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	<title>Lettura Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Muschio bianco: Torchio e l&#8217;irrisolvibile &#8220;Esserci&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 08:50:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Muschio bianco&#8221; di Katya Torchio, Officine Editoriali da Cleto, 2026 Quando parliamo di un libro di Katya Torchio, sappiamo già che non ci troveremo davanti a una narrazione superficiale dei sentimenti. Le sue opere non inseguono l’emozione facile, né cedono alla tentazione di dividere il mondo in categorie rassicuranti. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Muschio bianco&#8221; di Katya Torchio, Officine Editoriali da Cleto, 2026</strong></p>
<p>Quando parliamo di un libro di <strong>Katya Torchio</strong>, sappiamo già che non ci troveremo davanti a una narrazione superficiale dei sentimenti. Le sue opere non inseguono l’emozione facile, né cedono alla tentazione di dividere il mondo in categorie rassicuranti. Al contrario, scavano nell’essere umano con una sensibilità rara, attraversando l’amore, il sacrificio, il dolore e la speranza come territori concreti, vissuti, spesso contraddittori. È proprio in questa capacità di abitare le contraddizioni che <strong>Torchio</strong> trova la sua voce più autentica.</p>
<p><strong>Torchio</strong> è un’osservatrice dell’animo umano. Adopera uno sguardo attento, quasi investigativo, capace di scavalcare le convenzioni e di portare alla luce ciò che normalmente resta nascosto. Nei suoi personaggi non esiste mai un sentimento assoluto, puro, immacolato. Ogni emozione reca con sé ombre e zone grigie, perché la vita stessa è un problema irrisolvibile. Ed è forse questa la qualità più importante della sua scrittura: <strong>il rifiuto di ogni giudizio netto</strong>.</p>
<p>I protagonisti di &#8220;<strong>Muschio Bianco</strong>&#8221; sono uomini e donne profondamente umani. Fragili, talvolta smarriti, ma sempre capaci di rialzarsi. In loro, <strong>Katya Torchio</strong> mette in evidenza qualcosa che la contemporaneità tende spesso a dimenticare: la possibilità della comprensione e della redenzione. È come dire: non ci sono maestri, ma solo curiosi amanti del sapere che si scambiano la propria visione delle cose e dei fatti.</p>
<p><strong>Nessuno è “buono” o “cattivo” per nascita.</strong> Esistono il vissuto, le ferite, le mancanze, le esperienze che modellano ciascuno di noi e che, inevitabilmente, plasmano anche la realtà che abitiamo. La vita dialoga continuamente con chi la attraversa e, in questo discorso senza fine, prende forma il destino umano.</p>
<p>Dentro questa prospettiva relativista, tuttavia, emerge qualcosa di universale: <strong>l’amore</strong>. Non un amore plastificato, ridotto a dichiarazione o a retorica da <strong>soap opera</strong>, ma amore inteso come presenza, condivisione, reciprocità. Per <strong>Torchio</strong> amare significa manifestarsi all’altro, esserci davvero. Senza questa vicinanza ogni individuo rischia di sentirsi abbandonato alla vita, quasi gettato nudo nel mondo. È intorno a questa idea di amore che l’intero libro gravita, come se ogni storia, ogni gesto e ogni parola trovassero lì la propria ragione d&#8217;esistere. Pertanto, secondo questo filo conduttore, più si è distanti dall&#8217;amore, più la persona vedrà un&#8217;esistenza a tinte fosche.</p>
<p>In &#8220;<strong>Muschio Bianco</strong>&#8221; l’amore assume molte forme: è l’amore per <strong>Praia a Mare</strong>, città natale dell’autrice, osservata non soltanto come luogo geografico ma come spazio emotivo e collettivo; è l’amore per il proprio lavoro nei servizi sociali del <strong>Comune</strong>, esperienza che permette a <strong>Torchio</strong> di entrare quotidianamente in contatto con le fragilità del presente; è l’amore per la scrittura e per la cultura, che si traduce in una prosa capace di essere insieme delicata e viscerale; ed è soprattutto amore per gli ultimi. <strong>Non però nella forma paternalistica del soccorso</strong>, bensì in quella più complessa e necessaria dell’emancipazione sociale. Perché il disagio, la solitudine e lo spaesamento non appartengono più soltanto a certe categorie sociali, ma sono diventati malattie endemiche della nostra contemporaneità.</p>
<p>&#8220;<strong>Muschio Bianco</strong>&#8221; è dunque molto più di un romanzo locale. Anzi, definirlo tale è solo dispregiativo. Esso è un affresco dell’oggi e, allo stesso tempo, un punto di partenza da cui osservare il domani della nostra &#8220;<strong>area</strong>&#8221; e della società intera. Attraverso <strong>Praia a Mare</strong>, <strong>Katya Torchio</strong> racconta &#8220;<strong>ogni dove</strong>&#8220;, ricordandoci che ogni luogo è <strong>rappresentazione del mondo e appartiene al mondo</strong>. E che, in fondo, ciascuno di noi, nel bene e nel male, prende parte alla grande e sempre innovativa <strong>Commedia umana</strong>.</p>
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		<title>Generazione dopo generazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 19:09:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[generazione]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Generazione dopo generazione&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore elaborata con l&#8217;intelligenza artificiale  Nessun Dio salva, nessun Dio esiste se ci sono ancora notti in cui si supplica gioia ma si riceve pianto. Se lei ci fosse e mi aprisse le sue braccia, esclamerei: «Sono vivo». Scivolerei tra le sue [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Generazione dopo generazione&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore elaborata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>Nessun <strong>Dio</strong> salva, nessun <strong>Dio</strong> esiste se ci sono ancora notti in cui si supplica gioia ma si riceve pianto.</p>
<p>Se lei ci fosse e mi aprisse le sue braccia, esclamerei: «Sono vivo». Scivolerei tra le sue gambe, non avrei bisogno d&#8217;altro. Darei a me stesso ciò che basta, poi prenderei le distanze. Ricorderei la giovinezza senza la sua ingombrante immaturità, sentirei di nuovo la vitalità ripulita della sua vanità. Ma solo la speranza abbindola le persone con promesse leggere. Il tempo non restituisce, il tempo non sa chi lo guida. È un gioco noioso rincorrersi per sembrare innamorati?</p>
<p>Lui abbandona ciascuno al proprio tormento, anche oggi non verrà in nostro soccorso. Nessun <strong>Dio</strong> ama per davvero, tutt&#8217;al più, ognuno di loro mette alla prova.</p>
<p><strong>Generazione dopo generazione</strong> bussiamo alla porta dell&#8217;innocenza. Nessuno apre. Questa è una dimora abbandonata. Non v&#8217;è uomo che possa dirsi salvo senza il consenso della Storia e una corte di vincitori.</p>
<p>Ho guardato dal buco della serratura. Ho visto lei che si amava da sola, che non perdeva tempo con mani d&#8217;uomo. Lei ha voluto sé stessa per quell&#8217;attimo e per altri ancora. È finita così: la sua bocca leggermente schiusa, la testa poggiata sulle mattonelle, un sorriso sereno rivolto verso il neon lattiginoso, lei indisturbata con i capezzoli affilati.</p>
<p><strong>Generazione dopo generazione</strong> abbiamo imparato a morire meglio, a somministrarci veleno. Volevamo vivere di più e meglio. Tu chiamala eutanasia, o nichilismo, o insoddisfazione per la natura umana. Sii anche questa volta persuaso dal transumanesimo. Scompariamo adesso, unendo i punti del nostro disegno introverso, muovendo sempre gli stessi fili.</p>
<p>Nessun <strong>Dio</strong> salva, nessun Dio ama. Se avessimo potuto, nessuno di noi sarebbe venuto ad abitare questo Mondo.</p>
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		<title>L’amore molesto: il noir dell’anima di Elena Ferrante</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 10:09:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;L&#8217;amore molesto&#8221; di Elena Ferrante, E/O Edizioni, 1992 Pubblicato nel 1992, “L’amore molesto” è il fulminante romanzo d&#8217;esordio di Elena Ferrante. Sebbene il grande pubblico abbia conosciuto l&#8217;autrice soprattutto grazie alla tetralogia de “L&#8217;amica geniale”, è in questa prima opera densa, viscerale e a tratti disturbante che si trovano, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;L&#8217;amore molesto&#8221; di Elena Ferrante, E/O Edizioni, 1992</strong></p>
<p>Pubblicato nel 1992, “<strong>L’amore molesto</strong>” è il fulminante romanzo d&#8217;esordio di <strong>Elena Ferrante</strong>. Sebbene il grande pubblico abbia conosciuto l&#8217;autrice soprattutto grazie alla tetralogia de “<strong>L&#8217;amica geniale</strong>”, è in questa prima opera densa, viscerale e a tratti disturbante che si trovano, tutte le grandi ossessioni della sua letteratura.</p>
<h3>La Trama e l’Atmosfera: Un “Noir” dell’Anima</h3>
<p>La storia si apre con un evento traumatico: Amalia, la madre della protagonista Delia, viene trovata annegata su una spiaggia di Spaccavento, vestita solo di un prezioso reggiseno di pizzo, del tutto insolito per le sue abitudini.</p>
<h3>L&#8217;amore molesto: omicidio, suicidio o incidente?</h3>
<p>Per rispondere a queste domande, Delia – che vive a Roma e fa la costumista – è costretta a tornare a <strong>Napoli</strong>, la città da cui era fuggita. Il viaggio si trasforma rapidamente da indagine poliziesca a discesa febbrile nella memoria. Attraverso squallidi vicoli affollati, telefonate anonime e incontri con figure ambigue del passato (come il viscido Caserta), Delia deve ricostruire gli ultimi giorni di vita di sua madre, finendo però per fare i conti con i propri traumi d’infanzia e con le bugie su cui ha fondato la sua intera esistenza.</p>
<p>Il nucleo centrale è il rapporto madre-figlia, sviscerato con una crudeltà e una passione rare. Delia ha passato la vita a tentare di non assomigliare ad Amalia, rifiutando la sua napoletanità, i suoi gesti, la sua sottomissione. Eppure, camminando per Napoli, Delia indossa gli abiti rimasti della madre, ne assume gli odori e si guarda allo specchio vedendo il volto di Amalia. Si attiva qui quel concetto che la Ferrante battezzerà più tardi come smarginatura: i confini dell’identità di Delia si dissolvono, fondendosi e sovrapponendosi a quelli del corpo materno.</p>
<p>La critica femminista ha evidenziato come il romanzo sia una potente riflessione sul corpo della donna all’interno di una società patriarcale, violenta e possessiva. Amalia è stata per tutta la vita vittima della folle gelosia del marito (un pittore fallito che la picchiava per il solo fatto di essere guardata dagli altri uomini). La bellezza e la sensualità di Amalia sono vissute dalla famiglia e dai vicini come una “provocazione” intrinseca, una colpa da punire.</p>
<p><strong>Il vero colpo di scena del libro non è legato a un colpevole reale, ma a un trauma rimosso.</strong> Delia scopre che la catastrofe familiare (il divorzio dei genitori e la rovina di Amalia) è nata da una sua stessa bugia di bambina di cinque anni. Per gelosia e per il desiderio di punire la madre, la Delia bambina ha distorto un episodio di molestia subìto da un vecchio (Caserta), proiettandolo sulla madre. La memoria non è un porto sicuro, ma un territorio deformato dal senso di colpa.</p>
<p><strong>Napoli</strong> non fa semplicemente da sfondo: è un personaggio a sé stante. È una città asfittica, calda, rumorosa, degradata e quasi liquida (come l’acqua del mare che inghiotte Amalia). La lingua napoletana, che Delia cerca di censurare parlando un italiano asettico, riemerge continuamente come un dialetto della violenza e dell’urlo, impossibile da dimenticare.</p>
<p>A differenza della prosa più fluida e “popolare” de <strong>&#8220;L’amica geniale&#8221;</strong>, L’amore molesto ha una scrittura estremamente tattile, viscerale e spietata. La critica ne ha lodato la capacità di non addolcire mai i sentimenti scomodi: l’amore di Delia per la madre è “molesto” proprio perché impastato di odio, vergogna, attrazione morbosa e rancore.</p>
<p>Non è una lettura consolatoria. C’è un senso di angoscia costante e un odore sgradevole che sembra emanare dalle pagine (il sudore, la polvere dei vecchi negozi, la violenza domestica). Mario Martone ne ha tratto nel 1995 un omonimo, splendido film con Anna Bonaiuto, capace di restituire perfettamente quella stessa atmosfera allucinata e febbrile del libro.</p>
<p>In definitiva, <strong>&#8220;L’amore molesto&#8221;</strong> rimane forse l’opera più geometricamente perfetta e potente della Ferrante: un romanzo psicologico mascherato da thriller che usa il corpo di una madre per esplorare le stanze più buie dell’identità femminile.</p>
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		<title>Odissea: un film e un riflesso dell&#8217;epoca</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:48:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina di &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; di Christopher Nolan tratta dal web L&#8217;ho visto. L&#8217;ho apprezzato tantissimo, quasi tre ore che passano bene, giuste. Un&#8217;architettura filmica molto originale, un accostamento immagini-suono efficacissimo. Un film che si prende la responsabilità di far vedere in un modo nuovo quello che il testo faceva [&#8230;]</p>
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<p><strong>Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina di &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; di Christopher Nolan tratta dal web</strong></p>
<p>L&#8217;ho visto. L&#8217;ho apprezzato tantissimo, quasi tre ore che passano bene, giuste. Un&#8217;architettura filmica molto originale, un accostamento immagini-suono efficacissimo. Un film che si prende la responsabilità di far vedere in un modo nuovo quello che il testo faceva immaginare. Mi hanno sorpreso alcuni commenti sull&#8217;<strong>Odissea</strong> di <strong>Christopher Nolan</strong>. Mi colpisce soprattutto l&#8217;ossessione per la &#8220;<strong>fedeltà a Omero</strong>&#8220;, come se il valore di un&#8217;opera si dovesse misurare contando le differenze rispetto al testo.</p>
<p>L&#8217;<strong>Odissea</strong> che leggiamo è il punto di arrivo di una lunghissima tradizione orale, tramandata da generazioni di aedi. Non possediamo un originale intoccabile: possediamo una tradizione che, per sua natura, è fatta di variazioni, reinterpretazioni e riscritture. Pretendere un&#8217;esegesi letterale significa, paradossalmente, dimenticare proprio ciò che viene insegnato agli studenti.</p>
<p>L’<strong>Odisseo di Nolan</strong> non è soltanto l&#8217;eroe astuto, è un uomo che torna da una guerra e scopre che quella guerra, dopo aver distrutto <strong>Troia</strong> e la sua stessa umanità, non gli ha lasciato alcuna vera vittoria. Tutto il viaggio diventa allora una ricerca di sé, un lento passaggio dall&#8217;eroe che combatte all&#8217;uomo che comprende che la vera grandezza è amare, custodire la propria famiglia e ritrovare un equilibrio morale.</p>
<p>Ed è qui che il film raggiunge, secondo il parere di moltissimi spettatori, la sua forza più grande. Non è solo un grande film per la regia, il montaggio e un uso del sonoro semplicemente straordinario, è una grande operazione culturale. Dimostra che i classici sono vivi solo quando hanno il coraggio di parlare al presente.</p>
<p>Per questo appare bellissima la rappresentazione di <strong>Penelope</strong>. Non è una donna passiva che aspetta il marito. È l&#8217;altra metà di <strong>Odisseo</strong>, la sua bussola morale, il luogo in cui il suo viaggio trova finalmente senso. È moderna nel significato più profondo del termine: non perché venga &#8220;attualizzata&#8221;, ma perché il suo rapporto con <strong>Odisseo</strong> parla ancora oggi di reciprocità, di forza e di amore.</p>
<p>E vengo alla questione che ha fatto indignare molti: <strong>Elena e Clitennestra</strong> interpretate da attrici nere.</p>
<p>Non è un problema ma piuttosto un simbolo. Nell&#8217;immaginario collettivo, infatti, il corpo della donna nera richiama anche una lunga storia di oppressione, dominio e privazione della libertà. <strong>Elena e Clitennestra</strong>, pur diversissime tra loro, sono entrambe donne la cui vita è segnata dalla volontà degli uomini: vengono date, scambiate, contese, torturate come madri, sacrificate a logiche di potere che non hanno scelto. In questa prospettiva, il casting non cancella il mito: gli aggiunge un ulteriore livello di significato.</p>
<p>Se ci fermiamo al colore della pelle degli attori, perdiamo il senso dell&#8217;opera. Se invece proviamo a leggere quei simboli, scopriamo che il cinema può ancora fare ciò che la grande arte ha sempre fatto: parlare a tutti.</p>
<p>Se anche un solo ragazzo, uscendo dalla sala, avrà voglia di prendere in mano l&#8217;<strong>Odissea</strong>, Nolan avrà ottenuto qualcosa di straordinario. Avrà ricordato a tutti noi che i classici non appartengono al passato: appartengono a chi continua a interrogarli. E ogni epoca ha il diritto — e forse il dovere — di trovare in essi il proprio riflesso.</p>
</div>
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		<title>La caduta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 08:42:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La caduta&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale  È tempo di accettare la caduta, di ritirarsi, di non partecipare alle sorti del mondo. C&#8217;è un&#8217;aria di sconfitta che qualcuno vuole plasmare come vittoria, come visione di un pensiero forte. Bisognerebbe non sottoporre la propria analisi alla [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La caduta&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>È tempo di accettare la caduta, di ritirarsi, di non partecipare alle sorti del mondo. C&#8217;è un&#8217;aria di sconfitta che qualcuno vuole plasmare come vittoria, come visione di un pensiero forte. Bisognerebbe non sottoporre la propria analisi alla brevità di poche battute, ma alla prudente riflessione che ripudia la nuova mentalità manichea.</p>
<p>Crollano <strong>Roma</strong>, <strong>La Mecca</strong> e <strong>Gerusalemme</strong>. Nessun parlamento, nessuna religione rimangono ormai in piedi. C&#8217;è troppa fiducia nella ragione. Ciascun <strong>Dio</strong> è già morto da tempo per assenza di fedeli e nessuna profezia potrà più riaccendere le speranze in loro. Gli uomini esultano per gli annunci di autodistruzione.</p>
<p>Assistere alla caduta come se si ci abbracciasse al tramonto: ecco la metafora che libera dalla nostalgia e dalla rabbia.</p>
<p>Ora che ci riscopriamo diseguali e <strong>transumanisti</strong>, abbandono alla metempsicosi digitale la mia anima da fanciullo. Irradiato nel <strong>cyberspazio</strong>, generato da fanatiche illusioni di perfezione, io mi sento poeta. Riguardo al &#8220;<strong>Fanciullino</strong>&#8221; di <strong>Giovanni Pascoli</strong>, alla poesia che rievoca cose che, morte, attendono di essere portate in vita. Tutto si fa decadente. Sì, dolce decadenza che mi istiga a perdere i sensi.</p>
<p>Guarda che nulla ritorni indietro, in quel punto in cui ancora può ridiventare moda solo l&#8217;immagine riflessa e distorta di ogni simbolo. Questa è un&#8217;epoca che ama i surrogati, che non sa inventare qualcosa di nuovo, che alleva geni a tempo determinato che sappiano assumersi gioie e dolori della tirannide. C&#8217;è chi ancora vuole essere decapitato? <strong>C&#8217;è chi per un attimo di gloria è disposto a finire impiccato?</strong></p>
<p>Sì, il mondo continua a santificare cadaveri. Invoca giustizia fin quando la giustizia non diventa ingombrante. Scendono dalle croci i ladroni. Vengono assunti in cielo gli assassini ancora fieri dei loro omicidi. Pensa che il tuo cervello sarà trasferito in una chiavetta <strong>Usb</strong>, che la tua coscienza guiderà un avatar, che tu potrai diventare qualsiasi cosa.</p>
<p>Ecco la caduta, l&#8217;uomo, l&#8217;epoca che si attraversa in silenzio con una pistola puntata alla tempia. Non cercare risposte, non abbandonarti alla chiacchiera. Vai al patibolo ridendo. <strong>Siedi sulla riva del fiume, attendi il tuo cadavere e lascialo andare.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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