<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Maria Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/maria/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/maria/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Tue, 22 Jul 2025 09:59:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Maria</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lacqua-sala-di-maria-giannella-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 22:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua Sala]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Cilento]]></category>
		<category><![CDATA[Giannella]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14752</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Maria&#8221; è un racconto di Adalgisa Giannella. In copertina una foto dal web Appena si chiudono le scuole partono e vanno a villeggiàre in Cilento, terra dei padri. Ncopp a na collina si sono accattati na casarella con un terreno che da arido e abbandunàt, miracolosamente rinasce attraverso i pasticci di Francesco. Strane misture con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/lacqua-sala-di-maria-giannella-racconto/">Maria</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Maria&#8221; è un racconto di Adalgisa Giannella. In copertina una foto dal web</strong></p>
<p>Appena si chiudono le scuole partono e vanno a villeggiàre in Cilento, terra dei padri.<br />
<em>Ncopp a na</em> collina si sono accattati <em>na casarella</em> con un terreno che da arido e <em>abbandunàt</em>, miracolosamente rinasce attraverso i pasticci di Francesco. Strane misture con escrementi di vacca, avanzi di pesce, bucce di mela, terra e sabbia.<br />
Sono nati limoni che sembrano cocomeri, pomodori neri, <em>melanciani</em> porpora, persino un banano e una palma da dattero. Susini, albicocchi, peschi, non smettono di fare doni malgrado la puzza dell’inguacchio allontani persino mosche e <em>muschìll</em>. Maria sta ferma in sala, aspettando che l’uccellino cucù spalanchi la porticina e cinguetti quattro volte. Tutto il giorno, se le sorelle non la chiamano per incontrarsi alla Marina, se ne sta in casa. Con sei figli e un marito, non s’arriposa mai. Mille faccende che per una casalinga sono sempre quelle. Arieggiare la casa, sistemare i letti, fare il bucato, spolverare, lavare bagni e pavimenti, cucinare, raccogliere panni e stirare. Se <em>c’avanz nu poco e tiemp, tiene na</em> vecchia Singer, la scatola del cucito e aggiusta <em>tutt chell ca</em> s’è strappato pure se le mani non ce la fanno neanche a tenere l’ago e a vista se ne sta <em>glìenn</em>.<br />
Dopo un po&#8217; di riposo, la vita torna a <em>ruvutarse</em> a casa G.<br />
I figli di Maria tengono <em>n’orologio int e cervell e s’appresentan ra spiaggia cu na fame ncuorp</em> che neanche u verme solitario <em>tene</em>. La busta con le <em>freselle</em> accattate da Giovanni il <em>fornaro</em>, emana una fragranza di frumento che la stordisce. <em>Sta ncopp a na</em> mensola e per la fretta, la apre con malagrazia rischiando di romperla, mentre tutti e sei i <em>guaglion</em> s’assettano coi costumi bagnati <em>ncopp e seggiol e paglia ra</em> cucina. Ci deve preparare l’acqua sala il piatto povero dei pescatori, solo che quelli oltre alle pummarole, ci mettono le alici mentre la barca dondola dopo <em>na</em> bella pescata. Lei alici non ne tiene, ma la magnificenza delle freselle è che le aggiusti come vuoi tu. Se a capa è fresca e fantasia prendi una ciotola di terracotta, ci appoggi dieci, dodici fette di pane biscottato e versi sopra un bicchiere di acqua. Acchiappi due mozzarelle di bufala, i pomodorini dell’orto, qualche oliva, nu poco di tonno, tanto basilico, sale, olio extravergine e&#8230; u’ anema!<br />
Na delizia. Maria sa che i figli non le daranno neanche il tempo di apparecchiare ma la fame è buona perché ai giovani li fa crescere che poi studiano, lavorano, si sposano e vanno via e lei e Franco, <em>int a chella casarella</em>, li aspetteranno tutte le estati con i nipoti che ripeteranno <em>tutt e cos</em> dei genitori.<br />
La vita Maria se l’è sempre spiegata guardando suo padre e sua madre che pur <em>inta malatìa se vasàvano</em> e s’accarezzavano. Si è accorta che i fatti si ripetono sempre, per quanto speri che <em>cagnàno</em>. Si porta la mano alla fronte mentre i figli belli afferrano velocemente le frese con le mani e si fanno colare olio e pomodoro lungo le gole. Lo sguardo va alle guance cotte dal sole, i corpi snelli, le spellature su naso e spalle che a tarda sera con una passata d’olio di oliva farà sparire. Le piace il nasino di Ferdinando alla francese, le orecchie minuscole di Irene, Ada che sboccia, Gino e Salvatore i gemelli che s’accapigliano, Costabile il maggiore che li ammutisce. Maria stringe le labbra e se le succhia quando è agitata, è il tic che la caratterizza, un movimento immediato e ripetitivo che la calma, fa uno sguardo da mamma sospirando profondamente.<br />
— Stasera<em> sasiccie arrustut</em>, patate e nu <em>poc</em> e dolce.<br />
Nessuno ascolta, i figli sono già scappati. <em>C’arricordano l’auciedd</em> che al tramonto saltano tra i vitigni prima che scenda il buio, senza sosta, <em>pecchè</em> a libertà è <em>bell e nun</em> basta mai. Francesco sta al bar con i paesani e lei confinata su quella collina a San Gennaro, dopo aver rassettato, steso il bucato, preparato la cena, davanti al sole che cala inondando di lilla colline e mare, si sente sola. Allora appiccia la radio e canticchia per farsi compagnia&#8230;quando sei qui con me, questa stanza non ha più pareti ma alberi&#8230;alberi infiniti… Si chiede cosa siano gli alberi infiniti e se lo spiega a modo suo. Forse i pini che se non li poti arrivano fino in Paravis e là ci stann e cos chiù care: mamma, papà, nonna Lina, nonno Mario e Ottavio l’ultimo figlio che non è campato neanche na settimana. Dedica le ultime forze al basilico sul davanzale che per il troppo sole si sta ammosciando cumm o core suo. Avvicina il viso alla menta, con un movimento veloce ne strappa una fogliolina e ci si strofina le mani gonfie di artrite. Quello che rimane lo mette nella tasca del grembiule dove riposa pure un po&#8217; di rosmarino.<br />
C’è nata negli odori buoni, le ricordano la sua città. E’ nata anche nel rumore di Napoli e <em>mò</em> tutto questo silenzio c’ammorza il respiro. Fino al matrimonio è vissuta con i genitori e nove fratelli. Na<em> mmuina allera di sfottò e nciùci</em>, la casa piena di gente da <em>matìna</em> a sera. Don Peppino amico del padre, fisso con le carte e <em>nu bicchierell</em> e anice, Teresina la sarta di<em> Ngiulella</em> la madre, che ce l’ha coi fascisti e l’aria ammalata, Daniele il cionco che si è perso un braccio alla fabbrica di ferro e <em>mò</em> lavora dentro la CGIL e<em> canosce</em> le leggi dei lavoratori e ci dà buoni consigli a tutta la famiglia, <em>Emmuccia</em> la vicina che dopo un <em>allùcco</em> cala il paniere con le uova e il formaggio dal quarto piano perché <em>Ngiulella</em> le fa le iniezioni di penicillina per una brutta pleurite. Tanta gente che <em>mò</em> non ci sta più.</p>
<p>Le palpebre si fanno pesanti, le gambe sembrano <em>chiùmmo</em>, le piacerebbe dormire ma le madri non possono riposare e allora ci vuole il caffè, la droga del popolo perché ti <em>sceta e ricominci a campà</em>. Deve aggiustarsi un po&#8217; se no Francesco dice che le femmine trascurate non gli piacciono e si trova <em>n’ata mugliera</em>. Entra in bagno e si guarda allo specchio. Porta due occhiaie color melanzana che ci tolgono almeno dieci anni e<em> s’adda sistemà.</em> <em>Nu poc e Nivea</em>, cipria e quel filo di rossetto che se ne andrà al primo boccone. Si infila l’abito con i fiordalisi azzurri che le ha regalato Rituccia la sorella e dal cassetto della biancheria tira fuori il grembiule pulito. La spazzola corre sui riccioli castani e con l’aiuto di qualche forcina s’acconza nu tupp come piace a Francesco. L’oscurità non ha fretta. Il mare da arancione si è fatto porpora, c’arricorda che cos s’arripetono. Sente il clacson della Ford che riporta a casa la famiglia. S’assetta sopra a na poltrona e accende la televisione sul tg che a lei non piace perché non lo capisce, ma che il marito segue con attenzione. La tavola è apparecchiata come fosse<em> na festa</em>. Ha messo pure nu vas con le ortensie al centro per fare <em>allerìa</em> pure se<em> a malincunìa</em> non se ne va. Quando la casa viene invasa da voci e calpestii di ciabatte, sorride. Maria ha due tipi di sorriso: quello che<em> appiccìa</em> quando dentro ci mette amore e compiacenza e quello che <em>arrèmedia</em>, nu poco sguaiato e pure forzato che <em>spiccèca</em> i contrasti. I figli sono già a tavola mentre Francesco guardando l’orto al tramonto morde un pomodoro poi entra, sorseggia vino e gazzosa e le stampa un bacio sulla guancia che a Maria accorcia il respiro.<br />
— Vicienz mi ha regalato un chilo di seppie e delle alici. Te le metto nel lavandino. Dopo cena le pulisco e domani ci fai un bel sugo e un ciampinotto!<br />
— Lo preparo domani mattina alle sei che poi mi accompagni da <em>sorèma</em> che al paese c’è mercato e mi voglio accattare un costume. Voglio prendere <em>nu poc e sole</em> <em>pur’io</em>!<br />
— Brava!<em> Chist è nu sol buon</em> e asciuga le ossa.</p>
<p>Chissà se asciuga le ossa&#8230; ride Maria pensando al corpo suo come una tovaglia di lino pesante che pure sotto il sole cocente, umida rimane. Corre in cucina e tira fuori dal frigo il budino di cioccolato. Non vede l’ora di sentire i figli che strillano di felicità.<br />
Al paese sono arrivate pure Antonietta e Angelina le sorelle minori con figli e mariti. Hanno affittato una casa che in realtà è un garage con bagno abusivo ricavato da uno sgabuzzino, ma questo è il paese che d’estate s’approfitta per fare soldi. A loro va bene pure se di notte lo scalpiccìo dei topi li terrorizza. Con cinquecentomila lire al mese si godono il mare bello perché quello di Napoli puzza e ci fa venire gli sfoghi. Maria sta a braccetto con Rituccia che non la finisce di fare battute. Parla <em>nu poc livornese e nu poc napoletano</em> la sorella che tiene un’energia speciale. Antonietta e Angelina le seguono ridendo come piccirèll. Finalmente ci passa la malinconia, le sembra di non averla mai lasciata Napoli fatta di accoglienza e allegrezza. Al mercato ci stanno <em>mill culòr</em> e caos. <em>Astrillano assaìe</em> i venditori pur di farsi accattare la merce. Si sceglie un costume nero e le sorelle la sfottono che pare a lutto, ma non lo sanno che mamma <em>Ngiulell</em> lo diceva sempre “il nero sfinisce” e con il nero si è sempre sentita bene specialmente dopo sette gravidanze che le hanno messo addosso dieci chili in più. Entrando in panetteria ordina due chili di freselle e ne mordicchia una ancora calda di forno.<br />
— <em>Ritù&#8230;ma quant sò speciali e fresell!</em><br />
— <em>No Marì, io voglio nu babà e La delizia tiene quelli più sfiziosi, iamm ia!</em><br />
Ma sì, stasera niente budino ma babà e sfogliatelle. Pensa<em> all’uocch spiritat re figl e ci scappa na risata</em>. In macchina tornando a casa con la famiglia, si chiede perché il tramonto la renda così triste. Appena cala il sole scende pure la nebbia. Non se lo sa spiegare il patire che la spegne. Osserva le acacie fiorite lungo la strada e pensa che forse nascere pianta sarebbe stato meglio perché ci si riduce a poco: nascere, affrontare, morire e tutto questo senza sentire niente. Lei sarebbe voluta essere un Asfodelo, bellezza di un solo giorno, invece è Maria e adda penà.<br />
Sono tornati al nord. L’estate è finita e sono iniziati i primi freddi. La morsa sul cuore si è fatta più stretta perché ora dovrà fare il doppio della fatica con la casa da riordinare, i preparativi per la scuola, le divise di Francesco da stirare, le cose da acquistare. Quella maledetta tristezza diventa gigantesca come il mondo da affrontare, le novità che non desidera, il corpo sempre più stanco. Dentro a una maglia di lana pesante tiene freddo mentre solleva le sedie sul tavolo per passare straccio e candeggina. Ci vuole un pensiero felice e allora ricorda il primo bagno di mare. L’acqua turchese che le solletica le gambe, lo iodio nei polmoni, il chiasso di figli e nipoti, l’odore dei cibi assemblati nei borsoni che alle dieci di mattina danno già un senso di sazietà, gli ombrelloni che si accendono sotto il sole, i venditori abusivi di cocco e limonate, le barche che dondolano in acqua sotto il peso dei <em>guagliuncielli</em> che le usano come trampolini, il campanile che scandisce le ore. Il costume nero le è stato utile perché non l’ha fatta vergognare. Al mare ci è andata tutto agosto e si è sentita meno sola. Si è chiesta più volte perché le sorelle non soffrissero di quella tristezza che le fa attentati costantemente dato che il sangue è lo stesso. Si è risposta che forse un abbraccio la salverebbe, l’abbraccio di chi capisce <em>na malatìa</em> che si mangia la voglia di vivere.<br />
Disfa le valige e ammucchia panni e suppellettili. Ce n’è una che maneggia con cura, augurandosi che il contenuto durante il viaggio sia rimasto integro. E’ la valigia verde, quella che contiene alimenti. Il profumo delle freselle le arriva alle narici. Le solleva con cura adagiandole nello <em>stìpo</em> di legno sopra a un canovaccio bianco e le copre con un altro che porta ricamate in un angolo le sue iniziali MI. Accanto in bell’ordine ci appoggia vasetti di pomodoro, quelli con le alici sotto sale, il contenitore di polistirolo con dentro mozzarelle di bufala che <em>s’hann mantenè</em> nell’acqua loro.<br />
Si sente il cuore in mano perché il cielo si è fatto nero, sono le dieci e non vedrà i figli fino all’una. Gli scrosci sul selciato si mangiano anche quel po&#8217; di vita che le ha dato una tazzina di caffè. Vorrebbe riaddormentarsi ma è madre e nunn è còsa. Riprende a sistemare. C’è una conchiglia tra gli abiti dei figli, protetta da un pezzo di rete. Srotola con delicatezza le maglie, se la porta all’orecchio e ci sente il mare. Trattiene il fiato e a malincunìa si sfrantùma. Finalmente <em>nu mòt r’allegria!</em><br />
Maria sente il corpo riposato e tiene fame. Acchiappa na fresella, la condisce con pomodoro e basilico, velocemente mastica e assapora il sud che la sazia e la fa felice.<br />
Il profumo di ragù sui fornelli l’avvisa che è ora di apparecchiare, i figli stanno per arrivare e ogni<em> cos adda stà</em> al posto suo. Non cerca più il senso di quel dolore che tornerà, lo sa. Socchiude gli occhi e respira forte, poi accende la radio. La voce di Modugno canta&#8230; Meraviglioso, persino il tuo dolore, potrà apparire poi, meraviglioso… L’acqua della pasta bolle, si sistema i capelli e aspetta che suoni il campanello.</p>
<p>Mia madre soffriva di depressione perché la stessa malattia ha aggredito me a diciotto anni, con la differenza che la medicina avendola riconosciuta come patologia, mi ha guarita.<br />
Con il tempo, dopo aver perso un figlio, divenne sempre più apatica, perse la connessione con il tempo e andò in demenza senile per tornare bambina poco prima di morire. Quando acquisto le<em> freselle</em>, ripeto il rito di Maria e quei guizzi di felicità che le davano fiato. A volte le piccole cose hanno il potere di farci tornare accanto alle persone che amiamo. Capisco ora quanto si sia sentita niente, intendo non considerata sul ring della vita sprovvista di guantoni per difendersi. Ha combattuto comunque a mani nude contro il tempo che le ha dato dolori e poche felicità.<br />
Ne ricordo l’espressione amorevole, le ombre, gli abbracci profumati di Palmolive, i sorrisi inquieti. A volte una brezza leggera, un ramoscello di ortensia, una canzone antica, il moto improvviso del mare la riportano a me. C’è una luna antica che ci fa incontrare. Appare improvvisa e porta quiete. Maria è vestita d’argento e sorride, sembra felice. Sono orgogliosa di questa potenza che le dà il cielo e non oso toccarla. Scrivo tanto di lei per cominciare a salvarmi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/lacqua-sala-di-maria-giannella-racconto/">Maria</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14752</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sommesse preghiere di Marcello Buttazzo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sommesse-preghiere-buttazzo-gagliardi-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 22:01:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Antonietta]]></category>
		<category><![CDATA[Dante]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Petrarca]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiere]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14494</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Filomena Gagliardi. In copertina: &#8220;Sommesse Preghiere&#8221; di Marcello Buttazzo, Collettiva edizioni indipendenti, 2025 &#8220;In quella parte del libro de la mia memoria, dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica, la quale dice: Incipit vita nova.” (Dante) Marcello Buttazzo è un bravissimo poeta. Finora ho potuto leggere le sue [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/sommesse-preghiere-buttazzo-gagliardi-recensione/">Sommesse preghiere di Marcello Buttazzo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Filomena Gagliardi. In copertina: &#8220;Sommesse Preghiere&#8221; di Marcello Buttazzo, Collettiva edizioni indipendenti, 2025</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>&#8220;In quella parte del libro de la mia memoria, dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica, la quale dice: Incipit vita nova.” </em><br />
<em>(Dante)</em></p>
<p><strong>Marcello Buttazzo</strong> è un bravissimo poeta. Finora ho potuto leggere le sue poesie tramite la rete: spesso infatti i suoi testi sono accolti su Border Liber. Recentemente Marcello mi ha fatto dono di una plaquette data alla stampe da Collettiva edizioni indipendenti e intitolata <strong>Sommesse Preghiere</strong>. Sommesse nel tono, pacato e amorevole, sommesse per la veste grafica assunta nella pubblicazione, un libello con copertina bianca, tascabile, elegante nella sua semplicità.<br />
Ma non nel valore poetico. E leggere in cartaceo questi versi li valorizza ancora di più.</p>
<p>Dopo una prefazione dell’autore, seguono nove poesie, tutte sine titulo ー tranne la terza <strong>A mamma Antonietta</strong> ー, dedicate a figure femminili, quasi tutte però anonime (sine nomine). Ciò rende le liriche universali. Non è anonimo il componimento di apertura della raccolta che inizia con Maria, nome evocativo per eccellenza, nome della preghiera per antonomasia: <em>“Maria/come un preghiera”</em> si scrive a inizio e fine del testo; perché Maria è, nell’immaginario collettivo, la madre di tutti, compreso Dio.</p>
<p>Ed è colei che tutti invocano in caso di necessità. Poco importa allora che Maria possa vestire i panni esotici di una donna senegalese… anzi semmai ciò ne conferma la dimensione universale&#8230; anche perché la <strong>Maria del nostro Marcello</strong> è perfettamente integrata in Italia: <em>“Tu vieni/dal Senegal/e qui da noi/hai trovato la tua casa”</em>. Infatti lei ha usi italiani <em>‘Ti incontro/in piazza/al bar’[&#8230;’] “Ti offro il caffè”</em>; ed è bella come tutte le donne: “<em>e il tuo sorriso di perla/è il sole/che illumina”</em>. E cosa c’è di più bello che tratteggiare, come fecero gli Stilnovisti, ovvero i padri fondatori della Letteratura italiana, i tratti fisici più nobili di una donna, come il viso, nei cui occhi e nella cui bocca, può aprirsi un sorriso?</p>
<p>Apparentemente meno universale, in quanto racconta della madre del poeta, è <strong>A mamma Antonietta,</strong> la terza fra le liriche presenti nella stampa. Ma la poesia, anche quando ha un dedicatario specifico e riconoscibile, ha sempre dei tratti più generali: <em>&#8220;Madre,/ancora vai/su e giù per la casa,/traversi le stanze/come soffio di vento”</em>. Come non riconoscere nella madre che va su e giù nella casa i tratti tipici delle donne omeriche? Ecco cosa si legge, a tal proposito, nel primo libro dell’Odissea: <em>“dal piano di sopra udì nella mente il canto divino/la figlia di Icario, l’avveduta Penelope: l’alta scala scese della sua camera,/non sola, ma insieme a lei anche due ancelle facevano seguito” (vv.328-331, traduzione dal greco mia)</em>.</p>
<p>Certo, nel mondo greco la casa era il luogo delle donne, nel senso che il loro era un mondo separato in quanto esse dovevano stare in casa e non potevano uscire nel mondo reale, quello degli uomini. Ecco infatti cosa le dice il figlio <strong>Telemaco</strong>, quando lei osa chiedere a chi sta cantando, l’aedo Femio, di non recitare più il <strong>“canto doloroso”</strong> concernente Ulisse, lontano chissà dove: <em>“ma, andando nella tua stanza-casa, cura i tuoi lavori/il telaio e la conocchia, e ordina alle ancelle/ di ispezionare il lavoro; la parola, invece, starà a cuore agli uomini/a tutti, soprattutto a me; mio infatti è il potere qui in casa” (vv. 356-358, traduzione dal greco mia).</em></p>
<p>Non così lo intende ovviamente Buttazzo, ma l’idea della dimora e delle stanze come luoghi del femminile è greca&#8230; e Marcello, che vive in Puglia, respira sicuramente l’aria della Grecia. Del resto il Sud Italia si chiamava anticamente Magna Graecia, proprio per questo, perché indicava una riproposizione, in grande, della madrepatria ellenica, anche con l’inserimento di qualche libertà in più.</p>
<p>Alla mamma il Nostro parla mediante dei versi che, pur a distanza, sono paralleli: <em>“sei il tempo/[…] sei il sole/[…] sei la rosa/[…] sei l’ardore&#8221;</em>. Alla fine per lei una preghiera, come fosse non solo la sua mamma, ma la Madre: <em>“Solo una piccola supplica/ti rivolgo:/ti prego, non morire/[…]Ti prego, madre/non morire/Non lasciarmi/disarmato/in questo mondo sconfitto dilacerato/sconclusionato&#8221;.</em></p>
<p>La “piccola supplica” richiama le “sommesse liriche” del titolo; eppure la contiguità del “ti rivolgo-ti prego”, rafforza la potenza delle supplica, anche per via dell&#8217;anaforico “ti” e della punteggiatura, costituita dai due punti esplicativi dopo “rivolgo”. Nei versi sopra riportati, inoltre, ritornano costanti, il non morire, la negazione a voler esorcizzare la morte, la paura di restare solo o meglio “disarmato” “in questo mondo sconfitto disastrato sconclusionato”: gli aggettivi, accostati in asindeto, accumulazione e climax, accentuano la forza del mondo di fronte al poeta disarmato. Qui mi pare di leggere il Petrarca (1304-1374) quando, nei vari testi del Canzoniere, afferma di essere disarmato. Diversa è la motivazione. Nel poeta aretino l&#8217;io lirico è disarmato di fronte all&#8217;Amore per Laura, che lo domina in toto, non essendo ricambiato; Buttazzo, invece, lo è di fronte al timore della perdita.</p>
<p>Le altre liriche, come si diceva, sono sine titulo et sine nomine, ma tutte hanno un dedicatario o interlocutore declinato al femminile. Vorrei ancora soffermarmi su una di queste in particolare. Si tratta della seconda ed ha per tema il ricordo: è un “pomeriggio di quiete” e il silenzio circostante favorisce la rievocazione del passato: <em>“è il momento/del ripiegamento su me stesso/è ora di dare voce alla memoria,/ ai decidui istanti passati/quando la gioia/era fisiologico accadimento”.</em> Nonostante i &#8220;decidui istanti”, assicura il poeta, ciò che lo muove non è la malinconia, ma solo un desiderio cognitivo, ovvero teso a vedere se davvero la memoria funzioni ancora a far riemergere il viso di una ragazza amata molti anni fa, con il suo <em>“bel viso/di sedicenne/, con i suoi “occhi verdi più del mare” e il suo “viso da mangiare con il pane con il sale”</em>.</p>
<p>Oltre ad un desiderio fisico, muove il poeta un desiderio sentimentale: <em>“Sopra un diario rosso/scrivevi tutte le poesie/della nostra storia infinita./Sopra una terra/di zolle rosso sangue/mi hai lasciato/un cesto di parole/spezzate interrotte/inconcluse frammentate”</em>. Riuscirà l’io lirico a recuperare il filo logico di queste parole interrotte, ovvero il senso di questa storia d’amore? Ai lettori l’ardua sentenza. Intanto mi vengono in mente due sollecitazioni.</p>
<p>La prima, che deriva da Platone (428/427-348/347 a.C.), è che la memoria è sempre un fatto interiore, nonostante la presenza di uno stimolo esterno; per la seconda non poteva mancare, ovviamente, Dante (1265-1321), che amo, in maniera anche io disarmata. Stavolta faccio riferimento alla Vita Nova, il diario autobiografico, molto sui generis del suo amore per e con Beatrice.</p>
<p>Ebbene il Sommo, all’inizio del suo prosimetro parla di un libro della Memoria, con una rubrica, ovvero un titolo in rosso (in latino ruber significa ‘rosso’) che diceva così: “Incipit Vita Nova”; in questo volume, sotto la rubrica, dice ancora Alighieri, sono contenute tutte le parole importanti: scrivere questo diario significa proprio cercare di recuperare tali parole, metterle insieme e farne una storia. A campeggiare su tutto in Marcello come in Dante è il rosso, colore dell’Amore, della Passione in tutte le declinazioni. Beatrice indossava un vestitino rosso quando lui, ci narra, se ne innamorò perdutamente.</p>
<p>Prima di congedarmi dal pubblico, vorrei invitarlo a leggere questi componimenti che sono gradevoli non solo per le tematiche trattate, ma anche per lo stile, fatto di parole talora anche desuete e di figure retoriche notevoli. Non voglio sembrare una lettrice all’antica, vittima anche del proprio ruolo di professoressa che costringe i suoi alunni ad imparare a memoria i testi e tutte le noticine del libro; non è così: ma la poesia deve avere la sua sostanza, la sua “ciccia”.</p>
<p>E questa è data dalle parole, da come vengono scelte e costruite insieme; altrimenti, senza la sua giusta andatura, ovvero il suo ritmo, leggere poesia e leggere prosa sarebbero la stessa cosa… e allora grazie Marcello perché, metaforicamente, oggi mi hai offerto un ottimo pranzo impreziosito da un dolcetto finale, ovvero dalla tua osservazione <strong>Sulla scrittura</strong> con cui chiudi il tuo libello.</p>
<p>Qui definisci le motivazioni sentimentali, civili ed etiche del tuo comporre, nonché cognitive: scrivi per conoscere te stesso e, proprio come Dante, sei consapevole che non sempre ci riesci completamente però: ciò, tuttavia, non annulla il tuo impegno, come quello dell’Alighieri: nonostante le “pieghe del rosso”, resta sempre per te la necessità di scrivere per trovare te stesso non come forma di &#8220;solipsismo “ o “egocentrismo”, bensì come “ponte” per conoscere l’altro, perché la scrittura è &#8220;compartecipazione&#8221;: sai… qualcosa di simile ha scritto <strong>Han Kang</strong> nel suo <strong>Discorso di accettazione del Premio Nobel per la letteratura per il 2024</strong> <em>(Nella notte più buia il linguaggio ci chiede di cosa siamo fatti, trad. it. a cura di Adelphi 2025).</em></p>
<p>Un caro saluto al piccolo e bellissimo fiore che è la tua mamma (Antonietta è un diminutivo di ἄνθος, in greco ‘fiore’).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/sommesse-preghiere-buttazzo-gagliardi-recensione/">Sommesse preghiere di Marcello Buttazzo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14494</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Nuziale di Enrico Marià: poesie affilate come lame di coltelli</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nuziale-poesie-masciovecchio-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 22:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[La Nave di Teseo]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Marginalità]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Masciovecchio]]></category>
		<category><![CDATA[Poema]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=13790</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: &#8220;Nuziale&#8221; di Enrico Marià, La nave di Teseo, 2025 A due anni e mezzo di distanza da “La direzione del sole”, Enrico Marià è tornato in libreria con Nuziale, la sua nuova raccolta poetica pubblicata anch’essa come la precedente da “La nave di Teseo”. Nuziale è l’ottava raccolta di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/nuziale-poesie-masciovecchio-recensione/">Nuziale di Enrico Marià: poesie affilate come lame di coltelli</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: &#8220;Nuziale&#8221; di Enrico Marià, La nave di Teseo, 2025</strong></p>
<p>A due anni e mezzo di distanza da <strong>“La direzione del sole”</strong>, Enrico Marià è tornato in libreria con <strong>Nuziale</strong>, la sua nuova raccolta poetica pubblicata anch’essa come la precedente da <strong>“La nave di Teseo”</strong>. <strong>Nuziale</strong> è l’ottava raccolta di Marià. Qui la parola, ancor di più che nei libri precedenti, è portata all’essenziale. Marià è una corona di spine; le sue poesie sono sangue vivo, perché le ferite sono aperte come il costato di <strong>Cristo</strong> quando riappare dopo essere resuscitato.</p>
<p>Liberami della supplica<br />
fino al lampo che affoga,<br />
disciplina del poco<br />
i tizzoni del costato.</p>
<p>***<br />
È il mio cristo<br />
dio delle bestie<br />
nel cielo taurino<br />
una fessura<br />
di croci e binari.</p>
<hr />
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-13792 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2025/03/Copertina.jpg?resize=800%2C554&#038;ssl=1" alt="Copertina di Nuziale" width="800" height="554" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Come scrivono nella prefazione i fratelli <strong>D’Innocenzo</strong>, la poesia di <strong>Enrico Marià</strong>  “è parola di fuoco, d’abisso, sacrificio e speranza. Parola secca, poesia che è grido. Per raggiungere l’innocenza, per riconoscere la dolcezza e perdonarsi nell’oblio.” Con <strong>Nuziale</strong>, l&#8217;autore racconta pezzi di vita senza nessuna messa in scena, ma solo evidenziando la crudezza della realtà.</p>
<p>È qui che vengo a perdonarmi<br />
dove i caprioli si incastrano<br />
nelle reti di protezione<br />
subendo per liberarsi<br />
l’amputazione delle zampe.</p>
<p>***</p>
<p>Perché è la mia vita.<br />
Ma poi io e te insieme<br />
il riprendere l’uscire,<br />
anche il mangiare<br />
ripetendoti, sulle labbra,<br />
fine pena, il viaggio del nome.</p>
<p>***</p>
<p>Gridami ancora vivo<br />
nella tua pelle così sottile<br />
a spaccarsi di luce il dolore<br />
dove penitenza del corpo<br />
il fidanzarti a mia sposa.</p>
<hr />
<p>Le sue poesie ci parlano dell’abuso, del carcere, della schiavitù, della tossicodipendenza e di un amore assoluto. Riprendo dalla prefazione altri passi essenziali per far capire meglio la poetica di Enrico Marià: “Di questo grande poeta senti la voce fino a… sentire la tua. Ci credi. Alla tua alla sua. E ti soffermi su ogni singola parola, perché è anche mia. Un dio normale non vuole altro che un amore normale.”<br />
“Questo grande poeta che deve dire la verità, e se sono due verità-due poesie.”<br />
“Questo grande poeta sa essere breve perché sa che c’è da pagare l’affitto. Per chi scrive e per chi legge spesso la vera grande poesia è: rovistare in cerca dei baiocchi. Preoccuparsi. Avere paura di essere rovinati per sempre e aver rovinato chiunque intorno a te, anche il cielo. E ogni ricordo. Essere brevi, farlo con poco.”</p>
<p>Al minorile scalciando<br />
gli scarabei del mare<br />
pregavamo gli orfani<br />
che a bava dei coralli<br />
evaporata verità<br />
il reclutamento<br />
lo sperma delle onde.</p>
<hr />
<p><strong>Enrico Marià</strong> definisce le sue poesie<strong> “scarabocchi”</strong> e io gli ripeto sempre che mi piacciono da impazzire questi scarabocchi, perché oltre ad essere lame taglienti, esse scarnificano, scavano dentro e non ti lasciano nessuna via di scampo; le senti addosso con la stessa forza del freddo quando ti penetra nelle ossa.<br />
Infine, una chicca sulla scelta del titolo della raccolta<strong>. </strong>Marià mi confida: “il titolo nasce dopo una notte tremenda dove mi sono chiesto come definire il mio rapporto-relazione con il male che scarabocchio: è uscito <strong>Nuziale</strong>”.</p>
<p>Per ossari di luce<br />
amarti nuziale<br />
con la stessa forza<br />
di quando i minori<br />
isolati nella scabbia<br />
si tentano nel suicidio.</p>
<hr />
<h4>Chi è Enrico Marià?</h4>
<p>Enrico Marià (Novi Ligure, 1977) ha pubblicato le raccolte poetiche: Enrico Marià (Annexia 2004); Rivendicando disperatamente la vita (Annexia 2006); Precipita con me (Editrice Zona 2007); Fino a qui (Puntoacapo 2010); Cosa resta (Puntoacapo 2015), I figli dei cani (Puntoacapo 2019), La direzione del sole (La nave di Teseo 2022). È tradotto in lingua inglese e spagnola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/nuziale-poesie-masciovecchio-recensione/">Nuziale di Enrico Marià: poesie affilate come lame di coltelli</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">13790</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Si vede che non era destino: Petruccioli e la poesia di una madre</title>
		<link>https://www.borderliber.it/petruccioli-maria-porretti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 10:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[TerraRossa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=9557</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina: &#8220;Si vede che non era destino&#8221; di Daniele Petruccioli, TerraRossa edizioni C&#8217;era una donna&#8230;Di soppiatto, in punta di piedi,  con tutta la discrezione, l&#8217;amorevolezza &#8211; e anche apprensione &#8211; di una madre, attenta a sorvegliare il sonno del suo bambino. Ecco, se dovessi condensare e tradurre con un&#8217;immagine [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/petruccioli-maria-porretti/">Si vede che non era destino: Petruccioli e la poesia di una madre</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina: &#8220;Si vede che non era destino&#8221; di Daniele Petruccioli, TerraRossa edizioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;era una donna&#8230;<br />Di soppiatto, in punta di piedi,  con tutta la discrezione, l&#8217;amorevolezza &#8211; e anche apprensione &#8211; di una madre, attenta a sorvegliare il sonno del suo bambino. Ecco, se dovessi condensare e tradurre con un&#8217;immagine il romanzo di Daniele Petruccioli &#8220;Si vede che non era destino&#8221; ritengo che questa potrebbe essere adatta allo scopo.</p>
<p>Storia di una madre. Della Madre. Di colei che affrontò la sua condizione di eletta, per scelta e volontà di un mistero da cui avrebbe avuto origine il divino. Storia di Maria di Nazareth; della donna terrena che potrebbe essere stata; di persona insediata dalla storia nell&#8217;apice di una identificazione immediata quanto inevitabile: ineluttabile.</p>
<p>Racconto dei suoi turbamenti, delle sue insicurezze, dei suoi disagi nell&#8217;accettare e affrontare un tale ruolo, a contatto di una vita per la quale non si sentiva all&#8217;altezza. Uno scomodo abito da dover indossare ogni giorno, per lei che aspirava agli agi e al conforto di un&#8217;esistenza semplice, da voce protetta all&#8217;interno di un coro, rifuggendo ogni motivo e causa di eccezionalità.</p>
<p><strong>Al di là dell&#8217;iconografia istituzionalizzata dalla tradizione, cos&#8217;altro sappiamo di lei?</strong> Quasi nulla. Nemmeno le sacre scritture se ne sono mai granché occupate. È un dato di fatto.<br />Così come questo libro si inoltra nell&#8217;esplorazione &#8211; credo rare volte tentata &#8211; della sua fisicità emotiva e psicologica. Di progressivo adattamento a quello status non ricercato.</p>
<p>Con onestà e gentilezza, Petruccioli ce la lascia incontrare, avvicinandola come essere umano, con un approccio e uno stile che mi ha fatto pensare a certi dipinti di El Greco, ritrovando nelle pagine quello stesso impasto di colori e composizione.</p>
<p>Quella stessa tensione che modella le sue figure. Parole che si posizionano come pennellate di una maternità timorosa e reticente. Offuscata da incognite, più che da presagi. Dove la voce di Lei preferisce evocare, anziché compiersi, e in virtù di questo sfumato ancor più persuasiva.</p>
<p>Una vicenda che non può evitare di confrontarsi con la figura del Cristo, o di Ieshua, secondo la tradizione ebraica.</p>
<p>Quel frutto tanto temuto del suo ventre. Quel figlio così rivoluzionario nei suoi atti e comportamenti. Destabilizzatore di ogni ordine precostituito; profeta di un concetto d&#8217;amore senza barriere né riserve. Qui mostrato attraverso il chiaroscuro argenteo che pervade gli occhi di una Maria più che mai vivida e viva nella sua quotidianità di donna che tutto accetta, anche quando non comprende.</p>
<p>Per una strana coincidenza di calendario, ho letto questo libro nei giorni immediatamente precedenti la Pasqua. Oltremodo ideale per il periodo, e lo affermo da persona che ormai si mantiene a distanza di sicurezza dalla chiesa per determinazione di lungo corso. Un romanzo che stimola comunque a ritrovare nel minuscolo granello della propria vita, un&#8217; idea di fede lontana da ogni rituale e istituzione.<br /><br /><strong><em>Ps: Suggerisco come musica di sottofondo lo Stabat Mater di Pergolesi, specie se nell&#8217; edizione della London Symphony Orchestra diretta da Claudio Abbado, con le voci di Margaret Marshall e Lucia Valentini Terrani.</em></strong><br /><br /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/petruccioli-maria-porretti/">Si vede che non era destino: Petruccioli e la poesia di una madre</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9557</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Daniele Petruccioli e il suo &#8220;Si vede che non era destino&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/petruccioli-romanzo-destino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 01:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Miracoli]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[TerraRossa edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=9217</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Si vede che non era destino&#8221; di Daniele Petruccioli, TerraRossa edizioni, 2023 Che sia andata così o in un altro modo non lo sapremo mai. Si vede che non era e, ancora oggi, non è destino conoscere quale delle tante versioni esistenti del racconto dei racconti sia vera o [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/petruccioli-romanzo-destino/">Daniele Petruccioli e il suo &#8220;Si vede che non era destino&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Si vede che non era destino&#8221; di Daniele Petruccioli, TerraRossa edizioni, 2023</strong></p>
<p>Che sia andata così o in un altro modo non lo sapremo mai. Si vede che non era e, ancora oggi, non è destino conoscere quale delle tante versioni esistenti del <strong>racconto dei racconti</strong> sia vera o falsa. Seguendo l&#8217;itinerario tracciato da Petruccioli, troviamo subito <strong>Maria</strong> in dolce attesa del suo <strong>Ieshua. </strong></p>
<p>È accompagnata dall&#8217;ansia, come è giusto che sia, ma anche dalla paura per i giudizi che riceverà per essere rimasta incinta prima del matrimonio, per giunta in maniera misteriosa, forse per mezzo di qualcosa che si è manifestato solo davanti ai suoi occhi e che ha riempito ogni cosa di <strong>&#8220;argento&#8221;</strong>. E proprio quell&#8217;argento, che sembra incarnare più la voce di un universale <strong>istinto materno</strong> che non la volontà del <strong>Padre Celeste</strong>, ogni tanto rapisce Maria.<br /><br />C&#8217;è <strong>Giuseppe</strong> che accetta per amore, addirittura per risolvere la situazione con la famiglia di Maria si prende la responsabilità e &#8220;ammette&#8221; <strong>che con la sua fidanzata si sono conosciuti prima del tempo</strong>. Proprio in questo libro, l&#8217;amore è una forza attiva che produce moti e rivoluzioni dell&#8217;animo, ma non è detto che questo sia sempre un bene. Così <strong>Ieshua</strong>, ragazzo prodigioso e anche dai comportamenti ambigui, è il primo che si rende conto del fatto che nel <strong>Tempio del Padre</strong> si predicano contraddizioni più che verità, ossia una violenza insensata, un pregiudizio che rende Dio un tiranno. Così Ieshua fa tutto a misura d&#8217;uomo. Edifica una divinità più comprensiva e meno distante dai &#8220;mortali&#8221;; un&#8217;entità che sa perdonare, quasi condonare ogni crudeltà.<br /><br />Insomma, la storia è nota e il finale sappiamo qual è. <b>Daniele Petruccioli</b> lascia che siano però le donne a raccontare qualcosa di inedito. <strong>Maria</strong> ad esempio rende tutto poco straordinario o magico, forse perché non è davvero questa la cosa più importante della storia. <strong>Ieshua</strong> è uno che ci ha creduto fino in fondo, che ha voluto scardinare la tradizione, perché in essa c&#8217;erano brutture e tribalismi; quello dei padri era un <strong>Dio barbaro</strong>, senza scrupoli, sempre crudele e solo in qualche caso misericordioso.<br /><br />Ma Ieshua ci appare anche un po&#8217; tonto, soprattutto durante le sue crisi adolescenziali. La sua sensibilità lo rende agli occhi di una sua seguace <strong>&#8220;tanto donna quanto uomo&#8221;</strong>, e sebbene lei di fronte a questo si senta spaesata, ecco che si accorge anche di quanto ciò la faccia sentire capita e accolta.<br /><br /><strong>E poi cosa accade?</strong> Che Maria se lo sentiva fin dall&#8217;inizio che non sarebbe stato destino, che la rivoluzione del figlio, o raccontata come la storia di uno scontro generazionale, o travestita di miracoli, di resurrezioni e di epiche visioni, non avrebbe portato a nulla, perché Ieshua era straordinario, un&#8217;eccezione, fin troppo umano in un mondo precario. Ecco che cambiano i tempi ma la storia del Figlio di Dio, vero o presunto, è genuina e valida in ogni epoca, questo perché la sostanza, ossia l&#8217;essere umano, non muta, tutt&#8217;al più si traveste meglio.<br /><br />E proprio <strong>Maria</strong>, prima madre, poi tutto il resto, presagisce ogni cosa, sospinta da quell&#8217;argento che avvolge di inquietudine e di serenità, che sa essere contraddittorio, in quanto insegna e rasserena. <strong>Che sia la pazienza di Dio? </strong></p>
<p>Per questi motivi, Maria non vuole sapere se a essere condannato sia stato suo figlio o un altro. Ci lascia infatti un dubbio al quale, almeno ora, qui e con i nostri mezzi, non potremo rispondere. Ipotizziamo, interpretiamo, restiamo a guardare, seguiamo i passi di una madre che, contro ogni ragionevolezza, non se la sente di svegliare il figlio dai propri sogni&#8230; e lo stesso ha fatto <strong>Daniele Petruccioli.</strong><br /><br /></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/petruccioli-romanzo-destino/">Daniele Petruccioli e il suo &#8220;Si vede che non era destino&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9217</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
