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	<title>Leggenda Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il Bócolo di San Marco: tra leggenda, amore e storia veneziana</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-bocolo-di-san-marco-tra-leggenda-amore-e-storia-veneziana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 02:30:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il Bócolo di San Marco: tra leggenda, amore e storia veneziana&#8221; è un articolo di Letizia Falzone Mentre tutta Italia celebra il 25 aprile come Anniversario della Liberazione, a Venezia questa data profuma di rose. Se vi capita di passeggiare tra le calli in questo giorno, noterete quasi ogni donna con in mano un bocciolo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il Bócolo di San Marco: tra leggenda, amore e storia veneziana&#8221; è un articolo di Letizia Falzone</strong></p>
<p>Mentre tutta Italia celebra il 25 aprile come Anniversario della Liberazione, a Venezia questa data profuma di rose. Se vi capita di passeggiare tra le calli in questo giorno, noterete quasi ogni donna con in mano un bocciolo di rosa rossa: il celebre “Bócolo”.</p>
<p>Ma da dove nasce questa tradizione che trasforma Venezia in una città ancor più romantica di quanto già non sia? La risposta affonda le radici in una leggenda medievale dal sapore epico e tragico.</p>
<h3>Il Bócolo di San Marco: la leggenda di Vulcana e Tancredi</h3>
<p>La protagonista è Maria, figlia del Doge Orso I Partecipazio. Per via della sua chioma rossa e vaporosa, tutti in città la chiamano “Vulcana”. Maria è perdutamente innamorata di Tancredi, un giovane popolano.</p>
<p>Il loro amore, però, è ostacolato dalla nobile famiglia Partecipazio, che mai accetterebbe un genero senza titoli. Maria, determinata a non rinunciare al suo uomo, suggerisce a Tancredi un piano: arruolarsi nell’esercito di Carlo Magno per combattere i Mori in Spagna. Coprendosi di gloria militare, Tancredi avrebbe finalmente ottenuto il prestigio necessario per chiedere la sua mano.</p>
<p>Il giovane combatte con valore estremo, ma il destino è crudele. Durante una battaglia, cade ferito a morte sopra un roseto bianco. Con le ultime forze, coglie un bocciolo, che si tinge del suo sangue vermiglio, e lo affida al paladino Orlando (il celebre eroe della Chanson de Roland), chiedendogli di portarlo a Venezia alla sua Maria.</p>
<p>Orlando tiene fede alla promessa. Maria riceve il fiore il 24 aprile, chiudendosi in un dolore muto. Il mattino seguente, il giorno di San Marco, viene trovata senza vita: sul petto stringe ancora quel bocciolo, simbolo di un amore eterno oltre la morte.</p>
<h3>Realtà contro Leggenda: Il “Debunking” Storico</h3>
<p>Come ogni bella storia, anche quella del Bócolo si scontra con la fredda cronologia. Sebbene affascinante, il racconto è un meraviglioso anacronismo. Tuttavia, a Venezia la magia conta più dei manuali di storia, e il gesto di regalare il “Bócolo” rimane un rito imprescindibile per ogni innamorato.In definitiva, il 25 aprile veneziano ci ricorda che dietro ogni grande evento storico c’è sempre una dimensione umana. Che si tratti della liberazione di un popolo o del bacio di due amanti separati dalla guerra, il messaggio è lo stesso: la speranza che, nonostante il dolore, qualcosa di bello possa ancora fiorire.</p>
<p>Un consiglio per i viaggiatori: Se vi trovate a Venezia il 25 aprile, ricordate che il bocciolo deve avere il gambo lunghissimo. È questo il dettaglio che distingue il vero “Bócolo” di San Marco da una comune rosa.</p>
<p>E voi conoscevate la storia di Vulcana? Regalerete un Bócolo quest’anno?</p>
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		<title>Il mondo nuovo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-mondo-nuovo-articolo-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 07:33:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il mondo nuovo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Il mondo nuovo si è garantito la disperazione. Ogni tanto, ridendo, ci chiediamo cosa sia questa tentazione di sembrare ancora vivi, mentre dovunque si spalleggia il piano della morte. Scritture volgari e necrologi declamati come frasi nei comizi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il mondo nuovo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Il mondo nuovo si è garantito la disperazione. Ogni tanto, ridendo, ci chiediamo cosa sia questa tentazione di sembrare ancora vivi, mentre dovunque si spalleggia il piano della morte. Scritture volgari e necrologi declamati come frasi nei comizi di attempati politici animano la quotidianità. Non ci basta una tragedia al giorno, ne vogliamo una all’ora, fin quando l’ansia non ci abbia spolpato e lucidato le ossa. La chiamano “capacità di stare sul pezzo”.</p>
<p dir="ltr">Qui è già stata issata una bandiera bianca. Guardo il mondo nuovo mentre, davanti a me, osservo il rito antico della transumanza. Una vacca dopo l’altra, una voce umana che dirige senza interferire troppo, un lento andare e un ragionato senso di spaesamento che viene scosso dal vento. Il mondo nuovo qui non si impone. Laddove vi è indifferenza, ciò che proviene da un altrove incalcolabile e irraggiungibile è solo un fastidioso prurito.</p>
<p dir="ltr">Tra esecuzioni sommarie in strada e proclami sovranisti si annusa la distruzione. La storia è tutto ciò che appare ai nostri occhi come qualcosa che si può tramandare. E le nostre visioni mediate, così lontane dal farci sentire testimoni oculari, ammaestrano il nostro animo. Cerchiamo di contemplare con empatica risolutezza, ma non c’è modo di conciliare ciò che viviamo con ciò che desideriamo. È la violenza del mondo nuovo a farci innamorare dei nostri carnefici. È il loro love bombing di sangue e terrore che ci fa venire sensi di colpa se dissentiamo troppo. È questa assuefazione alla disumanità che ci ha reso spettatori.</p>
<p dir="ltr">Le tragedie si consumano lentamente e, come candele profumate, spandono il loro odore ovunque. Man mano che inaliamo aria viziata, ci abituiamo. Il mondo nuovo è nei nostri polmoni, negli occhi del più crudele e del più innocente degli uomini. Tutti siamo corrotti, nessuno vuole presentarsi come corruttibile. Mentre la vita sfugge alle etichette quotidiane, ciascuno sceglie la propria chiesa ideologica. Mai come in questi anni c’è chi vuole costruire grandi cattedrali del pensiero, distruggendo ciò che reputa fragile e inospitale. Gli spazi angusti del cuore sono però quelli più rinomati: ospitano ancora la polvere di questa sciagurata generazione di fine Novecento.</p>
<p dir="ltr">I Millennials hanno dimenticato il sapore dolce del “fumo pakistano” o i viaggi offerti dalle composizioni chimiche sperimentali che proiettavano verso il terzo millennio con fiducia. Con la frustrazione in corpo del volere sempre di più, insieme ai predecessori della Generazione X, hanno voluto delegare loro stessi a chi avrebbe potuto fare: a genitori ancora preda dei loro isterismi iperprotettivi. Tant’è che, troppo impegnati nel fare carriera e nel fallire, costoro hanno dato tutto in mano a padri ancora pieni di duttile monarchismo.</p>
<p dir="ltr">Intanto giochiamo a essere influencer politici, culturali e di opinioni. Influenzare e manipolare, sabotare e poi riannodare i fili del sistema. Guardare il mondo nuovo con gli occhi deboli, come un miope che ha perso gli occhiali. Vedere macchie di colore, forme senza contorni definiti, sognare il compimento di una rivoluzione. Giocare a “testa o croce”, sperando di non morire anonimi.</p>
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		<title>Calùra di Saverio Gangemi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/calura-di-saverio-gangemi-articolo-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 09:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Gangemi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Calùra&#8221; di Saverio Gangemi, Rubbettino editore, 2025 Come una favola nera o simile a un mito ancestrale. Così &#8220;Calùra&#8221; di Saverio Gangemi ci porta nel mezzo di una storia cruda e schietta, che si aggroviglia intorno a un evento misterioso: un&#8217;ondata di caldo che stravolge la vita di tutti. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Calùra&#8221; di Saverio Gangemi, Rubbettino editore, 2025</strong></p>
<p dir="ltr">Come una favola nera o simile a un mito ancestrale. Così<strong> &#8220;Calùra&#8221;</strong> di Saverio Gangemi ci porta nel mezzo di una storia cruda e schietta, che si aggroviglia intorno a un evento misterioso: un&#8217;ondata di caldo che stravolge la vita di tutti.</p>
<p dir="ltr">Gangemi richiama in un colpo solo Saramago e i maestri della distopia, aggiungendovi quel tocco di calabresità che ci fa immaginare, senza svelarci nulla, l&#8217;asperità del nostro territorio, nonché il fascino &#8220;matrigno&#8221; di una terra che sa tanto amare quanto vendicarsi.</p>
<p dir="ltr">Diverse le chiavi di lettura che possiamo applicare a<strong> &#8220;Calùra&#8221;</strong>. Possiamo vedere nell&#8217;albero della merda, intorno a cui tutto si muove, un presunto albero della vita e della morte, attraverso cui apprendere una nuova conoscenza, non per forza negativa o infarcita di morte. Possiamo vedere nei protagonisti novelli viandanti, scopritori di un mondo che a un certo punto diventa per loro ostile, se non più atroce di quello che abitavano prima che la sciagura si abbattesse.</p>
<p dir="ltr">Eppure nulla cambia, l&#8217;uomo prova a sopravvivere, anche se sa che forse è inutile resistere. Pensa che la calura sia una forma di punizione divina, un castigo della natura, qualcosa che è scaturito da una maledizione lanciata da chissà quale entità. Ma l&#8217;uomo c&#8217;entra qualcosa? Quanto è responsabile di tutto quello che è avvenuto?</p>
<p dir="ltr">Alle domande risponderà il lettore, qui possiamo solo riflettere intorno a un romanzo maturo che richiama i nostri tempi, nonostante i fatti siano collocati in un tempo in cui duchi e papi imponevano le loro leggi contraddittorie. Ma proprio questo costante richiamo, capace di uniformare con naturalezza il passato con il presente, rappresenta il punto di svolta dell&#8217;intero romanzo.</p>
<p dir="ltr">Il linguaggio schietto, senza orpelli, quasi figlio di una nuova oggettività, lascia al lettore la possibilità di mischiarsi nelle vicende, dandogli libertà di valutazione e di interpretazione. L&#8217;autore calabrese ci fa intendere che ama la letteratura che discute con il pubblico, che non si limita a intrattenere ma che suggerisce riflessioni e stimola confronti.</p>
<p dir="ltr">Insomma, <strong>&#8220;Calùra&#8221;</strong> è un romanzo di un calabrese che tra le sue pagine ha saputo dosare esperienza e fantasia, osservazione e pensiero, vita e coscienza.</p>
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		<title>Fari di Bretagna. Susy Zappa e &#8220;la storia dimenticata&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fari-bretagna-zappa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 02:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Marco Ponzi Se un anno fa non fossi stato invitato alla presentazione del libro “Fari di Bretagna” di Susy Zappa, Il Frangente editore, avrei potuto rammaricarmi di non esserci andato. Non avrei potuto immaginare le storie che si tramandano relativamente ai fari della Bretagna e non sarei potuto venire a conoscenza di molte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Marco Ponzi</strong></em></p>
<p>Se un anno fa non fossi stato invitato alla presentazione del libro <strong>“Fari di Bretagna” </strong>di Susy Zappa, Il Frangente editore, avrei potuto rammaricarmi di non esserci andato.</p>
<p>Non avrei potuto immaginare le storie che si tramandano relativamente ai fari della <strong>Bretagna</strong> e non sarei potuto venire a conoscenza di molte interessanti informazioni sulla costruzione, <strong>sulla tecnica e sulla vita nei fari.</strong> Sono cose a cui nessuno pensa mai, dando tutto per scontato ma il <strong>perché</strong> e il <strong>percome</strong> di quello che abbiamo intorno sono invece degni di attenzione.</p>
<p><strong>Del resto, a chi può interessare la storia dei fari?</strong> Forse, oggi può risvegliare qualche interesse solo dal punto di vista <strong>turistico/paesaggistico</strong> perché viene venduta come un’esperienza gradevole, da cartolina adatta alle copertine dei libri romance, ma la vita nel faro non è proprio qualcosa di equiparabile a una vacanza.</p>
<p>Questo volume ci spiega in modo molto scorrevole e un po’ neutro, quasi con taglio manualistico, il mondo dei fari in quella zona della <strong>Francia</strong>.</p>
<p>I fari, lo sanno tutti, servono ai naviganti come punto di riferimento, per segnalare fondali bassi, secche, rocce, punti pericolosi; <strong>in poche parole, vedere un faro in lontananza rappresentava una sicurezza perché era un punto di riferimento ma, al tempo stesso, un segnale di pericolo.</strong> La stessa vita dei guardiani dei fari aveva un certo grado di avventura.</p>
<p>Vivere in un faro non è cosa da tutti: spesso questi sono posizionati su scogli in mezzo al mare, lo spazio interno è angusto e umido e le tempeste che lo scuotono non agevolano il sonno. In quelle zone le tempeste non sono semplici pioggerelle e il faro va mantenuto in funzione a tutti i costi. Non è certamente un lavoro per tutti quelli che pensano che essere un sorvegliante sia una passeggiata.</p>
<p>Da alcuni fari si esce attraverso porte posizionate a quattro metri di altezza dalla base, o si esce dalla lanterna, appesi a una fune che la collega a una nave, magari mentre soffiano venti gelidi e prepotenti.</p>
<p>Molti guardiani hanno perso la vita risucchiati dalle onde o sono stati vittime di malori che non hanno potuto essere curati a causa dell’isolamento e dell’impossibilità di comunicare. Altri sono periti nel tentativo di salvare vite.</p>
<p>La storia dei fari è antica: <strong>alcuni sono stati costruiti nel diciassettesimo secolo, distrutti e ricostruiti.</strong></p>
<p>In origine erano dei segnalamenti poco efficienti e alimentati da fuochi che però garantivano una visibilità scarsa e che non riuscivano a evitare i <strong>naufragi</strong>.</p>
<p>Poi la tecnica si è evoluta e le lanterne sono diventate dei veri gioielli da preservare e, per consentire il perfetto funzionamento, ecco che si doveva affidare l’incarico a una persona fidata e scrupolosa che le pulisse con una manutenzione quotidiana.</p>
<p>Prima dell’avvento dell’automatizzazione dei fari, <strong>avvento che ha eliminato la necessità della presenza umana all’interno dell’edificio</strong>, il guardiano del faro era costretto a portare sacchi e sacchi di carbone in cima al faro, percorrendo centinaia di gradini; doveva vegliare le notti per assicurarsi che la lanterna funzionasse e spesso interveniva nei salvataggi dei naufraghi, mettendo a rischio la propria vita.</p>
<p>La vita del guardiano si svolgeva in solitaria, ma non era inusuale che la sua famiglia vivesse con lui.</p>
<p>Attorno ai fari di <strong>Bretagna</strong> circolano storie di misteri, leggende, racconti paurosi o di vita vissuta; <strong>questo libro restituisce appieno l’intento dell’autrice e la sua capacità di rendere vive persone e storie lontane nel tempo.</strong></p>
<p>La vita nel faro come metafora di eroismo e caparbietà; <strong>la tenacia di resistere alla durezza della vita</strong>, alla furia degli elementi facendo del proprio lavoro una scuola, ricavandone un insegnamento universale.</p>
<p>E adesso mi è venuta voglia di fare un giro in Bretagna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/fari-bretagna-zappa/">Fari di Bretagna. Susy Zappa e &#8220;la storia dimenticata&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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