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	<title>Lontano Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Un cuore puro?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/un-cuore-e-poi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2022 23:29:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<category><![CDATA[Tormento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un cuore puro?&#8221; è un articolo di Martino Ciano Aprii questo cuore, lo ripulii, lo lucidai. L’oro e il piombo stavano l’uno accanto all’altro; il bene e il male: il loro incanto e disincanto. Mi sono chiesto, di notte e di giorno, quanto valga la vita di un uomo, quanto valga un tormento, quanto sia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Un cuore puro?&#8221; è un articolo di Martino Ciano</strong></p>
<p>Aprii questo cuore, lo ripulii, lo lucidai. L’oro e il piombo stavano l’uno accanto all’altro; il bene e il male: <em>il loro incanto e disincanto</em>. Mi sono chiesto, di notte e di giorno, quanto valga la vita di un uomo, quanto valga un tormento, quanto sia disdicevole piegare sé stessi a cieche volontà, a caotici silenzi, a quello stupefacente e a volte innaturale benessere, sia esso orgasmo di vita o di morte, che ti fa alzare dal letto ogni <em>dì</em>.</p>
<p>Quand’ero adolescente mi immaginavo adulto. Ero scemo, ero tenero, ero ingenuo, ero spericolato, ero qualcuno che chiamavo me stesso. E sapevo ridere, e sapevo tuffarmi tra le onde alte del mio mare, e credevo che c’erano età in cui non si poteva morire né per un incidente, né per amore, né per viltà.</p>
<p>Quand’ero adolescente tutte le nuvole correvano via veloci sul mio capo, anche tra i nembi c’era il sole; anche di giorno c’erano le stelle. Esistevano cieli inesplorati, ma credetemi, io li ho visti tutti, persino quelli squarciati dalle lacrime degli angeli; persino quelli del giorno del giudizio. Non c’era il futuro a terrorizzarmi, non c’era la caducità dei sentimenti, e la speranza era un orizzonte che superava un altro orizzonte.</p>
<h3>Un cuore puro a metà</h3>
<p>Quand’ero adolescente inseguivo qualcuno, o qualcosa, forse un’ombra, forse la gioia. La disperazione aveva un senso diverso, un sapore di fragola, il primo bacio che non sa di nulla ma che è l’inizio del tutto, fin quando ti manca il gesto semplice della spontaneità e apprendi che <em>la paura è una dimenticanza</em>.</p>
<p>Ecco, aprii questo cuore per ripulirlo. Si è spento l’oggi, si è acceso il tempo di ieri. Ci sono ricordi sparpagliati, immorali, istintivi, genocidi emozionali, stupefacenti passaggi, umane incomprensioni, rimorsi che mordono.</p>
<p>Cercare Dio e non trovarlo&#8230; cercarsi, trovarsi, averne paura… cercarsi, trovarsi, averne cura… cercarsi, trovarsi, lasciarlo in pace… cercarsi, trovarsi, averne pietà… è finita l’adolescenza, forse la vita e la sua bontà.</p>
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		<title>Spazi poetici. I versi di Alessandro Barbato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/spazi-poetici-i-versi-di-alessandro-barbato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2022 01:21:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinque]]></category>
		<category><![CDATA[Controluna]]></category>
		<category><![CDATA[Guardare]]></category>
		<category><![CDATA[Lontano]]></category>
		<category><![CDATA[Osservare]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Spaesamento]]></category>
		<category><![CDATA[versi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesie di Alessandro Barbato Alessandro Barbato (Roma, 1975) dopo la laurea in lettere, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in antropologia sociale presso l’Ehess di Parigi dedicandosi allo studio dei rapporti tra nuove scienze umane e letteratura, in particolare nell’opera di Michel Leiris e Pier Paolo Pasolini. Ha pubblicato su tale tematica diversi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesie di Alessandro Barbato</strong></em></p>
<p>Alessandro Barbato (Roma, 1975) dopo la laurea in lettere, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in antropologia sociale presso l’Ehess di Parigi dedicandosi allo studio dei rapporti tra nuove scienze umane e letteratura, in particolare nell’opera di Michel Leiris e Pier Paolo Pasolini. Ha pubblicato su tale tematica diversi saggi, in lingua italiana e francese, e una monografia ed è collaboratore del blog dedicato al Poeta friulano «Le pagine corsare». Nello stesso periodo è stato membro del comitato di redazione della rivista di settore «Civiltà e religioni», oltre che di diversi gruppi di ricerca legati alle cattedre di Storia delle Religioni e di Antropologia delle religioni della Facoltà di Lettere dell&#8217;Università UniRoma 2, collaborando attivamente anche alle attività didattiche dei rispettivi insegnamenti, tenendo corsi di approfondimento e seminari. Appassionato di poesia, ha pubblicato alcune sue liriche su rivista, blog letterari e nel 2019 la silloge &#8220;Il fiore dell’attesa&#8221;, confluita nel 2020 nella raccolta &#8220;Solamente quando è inverno&#8221;. Ad aprile 2022 ha visto, infine, la luce la sua nuova raccolta di versi, &#8220;La mimica dei mondi (qualche poesia fuori tempo)&#8221;, edita da Controluna – Edizioni di poesia. Attualmente insegna materie letterarie presso le Scuole Ebraiche di Roma</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br aria-hidden="true" />Basta pure rado un vento<br aria-hidden="true" />se frastorna d&#8217;ocra il giorno,<br aria-hidden="true" />poche gocce d&#8217;acqua e sabbia<br aria-hidden="true" />per disorientare i sogni<br aria-hidden="true" />sulla soglia dei solstizi<br aria-hidden="true" />che dobbiamo oltrepassare.<br aria-hidden="true" />E sarà lo stesso inverno<br aria-hidden="true" />poi, sui semi di domani,<br aria-hidden="true" />con il buio delle cinque,<br aria-hidden="true" />ghiaccio attorno a ogni pensiero.<br aria-hidden="true" />Con sapori in più di luce,<br aria-hidden="true" />di assetati desideri<br aria-hidden="true" />che ci peseranno a fianco,<br aria-hidden="true" />quando il tempo eterno è un lampo<br aria-hidden="true" />e gli altri anime lontane.</p>
<p>Basta pure</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br aria-hidden="true" />Chiamami lontano<br aria-hidden="true" />da tutte le parole che ho suonato<br aria-hidden="true" />per esistere al contrario,<br aria-hidden="true" />dall&#8217;oro dei tuoi passi che promettono<br aria-hidden="true" />l&#8217;estate, dal chiacchierare<br aria-hidden="true" />esausto delle vecchie sui balconi.<br aria-hidden="true" />Dammi l&#8217;altra mano:<br aria-hidden="true" />conduci i miei pensieri fino al bordo<br aria-hidden="true" />dei piaceri che hai scartato,<br aria-hidden="true" />convincimi a resistere ai richiami<br aria-hidden="true" />di altri giorni e ad ogni polline<br aria-hidden="true" />nutrito dagli scoli di grondaia.<br aria-hidden="true" />Chiamami, ma piano,<br aria-hidden="true" />e portami lontano nei deserti<br aria-hidden="true" />che il mio tempo ha costruito<br aria-hidden="true" />e con pazienza maniacale, guarda<br aria-hidden="true" />solo alle mie mani mentre<br aria-hidden="true" />tremano (se ti cercano nell&#8217;aria).</p>
<p>Al contrario (chiamami lontano)</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
Non ha mano, né gli occhi<br aria-hidden="true" />questo tuo esistere accanto a ogni cosa,<br aria-hidden="true" />lo stare di fianco alle orme dei lampi<br aria-hidden="true" />felici, ai crampi di noia,<br aria-hidden="true" />al denso vapore di quiete<br aria-hidden="true" />e tepore del primo meriggio<br aria-hidden="true" />stornato di voci lontane<br aria-hidden="true" />e leggere, vibrate<br aria-hidden="true" />nell&#8217;aria in arcate di luce.<br aria-hidden="true" />E mi cerco con te<br aria-hidden="true" />tra gli eterni pulviscoli di inutili<br aria-hidden="true" />incanti di storie che stendono<br aria-hidden="true" />i tempi come un elastico,<br aria-hidden="true" />andata e ritorni d&#8217;un viaggio<br aria-hidden="true" />tentato, quando dimentica<br aria-hidden="true" />il mondo di averci trovato.</p>
<p>A margine</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br aria-hidden="true" />Rimane, sai, più vivo<br aria-hidden="true" />nel silenzio delle ore dilatate<br aria-hidden="true" />dall&#8217;estate che ci balla<br aria-hidden="true" />nella mente, il madido annaspare,<br aria-hidden="true" />tra il vapore e tra i pensieri,<br aria-hidden="true" />delle braccia che domandano<br aria-hidden="true" />il segreto che conosci tu<br aria-hidden="true" />soltanto, per riprendere<br aria-hidden="true" />il sentiero che conduca<br aria-hidden="true" />finalmente le mie carni<br aria-hidden="true" />nel rifugio che hai lasciato<br aria-hidden="true" />quando avevi ancora fiato<br aria-hidden="true" />a sufficienza per urlare.<br aria-hidden="true" />È il fumo di esistenze consumate<br aria-hidden="true" />dalla sorte e dalle smanie<br aria-hidden="true" />per stagioni mai venute: fantasma<br aria-hidden="true" />di discorsi impronunciabili<br aria-hidden="true" />o affrettate conclusioni,<br aria-hidden="true" />forse il segno che aspettavi<br aria-hidden="true" />per decidere di togliere<br aria-hidden="true" />le tende e cominciare, come un santo,<br aria-hidden="true" />a non rispondere a nessuno<br aria-hidden="true" />che non sappia anche volare.</p>
<p>Le mie ore (Rimane, sai, più vivo)</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br aria-hidden="true" />Tu sai della mia mente<br aria-hidden="true" />quando appicca i bianchi incendi<br aria-hidden="true" />tra le nuvole che paiono<br aria-hidden="true" />i respiri dei miei poveri<br aria-hidden="true" />falò di desideri e di paure<br aria-hidden="true" />inattuali. Conosci del silenzio<br aria-hidden="true" />il timbro e il tono della luce<br aria-hidden="true" />che ci lacrima negli occhi,<br aria-hidden="true" />se guardiamo al nostro cielo<br aria-hidden="true" />ignari e liberi dai suoni<br aria-hidden="true" />del futuro e del passato.<br aria-hidden="true" />È niente, eppure è tutto<br aria-hidden="true" />il poco azzurro che rimane<br aria-hidden="true" />tra lo spazio e le cimase<br aria-hidden="true" />dei palazzi che abitiamo.<br aria-hidden="true" />È tutto, eppure è niente<br aria-hidden="true" />se non posso confidarlo<br aria-hidden="true" />più a nessuno che c&#8217;è stato<br aria-hidden="true" />un tempo vergine di angosce<br aria-hidden="true" />che danzavano nel vento.</p>
<p>Tu sai della mia mente</p>
<p><br aria-hidden="true" />.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La fuggitiva</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-fuggitiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 04:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Fatica]]></category>
		<category><![CDATA[Lontano]]></category>
		<category><![CDATA[Mare Corpo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Antonella Perrotta Vago tra le strade di una città che non mi appartiene, ventre di montagne che non mi appartengono, ché io sul mare sono nata, con acqua di mare nutrita e generata, figlia dei figli di quell’acqua salata che contiene isole e vulcani e arcipelaghi, denti in una bocca che schiuma tempeste [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Racconto di Antonella Perrotta</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vago tra le strade di una città che non mi appartiene, ventre di montagne che non mi appartengono, ché io sul mare sono nata, con acqua di mare nutrita e generata, figlia dei figli di quell’acqua salata che contiene isole e vulcani e arcipelaghi, denti in una bocca che schiuma tempeste e affoga pene e malanni e risuscita la calma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vago tra le strade come tra i miei tormenti, io, pensiero zingaro, corda di chitarra battente, e quanto è facile vivere per chi coltiva certezze e inneggia alla vita senza tormento, dono di Dio, dono d’amore, dono di quella natura che ci vuole essere sessuati predisposti all’accoppiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vago con un occhio alla strada, uno ai monti, uno a questo fottutissimo monumento che mi sta di fianco, mentre passanti avvolti in piumini e cappotti mi sfilano davanti con lo sguardo spento di chi ha fretta di andare e solo ad andare sta pensando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non riesco a dare una forma ai miei tormenti e, forse, è questo il tormento più grande ché è più facile ragionare con chi si conosce. Penso alle mie cicatrici, alla mia carne squartata e ricucita come fosse carne da macello ché un bravo medico non deve avere pietà e un corpo è uguale a un altro, muscoli, nervi, tendini, ghiandole, grasso, cute e sottocute, e chi se ne frega di chi lo indossa. Penso a chi non ha voluto guardarle e a chi le ha baciate, a chi mi ha allontanato e a chi mi ha cullato, a chi ho allontanato e a chi ho cullato. Penso troppo e penso male, in questo vortice di tempo e di giorni che non conoscono più emozioni, mentre continuo a sorridere ed essere gentile ché fare bene non è peccato e non è colpa da scontare, ma com’era bello quando il cuore palpitava e il corpo si eccitava, quando non ci si accontentava di sopravvivere al calduccio di una certezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Allontana dalla tua vita le situazioni e le persone che ti procurano depressione e disperazione. Scegli di stare con chi ti fa battere il cuore. Insegui le passioni che lo accendono. Non adagiarti. Non accontentarti” dicevo, mentre il normale ordine delle cose mi sfilava davanti. Casa, lavoro, aperitivo, pizza, chiacchiere, voglio sposare un medico o un magistrato, così dicevano, ma io il lavoro lo lasciavo e il medico e il magistrato pure e vivevo in una dimensione salvifica in cui ridevo di me, dei miei malanni, delle mie stronzate, degli altri e della vita intera. E il cuore palpitava e il corpo si eccitava ed era vivere e non sopravvivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché non può essere ancora così?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si muore soltanto per vecchiaia e malattia, perché le cellule del nostro corpo si sono consumate e il nostro tempo pure. Si può morire ogni giorno, un pezzetto al giorno, se al cuore non si dà nutrimento. E io mi sono tormentata abbastanza, ho già scontato le mie mancanze, ho riconosciuto le mie colpe e mi sono attribuita pure quelle che non avevo, scontate anch’esse in un</p>



<p class="wp-block-paragraph">tormento di redenzione di cui non avrei avuto bisogno. Sì, le ho scontate, le mie mancanze, e pure quelle degli altri che gli altri non hanno saputo riconoscersi e hanno lasciato scontassi io.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Merito di non morire pezzetto per pezzetto. Merito di vivere e non di sopravvivere. Merito di ridere ancora di me, dei miei malanni, delle mie stronzate, degli altri e della vita intera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un raggio di sole illumina la cima dei monti, mentre la bruma si va dissolvendo ed è uno squarcio nell’aria. Un bip sul cellulare mi distrae. È un whatsapp di una mia amica. “Fatti trovare in casa quando rientro. Andiamo al lago.” Sorrido, come la stupida emoticon che le invio per risposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, andrò al lago e in qualunque altro posto. Spegnerò chi vorrà spegnermi. Ascolterò soltanto parole che sapranno dei sussurri degli amanti. Guarderò ogni cosa prima che i miei occhi si chiudano. E il cuore batte, batte e mi tiene in vita. E la città è bellissima adesso, anche questo fottutissimo monumento che mi sta di fianco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, merito tutto il bene del mondo. Merito tutto il bello del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domani, torno al mare. Domani, torno a casa.</p>
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