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	<title>Les Flâneurs Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Ogulnar: Luciana De Palma e il potere della parola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 05:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Ogulnar&#8221; di Luciana De Palma, Les Flaneurs Edizioni, 2025 &#8220;Ogulnar&#8221; di Luciana De Palma sa di favola. Ogni parola sembra avere un peso specifico, quasi una responsabilità. Ciascun termine sprigiona un potere ammaliatore. Ciò rende ogni discorso un rituale. Nel cuore del deserto del Karakum, in Turkmenistan, in un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Ogulnar&#8221; di Luciana De Palma, Les Flaneurs Edizioni, 2025</strong></p>
<p dir="ltr">&#8220;<strong>Ogulnar</strong>&#8221; di <strong>Luciana De Palma</strong> sa di favola. Ogni parola sembra avere un peso specifico, quasi una responsabilità. Ciascun termine sprigiona un potere ammaliatore. Ciò rende ogni discorso un rituale.</p>
<p dir="ltr">Nel cuore del deserto del Karakum, in Turkmenistan, in un villaggio che ha fatto del silenzio una regola e dell’abitudine una prigione, vive lei, <strong>Ogulnar</strong>, creatura colpevole di possedere un dono considerato pericoloso: dare forma alle parole, custodirle, intrecciarle fino a renderle vive.</p>
<p dir="ltr">I suoi componimenti, quasi divinatori, non sono ornamento, ma azione. Intervengono nel qui-ora, scalfiscono la realtà e la mettono in discussione. Ed è proprio questo che spaventa di lei. Ciò che fa è un prodigio o potrebbe richiamare una sciagura?</p>
<p dir="ltr">De Palma costruisce un mondo essenziale e arido, dove il deserto non è solo un paesaggio ma una categoria dello spirito. E lì dentro inserisce una crepa: la parola. Che non è mai neutra. Può guarire, certo, ma anche ferire, contaminare, rompere equilibri antichi. È questa ambivalenza a rendere il romanzo interessante: la parola come salvezza e rischio.</p>
<p dir="ltr">Quando <strong>Ogulnar</strong> viene spinta oltre i confini del suo isolamento, in un viaggio che ha il sapore della prova iniziatica, il libro diventa un itinerario verso qualcosa di proibito: la propria intimità. La vera traversata non è nel deserto, ma dentro la voce che ciascuno tenta di ascoltare.</p>
<p dir="ltr">&#8220;<strong>Ogulnar</strong>&#8221; diventa così una riflessione limpida sull’incomunicabilità: su ciò che accade quando il dialogo si spegne e resta solo l&#8217;assenza. E allora la parola, quella autentica, torna a essere un atto rivoluzionario. Riempie il deserto, lo incrina, lo rende umano.</p>
<p dir="ltr">Una favola, ma anche un romanzo che cerca di fare riflettere su quel prezioso dono che ciascuno di noi possiede: la parola. E senza parole nulla si edifica e tutto perde identità.</p>
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		<title>Anna Freud. Lombardo e la storia di una &#8220;donna dimenticata&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/anna-freud-lombardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 00:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Bergasse 19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Berggasse 19. Una donna di nome Anna Freud&#8221; di Lucrezia Lombardo, Les Flâneurs Edizioni, 2024 Complessata, ombrosa, sempre pronta a mettersi in competizione con la sorella Sophie, considerata la cocca di papà. L&#8217;adolescenza e la giovinezza di Anna Freud, ultima dei sei figli di Sigmund Freud, sono tormentate ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Berggasse 19. Una donna di nome Anna Freud&#8221; di Lucrezia Lombardo, Les Flâneurs Edizioni, 2024</strong></p>
<p>Complessata, ombrosa, sempre pronta a mettersi in competizione con la sorella <strong>Sophie</strong>, considerata la cocca di papà. L&#8217;adolescenza e la giovinezza di <strong>Anna Freud</strong>, ultima dei sei figli di <strong>Sigmund Freud</strong>, sono tormentate ma anche ricche di spunti di riflessione, soprattutto per lei.</p>
<p>Nessuno, neppure lei, avrebbe mai pensato di diventare così decisiva grazie alle intuizioni da cui presero forma la <strong>&#8220;Psicologia infantile e quella dell&#8217;Io&#8221;</strong>. Proprio Anna, convinta che il padre non la amasse, visto che la metteva sempre in disparte, fu poi la seguace più accanita del dottor Freud che, a sua volta, la incitò a non abbandonare la strada intrapresa.</p>
<p>La storia ha però dimenticato <strong>Anna e le sue ricerche</strong>; da qui il libro di <strong>Lucrezia Lombardo</strong>, che inaugura la collana <strong>&#8220;Le Innominate&#8221;</strong>, curata da <strong>Annachiara Biancardino</strong>, per il marchio editoriale <strong>Les Flâneurs</strong>.</p>
<p><strong>Bergasse 19</strong>, ossia la strada di <strong>Vienna</strong> in cui la famiglia Freud ha vissuto fin quando l&#8217;avvento del nazismo, con l&#8217;annessione dell&#8217;<strong>Austria</strong> alla <strong>Germania</strong>, non fece decidere all&#8217;ormai anziano, stanco e malato Sigmund di trasferirsi a <strong>Londra</strong>. Era il <strong>1938</strong>, il dottor Freud morirà nel <strong>1939</strong>. Fu uno strappo doloroso, infatti, in quella casa, Anna era nata e cresciuta come donna e scienziata. La famiglia era giunta tra le mura di quella villetta nel 1891, lei era venuta alla luce nel <strong>1895</strong>.</p>
<p>Il merito di <strong>Lucrezia Lombardo</strong> è sicuramente quello di farci immergere nella vita della studiosa, grazie a una scrittura delicata che non scade mai nel sentimentale, ma resta sempre ancorata alla necessità di fare emergere la figura di Anna in tutta la sua dignità e maturità. Impresa non facile, visto che l&#8217;autrice ha immaginato una Freud anziana che compone una lunga lettera indirizzata alla sua collega, nonché amante <strong>Dorothy Burlingham</strong>.</p>
<p>La confessione di Anna non inventa nulla dal punto di vista biografico, sicuramente dà al lettore importanti spunti che ci fanno scendere negli anfratti di questa scienza tanto citata, ma poco conosciuta, spesso vittima del pregiudizio. <strong>Anna infatti parla tanto del suo rapporto con il padre; lo adula, ma lo odia anche nel momento in cui la delude.</strong> Per Anna, il fondatore della psicanalisi è un uomo che studia per liberare l&#8217;umanità dal male, che pone l&#8217;amore al centro di tutto, che pian piano cade nel pessimismo a causa della violenza che vede sia prima che dopo la Grande Guerra, sia con l&#8217;avvento del nazismo.</p>
<p>Eppure, è anche un uomo che si mostra imperturbabile, che non riesce a manifestare il proprio dolore, che non ci pensa proprio di mettersi a nudo, soprattutto davanti ai suoi familiari. <strong>Prima la morte della figlia prediletta Sophie, poi del nipote, lo demoliscono.</strong> Sigmund prova a nascondere tutto, ma non ce la fa, tant&#8217;è che si ammala anche lui.</p>
<p><strong>Ma cos&#8217;è il dolore?</strong> Nessuno lo sa e neanche il padre della psicanalisi ne è immune. Ed è proprio in questo momento che interviene Anna. La sua sensibilità scruta nell&#8217;intimo del padre e arriva alla conclusione che è proprio l&#8217;infanzia, ossia quel periodo in cui rispondiamo a tutti gli impulsi per la prima volta, il nostro momento formativo. È lì che si formano crepe, piaghe, cicatrici, atteggiamenti più o meno buoni. Vero, <strong>anche papà Sigmund sosteneva questo, ma poi aveva abbandonato quella strada, bazzicandola sporadicamente.</strong></p>
<p>C&#8217;è un aspetto fondamentale all&#8217;interno di questo libro che viene ricalcato in più occasioni: <strong>Sigmund Freud dice che alla base della psicologia c&#8217;è la filosofia. </strong>Infatti, questa scienza non è nata nel nome di una &#8220;catalogazione&#8221; dei comportamenti umani, ma con lo scopo di dare all&#8217;uomo la possibilità di conoscere i meccanismi che lo governano. Questo per dire che il libro di Lucrezia Lombardo oltre a ridare luce a un personaggio messo ingiustamente in secondo piano, tende a rimarcare i veri propositi della psicanalisi.</p>
<p><strong>Freud utopico?</strong> Forse sì, come d&#8217;altronde tutto ciò che chiede di avere fede; ma possiamo anche rispondere &#8220;no&#8221; visto che lo stesso si abbandona al pessimismo, riconoscendo nell&#8217;uomo una irrazionalità indomabile. Certamente, il libro che abbiamo di fronte ricostruisce alla perfezione la figura di Anna, del suo rapporto con il padre, con la <strong>collega-amante Dorothy</strong> che sostiene l&#8217;intero racconto del libro, anche quando la figura appare più camuffata.</p>
<p>Ma Anna insegna anche qualcosa di profondo al padre, infatti, la sua indipendenza, la sua reticenza verso la vita matrimoniale, quindi anche verso la volontà di diventare madre, meravigliano Sigmund fino a sconvolgere i suoi schemi. Secondo una logica tutta da confermare, ma avallata dal periodo storico che non faceva sconti sugli obblighi imposti alla donna, la figlia fu quella che più di tutti seppe leggere la psicologia infantile; proprio lei che, in forza di certi pregiudizi, avrebbe dovuto essere priva di &#8220;istinto materno&#8221;.</p>
<p>In poche parole, <strong>Anna dimostra che non esistono schemi precostituiti. L&#8217;unica cosa vera nell&#8217;uomo è la sua imprevedibilità</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/anna-freud-lombardo/">Anna Freud. Lombardo e la storia di una &#8220;donna dimenticata&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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