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	<title>Malaparte Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La Grande Sete di Erica Cassano</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-grande-sete-cassano-ciano-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 22:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La Grande Sete&#8221; di Erica Cassano, Garzanti, 2025 Si inserisce tra le pieghe della storia con un impianto narrativo maturo e uno stile che sa fare i conti con diversi registri. &#8220;La Grande Sete&#8221;, romanzo di esordio di Erica Cassano, è prima di tutto un&#8217;opera che si confronta con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La Grande Sete&#8221; di Erica Cassano, Garzanti, 2025</strong></p>
<p>Si inserisce tra le pieghe della storia con un impianto narrativo maturo e uno stile che sa fare i conti con diversi registri. <strong>&#8220;La Grande Sete&#8221;</strong>, romanzo di esordio di <strong>Erica Cassano</strong>, è prima di tutto un&#8217;opera che si confronta con un periodo drammatico, che parte da vicende &#8220;familiari&#8221; e che giunge a noi come se fosse una testimonianza.</p>
<p>Napoli e la seconda Guerra mondiale. <strong>Curzio Malaparte</strong> ne parlò in <strong>&#8220;La Pelle&#8221;</strong>, indimenticabile reportage che ancora oggi colpisce per il suo piglio grottesco che seppe fare del capoluogo campano un teatro a cielo aperto. Eppure la storia è quella, <strong>così come la riporta anche Cassano nelle 373 pagine</strong> di questo libro.</p>
<p>La protagonista è <strong>Anna</strong>. Ha poco più di vent&#8217;anni e per lei la caduta del Fascismo, nonché l&#8217;arrivo degli americani, rappresenta il passaggio della<strong> &#8220;linea d&#8217;ombra&#8221;</strong>. La guerra non risparmia nessuno: o si è forti o si perisce; l&#8217;ingenuità dell&#8217;adolescenza deve soccombere. Certamente, la protagonista non può saperlo e dovrà provare tutto sulla propria pelle. Quando <strong>Napoli</strong> viene liberata, la situazione diventa ancora più pericolosa: il rischio è che tutti, anche il più mite, possa trasformarsi in sciacallo.</p>
<p>Il romanzo comincia dalla grande sete che anticipò le quattro giornate di Napoli. L&#8217;acquedotto viene danneggiato e dai rubinetti non esce più il prezioso liquido. Solo una casa sembra essere stata miracolata, quella in cui abitano Anna e la sua famiglia. La notizia si diffonde e loro la distribuiscono. Intorno, però, la battaglia continua; dal 27 al 30 settembre i napoletani scacciano i nazisti. Si sono salvati da soli, si sono ripresi la libertà con le loro mani; gli americani arrivano quando il peggio è passato, per questi motivi <strong>gli yankee</strong> sono e resteranno degli ospiti, graditi ma senza esagerazioni.</p>
<p>La città distrutta, la povertà dilagante, la ricostruzione lenta generano in Anna un&#8217;altra sete,<strong> quella di vita, di aspettative, di gioia.</strong> Sebbene lei non si perda d&#8217;animo, intorno ci sono donne e uomini induriti dalla fatica, poco propensi alla speranza e più attaccati a un senso di sopravvivenza dettato dal cinismo. Inoltre, la famiglia di Anna non è una qualunque, ma è stata <strong>&#8220;sorvegliata dal regime&#8221;</strong>. Lei viveva con i suoi a Genova, e lì il padre, insieme ad altri amici, combatteva clandestinamente il <strong>Fascismo</strong>. Ciò completa il quadro di una condizione di <strong>&#8220;cattività&#8221;</strong> in cui tutti si ritrovano.</p>
<p>Ma al di là della trama ricca e complessa, nella quale non manca nulla e in cui ogni aspetto, dalla disperazione alla gioia, dall&#8217;amore alla tragedia, dalla fiducia nel futuro alla disillusione, viene trattato con scrupolosità, creando così un armonioso intreccio in cui ogni personaggio acquista la sua dignità, <strong>&#8220;La Grande Sete&#8221;</strong> si riappropria di una certa tradizione novecentesca <strong>in cui raccontare è già espressione della totalità delle cose</strong>. Sebbene la protagonista sia anche la voce narrante, Anna non interferisce, non propone sé stessa, resta ai margini, osserva, testimonia, sospende il giudizio anche davanti alle proprie inquietudini.</p>
<p>Ciò potrebbe suggerirci che la guerra anestetizza e che le emozioni si adattano?</p>
<p><strong>&#8220;La Grande Sete&#8221;</strong> è soprattutto un romanzo di donne, in cui gli uomini non invadono il campo, ma sono anche loro addormentati in un <strong>&#8220;surreale predominio&#8221;</strong>. Anna, come sua madre, sua sorella e tutte quelle che compaiono, sono personaggi che divengono. Il lettore parteciperà alla loro graduale formazione, una sorta di emancipazione della sopravvivenza che dona al libro una certa vitalità.</p>
<p>Di origini calabresi e cresciuta a <strong>Praia a Mare</strong>, <strong>Erica Cassano è partita dalle vicende di sua nonna</strong>; la fonte d&#8217;ispirazione è stata una testimonianza diretta che può avere le sue défaillance, le sue omissioni, le proprie interpretazioni, ma che rappresenta sempre e comunque un autentico frammento di vita.</p>
<p>Il merito della scrittrice è stato sicuramente quello di<strong> &#8220;aderire, senza sabotare&#8221;</strong>, riportando in vita un passaggio drammatico che è ancora presente <strong>&#8220;nel rimosso&#8221;</strong> della nazione. L&#8217;abilità è stata quella di trasformare una <strong>&#8220;storia individuale&#8221;</strong> in una pagina universale che parla a chiunque, in ogni momento e ovunque, in particolar modo oggi, in tempi in cui facilmente si divaga sulla guerra come se fosse una consuetudine.</p>
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		<title>Kaputt e l&#8217;Occidente raccontato da Curzio Malaparte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 04:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[Kaputt]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica del colpo di stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. Foto di Wikipedia. Articolo già pubblicato su Zona di Disagio Kaputt è la seconda guerra mondiale; è il tramonto dell’Occidente. Kaputt è la fine di un’epoca che non tornerà più; è un punto e a capo. La storia è un susseguirsi di eventi che possiamo studiare e interpretare, ma che non possiamo comprendere a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/curzio-malaparte-quei-colpi-di-stato-che-portarono-al-kaputt/">Kaputt e l&#8217;Occidente raccontato da Curzio Malaparte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo di Martino Ciano. Foto di Wikipedia. Articolo già pubblicato su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2017/10/30/i-colpi-di-stato-che-portarono-al-kaputt/">Zona di Disagio</a></h4>
<p><strong><em>Kaputt</em> è la seconda guerra mondiale; è il tramonto dell’Occidente. <em>Kaputt </em>è la fine di un’epoca che non tornerà più; è un punto e a capo.</strong></p>
<p>La storia è un susseguirsi di eventi che possiamo studiare e interpretare, ma che non possiamo comprendere a pieno. Ci sono accadimenti che vanno necessariamente vissuti. <strong>Curzio Malaparte è stato uno di quelli che si è trovato lì, in mezzo alla guerra. L’ha vista e l’ha raccontata.</strong></p>
<p>Tutto gli è parso grottesco, al limite della realtà; eppure, quella era la realtà.</p>
<p><strong>La Finlandia, la Polonia, l’Ucraina, la Romania, l’Italia, la caduta dell’Europa. Lui ha visto ogni cosa; ha conosciuto i protagonisti di quella disumana tragedia.</strong> Nessuno come Malaparte ha saputo descriverci Frank, governatore della Polonia, nazista elegante, amante della musica, artista incompreso, uomo nobile, ma capace di imbracciare un fucile e sparare su un bambino ebreo.</p>
<p>Nessuno come Malaparte ci ha lasciato una immagine così forte del <em>principe</em> delle SS, Himmler, beccato completamente nudo e mentre fa a botte con alcuni dei suoi uomini in una sauna finlandese, solo per procurarsi un po’ di piacere.</p>
<p>Nessuno come Malaparte ha ritratto con maniacale perfezione Galeazzo Ciano, amato dalle donne, incapace di prendere decisioni, così sincero da odiare apertamente Mussolini.</p>
<p>Nessuno come Malaparte ha saputo raccontarci delle ragazze di Soroca, giovani ebree imprigionate in un bordello, che dopo aver regalato ore felici ai soldati, vengono portate nei pressi di un fiume e fucilate.</p>
<p>Nessuno come Malaparte ci ha raccontato di Pavelic, capo del nuovo stato di Croazia, dittatore che vuole fare il bene del popolo, ma che ama cavare gli occhi ai suoi nemici. Occhi che conserva in un paniere; occhi che tutti scambiano per ostriche.</p>
<p><em><strong>Questa è la guerra, questa è stata l’Europa del secondo conflitto mondiale.</strong> </em>Kaputt è il non senso che diventa realtà; è una contraddizione. Malaparte è un cinico? No, è solo stato un testimone che ha raccontato le cose così come le ha viste.</p>
<p>Eppure, nel 1931, questo scrittore e scomodo giornalista, oggi dimenticato dalle masse e dai critici, profetizza la catastrofe nel breve saggio <strong><em>Tecnica del colpo di Stato.</em> </strong>Malaparte intuisce che la conquista del potere è ormai una questione tecnica. Non servono le cosiddette <strong><em>condizioni favorevoli</em></strong>, quali il disordine sociale, la povertà o un generale malcontento, per dar vita a una rivoluzione. No! C’è bisogno di una buona tattica. <strong>Il nostro Curzio comprende che anche le democrazie più solide non sono al sicuro. Infatti, <em>l’errore delle democrazie parlamentari è l’eccessiva fiducia nelle conquiste della libertà.</em></strong></p>
<p>Basta guardare a Trotskij, Mussolini e Hitler; quest’ultimo prende il potere in Germania dopo due anni dalla pubblicazione del libro, nonostante Malaparte metta in guardia i tedeschi dalla tattica dei nazisti.</p>
<p>Per il nostro Curzio, insomma, tutto è molto semplice. <strong>Mentre i vecchi uomini di potere pensano a difendere i palazzi statali dalla rivoluzione, i nuovi dittatori ribaltano la situazione con poche persone ben addestrate che occupano le sedi della <em>tecnica</em>, attraverso cui lo Stato funziona; ossia, radio, telegrafi, acquedotti, fabbriche, stazioni ferroviarie.</strong></p>
<p>In poche parole, nell’Europa moderna, lo Stato è una macchina.</p>
<p>Il libro di Malaparte fu criticato dai gerarchi della rivoluzione russa; Mussolini lo vietò in Italia e fece perseguitare lo scrittore; Hitler lo fece bruciare nella piazza di Lipsia. E tutto questo avvenne non perché il nostro Curzio avesse detto delle castronerie, ma perché diceva la verità. Una verità così scomoda che i dittatori ne ebbero paura.</p>
<p><strong>Malaparte ha compreso prima di tutti che la rivoluzione non è più qualcosa di ideologico, ma materia di studio per la nascente ingegneria politica.</strong> La seconda Guerra mondiale, infatti, è stata una guerra tecnica. La tecnica non ha colore politico, non ha cuore e non ha pietà.</p>
<p><strong>L’eccessiva fiducia nella tecnica porta sempre al <em>Kaputt</em>.   <em> </em></strong></p>
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