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	<title>Marciapiedi Archivi - BORDER LIBER</title>
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	<description>Sguardi al limite</description>
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		<title>Quando ottenere la patente era un&#8217;avventura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2022 02:01:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[avventura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Gattonero Sei mesi fa ho compiuto cinquantasette anni. Di patente. Il tempo che passa porta ai ricordi; talvolta basta un profumo, un caseggiato, una strada, una piazza, l’incontro con una persona non vista da tempo, una lapide al cimitero… E il pensiero corre all’indietro, quando scuola guida per la patente l’avevo “fatta” io. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><em><strong>Articolo di Gattonero</strong></em></div>
<div></div>
<div>Sei mesi fa ho compiuto cinquantasette anni.</div>
<div>Di patente.</div>
<div>Il tempo che passa porta ai ricordi; talvolta basta un profumo, un caseggiato, una strada, una piazza, l’incontro con una persona non vista da tempo, una lapide al cimitero…</div>
<div>E il pensiero corre all’indietro, quando scuola guida per la patente l’avevo “<i>fatta</i>” io. Il conseguimento della patente era una tappa fondamentale di un regolare percorso di vita. Era il passo immediatamente successivo al servizio militare di leva: da questo in poi si era ufficialmente maggiorenni e, teoricamente, responsabili delle proprie azioni. Peraltro mai del tutto padroni di queste&#8230; allora.</div>
<div>E, a quei tempi, gli esami per ricevere la patente erano severissimi: o eri all&#8217;altezza o il <i>&#8220;torni tra un paio di mesi&#8221;</i> era da mettere in conto.</div>
<div></div>
<div>Programma per il giorno dell&#8217;esame, un sabato mattina: per trovarmi riposato avevo lavorato solo fino a mezzanotte; alle 8,30 era previsto l&#8217;esame di teoria seguito dalla prova di guida. Una volta liberato da quell&#8217;impegno avevo in programma un viaggio in treno per partecipare al matrimonio di un caro amico. I biglietti si dovevano prendere alla biglietteria della stazione, non esistevano ancora le prenotazioni, tanto meno l&#8217;<i>online.</i></div>
<div>E i tempi per fare tutto erano a rischio accavallamento.</div>
<div>Avevo chiesto eroicamente di essere il primo della lista dei morituri. Concesso, senza ultima sigaretta&#8230;</div>
<div>La teoria non mi preoccupava: c&#8217;erano le schede stampate su cartoncino, le avevo imparate a memoria e all&#8217;epoca i vuoti di questa non erano frequenti. Proprio dopo qualche leggera bevuta con amici, senza timore di incocciare in etilometri stradali, meno che mai andando a piedi o in tram.</div>
<div></div>
<div>La vettura: la stessa già bene &#8216;<i>imparata&#8217;</i> nelle guide di allenamento, ottima cosa. Davanti, io alla guida con l&#8217;ingegnere a fianco, munito di una cartella rigida su cui scriveva (manualmente, erano altri tempi) i punteggi assegnati a ogni manovra; dietro, il titolare della scuola guida e la seconda vittima. Che mi sarà stata grata nei secoli per come le avevo fatto vedere come <i>non</i> si debba guidare; perlomeno non a un esame di guida.</div>
<div></div>
<div>L’esame: come da copione, partenza col freno a mano tirato; non che fosse importante, la partenza avveniva ugualmente, visto che era bruciato da centinaia di <i>start</i> con questo inserito, ma all’ingegnere la cosa non era piaciuta. E me lo aveva fatto delicatamente notare&#8230;</div>
<div><i>“Svolti a destra</i>”. Svoltato.</div>
<div><i>“Se hanno messo la freccia anche per la destra, forse è per essere messa, non le pare?”</i>. Freccia a destra messa.</div>
<div><i>“Ma adesso siamo in rettilineo, se mette la freccia è per accostare. Deve accostare?”</i>. Non dovevo accostare, via la freccia.</div>
<div>Incrocio. Fatto cento volte con Gastone, l&#8217;istruttore, sapevo di avere la precedenza: avevo tirato dritto senza tentennamenti, e forse questa era stata l’unica mossa buona che mi aveva salvato dalla bocciatura secca.</div>
<div><i>“Accosti a destra”. </i>Non c’era marciapiede, c’era il muro di un caseggiato; avevo accostato in maniera perfetta, lasciando tra la vettura e il muro lo spazio esatto per aprire lo sportello della macchina. Dalla parte dell&#8217;ingegnere, nel caso avesse deciso di scendere&#8230;</div>
<div><i>“Ma i pedoni devono andare sulla carreggiata o sul marciapiede?”</i>.</div>
<div>“Ma il marciapiede non c’è…”.</div>
<div><i>“Scenda, buona giornata”. </i></div>
<div>Per lasciare l&#8217;abitacolo avevo messo la freccia a sinistra; non saprò mai se ci aveva fatto caso, e, se sì, se avesse apprezzato la delicatezza della manovra.</div>
<div>Eravamo in zona scuola guida, avevo firmato di corsa l’avvenuto esame ed ero andato a prendere il tram diretto alla stazione.</div>
<div>Naturalmente, allora, gli ingegneri non si sbottonavano sull’esito delle prove, quindi ero partito col magone: ce l’avrò fatta? Nel bel mezzo del matrimonio, avevo cercato un telefono e chiamato il titolare, Prospero, per avere il responso.</div>
<div><i>“Cazzate ne hai fatte, perfino sufficienti a far bocciare anche quelli che hanno fatto l’esame dopo di te… Comunque è andata!”.</i></div>
<div>Promosso, al primo colpo!</div>
<div>Io, sinceramente, non mi sarei promosso; ma evidentemente quella che a me era sembrata una somma di errori, per l’ingegnere erano errorucci, bagatelle di gioventù, ansia da prestazione, &#8216;<i>è giovane </i>(forse)<i> si</i> <i>farà</i>&#8216;.</div>
<div></div>
<div><i>En passant: </i>qualche mese prima avevo conosciuto Prospero in treno, entrambi diretti verso la stessa destinazione. Tra una parola e l&#8217;altra mi aveva invogliato a <i>prendere </i>la patente, meglio se nella sua autoscuola. Lungi da me il pensiero che avesse messo una buona parola presso l&#8217;esaminatore. Credo, invece, che di parole buone ne abbia dovute mettere molte, e forse assai di più&#8230;</div>
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