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	<title>memoria Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Hotel Goya Zaragoza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:21:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Hotel Goya Zaragoza&#8221; è un articolo di Silvia Palombi. In copertina una foto dell&#8217;autrice  Ti ho rubato spensieratamente nei primi anni Settanta del Novecento e siamo sempre stati insieme, prima hai fatto l’asciugamanino, poi nella casa più piccola che ho abitato &#8211; una soffitta non coibentata e senza abitabilità detta scatola da scarpe &#8211; hai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Hotel Goya Zaragoza&#8221; è un articolo di Silvia Palombi. In copertina una foto dell&#8217;autrice </strong></p>
<p>Ti ho rubato spensieratamente nei primi anni Settanta del Novecento e siamo sempre stati insieme, prima hai fatto <em>l’asciugamanino</em>, poi nella casa più piccola che ho abitato &#8211; una soffitta non coibentata e senza abitabilità detta scatola da scarpe &#8211; hai svolto le funzioni di tappetino per una doccia che non c’era, poi a un certo punto sei approdato in cucina e sei stato molto più utile di qualsiasi straccio che promette, mentendo, di assorbire persino il vapore acqueo generato dal respiro. Tu sì che hai assorbito, sono decenni che assorbi tutto, nel male e nel bene. E ti sei consumato.</p>
<p>Sei stato il mio primo furto alberghiero, prima avevo rubato penne e matite al supermercato, libri in libreria e dopo qualche anno una maglietta in un negozietto dove ero andata con la mia cugina preferita. Eravamo in camerino a provarci qualcosa, non avevamo premeditato il furto, poi però volevamo due magliette ciascuna e i soldi erano cronicamente pochi, così una l’abbiamo portata alla cassa e l’abbiamo pagata e siamo uscite con sotto l’altra. La mia era rosa antico, girocollo e maniche lunghe, ancora me la ricordo. Non erano ancora tempi di guardiani grandi e neri come <strong>Lothar</strong> a <strong>New York City</strong> o di metal detector.</p>
<p><strong>Zaragoza-Saragozza</strong>, tappa di una vacanza coi miei nella Spagna del nord cominciata a Barcellona e proseguita in diagonale verso i paesi Baschi e poi le Asturie. Un viaggio magnifico che ho fatto quasi tutto col muso, perché in città avevo lasciato il mio primo amore… Quant’era bello il mio primo amore, bello come un indiano bello, liscio e con la pelle ambrata; da quanto eravamo innamorati ci eravamo comprati le fedi, prima due maccheroni d’argento e poi d’oro come chi si sposa davvero. Ma mamma disse no, eravamo minorenni e i miei avevano capito che in lui c’era qualcosa che non andava.</p>
<p>In quella vacanza ho bevuto il sidro, anzi la <strong>sidra</strong>, e ho imparato a versarla in un modo complicatissimo, facendola cadere dall’alto sopra la testa in bicchieri grandi, svasati, col vetro sottile come quello delle lampadine; ho baciato un ragazzo che mi piaceva e mi faceva la corte sentendomi una poco di buono, una traditrice; ho fatto per la prima volta il bagno nell’oceano e mi è sembrato di nuotare in una grande brocca piena di cubetti di ghiaccio, la morte per ibernazione è indolore, si perde qualsiasi senso, si muore sorridendo.</p>
<p>E adesso conciato così tocca lasciarti andare, concederti l’eterno riposo, vorrei essere capace di cucire ma come si cuce la spugna? Poi dovrei rattoppare anche qualche ricordo, occultare le tristezze sotto qualche pinces, nascondere i rimorsi negli orli… no meglio darci un taglio, al nostro rapporto, intendo; un taglio netto, pulito, chirurgico, invece di trascinarci ancora perdendo fili e microscopiche briciole di spugna azzurra come dopo l’ultimo lavaggio in lavatrice, che mi è toccato toglierli uno per uno dagli altri asciugamani ancora in buona salute.</p>
<p>Sei stanco, si vede, avresti diritto a spirare serenamente e invece mentre sto scrivendo ho pensato che il taglio netto lo do a te, finisco di aprire la faglia che si è formata tra la città e l’albergo, rompo l’ultimo lembo di spugna, così da domani vivrete due vite separate e autonome, taglio i<em> filapperi</em>, pulisco un po’ e continuerò a sfruttarti come ho fatto fino a oggi, pensando a com’era bella <strong>Zaragoza</strong>, quant’era seducente <strong>Joaquim</strong> e che voce calda, bassa, rotonda aveva; soprattutto parlava spagnolo e io con lo spagnolo sono come <strong>Wanda</strong> nel film &#8220;<strong>Un pesce di nome Wanda&#8221;</strong>, perdo il senno, ripenso a quant’era buona la <strong>sangria</strong> e a quanta ce ne siamo bevuta fra tutti e tre, tanto si andava a dormire all’<strong>Hotel Goya</strong> appunto.</p>
<p>Da oggi due entità separate e distinte, una geografica, ben collocata fra meridiani e paralleli europei e una amministrativa strutturale quasi neutra che potrebbe tranquillamente essere alla periferia di <strong>Madrid</strong> o a <strong>Bordeaux</strong>, per dire, adattabile a qualsiasi situazione e condizione, vaga, indefinita, aperta a infinite possibilità tranne che alla durevolezza perché in hotel, a meno di essere <strong>Coco Chanel</strong> che al <strong>Ritz</strong> visse per trent’anni guardando<strong> place Vendôme</strong> dalla finestra della suite che oggi porta il suo nome, non ci si sta a lungo.</p>
<p>Adesso che ci penso all’<strong>Hotel Goya</strong> di <strong>Zaragoza</strong> ho rubato anche un piccolo fregio in metallo, tutto ghirigori, una ladra matricolata proprio, devo ricordarmi di cercarlo, di sicuro non l’ho buttato.</p>
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		<title>Una questione di vita o di morte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/un-questione-di-vita-o-di-morte-articolo-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 10:54:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Una questione di vita o di morte&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Una questione di vita o di morte: scassinare il tempo, svuotarlo d’ogni significato, riempirlo di nuove illusioni, di benessere sempre uguale a sé stesso. Compravendita di amore e di odio, mercato emozionale per consumatori social. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Una questione di vita o di morte&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>Una questione di vita o di morte: scassinare il tempo, svuotarlo d’ogni significato, riempirlo di nuove illusioni, di benessere sempre uguale a sé stesso. Compravendita di amore e di odio, mercato emozionale per consumatori social. Tutto appare, svanisce e nulla resta per davvero. Tra le mani, sabbia o vento.</p>
<p>Dolore necessario della nostra epoca? Lamentarsi senza agire, ricordare una tantum ciò che accade in paesi lontani, piangere sul sangue versato senza convinzione alcuna. Indignarsi per cosa? Si acclamano la forza, lo stupro, l’odio, ciò che si autodistrugge con il sorriso. Volgi lo sguardo da est a ovest: vedi l’ipocrisia chiamata libertà? Mari e monti ha attraversato, eppure nessuno la vuole per tutti, ma solo per la frangia che rappresenta, per l’infinitesimale al quale appartiene. Ogni cosa si scompone in bene o in male, prendendo posto con assoluta autonomia. Guai a dire che questo sia un errore di giudizio.</p>
<p>Una questione di vita o di morte si costruisce con devozione, come una litania va ripetuta tra la gente. La predicazione del messaggio laico comincia dalla scelta di un uomo forte, dopodiché avviene la sua incoronazione. Nessun errore di valutazione: egli è infallibile, come coloro che non hanno la ragione. Solo un pazzo può essere scusato o giustificato per le sue azioni. Quando un pazzo governa, egli è come Dio: può tutto e il popolo deve accettarlo.</p>
<p>Il mondo ha i suoi folli al potere. Essi sventolano bandiere, ideologie, lucide visioni per uomini qualunque che cercano una direzione. Pensare alla sottomissione è giusto, perché essi vogliono la tranquillità, la pecunia quotidiana, il pane appena sfornato, il sesso capriccioso con cui ci si appaga fino alla sera successiva. Non mancano di nulla coloro che sanno obbedire. Accettano le cose come se fossero manna dal cielo e vedono nella zizzania un’opportunità per fare gruppo. Odiano i dissidenti perché mostrano loro quanto sono pavidi.</p>
<p>Una questione di vita o di morte è stata creata in ogni epoca. Il tempo è sempre stato uguale a sé stesso; l’essere umano non si è mai emancipato davvero. Perlopiù è rimasto cacciatore e coltivatore; quando può, miete vittime tra i propri simili a seconda delle esigenze. Semina e poi separa le cose buone da quelle cattive. Quando sbaglia, non lo ammette, ma fa di tutto per farsi perdonare dalla parte avversa, dandole la possibilità di dimostrare il proprio lato malvagio. Ed ecco gli israeliti nazisti, così forti come i tedeschi di metà Novecento. Uno sterminio vale l’altro: ci si dimenticherà dell’uno come dell’altro, man mano che le giornate della memoria diventeranno un rito stanco.</p>
<p>Una questione di vita o di morte, infatti, sarebbe quella di liberarsi di questa stanchezza mentale che non ci fa più gridare, che ci fa carnefici e vittime; che, nonostante tutto, ancora ci fa sentire felici di vivere, pur non volendo cambiare in niente.</p>
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		<title>Tempo sospeso</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tempo-sospeso-articolo-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 10:09:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tempo sospeso&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Dedicò al tempo sospeso la sua vita, quasi non volesse concedere a sé stesso tregua alcuna. Certe volte né dormiva né mangiava, preferiva abbandonarsi ai ricordi tristi e felici con una sigaretta tra le labbra e con lo sguardo acquoso. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tempo sospeso&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Dedicò al tempo sospeso la sua vita, quasi non volesse concedere a sé stesso tregua alcuna. Certe volte né dormiva né mangiava, preferiva abbandonarsi ai ricordi tristi e felici con una sigaretta tra le labbra e con lo sguardo acquoso. Avrebbe persino aperto la finestra del salotto, avrebbe spiccato il volo per lasciarsi sfracellare al suolo e provare sulla propria pelle la morte e poi risvegliarsi.</p>
<p dir="ltr">Narrava alla sua memoria una storia immaginata, mai vissuta, creata con pezzi di quotidianità intravista da dietro una finestra.  Gli procurava terrore la pioggia. Mai il tuono né il lampo, solo gli scrosci cadenti dal cielo lo mettevano in ansia. Pensava di annegare, di soccombere sotto l&#8217;acqua. Considerare la morte come rifugio gli faceva bene, gli dava un po&#8217; di adrenalina.</p>
<p dir="ltr">Quando pensava all&#8217;amore, il tempo sospeso si faceva vivido, non più finzione. Si cristallizzava davanti ai suoi occhi. Lui ansimava, comparivano le brutte storie, i personaggi delle sue disavventure, le compagne perse lungo il tragitto, quelle tradite e quelle che ancora malediva per il solo fatto di aver incrociato il suo sguardo. Si sentiva stanco, privato, impotente. Se ne stava lì, per ore, nell&#8217;amor che nulla ha amato ma che non si accontentava di essere perdonato.</p>
<p dir="ltr">Scrisse un giorno: &#8220;Muoio ogni tanto, d&#8217;amore e per inganno. Mi rendo docile e indifferente, mi stringo le mani intorno al collo, tentenno, non perdo il respiro. Nei prati inviolati, tra la melma, i pozzi abbandonati, aridi e spalancati, si nasconde il tempo sospeso. Monumento, la mia memoria che non si schioda da un tronco di noce. Mi coglie la malinconia, impreparato, lame di coltelli tra i papaveri, rollio di erba per i miei dolori&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Non parve a lui né una poesia né una dichiarazione, solo parole senza nessun rigore. Si lasciava andare alla noia, annusava la sua decomposizione. La pelle screpolata sulle mani e un sapore agrodolce nella bocca.  Così, come se penzolasse da una una corda, avvertiva il tempo sospeso. La morte nell&#8217;atto di nascere: la madre a gambe spalancate, la sua testa che sbuca dalla vagina dilatata, il pianto che sopraggiunge al primo respiro, il distacco che prende il sopravvento&#8230; poi sarà, giorno dopo giorno, un susseguirsi di vita e morte.</p>
<p dir="ltr">E di questi misteri, nel tempo sospeso, lui si infarciva fino a esplodere. L&#8217;evento naturale di una catastrofe che la sua mente costruiva mentre lui restava lì, disteso sul letto, con le braccia spalancate, lo sguardo fisso sul soffitto. Metteva fine al tempo sospeso sorridendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Se ritieni che sia giusto di Pasquale Allegro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/se-ritieni-che-sia-giusto-di-pasquale-allegro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 22:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Se ritieni che sia giusto&#8221; di Pasquale Allegro, Arkadia Editore, 2025 Come raccontare di un padre che ha deciso di porre fine alla propria vita? Come può riuscirci un figlio, che tra mille domande non può fare altro se non darsi poche sbiadite risposte? Gira tutto intorno a questo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Se ritieni che sia giusto&#8221; di Pasquale Allegro, Arkadia Editore, 2025</strong></p>
<p>Come raccontare di un padre che ha deciso di porre fine alla propria vita? Come può riuscirci un figlio, che tra mille domande non può fare altro se non darsi poche sbiadite risposte? Gira tutto intorno a questo <strong>&#8220;Se ritieni che sia giusto&#8221;</strong> di Pasquale Allegro. Lo scrittore calabrese firma un romanzo che con una prosa delicata e penetrante prova a mettere ordine tra ricordi ed emozioni. L&#8217;obiettivo è la riconciliazione.</p>
<p>Marco, sognatore sia da bambino che da adulto, scandaglia il male di vivere di suo padre Alberto, uomo conquistato dal dolore, mosso dall&#8217;irrequietezza, marchiato da una oscura sofferenza che ha provato a sedare con l&#8217;alcol. Eppure, per il figlio, se non tutto è perdonabile, allora ogni cosa ha bisogno di essere compresa.</p>
<p>Davanti alla tragedia della morte tutte le cose vengono messe a nudo, apparendo parte della stessa sostanza. Non si può giudicare solo con quella divisione di comodo tra &#8220;ciò che è bene e ciò che è male&#8221;. Bisogna avere il coraggio di addentrarsi, di analizzare, di purificare gli errori. D&#8217;altronde la morte mette davanti a questa &#8220;verità&#8221;: ogni esistenza porta con sé i suoi tormenti.</p>
<p><strong>&#8220;Se ritieni che sia giusto&#8221;</strong> è come un monologo che scende in profondità, in cui il bilancio non è né triste né gioioso, in cui nulla si chiarifica attraverso un giudizio. È riflessivo lo scrittore calabrese. Il suo Marco è un narratore disincantato, pacato, ma pur sempre severo, perché racconta le cose per ciò che sono. Nella sua ricostruzione non ci sono né ferocia né buonismo, ciò che si manifesta nella sua memoria viene distillato.</p>
<p>Allegro quindi è essenziale, come sempre lo è stato nei suoi libri. Ripete i concetti per aprire a nuove domande e a riflessioni ulteriori. Si spinge oltre perché c&#8217;è qualcosa di &#8220;filantropico&#8221; nella sua scrittura: l&#8217;uomo non è un ideale, ma è la vita e da essa viene plasmato; la sua natura non è frutto di una morale o di un&#8217;etica, ma è la sintesi delle caratteristiche che animano l&#8217;ambiente nel quale ha vissuto. Il suo status dipende da qualcosa che sta in terra, anche se aspira al cielo. Ma quanto è dolorosa la strada per la purificazione. In sostanza, prima del cambiamento, o della redenzione, ciascuno va accettato per ciò che è.</p>
<p><strong>&#8220;Se ritieni che sia giusto&#8221;</strong> quindi è un romanzo che già dal titolo ci pone davanti a un dilemma. Le scelte di Alberto sono la sua unicità; il modo in cui Marco le racconta sono solo una delle interpretazioni possibili a cui ci si può attenere. In questo groviglio esistenziale, in cui a dialogare sono un padre e un figlio, nel mezzo del quale la memoria può solo apparecchiare una tavola amara, le parole si fanno mezzo. Consce che non ci sono soluzioni ma solo dubbi, come tutte le volte che la morte ci strappa via improvvisamente qualcuno di caro.</p>
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		<title>Passato, ancora inganni?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/inganni-passato-memoria-presente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2025 22:01:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Descrizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Passato, ancora inganni?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore  Crudeltà e dolcezza dell&#8217;indifferenza: una pacca sulla spalla per dire &#8220;andrà tutto bene&#8221;, il silenzio assordante per &#8220;scartare qualcosa o qualcuno di cui non si ha più bisogno&#8221;. È andata così, senza sapere né come né quando, come se una pentola [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>&#8220;Passato, ancora inganni?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore </b></p>
<p>Crudeltà e dolcezza dell&#8217;indifferenza: una pacca sulla spalla per dire <strong>&#8220;andrà tutto bene&#8221;</strong>, il silenzio assordante per<strong> &#8220;scartare qualcosa o qualcuno di cui non si ha più bisogno&#8221;</strong>. È andata così, senza sapere né come né quando, come se una pentola a pressione fosse scoppiata nel fegato.</p>
<p>Certi momenti li descrivi a distanza di tempo, anche se mai potranno essere analizzati e compresi. Quello umano è un materiale facilmente infiammabile, puoi fare attenzione e puoi maneggiarlo con cura, ma alla fine ti ferisci con esso. D&#8217;altronde di quella sostanza fa parte ognuno di noi, quindi sappiamo come funziona.</p>
<p>Lo sguardo retroverso, come l&#8217;utero di una donna, cerca ragioni su ragioni senza venirne a capo. Uscire dal labirinto è una sfida allettante, ma <strong>dal passato non torna nulla</strong> e spesso nessuno ha la possibilità di ricucirlo per ciò che è stato davvero. Qualcosa si omette e altro si perde per strada, tanti particolari non ci interessano più, però potrebbero essere gli indizi migliori con cui risolvere ogni enigma.</p>
<p><strong>Il passato è bello se dura poco</strong>, come per gli scherzi. Fa bene rievocarlo tra gli amici per riportare alla luce quelle cose divertenti e senza senso che abbiamo svolto con serietà fino a un certo punto. In quei momenti retrospettivi, ridendo di noi, scopriremo quanto eravamo convinti di un amore, di una battaglia, di un ideale, della bellezza dell&#8217;esistente, di un compagno o di una compagna.</p>
<p><strong>Il passato fugge</strong>, come la vita. Si allontana sempre di più e si nasconde. Si traveste, si trucca, ci tenta e ci fotte. Ne ha le possibilità ogni qualvolta ci sforziamo di ricostruire gli eventi secondo una certa logica, ogni qualvolta abbiamo necessità di riflettere affinché non vengano compiuti gli stessi errori da cui nulla abbiamo imparato.</p>
<p><strong>Il passato ci suggerisce</strong> che qualcosa siamo stati, che forse ci siamo evoluti, che forse siamo morti senza accorgercene. Il mondo appare annebbiato dal passato e declama il futuro solo per sfuggire alle sue grinfie. Non c&#8217;è <strong>&#8220;ora&#8221;</strong> che sia rispettato per ciò che è, ossia <strong>&#8220;nuda vita&#8221;</strong>.</p>
<p>Il vitalismo ingannato dal passato, ecco il padre che divora i suoi figli in una dimensione senza tempo. Nei ricordi che ancora feriscono, che pur ci danno gioia, sta il baratro nel quale ci soffochiamo. Eppure banchettiamo allegramente, con la testa tra le nuvole, con la mente in una miniera senza oro, nel ricordo che ci rende oggi ciò che non avremmo mai voluto essere: <strong>migliori, ma solo per noi stessi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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