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	<title>letteratura russa Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il defunto odiava i pettegolezzi. Serena Vitale e il caso Majakovskij</title>
		<link>https://www.borderliber.it/recensione-vitale-adelphi-majakovskij/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2017 05:58:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Vladimir Majakovskij]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. Foto via Wikipedia. Articolo già pubblicato su Gli amanti dei libri Un omicidio, un suicidio, o semplicemente una morte? Serena Vitale ci parla di Majakovskij, poeta dell’avanguardia russa, espressione culturale di quella rivoluzione bolscevica che modificò il destino della nazione euro-asiatica e dell’intera area orientale. Odiato, amato, eccentrico, sbruffone, genio assoluto. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Recensione di Martino Ciano. Foto via Wikipedia. Articolo già pubblicato su </em></strong><strong><em><a href="http://www.gliamantideilibri.it/il-defunto-odiava-i-pettegolezzi-serena-vitale-2/">Gli amanti dei libri</a></em></strong></p>
<p>Un omicidio, un suicidio, o semplicemente una morte? Serena Vitale ci parla di Majakovskij, poeta dell’avanguardia russa, espressione culturale di quella rivoluzione bolscevica che modificò il destino della nazione euro-asiatica e dell’intera area orientale.</p>
<p><strong>Odiato, amato, eccentrico, sbruffone, genio assoluto. Se ne sono dette tante sul suo conto, in fondo è il destino dei grandi. Sulla loro vit il giudizio dei posteri non è mai unanime e Majakovskij non è stato sottratto a questa sorte. </strong></p>
<p>Vitale parte dalla sua morte. 14 aprile 1930. Quel giorno il trentasettenne poeta russo si tolse la vita. O meglio questa è la verità ufficiale. Ma potrebbe essere successo altro?</p>
<p><strong>Sia ben chiaro, l’autrice non impone una sua tesi, si limita solo a presentarci un caso. Tramite articoli e documenti che fino al 1991 sono rimasti custoditi negli inaccessibili archivi dell’ex Unione Sovietica, vengono ricostruiti i giorni che precedono e susseguono la morte del poeta.</strong> Una vita ingarbugliata la sua, in cui si intrecciano amori, invidie e, per l’appunto, pettegolezzi. Proprio quelli che lui odiava .</p>
<p>Ma la Vitale va oltre. Ci consegna un Majakovskij inedito che nessuno ha mai conosciuto. Ci fa entrare nel suo intimo. Veniamo a conoscenza del suo carattere egocentrico. <strong>Il poeta russo era uno scrittore che poco digeriva le critiche. Era un amante possessivo. Un uomo perennemente in crisi, dilaniato dai sensi di colpa, dalla paura di rimanere solo e di perdere la popolarità.</strong> Bastava poco per ferire questo “compagno” alto più di un metro e novanta.</p>
<p>Particolarmente interessante è anche il modo in cui Serena Vitale ci fa entrare in questa storia. Le testimonianze degli amici e delle amanti di Majakovskij vengono disseminate con attenzione nel testo. Né se ne fa abuso né vengono prese per oro colato. <strong>Questo perché lo scopo dell’autrice non è quello di ricostruire un’indagine, ma di farci conoscere esaustivamente un fatto sepolto da ottantasette anni di silenzio.</strong></p>
<p>Alla fine del libro non arriveremo a nessuna conclusione. Non sapremo mai se Majakovskij si è ucciso o è stato assassinato, perché inviso al Cremlino. Sono solo dei sospetti e tali rimarranno. Come detto, lo scopo del libro è un altro. Farci conoscere un uomo, un poeta, la sua nazione e la sua epoca.</p>
<p><strong>Chi non conosce Majakovskij se ne farà un’idea, chi lo ha sempre apprezzato ne rimarrà ancora di più affascinato.</strong></p>
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		<title>Dostoevskij e la malattia dell&#8217;uomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 05:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[avanguardia]]></category>
		<category><![CDATA[incipit]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura russa]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[sottosuolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dostoevskij e la malattia dell&#8217;uomo&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su Zona di Disagio &#8220;Lasciamo i giochi di potere a Dio, a noi ha lasciato la sua ira… la parola&#8221;. Questa frase è stata partorita dalle profonde pozzanghere della mia anima in questa sera di gennaio, mentre rileggo &#8220;Memorie dal sottosuolo&#8221; di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Dostoevskij e la malattia dell&#8217;uomo&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2016/01/30/ragionando-sul-sottosuolo/">Zona di Disagio</a></strong></p>
<p>&#8220;Lasciamo i giochi di potere a Dio, a noi ha lasciato la sua ira… la parola&#8221;. Questa frase è stata partorita dalle profonde pozzanghere della mia anima in questa sera di gennaio, mentre rileggo &#8220;<strong>Memorie dal sottosuolo&#8221; di Fëdor Dostoevskij.</strong> Mi sono trasformato nell’uomo-topo che cozza indomito contro il muro innalzato dalle leggi della natura.</p>
<p>Ah, quanto sazio ne ho ricevuto, signori miei. Mi sono lasciato perseguitare dalle parole di questo libro che avevo sepolto nella mia libreria. Seppellito ma sempre presente nella mia mente, perché ogni tanto mi sono sentito <em>un uomo malato</em>.</p>
<p>Con piacere ho goduto ancora una volta delle manie del protagonista, delle pulsioni del suo animo delirante. Ma cos’è il sottosuolo?</p>
<p><strong>È quella parte della nostra coscienza in cui si deposita il nostro male, il nostro masochismo, la cattiveria che divora la bontà.</strong> Incarnando ruoli diversi e maschere pagliaccesche riusciamo a tenerlo lì, in silenzio, sottomesso, fin quando l&#8217;istinto decide di liberalo e si riprende la rivincita, facendoci finalmente sussurrare: <strong><em>io sono un uomo infelice.</em></strong> Infelice perché si vuole, si desidera, si lotta solo per il proprio bene.</p>
<p>Ma proprio il protagonista si domanda: <strong><em>è possibile che il nostro vantaggio sia sempre positivo? </em></strong>Sì, attraverso questo racconto Dostoevskij indaga il bene e il male, va al di là d’ogni razionalità e crea un personaggio che per la prima volta lotta per la sua rovina. Lo fa in maniera ponderata, ma spinto da una forza astratta, cui non sa dare un nome. E più il protagonista proverà a darle dei connotati, più essa diventerà sfuggente. E allora qui sta la grande intuizione dello scrittore russo, quella che muoverà orde di filosofi del ‘900 verso la metafisica dell’assurdo: <strong><em>il male è una contemplata negazione della vita e l’uomo la conserva nel suo sottosuolo; il male è l’abisso che si guarda con paura e con piacere. E l’origine del male è più misteriosa della vita.</em></strong></p>
<h4>Dostoevskij e la malattia dell&#8217;uomo apparente</h4>
<p><em> </em>Ma c’è salvezza per l’uomo? Sì, Dostoevskij non lo esclude ma non è ottimista, bensì, possibilista. Come a dire <em>a volte ci credo</em>. Di qui nasce la figura di Lisa, la prostituta più angelica della letteratura.</p>
<p>Dopo una cena trascorsa con alcuni conoscenti, il protagonista si reca con loro in un bordello. L’unico motivo che l’ha spinto a seguirli è la vendetta che brama verso Zverkov, con cui ha precedentemente mangiato e bevuto. Ma il suo è più che altro un gesto di ribellione verso questo amico, ex compagno di scuola e ora vigoroso ufficiale dell’esercito. Il protagonista non ha un vero motivo per dargli uno schiaffo, vuole solo umiliarlo, fargli sentire ciò che lui prova come misero impiegato che passa il suo tempo libero a leggere e a fantasticare. Ma la sua rimane un’intenzione che sbuca dal sottosuolo e divora la sua anima. Ed è proprio in questo momento cruciale, in questa casa di perversione, che avviene l’incontro con Lisa.</p>
<p>Giovane, carina, spaesata. Di fronte a lei il male torna nel sottosuolo e lui, il protagonista, ha per lei parole di redenzione, di amore e di compassione. <strong>L’amore, l’unica cosa che conta e che va al di là delle ricchezze. Il nostro eroe è così colpito da questa ragazza che addirittura le dà il suo indirizzo, la invita a non vendere più la sua anima e il suo corpo.</strong> È come se volesse salvarla dal suo stesso destino, quello di rimanere un giorno schiava del proprio sottosuolo e di trasformarsi in una donna-topo perseguitata dal male.</p>
<h4>Dostoevskij e la malattia dell&#8217;uomo-topo</h4>
<p>E allora cos’è il male se non il risultato dell’umiliazione costante, del degradamento della coscienza dell’uomo, dell’incapacità di reagire. <strong>Ecco il perfetto eroe superfluo di cui  Dostoevskij ha riempito i suoi romanzi. L’uomo qualunque, sofferente, la cui reazione non muove rivoluzioni, ma indifferenza; che rimane lì, a morire, schiavo della sua ribellione sognata, immaginata.</strong> Cerca il bene e la pace ma è così sottoposto al male e allo scherno altrui, che si converte alla malvagità. Un profilo che Moravia rievoca nella figura di Michele nel romanzo Gli indifferenti e che troviamo anche nel breve racconto Giovanni Episcopo di D’Annunzio.</p>
<p>Ma quando Lisa si presenterà a casa del protagonista ecco che lui quasi la caccia. Si vergogna della sua povertà e per difendersi la calunnia e la maltratta. <strong>L’uomo-topo scoperto nella sua tana vuole sia vendicarsi di lei, sia riversarle addosso anche tutto l’astio che non è riuscito a scaricare su Zverkov.</strong> Ma anche in questo caso fallisce. Cade tra le braccia della prostituta, piange e ammetterà: <em>sono un uomo infelice.</em></p>
<p>Il resto dovete scoprirlo voi. Non ho parlato di questo racconto né da critico, né da studioso. Io sono solo un lettore che conosce la sua malattia: l’amore per la ricerca. E in questo mio commento non c’è traccia di disonestà, ma di idiozia… la bellezza che forse un giorno salverà il mondo. Perdiamoci volentieri in <em>Dostoevskij e la malattia dell&#8217;uomo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NOTE</p>
<ol>
<li><em>Uomo-topo</em> è stato utilizzato da Nabokov per descrivere il protagonista.</li>
<li><em>Eroe superfluo</em> è stato coniato dal critico Igor Sibaldi.</li>
</ol>
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		<title>Tutto scorre. Vasilij Grossman e la &#8220;razionalità&#8221; di un massacro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/grossman-scorre-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 10:28:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Tutto scorre&#8221; di Vasilij Grossman, Adelphi, 2010. Articolo già pubblicata su Gli amanti dei libri Scuote l’anima con parole dure e aspre. Racconta con lucidità la vita dei lager russi, toccata ai dissidenti del regime stalinista, ma anche a coloro che si sono adoperati per la rivoluzione. Queste pagine [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/grossman-scorre-recensione/">Tutto scorre. Vasilij Grossman e la &#8220;razionalità&#8221; di un massacro</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Tutto scorre&#8221; di Vasilij Grossman, Adelphi, 2010. Articolo già pubblicata su <a href="http://www.gliamantideilibri.it/tutto-scorre-vasilij-grossman/">Gli amanti dei libri</a></strong></p>
<p>Scuote l’anima con parole dure e aspre. Racconta con lucidità la vita dei lager russi, toccata ai dissidenti del regime stalinista, ma anche a coloro che si sono adoperati per la rivoluzione. <strong>Queste pagine commuovono, fanno riflettere, ma soprattutto non lasciano spazio al revisionismo o al negazionismo.</strong></p>
<p><em><strong>Tutto scorre e ciò che è disumano è assurdo e inutile.</strong> </em>Dice Ivan, il protagonista del libro. Lo sussurra mentre cammina per strada, in cerca di una nuova vita e di quel tempo trascorso nelle prigioni della <strong>Siberia.</strong> Ci spiega nei dettagli il male ordito da uomini che non sanno per chi combattono e in nome di quale causa. Certamente, in loro non è rimasto nulla degli ideali della gloriosa rivoluzione, che avrebbe dovuto ridare dignità agli oppressi. Anzi, prima Lenin e poi Stalin hanno costruito uno Stato che ha sottomesso l’uomo, issando la bandiera dell’odio.</p>
<p>Sono amare le conclusioni di Ivan, che crede nella libertà dell’uomo, nella sua autodeterminazione; mentre odia la rivoluzione dei piani quinquennali, dei lager, del terrore insensato nel nome dell’annientamento dei nemici del popolo.</p>
<p>Ma chi sono i servi del regime? Uomini che inventano dossier e accuse per far finire in carcere persone innocenti, prive di odio, fedeli solo a un ideale di fratellanza. Eppure, nella grande Madre Russia, anche i carnefici possono diventare vittime del sistema. Anche a loro possono toccare in sorte la gattabuia e la tortura.</p>
<p><strong><em>Tutto ciò che è reale è razionale. </em></strong>Lo dice Hegel, ma Ivan non ci crede assolutamente. Come può la rivoluzione del proletariato aver reso gli uomini bestie emancipate, che mandano a morte, nei lager, donne, uomini, bambini ed ebrei? Che differenza c’è tra il gas nazista e il gelo siberiano riservato a chi ha detto “no” alle imposizioni del regime stalinista?</p>
<p>Viene chiesto ai contadini di lavorare di più, di non lamentarsi per il salario basso, di non riposarsi, di non scioperare, di non tenere per loro qualche spiga di grano. Tutto deve essere consegnato allo Stato, tutto dev’essere fatto in nome dello Stato. Non si possono piantare altre colture oltre al grano e chi disobbedisce viene fatto morire di fame.</p>
<p>E Stalin non si fa scrupoli, priva i contadini ucraini di tutto e i loro lamenti restano inascoltati. E mentre la fame li massacra, la stampa scrive che essi sono dei mistificatori, che con il grano che hanno nascosto potranno vivere per anni. Sono  nemici del popolo. <strong><em>I Kulaki… chi si ricorderà di loro?</em></strong></p>
<p>Di tutto questo ci parla <strong>Vasilij Grossman</strong>, che quel periodo l’ha vissuto. È nato nel 1905 ed è morto nel 1964. L’autore russo ha visto la grandezza e la miseria del regime comunista, i tempi bui in cui tutte le speranze di democratizzazione della nazione sono cadute nel vuoto. E sempre attraverso le labbra di Ivan, lo scrittore arriva alla conclusione che, dopotutto, la storia della Russia è il manifesto di una dura lotta per il rafforzamento della schiavitù e che, paradossalmente, Stalin ha completato questo processo.</p>
<p><strong><em>Lo sviluppo russo ha mostrato una strana essenza: si trasforma in sviluppo della non libertà. Di anno in anno sempre più brutale è diventato il servaggio del contadino, sempre più è andato assottigliandosi il suo diritto alla terra; nel frattempo la scienza russa, la tecnica, l’istruzione erano in continua crescita, pari alla crescita della sua schiavitù.</em></strong></p>
<p>Viceversa…</p>
<p><strong><em>La storia dell’umanità è la storia della sua libertà. La crescita della potenza dell’uomo si esprime innanzitutto nella crescita della libertà. Il progresso è essenzialmente progresso della libertà umana. Giacché la vita stessa è libertà, l’evoluzione della vita è evoluzione della libertà.</em></strong></p>
<p>Di questo e altro narra <strong><em>Tutto scorre,</em></strong> apparso nel 1970. Tra queste pagine viene narrata una storia che forse ci piace dimenticare, che ci sembra lontana, che non ci tocca. Eppure, anche se tutto scorre, tutto può tornare, in altre forme.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/grossman-scorre-recensione/">Tutto scorre. Vasilij Grossman e la &#8220;razionalità&#8221; di un massacro</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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