<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>malattia Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/malattia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/malattia/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Sun, 22 Mar 2026 11:56:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Flusso di notizie: malattia quotidiana</title>
		<link>https://www.borderliber.it/flusso-di-notizie-ciano-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 11:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=15361</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Flusso di notizie: malattia quotidiana&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  C&#8217;è un flusso di notizie che ogni mattina ti perseguita. Ti sbatte un faccia la guerra, la morte, la violenza, la gioia, il sacrificio, la speranza. Esso si suddivide in categorie e ognuno può scegliere la propria. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/flusso-di-notizie-ciano-articolo/">Flusso di notizie: malattia quotidiana</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Flusso di notizie: malattia quotidiana&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>C&#8217;è un flusso di notizie che ogni mattina ti perseguita. Ti sbatte un faccia la guerra, la morte, la violenza, la gioia, il sacrificio, la speranza. Esso si suddivide in categorie e ognuno può scegliere la propria. Qualche volta l&#8217;algoritmo ti suggerisce ciò che potrebbe interessarti. E tu ci clicchi su questo &#8220;suggerimento&#8221;, ci caschi, ringrazi e ci credi pure. Sono tutti lì per proteggerti e servirti, persino l&#8217;intelligenza artificiale è un alleato per i tuoi progetti.</p>
<p>Suona la campana per me e per te, siamo sullo stesso livello. Riconosci che sei nel mondo peggiore che possa esistere, ma a te qualcosa va bene, non ti sembra che le cose girino così male. Ancora hai la possibilità di soddisfare i principali bisogni e di concederti anche qualche svago. È da questa convinzione che trai forza per il domani, per il futuro. Il flusso di notizie intanto continua a scorrere.</p>
<p>Percepisci che la corruzione è il tuo habitat naturale. Tutto si corrompe e, in egual misura, viene corrotto intenzionalmente. La chiami entropia, perché d&#8217;altronde esiste e genera disordine irreversibile. Nessuno è immune dalla corruzione. La polvere aggredisce pure i mobili pregiati, così come il potere fa degli uomini dei distruttori. In entrambi i casi, un colpo di spugna risolve solo temporaneamente le cose: il tempo scorre sempre e degrada. Il degrado non si arresta e ciò che appare pulito è solo un nuovo stadio del degrado.</p>
<p>Anche se pensi che la speranza, Dio, un miracolo tecnologico, bloccheranno l&#8217;entropia, ti viene ripetuto che tu non vedrai mai un bicchiere che una volta rotto tornerà intero. Il tempo non lo permette, la natura soprattutto non è programmata per questo. Allo stesso modo, seguendo un flusso di notizie mai tu sentirai di vivere nel migliore dei mondi possibili, fin quando non ti collocherai al di fuori del sistema.</p>
<p>Ma tu non sei figlio di un&#8217;utopia, ma di una realtà che ha bisogno di palesarsi attraverso la crudeltà e la violenza. Solo dopo, quando la propaganda sarà finita, tu vedrai che gli uomini possono stare insieme senza farsi del male a vicenda. Nessuno potrà però evitare che i bambini muoiano o che i terremoti avvengano, perché anche la natura non ha un cuore, non conosce l&#8217;amore, non ha pietà, non è romantica, non è neanche crudele. Ella è e mai si contraddice.</p>
<p>Il flusso di notizie quotidiane tutto questo non te lo dice. Racconta con freddezza e oggettività, ma pur sempre dal punto di vista umano. E dimmi, tu conosci quella cosa chiamata politica, per cui si spendono soldi in propaganda? E tu sai che la propaganda costruisce per ogni cosa un mondo perfetto o imperfetto, di cui non si può dubitare? E sai che se tu ci credi, abbandonando la tua capacità critica, diventi fanatico sostenitore di tutto ciò che qualcuno ti dice? Magari morirai pure per questa cosa?</p>
<p>Capisci, c&#8217;è un flusso di notizie quotidiano che ti fa felice e contento. Nessuno sa dove sia la verità, tantomeno la propaganda che ha bisogno di cecità. Ma prima, tu e io, proviamo a capirci qualcosa, senza difenderci per davvero. Oggi, rispetto a ieri, viviamo un nuovo grado di consapevolezza e un nuovo stadio di degrado.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/flusso-di-notizie-ciano-articolo/">Flusso di notizie: malattia quotidiana</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">15361</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il Comunista: quel che resta di un insulto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-comunista-articolo-borderliber/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 13:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Diagnosi]]></category>
		<category><![CDATA[immagine]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=15346</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il Comunista: quel che resta di un insulto&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale In principio fu Berlusconi a resuscitare il Comunista, una figura di cui neanche più aleggiava lo spettro, ma che viveva sepolta nei suoi tormenti di rivoluzione proletaria ormai fallita e di utopica quietanza con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-comunista-articolo-borderliber/">Il Comunista: quel che resta di un insulto</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il Comunista: quel che resta di un insulto&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>In principio fu Berlusconi a resuscitare <strong>il Comunista</strong>, una figura di cui neanche più aleggiava lo spettro, ma che viveva sepolta nei suoi tormenti di rivoluzione proletaria ormai fallita e di utopica quietanza con il mondo intero. Poi, con il tempo, complice anche lo svecchiamento, il mescolamento del linguaggio e l&#8217;amore per il retrò, <strong>il Comunista</strong> diventò un&#8217;entità degna di rispetto, cavaliere di un&#8217;epoca ricca di ideali e di lotte di classe. Personaggio di un passato epico.</p>
<p>La sua immagine diventa romantica, rigurgita di pathos, fa uscire allo scoperto ex fricchettoni poi diventati dipendenti statali borghesi che, fieri, cacciano la loro tessera ingiallita da borselli di cuoio invecchiato. Le loro conquiste sociali: il riscaldamento centralizzato, la casa con il giardino, l&#8217;automobile, l&#8217;iPhone, la Postepay e il cibo biologico. E poi via per nuove battaglie: un vocabolario senza parole maschili e femminili; mettere asterischi ovunque; proclamare che non esistono più fasce deboli. La classe operaia non c&#8217;è più. C&#8217;è solo la lotta tra intermedi: il ceto medio contro i capitalisti. C&#8217;è voluta tanta costanza per diventare borghesi, ce ne vorrà ancora di più per difendere vari privilegi. Ed ecco il <strong>Pd</strong>, di cui senza saperlo parlava già <strong>Pasolini</strong>.</p>
<p>Nonostante tutto, attualmente, chi sia <strong>il Comunista</strong> nessuno lo sa. Ha tante forme e incarna diversi modelli. Per i post fascisti di Fratelli d&#8217;Italia, egli è un&#8217;entità che vorrebbe rendere il mondo un porcile nel quale uomini e donne si accoppiano senza ritegno. Qualsiasi orifizio per loro va bene. L&#8217;importante è l&#8217;orgasmo e il benessere psicofisico che ne deriva. Egli è tanto uno scimpanzé senza cervello, quanto un astuto sovvertitore dello <strong>Stato</strong>. Mentre fa yoga ordisce complotti contro banchieri, imprenditori, forze dell&#8217;ordine e autorità ecclesiastiche. Ha una propensione per il Satanismo: ripudia <strong>Trump</strong> e la sua missione per la stabilizzazione della pace universale.</p>
<p>Fatto sta che <strong>il Comunista</strong> ha un istinto suicida, infatti si schiera in favore dell&#8217;eutanasia e dell&#8217;aborto. Eppure il suo atteggiamento è contraddittorio, perché lavora per la costante islamizzazione dell&#8217;Europa, nonché per la sostituzione etnica. Dulcis in fundo, egli è amico fedele di lesbiche, gay e bisessuali, a cui affiderebbe anche dei bambini che verrebbero così spinti a essere futuri oggetti sessuali al di sopra del sesso biologico. E poi che ne parliamo a fare della liberalizzazione delle droga. Insomma, per la propaganda, il Comunista è nemico dell&#8217;ordine, dell&#8217;umanità, della natura. Addirittura ama certi dittatori.</p>
<p>Ma esiste questo <strong>Comunista</strong>? E quando ha Governato? Ma soprattutto questa creatura, dove si nasconde visto che nessuno ne ha conosciuto uno in carne e ossa? Possibile che il nostro vicino di casa possa essere il <strong>Comunista</strong>? E, soprattutto, quando si trasforma: nelle notti di pioggia o di luna piena?</p>
<p>E così <strong>il Comunista</strong> non è quello che leggeva Marx e parlava di emancipazione e di lotta di classe, che combatteva per la social-democrazia, che credeva ancora nello Stato di Diritto in cui la Legge è al di sopra di tutto e tutti. No, egli non è nemmeno più quello che parlava di accoglienza del migrante, che in fin dei conti lascia casa sua perché qualcuno, diciamo noi, gli è andato a togliere la terra. O si, questo discorso è vecchio e puzza di frasi fatte. <strong>Il Comunista</strong> è un essere anacronistico, che sta dalla parte sbagliata della Storia. Egli è amante di Stalin, di Tito, di Hoxha, di Castro, di Maduro e di coloro che seviziano nel nome di fantomatici libretti rossi. Non voleva neanche ricordarsi delle Foibe, pensate un po&#8217;.</p>
<p>Proprio non lo accettano certi stregoni della destra che in <strong>Italia</strong> c&#8217;è un popolo di sinistra che crede nella Costituzione, che esalta i suoi partigiani e che guarda con sospetto a chi agita autoritarismi. Il nemico non è il <strong>Comunista</strong>, perché egli non esiste come lo descrivono, ma colui che dice &#8220;No&#8221; a questo appiattimento del pensiero. Io so che sarebbe troppo chiedere a taluni di sfogliare &#8220;<strong>Il Capitale</strong>&#8221; di Marx, di comprendere cosa è prima di tutto il comunismo. Io lo so che è difficile per certi tecnici di settore, che parlano solo in base agli <strong>Iban</strong>, di comprendere cosa mosse quel filosofo a rendere la filosofia non solo contemplazione, ma anche azione. Io so che ormai le parole non valgono un cazzo. Anzi, più sono volgari e più fanno presa.</p>
<p>Ecco, <strong>il Comunista</strong> è questo essere orrido individuo che deve convertirsi, piegandosi a un mondo in cui una piccola élite decide chi sono i buoni e i cattivi. Per loro, anche il Comunista deve partecipare a questa lotteria e non dubitare di coloro che impartiscono ordini. Per loro, basta che qualcuno dica &#8220;No&#8221;, dimostrando di volere provvedere per conto proprio, possibilmente in pace, al suo sostentamento, ed ecco che gli appiccicano subito l&#8217;etichetta della zecca velenosa. Colui che dice &#8220;No&#8221; all&#8217;economia di guerra, che sceglie, che vigila e che presenzia è pericoloso.</p>
<p>Per tutto il resto il <strong>Comunista</strong> non esiste, se non nel cervello dei post-fascisti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-comunista-articolo-borderliber/">Il Comunista: quel che resta di un insulto</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">15346</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il diario minzionale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-diario-minzionale-racconto-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 11:22:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Medico]]></category>
		<category><![CDATA[Minzione]]></category>
		<category><![CDATA[Ormoni]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=15143</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il diario minzionale&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una immagine creata dall&#8217;intelligenza artificiale La tentazione è l&#8217;aspetto più subdolo della storia, perché imprime in te l&#8217;unica cosa possibile: il desiderio. Non sai dare un nome a questa forza piacevole che ti incatena alla fissazione. Sai di essere paranoico: uno fra i tanti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-diario-minzionale-racconto-ciano/">Il diario minzionale</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il diario minzionale&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una immagine creata dall&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p dir="ltr">La tentazione è l&#8217;aspetto più subdolo della storia, perché imprime in te l&#8217;unica cosa possibile: il desiderio. Non sai dare un nome a questa forza piacevole che ti incatena alla fissazione. Sai di essere paranoico: uno fra i tanti che abitano il pianeta. Hai capito però che qualcosa era peggiorato quando hai cominciato ad appuntare su un diario quante volte al giorno ti recavi in bagno a pisciare.</p>
<p dir="ltr">Il diario minzionale, strumento suggerito da un medico, era in linea con la tua mania di creare una dettagliata statistica su quello che consideravi un problema fondamentale: la pollachiuria. Incominciasti a diventare uno studioso dell&#8217;apparato urinario, poi passasti alle misurazioni. Una volta svuotata la vescica, attendevi che questa si riempisse di nuovo. Con orecchio attento, posizionavi il tuo sentire interno al minimo cenno di sollecitamento pubico.</p>
<p dir="ltr">Passo dopo passo, contavi entro quanto tempo avvertivi lo stimolo. La tua ansia avrebbe suonato l&#8217;allarme a tempo debito, rendendo tutto un effetto psicosomatico. Ecco, eri conscio anche di questo: il tuo corpo ti avrebbe fregato, mettendosi d&#8217;accordo con la tua paranoia. Avevi letto che la pillola che assumevi quotidianamente agiva sul muscolo vescicale, tecnicamente chiamato &#8220;detrusore&#8221;. Questo farmaco aveva un effetto: l&#8217;eiaculazione retrograda.</p>
<p dir="ltr">Il paranoico è un soggetto fantasioso. Le sue fissazioni possono costruire cortometraggi mentali che oscillano, a seconda dell&#8217;umore, dal catastrofico al paradisiaco. Per effetto di questa continua anabasi e catabasi, il suo umore cambia di minuto in minuto, con sbalzi di tensione, picchi di euforia e tristezza che lo portano fuori controllo.</p>
<p dir="ltr">Al di là dei tuoi nervi e della tua coscienza, il diario minzionale rappresentava un breviario di preghiere. L&#8217;urina cascante diventava la discesa dello Spirito Assoluto che si frammenta nell&#8217;Autocoscienza. Tu eri quindi il benessere che avvertivi durante lo svuotamento. Per un attimo, servendoti delle categorie hegeliane per rendere il tuo discorso forbito, eri la tua vescica.</p>
<p dir="ltr">La tentazione che ti solleticava era la distruzione del diario minzionale. Eliminare l&#8217;immagine di uomo pisciatore che avevi incarnato, che pensavi di essere diventato, ti avrebbe aiutato a ritornare al tuo originario status: uomo paranoico semplice, pronto a incarnare una nuova e più accattivante fissazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-diario-minzionale-racconto-ciano/">Il diario minzionale</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">15143</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Due anni: io, Betta e la vita</title>
		<link>https://www.borderliber.it/due-anni-lorenzi-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 22:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Betta]]></category>
		<category><![CDATA[cosmo]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzi]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Percorso]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14607</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Due anni: io, Betta e la vita&#8221; è un piccolo omaggio che la nostra lettrice Fiorella Lorenzi ha voluto dedicarci al termine di un percorso. La foto in copertina è dell&#8217;autrice Sono passati due anni. Due anni dal mio ritorno alla vita. Non ne parlo quasi mai, ho vissuto quasi in silenzio questi mesi, tenendo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/due-anni-lorenzi-lettura/">Due anni: io, Betta e la vita</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Due anni: io, Betta e la vita&#8221; è un piccolo omaggio che la nostra lettrice Fiorella Lorenzi ha voluto dedicarci al termine di un percorso. La foto in copertina è dell&#8217;autrice</strong></p>
<p>Sono passati due anni.<br />
Due anni dal mio ritorno alla vita.<br />
Non ne parlo quasi mai, ho vissuto quasi in silenzio questi mesi, tenendo dentro di me i miei veri pensieri.<br />
Perché ho capito tanto, e ho sofferto più per altre cose che per la paura della pericolosità della malattia in sé.<br />
Mi sono resa conto delle mie fortune… perché la vita mi è stata ridata sconfiggendo un male che avrebbe potuto vincere, se non fosse stato per la professionalità e l’umanità di un grande medico, il dottore Tonino De Lio, che mi ha salvato convincendomi a fare gli esami necessari per una adeguata prevenzione.<br />
E poi ho continuato il percorso chirurgico &#8211; grazie al professor Francesco Fazio &#8211; con il dottor Mercantini, del Sant’Andrea di Roma.<br />
E ora vado avanti con la pazienza e la professionalità del dottore Giuseppe Errico e della dottoressa Antonella Galiano.<br />
Lo dico perché è il momento di fare il bilancio della mia vita, a 56 anni… delle mie battaglie perse, dei miei fallimenti, delle mie conquiste.<br />
Ho la mia famiglia. Il legame con mio marito e mio figlio si rinsalda ogni giorno di più. Ma ho perso tanti cari, tanta voglia di vivere se n’è andata con loro. E ogni momento di dolore mi allontana sempre più da quel libro nel cassetto che mi attende da anni. Ogni tanto mi sembra di sentire la voce della protagonista, Betta, che mi chiama e mi rimprovera perché vuole sapere quale sarà il finale della sua avventura. Come faccio a dirle che devo capire prima cosa voglio della mia?<br />
Devo capire cosa fare delle mie delusioni, delle amicizie che non sono mai state tali, nonostante io fossi ingenuamente convinta del contrario. E questi due anni sono serviti anche a questo, a metabolizzare i silenzi di chi avrebbe dovuto dire una semplice frase: come stai. I silenzi ancora più lunghi di chi si è reso conto che la farsa è finita, che la vita non potrà più condizionarmela da vicino, con una falsa amicizia da gatta morta.<br />
E si, a 56 anni queste cose le posso dire! Anche a Betta, l’unica che mi capisce!<br />
Forse, insieme a lei, riuscirò a sbloccare ciò che mi frena in questa seconda vita. Che sarà sicuramente più breve ma che sarà allo stesso tempo più sincera.<br />
Ringrazio il Cosmo che ha voluto che oggi io sia ancora qui. Senza pretese, per una vita nuova. Serena.<br />
E tra le mai mi torna questo mio scritto di qualche anno fa:</p>
<p><strong>Io e Dio</strong><br />
Ti sognavo da bambina come un padre amorevole,<br />
mentre l’odore del cedro si mescolava a quello della iuta.</p>
<p>Ti immaginavo mentre mia nonna annaffiava i gerani dal balcone,<br />
raccontando di tesori nascosti, di streghe e partigiani.</p>
<p>Ti ho visto negli occhi di mio figlio,<br />
miracolo di una vita che per poco non esisteva.</p>
<p>Ti ho visto negli occhi di mia madre,<br />
mentre raccontava la sua fede verso un’altra Madre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/due-anni-lorenzi-lettura/">Due anni: io, Betta e la vita</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14607</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Le notti rosa</title>
		<link>https://www.borderliber.it/le-notti-rosa-visciglia-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 22:01:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Madre]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[Visciglia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14187</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le notti rosa&#8221; è un racconto di Simona Visciglia. In copertina una foto creata con l&#8217;intelligenza artificiale La caposala mi firma il pass rosa, quello che si dà a un parente stretto per permettergli di far visita al degente anche al di fuori degli orari consentiti e, al bisogno, di passare la notte accanto a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/le-notti-rosa-visciglia-racconto/">Le notti rosa</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Le notti rosa&#8221; è un racconto di Simona Visciglia. In copertina una foto creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>La caposala mi firma il pass rosa, quello che si dà a un parente stretto per permettergli di far visita al degente anche al di fuori degli orari consentiti e, al bisogno, di passare la notte accanto a lui. Nel mio caso accanto a lei, mia madre.<br />
La donna, dal fisico possente, è gentile e comprensiva, d’altra parte le alleggerisco il lavoro, a lei come agli altri infermieri.<br />
Un intervento complicato ma riuscito, così ci hanno detto.<br />
La maggior parte del tempo dopo l’operazione, mamma rimane in dormiveglia, la fronte aggrottata forse per il dolore, forse per i pensieri. Ne abbiamo avuti di pensieri fino a qui. Adesso sembrano scorrere più lentamente, come le gocce trasparenti delle flebo che controllo scrupolosamente, per avvisare quando finiscono o quando mi sembrano darle fastidio.<br />
Il peggio dovrebbe essere passato. Le accarezzo il viso, ho quasi timore a toccarla, e sistemandole i capelli le dico: «Ce l’abbiamo fatta».</p>
<p>Per l’intervento siamo venute qui soltanto io e lei. Un ospedale specializzato, in una città che non conoscevamo prima e che anche adesso rimane estranea, un nome sulla mappa; il centro un agglomerato rumoroso e tentacolare a pochi chilometri dalla struttura. Abbiamo preso una matrimoniale in un albergo due stelle, dove abbiamo dormito la notte prima del ricovero, lottando con i cuscini troppo bassi, il materasso mezzo sfondato, il bagno minuscolo. Abbiamo lottato con le nostre paure più che altro.<br />
«Torneremo a casa più leggere» ci sussurriamo, abbracciandoci forte, come non abbiamo fatto mai. Non ce lo diciamo, ma temiamo entrambe che possa essere l’ultima volta.</p>
<p>Il primo giorno, dopo l’operazione, resto tutto il tempo inchiodata al suo letto.<br />
La compagna di stanza, una giovane donna, è lì da molto prima di noi e cerca di rincuorarmi, mi tiene compagnia, mi parla della vita in corsia, come fosse una serie tv turca. Conosce tutti e gli inciuci sono il suo passatempo preferito; mi appassiono anche io e sono sollevata di non dover per forza parlare di malattie, lo sa, è così anche per lei, nonostante non sia nella posizione di prendersi una vacanza da se stessa. Accenna brevemente alla sua situazione, ma poi cambia argomento e ci regaliamo sorrisi di cui abbiamo entrambe bisogno. Si chiama Isola, «Che nome particolare» le dico.<br />
Scherza: «Qui siamo tutti un po’ isole in mezzo al mare in tempesta, no? O un piccolo arcipelago, ora che ci siete tu e la mamma» accenna una specie di occhiolino, ma i suoi occhi sono perennemente socchiusi.</p>
<p>Le ore si moltiplicano, la stanchezza si concentra tutta nelle gambe, come se avessi camminato per chilometri, anche se sono incollata alla sedia dalla mattina. Mi alzo solo per andare in bagno e per fare scorta di caffeina al bar del piano di sotto.<br />
«Vai tranquilla», mi dice un’infermiera del turno pomeridiano, «mangia qualcosa, fai due passi. C’è un bel giardino qui fuori, prendi una boccata d’aria. Vedi, la mamma è tranquilla, dormirà per un bel po’».<br />
Do un’occhiata a mia madre, solo un sollevarsi impercettibile delle lenzuola allontana da me il grumo pesante della morte temuta per troppo tempo.<br />
Esco, incrociando medici, infermieri, visitatori, degenti avvolti nelle loro vestaglie, qualcuno che si trascina l’asta della flebo o una gamba ingessata. Sono frastornata, le voci mi rimbombano nella testa, che inizia a farmi male. Mangio una brioche seduta al tavolino del bar, mando giù i bocconi a fatica, giù anche una pasticca per placare il dolore alle tempie. Chiamo mio fratello e qualche parente per tranquillizzarli.<br />
In giardino il sole mi toglie il respiro, quasi avessi dimenticato che è ancora giorno. Mi nascondo dal viavai, faccio il giro del padiglione, sul retro è tutto più silenzioso. Frugo nella borsa sperando di avere ancora il pacchetto di sigarette, ho un disperato bisogno di fumare, ho messo in pausa persino la mia dipendenza in questa giornata che sembra eterna.<br />
Quando rientro in camera, mamma è ancora nel suo mondo lontanissimo, al sicuro.</p>
<p>Il tramonto è un cielo infuocato che dipinge di rosso le tende immacolate. Ceniamo, io e Isola, portano un pasto anche per me, sono tutti estremamente premurosi. Mamma accenna dei piccoli movimenti, apre gli occhi, li richiude. L’infermiera le cambia la flebo, le prende la temperatura, segna i suoi parametri sulla cartella: «È tutto ok, è in gamba questa bella signora» mi rassicura.<br />
Poi il cielo si spegne, come anche i neon del corridoio. Il bianco cede il posto al violetto delle luci notturne, un bagliore fioco che dovrebbe accompagnare il sonno dei malati, ma non il mio. Non restavo sveglia tutta la notte dalla maturità, prima dell’esame, che credevo fosse una prova al di là delle mie forze, che credevo fosse il peggio che mi potesse capitare.<br />
Con gli auricolari spremuti nelle orecchie, guardo sul cellulare un episodio di Breaking Bad, ma faccio fatica a tenere gli occhi aperti e la sedia mi sembra sempre più dura, ho la schiena a pezzi. Mi alzo, mi avvicino a mia madre. Non sento il suo odore, adesso sa di disinfettante, sa di ospedale. Le sfioro la fronte con un bacio, come faceva lei quando ero bambina e mi metteva a letto.<br />
Forse sta sognando, me lo auguro.<br />
Esco dalla stanza, non si sente nemmeno un fruscio lungo il corridoio. Lo percorro tutto fino alle scale e do un’occhiata giù. Adesso l’ospedale è deserto, quasi spettrale. Scendo, con circospezione, come se dovessi davvero incontrare un fantasma o chissà cosa. Arrivo sana e salva nell’atrio principale al pian terreno, mi dirigo verso l’uscita, ma la grande porta a vetri è chiusa. Mi assale come una specie di claustrofobia.<br />
Mi guardo intorno, intravedo una seconda uscita e una luce, delle ombre. C’è una guardia giurata, nella sua postazione. Mi avvicino, saluto con imbarazzo, lui non mi sembra neanche sorpreso.<br />
«Pass rosa?» mi chiede e io farfuglio di sì e che avrei bisogno di uscire, solo qualche minuto: «So che non dovrei, ma se potessi fumare almeno una sigaretta, la notte è lunga…»<br />
Come tutti, anche lui è disponibilissimo. Preme un pulsante, sento il rumore di apertura del portoncino e l’aria, finalmente.<br />
Viene fuori anche lui, ci stringiamo entrambi a noi stessi perché la notte ha portato con sé un accenno di inverno.<br />
Gli offro una sigaretta, educatamente la rifiuta. Restiamo qualche attimo in silenzio, mi lascio invadere dal sollievo dei primi tiri, che sono profondi, ristoratori.<br />
Gli racconto di mia madre, dell’intervento complicatissimo, delle nostre speranze da questo momento in poi. Mi sfogo come se non aspettassi altro. Lui si limita ad ascoltarmi, accenna sorrisi rassicuranti, le parole che non dice mi scaldano, mentre il fumo disegna davanti a noi spirali dense che si confondono con il vapore tiepido dei nostri respiri.<br />
Rientriamo: «Mi ha fatto bene questa cosa,» gli dico «ne avevo bisogno».</p>
<p>Il giorno irrompe sulle mie palpebre pesanti. Aspetto di parlare con i medici per poi precipitarmi in albergo per una doccia veloce e per cambiarmi, i vestiti mi si sono incollati addosso come la stanchezza.<br />
Faccio tutto di corsa, con un’energia quasi parossistica, di cui non mi credevo capace. Dopo poco più di un’ora sono nuovamente di fianco a lei. È sveglia e cosciente, mi sorride con gli occhi non appena mi vede. Faccio fatica a non commuovermi. Isola mi saluta con gioia, mi dice che si sono già presentate. Con un filo di voce mamma mi chiede come sto. E io la butto sul ridere: «Come vuoi che stia? Mezza rotta, tutta la notte sulla sedia, mica come te!»<br />
Finalmente possiamo di nuovo scherzare. Una specie di smorfia traduce un suo sorriso, di più non riesce a fare, ma va bene così, va benissimo così. Le stringo la mano, ha la pelle ingiallita, tenera. Le passo il burro cacao sulle labbra screpolate e le dico che è andato tutto bene, che ce ne andremo davvero leggere, presto, come mi hanno assicurato i medici. Resto con lei fino al primo pomeriggio, finché cedo. Gli oggetti mi si sfocano davanti e la mia stessa voce sembra galleggiare nell’aria. Devo riposare, dormire almeno un po’.<br />
«Ti lascio solo un paio d’ore, ok? Se non dormo, inizio ad avere le allucinazioni, mami». Mi risponde con un cenno della mano, come a dire di stare tranquilla.<br />
La lascio alle cure delle attentissime infermiere. Uscendo, guardo verso il gabbiotto delle guardie giurate, lui non c’è, quasi speravo di poterlo salutare e ringraziare di nuovo.<br />
Ho voglia di rivederlo. Devo rivederlo.</p>
<p>Dormo un sonno pesante, senza sogni, senza movimenti. Sento i muscoli distendersi, il corpo diventare un tutt’uno con quel letto che ci era sembrato scomodissimo solo due notti prima.<br />
La sveglia mi riporta alla realtà, fuori qualche nuvola grigia si è mangiato il sole del mattino, mi rivesto e mi precipito in ospedale.<br />
Sono bastate poche ore per ridarle un po’ di colore, le guance di mamma hanno una lieve sfumatura di rosa, gli occhi sono più vigili, riesce a parlare senza più affanno.<br />
Le racconto del suo intervento, delle telefonate, di mio fratello che non vede l’ora di poterla sentire. Lo videochiamiamo e lui si mette a piangere come un bambino, lo prendiamo in giro; i suoi bimbi le mandano i baci con le manine, «Fai ciao alla nonna», la voce fuori campo di mia cognata.<br />
Troppe emozioni la stancano, prendo io il telefono, saluto tutti. E mamma si riaddormenta, mi sembra che scotti, chiamo l’infermiera, «Un po’ di febbre, ma ci sta, lasciamola riposare» mi rassicura.<br />
Resto lì a guardarla. Sottovoce, io e Isola riprendiamo a spettegolare, le sue storie si arricchiscono di nuovi particolari, i suoi occhi però sono sempre più spenti, fanno a pugni con il suo entusiasmo o almeno con qualcosa che lei spaccia per allegria.<br />
«Riposati anche tu,» le dico «io vado a prendere il mio terzo caffè, oggi non voglio esagerare!»<br />
Le ore scorrono lente. Flebo da cambiare, infermieri che si danno il cambio, qualcuno che si lamenta nella camera vicino alla nostra; e poi l’orario delle visite, il vocio che si infittisce, rumore di carrelli, il profumo della minestra, mamma che apre gli occhi, «Sei ancora qui?», poi li richiude.<br />
E infine di nuovo i neon che si spengono, la notte che incombe.<br />
Aspetto quel momento, la mia sigaretta notturna e fugace con lui.</p>
<p>Come la sera prima, sorrido, lui preme subito il pulsante. E siamo fuori, l’umidità condensata in piccole gocce che sembrano pioggia ci fa rabbrividire. Gli racconto della mia giornata, di come stia reggendo con sole due ore di sonno addosso. Gli parlo dei progressi repentini di mia madre. Gli spiego perché non c’è anche mio padre, che l’ho perso quando ero piccolissima, che mia madre ci ha tirati su da sola. Ancora una volta mi ascolta, mi culla con la sua presenza riservata, aggiunge piccoli cenni del capo che sono come virgole al mio groviglio di parole.<br />
«Volevo chiederti scusa,» gli faccio proprio mentre spengo la sigaretta «non ho fatto altro che parlare di me. Di solito non sono così, mi credi, vero? Sarai stanco anche tu, con il tuo lavoro, le mie chiacchiere…»<br />
Mentre mi apre il portoncino, per farmi rientrare, mi mette una mano sulla spalla: «Ci facciamo compagnia e non sono più tanto stanco. Ti racconterò un’altra volta, torna da tua madre adesso».</p>
<p>Al mattino presto faccio un salto dalla caposala, per rinnovare il pass. «Non ce n’è motivo» mi bacchetta, severa ma con garbo, «Tua madre non ha più bisogno che la vegli giorno e notte e faresti bene a riposare anche tu, guarda che occhiaie hai! Ci vediamo oggi pomeriggio alle sei, qui ci pensiamo noi. E stanotte dormi nel tuo letto, niente più eccezioni». Mi spedisce in albergo, senza darmi la possibilità di controbattere.</p>
<p>Dovrei essere sollevata e in realtà lo sono, per mamma. Ma mi sento un groppo in gola. Mi manca lui, mi mancherà, perché per due notti e per pochi minuti mi è sembrato di stare bene, di poter essere felice, persino di riuscire ad amare.<br />
Percorro la strada verso l’albergo con questi pensieri assurdi in testa.<br />
Riesco ad assopirmi un po’e persino a sognare. E sogno lui.<br />
Poi faccio le solite telefonate, mangio qualcosa anche se non ho fame, fumo mille sigarette che hanno un gusto diverso da quelle delle notti scorse, e mi precipito in ospedale, abbiamo solo un’ora per stare insieme con mamma. La trovo seduta, è più rilassata, mi aggiorna su quanto le hanno detto i medici.<br />
Le chiedo di Isola, perché non è in camera: «Si è alzata? O è andata a fare qualche esame?», mia madre rimane un attimo perplessa e mi chiede: «Di chi stai parlando?»<br />
Indico il letto sotto la finestra: «Isola!» ripeto. Ma lei si porta una mano alla testa, con una smorfia di dolore, chiedendomi di aiutarla a stendersi.<br />
«Quanta luce in questa stanza» bisbiglia quasi infastidita. Chiude gli occhi, affondando la testa nel cuscino. Si addormenta e la piccola ruga tra gli occhi si scioglie.<br />
Poi arriva un infermiere che mi chiede di andare.</p>
<p>È la prima notte che sono sola. Esco per prendere le sigarette al distributore automatico, per strada non c’è quasi nessuno, se non un gruppetto di ragazzi con le birre in mano, davanti alla saracinesca mezzo abbassata di un bar vicino al mio albergo.<br />
Faccio due passi, ho bisogno di muovermi dopo due giorni di immobilità forzata. Cerco le stelle tra le nuvole fitte che pesano sulla città. Prendo la strada per l’ospedale. Arrivo davanti all’ingresso, spio all’interno, lo cerco. La guardia giurata di turno si affaccia per chiedermi di cosa abbia bisogno, non è lui.<br />
Con un leggero imbarazzo mi presento, gli spiego che ho la mamma ricoverata: «Cercavo un suo collega, era qui ieri e anche la notte prima. È stato così gentile con me da farmi uscire a fumare una sigaretta. Avevo il pass rosa, ero qui dall’alba, ne avevo davvero bisogno. Volevo ringraziarlo».<br />
Si alza, mi viene incontro e mi fa: «Credo che si sbagli, signorina. Ieri c’ero io qui e anche la notte prima».<br />
«Non è possibile, le dico che ieri ero qui con lui: un ragazzo sulla trentina, non troppo alto, occhi chiari, capelli castani, con la barba. Un tipo di poche parole ma veramente a modo».<br />
Si spazientisce e quasi mi incalza: «Se è uno scherzo, è di pessimo gusto. Gabriele…», fa una lunga pausa: «Sta parlando di lui, no? Non mi faccia perdere tempo, devo fare il mio giro».<br />
Mentre mi chiude il portone in faccia, lo sento borbottare: «Che stronza questa!»<br />
Me ne vado confusa e anche indispettita.<br />
Quando arrivo in camera, mi siedo sul letto e inizio a ripensare a lui, a noi. Prendo il cellulare e digito su Google: Gabriele, con il nome dell’ospedale.</p>
<p><em>Gabriele Moroni, giovane guardia giurata, si toglie la vita. </em><br />
<em>Non riusciva a darsi pace per la prematura scomparsa della moglie Isola, deceduta pochi mesi fa nello stesso ospedale dove il ragazzo prestava servizio.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/le-notti-rosa-visciglia-racconto/">Le notti rosa</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14187</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
