spiegel</strong>. La donna vuole assolutamente entrare in terapia con lui perché, in qualche modo, è perseguitata dai suoi personaggi, i quali hanno la capacità di diventare reali.</p>
<p>Uno di essi, in particolare, somiglia in modo impressionante a Josy: <strong>si tratta di Charlotte, la protagonista del suo ultimo romanzo, che ha gli stessi sintomi della piccola e deve sfuggire a un’identica minaccia.</strong> Ma chi è davvero Anna Spiegel? Le sue allucinazioni sono il semplice frutto di una mente schizofrenica o nascondono indizi che potranno aiutare Viktor a risolvere il mistero della scomparsa della sua bambina?</p>
<p>La mente umana è imperscrutabile; l’accesso ai suoi infiniti e tortuosi meandri richiede spirito di sacrificio, continuo studio e sperimentazione, con l’auspicio che si possano aprire determinate porte. <strong>La trama di questa serie, thriller psicologico adattamento del giallo omonimo di Sebastian Fitzek</strong>, eccezionale a mio parere,<strong> si basa, appunto, sulla complessità della nostra interiorità.</strong> Molto labile il confine tra ciò che definiamo <strong>“normale”</strong> e quello che può rivelarsi un baratro che sconfina in altri mondi definiti “irreali”.</p>
<p>La speranza può diventare una malattia per la mente; ma se la mente è già malata, la speranza può esserne una terapia, una cura seppur momentanea e non definitiva. <strong>La Terapia</strong> è una serie affascinante che mette a nudo la fragilità della psiche umana e i suoi drammatici risvolti. Speranze, illusioni e malattie mentali si mischiano in un vortice angosciante e pericoloso, e <strong>per Viktor diventa sempre più difficile riuscire a distinguerle e venire a capo del mistero che lo ossessiona da anni.</strong></p>
<p>Il confine tra sanità e follia, tra realtà e allucinazioni, <strong>in cui non si capisce chi immagina chi, cosa è vero e cosa no</strong>, è un territorio ampiamente esplorato in numerose opere letterarie e cinematografiche, ma Fitzek riesce ad imbastire una trama originale, capace di catturare il lettore e portarlo con sé nell’abisso che il protagonista è costretto ad affrontare, in un crescendo di orrore e rivelazioni terrificanti.</p>
<p>Separato dal mondo, su di un’isola, preda della furia degli elementi e con il solo contatto sporadico e nient’affatto rassicurante di qualche paesano e di Anna, <strong>Viktor si ritrova in un incubo la cui unica via d’uscita lo farà piombare, forse, in un inferno ancora peggiore.</strong></p>
<p>Inquietante ed amaro. Un abisso di punti interrogativi e psicosi. Un susseguirsi di colpi di scena, di certezze che si trasformano in dubbi, di personaggi che nascondono qualcosa. Il tutto viaggiando in bilico tra realtà e illusioni. Giocando molto sui disturbi mentali dei personaggi ma senza eccedere, in modo da non trascendere nell’assurdo ma di sfiorarlo per camuffare la realtà. <strong>Tutto diventa il contrario di tutto e nel momento in cui sembra che si sia giunti alla conclusione, ecco che si fanno passi indietro e il castello che si era appena costruito cade irrimediabilmente</strong>, sostituito da un altro ancora più complesso e strutturato.</p>
<p>Tra un indizio, un chiarimento e una nuova teoria, il mistero della scomparsa della piccola <strong>Josy</strong> sembra avvicinarsi sempre più alla soluzione. <strong>Ma le cose sono davvero come sembrano?</strong> Mentre le congetture si susseguono senza sosta e nuovi elementi scalzano le precedenti certezze, si giunge a una conclusione sorprendente e del tutto inaspettata e lo<strong> shock</strong> è assolutamente improvviso e inevitabile.</p>
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		<title>I lampi tranquilli della mente di Pier Luigi Luisi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lampi-tranquilli-della-mente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jul 2023 01:15:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Maurizio Carvigno. In copertina Pier Luigi Lusi, autore di &#8220;I lampi tranquilli della mente&#8221;, in uno scatto di Cirone Musi Il dipinto “Morte e vita” di Gustav Klimt, esposto in un museo di Zurigo nell&#8217;ambito di una retrospettiva dedicata a uno dei protagonisti assoluti della Secessione viennese, è la freccia che il paffuto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/lampi-tranquilli-della-mente/">I lampi tranquilli della mente di Pier Luigi Luisi</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Maurizio Carvigno. In copertina Pier Luigi Lusi, autore di &#8220;I lampi tranquilli della mente&#8221;, in uno scatto di Cirone Musi</strong></p>
<p>Il dipinto <strong>“Morte e vita” di Gustav Klimt</strong>, esposto in un museo di<strong> Zurigo</strong> nell&#8217;ambito di una retrospettiva dedicata a uno dei protagonisti assoluti della Secessione viennese, è la freccia che il paffuto e irriverente <strong>Eros</strong> scocca dal suo infallibile arco, trapassando il cuore di due visitatori, prima due perfetti conosciuti, poi, avvinti dal desiderio intimo di conoscersi.</p>
<p><strong>Lui è Marcel</strong>, neuropsicologo con un’incipiente forma di depressione seguita a un’immane tragedia e che da anni studia <strong>&#8220;le immagini asignificative&#8221;</strong> cioè quelle immagini «che saltano su senza che ci sia una qualsiasi associazione» dei lampi di percezione che attraversano «la mente, così, d&#8217;improvviso, ma senza grossa eccitazione.»</p>
<p><strong>Lei, invece, è Anna</strong>, violoncellista di professione, amante della meditazione, donna dal fascino magnetico che si promana anche attraverso la fresca fragranza di un profumo irresistibile e che, davanti a un caffè, trasforma le algide <strong>“immagini asignificative”</strong> di Marcel, nei più idilliaci lampi tranquilli della mente, una veste decisamente più poetica, più umanamente comprensibile.</p>
<p>Questo è l&#8217;incipit di <strong>I lampi tranquilli della mente</strong>, il bel romanzo di <strong>Pier Luigi Luisi</strong>, chimico di professione, per anni docente di <strong>Biochimica a Roma Tre</strong>, ricercatore affermato ma soprattutto scrittore poliedrico, capace di spaziare dalla saggistica alla narrativa, come in questo apprezzabilissimo caso.</p>
<p><strong>I lampi tranquilli della mente</strong> è tante storie allo stesso tempo. <strong>Quella di Marcel, di Anna, ovviamente, ma anche quella di diversi, altri personaggi, di cui facciamo la conoscenza nel corso dei dodici capitoli di cui si compone il romanzo rieditato da FuoriStampa</strong> che da anni si impegna a ridare una nuova vita a libri obliati.</p>
<p>Da <strong>Thomas</strong>, un “cliente” di Marcel con la passione innata per la menzogna che costruisce abilmente, infarcendola di particolari ogni volta sempre più inverosimili<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-7398" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/06/I-lampi-tranquilli-della-mente-COP.jpg?resize=444%2C694&#038;ssl=1" alt="I lampi tranquilli della mente" width="444" height="694" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/06/I-lampi-tranquilli-della-mente-COP.jpg?w=1638&amp;ssl=1 1638w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/06/I-lampi-tranquilli-della-mente-COP.jpg?resize=983%2C1536&amp;ssl=1 983w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/06/I-lampi-tranquilli-della-mente-COP.jpg?resize=1310%2C2048&amp;ssl=1 1310w" sizes="(max-width: 444px) 100vw, 444px" data-recalc-dims="1" /> ma magneticamente affascianti, a <strong>“Il Vecchio”</strong>, uno degli insegnanti di Marcel all’Istituto Carl Gustav Jung di Zurigo, in passato una vera celebrità della psicologia analitica e ora un borbottante ascoltatore di rapide parole; passando poi per<strong> Jonathan</strong>, il figlio di Marcel, sparito nel nulla dopo un umiliante schiaffo o per la fascinosa e indecifrabile <strong>Maria Dolores</strong>, messicana di Acapulco, una donna vestita di intrigante mistero.</p>
<p>A fare da sfondo a questi e altri personaggi, ognuno con la propria storia, sporte più o meno pesanti da tenere a fatica sulle spalle incurvate dalla vita, ci sono loro, i lampi tranquilli della mente, quelle <strong>immagini asignificative</strong>, a cui <strong>Marcel</strong> dedica buona parte della sua attività professionale per scovare il motivo recondito del loro insorgere, pensieri e immagini che ognuno di noi quotidianamente ospita nella nostra testa affollata e che la nostra mente, mai davvero doma, <strong>«fabbrica così come il cielo fabbrica nuvole e nuvolette.»</strong></p>
<p>Leggendo <strong>I lampi tranquilli della mente</strong> ho avuto la netta e reiterata sensazione di stendermi sul lettino dello psicanalista, permettendo a loro, ai miei lampi della mente, di fruire indisturbati, volute leggere di fumo che lievi si librano nel cielo, disegnando linee infinite, intrecci imprevedibili. Un romanzo in cui razionalità e istinto, mente e cuore, provano a incontrarsi e dopo una prima, inevitabile morfologica indifferenza, tentano di comprendersi, aprendo le loro rispettive porte, al pari di due cani che sulle prima si ringhiano a vicenda e poi, dopo essersi annusati, scodinzolano finalmente all’unisono.</p>
<p>Ma <strong>I lampi tranquilli della mente</strong> è anche un romanzo sull’eterno <strong>dilemma tra presente e passato, tra il vivere e il sognare, tra il rincorrere i desideri più ancestrali</strong> o provare a rendere piacevole la propria reale, quotidiana esistenza.</p>
<p><strong>Luisi da chimico qual è inserisce nella provetta elementi vari lasciando, però, al caso, la responsabilità di amalgamarli</strong>, con il rischio, neppure tanto impossibile, di una imprevista e distruttiva reazione. <strong>I lampi tranquilli della mente</strong> è uno di quei libri in cui il lettore inevitabilmente trova nel corso della lettura che teatralmente si anima di protagonisti, il suo personaggio ideale, quello a cui legare un sottile filo di speranza.</p>
<p>Perché nel romanzo di Luisi, man mano che la trama, inizialmente semplice, narrativamente si complica, <strong>i nostri alter ego prima o poi salgono sul palcoscenico</strong>, mostrando i loro umani limiti, le loro fragili certezze, i loro sussurrati desideri, come quello adolescenziale del cinquantenne Marcel che ha il profilo esotico del <strong>Messico</strong> e la dimensione di un viaggio che è metafora di un amore mai totalmente vissuto e che, in quanto tale, ascende al mito, divenendo, semplicemente, indimenticabile.</p>
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		<title>Le gemelle che non parlavano</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 01:50:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri. In copertina: &#8220;Le gemelle che non parlavano&#8221; di Marjorie Wallace, edizioni Adelphi June e Jennifer, particolari e intriganti come tutte le coppie di gemelli, ma loro lo sono un po&#8217; di più. Hanno codificato un proprio linguaggio, si sono chiuse nel mutismo, hanno dato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="http://www.gliamantideilibri.it/le-gemelle-che-non-parlavano-marjorie-wallace/">Gli amanti dei libri</a>. In copertina: &#8220;Le gemelle che non parlavano&#8221; di Marjorie Wallace, edizioni Adelphi</strong></p>
<p>June e Jennifer, particolari e intriganti come tutte le coppie di gemelli, ma loro lo sono un po&#8217; di più. Hanno codificato un proprio linguaggio, si sono chiuse nel mutismo, hanno dato vita a una battaglia intima nella quale si controllavano a vicenda, si sono date ad atti vandalici di ogni genere per il solo gusto di vivere esperienze nuove che le aiutassero a uscire dal loro isolamento e dalla volontà di non comunicare con il mondo. La storia che ci racconta Marjorie Wallace è ambientata nell&#8217;Inghilterra degli anni Ottanta. Nulla di inventato, tutto è realmente accaduto.</p>
<p>All&#8217;epoca Wallace era una giornalista e fu incuriosita dal comportamento insolito delle gemelle Gibbons. Per quanto provassero a liberarsi l&#8217;una dell&#8217;altra, soffrivano nel momento in cui avveniva un temporaneo distacco. Anche la loro guerra era fitta di regole, di pegni e di obblighi non scritti. Wallace riuscì a capire qualcosa dalla lettura dei loro diari, veri e propri spazi di confessione e di abluzione.</p>
<div dir="auto">Altra caratteristica importante, l&#8217;intelligenza acutissima che June e Jennifer avevano sviluppato. Da esperte manipolatrici sapevano entrare nel cuore dei problemi altrui, delle persone e soprattutto si influenzavano a vicenda. Non erano alienate, ma solo in protesta contro il mondo, fino a rendere ogni spazio il campo sul quale combattersi. Persino il manicomio criminale di Broadmoor, in cui le gemelle furono rinchiuse per undici anni, diventò il loro territorio di guerra. Proprio qui, Wallace incontra Jennifer e June e porta la loro storia sulle pagine del Sunday Times. La storia ebbe una incredibile risonanza, tanto da essere oggetto di film, opere teatrali e brani musicali.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Adelphi ripropone &#8220;Le gemelle che non parlavano&#8221; dopo quasi quarant&#8217;anni dalla sua prima pubblicazione. L&#8217;autrice vi aggiunge anche un altro capitolo scritto nel 2022 e nel quale racconta dell&#8217;ultimo incontro con June, la gemella ancora rimasta in vita. Siamo di fronte a un libro particolare, che prova a fare luce su uno dei casi più complessi della psichiatria moderna. Ma ciò che Wallace ci dona è anche un&#8217;opera che scandaglia l&#8217;anima delle due sorelle. Il loro complesso rapporto, infatti, nasconde qualcosa di soprannaturale. Restano inspiegabili troppi elementi, troppe coincidenze o comportamenti che si configurano su quel confine tra ragione e superstizione, tra mito e realtà, tanto da lasciare nel lettore un certo spaesamento.</div>
<p>L&#8217;autrice stessa ammette che alcuni atteggiamenti sono comuni a tutti i gemelli, ma se questa è solo una premessa, allora possiamo immaginare quante cose ancora ci siano da scoprire e da comprendere. Lungo il libro, celato tra le pagine, scorre anche un messaggio:<em> ci sono cose che la scienza non può capire e che proprio per questo motivo possono solo alimentare un ancestrale fascino per l&#8217;inspiegabile</em>.</p>
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		<title>Hegel e il cervello postumano. Žižek e la morte dell&#8217;individualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 02:10:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Hegel e il cervello postumano&#8221; di Slavoj Žižek, Ponte alle Grazie, 2022 Due cervelli che comunicano tra di loro direttamente; l’individualità che viene spazzata via in favore della Singolarità, ossia la Coscienza globale; i nostri intimi pensieri subito condivisi in un’esperienza totalizzante a cui tutti possono accedere. Ecco l’Apocalisse, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/postumanesimo-zizek-e-la-morte-dellindividualita/">Hegel e il cervello postumano. Žižek e la morte dell&#8217;individualità</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Hegel e il cervello postumano&#8221; di Slavoj Žižek, Ponte alle Grazie, 2022</h3>
<p>Due cervelli che comunicano tra di loro direttamente; l’individualità che viene spazzata via in favore della Singolarità, ossia la Coscienza globale; i nostri intimi pensieri subito condivisi in un’esperienza totalizzante a cui tutti possono accedere. Ecco l’Apocalisse, ovvero l’ultimo svelamento prima di entrare nuovamente nell’Eden. Di questo parla <strong>&#8220;Hegel e il cervello postumano&#8221;.</strong></p>
<p>Nel suo saggio<em>, </em>Slavoj Žižek dipinge un fenomeno che si sta mostrando con rapidità. Il ritorno all’Eden passa attraverso la perdita della coscienza, intesa come riacquisizione di quello stadio di innocenza e inconsapevolezza prima della caduta, <em>quando l’uomo non sapeva di esser nudo e non conosceva la differenza tra il bene e il male. </em>Attraverso le icone <em>pop </em>della nostra epoca, il filosofo slovacco ci fa notare come ancora una volta la fantascienza abbia anticipato i tempi, sebbene non sia oro tutto ciò che luccica.</p>
<p><em>Se la storia dell’emancipazione è il frutto di un cammino in cui vengono risolte costantemente delle contraddizioni di grado crescente</em>, allora il passaggio alla Singolarità non sarà la fine della Storia, ma l’inizio di un’altra serie di contraddizioni, in quanto nessuna macchina è in grado di inglobare la coscienza, così come nessun uomo può fare a meno della propria individualità.</p>
<p>Il ritorno all’Uno è sicuramente ciò a cui auspica la nostra specie fin dagli albori, come se l&#8217;umanità fosse perseguitata dallo spaesamento generato dalla Cacciata dal Paradiso Terrestre. E in tutto ciò risuonano le parole di Hegel, Marx, Fichte, Kant, Lacan, che nelle loro ricerche, nelle loro lunghe peregrinazioni del pensiero, hanno disvelato la contraddizione, la negazione, l’aporia insita nella logica.</p>
<p>Noi sappiamo di essere ormai connessi a un Grande Altro, in cui mischiamo noi stessi, condividendo esperienze ed emozioni; ne siamo risucchiati, ne siamo travolti. Ma nell’epoca del libero accesso alla rete, sacrifichiamo l’individualità, diventiamo un patrimonio comune che può essere mosso a piacimento. La post-umanità è quindi un terzo polo, in cui virtuale e reale si legano; un po’ come il nostro inconscio ci muove manifestandosi nella coscienza. Ma sappiamo leggere i simboli che prima acquisiamo e che poi riproduciamo dopo averli rielaborati nella nostra soggettività?</p>
<p>È un viaggio affascinante quello di Žižek che si abbandona a diverse interpretazioni, che ci mostra la nostra epoca, che ha un potere trascendentale. La Tecnica e gli Dei, la religiosità e l’algoritmo, come si uniscono queste cose nel mondo della Rete che tutto assorbe? Ogni società ha il suo Paradiso perduto, forse la Storia non è altro che il faticoso ritorno a quei cancelli che ci sono stati sbattuti in faccia.</p>
<p>Ma c’è un aspetto molto importante che questo libro lascia intendere, il potere della filosofia come elemento costitutivo di ogni materia, di ogni progetto, di ogni azione globale. La Tecnica è Filosofia laddove chi la Governa, chi la pone al di sopra d’ogni cosa, concretizza la teoria. Perciò questo libro è per tutti, perché siamo già entrati a far parte di un nuovo mondo senza averlo realmente scelto. Ignorare il passaggio verso la Singolarità, vuol dire farsi trovare impreparati all&#8217;Apocalisse.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuto questo articolo </em><a href="https://www.borderliber.it/apparso-leibniz-mondo-migliore/">clicca qui e leggi: &#8220;Sono apparso a Leibniz nel migliore dei mondi possibili&#8221;</a></p>
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