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	<title>Ludovica Archivi - BORDER LIBER</title>
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	<description>Sguardi al limite</description>
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		<title>Ludovica. Noir atipico. Ultima parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-ultima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2024 03:42:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Commissario]]></category>
		<category><![CDATA[indagine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Salvatore Conaci «Mistero risolto», gli ho detto, «il ragazzo si è preso una cotta per una ragazza che frequenta la sua scuola. Regali su regali, nonostante lei continui a declinare.» «Mi facevi seguire?», piagnucola il piccolo idiota. Il mio cliente protesta subito. «Non era necessario che lui sapesse.» «Non ha alcuna importanza cosa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>«Mistero risolto», gli ho detto, «il ragazzo si è preso una cotta per una ragazza che frequenta la sua scuola. Regali su regali, nonostante lei continui a declinare.»<br />
«Mi facevi seguire?», piagnucola il piccolo idiota.</p>
<p>Il mio cliente protesta subito. «Non era necessario che lui sapesse.»<br />
«Non ha alcuna importanza cosa lei pensa che sia necessario. Contestualmente con l’inizio delle spese folli, suo figlio ha iniziato a tormentare quella ragazza. L’ha pedinata, l’ha riempita di insulti per strada; e si è spinto fino imbrattarla con della cola e a minacciarla, facendosi cacciare da un locale per questo.»</p>
<p>Si è girato verso il ragazzo. Aveva il fuoco negli occhi e un sorriso amaro come l’aceto. «È vero?»<br />
Il ragazzo incrocia le braccia. «Non credergli, papà. È un maniaco. Tiene il corso sulla sicurezza a scuola e ne ha approfittato per abbordare Ludovica, la ragazza che mi piace. Li ho visti in auto insieme dopo la lezione, appartati nella pineta.»</p>
<p>Stronzetto senza scrupoli. Ho deciso di giocare secondo le mie regole. «Visto che continui a non capire, te lo spiego facile. Tengo quel corso perché tuo padre mi ha piazzato dietro quella cattedra, per poterti stare più attaccato al culo. Quando mi hai visto in auto con Ludovica, stavo raccogliendo una sua spontanea dichiarazione sulla tua condotta. Sei così preso da te stesso che non ti accorgi di cosa ti accade intorno, giovanotto. Stavi togliendo il sonno a tuo padre, e stavi terrorizzando quella ragazza. Sai cosa mi ha detto? Che i suoi genitori non sporgeranno denuncia se sparirai dalla sua vita. Solo in quel caso. Sono sul piede di guerra, pronti a rovinarti con un mare di testimoni.»</p>
<p>Lo stronzetto si è girato verso suo padre. «Papà, davvero gli credi?»<br />
Di tutta risposta, suo padre gli ha mollato un ceffone da cambiargli la carnagione. «Sei un pericolo per te stesso, e una vergogna per questa famiglia.»<br />
Ma quel piccolo figlio di troia non voleva arrendersi senza lottare fino alla morte. «Chiedigli almeno una prova di ciò che dice. Una!»</p>
<p>Brutto pezzo di merda. Dovevo zittirlo subito. «Se vuole», ho detto a suo padre, «possiamo convocare la ragazza e il barista che ha assistito alla minaccia. Ma visto che sono pagato per fare i suoi interessi, devo dirle che nel caso della ragazza la situazione si complica: è una minorenne, e convocare una minorenne implica il coinvolgimento dei suoi genitori, che non si presenteranno senza un legale. E invece, come ho detto poco fa, i genitori sono disponibili a non accanirsi su suo figlio, purché fin da subito sparisca dalla vita di Ludovica. Basta questo. Tutti felici.»</p>
<p>«Nessuno può dirmi cosa fare!», ha sbottato il piccolo imbecille.</p>
<p>Ma suo padre l’ha zittito con una seconda sberla. «E invece domani penserò io stesso a farti cambiare scuola, e quando vedrai quella ragazza le girerai al largo. Ho dato troppe cose per scontate, con te, ma la musica è appena cambiata, vedrai. E ora va’ di sopra.»</p>
<p>Il ragazzo se n’è andato piangendo. Bravo stronzo, vattene a fanculo dove non ti vedremo più.</p>
<p>«Come faccio ad avere la certezza che non denuncino quell’imbecille?», ha chiesto l’uomo, guardando suo figlio allontanarsi.<br />
«Se mi garantisce che davvero la ragazza non verrà più tormentata, medierò io stesso.»<br />
«Parola d’onore: mio figlio non sarà più un problema!»<br />
«Perfetto, domattina mi recherò in veste ufficiale dai genitori della ragazza, e porrò fine io stesso a questa storia. Può tornare a dormire sereno.»</p>
<p>È caduto in ginocchio. «Non so come ringraziarla, mi creda!»<br />
«Mi liberi da quello stramaledetto corso sulla sicurezza.»<br />
«Lo consideri fatto!»<br />
«Benone. Le mando la fattura domani, in mattinata.»<br />
E me ne sono andato, cazzo.</p>
<p>Il giorno dopo ho incontrato Ludovica. Le ho dato l’indirizzo di casa mia, mi ha raggiunto nel pomeriggio. Le ho raccontato tutto; le ho detto che eravamo liberi come l’aria; che dovevamo solo viverci. E lei ha pianto di gioia. Alla radio passava un pezzo di Achille Lauro, Sabato sera. Abbiamo alzato il volume fino a far tremare i vetri, e ci siamo strafogati di fragole e salsa di cioccolato.</p>
<p>Non lo so, non lo so quanto tempo abbiamo passato a fare gl’imbecilli, a raccontarci, a fare l’amore. So che all’imbrunire si è rivestita e se n’è andata che avevamo già un appuntamento per il giorno dopo, e qualche piano per il giorno dopo ancora, e per le settimane a venire. Dallo smartphone si è levato il suono delle e–mail di lavoro.</p>
<p>Quelle del form per i nuovi incarichi. Ma io l’ho ignorato, e sono rimasto a letto a guardare il soffitto, con l’odore di lei sulle labbra, sulle dita, e dappertutto. A calcolare che sarebbe stato tutto così, avventuroso e clandestino, per almeno un anno scolastico. E Ludovica mi sembrava già il suono più fottutamente dolce al mondo.</p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-racconto/">Prima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-atipico-seconda-parte/">Seconda parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/">Terza parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-quarta-parte/">Quarta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-parte-cinque/">Quinta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-sesta-parte/">Sesta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-sette/">Settima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-ottava/">Ottava parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-nona/">Nona parte di Ludovica</a></p>
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		<title>Ludovica. Noir atipico. Settima parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-sette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2024 01:09:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Salvatore Conaci Sono rientrato a casa con una serenità nuova. Credevo che Ludovica fosse un errore? Sì. Mi sentivo in colpa, per quell’errore? Non più. Non più di tanto. Uno sbaglio può essere estatico, porca troia. E cazzo, se Ludovica era estatica. La sua voce, lo sguardo intelligente, il suo modo di accarezzare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>Sono rientrato a casa con una serenità nuova. Credevo che Ludovica fosse un errore? Sì. Mi sentivo in colpa, per quell’errore? Non più. Non più di tanto. Uno sbaglio può essere estatico, porca troia. E cazzo, se Ludovica era estatica.</p>
<p>La sua voce, lo sguardo intelligente, il suo modo di accarezzare il volto di un uomo assai più grande di lei, la sua passione per la letteratura. Sono sceso dall’auto che quasi fischiettavo, quando qualcosa, sul lunotto posteriore, mi ha stonato alla vista. Un foglio ben ripiegato, incastrato tra tergicristalli e vetro. Ho potuto sentire le mie gambe ghiacciarsi, maledizione. Era più di una minaccia. Era una dichiarazione di guerra.</p>
<p>Beccati nella pineta!<br />
Fate Schifo!</p>
<p>Scrittura spigolosa, elettrica, ampia, a inchiostro rosso. Era stato scritto con rabbia. Chiunque fosse stato, però, cascava male. Non puoi fare lo stronzo, con l’auto di un ispettore privato. Smartphone, due tocchi, ho aperto l’applicazione delle dashcam installate sulla vettura. Ci ho messo cinque minuti a riavvolgere la registrazione e risalire al colpevole. Sono rimasto esterrefatto.</p>
<p>Lo stronzo era il figlio del mio cliente: il ragazzo che pedinavo da giorni. Era stato abile ad avvicinarsi all’auto senza farsi vedere né sentire, ma non si era neanche degnato di camuffarsi il viso. Era spavaldo, o solo un imbecille? In ogni caso, il suo messaggio toccava un fottutissimo nervo scoperto. Dovevo essere cauto.</p>
<p>Così ho deciso di confrontarmi con Ludovica. Le ho inoltrato la foto del biglietto e un frame del filmato, con la faccia dello stronzetto ben visibile. Mi ha telefonato subito. «Dobbiamo vederci», ha detto, «tra mezz’ora al parco del lungomare. Fa’ attenzione se lo incontri, è aggressivo e ha amicizie strane.»</p>
<p>E al parco del lungomare sono andato. A piedi, ché avevo nervosismo da scaricare. Lei è spuntata subito dopo. Tremava, era pallida. Quel miserabile figlio di puttana le faceva paura.</p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-racconto/">Prima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-atipico-seconda-parte/">Seconda parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/">Terza parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-quarta-parte/">Quarta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-parte-cinque/">Quinta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-sesta-parte/">Sesta parte di Ludovica</a></p>
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		<title>Ludovica. Noir atipico. Sesta parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-sesta-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 01:12:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Salvatore Conaci I vetri si appannavano lentamente ma senza indugio. Sono riuscito a vedere la pineta deserta, oscura, e noi due nel cuore di quella oscurità. Insieme. Sono riuscito a visualizzarla, quella nostra nuotata in un mare di guai. E poi si è alzato un vento della malora. Un vento improvviso, violento, di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>I vetri si appannavano lentamente ma senza indugio. Sono riuscito a vedere la pineta deserta, oscura, e noi due nel cuore di quella oscurità. Insieme. Sono riuscito a visualizzarla, quella nostra nuotata in un mare di guai. E poi si è alzato un vento della malora. Un vento improvviso, violento, di quelli che a fine estate si portano via i sospiri della gente che abita sul mare. Foglie e aghi di pino hanno preso a colpire l’auto.</p>
<p>Le lamiere ticchettanti mi hanno riportato alla mente l’estate del duemilatré. Faceva un caldo mai visto prima. Avevo appena chiuso la mia breve carriera in un’unità speciale dell’esercito; muovevo i primi passi nel mondo dell’investigazione privata. Avevo accettato il caso di una bambina di sei anni scomparsa da quindici giorni. I suoi genitori mi avevano chiamato disperati. Abbiamo bisogno di lei, mi avevano detto, la polizia non ci sta capendo niente, e neanche ci ascolta quando proviamo a suggerire i nostri sospetti. Io li avevo ascoltati, quei loro dubbi, quei loro sospetti: mi avevano portato nei pressi della zona industriale di Torino, in una macchia a ridosso di una pozzanghera melmosa che qualche residente addirittura chiamava il lago.</p>
<p>La bambina era stata presa da uno psicopatico figlio di troia che all’apparenza era un loro normale vicino di casa, ma che la teneva legata e imbavagliata in una baracca tra gli alberi. Usciva solo di notte, per portarle da mangiare; poi le rimetteva il bavaglio e rientrava in città, il verme. Una notte l’avevo intercettato e seguito fino al boschetto.</p>
<p>Quando lo stronzo aveva visto la mia auto avvicinarsi alla baracca, aveva iniziato a spararmi addosso. Avrei dovuto fare inversione e cercare il supporto delle forze dell’ordine, ma percepivo di aver passato un limite troppo pericoloso: il rapitore era armato e aveva percepito la minaccia. Finché sparava alla mia auto, avevo la certezza che non se la prendesse con la bambina. Non c’era altra via che agire, e lo avevo fatto. Ma questa è un’altra storia, maledizione. Ora non c’era alcun matto armato. Ora il vento scagliava sulla mia auto cellule morte di sottobosco, e io ero intrappolato tra la necessità di scappare da Ludovica e il desiderio bruciante di farla mia per sempre.</p>
<p>«Allora? Cosa può accaderci, se sono io a implorarti di restare?», ha insistito.<br />
«Diavolo, non so che risponderti. Nulla, non accade nulla se siamo dalla stessa parte; ma non credere che sarà facile. Non avremo un cane, dalla nostra parte. La tua famiglia farà di tutto per opporsi. Sarà un macello, Ludovica. Un macello. E poi c’è questa storia dei crediti scolastici. Ti complicherò la vita, quando invece potresti viverti il tuo ultimo anno di liceo in serenità, libera di scegliere se stare sola o accogliere nella tua vita una persona della tua età, con gli stessi obiettivi, gli stessi percorsi.»<br />
«Stai elencando solo i problemi. Innanzitutto non conosci la mia famiglia: non getterebbero i coriandoli al nostro passaggio, forse, ma non si spingerebbero mai a farci la guerra. Inoltre posso decidere da sola cos’è una complicazione per la mia vita, e posso decidere da sola cosa voglio. Non voglio un mio coetaneo, voglio qualcuno che mi piaccia, che mi stimoli, che mi faccia felice. E quel qualcuno sei tu. Più ripenso al nostro incontro, più vedo elementi che si sono accavallati e sommati per spingerci l’una verso l’altro. C’è più di un motivo, se ci siamo incontrati. Più di uno.»<br />
«Parlamene.»<br />
«Quando sarà il momento. Rivediamoci domani, Patrizio. Domani, e poi dopodomani, e poi ancora. Resta con me, e troverò il momento per parlartene.»</p>
<p>Non ho avuto la forza di scappare da lei. Ci siamo scambiati i numeri, li abbiamo salvati con le nostre iniziali e con la promessa di rivederci il giorno dopo. Se n’è andata che fuori era buio pesto, e il vento la percuoteva come se fosse una cazzo di cosa personale.</p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-racconto/">Prima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-atipico-seconda-parte/">Seconda parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/">Terza parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-quarta-parte/">Quarta parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-parte-cinque/">Quinta parte di Ludovica</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/conaci-ludovica-sesta-parte/">Ludovica. Noir atipico. Sesta parte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Ludovica. Noir atipico. Quinta parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-parte-cinque/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 01:55:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Noir]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Salvatore Conaci L’avevo persa. Perché lei era una liceale, dannazione. L’avevo scoperto troppo tardi. L’avevo scoperto dopo averla vista, dopo che lei aveva visto me. Dopo che gli eventi ci avevano usati a loro piacimento. Dopo che ci eravamo spinti oltre una soglia definitiva. Ero stato con una liceale; e lei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-parte-cinque/">Ludovica. Noir atipico. Quinta parte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>L’avevo persa. Perché lei era una liceale, dannazione. L’avevo scoperto troppo tardi. L’avevo scoperto dopo averla vista, dopo che lei aveva visto me. Dopo che gli eventi ci avevano usati a loro piacimento. Dopo che ci eravamo spinti oltre una soglia definitiva. Ero stato con una liceale; e lei era stata con un quarantenne. Mi facevo paura. Avrei voluto caderle ai piedi e implorare il suo perdono.</p>
<p>Perdonami, Ludovica. Perdonami! Ma come potevo sapere? Mi spieghi come potevo sapere? Guardati, Ludovica, là seduta tra i tuoi coetanei. Guardati da dove ti guardo io: cosa c&#8217;entri con tutti loro? Sei diversa, sei altro. Ho sentito altro, quando ci siamo visti. C’era qualcosa. Qualcosa in te, fuori di te, tutt’intorno a te. Qualcosa che non mi ha lasciato scampo.</p>
<p>Perdonami!, avrei voluto gridare in quel momento. E invece ho tenuto un’ora di lezione e sono scappato verso la mia auto in preda all’angoscia, senza curarmi delle presenze, di salutare i docenti, di osservare i movimenti dell’adolescente che avrei dovuto pedinare. Ludovica. La volevo così disperatamente, ma ora ne ero terrorizzato. Ho guidato fino a una pineta distante circa duecento metri dalla scuola. Una pineta che dà sulla spiaggia. Ho tirato il freno a mano sotto i pini di mare, al buio, nella solitudine più severa. Non saprei dire quante volte ho colpito lo sterzo. So solo che, passata la rabbia, le nocche della destra erano gonfie e sanguinolente. Ma non era niente. Niente, rispetto alla stramaledetta paura che ho provato poco dopo: in qualche modo, Ludovica aveva appena raggiunto la mia auto; attendeva che levassi la chiusura centralizzata. È entrata senza dire una parola.</p>
<p>«Quanti anni hai? Quant’è il danno?», le ho chiesto.</p>
<p>Silenzio.</p>
<p>«Ludovica, ti prego.»</p>
<p>«Diciassette. Ultimo anno. Ne compirò diciotto tra qualche mese.»</p>
<p>Diciassette. Tutti i viscidi figli di puttana lo dicono, lo so, ma non avrei mai, mai, potuto immaginarlo. Alta, colta, matura. Parlava di letteratura russa con una competenza universitaria. Come potevo indovinare quei fottutissimi numeri anagrafici?</p>
<p>«Ludovica, tu sembravi… mi disp…»</p>
<p>«Me lo dicono tutti, sembro molto più grande dell’età che ho. Non ti devi dispiacere, Patrizio. Io non sono cieca, io sapevo: sapevo che non eri esattamente un mio coetaneo.»</p>
<p>Cristo. «Devi andartene, Ludovica. Vattene, ti prego.»</p>
<p>«Perché?»<br />
«Perché io ho ventitré anni di più, e tu sei minorenne. È profondamente sbagliato. Un errore di merda al quale possiamo rimediare solo sparendo dalle nostre vite.»</p>
<p>Ho visto i suoi lineamenti indurirsi, incupirsi. «Un errore?», ha ripetuto, «credi che io passi le mie serate accalappiando uomini nei locali? Ho sentito qualcosa, l’altra sera, con te. Tra noi è successo qualcosa, Patrizio. E non puoi dirmi che non l’hai sentito anche tu. Non puoi dirmi che è stato tutto un caso, uno sbaglio nel percorso, un errore. Devi credermi, c’è stato subito qualcosa di misterioso e irresistibile, tra me e te.»</p>
<p>«È quello che ho percepito anch’io, ma non cambia la realtà dei fatti.»</p>
<p>Silenzio. Si è accorta della ferita, e senza fiatare ha preso la mano, e mi ha baciato le nocche. Il mio sangue le è finito sulle labbra. Gliel’ho levato col pollice; lei ha socchiuso gli occhi per un istante. La sua dolcezza mi straziava.</p>
<p>«Sono stata io a cercarti; io a volerti, sia l’altra sera che ora», ha sussurrato, intrecciando le sue dita con le mie, «non devi avere paura, non ti rinnegherò mai, davanti a nessuno, davanti a nessun problema. Cosa può accaderci, se sono io a implorarti di restare?»</p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-racconto/">Prima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-atipico-seconda-parte/">Seconda parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/">Terza parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-quarta-parte/">Quarta parte di Ludovica</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-parte-cinque/">Ludovica. Noir atipico. Quinta parte</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Ludovica. Noir atipico. Quarta parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-quarta-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 01:12:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Salvatore Conaci In serata sono andato al locale che affaccia al mare. Neanche l’ombra, di lei. Neanche l’ombra del giovane figlio di papà. Ho vuotato un paio di boccali di birra, e sono rientrato. Mi ci è voluto mezzo pacchetto di sigarette prima di prendere sonno, ma poi l’alba è arrivata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>In serata sono andato al locale che affaccia al mare. Neanche l’ombra, di lei. Neanche l’ombra del giovane figlio di papà. Ho vuotato un paio di boccali di birra, e sono rientrato. Mi ci è voluto mezzo pacchetto di sigarette prima di prendere sonno, ma poi l’alba è arrivata in un baleno, e così il pranzo lasciato a metà, e sigarette su sigarette fino al pomeriggio. Avevo un merdosissimo corso sulla sicurezza da tenere in un liceo.</p>
<p>Ho guidato fino alla scuola senza la minima idea di cosa fare, di cosa spiegare ai ragazzi per evitare una figura da stronzo incompetente. Il paparino mi aspettava nel cortile.</p>
<p>«Dica quattro cretinate sull’importanza delle regole, della sicurezza, del vivere rettamente; prenda le presenze dei ragazzi e tra una settimana riconosca due crediti extra a tutti. Ciò che davvero è importante è che capisca se mio figlio è coinvolto in qualche dinamica poco chiara qui a scuola. Entri, vada, gli studenti l’attendono già in aula magna», ha detto, quasi d’un fiato.</p>
<p>Ed è sparito dopo avermi stretto la mano con l’atteggiamento di un politico. Sono entrato. Ho percorso un corridoio tappezzato di foto di eventi, in cui quasi s’inciampava nelle bacheche dei premi. Quanta imbarazzante autoreferenzialità. Perché mi trovavo lì? Perché non ero là fuori a cercare Ludovica? E io che credevo di aver accettato un incarico facile.</p>
<p>Quell’incarico mi stava bucando lo stomaco a sorpresa, sentivo. Mi aveva cambiato la vita, ne ero certo. Sulla soglia dell’aula magna ho stretto la mano a un docente che avrebbe voluto essere ovunque, in quel momento, tranne che a una lezione sulla sicurezza urbana. L’ho sentito mio fratello: fosse dipeso da me, entrambi avremmo mandato quei ragazzi a fanculo, e ce ne saremmo andati per sempre, a inseguire le cose che desideravamo davvero.</p>
<p>Ludovica. Ho percorso a testa bassa il corridoio tra le poltrone colme di adolescenti starnazzanti. E quando sono arrivato alla cattedra, e ho finalmente guardato il mio pubblico, ho rischiato un mancamento, miseria ladra. Se ne stava là in prima fila. Come se fosse normale. Come se fosse giusto. Seduta, con un blocco e una penna tra le mani, aspettava l’inizio della lezione. Insieme coi suoi compagni. Cristo, avrei sanguinato di meno se in quel momento mi avessero accoltellato. Eravamo occhi negli occhi, lì davanti a tutti. Ghiacciati. «Dio santo», mi sono lasciato sfuggire.</p>
<p>Tutti hanno iniziato a chiacchierare. Li sentivo. Sibilavano come serpi, mentre Ludovica e io non riuscivamo a levarci gli occhi di dosso. Siamo rimasti a fissarci per un istante di troppo, ma come potevamo crederci? Come potevamo accettare di esserci trovati in quel posto, con quei ruoli? Ci serviva. Ci serviva, quel tempo per comprendere che la vita gioca con regole che non sono le nostre. «Professore, può anche sedersi, se vuole», ha sghignazzato una ragazza, da qualche parte. Professore. Non ero un professore, non mi sentivo un professore. Ero solo un uomo preso a schiaffi dagli eventi. Avevo appena perso Ludovica.</p>
<p><strong>Leggi anche:<br />
</strong><a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-racconto/">Prima parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-noir-atipico-seconda-parte/">Seconda parte di Ludovica</a><br />
<a href="https://www.borderliber.it/ludovica-conaci-terza-parte/">Terza parte di Ludovica</a></p>
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